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31.12.07

Loop

Loop (Giappone, 1998)
di Koji Suzuki


Ring, primo episodio della saga di Koji Nakata, era un romanzo horror in tutto e per tutto, fortemente incentrato sull'aspetto investigativo della vicenda e caratterizzato dallo stile morboso, malato, seducente tipico della narrativa del terrore nipponica. Il secondo capitolo, Spiral, si spostava con decisione sui binari della fantascienza, senza rinunciare a momenti di pura e sana inquietudine, ma svelando retroscena "tecnologici" e allontanandosi decisamente dalle suggestioni esoteriche per cui la serie è diventata famosa in Occidente. Con Loop Koji Nakata chiude il cerchio e stravolge nuovamente tutto, abbandonando quasi completamente temi e atmosfere dei primi due libri.

Loop non è neanche lontanamente un racconto dell'orrore, se non per il retrogusto amaro e inquietante con cui presenta le sue teorie, i suoi personaggi e i suggestivi dubbi che l'autore pone sulla natura stessa della razza umana. In compenso, è un romanzo coraggioso, proprio perché spiazza negando - o comunque rielaborando in una chiave totalmente diversa - praticamente tutto ciò che ci è stato raccontato in precedenza.

Lo stesso aspetto investigativo del racconto, unica vera costante dei primi due libri, viene qui messo in disparte e ridotto alla semplice presenza di un mistero da svelare. Un mistero la cui soluzione è chiara al lettore ben prima di quando lo diventi per il giovane Kaoru, ennesimo protagonista spento e abbattuto, sconfitto da una vita contro cui tenta disperatamente di combattere.

Al di là dell'insoddisfazione che il rimescolamento delle carte può generare in chi aveva gradito i primi due libri, il vero problema di Loop sta nello stile glaciale, asettico, con cui Suzuki racconta i suoi personaggi. Tanto bene funzionava nel rendere l'atmosfera morbosa dei primi due libri, quanto poco riesce a trasmettere l'estremo senso di melodramma che qui fatica ad emergere, e riesce solo a farsi percepire sottopelle.

Ma in ogni caso Suzuki ha la mia stima, perché non si è adagiato sul successo del primo libro e ha invece avuto il coraggio di stravolgere tutto e stupire con tre romanzi diversi fra di loro in maniera anche radicale. Loop si rivolge solo e unicamente a chi ha letto e gradito i primi due episodi, ma allo stesso tempo ne schiaffeggia le aspettative e nega loro la possibilità di ritrovare ciò che hanno amato. Il rischio di rimanere delusi è forte, ma mi riesce difficile non apprezzare la scelta.

28.12.07

I corti Pixar - Primo volume

Pixar Short Films - Volume One (USA, 1984-2006)

Una splendida raccolta, che mette assieme i cortometraggi prodotti dalla Pixar per accompagnare i loro lungometraggi animati e una selezione dei migliori "pezzi" risalenti ai primi anni di attività. Guardandoli in sequenza ci si stupisce per i mostruosi passi avanti tecnologici compiuti in poco più di due decenni, ma a lasciar davvero di sasso è la qualità della narrazione. Che a dominare siano i silenzi, le splendide musiche o i brillantissimi dialoghi cambia poco: il risultato in ciascuno dei tredici corti è un gioiello di invenzioni visive e narrative, di divertimento e di poesia.

Certo, se ci si scrolla un attimo di dosso l'entusiasmo, bisogna ammettere che un paio di corti sono meno riusciti della media, che qualcun altro ha senso solo se accompagnato al film "di riferimento" (e non a caso venne prodotto per l'uscita in home video) e che a conti fatti questo Blu-ray, pur semplicemente mostruoso per qualità audio e video, contiene un'ora scarsa di cortometraggi e una mezzoretta di extra (più i commenti audio, ci mancherebbe). Ma d'altra parte, come si fa a dire di no a un disco che contiene piccoli capolavori come Luxo Jr e Geri's Game?

27.12.07

I figli di Medusa

The Cosmic Rape (USA, 1958)
di Theodore Sturgeon


Uno schifido balordo alcolizzato e costantemente incazzato di nome Gurlick vive di stenti e maledice l'umanità intera, che ritiene ovviamente prima colpevole della sua squallida situazione. Un giorno, mentre pasteggia con un delizioso hamburger rubato a un cane che rovistava nella spazzatura, entra inconsapevolmente in contatto con una spora generata da Medusa, un'intelligenza aliena che vaga per lo spazio assimilando e sottomettendo civiltà intere. Medusa ha avviato la conquista del pianeta Terra e utilizzerà Gurlick come pedina per la messa in atto del suo piano.

È la prima volta che leggo un racconto di Theodore Sturgeon e non sarà certo l'ultima, perché ho scoperto un autore dalla prosa affascinante e coinvolgente, capace di tratteggiare personaggi sfaccettati e credibili in due righe. Gurlick è un protagonista meraviglioso, un perdente nato, squallido e insopportabile, da adorare proprio per la sua lurida bassezza. Ma oltre a lui, fra le vittime dello stupro cosmico da parte di Medusa ci sono tanti personaggi secondari, sparsi in giro per il mondo, che finiscono coinvolti nel piano di conquista e vengono usati come pretesto per raccontare la visione che Sturgeon ha dell'umanità.

Un'umanità incapace di sfruttare a fondo il proprio potenziale e limitata dall'individualismo e dal non voler, o poter, muoversi assieme verso un comune obiettivo. Medusa offre sostanzialmente alla razza umana l'opportunità di farlo, dandole una chance di unirsi a un'unica, grande intelligenza collettiva. E nel fare questo decreterà il proprio fallimento, per mano del virus che popola e infetta il pianeta Terra. Un fallimento raccontato in maniera spettacolare, vibrante, forse anche un po' autocompiaciuta, ma talmente scorrevole e appassionante che non si fatica a passarci sopra.

23.12.07

La settimana a fumetti di giopep - 23/12/2007

Comincio a pensare che dovrei cambiare nome a questa rubrica, visto che ormai la cadenza è diventata più casuale, che settimanale. Ma d'altra parte non saprei come chiamarla e, oltretutto, "La settimana a fumetti di giopep" mi piace. Boh, qualcuno ha suggerimenti da darmi? Comunque, stavolta parlo di tutto quello che ho letto dall'ultimo appuntamento, anche se magari facendo qualche "riassuntone" di gruppo. Anche perché col Natale incipiente non so quanti aggiornamenti potrò fare nei prossimi giorni, e quindi vi lascio con un bel lasagnone. Auguri. :)

DC
52 #26/30 ***
Batman #7 ***
Catwoman #3 ***
Freccia Verde #4 ***
Giovani Titani #4 ***
JSA #1 ***
Nightwing #2 ***
Outsiders #4 ***
Superman #6/7 ***
Questa DC mensile mi sta mettendo addosso una fastidiosa sensazione di mediocre inutilità. Lascia perplessi, soprattutto, l'incostanza dei disegni, con continui cambi e una qualità davvero troppo altalenante. Ed è un peccato perché, sotto sotto, serie come Catwoman o Freccia Verde sembrano avere davvero qualcosa da dire e perfino Outsiders e Giovani Titani paiono potersi tirare fuori dal pantano mostrato col pessimo inizio. Interessante, comunque, il Superman (co)sceneggiato da Richard Donner, che fra figli illegittimi e kryptoniani a rimorchio sta inserendo un po' tutti gli elementi topici dei film, senza che però la cosa risulti troppo forzata.

Marvel
Gli Eterni ****
Neil Gaiman prende in mano gli Eterni e li rielabora in chiave moderna e adulta. Olympia è una storia fresca e appassionante, che non inventa nulla di particolarmente nuovo ma riesce lo stesso a trovare soluzioni originali e che, soprattutto, vive delle splendide tavole di John Romita Jr. e della meravigliosa scrittura di Neil Gaiman. Insomma, uno spettacolo.

Thor & I Nuovi Vendicatori #104/105 ***
Capitan America: Morte di un eroe #1 ***
Sarà che l'avvenimento era ormai risaputo, ma la morte di Cap non mi ha colpito come pensavo avrebbe fatto. Non sono riuscito, insomma, a trovare nella storia il pathos e il coinvolgimento che mi sarei aspettato. Certo, in parte la cosa può essere dovuto al mio non aver mai amato fino in fondo il personaggio, eppure ci sono comunque molto affezionato e pensavo di "sentire" la storia un po' di più. Forse qualche colpa ce l'ha Brubaker, forse no, ma complessivamente mi sembra che l'evento stia venendo un po' sprecato, anche nella miniserie Morte di un eroe, che per il momento trovo più interessante per le intenzioni che realmente riuscita nei risultati.

Civil War: Epilogo ***/****
Già meglio. Quattro storie che provano a mettere un punto in fondo alla saga e ci riescono bene in maniere molto diverse. Toccante e riuscitissimo lo sfogo di Tony Stark e, all'estremo opposto, divertente e molto azzeccato il racconto di Howard il papero.

Civil War - L'iniziativa *
Mamma mia che invereconda puttanata e che clamoroso spreco di soldi. Ma che è 'sta presa per il culo? Un albo confezionato con pezzetti pubblicitari di storie a caso. Ma uccidetevi.

Devil & Hulk #132 ****
Dopo tanti anni Devil & Hulk continua ad essere uno dei migliori appuntamenti mensili Marvel. Il Devil di Brubaker giunge a un bel giro di boa, chiudendo la spettacolare saga del Matt Murdock fuggitivo con un epilogo amaro e malinconico. Planet Hulk, invece, prosegue sui suoi binari, certo più ordinari e prevedibili negli sviluppi, ma sicuramente ben scritti e disegnati. A conti fatti Greg Pak sta offrendo qualche spunto interessante, in attesa di lasciare spazio - immagino - agli eventi che terrano banco nel mega-crossover in divenire, col ritorno del verdone sulla Terra.

Fantastici Quattro #278 ***
Gli Incredibili X-Men #209 ***
Wolverine #213/215 ***
X-Men Deluxe #150/152 ***
Un bel mucchietto di letture piacevoli, in mezzo alle quali mi sento di segnalare il sempre ottimo Wolverine: Origini, il ritorno degli X-Men di Joss Whedon (frizzanti e divertenti come sempre) e soprattutto X-Factor, che continua a mostrare un Peter David davvero tornato ai suoi migliori livelli, adulto e intrigante come solo lui sa essere.

L'Uomo Ragno #471/474 ***
Sinceramente questa saga del ritorno al costume nero non mi sta dicendo molto. Immagino l'idea arrivi dal traino del terzo film di Sam Raimi, ma non è che questo debba necessariamente darmi fastidio. Il problema è che per il momento mi sembra le storie manchino di mordente.

Ultimates #31: "Potere supremo #2" ***
Prosegue il filmone action Potere supremo e lo fa con un continuo susseguirsi di colpi di scena e un fantastico ritmo che scandisce inesorabile il crescendo d'emozioni. Una serie fantastica per il semplice piacere della lettura se ce n'è una.

Ultimate X-Men #42: "Conseguenze" ***
Gli X-Men dell'universo Ultimate affrontano le conseguenze della morte di Charles Xavier elaborando il lutto e gestendo tutte le (innumerevoli) menate burocratiche, legali, amministrative, morali e umorali che ne possano conseguire. Più passa il tempo e più Robert Kirkman mi sembra stare prendendo in mano le redini della serie, con personaggi che acquistano spessore e storie che vanno oltre la semplice scazzottata.

Manga
Boken Shonen *****
Il miglior Mitsuru Adachi, quello malinconico e realista, che si sofferma sui sentimenti dei suoi personaggi e che li fa parlare con gli sguardi, i piccoli gesti, i dettagli. Boken Shonen raccoglie una serie di sette racconti autoconclusivi, pubblicati in Giappone nell'arco di altrettanti anni, dal 1998 al 2006. Intensi, divertenti e toccanti, non hanno ovviamente la ricchezza delle storie a più ampio respiro di Adachi, ma mi hanno comunque ricordato i motivi per cui lo considero uno fra i miei autori di manga preferiti.

Cesare #1/2 ***
Un intrigante manga pseudo-storico, che gioca tutto sulle solite suggestioni dell'autrice Fuyumi Soryo. Complicate macchinazioni, toni oscuri, personaggi ultraromantici, sottotesti sessuali neanche troppo accennati. L'ambientazione è sicuramente particolare e ne viene fuori una storia perlomeno intrigante. Sono curioso di vedere come andrà avanti.

Worst #13 ***
Numero abbastanza interlocutorio per una serie che personalmente adoro, per qualità dei disegni e per intensità del racconto. Certo è che la cadenza "a cazzo" causa vicinanza alla produzione originale in questi casi diventa ancora più insopportabile.

Bonelli
Brad Barron #10/18 ***
Ho iniziato a leggere Brad Barron in ritardo, pescandone un albo a caso ogni tanto in fumetteria e incagliandomi verso metà per totale irreperibilità di alcuni numeri. L'impressione fu di una serie senza dubbio banalotta nelle premesse, ma abbastanza ben scritta e piacevole da leggere, nella spensierata ottica da albo Bonelli "usa e getta". Sicuramente meglio di Demian, che ho trovato insopportabile fin da subito e ho abbandonato dopo un paio di albi. Circa un anno dopo, in quel di Lucca, ho recuperato la seconda metà della saga e me la sono letta tutta d'un fiato. Purtroppo ho ricominciato con un paio di storie tremende, retoriche e manieriste all'inverosimile, davvero dure da mandar giù. Assorbite quelle, ho proseguito fino in fondo e ho ritrovato il Brad Barron che - nella sua semplicità - mi divertiva e mi aveva convinto ad andare avanti, nonostante una serie di disegnatori deprimente. A bocce ferme, mi resta il ricordo di una lettura a tratti anche molto piacevole, ma tutto sommato abbastanza trascurabile. Non sono sicuro di aver letto altre opere scritte da Tito Faraci ma, se sono tutte di questo livello, mi chiedo sinceramente da cosa possa derivare la stima generale nei suoi confronti.

Magico Vento #112: "Alice nel buio" ***
Ormai le storie di Magico Vento si sono talmente adagiate su una sensazione di placida e rassicurante certezza che non so neanche bene come commentarle senza finire a ripetere sempre le stesse cose. Quindi facciamo che da adesso menzionerò solo quelle che mi colpiranno particolarmente, in positivo o in negativo.

Altro
B.P.R.D. #6: "La macchina universale" ****
Prosegue benissimo la saga "parallela" di Hellboy, con un altro avvincente volume dedicato ai suoi (ex) compagni di avventura. John Arcudi si conferma sceneggiatore di razza, capace di dare vita a storie che ricalcano molto bene le atmosfere morbose e l'umorismo tipici di Mike Mignola, senza per questo rinunciare all'impronta del proprio autore. Ottimi i disegni, appassionanti le vicende, molto ben costruito anche l'affresco generale, con le storie dei personaggi che tornano ad affacciarsi di volume in volume. Una lettura straconsigliata.

Concrete #3: "Fragile creatura" *****
Sono passati millenni dall'ultima volta che ho letto una storia di Concrete e sono felicissimo di aver finalmente messo le mani su qualcosa di nuovo e, soprattutto, di aver ritrovato la lettura splendida che ricordavo. Personaggi a tutto tondo, ricchi, vivi e affascinanti nella loro mediocre normalità, popolano storie che raccontano del vivere quotidiano, di drammi universali e di emozioni fresche e pulsanti. Concrete è un personaggio di fantascienza, ma è quanto di più vero e reale si possa leggere nel mondo del fumetto. E Paul Chadwick è un grandissimo.

Halo Graphic Novel ***
Compri il fumetto di Halo senza sapere bene il perché, temendo di ritrovarti fra le mani l'ennesima porcata su licenza, e invece scopri che quantomeno ci hanno provato, a fare le cose per bene. Che magari Bisley e Moebius non hanno realizzato le migliori opere della loro spettacolare carriera (anzi, soprattutto il primo appare un filo sottotono), ma è comunque sempre un piacere leggere e ammirare le loro tavole. Che questa raccolta di storielline brevi non cambierà la storia del fumetto, ma rappresenta di sicuro una piacevole sorpresa.

Hellboy #7: "La strega troll e altre storie" ****
Una bella raccolta di storie brevi che, nell'ormai classico stile di Hellboy, rielabora miti e leggende da tutto il mondo infilandoci dentro l'adorabile diavolazzo dalle corna spezzate. Un malato e morboso piacere per gli occhi e per la mente.

Strangers in Paradise #22 ****
Strangers in Paradise si avvia dichiaratamente alla conclusione e lo fa riavvicinandosi definitivamente alle atmosfere e ai toni che ne caratterizzarono gli esordi e che - prima della svolta pseudo/action/spy/supermelodramma da me poco gradita - me ne fecero innamorare. Un bel volume, che sembra preparare il terreno per una fase conclusiva da groppo in gola.

20.12.07

La sposa cadavere

Corpse Bride (USA, 2005)
di Tim Burton
con le voci di Johnny Depp, Helena Bonham Carter, Emily Watson, Tracey Ullman, Albert Finney, Christopher Lee


Rivisto a due anni di distanza da quando me ne innamorai nel contesto del Festival di Venezia, e soprattutto con ancora fresca in memoria la (ri)visione del precedente Nightmare Before Christmas, La sposa cadavere mi ha lasciato un po' di amaro in bocca.

Certo, è e rimane una bellissima espressione del delirante immaginario di Tim Burton, che fra l'altro qui ha scelto di dirigere in prima persona. Una favola nera, romantica e ammaliante, che si bea del talento visivo di un regista magari un po' logoro e ripetitivo, ma dal fascino sempre innegabile. La Sposa Cadavere cita tutto il citabile con amore e passione, balla e canta divertendo e commuovendo, sciorina belle idee ogni due secondi (dalle variazioni cromatiche a certi numeri musicali, passando per i piccoli dettagli nascosti un po' dappertutto). Insomma, non mi si fraintenda, è e rimane un gran bel film d'animazione, dalla maestosa messa in scena (fra l'altro esaltata da un'edizione in Blu-Ray che mozza il fiato).

Epperò, non saprei, mi pare gli manchi qualcosa. Quel pizzico di magia, quella capacità di coinvolgere nello struggersi amoroso dei protagonisti, quell'intensità fiabesca che diventa d'attualità forse solo nell'amaro, poetico ma anche un po' manieristico finale. Certo è che Nightmare Before Christmas mi sembra davvero più riuscito, vuoi per la travolgente colonna sonora, vuoi per lo splendore assurdo di personaggi e ambienti, vuoi, forse, per quella folle, totale e divertentissima assenza di contatto con la realtà.

19.12.07

Hitch

Hitch (USA, 2005)
di Andy Tennant
con Will Smith, Eva Mendes, Kevin James, Amber Valletta


Sconvolto da passate delusioni amorose e giunto negli anni a costruirsi un'immagine da perfetto rubacuori, Alex Hitchens si guadagna da vivere aiutando altri uomini a conquistare l'oggetto del proprio desiderio. Unica condizione: deve trattarsi di amore, non semplice desiderio sessuale. Mentre si dedica al suo nuovo, complicato cliente, Hitch conosce la giornalista "gossippara" Sara e se ne innamora. Seguiranno baci, incomprensioni, pianti e risate.

Diretta dall'esperto Andy Tennant, Hitch è una commedia romantica intelligente e piacevolissima, caratterizzata da dialoghi spesso acuti e situazioni molto riuscite. Ben interpretata da due attori protagonisti davvero in parte e una Eva Mendes sorprendentemente efficace, ha forse il solo vero limite di un finale già visto mille volte e mortalmente telefonato.

Quel che viene prima, però, è proprio buono, seppur nel contesto di un'innocua commediola sentimentale. Un filmetto trascurabile, ma che per una serata spensierata e rilassante si rivela meglio di tanti altri. D'altra parte, MySky serve pure a questo.

18.12.07

Paprika - Sognando un sogno

Paprika (Giappone, 2006)
di Satoshi Kon
con le voci di Megumi Hayashibara, Tôru Furuya, Kôichi Yamadera, Katsunosuke Hori


Paprika è una dottoressa dei sogni che utilizza il DC Mini, un apparecchio ancora in fase di sviluppo, per entrare nelle teste di persone addormentate e aiutarle ad affrontare i propri problemi. Il DC Mini, però, è una macchina molto potente e che nelle mani sbagliate può creare danni enormi. Inevitabilmente, quando un esemplare svanisce dai laboratori dell'azienda che lo sta sviluppando e sembra essere finito nelle mani di un terrorista, si scatena il caos.

Paprika è solo il secondo film che guardo di un autore, Satoshi Kon, davvero bravo e affascinante, che qui sfrutta il tema onirico per esibire il suo incredibile talento visionario. Il racconto scivola velocemente in un continuo compenetrarsi di sogno e realtà e sullo schermo scorrono variopinte immagini che mettono in mostra tutti i possibili stereotipi da mondo dei sogni.

Schizoide e ammorbante, Paprika si perde in un delirio che mescola stili e visioni diverse. C'è l'esuberante ostentazione della parata, che affascina coi suoi colori vivaci e le sue musiche allegre e sottilmente inquietanti. C'è la sottile indagine nel passato del detective Kogawa, che ci racconta i suoi dubbi e le sue angosce con lievi simbolismi e immagini struggenti. C'è il piano diabolico di un terrorista che mescola sogno e realtà e crea una serie di situazioni allucinate e travolgenti.

Arzigogolato e complesso da seguire più nei dettagli che nelle vicende, Paprika è un carosello di luci, colori e immagini dirompenti. Visione splendida e barocca, affascinante e travolgente, si appoggia sui classici, posati, ritmi del racconto orientale e chiede un piccolo sforzo da parte di spettatori abituati all'amichevole familiarità dell'animazione occidentale. Lo ripaga, però, con tanta, davvero tanta bella roba. E se, come sembrano dire tutti, i veri capolavori di Satoshi Kon sono altri, beh, non vedo l'ora di gustarmeli (possibilmente su dei Blu-Ray spettacolari come questo).

17.12.07

Let's put a smile on that face-ah!

Casomai fosse sfuggito, esso è online.

In versione HD, sparato sul plasmone col volume a palla e i bassi che fanno bum bum, mamma mia stavo male.

Prova a incastrarmi

Find Me Guilty (USA, 2005)
di Sidney Lumet
con Vin Diesel, Ron Silver, Peter Dinklage


Prova a incastrarmi racconta del più lungo processo per associazione a delinquere di stampo mafioso che si sia mai visto negli Stati Uniti d'America. Un interminabile procedimento al termine del quale, dopo dieci anni di indagini, ottocentocinquanta prove esibite, oltre cinquecento giorni di estenuante procedura legale, i venti accusati furono tutti assolti.

Nel raccontare queste vicende, Sidney Lumet si concentra sulla figura di Jack DiNorscio. Quando inizia il processo, Jackie è già stato incastrato per traffico di droga e sta scontando la sua condanna. Nonostante le allettanti proposte che gli vengono fatte, si rifiuta di tradire i suoi amici per collaborare con l'accusa e decide di difendersi da solo. Il personaggio interpretato da un ottimo Vin Diesel diventa così il simbolo di un processo delirante, e viene usato da Lumet per mettere in luce le assurdità di un sistema giudiziario talmente complesso e deficitario da sfidare il buon senso.

Nel fare questo, però, il regista si dimentica - magari volontariamente - della tensione drammatica. Prova a incastrarmi non è il classico film "legale" in cui l'esito del processo tiene lo spettatore col fiato sospeso. Vive di bei momenti, delle "sparate" di DiNorscio davanti a giudice e giuria, del confronto col cugino che ha tentato di ucciderlo, dell'incontro con l'ex moglie. E a rendere queste scene piacevoli ci pensano i dialoghi brillanti e azzeccati e le ottime interpretazioni di tutti gli attori.

Una volta giunti al termine dell'estenuante processo, però, diventa difficile relazionarsi emotivamente agli eventi. Certo, il film ci presenta un gruppo di mafiosi come simpatiche e piacevoli macchiette, messi di fronte a un procuratore insopportabile, che chiama al banco testimoni incerti e inconsistenti al punto da far venire dubbi sulle verità che indubbiamente presentano. Ma allo stesso tempo non ci viene permesso di dimenticare che, per quanto divertenti possano essere, si tratta pur sempre di mafiosi, gente dalla vita inaccettabile e imperdonabile, e che difficilmente si può gioire per la loro assoluzione.

Lo stesso protagonista è un personaggio ambiguo, dai modi ammalianti e accattivanti, disposto a tutto per non tradire l'affetto e la fiducia dei suoi amici, ma contemporaneamente squallido e miserevole nei racconti del suo passato. Ed è infatti tutto per lui un finale agrodolce, che unisce al sorriso della vittoria la consapevolezza di non poter sfuggire all'ancora lunga condanna da scontare. Prova a incastrarmi è un film amaro e interessante, cui manca però la scintilla che avrebbe potuto renderlo davvero grande.

P.S.
Sì sì, lo so, sono monotono, ma chi se ne fotte: ho visto questo film su Sky, in originale coi sottotitoli in italiano. Non so se i sottotitoli seguano il doppiaggio alla lettera, ma se lo fanno spiace davvero, perché contengono una gran quantità di ingiustificabili cambiamenti, apparentemente finalizzati a volgarizzare e rendere più bassa la comicità dei personaggi. Insomma, ci siamo capiti.

16.12.07

Due anni di blog



Oggi cade il secondo anniversario della nascita di questo blog. Per la precisione, è caduto sette minuti prima del momento in cui ho iniziato a scrivere questo post. Il bello è che mi trovo a scrivere questo post proprio stasera semplicemente per caso, non è che l'abbia fatto apposta. Figurarsi, ero convinto che l'anniversario fosse caduto una settimana fa, o qualcosa del genere. Beh, meglio così.

Secondo anniversario, si diceva, che cade abbastanza significativamente in un momento di coma totale del blog. A novembre, con soli sei post, ho toccato il minimo storico, in calo rispetto anche al già pessimo ottobre. Il fastidio sta poi nel fatto che questa specie di coma è arrivato a seguito di quattro mesi da "over 20", col record personale di 29 post segnato ad agosto. I motivi per la grafomania dei mesi estivi non ci vuole molto a capirli: stavo bene perché erano cambiate (in positivo) delle cose nella mia vita e avevo pure un sacco di roba di cui parlare, fra film, festival e tragedie cestistiche della nazionale.

Poi il crollo, dovuto in parte - temo - al cambio di stagione, che ho percepito come raramente mi è capitato, in parte a una vaga sensazione di scazzo, in parte all'essermi ritagliato tanto tempo per stare dietro alle mie varie passioni e in parte anche al fatto che un po' di energie "scrittorie" mi sono state risucchiate da Nextgame. Chiunque segua questo blog con regolarità sa che lo scorso giugno ho mollato la redazione di PSM per finire a lavorare in Binari Sonori. Quello che magari ho pubblicizzato meno è il mio aver continuato a lavorare come giornalista, con qualche traduzione per GMC e XMU e con un po' di articoli per Nextgame, sito che ha segnato i miei esordi da professionista del settore, che ho in minima parte contribuito a creare (tra mille polemiche, fra l'altro :D) e sul quale mi ha fatto molto piacere tornare a scrivere.

Per inciso, sempre a favore dei distratti, segnalo che da qualche parte nella colonna a destra ci sono, da un po' di tempo, un paio di menu a tendina tramite cui accedere ai miei articoli su Nextgame. Non ho inserito anche la roba scritta nel periodo precedente all'assunzione in Future perché si tratta di materiale davvero datato e ormai quasi illeggibile.

Comunque, sto divagando. Il punto è che 'sto secondo anniversario lo celebro con un bel restyling del blog. Cambio di template, riorganizzazione di alcuni aspetti e così via. Ho lavorato quasi due settimane su un blog "finto" che uso proprio per questo tipo di test, eppure l'inaugurazione dela nuova "faccia" è stata lo stesso un gran casino. E, insomma, non è neanche detto che sia la forma definitiva, perché ci sono un paio di cose che non mi convincono del tutto.

Il nuovo template, che ho trovato qui, mi piace molto, come colori e come aspetto. Di buono ha che le dimensioni non sono completamente fisse: la colonna centrale si adatta alla finestra del browser di chi legge, quindi tutti gli elementi importanti sono sempre visualizzati, a prescindere dalla risoluzione utilizzata. Le colonne laterali sono fisse, ma non hanno confini, quindi eventuali widget troppo larghi - per esempio il filmato pubblicitario - possono essere comunque visualizzati tramite barra di scorrimento.

Eh, giusto, l'altra novità, l'unica vera per quanto riguarda le colonne laterali, è la pubblicità. Non vi invito a cliccarci sopra perché mi sentirei ridicolo e perché comunque credo sia pure vietato dal regolamento. Oltretutto quella attualmente visualizzata è una campagna chiusa, ma per il momento ce la lascio perché mi piace. Comunque, se con le future campagne dovessi farci su qualche centesimo, mica me ne lamenterei.

Bene, per il momento è tutto. I commenti sono ovviamente stragraditi e magari potrei finire pure per darvi ascolto. Di base, comunque, la sostanza è quella definitiva, ma nei dettagli devo ancora sistemare parecchio. Spero che comunque il risultato vi piaccia. E adesso vado a giocare a FIFA 08 con DeSangre.

15.12.07

Like me!

HAhahahaha, fantastico, su youtube stanno fioccando.
Questo mi sembra quello meno peggio, fino a che non lo toglieranno.

14.12.07

Why so serious?

Interrompo il coma del blog per dire due cose:

1. ai miei fedeli lettori (incredibile, ne ho davvero) che han cominciato a lamentarsi, dico di stare buoni: ho un sacco di cose da scrivere, devo solo ritrovare il ritmo. Nel frattempo, per aiutarmi nell'impresa, sto anche preparando un nuovo cambio di "faccia" del blog;

2. questa cosa che ho messo lì sopra mi fa venire i brividi, anche se è una merda che si vede appena e si sente da schifo. E magari nel frattempo l'hanno pure fatta rimuovere da youtube.

6.12.07

Prison Break - Stagione 1

Prison Break - Season 1 (USA, 2005/2006)
creato da Paul Scheuring
con Wentworth Miller, Dominic Purcell, Robin Tunney, Amaury Nolasco, Peter Stormare, Wade Williams, Robert Knepper, Sarah Wayne Callies, Paul Adelstein


Prison Break, mettiamolo in chiaro fin da subito per evitare equivoci, è fra le migliori serie televisive su cui mi sia mai capitato di posare gli occhi. Teso, appassionante, ben scritto e splendidamente girato, con interpreti efficaci e personaggi adorabili. Un gioiello, nei cui momenti migliori ci si ritrova a tagliare la tensione con la motosega e che mi ha appassionato come i vari Lost, Heroes e 24 non sono riusciti a fare e come forse solo le migliori annate dei serial di Joss Whedon avevano fatto.

Nato come miniserie e poi - ringraziamo il cielo - confermato come serial a lunga gittata, Prison Break racconta dell'ingiusta condanna a morte di Lincoln Burrows e del disperato tentativo di salvarlo da parte del fratello Michael Scofield, che arriva a farsi arrestare per finire nel suo stesso carcere e organizzare un'evasione. Attorno a questo gli sceneggiatori costruiscono un turbine di generi che si mescolano fra di loro, mettendo nel pentolone dramma carcerario, ipotesi di complotto, piani d'evasione, romance e dramma.

Nel mucchio ci sono tutti gli stereotipi del genere carcerario, dalla guardia infame all'assassino pedofilo, passando per mafiosi di mezz'età, dottoresse di buon cuore e criminali di mezza tacca dall'animo candido. Se a questa parata di banalità si aggiungono una premessa ai limiti del risibile e una serie di grandi e piccole forzature narrative, il risultato - perlomeno sulla carta - dovrebbe essere un chiaro disastro. E invece con la carta mi ci pulisco il culo e Prison Break è fra i migliori pezzi di televisione che si siano mai visti.

Il serial ideato da Paul Scheuring è, tanto per cominciare, scritto benissimo, con personaggi ricchi di sfaccettature ben più di quanto l'apparenza dica, eventi che si sviluppano come un perfetto meccanismo a orologeria, colpi di scena e stravolgimenti continui, morti inattese e benvenute e una capacità strepitosa di alzare la tensione e il coinvolgimento. Gli episodi più riusciti, come Riots, Drills and the Devil, The Rat e il trittico finale, spezzano le reni dello spettatore in un crescendo pazzesco e lasciano regolarmente di sasso con l'inevitabile cliffhanger conclusivo.

Ma è tutto il "progetto" Prison Break a funzionare tremendamente bene, con una regia efficacissima, una fotografia sporca, ruvida, di stampo cinematografico e una serie di attori tremendamente in parte. I due fratelli protagonisti, pur nella loro biespressività, giocano sul carisma e fanno bene il proprio lavoro. Ma la serie dà il meglio nel cast che ruota loro attorno, con un gruppo di caratteristi splendidamente efficaci, in grado di far appassionare alle vicende di personaggi disgustosi e deprecabili, portando a tifare per loro e per la riuscita del tentativo di fuga.

Prison Break, se preso come semplice dramma carcerario, probabilmente non è all'altezza di alcuni suoi colleghi, come per esempio il celebratissimo Oz. Ma non è quello il punto, perché siamo in realtà di fronte a un crocevia di stili e temi, che getta sul fuoco le traversie quotidiane dell'istituto di Fox River, il piano di fuga, la cospirazione che si dipana fuori dalle mura per zittire la verità e una travolgente capacità di mettere in scena azione e divertimento. Ed è vero che il passaggio da miniserie a stagione lunga si fa un pochino sentire in qualche lungaggine, ma ne nascono comunque episodi spettacolari e in una visione complessiva finisce per essere difficile dargli reale peso. Insomma, una prima stagione da leccarsi i baffi, straconsigliata, che rimarrà per sempre nel mio cuore anche se le successive non dovessero rivelarsi all'altezza.

5.12.07

Exit 2

Kangaeru Exit (Taito, 2005)
sviluppato da Taito


Exit 2 è un seguito nel senso più banale e tipico del termine. Riprende in toto la struttura del primo episodio, tutta puzzle astrusi e mappe contorte, ne elimina i principali difetti (per esempio l'impossibilità di cambiare idea un volta "imboccata" una scala) e offre altri cento livelli, con nuove fantasiose ambientazioni e uno stile musicale leggermente diverso, più moderno e attuale.

Chi ha vomitato bestemmie sugli enigmi del primo Exit può spaventarsi di fronte a un gioco molto simile, ma che innalza il tasso di sfida imponendo quasi da subito enigmi complessi e articolati e aumentando il numero di possibili azioni. La maggior varietà di "civili" da salvare porta in dote numerose caratteristiche peculiari, dai chilometrici salti dei cani all'atletismo di alcuni personaggi. A questo si aggiungono una maggiore flessibilità del sistema di spostamento degli oggetti e una serie di nuovi meccanismi con cui interagire che rendono Exit 2 decisamente più vario e ricco del suo predecessore.

Insomma, nulla di nuovo e tanto di nuovo allo stesso tempo, con ancora una volta il rimpianto di non vedere maggiormente sfruttati gli alieni che popolavano l'ultima ambientazione del primo episodio. Nemici da evitare, ma allo stesso tempo oggetti da utilizzare per risolvere gli enigmi, i visitatori da un altro pianeta rappresentavano un'idea davvero azzeccata e piange il cuore a non vederli usati di più.

Exit 2 si rivolge fondamentalmente a chi ha apprezzato il suo predecessore fino al punto di scaricarsi e giocarsi tutti e 110 i bastardissimi livelli aggiuntivi. La difficoltà più elevata, infatti, scoraggia un po', e la struttura fondamentalmente ripetitiva non aiuta. O perlomeno non ha aiutato il sottoscritto: il primo Exit l'ho giocato fino in fondo, ma questo ammetto di averlo mollato un po' prima e certo non mi è venuta voglia di provare anche l'edizione Live Arcade.

4.12.07

Pagati per giocare

Paid to Play
An Insider's Guide to Video Game Careers
(USA, 2006)
di David SJ Hodgson, Bryan Stratton e Alice Rush


Pagati per giocare è un manuale, tipicamente anglosassone nella concezione e nell'impostazione, che spiega in maniera divertente e semplice quali possano essere le carriere lavorative nel fantastico mondo dei videogiochi. Diviso in pratiche sezioni a tema, esplora tutti gli aspetti della questione, mostrando vantaggi e svantaggi, doti richieste e comportamenti da sconsigliare, stipendi "medi" e lati negativi delle varie professioni possibili. Si parla di testing e programmazione, stampa specializzata, producer e programmatori, passando anche per il temuto lavoro nei negozi di videogiochi e lo stressante impiego come creatori di guide ufficiali.

Scritto a sei mani da tre professionisti del settore, il libro pubblicato in italia da Multiplayer.it è una lettura piacevole e frizzante, che ogni tanto si impantana nelle tediosità tipiche del suo genere, ma del resto non è necessariamente concepita per essere vissuta "dall'inizio alla fine". Lo stile è ironico e graffiante, ma nelle oltre duecento pagine si trovano davvero una marea di informazioni e di consigli utili e qua e là si nota anche un certo lavoro di adattamento alla "situazione" italiana.

Bisogna comunque dire che il libro rimane fortemente legato alla realtà americana, in parte per limiti di una traduzione che poteva forse osare un pochino di più, ma in grossa parte perché, obiettivamente, la scena italica è ancora "un filo" meno ricca e interessante. Da (più o meno) addetto ai lavori è comunque divertente notare come certi consigli valgano a tutte le latitudini: il mondo dei videogiochi, per dirne una, è tremendamente piccolo anche al di là dell'oceano e il consiglio di non lasciarsi terra bruciata alle spalle è vivo anche in una nazione da oltre cinquanta stati.

In compenso, a leggere altre cose si finisce per sorridere, quando non sghignazzare, con un filo di consapevole amarezza. Che so, nello scorrere le cifre che a quanto pare si guadagnano occupando le varie posizioni nella stampa specializzata americana o nello scoprire che alcuni editori a stelle e strisce non vedono di buon occhio i giochi regalati dai P.R. ai redattori (nel libro si legge addirittura di giornalisti licenziati per aver accettato copie promozionali!). La perla migliore, poi, è il passaggio in cui si parla di John Keefer, formatosi con vent'anni di carriera nel giornalismo, senza alcun legame col mondo dei videogiochi, assunto da una GameSpy in cerca della credibilità e della professionalità proprie di una persona esperta nella conduzione di una testata giornalistica. Una persona, insomma, capace di formare giovani redattori e di portare in dote una cosetta chiamata etica. Sigh.

3.12.07

Condemned


Condemned: Criminal Origins (Sega, 2005)
sviluppato da Monolith Productions - Frank Rooke


Condemned è un'affascinante, disturbante, divertente, piacevole, grezza e rozza bozza del gioco completo che, credo e spero, sarà il secondo episodio, in uscita l'anno prossimo. Un curioso esperimento, una specie di picchiaduro in prima persona dal sistema di combattimento estremamente tattico e che mette raramente armi da fuoco in mano al giocatore. Condemned punta tutto sugli scontri all'arma bianca, su un'atmosfera inquietante e su un'intensa narrazione da film horror. A questo si aggiunge una fase investigativa stile C.S.I., molto gustosa e intrigante, ma forse un po' troppo limitata e guidata (non a caso è fra gli aspetti che dovrebbero essere più ritoccati nel seguito).

La storia di Ethan Thomas si ispira alla tradizione di thriller "malsani" e subdoli come Se7en e Il silenzio degli innocenti. Racconta di personaggi costantemente in bilico fra bene e male, di investigatori accusati d'omicidio e assassini a caccia di serial killer. Mostra una vertiginosa discesa verso l'abisso e seduce il giocatore con la sua atmosfera cupa e la sua visione forte. Popola una città di creature demoniache, ma insinua il sottile dubbio che siano in realtà frutto della delirante mente di un protagonista combattuto e incapace di dare una rotta precisa alle sue azioni. Propone in ultimo una scelta, fra vendetta e perdono, ma sfuma nell'incertezza senza svelare tutti i suoi segreti.

Una storia disturbante e coinvolgente, che batte piste collaudate all'insegna del solido mestiere. Buono il doppiaggio, con la bella ed espressiva voce di Greg Grunberg a dar vita al protagonista, coinvolgenti le musiche, decoroso un motore grafico che mostra tutti i limiti di un gioco di lancio ma sa regalare qualche bel guizzo e convince grazie alle magari banali, ma sempre efficaci scelte di fotografia, con colori e toni cupi, forte rumore video nei momenti più angoscianti e tutti i classici trucchetti tipici del genere.

Il vero problema di Condemned è la sua linearità eccessiva, ma soprattutto "sbagliata". Non c'è nulla di male in una serie di begli eventi scriptati ma, all'ennesimo pazzo scatenato che apre o sblocca una strada facendo cadere un barile o sfondando un muro, la sensazione di forzatura comincia a diventare fastidiosa. La linearità, poi, tarpa le ali soprattutto all'aspetto potenzialmente più intrigante del gioco.

Ethan Thomas ha a disposizione tutta una serie di gadget tecnologici, che può utilizzare per trovare indizi rilevando impronte, tracce di DNA e altro. Il giocatore, però, non può mai scegliere se e quando adoperarli e deve invece limitarsi ad eseguire gli ordini, in una struttura fastidiosamente recintata. Il tutto scade poi nel ridicolo quando viene imposto di utilizzare un rilevatore per trovare solo alcuni degli oggetti nascosti in giro per il gioco: perché mai dovrei poterlo fare solo in quelle occasioni e non quando voglio?

I limiti di queste imposizioni risultano ancor più evidenziati di fronte allo splendido penultimo capitolo, che propone una casa intera nella quale aggirarsi cercando ilberamente gli indizi ed evitando nel frattempo gli assalti delle creature annidate nel buio. Qui si mescolano alla perfezione le atmosfere da survival horror, le fasi di combattimento e la ricerca libera di indizi e vengono fuori brani di gioco entusiasmanti, tesi e inquietanti. Un bel trailer di quello che, con maggiore libertà offerta al giocatore, potrebbe diventare Condemned 2.