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26.4.00

Ogni maledetta domenica


Any Given Sunday (USA, 1999)
di
Oliver Stone
con
Al Pacino, Jamie Foxx, Dennis Quaid, Cameron Diaz, James Woods, LL Cool J, Matthew Modine, Aaron Eckhart

Any Given Sunday contiene tutti i pregi e i difetti dei film di Oliver Stone, perlomeno di quelli più recenti. Gran montaggio, regia che, pur ovviamente eccelsa sotto il profilo tecnico, risulta troppo didascalica e pregnante di simbologie e facili moralette sparse, sceneggiatura rivedibile, con personaggi che parlano come in un telefilm di quart'ordine, e soluzioni stantie. C'è praticamente tutta la collezione di clichè del genere sportivo, dal dopato, al vecchio, al giovane "che rompe le palle all'allenatore ma in fondo è un bravo ragazzo", al coach stesso che è vecchio ma in fondo ancora ce la fa, a quello che se prende un'altra botta muore, a quello che pensa solo ai soldi ma in fondo è uno sportivo vero, ai dottori (uno buono e uno cattivo), alla padrona senza scrupoli e così via. Sembra il cast di un improbabile Major League 3 - Let's go to NFL.

Il culmine, poi, è la partita finale, che si svolge secondo copione, emozionando lo spettatore che ormai si è affezionato ai giocatori e vuole vederli vincere. E allora facciamoli sudare, ma vincere, e tiriamo le fila del tutto con i giocatori che improvvisamente si amano, sono affiatati, giocano per la squadra, sono tutti ligi al dovere e batteranno la squadra cattiva con l'allenatore puzzone che ha lo sguardo come quello dei sette nani delle multinazionali del tabacco di The Insider. E già che ci siamo, ci sbattiamo pure la redenzione del mignottone presidente, che in fondo è pura dentro anche lei. Per non parlare di Al Pacino... Rupert Everett accetta solo ruoli da gay, Al Pacino accetta solo monologhi. Qua poi è un delirio, praticamente passa tutto il film a parlare da solo.

Chiaramente il culmine è il discorso alla squadra prima dell'ultima partita, eseguito secondo il manuale del perfetto Robin Williams. Al attacca a predicare di buoni sentimenti, onore e cose tanto giuste, i giocatori lo ascoltano, la musica sale, lo spettatore si emoziona, il ribelle è d'accordo e avanza verso lo schermo per esaltare il pubblico, Al Pacino sbraita in tutta la sua raucedine e urla sempre di più fino al culmine del discorso, la squadra salta in piedi e comincia a urlare, la musica sale e copre le urla, si corre in campo, attacca un remix della musica di Mortal Kombat (è veramente identica) e finalmente cominciano a giocare.

Sì, finalmente, perché l'unico lato veramente positivo (e l'unico motivo per cui 'sto film non è noioso come tutti i recenti di Stone) sono le partite, girate alla stregua di un action movie e, in sostanza, se si esclude qualche tecnicismo ogni tanto, godibilissime anche da chi di palle ovali non capisce una mazza.