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28.11.08

Coma profondo

Va bene, anzi, non va bene, due settimane di nulla si meritano il canonico post da stronzi, scritto per rassicurare non si sa bene chi, probabilmente me stesso. Non è che non abbia cose di cui scrivere, è che proprio non ce la faccio. Un po' il lavoro su Next mi succhia forze, voglia e creatività. Un po' il tempo libero lo sto dedicando ad altro, dove incidentalmente "altro" è spesso roba che sto giocando per Next. Un po', semplicemente, ho poca voglia di stare davanti al PC pure a casa, dopo averlo fatto tutto il giorno per Next. Insomma, se qualcuno ci tiene davvero tanto a leggermi, può farlo su Next, che tanto i link ai miei articoli stanno sempre lì, nel triplo menu a tendina sulla destra. E dopo questo bieco accenno di pubblicità inutile che tanto non mi si caca nessuno, segnalo che la prossima settimana me ne vado in California. Figata!

Insomma, parto martedì mattina da Malpensa alle 8:00, atterro a Los Angeles verso le 13:00, riparto da Los Angeles giovedì pomeriggio, atterro a Milano venerdì pomeriggio. Sempre meglio che (avere appena perso per colpa della crisi) un lavoro in fabbrica, ci mancherebbe. Però son sbattimenti, eh! Comunque, vado a vedere i motoclisti, spero non mi menino. Magari quando torno scrivo qualcosa di più interessante. Magari no. Nel frattempo, in una nota di nerdaggine totalmente priva di attinenza, segnalo che a me il trailer del nuovo Star Trek piace, anche se sembra un film di Michael Bay. Tanto ormai tutti i film americani, nei trailer, sembrano film di Michael Bay. A volte però vengono fuori meglio dei film di Michael Bay. Per dire, Mission: Impossible III, che era pure quello diretto da Peppino Abrams, era meglio dei film di Michael Bay. Il bello è che nel tempo impiegato a scrivere 'ste minchiate avrei già potuto scriverlo, qualcosa di più interessante. Sono proprio un coglione.

In foto, uno scorcio del Joshua Tree National Park, ritratto poco più di due anni fa, quando si era giovani e ci si divertiva. I motociclisti vado a incontrarli lì. Magari becco di nuovo il road runner, vai a sapere.

14.11.08

Phoenix Wright: Ace Attorney - La trilogia

Phoenix Wright Ace Attorney
Phoenix Wright: Ace Attorney - Justice for All
Phoenix Wright: Ace Attorney - Trials and Tribulations

Capcom, 2005/2007
sviluppati da Capcom - Minae Matsukawa, Atsushi Inaba, Shinji Mikami


I giapponesi sono adorabili per il modo in cui se ne sbattono delle convenzioni e praticamente s'inventano un genere per classificare ogni nuovo videogioco che esca anche solo un attimo dal seminato. E così, mentre noi occidentali ci affanniamo a classificare i tre Phoenix Wright come avventure grafiche, o quantomeno evoluzioni delle stesse, loro li chiamano "Courtroom Battle Game". Ovvio, no? In fondo è questo che si fa in Phoenix Wright. Si investiga in giro raccogliendo prove, si interrogano testimoni e si battaglia a colpi di obiezioni.

E infatti il bello di questa serie, come di parecchi altri titoli per DS, sta proprio nel suo fare genere per i fatti propri. Sicuramente è vero che le sezioni "investigative" ricordano parecchio le avventure grafiche punta e clicca, con il giocatore impegnato a parlare con chiunque gli capiti davanti e ad esplorare da cima a fondo le ambientazioni per trovare prove scottanti. E certo hanno molto di "avventuroso" anche gli sviluppi processuali, fondamentalmente incentrati sull'utilizzo delle risposte giuste al momento giusto.

Ma è il mix a creare qualcosa di folle e completamente fuori dagli schemi. Un mix fatto anche delle assurde regole di gioco e di linguaggio su cui si basa il demenziale mondo di Phoenix Wright. Un universo narrativo in costante e crescente delirio, che col passare dei casi, e degli episodi, mostra personaggi sempre più assurdi e sopra le righe. Nell'avvicinarsi alla serie Capcom non ci si può certo aspettare una simulazione rigorosa di un vero processo, quanto piuttosto una versione simpatica, stupidina, divertente del mondo giudiziario. Una versione comunque governata dalle sue brave regole ferree e punitive, che richiedono solo di saper entrare nella logica perversa che le domina.

Se se ne accetta l'impostazione demenziale e si sopravvive all'incontenibile verbosità, si trova un racconto ricco e pieno di personaggi ben caratterizzati, capace di dipanarsi in maniera coerente nell'arco di una trilogia ottimamente progettata. Il crescendo da un episodio all'altro è ben orchestrato sia negli sviluppi narrativi, sia nel ritoccare con belle aggiunte la struttura di gioco (per esempio i lucchetti psichici che appaiono a partire dal secondo capitolo). E al termine di una vera e propria epopea, quando si affronta l'ultimo caso e, nel momento chiave, i riarrangiamenti del terzo episodio lasciano posto al tema musicale ascoltato sulla primissima arringa di Phoenix, beh, è davvero difficile non gasarsi.

Phoenix Wright, insomma, è un'altra "pseudo" avventura grafica per DS, che prende parecchi elementi classici del genere e li applica a una struttura di gioco particolare e fuori dagli schemi. Dal genere prende anche qualche difetto, per esempio la linearità davvero eccessiva: in più di un'occasione capita di avere l'intuizione giusta, di sapere cosa deve essere dimostrato al giudice, ma di non riuscire a farlo perché l'approccio scelto non è quello previsto dal gioco, o perché gli sviluppatori hanno deciso che la mossa dev'essere fatta in un altro momento.

Nel complesso, però, l'esperienza è davvero divertente e di qualità, senza contare che, per essere un gioco nato su GBA, le potenzialità del Nintendo DS sono ben sfruttate. Si può fare di più, come sicuramente è stato fatto nel successivo Apollo Justice e come del resto dimostra l'interessante caso aggiuntivo sviluppato appositamente per NDS e inserito in coda al primo episodio della trilogia, ma già così non ci si può lamentare: mettersi a gridare "Objection!" mentre si è seduti sulla tazza del cesso non ha prezzo.

10.11.08

La settimana a fumetti di giopep - 08/11/2008

Dopo tanti mesi di silenzio, riesumo la rubrica dedicata alle mie letture a fumetti per tentare il risveglio del blog dal torpore recente. Vediamo se funziona.

Manga
Cross Game #1 *****
Fra le cose belle dell'andare a una fiera come quella di Lucca c'è ovviamente lo scoprire volumi, serie, albi, sarcazzi che normalmente, per un motivo o per l'altro, mi sfuggono, ma che in un contesto diverso trovano maggior esposizione. Ultimamente sono tanto aggiornato sul mercato del fumetto che neanche sapevo dell'esistenza di questa Flashbook Editore. Ora lo so, e so che già li stimo, perché hanno ristampato 2001 Nights, perché hanno ripreso la pubblicazione di Katsu! e perché hanno pure lanciato questo Cross Game, che fra l'altro noto essere già al quarto volume. Cross Game, da quanto vedo, probabilmente si svilupperà nel tempo come il classico manga "adachiano" a base di sport e relazioni amorose fra sbarbatelli. Cosa che già di suo sarebbe ottima, visto che in fondo Touch e H2 son fra le opere migliori di Adachi. Ma in più Cross Game ha pure un primo volumetto splendido, tutto sommato diverso dal solito e che parte già in quarta con la capacità di emozionare. Si comincia con l'infanzia e per quasi duecento pagine si parla di bambinetti e delle loro emozioni, con la solita delicatezza e la solita adorabile capacità di raccontare. Non mi va di svelare molto dell'intreccio, dico solo che se piace l'autore, piace il genere, e non si è nel gruppo dei rompicoglioni stile "sì, ma fa sempre la stessa roba", beh, Cross Game promette molto bene.

Black Jack #1 ***
Volevo leggerlo da un secolo, ero spaventato dalle dimensioni dell'opera, finalmente mi ci sono messo. Come primo volume devo dire che non mi ha colpito tanto quanto altri manga di Tezuka. Risente ovviamente del peso degli anni, ma non so, mi dà l'impressione di scrollarselo di dosso meno facilmente rispetto a un Kirihito, un Dororo, un Adolf, un Buddha, fumetti che hanno comunque una potenza espressiva e narrativa davvero capace di lasciare il segno ancora oggi. Ecco, in Black Jack, perlomeno in questo primo volume, non ci vedo altrettanto. Sicuramente racconta di un personaggio che (quasi) quarant'anni fa era abbastanza fuori dal comune e, se piace lo stile folle di Tezuka, rappresenta comunque una lettura piacevole. Però, lo ammetto, sono un po' deluso. Ne ho comunque altri tre volumi pronti da leggere, magari cambio idea.

Altro
I tre paradossi ****
Paul è un fumettista che sta trascorrendo qualche giorno a casa dei genitori, in attesa di tornare a Chicago e incontrare finalmente Juliane, sua corrispondente di lunga data. Emozionato dalla situazione, Paul si lascia trascinare e trascina i lettori all'interno della sua mente, fra sogni, ricordi, ipotesi e fantasticherie. I vari piani narrativi sono tutti illustrati con stili diversi e danno vita a un viaggio affascinante e divertente (meraviglioso l'intermezzo "Zenone e i suoi amici") e soprattutto realistico nel modo in cui tratteggia i pensieri, i dubbi, le incertezze del protagonista. I tre paradossi è una lettura ricca, che si basa su un'idea bella e molto ben realizzata. Paga forse un eccesso d'ambizione e una certa difficoltà nell'andare oltre la sua natura sperimentale per provare ad essere anche racconto intenso e appassionante. Insomma, l'ho trovato un po' freddo.

The Walking Dead #9: "Made To Suffer" *****
Madonna che volume col botto! Made To Suffer è l'emblema di quanto The Walking Dead sappia essere uno splendido, moderno, vibrante appassionante fumetto seriale. Di come riesca a farti vivere le emozioni dei suoi protagonisti, a farti soffrire con loro, a trascinarti in un modo disperato in cui nulla può essere dato per scontato. Robert Kirkman è davvero un grande, uno che sul serio non si fa problemi a prendere a calci in faccia i suoi lettori, che ti tiene costantemente sul filo perché non sai mai cosa cazzo possa succedere. Quello di The Walking Dead è un mondo selvaggiamente fottuto, in cui le regole sono scappate via a gambe levate e nel quale non è che se non ti adatti muori: muori, punto e basta. Gizmo, lo so che mi leggi, quindi leggilo.

6.11.08

Nigga

Dopo una giornata in cui sei stato perseguitato dal mal di gola, hai preso due aerei e ti sei stancato a dovere, ma l'influenza che temevi di stare covando non è spuntata fuori, vai a letto sperando di essertela cavata. E invece poi ti svegli alle cinque del mattino con gli occhi iniettati di sangue, la gola in fiamme, il catarro che straborda e la chiara sensazione di averla presa in culo. Alla reception ti danno le pasticchette magiche di paracetamolo, quindi torni in stanza, butti giù e ti rimetti a letto con in testa il fazzoletto fradicio e davanti agli occhi la televisione accesa. E guarda caso becchi proprio il momento magico.

Già la serata, nel post cena, era stata a forte incidenza USA. Il pub selezionato per svernare era tutto a tema sportivo bostoniano, aveva le TV sintonizzate su Sky News e ospitava una mandria di americani che ad ogni poll sui vari stati tifava stile stadio. Ovvio che buona parte delle discussioni siano state sul pezzo, e ci tengo a sottolineare come fossi l'unico italiano presente a dire: "No no, non ci spero, io ci credo".

Ma quando alle cinque ti accasci in preda ai brividi e vedi davanti ai tuoi occhi un angolino dello schermo con scritto "TANTO a poco", mentre McCain sale sul palco a piangere lacrime amare, beh, è bello per davvero. E così mi son guardato i due discorsi, mi son pure mezzo commosso e mi sono rimesso a dormire, per poi trascorrere un mercoledì non esattamente piacevole, provando a filtrare fra il delirio indotto dalla febbre e le informazioni che arrivavano dai ragazzotti di SimBin.

Quella qua sopra è praticamente l'unica foto scattata, anche perché tempo di gironzolare non ce n'è stato molto. Segnalo comunque l'ottima carne (e l'ottimo salmone) mangiata martedì sera, senza dimenticare le ottime bionde viste in giro. Però, insomma, diciamo che Göteborg non mi rimarrà esattamente nel cuore.

4.11.08

Up & Away

Oggi andiamo a Göteborg, per scoprire se in quel posto sperduto c'è qualcosa, oltre a una squadra di calcio sovente presente nell'Europa che conta. Si viaggia in compagnia di Pape (courtesy of Sprea) e altri due loschi figuri dalla dubbia provenienza. Si torna domani, nel pomeriggio. Nel frattempo, se a qualcuno interessa, qua ho messo una manciata di foto da Lucca.