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26.2.09

La fisica dei supereroi

The Physics of Superheroes (USA, 2005)
di James Kakalios


La fisica dei supereroi è un manuale di fisica for dummies, che illustra un gran numero di leggi e concetti appoggiandosi a quanto avviene nei mille mondi del fumetto popolare americano. James Kakalios, professore di fisica all'università del Minnesota, spiega nell'introduzione di aver scelto quest'approccio nel suo lavoro di tutti i giorni, prima ancora che nello scrivere il libro, quando si è reso conto che - paradossalmente - gli studenti riuscivano a seguirlo ben più facilmente quando sfruttava come esempi i poteri dei supereroi, invece che avvenimenti e situazioni di vita quotidiana.

Da lì l'idea di realizzare un testo divulgativo probabilmente fin troppo semplice per chi conosce la materia, ma certo a tratti complesso (o comunque costruito in modo da richiedere una discreta dose d'impegno) per chi al contrario di fisica non sa nulla. A rendere La fisica dei supereroi davvero piacevole, comunque, è soprattutto lo stile colloquiale e divertente con cui è scritto. Certo non barboso come (il ricordo che ho di) La fisica di Star Trek, altrettanto e forse più interessante sia come metodo d'approccio semplificato a certi argomenti, sia per soddisfare l'animo nerd di chi legge.

Al di là di qualche regola spiegata "per i fatti suoi", in quanto necessaria come premessa, tutto il libro è basato sull'analisi di poteri, situazioni e personaggi, sullo sfruttarli per raccontare leggi fisiche, ma anche sull'analizzare la credibilità di quanto viene raccontato nei fumetti. E in molti casi si viene a scoprire che - fatta salva una premessa impossibile, una "eccezione miracolosa" che bisogna sempre dare per accettata - le creazioni di Lee & Kirby, oltre che di chi è venuto prima e dopo di loro, non sono poi tanto assurde e, anzi, viaggiano spesso sulle ali di solide basi scientifiche.

Serve sicuramente un minimo di curiosità per l'argomento e tocca forse essere appassionati di supereroi per poter cogliere tutte le sfumature e ogni riferimento, ma il libro di James Kakalios è una lettura piacevolissima e straconsigliata a tutti i nerd in ascolto. Passo e chiudo.

25.2.09

Star Wars: The Clone Wars

Star Wars: The Clone Wars (USA, 2008)
di Dave Filoni
con le voci di Samuel L.Jackson, Christopher Lee e un po' di gente sconosciuta che imita gente più famosa


Questa incredibile monnezza, meglio dirlo e sottolinearlo, non ha nulla a che vedere con la deliziosa serie animata partorita da Genndy Tartakowsky fra 2003 e 2005. Che, lo ricordo, è la miglior cosa (nonché una delle poche decenti) partorita dall'universo narrativo di Guerre Stellari dopo il 1980. No, questo cumulo di pattumiera è, invece, la degna coda di quello schifìo che sono i prequel di Guerre Stellari. Che, lo ricordo, vanno a formare una trilogia talmente moscia e piatta che La minaccia fantasma ne esce come il miglior film. La minaccia fantasma. Leggetelo a voce alta, ripetete con me: "La minaccia fantasma, il miglior film".

Ecco, qui c'è quello stesso spirito idiota, quella stessa insistenza su scene d'azione interminabili, mediocri e pallose come la morte per inedia, quella stessa comicità che non fa ridere nessuno, quella stessa incapacità di realizzare qualcosa, qualsiasi cosa, che riesca a essere non dico interessante, ma perlomeno divertente. Anzi, peggio, questa roba è la versione brutta di tutto ciò. Capito? La versione brutta dei prequel di Guerre Stellari. Una roba imbarazzante, un film da un'ora e venti talmente noioso da andare persino oltre il fatto che lo sto guardando in aereo, luogo dove in genere si accetta passivamente un po' di tutto.

Questa. Roba. Fa. Cacare.

Molle.

24.2.09

Metal Slug 7

Metal Slug 7 (SNK Playmore, 2008)
sviluppato da SNK Playmore


Metal Slug 7 è il gioco perfetto per un viaggio breve. Accendi, ti metti a giocare e sei subito a casa, non c'è nulla di nuovo da imparare, nulla di strano da capire. Salti, spari e vai dritto dall'inizio alla fine. Se hai voglia di sbatterti ai livelli di difficoltà più alti, magari ti dura anche un po', magari ti dura perfino più del viaggio che stai facendo. Se vuoi solo giocartelo tutto, è molto probabile che una volta arrivati a destinazione sia già ora di riporlo sullo scaffale.

E alla fine è una bella cosetta in qualsiasi modo la si prenda. Se vuoi andare in sbattimento con i top score e le minchiatelle da sbloccare, beh, c'è da sudare parecchio. Se ti interessa solo gustarti un giochino spensierato, c'è bella grafica, sparatorie e bordello dall'inizio alla fine. E pure la modalità con le missioni extra, che ha il suo bel perché.

Tutto questo, comunque, non significa che Metal Slug 7 non abbia i suoi bravi e innegabili difetti. Che giocare nel 2008 una roba uscita direttamente dal 1998 non sia necessariamente un problema siamo d'accordo. Che in una serie storicamente ottima da affrontare in multiplayer non sia previsto il supporto al Wi-Fi fa, sinceramente, abbastanza cacare. Che si utilizzi il touch screen in maniera oscena, per farti trappolare inutilmente con la mappa, invece che per accedere in maniera più comoda ai menu, invece, fa ridere. Non ci si incazza, perché alla fine si vive bene lo stesso, però fa ridere.

Divertente? Sì. Grafica spettacolare? Sì. Un buon Metal Slug? Discreto. Sfrutta le caratteristiche del Nintendo DS? Per nulla. Dura poco? Come al solito, dipende da come lo giochi. Anche se probabilmente dura meno del solito. Vale la pena a 40 euro? Uhm.

23.2.09

Tropic Thunder

Tropic Thunder (USA, 2008)
di Ben Stiller
con Ben Stiller, Robert Downey Jr., Jack Black, Nick Nolte


Non so di preciso perché Tropic Thunder non mi attirasse particolarmente. Probabilmente perché c'è Jack Black, che devo aver smesso di sopportare, boh, sette o otto anni fa, e c'è Ben Stiller che interpreta il solito personaggio uguale a tutti gli altri suoi. Però Ben Stiller è anche dietro alla macchina da presa, cosa che ha generato bene o male tutti i suoi migliori film. E, soprattutto, c'è Robert Downey Jr. che fa il nigga. E Robertino è uno dei pochi uomini in grado di rendermi degno qualsiasi film. Eppure, per qualche motivo, Tropic Thunder mi respingeva, e per guardarlo me lo sono dovuto ritrovare davanti durante un volo intercontinentale.

Ma che si sarebbe perlomeno trattato di un gradevolissimo passatempo è stato chiaro fin da subito, da quegli esilaranti trailer fittizi che aprono il film e mi hanno fatto sputazzare sullo schermo le schifezze che stavo mangiando. E che sono, diciamocelo, la cosa migliore e più divertente di tutto Tropic Thunder, ma ti fanno anche intuire quanto nascosti sotto brani di ordinaria banalità possano spuntare (e spuntino) trovate, momenti, intuizioni davvero notevoli, vien quasi da dire geniali.

Ben Stiller si conferma autore solo apparentemente scemo, ma in realtà intelligente e, soprattutto, furbo come un bastardo. Sposta sull'industria del cinema il giochetto alla base di Zoolander e in un colpo solo tira fuori un film che prende per il culo tutti quanti, tiene a bada Jack Black (anzi, prende per il culo pure lui, quindi ancora meglio), lascia andare a ruota libera Robert Downey Jr., regala a sorpresa, di soppiatto, un Tom Cruise FE-NO-ME-NA-LE e, in sostanza, diverte alla grande dall'inizio alla fine.

Bisogna stare al gioco, è necessario farsi coinvolgere, tocca accettare le strizzatine d'occhio e le tirate di gomito, ma se ne guadagna una serata (o un pezzetto di transvolata oceanica) piacevole e divertente.

20.2.09

Il curioso caso di Benjamin Button

The Curious Case Of Benjamin Button (USA, 2008)
di David Fincher
con Brad Pitt, Cate Blanchett


Nel raccontare la curiosa storia di un uomo che invecchia al contrario, David Fincher si conferma ancora una volta autore interessante, originale e che sfugge con insistenza al manierismo e alle vie più ovvie e semplici. E conferma pure di non riuscire mai ad annoiarmi o a sembrarmi prolisso. Anche quando tutti lo accusano di questo, qui come nel bellissimo Zodiac, lui proprio non ci riesce a farmi sbadigliare.

Il "bello" di Benjamin Button sta nella totale innocenza e schiettezza, del personaggio come del film. Nell'insistenza con cui Fincher evita di farsi trascinare dalla facile tentazione di dirigere un film macchietta, fatto di continue trovate originaligenialifresche, e sceglie invece la via della normalità, del presentare come ovvio, netto, inevitabile un fatto completamente senza senso. Non c'è spiegazione, non c'è accanimento sull'idea come metafora di chissà cosa, c'è solo la vita normale di un uomo anormale. Ed è forse questo il maggior pregio e il maggior limite di un film che ti stupisce per come sia lontano da quel che t'aspetteresti e ti delude perché in fondo ti sembra che da quell'idea non si stia cavando nulla.

Fincher racconta la vita di un uomo che nonostante la sua diversità cerca quello che cerchiamo tutti. Parla dei suoi fallimenti e delle sue esperienze, mette in scena la malinconica e disperata ineluttabilità che ci accomuna. Nel farlo, sciorina quasi tre ore affascinanti, ammorbanti, incostanti, nelle quali si alternano passaggi molto intensi, per esempio gli incontri "falliti" fra Benjamin e Daisy, e altre scene più ordinarie e meno sentite, a cominciare dal momento in cui finalmente le due vite s'incrociano, raccontato in maniera mediocre, pacchiana, "staccata" quasi a voler dichiarare fin da subito come non ci sia modo di uscirne vincitori.

Un film stranissimo nella sua normalità, che sembra costantemente in procinto di sprofondare nella melassa insopportabile, ma riesce sempre in qualche modo a tenersene fuori, o per quella manciata di belle trovate (l'orologio e la guerra, l'ometto e i suoi fulmini, gli "e se" e quello sguardo disperso), o per l'atmosfera subdola che scivola sotto pelle, o perché Brad Pitt l'è proprio bravino, o perché comunque, di fondo, si respira un senso di malinconia, di fallimento, di non potercela proprio fare, che ti mette a disagio dall'inizio alla fine. Non sarà un capolavoro, non sarà un grandissimo film, non sarà quel che sarà, ma avercene, di non capolavori e non grandissimi film come questi.

E poi stiamo parlando di un film in cui Cate Blanchett interpreta la donna più bella del mondo. E come posso non apprezzare un film in cui Cate Blanchett interpreta la donna più bella del mondo? Non posso. E infatti io lo apprezzo, un film in cui Cate Blanchett interpreta la donna più bella del mondo. Quindi, apprezzo Il curioso caso di Benjamin Button, un film in cui Cate Blanchett interpreta la donna più bella del mondo.

P.S.
Al cinema Arcobaleno di Milano proiettano Il curioso caso di Benjamin Button in lingua originale. Tutti i giorni, a tutti gli spettacoli. Esatto, ce l'hanno proprio fuori in lingua originale. Solo in lingua originale, non anche. Senza sottotitoli. O sono completamente pazzi, o Porta Venezia è diventata roccaforte degli immigrati anglofoni, o sono completamente pazzi. Io comunque approvo, apprezzo e, nel mio piccolo, supporto e foraggio. Ah, il 13 marzo esce in tutta Italia Gran Torino. E se nel frattempo questi non rinsaviscono, per il film di Clint Eastwood è previsto lo stesso trattamento. Stima.

19.2.09

Good Bye, Lenin!

Good Bye, Lenin! (Germania, 2003)
di Wolfgang Becker
con Daniel Brühl, Katrin Saß, Chulpan Khamatova, Florian Lukas, Maria Simon


Good Bye, Lenin! è un filmetto delizioso, un'adorabile commedia agrodolce, tutta basata su un assurdo estremizzare qualcosa che spesso, nella vita, capita di fare, specie nel relazionarsi ai propri genitori. Raccontare una balla, ricamarci sopra, infiocchettarla per bene, perché convinti che la verità sia tremenda, inconcepibile, insopportabile. Alex vuole bene a sua madre ed è terrorizzato dall'idea che l'impatto con la realtà possa farla ripiombare nel coma da cui è appena uscita. Per questo le nasconde in tutti i modi quanto avvenuto durante la sua "assenza", inscenando una recita tragicomica che maschera la caduta del muro di Berlino sotto una coltre di balle, trucchi e mistificazioni create ad arte.

Nel far questo, Alex finisce per farsi prendere da delirio d'onnipotenza, prova a controllare e manipolare tutto quel che gli gravita attorno e neanche si rende conto di stare riuscendo nel suo intento, ma in una maniera del tutto diversa da quella che si aspettava. Perché il punto non sta nella riuscita dell'illusione, quanto nell'averci provato, nell'aver fatto capire a Christiane quanto suo figlio le vuole bene. Una verità dolcissima e superiore per importanza a qualsiasi altra cosa.

Semplice, divertente, toccante, Good Bye, Lenin! è un gran bel film, che punta tutto sulla semplicità, la tenerezza, la simpatia dei suoi personaggi. E in questo funziona benissimo, anche se magari la voglia di alzarti e tirare un ceffone a 'sta madre innamorata di un'epoca che per fortuna si è chiusa ti viene anche.

18.2.09

God Of War: Chains Of Olympus

God Of War: Chains Of Olympus (SCE, 2008)
sviluppato da Ready At Dawn


God Of War: Chains Of Olympus è un ottimo esempio del fatto che è possibile realizzare edizioni PSP di giochi PS2 senza per questo ridursi a produrre monnezza convertita come capita. Non che ci fosse particolarmente bisogno di dimostrarlo, anche perché in fondo di esempi ormai non ce ne sono nemmeno pochissimi, ma certo quando vedi che il tal gioco "arriva finalmente su PSP" un po' ti scorre il brivido lungo la schiena. E invece, cazzo, Chains Of Olympus è un giocone di quelli oni per davvero, talmente one che, azzardo, m'è piaciuto più di God Of War II.

Certo, l'impatto grafico è inferiore, ma se ci si rapporta allo schermino e al pezzetto d'hardware su cui lo si osserva, beh, rimane una roba fuori scala. E la spettacolarità, il senso epico, il respiro della narrazione non pagano minimamente dazio, anzi. In più c'è il ritorno a quei bei filmati "pittati" che si vedevano nel primo episodio e la cui mancanza nel secondo mi ha dato tanto da soffrire. Si racconta di cosette e cosacce avvenute prima dell'esordio di Kratos su PS2, con tanto di finale che va a ricollegarsi direttamente a quel prologo "suicida", e lo si fa per benino, anche se - come nella maggior parte dei prequel - si respira un po' un senso d'inutilità narrativa.

E ovviamente si gioca, tanto e bene, tutto sommato altrettanto bene. Chiaro, l'assenza di una levetta analogica costringe a un piccolo compromesso, ma intanto in Chains Of Olympus c'è forse la prima arma secondaria degna di questo nome nella storia di God Of War. E hai detto niente. Più in generale, le abilità e i vari poteri sono una goduria, così come rimane sempre piacevolissimo affrontare i combattimenti. Non c'è un briciolo di frustrazione, nulla di paragonabile allo sfrangiamento di palle dell'Ade, e ci sono perfino un paio di piccoli puzzle sfiziosi, anche se la "scala" degli enigmi non prova neanche per un attimo a imitare certe costruzioni enormi viste su PS2.

Se proprio bisogna individuare un limite, del resto, sta nel fatto che si paga un po' la dimensione portatile nella dimensione delle ambientazioni, che non offrono la complessità vista negli altri due episodi. Tutto appare molto lineare e segmentato e in questo - ma solo in questo - il gioco perde sicuramente un po' di fascino rispetto a quanto visto altrove e dà l'impressione di essere il fratello scemo.

Ecco, il God Of War perfetto me lo immagino con il design delle armi di Chains Of Olympus, la forza narrativa del primo episodio, la sboronaggine devastante del secondo e la potenza grafica di PS3. Vediamo che combinano col terzo.

17.2.09

Frost/Nixon

Frost/Nixon (USA, 2008)
di Ron Howard
con Frank Langella, Michael Sheen, Sam Rockwell, Matthew Macfadyen, Oliver Platt, Kevin Bacon


A un certo punto della sua carriera, Steven Spielberg ha cominciato ad alternare evidenti puttanatone a film più sentiti e personali. Mentre ti buttava lì un Amistad, uno Schindler's List, ci infilava in mezzo, girandoli fra l'altro spesso in contemporanea, roba con dinosauri, alieni giganti e donne pelate che prevedono il futuro. Personalmente non me ne sono mai lamentato, visto che comunque anche la peggior cacata di Spielberg mi sembra mantenga sempre una sua bella dignità. Ora mi si vorrebbe far credere che Ron Howard stia facendo lo stesso e che valga la pena di appesantire l'universo con pozze di vomito del livello de Il codice Da Vinci se è il prezzo da pagare per potersi poi gustare una cosa come questo Frost/Nixon. Sarà vero?

Non lo so mica. Se è vero, lo è perché più o meno tutti gli attori in Frost/Nixon sono molto, molto bravi. Non so quanto siano fedeli a ciò che interpretano, e magari Nixon non era così ingolfato nel parlare o Frost non faceva tutte quelle faccette, ma mi son piaciuti proprio tutti, dal primo all'ultimo, dall'Oliver Platt al (sempre ottimo) Sam Rockwell. E insomma, sì, dai, anche solo per gustarsi le interpretazioni, vale ben la pena di vedere 'sto film. In originale, ché vedere doppiato un attore che imita un personaggio storico non ha davvero alcun senso.

Epperò tutto questo sta incastonato in un film abbastanza ordinario. Il solito film che tende a decontestualizzare l'episodio da quel che gli sta attorno, concentrandosi su un paio di persone e rendendole il centro del mondo, evitando di circostanziare gli eventi non da poco che racconta. Il solito film in cui c'è un protagonista apparentemente un po' fesso, che viene preso a ceffoni dal "cattivo", e poi però ha il rigurgito d'orgoglio e senso civico e, insomma, in fondo non è poi così fesso e, grazie a un allenamento con montaggio in stile Rocky, nel combattimento finale va a dominare e vincere.

E insomma, io David Frost non lo conosco, ma da quel che leggo non mi pare sia così fesso. Oh, poi non c'è problema, si sopravvive alla scarsa verosimiglianza, il problema più che altro è che, ripeto, Frost/Nixon è un filmetto ordinario, che ha sicuramente il pregio di rendere estremamente cinematografico del materiale televisivo (e teatrale), ma lo fa anche nella maniera più semplice e banalotta possibile. E mi pare insomma un po' sopravvalutato, soprattutto in America, sull'onda della materia trattata e delle scintillanti prove d'attore. E sì, certe interpretazioni meritano di essere gustate, ma io mi chiedo: ne vale la pena, se poi ci dobbiamo sorbire la probabile valanga di merda che sarà il prossimo film di Ron Howard tratto da Dan Brown con protagonista Tom Hanks? Senza dinosauri?

14.2.09

Ad personam

Su richiesta di Mensola, ho aggiunto un ulteriore cazzetto nella colonna di destra, in cui segnalo gli ultimi cinque miei articoli pubblicati su Nextgame. Lo aggiorno a mano, quindi metà delle volte mi scorderò di farlo, ma meglio che niente. Baci.

13.2.09

Gears Of War 2

Gears of War 2 (Microsoft Game Studios, 2008)
sviluppato da Epic Games - Cliff Bleszinski


"Bigger, better, bla bla bla". L'han detto tutti, lo dico anch'io: Gears Of War 2 è proprio quello, è un gran casino di roba in più, di roba più grossa, di roba. Sangue, proiettili, esplosioni, personaggi, avvenimenti, colpi di scena, morti e dispersi. Non ha la potenza che aveva il primo, perché il primo era, beh, il primo, e aveva quella grafica, quella faccia, quel modo di fare le cose, quel suo non essere certo rivoluzionario, ma di sicuro in grado di colpire. Qui c'è un seguito, c'è tutto quel che ci deve essere in un seguito e ci sono un po' di cose piacevoli che è bello avere.

C'è il fatto di combattere faccia a faccia coi bestioni, quelli che nel primo episodio erano roba intoccabile che si vedeva sullo sfondo o faceva magari da boss. No, qua li prendi a schiaffi, uno per uno, e li fai fuori tutti. C'è il tentativo di dare più corpo alla storia, costruendo qualche momento intenso, provando a infilare un taglio adulto in mezzo a tutto il delirio di battutacce da Schwarzenegger degli anni d'oro. E il tentativo funziona anche abbastanza bene, viaggiando costantemente sull'orlo del ridicolo, ma tutto sommato senza mai crollare rovinosamente nel baratro. Certo, rimane l'impressione che 'sto tuffo nel crudo melodramma alla fine c'entri poco, e che il suo meglio Gears Of War 2 lo dia quando si dedica alle battutacce (che personalmente ho trovato molto più divertenti rispetto a quelle del primo episodio).

Per il resto, che gli vuoi dire? È uno sparatutto, in cui si spara e si distrugge. Fa il suo dovere senza esaltare particolarmente ma divertendo bene o male dall'inizio alla fine. Vero, ha una gestione abbastanza oscena dei compagni di squadra, che o fanno tutto da soli o si fanno massacrare complicando le cose nella maniera più sbagliata possibile. Vero, la storia sembra un po' bucherellata, o comunque ha delle trovate che paiono davvero buttate lì, tanto per gettar carne al fuoco a casaccio in vista del terzo episodio. Però, caspita, ha tanti momenti assolutamente spettacolari e ha una durata appena appena troppo lunga per la mia sempre più bassa soglia di tolleranza, ma non abbastanza lunga da farmi desiderare il god mode.

E ha il solito ottimo multiplayer cooperativo, che sto ovviamente affrontando in Insane assieme al fido Holly. Bello, divertente, impegnativo, approvato. Anche se si continua a non capire perché sia necessario dare la morte istantanea nelle parti in cui ci si separa. Anche se ci sono dei passaggi totalmente frustranti in cui non c'è altra via che fare la cosa giusta al momento giusto. Anche se si bestemmia un po' tanto quando si perde perché un compagno guidato dalla I.A. s'è fatto ammazzare come un cretino. Anche se col livello di difficoltà impostabile "ad personam" crolla il mito dell'intelligenza artificiale che cresce di pari passo con il livello di difficoltà stesso (e io un po' ci credevo, via). Anche se non ci sono gli zombi.

12.2.09

Crackdown

Crackdown (Microsoft Game Studios, 2007)
sviluppato da Realtime Worlds - David Jones, Billy Thomson


Super Mario Bros, in città, col lanciarazzi, in versione nigga free roaming. Questo è Crackdown. Ed è uno spettacolo. Un gioco a propulsione assolutamente diesel, che in partenza non ti fa capire fino in fondo quanto possa essere divertente, un po' per i limiti di crescita del personaggio, un po' per lo stile grafico intrigante ma forse non compiuto fino in fondo. Ma anche un gioco che cresce in maniera esponenziale e clamorosa, che svela col tempo tutta la ricchezza e la libertà delle sue meccaniche.

Appena appena si potenziano due o tre abilità, ci si ritrova a saltare in giro come dei cretini, a sparare missili da tutte le parti, a sollevare automobili e lanciarle per aria, a divertirsi come pazzi. E lì si scopre un gioco estremamente libero, che ti permette di affrontarlo come meglio credi, nell'ordine che preferisci, dedicandoti a questo o a quel compito, impuntandoti sulle minchiatine da trovare o sugli achievement, piuttosto che sulle diciottomila missioncine alternative o, ovviamente, su quelle principali.

Un gioco che lo finisci, perché fai fuori tutti, e poi ti svela il gioco vero, quello che sta sotto, quello fatto di questo ambiente in cui te ne vai in giro come un supereroe, svolazzando e saltellando in preda a un delirio di onnipotenza. Un gioco che quando t'arrampichi in cima a quella torre ti fa davvero stringere il culo per le vertigini come nessun altro. Un gioco in cui bene o male, all'interno dei suoi confini, puoi fare davvero quel che ti pare, divertendoti qualsiasi cosa tu faccia. Insomma, un gioco vero e proprio.

Che ce li ha, i suoi limiti, eh, anche perché le missioncine-ine-ine alla fin fine sono un po' una rottura di palle tutta uguale, perché per metterti a cercare ogni singola minchiata devi averne proprio tanta, di voglia di achievement, perché quel sistema di puntamento delle armi lascia un po' a desiderare e perché, inutile negarlo, sotto sotto c'è un po' di ripetitività. Ma avercene, cazzo, di roba del genere, che se ne frega di accodarsi al trend, che sceglie una sua via ben precisa e la percorre tanto bene, che s'interessa del solo, puro e semplice divertimento. Che convince uno come me, che del free roaming s'è rotto i coglioni più o meno a metà di Grand Theft Auto III.

E adesso, che faccio? Voglio dire, dopo questo e Dead Rising, come faccio a giocare a un'altra roba di quel tipo, che la si voglia chiamare "free roaming", "sandbox", "cazzeggio" o quel che è? Un'altra di quelle produzioni con quella faccia di merda che hanno quelle produzioni? Ma soprattutto, un gioco del genere in cui non ci siano gli zombi e non si possa saltare fra i tetti dei palazzi sparando colpi di bazooka in faccia alla gente?

11.2.09

Bobby

Bobby (USA, 2006)
di Emilio Estevez
con un sacco di gente famosa


Ho sempre fatto un po' fatica ad apprezzare fino in fondo i film straripanti di guest star. Sarà magari un problema mio, ma quando passo buona parte del tempo a dire "ah, ma quello è..." e "quell'altro invece è quello che ha fatto...", poi finisce che il coinvolgimento emotivo, l'immedesimazione, il trasporto, fanno una gran fatica ad arrivare. È una cosa che per esempio mi ha dato abbastanza fastidio nella quarta stagione di Nip/Tuck, e che torna d'attualità in questo Bobby, film comunque interessante e per molti versi assai riuscito.

Bobby è il classico film corale, che mette assieme un centinaio di storie e due o trecento personaggi, li fa ruotare attorno a un evento forte, fortissimo, e costruisce il pathos per questo avvenimento "globale" lavorando proprio sulla normalità della gente comune e sul modo in cui si relazionano a quanto succede. E quanto succede, l'assassinio di Robert Kennedy subito dopo la vittoria in California, è un evento di quelli forti, fortissimi, che raccontato in questo modo non può che colpire il triplo rispetto a quanto farebbe un normale, manierista filmettino biografico.

Certo, lo si deve fare bene. E Estevez non è Altman, non è manco Anderson, ma è comunque uno che ci si mette di buzzo buono e tira fuori un film sentito, emozionante, che quando giunge all'apice ci arriva davvero per benino, giocandosi come deve tutte le sue carte. E per quanto si possa essere razionalmente un po' infastiditi dagli stereotipi, dalle guest star, da certe storielline strappalacrime viste mille volte, beh, a conti fatti, alla fine qualcosa funziona per davvero. Magari non scende la lacrimuccia, ma il petto si fa pesante. Hai detto niente, per uno che veniva da Il giallo del bidone giallo e Rated X.

10.2.09

The Orange Box

The Orange Box (Valve, 2008)
sviluppato da Valve


Io e Half-Life non andiamo d'accordo, c'è poco da fare. Sarà il tempismo, sarà la sfiga, sarà quel che sarà, ma in fondo quello è. Giocare Half-Life 2 è stato, per me, molto simile a giocare Half-Life. Giocarlo in ritardo, perché al momento giusto non avevo un PC in grado di farcela. Giocarlo dopo aver messo le mani su altro che nel frattempo aveva mostrato cose per certi versi molto simili (anche se, oh, Goldeneye è uscito un anno prima di Half-Life e Psi-Ops è quasi contemporaneo a Half-Life 2). Giocarlo con addosso un'aspettativa talmente alta che non puoi non rimanere un po' deluso. Giocarlo trovandolo sì, interessante, divertente, ricco d'atmosfera, in sostanza figo, però... però. Però.

Però sbadigliare un po', quando ogni singolo brano di gioco ti sembra uno spettacolo al primo impatto e ti sembra una menata tirata troppo per le lunghe dopo un po'. Ritrovarti a nuotare nel brodo allungato, che siano i carrelli del primo episodio o l'hovercraft/macchina del secondo. Pensare che scappare disperatamente fra i vicoli della città sia inizialmente molto figo ed emozionante, ma per l'appunto inizialmente, e che dopo un po' che scappi per 'sti vicoli in cui c'è una strada e una sola, beh, ti sei rotto le palle.

Gasarti perché c'è questo bel motore fisico, vedere una roba al di là di una cancellata, mettere delle casse una sopra l'altra, arrampicarti e scoprire che sopra alla cancellata c'è un cazzo di muro invisibile. Nel 2004. Quattro anni dopo Deus Ex. Pensare che portare avanti la storia facendo parlare i personaggi durante il gioco era molto figo nel 1998. Pensare anche che in dieci anni ti sei un po' rotto i coglioni di iniziare giochi stando fermo su veicoli in movimento e di ascoltare dialoghi chiuso in una stanza.

Ecco, sì, questa cosa in particolare: BASTA. Qual è la differenza fra un filmato in cui ti mostrano un dialogo poco interessante e l'essere costretto a stare rinchiuso in una stanza in cui non c'è un cazzo da fare mentre due personaggi parlano fra di loro di cose poco interessanti e tu puoi girargli attorno, menarli (senza che la cosa generi alcun risultato), aspettare, aspettare, aspettare e annoiarti? La differenza sta nel fatto che nel filmato, magari, c'è una regia, una scansione dei tempi, un protagonista che dice qualcosa, un tentativo di rendere le cose interessanti. Senza contare che il filmato puoi saltarlo. Se non vuoi fare i filmati, NON FARE I FILMATI.

Però, cazzo, che bello Half-Life 2. Che bello arrivare alla stazione dei treni e trovare quel mondo assurdo e angosciante. Che bello girare per questa città dalla caratterizzazione micidialmente paranoica e opprimente. Che bella grafica, anche se ha qualche anno, ma ha pure uno stile come poche altre. Che bello salire le scale, fuggire dal raid, correre sui tetti. Che bello sfrecciare sull'acqua (per un po', poi che palle). Che bello arrivare al ponte e correre a ennemila metri d'altezza (e scoprire che da quel punto in poi il gioco acquista un ritmo molto più coinvolgente). Che bello divertirsi a far casino con la Gravity Gun.

E che bello scoprire che i due mezzi seguiti hanno un ritmo più indiavolato e coinvolgente, oltre che una serie di belle idee in grado di renderli qualcosa più che squanfidi data disk. Che bello provare a fare l'achievement "The One Free Bullet", divertirsi un sacco nel tentativo, fallire miseramente quando, preso dalla disperazione, ti metti a sparare come un pazzo contro un insetto gigante. Che bello quello spettacolare combattimento in piazza contro questi enormi bestioni che spaccano tutto. Che bello che in qualche modo, in mezzo al brodo, in mezzo a tanto gioco, ci riesca in fondo ad essere quasi, forse, non ne sono convinto, ma forse sì, una storia con un minimo di crescendo. Insomma, che bello che bello che bello, anche se per qualche motivo non è completamente nelle mie corde e non riesce ad andare nel gruppetto dei miei giochi più belli che belli più belli.

E poi qua dentro c'è pure Team Fortress 2, che è una roba spettacolare e divertentissima, ma su cui non mi esprimo più di tanto perché davvero non è il pane mio. Gli FPS online, a parte qualche caso sporadico (Quake 3, Enemy Territory), non mi hanno mai preso più di un tot. E anche questo oltre al tot non c'è andato, pur divertendomi molto. E poi non ci sono gli zombi. E a che serve, ormai, un gioco del genere senza zombi?

Ah, sì, c'è anche Portal, che è una cosa davvero incredibile, di cui il mondo ha parlato in toni incredibili e che si merita tutte le incredibili parole spese. No, questo non mi ha deluso perché mi aspettavo il secondo avvento. Non ho trovato il secondo avvento, magari, ma ho trovato per davvero un'idea eccellente sviluppata in maniera mirabile. Gran design di livelli e ambientazioni, stile grafico delizioso, umorismo incredibilmente azzeccato... funziona tutto a meraviglia.

Funzionano le cazzatine, funziona la costruzione degli enigmi, funziona il tormento della voce che tenta di rimetterti in riga, funziona il tentativo di raccontare una storia affascinante senza, di fatto, raccontarla. Se proprio proprio devo trovargli un limite, è che finisce troppo presto. Non ho problemi con la brevità di suo, anzi, io son contento se un gioco finisce ben prima di cominciare a sfrangiarmi le palle. Ma in questo caso l'impressione è che alcuni aspetti, alcuni sviluppi possibili dell'utilizzo di quel fantastico fucile, beh, vengano appena sfiorati, accennati e siano di fatto sottosfruttati. Ma insomma, si cerca il pelo nell'uovo, soprattutto considerando che si tratta di un gioiello infilato in una confezione che ne contiene cinque. E che ho pagato trenta euro.

9.2.09

Revolutionary Road

Revolutionary Road (USA, 2008)
di Sam Mendes
con Leonardo Di Caprio, Kate Winslet, Michael Shannon


L'angoscia della normalità, del sentirsi inadeguati a un ambiente che non riteniamo adeguato a noi, del volere altro, di più, del non capire la vita che ci scivola tragicamente addosso, del pagare errori che neanche ci rendiamo conto di aver commesso, del non voler, poter, dover. La fame, insaziabile, insopprimibile di raggiungere un sogno lontano, il cui pensiero per un attimo ti fa tornare la gioia di vivere anche le semplici sciocchezze. Il caso, il destino, il costruirlo con le proprie mani senza rendersene conto, il piangersi addosso e nascondersi nel vittimismo, il panico del tempo che scorre e non perdona, l'ansia del non saper dare un senso alla propria vita. La morte, che improvvisamente comincia a sembrare uno spettro tangibile, che si avvicina attraverso il parabrezza mentre nello specchietto ormai non vedi più l'immortalità dell'adolescenza. La mediocrità, l'incapacità di vedere il bello fra le sue maglie, la predestinazione all'angosciosa autodistruzione. Il male, fatto, puro e finito, nascosto, annidato in tutto il bene che non si riesce a vedere. L'ansia e la putrefazione dello spirito, la pattumiera emozionale, il vortice della merda. "This film is so good it is devastating."

Film sorprendentemente asciutto, pulito, privo di sacchetti di plastica che svolazzano e pozzi di petrolio in fiamme, non si capisce bene se per maturazione del Mendes o per il di lui rispetto nei confronti del mastodontico romanzo di Richard Yates. Mendes che, fra l'altro, dipinge immagini incredibili, racconta scene dalla potenza assurda, anche senza bisogno di strizzare troppo l'occhio. E almeno tre grandi attori. E un signor adattamento cinematografico. E un film che ti cresce dentro, che passa un'oretta a sventolare spore in giro e poi, implacabile, un'altra oretta a far esplodere la mostruosità dell'angoscia, del panico, del malessere. Filmone, nonostante i bambini con l'accento romano e la voglia di ascoltare Di Caprio e Kate Winslet, invece di Francesco Pezzulli e Chiara Colizzi. Anche se Pierfrancesco Favino fa un bel lavoro con un ruolo difficile. Ma cazzo, basta, non mi fregano più, lo prometto.

6.2.09

I miei award dei videogGgiochi del 2008

Già che siamo usciti con gli awardz su Nextgame, faccio qua i miei, così, per spirito corporate. Completamente a caso, come vengono, a volte coi runneruppe, a volte no, a volte con la spiegazione, a volte no. Giusto perché almeno ho qualcosa da pubblicare questa settimana. Sono graditi commenti e insulti. Soprattutto insulti.

Il miglior gioco del 2008 fra i pochi che ho giocato
Left 4 Dead
Mai giocato un FPS online per più di un mese, a parte forse Quake 3 e il primo Enemy Territory. A questo gioco da novembre. In più ci sono gli zombi. Gioco dell'anno.

Il miglior gioco del 2008 che ho giocato nel 2009
Metal Gear Solid 4
Vabbé, siamo a febbraio, non è che abbia avuto molto tempo per giocare altro. Comunque è figo.

Il miglior gioco del 2008 di cui ho giocato solo metà (o poco più) perché dovevo scrivere l'anteprima
Mirror's Edge

Il miglior gioco non del 2008 che ho giocato nel 2008
Super Mario Galaxy

Runneruppe: Bioshock, Crackdown, The Orange Box

Il gioco del 2008 che ho giocato di più online
Left 4 Dead e/o FIFA 09
Ne ho giocati parecchio pure altri, ma questi sono gli unici che gioco ancora. Oddio, ci sarebbe pure NBA 2K9, ma in realtà quello ho iniziato a giocarlo tanto online solo di recente.

Il gioco del 2008 che ho giocato più malvolentieri solo perché mi ero impuntato a fare gli achievement
(Quella merda colossale di) Guitar Hero World Tour
E ancora non ho finito.

Il gioco del 2008 che mi ha fatto sentire più intelligente, soddisfatto, contento di essere appassionato di questa cosa tanto poetica e artistica che sono i videogiochi anche se in fondo col senno di poi si può pure criticare abbestia
Braid
Che comunque è e rimane una roba davvero bella.

Il momento "a bocca aperta" del 2008
La baia di San Francisco in Resistance 2. Un momento di stupore vero in un gioco che per il resto poteva pure non esistere.

La grafica che più mi è piaciuta e non mi interessa se tecnicamente non è 'sta figata del 2008
Mirror's Edge
Su, dai, stile, design, colori, è tutto troppo bello.

Runneruppe: Braid, Metal Gear Solid 4

Il miglior sonoro del 2008
Left 4 Dead
Anche solo per il modo in cui cambia la musica a seconda della situazione, e in maniera diversa per ogni singolo giocatore.

La miglior grafica che però, oh, proprio non riesco a farmi piacere del 2008
Prince Of Persia
Il più brutto cel-shading bello di sempre.

Il mio gioco preferito del 2008 fra quelli che non ho giocato
World Of Goo

Il gioco del 2008 che non ho giocato e ho più voglia di giocare
Mirror's Edge non vale perché ne ho giocato più di metà, quindi direi Prince Of Persia o Dead Space, solo per il gusto di poterne poi parlare male.

Il gioco del 2008 che sono sicuro che se ci giocassi alla fine mi ci divertirei ma ha una faccia che proprio non mi attira per niente
Fallout 3 e Dead Space a parimerito.

Il miglior gioco del 2008 che ho giocato solo perché dovevo recensirlo e altrimenti non l'avrei giocato
Ninja Gaiden Dragon Sword

Runneruppe: Naruto: Ultimate Ninja Storm, Wii Music

Se non mi pagassero per farlo mi incazzerei per averci giocato, ma visto che mi pagano per farlo sono tutto sommato contento di averci giocato (nel 2008)
Alone In The Dark: Inferno

Delusione dell'anno 2008
Guitar Hero World Tour
Merda fumante.

Le risate più grosse di fronte all'idea che in pieno 2008 questa roba sia considerata matura e adulta
The Witcher Enhanced Edition

La miglior cazzata arrivata in ufficio nel 2008
La scatola con dentro la bambola di Alma, i disegnini e i gessetti colorati.

Runneruppe: La scatola di biscotti bruciacchiata di Resistance 2 con dentro le foto d'epoca, il giornale e i documenti, Il kit della scientifica di Unsolved Crimes con tanto di cerata, guanti, pinzette e altro.

La cosa di cui nel 2008 si parla di più coi colleghi quando non si sta parlando male di colleghi non presenti
La noia dei recenti giochi Ubisoft (ne avessi giocato uno, fra l'altro).

Il gioco che più aspetto a inizio 2009
Resident Evil 5, ma solo perché lo giocherò in cooperativa con Holly.

Altre cose che ho giocato nel 2008 e si meritano di essere menzionate (e sicuramente mi dimentico qualcosa, ma se me la dimentico ci sarà un motivo):
Blitz: The League II
Geometry Wars: Retro Evolved 2
God Of War: Chains Of Olympus
Killzone Liberation
LocoRoco 2
LostWinds
Phoenix Wright
, tutti
Riff: Everyday Shooter
Rock Band
Rock Band 2
Sam & Max Season One
Scene It? Campione d'incassi
Stranglehold
The Riddle Of Master Lu