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Emily TVTB

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30.6.08

:(

Ultimamente mi mancano le forze e la voglia per scrivere qua dentro. Sarà il caldo. Interrompo il silenzio per salutare, nel mio piccolo, una persona, che se n'è andata neanche un anno dopo qualcun altro. C'è uno strano meccanismo che porta a creare un qualche legame empatico con gente di cui non sai un cazzo e non saprai mai un cazzo. Un meccanismo in base al quale ti viene da provare tristezza infinita per uno, e solo un po' di dispiacere per un altro. Non lo so come funziona, probabilmente a cazzo. Certo è che di tristezza ce n'è comunque, così come ce n'è sempre quando se ne va uno sconosciuto che in qualche modo, per qualche motivo, è riuscito a toccare le tue corde almeno una volta, pur essendoti lontano centinaia di migliaia di chilometri. Ciao.

19.6.08

Ed è sempre un piacere

17.6.08

Sesso, bugie e videotape

Sex, Lies and Videotapes (USA, 1989)
di Steven Soderbergh
con James Spader, Andie MacDowell, Peter Gallagher, Laura San Giacomo


"Ma come, non avevi mai visto neanche questo?" No, non avevo mai visto neanche questo. E sinceramente potevo pure continuare a vivere senza. Ma d'altra parte, perché negarsi la visione di una Palma d'oro del passato che ti era sempre sfuggita? Tanto più che l'esordio di Soderbergh un minimo di curiosità la mette addosso per forza.

E quindi mi son guardato Sesso, bugie e videotape, un filmetto spocchioso e pretenzioso (strano, da Soderbergh non ce lo si aspetterebbe mai!), che racconta di modi un po' particolari di vivere il sesso e le relazioni interpersonali. Lo spunto di partenza è visto mille volte (un vecchio amico di lui si manifesta all'improvviso e fa amicizia con lei, seguono tensioni sessuali assortite), ma gli sviluppi sono in effetti particolari e per molti versi interessanti.

Il problema è che - sarà magari per la natura di film "indie" a basso budget - gli anni sulle spalle li dimostra tutti e un discreto lavoro di scrittura aiuta solo fino a un certo punto a salvare la baracca. Si capiscono i motivi dell'entusiasmo all'epoca - se non altro era un'opera molto originale e che mostrava già i buoni segni dell'eleganza formale tipica di Soderbergh - ma insomma, a rivederlo oggi restano soprattutto la notevole interpretazione di James Spader e la meravigliosa carineria di un'adorabile Andie McDowell. Può bastare per non pentirsi della curiosità, ma addosso rimane pochino.

13.6.08

Nome in codice: Red Rabbit

Red Rabbit (USA, 2002)
di Tom Clancy


C'è decisamente qualcosa che non funziona nel mio rapporto con Tom Clancy. I suoi, in potenza, son libri che dovrebbero piacermi molto. C'è il genere puro con cui vado sempre d'accordo, ci sono le affascinanti ambientazioni intrecciate a doppio filo con fatti di storia più o meno recente e c'è in generale l'atmosfera da filmone di spionaggio. Insomma, una figata. Eppure qualcosa proprio non va.

In passato ho letto anche Attentato alla corte d'Inghilterra (1987) e Senza rimorso (1993), avendo quindi l'occasione - involontaria - di provarne uno per decennio. E tutti e tre mi hanno fatto la stessa impressione: non succede una minchia per cinquecento pagine, ma nel finale scoppia il delirio, in questo caso attorno a un attentato alla vita di Giovanni Paolo II.

Ora, va bene preparare le cose con calma, approfondire i personaggi, dare al lettore il tempo di "entrare" nella storia, ma in Red Rabbit non succede veramente un cazzo per almeno duecento pagine. Quanto ai personaggi, c'è davvero tanto da approfondire, in un contesto narrativo come quello di Clancy, talmente manicheo e tagliato nelle caratterizzazioni da sfiorare a tratti quasi il macchiettistico?

Che poi, intendiamoci, alla fine - come nei due precedenti che ho letto - l'intreccio è sfizioso, il crescendo finale è davvero riuscito, ogni tanto ci sono delle belle idee, talmente belle che ti chiedi cosa ci facciano in 'sto libro, e, insomma, c'è un bel lavoro di costruzione del personaggio (uno, lui, Jack Ryan, gli altri son trascurabili). E poi a me la serialità gusta, e alla fine la voglia di andare avanti un po' c'è. In teoria - da timeline - il prossimo dovrebbe essere La grande fuga dell'Ottobre Rosso, ma io non lo so se ho la forza di affrontare altre duecento pagine di nulla, seguite da trecento pagine in cui le cose cominciano a girare e a prendermi, con infine cento belle pagine di divertimento. Che faccio, mi riguardo il film?

Nota per il traduttore del libro: chiedere consiglio a qualcuno che conosca gli sport americani non è sbagliato e non dovrebbe farti sentire ferito nel tuo orgoglio di traduttore preparato e competente.

12.6.08

Requiem for a dream

Requiem for a Dream (USA, 2000)
di Darren Aronofsky
con Jared Leto, Ellen Burstyn, Jennifer Connelly, Marlon Wayans, Christopher McDonald


"Ma come, davvero non l'avevi mai visto?" No, non l'avevo mai visto, come non ho mai visto Buffalo 66, Dead Man e City of God. Però ho visto The Doll Master, Soldi facili.com e Space Truckers, mica cazzi. Già, con Requiem for a Dream ho tolto un'altra spunta dall'elenco della marea di film che avrei voluto (dovuto) vedere e un po' mi vergogno perché non li ho visti, ma tanto prima o poi li vedo. E finalmente pure io posso dire "Ok, sì, bello, anche molto bello, con un paio di trovate davvero fighe, però, insomma, eh..."

Di che parla, Requiem for a Dream? Parla di dipendenza in tutte le sue forme, di chi i guai se li va a cercare e chi invece se li ritrova serviti su un piatto d'argento, dell'insostenibile tendenza umana a sfasciare tutto sempre e comunque, di come una splendida colonna sonora possa diventare "antipatica" per sovrabbondanza (soprattutto quando poi l'hai sentita in otto milioni di trailer), di quanto l'amore non sia necessariamente una forza in grado di far superare ogni ostacolo, di un regista davvero talentuoso come Aronofsky e di quanto gli servirebbero autocontrollo e senso della misura. E a chi non servirebbero, del resto?

Requiem for a Dream si apre (e si chiude) in maniera strepitosa, colpisce a fondo e nel segno con un atteggiamento crudo, sfrontato, infame, sadico, scorretto, regala una performance d'attrice mostruosa con la metamorfosi di Ellen Burstyn e mostra tanti altri attori davvero bravi e in parte. Non racconta, forse, qualcosa di particolarmente originale, né nel mostrare l'ennesimo gruppetto di ragazzi dedito a spanarsi di droga, né nel parallelo con un altro tipo di dipendenza (che per come viene raccontato è comunque davvero "nuovo" e straziante). Colpisce però per l'affascinante messa in scena: il sogno di Jared Leto sul molo è un'immagine bellissima, che assieme al montaggio conclusivo e a un paio di split screen - M E R A V I G L I O S O il dialogo a letto fra Harry e Marion - vale il film.

Il problema, casomai, è il reiterarsi per un'ora e mezza abbondante delle stesse tre o quattro trovate, che alla fine perdono mordente e donano assuefazione. A volerci leggere dell'intenzione programmatica, invece che della mancanza di polso, l'eccesso, la ridondanza, la troppa ripetizione possono quasi fare da specchio al destino di coloro che popolano Requiem for a Dream. Un film talmente coinvolto nella storia che racconta da pagare per le colpe dei suoi personaggi ed essere condotto alla loro stessa autodistruzione.

È Requiem for a Dream un film che merita di essere visto? Assolutamente sì. È Jennifer Connelly una donna fra le più belle al mondo? Assolutamente sì. È Requiem for a Dream un capolavoro? Uhm.

6.6.08

Pinkpop, le foto

Le ho caricate nel mio profilo su Facebook. Possono comunque essere viste anche da chi non è registrato, qui, qui e qui. Vi segnalo inoltre che attorno al minuto 0:30 di questo filmato si intravede il tizio nudo che sventola tutto quanto.

4.6.08

Pinkpop 2008

Il Pinkpop
Il festival musicale più longevo dell'universo conosciuto, quest'anno alla trentanovesima edizione. Quale scelta migliore per levarsi lo sfizio che da tempo ci si voleva levare di fare la trasfertona a un qualche festival europeo?

Il primo giorno
No, grazie

Brusselles
Non c'entra nulla col Pinkpop, ma la prima sera ci siamo fermati lì. Sinceramente mi è parsa una città abbastanza fetida, una versione un po' depressa di Milano. Però il centro storico non è da buttare e ha dei begli scorci, anche se le viette dei ristoranti sono da bombardamento al napalm immediato. C'è da dire che dovunque ti giri vedi capelli biondi, occhi azzurri, insegne che recitano "frittura" e waffle ricoperti di melme e frutta varia, quindi tanto male non può essere.

I treni
In Olanda e in Belgio funzionano.
In Italia no.

L'Olanda
Tutto ha gli occhi azzurri, anche le panchine.

Il Kogaratsu (questa disciplina)
Un fumetto pubblicato sulla versione belga di Metro. L'ho raccattato in treno.

Il Dottore, Dan e la di lui Licia
Solita ottima compagnia, ringrazio sentitamente (in particolare il Dottore, che ha pressato per mettere in piedi la cosa e ha poi organizzato meticolosamente il tutto).

Valkenburg
Sta a mezzoretta di treno da Landgraaf, quindi era comoda. Ci sono le rovine di un castello (ma erano coperte da brutte impalcature) e c'è una grotta (ma la visita guidata era già partita). La stazione dei treni è la più vecchia dell'intera Olanda.

Landgraaf
Sta a mezzoretta di treno da Valkenbuurg.

Megaland
Sta ai margini di Landgraaf. Non mi è chiaro cosa sia di preciso, ma contiene l'arena in cui organizzano il Pinkpop.

L'organizzazione
Notevole. Area abnorme (se ho capito bene si parla di 60.000/65.000 persone per ciascuna delle sere, e ci si stava quasi comodi), tre palchi ottimamente predisposti, acustica eccellente (cazzo, quando Dave Grohl sbraitava distinguevo le singole parole), gestione del programma e degli orari strapuntuale anche contro gli imprevisti. Cibo dovunque ci si giri (certo, cibo di merda), tantissimi cessi (quasi puliti), organizzazione esemplare delle casse presso cui comprare i viveri (mai fatta una coda da più di un minuto), tante minchiatine tutte ottime. E poi i treni: esci dal concerto e c'è il treno che ti aspetta (l'ultimo giorno, che c'era più gente, spunta il treno a due piani), fai una fermata, scendi, e ci sono tre coincidenze che attendono i disperati e sono pronte a partire. Fantascienza.

Magliette
Quella del festival, una dei Queens of the Stone Age, una dei Counting Crows.

Cappellini
Rosa, ovunque. Anche in casa mia.

Blood Red Shoes
Non sapevo chi fossero, li ho trovati molto piacevoli e divertenti. Da approfondire.

Moke
Una specie di Noel Gallagher fallito col trip di George Best. Alla terza canzone siamo andati a farci un giro.

Bad Religion
Via la spunta da un gruppo che "caspita, una volta nella vita vorrei vederli". Tanta carica, divertimento, coinvolgentissimi nonostante l'aria da pantofolai cinquantenni. Tre o quattro canzoni da delirio.

KT Tunstall
Doveva fare solo una canzone, ci ha messo pure troppo ad arrivarci. Rilassante, comunque, ascoltarla svaccati sul prato (e impressionante quanto si sentisse bene anche a distanze siderali, han fatto davvero un gran lavoro). Pessimo che durante l'esibizione Dio s'incazzi e mandi giù la pioggia pesante (ottimo il supporto della mantellina stile Unbreakable, ringrazio sentitamente).

Gli italiani
Quelli veneti che fanno i pirla in coda, quello con l'amico spagnolo che si siede di fianco a noi mentre mangiamo, quelli che vedono la maglietta degli Afterhours di Licia e si gasano.

Eagles of Death Metal
Li conoscevo solo di nome, non ne sapevo una minchia, grandissima sorpresa, anche se ho l'impressione che in disco mi piacerebbero meno di quanto li ho graditi dal vivo. Il cantante coi super basettoni che fa il rockabilly e ripete continuamente "Can you dig it?" è un grandissimo, comunque. E fra l'altro con la loro ottima esibizione spalancano le porte del cielo e ci regalano un sole splendente.

Editors
Il primo disco mi fa un po' cacare, il secondo mi piace parecchio. Non pensavo di gradirli particolarmente dal vivo e invece - sarà anche perché han fatto un po' tutte le canzoni che mi piacciono - ho apprezzato davvero tanto. Toh, volendo il cantante si spara un po' troppe pose, ma con quel bel pezzo di voce che si ritrova va benissimo così.

Il sole
Durante il concerto degli Editors comincia a bruciarmi la faccia.

Stereophonics
Concerto perfetto. Subito via a far saltare la gente con Bank Holiday Monday (per poi dimenticare del tutto l'ultimo album) e The Bartender and the Thief. Da lì, splendida selezione di roba pescata soprattutto dai primi dischi con qualche cosetta eccellente presa di qua e di là. Ciliegina sulla torta il tizio un paio di file davanti a me che si spoglia tutto ignudo, sale sulle spalle di un amico e si mette a sventolare il randello e un paio di pompom fucsia su Have a Nice Day. Un'ora di Stereophonics migliore di questa non è facile metterla assieme, anche se il mio loro concerto ideale ha per forza dentro anche Traffic, Devil e Billy Davey's Daughter.

Le ginocchia
Fanno crack

Kaiser Chiefs
Altro gruppo che conoscevo solo per sentito dire. Non è esattamente il mio genere, ma l'esibizione è stata davvero gradevole, divertente... è andata giù una favola. Anche questi, però, mi danno l'impressione di essere molto più fighi su un palco che in uno studio.

The Verve
Siamo andati a prenderci un paio di panini e ci siamo seduti sul prato a mangiare.
Sufficientemente lontani da non sentire un cazzo.

Foo Fighters
Li ho persi di vista dopo il terzo album, anche se ovviamente qualche singolo recente ce l'ho in testa, per cui un po' temevo di rompermi le palle. E invece mi sono gustato un'esibizione spettacolare e coinvolgente. Grande trascinatore Grohl, che fino a che non si avventura su toni troppo alti ha pure una discreta voce, molto coinvolto il pubblico, gran begli arrangiamenti per un paio di pezzi vecchi. Ottimo falconi.

Il pelato sovrappeso che fa la faccia da cattivo...
... e che conosce a memoria tutte le canzoni e le canta tutte dall'inizio alla fine agitando la testa e gasandosi se quello di fianco, chiunque sia, gli va dietro. Quello che c'è sempre, a tutti i concerti, in qualsiasi città del mondo. Stava vicino a me durante il concerto dei Foo Fighers.

La colazione a Valkenburg
Thecaldolattecornflakespancettauovaprosciuttoformaggioyoghurtbrioche
- a capo che altrimenti non ci sta -
panetostatomarmellataburromielefruttacaccamerdapiscia

Fiction Plane
Non so chi siano, so solo che hanno aperto il terzo giorno e siamo arrivati mentre suonavano le ultime due/tre canzoni. E non mi sono parse male.

The Wombats
Dei regazzetti inglesi a caso che cantano musica rock inglese a caso, casinara e divertente. Piaciuti, simpatici, volevo pure comprargli la maglietta per stima, ma quando mi sono deciso a farlo l'avevano tolta.

Gavin Degraw
Una roba inascoltabile.

La mia maglietta con l'Uomo Ragno e il Ragno Rosso
Agli olandesi tamarretti piace un sacco. Me la commentavano e indicavano, uno mi ha pure chiesto dove l'avevo comprata e ci è rimasto male quando gli ho detto che l'ho presa in Italia.

Cavalera Conspiracy
Mentre afferravamo qualcosa da bere e/o da mangiare, abbiamo ascoltato le prime tre canzoni. O forse erano due. O forse una. Non si è capito bene. Comunque Max Cavalera a me sta simpatico. Però ce ne siamo andati all'altro palco, ad ascoltare...

Kate Nash
Più che altro perché i Wombats avevano chiesto di farlo che è amica loro. E in effetti non è male, anzi, mi è piaciuta molto. Simpatica, divertente, sbarazzina.

La gente
Minchia, quanta cazzo ce n'era.
Ma soprattutto minchia, quanta cazzo ce n'era l'ultimo giorno già a partire dal primo pomeriggio. Nel tendone non si poteva entrare (ma si sentiva comunque tutto benissimo da fuori, 'sto fatto dell'acustica spettacolo era davvero incredibile).

Racoon
Degli sfigati olandesi, dopo due o tre canzoni abbiamo deciso di andare a svaccarci davanti al palco piccolo, dove poi avrebbero suonato...

The Hives
Di questi conoscevo tre o quattro singoli, e me li han fatti tutti, quindi già va bene. Ma in generale concerto ottimo, divertente, casinaro, col cantante che fa il pirla tutto il tempo ed è gran bravo a tirare dentro il pubblico. Bravi, bravi.

Alanis Morissette
Tanta roba vecchia (mi pare di aver contato quattro o cinque canzoni del primo disco), molto poco di recente, un po' tutti i pezzi che "deve fare". Unico concerto in cui si sentiva francamente maluccio, perlomeno all'inizio, con troppi strumenti messi assieme a cazzo. Nel complesso comunque bello e riuscito nonostante per certi versi fosse un po' "fuori contesto". E poi le abbiamo pure cantato tutti assieme Happy Birthday to Youuuuuuuu. E comunque su You Oughta Know e Ironic i palestrati pelati olandesi giganti pogavano e cantavano, quindi fuori contesto un cazzo.

Il sole (di più)
Uno va in Olanda pensando di stare tranquillo e poi si becca un cielo perfetto e un sole incazzato nero che tramonta alle dieci passate. Durante il concerto della Morissette ho definitivamente preso fuoco, e sicuramente il colorito paonazzo e la lebbra al naso nascono lì (lì, proprio lì, quando tirava una bella arietta e non mi rendevo conto di cosa stava succedendo).

Serj Tankian
Caspita, che voce! Peccato che non me ne fregasse niente, però da ascoltare mentre mangiavo hamburger e patatine e spisciazzavo è stato tutto sommato piacevole.

Queens of the Stone Age
Fantastici, anche se hanno fatto neanche poca roba dagli ultimi due dischi, che per me è come se non esistessero. Coinvolgenti, putenti, bravi, bravissimi, un piacere da ascoltare per davvero. E il batterista fa paura. E la chiusura su No One Knows, attesa, prevedibile, banale, è devastante.

Counting Crows
Concerto strano, forse un filo troppo dedicato alla produzione recente per coinvolgermi davvero, ma gradevolissimo da seguire per l'estrema teatralità del cantante, che interpreta e recita le canzoni da far pensare che stia per suicidarsi. Fra l'altro 'sto aspetto proprio non me lo ricordavo, ma del resto li avevo visti un millennio fa, all'epoca del secondo album. Comunque bboni, ed emozionanti sulle canzoni giuste.

La gente (reprise)
Tutta ottima, tutta lì per divertirsi, nessun genere di casino, nessun devastato, si salta, si canta, si battono le mani, è tutto bello, è tutto fantastico, viva l'amore.

Rage Against the Machine
Escono sul palco e noi siamo tranquilli, nono, stanchezza, nono, non ci si prova nemmeno. Caspita, non ha senso, alla fine sono stato fuori dal casino per due giorni, sono vecchio, no, dai, lasciamo stare. Poi attaccano Bulls on Parade e non so come mi ritrovo davantissimo in mezzo al delirio. Che poi, delirio controllato, si salta, ci si mette dove si vuole, se vuoi stai fermo, se vuoi ti sposti e poghi, un piacere vero. Comunque, altro gruppo che in disco mi appassiona fino a un certo punto ma dal vivo mi coinvolge sempre di brutto. Nel caso specifico, poi, concerto davvero bello e trascinante. E la chiusura su Killing in the Name uno spettacolo, con 65.000 persone che cantavano e saltavano tutte assieme illuminate a giorno. Io ero in mezzo, circondato da esseri tutti nettamente più alti di me (non ci sono mica abituato, fra l'altro, è un'esperienza quasi uterina), ma chi era fuori e ha visto la cosa dall'alto sostiene di essersi commosso. Leggenda vuole che ci siano filmati della cosa.

Foto
E filmati. Ce n'è, ma le fotocamere utilizzate non sono mie. Quando raccatto tutto metto online da qualche parte.

Il ritorno a casa
Due ore e mezza di ritardo causa maltempo, atterraggio a Malpensa a mezzanotte, treni terminati, autobus che passa davanti a casa mia ma non si ferma e tira dritto fino in Cadorna, sostitutiva, a casa alle due, a letto alle tre.

Naso
Putrefatto

Rifare
Il più presto possibile.


P.S.
Biglietto in prevendita: 70 euro e rotti.
Biglietto in vendita sul posto: 80 euro.

Civiltà