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Follia controllata

Agents of S.H.I.E.L.D. 02X05

A Hen in the Wolf House

Tutto può cambiare

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30.7.10

Ferie

Il giopep abbandona voi, il computer-termosifone e la fantastica Milano estiva. Me ne vado una settimana in Abruzzo, poi torno per, boh, mezza giornata, poi me ne vado una settimana in montagna, poi torno per, boh, una giornata, poi me ne vado una settimana a Colonia. Poi torno. Credo. Non saranno comunque tre settimane di vuoto: pubblicherò (poche) cosette.

Ah, la mail non smette di funzionare: se qualcuno mi scrive per comprare questa o quella cosa fra quelle che trovate elencate in questo bellissimo post che trovate se cliccate qui su queste parole sottolineate ed evidenziate in grassetto, poi quando torno rispondo. Fra l'altro mancano ancora il post sui mobili e quello sulle riviste. Ma non ce l'ho proprio fatta a farcela.

A Colonia, comunque, ci vado per lavoro. No, così, tanto per.

29.7.10

giopep's Yard Sale - Fumetti

Prezzi bassissimi, stracciati, a volte pure inesistenti: l'importante è che ci si metta bene d'accordo per la consegna. In questo post ci trovate i fumetti. Non ho problemi a smollare blocchi interi così come singoli numeri, ed eventualmente a fare sconti. Parliamone.

Le altre sezioni del mercatino stanno qui.

Come si acquista dal giopep?
giopep@gmail.com e passa la paura. Anche per chiedere se quel manga è in quell'edizione là o in quell'altra lì. O per capire cosa intendevo dire con quel mucchio di parole scritte a caso mentre scleravo inserendo il centododicesimo fumetto nel post. E pure per trattare i prezzi, anche se a occhio mi sembrano più le robe che faccio pagare troppo poco rispetto a quelle che faccio pagare troppo, ma vai a sapere.

I singoli albi vengono tutti via a 1 euro l'uno più eventuali spese di spedizione. Se qualcuno si vuole comprare malloppi di più albi tutti assieme, come detto, arrivano sconti a catinelle. Il materiale si trova a Milano, io oggi vivo a Parigi ma torno in Italia ogni tot mesi e in quei momenti sono disponibile per consegne a mano o anche per spedizioni. Però, appunto, c'è la possibilità che vi tocchi aspettare. Ma, oh, prima o poi torno.

Comics (in versione italiana)
DC:
Arsenale
Batman (Play Press) - Numeri da 0 a 82 (Serie completa)
Batman Ora Zero - Numeri 1 e 2 (Serie completa)
Batman: Cataclisma
Body Doubles
Catwoman (Play Press) - Numeri da 1 a 21 (Serie completa)
Doctor Mid-Nite
Il giorno del giudizio
Indentity Crisis - Volume 1
JLA: Corpi estranei
L'ultima notte
Outsiders - Volume 1
Secret Origins
Shado: Il canto del drago - Numeri 1 e 4
Superman Classic (Play Press) - Numeri da 24 a 33
Superman (Play Press) - Numeri da 1 a 125 (Serie completa)
Superman Nuova Serie (Play Press) - Numeri da 7 a 15

DC (Edizioni Planeta):
Catwoman - Numeri da 1 a 4
Crisi Infinita - Numeri da 1 a 4 (Serie completa)
Freccia Verde Speciale - Numeri da 1 a 6 (Serie completa)
Freccia Verde - Numeri da 1 a 7
Giovani Titani - Numeri da 1 a 5
JSA - Numeri da 1 a 4
Legion Of Super Heroes - Volume 1
Nightwing - Numeri da 1 a 4
Outsiders - Numeri da 1 a 4
Robin - Numeri da 1 a 4
Supergirl e la Legione dei super eroi - Numeri da 1 a 6
Superman - Numeri da 2 a 13

Image:
Extreme - Numeri da 1 a 12 (Serie Completa)
Image - Numeri da 1 a 48 (Serie Completa)
Gen 13 - Numeri da 0 a 31 + numero Extra (Serie Completa)
Rising Stars - Numeri da 1 a 5, 7
WildC.A.T.S - Numeri da 1 a 44 (Serie Completa)

Volumi speciali Image:
Backlash Vol. 1 e 2
Fuoco dal cielo - Prologo
Fuoco dal cielo - Epilogo
The New Stormwatch
Team 7: Un grido d'allarme
Wetworks

Marvel:
Fantastici Quattro - Numeri da 156 a 165, da 168 a 208, da 210 a 269
Le figlie del drago
Iron Man (1995) - Numeri da 1 a 5 (Serie completa)
Vendicatori: La traversata
L'invincibile Iron Man - Numeri 1 e 2 (Serie completa)
Iron Man: Direttore dello Shield
Marvel Mix: Gambit - Numeri da 1 a 4
Marvel Mix: X-Man - Numeri da 1 a 3
Nyx: Senza famiglia
Thor/Il mitico Thor/Thor e i nuovi Vendicatori (Marvel Italia) - Numeri da 34 a 77
L'Uomo-Ragno Deluxe - Numeri da 30 a 40

Ultraverse:
Ultraverse (Star Comics) - Numeri da 1 a 12 (Serie completa)
Freex (General Press) - Numeri da 1 a 5 (Serie completa)
Strangers (General Press) - Numeri da 1 a 8 (Serie completa)
Prime (Marvel Italia) - Numeri da 0 a 2 (Serie completa)
Ultraforce (Marvel Italia) - Numeri da 0 a 3 (Serie completa)

Speciali Ultraverse:
Exiles (General Press) -
Ultraverse (Marvel Italia) - Numeri da -1 a -3

Valiant:
Magnus - Il nemico dei robot
Solar - L'uomo dell'atomo
Turok - Numeri da 1 a 20 (Serie completa)
X-O Il guerriero - Numeri da 0 a 13 (Serie completa)

Vertigo:
La crociata dei bambini - Volume 1

Altro:
Buddy Bradley - Volumi 2 e 3
Bulletproof Monk
Classwar
FAKK 2
The Adventures of Luther Arkwright - Numeri da 1 a 4 (Serie completa)
Una storia violenta

Manga
Cat's Eye (Occhi di gatto) - Numeri da 1 a 4 e da 6 a 16
Dai: La grande avventura - Numeri da 1 a 3
Family Compo - Numeri da 3 a 14
Fushigi Yugi - Numeri da 1 a 26
Harlem Beat - Numeri da 1 a 13
Inuyasha - Numeri da 1 a 25
Kenshin: Samurai vagabondo - Numeri dal 5 al 28
Mikami - Numeri da 1 a 21 e da 25 a 43
Proteggi la mia terra - Numeri da 1 a 32 (Serie completa)
Zetman - Numeri da 1 a 3

Roba italiana varia
La sindrome di Caino - Volume 2

Roba varia
XIII - Volumi da 1 a 5, 9

Questo post è in costante evoluzione: capita che non abbia tempo di aggiornarlo e mettete quindi in conto la possibilità che mi chiediate qualcosa che ho già venduto. Di contro, potrei avere cose che non sono qui elencate: chiedere non costa nulla. Inoltre, potrei sempre aggiungere al volo cose che decido di voler vendere. Insomma, pucchiacche.

giopep's Yard Sale - Libri

In questo post ci trovate i libri. Li vendo tutti a metà del prezzo di copertina. Può andare?

Le altre sezioni del mercatino stanno qui.

Come si acquista dal giopep?
giopep@gmail.com e passa la paura.

Il materiale si trova a Milano, io oggi vivo a Parigi ma torno in Italia ogni tot mesi e in quei momenti sono disponibile per consegne a mano o anche per spedizioni. Però, appunto, c'è la possibilità che vi tocchi aspettare. Ma, oh, prima o poi torno.

Robe di Banana Yoshimoto:
Sonno Profondo - 4 euro
Tsugumi - 3 euro

Le cronache del ghiaccio e del fuoco - George R.R. Martin:
Il grande inverno (Brossurato) - 4 euro
Il trono di spade (Brossurato) - 4 euro
Il regno dei lupi (Brossurato) - 4 euro
I fiumi della guerra (Brossurato) - 4 euro
La regina dei draghi (Brossurato) - 4 euro
Tempesta di spade (Brossurato) - 4 euro
Il dominio della regina (Cartonato) - 9 euro
Il portale delle tenebre (Cartonato) - 9 euro
L'ombra della profezia (Cartonato) - 9 euro

Altro:
L'ombra del padre - Jan Dobraczynski - 5 euro

Vorrei sottolineare che i vari volumi delle Cronache della noia e della prevedibilità non sono miei. Aggiungo inoltre che a Parigi ho portato pochissimi libri, lasciandone a Milano letteralmente una valanga. Ci sono quindi buone possibilità che in futuro mi decida ad ampliare a dismisura questo elenco.

28.7.10

giopep's Yard Sale - DVD, VHS

Prezzi bassissimi, stracciati, a volte pure inesistenti: l'importante è che ci si metta bene d'accordo per la consegna. In questo post ci trovate DVD, VHS e roba simile. Le altre sezioni del mercatino stanno invece qui.

Come si acquista dal giopep?
giopep@gmail.com e passa la paura.

Il materiale si trova a Milano, io oggi vivo a Parigi ma torno in Italia ogni tot mesi e in quei momenti sono disponibile per consegne a mano o anche per spedizioni. Però, appunto, c'è la possibilità che vi tocchi aspettare. Ma, oh, prima o poi torno.

DVD Zona 1:
Alien Legacy - Cofanetto quattro film - 5 euro
Allen Iverson: The Answer - 2 euro
Die Hard - Cofanetto primi tre film - 5 euro
La cosa - Edizione speciale - 2 euro
X-Men - 2 euro

DVD Zona 2:
Heat - La sfida - 2 euro
Mission: Impossible 2 - 2 euro
Titanic - Edizione speciale due dischi - 2 euro
X-Men 2 - 2 euro

Blu-Ray:
Watchmen: Tales of the Black Freighter (Contiene anche Under the Hood) - 2 euro

Ok, le VHS sono svanite tutte ed è rimasto veramente poco o nulla. Questo post potrebbe comunque essere aggiornato a breve con un po' di novità. Forse.

27.7.10

giopep's Yard Sale - CD

In questo post ci trovate la musica. E mi fa un po' ridere, in quest'era di P2P, pensare che qualcuno possa volere gli scarti della mia collezione, ma vai a sapere. Le altre sezioni del mercatino stanno invece qui.

Come si acquista dal giopep?
giopep@gmail.com e passa la paura.

CD destinati a farmi ottenere due o tre euro l'uno al Libraccio o a finire direttamente alla discarica. Chi li vuole, può prenderseli IN OMAGGIO, perché a me piace diffondere la cultura. Se poi ci tenete a darmi un pagamento simbolico, di sicuro non lo sputo. Occhio, però: ve li dovete venire a prendere. Al limite sentiamoci e ci si becca al baretto. Non vado all'ufficio postale per regalarvi un CD. Al limite ci vado per spedirveli tutti assieme.

Il materiale si trova a Milano, io oggi vivo a Parigi ma torno in Italia ogni tot mesi e in quei momenti sono disponibile per consegne a mano o anche per spedizioni. Però, appunto, c'è la possibilità che vi tocchi aspettare. Ma, oh, prima o poi torno.

Antonello Venditti - Benvenuti in paradiso (non chiedete)
Simply Red - A New Flame
Simply Red - Stars
Sting - Mercury Falling
Tears For Fears - Elemental

Colonne sonore
Robin Hood - Prince of Thieves (quello con Kevin Costner e Bryan Adams)

Ok, i CD sono veramente pochi. Dato però che ho trasferito tutta la mia collezione in formato digitale e che ho lasciato quasi tutti i CD a Milano, può essere che mi decida a mettere a disposizione il malloppo, e si parla di centinaia di dischi. Vediamo. Nel mentre, se avete richieste, fatele. Sai mai.

26.7.10

giopep's Yard Sale - Videogiochi

Prezzi bassissimi, stracciati, a volte pure inesistenti: l'importante è che ci si metta bene d'accordo per la consegna. In questo post ci trovate i videogiochi. Le altre sezioni del mercatino stanno invece qui.

Come si acquista dal giopep?
giopep@gmail.com e passa la paura.

Il materiale si trova a Milano, io oggi vivo a Parigi ma torno in Italia ogni tot mesi e in quei momenti sono disponibile per consegne a mano o anche per spedizioni. Però, appunto, c'è la possibilità che vi tocchi aspettare. Ma, oh, prima o poi torno.

A 5 EURO L'UNO

Robivecchi PC

Lighthouse, edizione Sierra/Leader Classic collection
Redjack: Revenge of the Brethren

PC
Chronicles of Mystery: Il rituale dello scorpione
Supreme Commander 2
Titan Quest
Titan Quest: Immortal Throne
Warhammer Online: Age of Reckoning (con codice per 30 giorni)

GRATIS
Giochi PC allegati a riviste o copie promozionali di giochi console. I giochi console funzionano senza problemi su console "normali". Chi vuole, può prendersi questa roba IN OMAGGIO, perché a me piace diffondere la cultura. Se poi ci tenete a darmi un pagamento simbolico, di sicuro non lo sputo. Ah, importante: non è che mi diverta ad andare all'ufficio postale. Se qualcuno vuole prendersi tutti i promo, io glie li spedisco volentieri. Ma non chiedetemi di andare a imbustarvi un singolo CD per il privilegio di regalarvelo:

PC:
Gothic II (GMC)
Il padrino (WMG)

I videogiochi gratis vanno via come il pane. STRANO.

giopep's Yard Sale

Si è aperto ufficialmente ormai da tempo il mercatino delle cianfrusaglie di giopep, che non ha più il rettangolino lì a destra fatto apposta dal Fotone perché ho cambiato il template del blog e non c'era posto. Qua dentro ci infilerò tutto ciò di cui voglio liberarmi, tutto elencato e a prezzo variabile. Dove "variabile" potrà spesso anche significare "gratis, basta che ve lo veniate a prendere". Alcune cose erano a scadenza, nel senso che me ne dovevo liberare entro il termine del trasloco e sono quindi finite in discarica. Altre invece rimarranno lì a perenne monito. Altre ancora non ci sono, nel senso che questi post non sono stati completati quando ho finito di scoprire cianfrusaglie che spuntavano fuori dall'abisso e in futuro potrei sempre aggiungere altro di cui mi stufo. Magari quando lo faccio avviso su Facebook e Twitter, via. Per lo più sarà roba mediocre o di scarso valore, ma d'altra parte sarà ben per questo che me ne voglio liberare. Se poi a qualcuno interessa, son ben contento di regalare gioia al prossimo. Altrimenti discarica.

Come si acquista dal giopep?
giopep@gmail.com e passa la paura.

Tendenzialmente, se vi venite a prendere la roba o se ci vediamo una sera per una pizza e birra e ve la porto siamo tutti contenti. Anche se magari un mobile dell'Ikea non è troppo il caso di scambiarselo in pizzeria. Sono disposto anche a spedire, però per cose che ne valgano la pena: non chiedetemi di andare all'ufficio postale per inviarvi un fumetto che vi vendo a un euro o vi regalo. Posso però farlo per quantità più ingombranti (anche di roba che vi vendo a un euro o vi regalo, eh!). Va comunque aggiunto che ormai vivo a Parigi, quindi eventuali consegne a mano e/o spedizioni potranno avvenire solo nei momenti in cui torno in Italia (capita ogni tot mesi).

Qua sotto trovate i comodi link alle pagine dedicate alle categorie. Ché altrimenti c'era troppa roba nella stessa pagina. Se un link non funziona, funzionerà. Forse.

CD
DVD / VHS / ROBE SIMILI
FUMETTI
LIBRI
MOBILI
RIVISTE
VIDEOGIOCHI

Oh, neanche un'ora dalla pubblicazione del post sui videogiochi e già li ho piazzati quasi tutti. Però non vale, ho usato il cheat.

23.7.10

Mariocast

Ultimo episodio prima della pausa estiva per Outcast Magazine. Si parla di tante cose, non ve ne dico manco una. Andatevelo ad ascoltare, o andatevi a leggere la descrizione qua.

Non si possono fare le quattro di notte per lavorare a 'ste puttanate. Datemi una vita.

19.7.10

The race for a new game machine


The race for a new game machine (USA, 2009)
di David Shippy e Mickie Phipps.

Nel 2001, Ken Kutaragi sognava in grande. Voleva che la terza PlayStation offrisse la potenza tipica di un supercomputer, ovvero uno di quei bestioni che le università conservano a bassa temperatura in giganteschi stanzoni dedicati ai più ingarbugliati calcoli scientifici. Per soddisfare le sue richieste Sony, Toshiba e IBM formarono una alleanza, affidando a David Shippy il compito di coordinare 400 milioni di dollari e oltre 1000 ingegneri nello sviluppo di una CPU capace di macinare numeri come niente altro al mondo. Attirato dalla prospettiva di poter lavorare su una architettura completamente nuova Shippy accettò, non immaginando che i tre anni successivi sarebbero stati i più estenuanti ed esilaranti della sua carriera. Dopo un anno di intenso lavoro IBM acquisì infatti un secondo cliente: la Microsoft, che desiderava una CPU altrettanto potente per la sua Xbox 360. Di conseguenza Shippy si ritrovò a gestire un clamoroso segreto aziendale in cui i fedeli samurai giapponesi lavoravano inconsapevolmente per e a fianco dei loro più acerrimi rivali. The race for a new game machine è un susseguirsi di proiettori strappati di corsa dalle loro sedi per nascondere slide compromettenti, pigiama party segreti, top manager di IBM che non capiscono un cazzo ma debbono per forza imporre la loro idea e file system modificati durante il SuperBowl, con un Kutaragi che manda a monte mesi di lavoro perchè "8 unità sembrano meglio di sei, anche se nessuno le userà mai" e uno Shippy che si morde la lingua ogni volta che incappa in un problema tecnico insormontabile già risolto dall'altra squadra.
Non manca nemmeno un capitolo dedicato alla filosofia "Victory or Death" di Microsoft, pronta ad uscire con 6 mesi di anticipo sulla rivale anche a costo di digerire qualche rosso e circolare problema tecnico.
L'estrazione tecnica e manageriale dell'autore si riflette in una prosa un pò ingessata, in cui si insinuano troppi suggerimenti motivazionali che sembrano presi dai più beceri libri di formazione dei leader, ma il libro rimane una lettura spassosa, soprattutto oggi, un miliardo di dollari dopo aver scoperto che il Cell è tanto apprezzato da chi deve calcolare la direzione della marea nera nel golfo quanto detestato dai programmatori di giochi, che preferirebbero buttarcisi, nella marea, pur di non aver a che fare con il magico ma astruso sogno di Ken.
Una storia di concreta follia industriale insomma, scritta dall'uomo a cui si deve il cervello di 360, PS3 e Wii, ovvero il sordido e ultimo responsabile di mille ore perse nella nostra recente vita.

Il segreto dei suoi occhi

El secreto de sus ojos (Argentina/Spagna 2009)
di Juan José Campanella
con Ricardo Darín, Soledad Villamil, Pablo Rago, Guillermo Francella


Il segreto dei suoi occhi è un film convinto di essere molto bello, molto ben scritto, molto ben recitato, molto ben diretto. Ha anche convinto parecchia gente di questa cosa, tanto da arrivare a vincere l'Oscar per il miglior film straniero sopra a Il nastro bianco (santoddio) e a Il profeta (che non ho visto). Poi, ok, lo capisco anche, è sicuramente un film più facile e vendibile, e se hai dato un Oscar a Roberto Benigni non lo vuoi dare a Juan José Campanella? Certo che glie lo dai. Però anche no, eh, essù.

Il campanello di Campanella, comunque, non ha convinto solo chi l'ha votato nell'Academy, ma pure quelli che gli han fatto raggiungere 8.4 su IMDB, quattro stelle su Flixster e chissà quali altri mirabolanti risultati altrove. È piaciuto pure a Roger Ebert, che gli ha messo quattro stelline e ha argomentato per benino. Quindi probabilmente non capisco nulla io e potremmo chiuderla qui. Ma io non la chiudo qui. Proprio per niente. Perché senza tutti quei pareri positivi, avrei creduto a quell'aria da Ispettore Derrick che avevo respirato guardando il trailer e me ne sarei rimasto a casa. E invece no, mi ci avete fatto andare. E adesso ve la beccate, la mia sbrodolata.

Parliamo, per esempio, di come è scritto, questo film. Che all'inizio ti fa pure quasi credere sia intelligente, col modo in cui si ride addosso su quella voce narrante pomposa e leccatina, ma poi parte per la tangente del melodramma con la musica tutta intensa e le mezze frasi e le coincidenze che tarpano le ali all'amore che neanche in una canzone di Alanis Morissette e gli sguardi languidi e lei che corre dietro al treno e come si fa a vivere una vita vuota e guarda io non lo so però forse lo preferirei rispetto a star qui a guardare la tua faccia da fesso che si spara le pose. Mi dicono che la faccia non sia da fesso e che sia pure un bell'uomo. Non so, a me sembrava avere il carisma del mio divano. Quello che non si regge più in piedi ed è pure stato pisciato e squartato svariate volte dal gatto.

Oltretutto, questo grande avvocato / detective abile con le donne più o meno come Yota Moteuchi è pure convinto di stare in un film di Quentin Tarantino. Anzi, in un film di un fan di Quentin Tarantino. Che ha quindici anni. E sta girando la scemenza coi suoi compagni di classe perché da grande vuole fare il regista. E quindi dice tante parolacce. E a un certo punto ci regala tutta una corposa riflessione sui vari tipi di coglioni che ci sono al mondo (alcuni fanno la cacca). Del resto, in questo film c'è della sottile ironia. Lo dimostra in abbondanza quella sagoma della spalla comica (ma anche un po' drammatica, perché le spalle comiche moderne sono alcolizzate pesanti). E che succede, alla spalla comica, in qualsiasi poliziesco che si rispetti? Bravo, hai indovinato. Solo che questo poliziesco non si rispetta, quindi la spalla comica ti sta sui maroni, quindi non ti dispiace per niente. Anche se quella scena è ben diretta.

Che poi, ecco, 'sto Campanella è pure discreto. Qualche bello sguardo ogni tanto te lo piazza, anche se magari alla centododicesima inquadratura da sotto il posacenere ti chiedi se stai guardando In the Mood For Love e alla ottocentesima ti viene il dubbio di essere tornato a villa Derceto. Per non parlare poi di quel modo così sottile e uau in cui ti fa il parallelo fra gli sguardi del protagonista e quelli del maniaco sessuale assassino stupratore. Perché in fondo siamo tutti arrapati. E sì, poi c'è il piano sequenza clamoroso dello stadio. Che è piano sequenza finto e poco emozionante, però la sua scena la fa. E sta lì apposta per quello, no? Fare scena.

Del resto, le cose che devi fare per essere un film bello, rispettato e amato nei salotti bene mi sembra ci siano tutte. C'è il piano sequenza figo (ma finto e poco emozionante), c'è l'autoironia, c'è il tono crudo e drammatico che ti spezza il sorriso sulle labbra e ti fa riflettere, c'è il sottotesto politico che non serve a una sega ma ti mette nella posizione dello stronzo se non ti è piaciuto il film, ci sono un po' di frasi impegnative dette con sguardo intenso e a un certo punto si vede il cazzo.

E in più alla fine c'è il colpo di scena. Che sarebbe anche abbastanza sorprendente, essendo di quelli "ti ho fatto capire che qualcosa non torna, ma non ti ho dato abbastanza indizi da capire cosa", ma introdotto da quella specie di spiega col montaggio veloce e la faccia da trota che ci illumina col suo sguardo, davvero, non si può vedere.

Insomma, Il segreto dei suoi occhi mi ha fatto piuttosto cacare. Anche se Soledad Villamil è gnocca e brava. E io lo sapevo, che mi avrebbe fatto cacare. Ma non mi sono creduto.

Magari è colpa del doppiaggio italiano, che non è neanche del tutto malvagio, pur con qualche interpretazione agghiacciante (la vecchia al telefono, per la madonna). Ma tanto in spagnolo non ci avrei capito nulla.

16.7.10

Gli ultimi sei mesi a fumetti di giopep

Come era prevedibile, dopo aver fatto preparare il rettangolino là in alto da Fotone non ho più scritto La settimana a fumetti. Eh, oh, son fatto così, son pieno di buoni propositi e di bozze mai completate nel manager di Blogger. Ma del resto uno deve anche avere la voglia, il tempo e l'ispirazione, no? Comunque, questa è una rassegna veloce e disordinata dei fumetti che ho letto negli ultimi (quasi) sei mesi.

Kick-Ass ***
Ho comprato Kick-Ass durante le mie peregrinazioni lavorative all'estero, me lo sono messo in saccoccia tutto contento, magari dopo aver sfogliato un po' le – come al solito splendide – tavole di John Romita Jr., e appena ho avuto tempo di mettermi a leggerlo ho eseguito con piacere. E sono rimasto parecchio deluso, nonostante le – come al solito splendide – tavole di John Romita Jr.
Ok, le aspettative create dalla spettacolare serie di trailer realizzati per il film erano forse un tantino esagerate, come del resto lo sono sempre. Se gli americani facessero unicamente trailer, invece che film, produrrebbero solo capolavori. Invece poi arrivano i film, spesso deludenti. E invece poi uno legge il fumetto aspettandosi una roba divertente e sorprendente e trova il solito fumettino di Mark Millar (ma graziato dalle – come al solito splendide – tavole di John Romita Jr.). Quindi scorrevole, bello, ben scritto, sboccato & violento, piacevolissimo, con qualche idea simpatica, con però nulla in grado di farmi urlare “uah, figata” (certo, anche perché ormai le idee migliori me le ero bruciate guardando quei trailer) e con quell'aria da “ti decostruisco il fumetto di supereroi facendo le cose che decostruiscono il fumetto di supereroi e che ormai fanno tutti quelli che se la vogliono tirare da grandi autori dirompenti che decostruiscono il fumetto di supereroi”. Sbadiglio, nonostante le – come al solito splendide – tavole di John Romita Jr.

The Walking Dead #10: What We Become ****
The Walking Dead #11: Fear The Hunters *****
Invincible #11: "Happy Days" ****
Che ve lo dico a fare. The Walking Dead, dopo il pazzesco finale del nono volume, ha ovviamente un attimo di relax. In parte perché non è che sia facile dare subito un seguito all'altezza di quella roba, in parte perché What We Become è il classico momento di transizione in cui bisogna presentare nuovi personaggi e situazioni. In compenso Fear the Hunters ricorda a tutti che tornare su livelli di eccellenza pura è veramente un attimo. E quelle ultime pagine, mamma mia, sono l'emblema di quanto questa serie sia uno spettacolo e di quanto la presenza degli zombie sia allo stesso tempo un elemento fondamentale e un puro accessorio di sfondo. Questa è la miglior roba morta vivente che si sia mai vista, e tanti saluti a Romero. E poi c'è Invincible, che magari fa meno scena perché di fumetti di supereroi è pieno il mondo, ma trovami un'altra serie con questo ritmo, questa capacità di orchestrare storie a lunga gittata senza spaccare i maroni, questa abilità nel mescolare dramma e umorismo. Robert Kirkman, sei un grandissimo. Però lascia perdere i fumetti Marvel, che su quelli non sei capace. Se non ti danno la possibilità di ammazzare tutti i protagonisti ogni venti numeri, non riesci a esprimerti.

The Waiting Place *****
Uno splendido, splendido, splendido volume da diciotto miliardi e mezzo di pagine che racconta, per l'ennesima volta, di quanto possa essere brutta, pallosa, deprimente e sfortunata la vita nella bassa provincia americana. Pieno di gente disperata, che sogna di andarsene, sogna di conquistare qualcosa, sogna di avere una vita, ma è per lo più destinata al fallimento, proprio e di chi sta attorno. Praticamente è Friday Night Lights senza il football. Quindi Friday Night Lights dopo la prima stagione.

A God somewhere ****
Ennesimo esponente del “genere” facciamo i supereroi realistici, A God Somewhere racconta di un tizio che si becca una stella cadente in faccia e diventa una specie di Superman. Il problema è che dai grandi poteri, oltre a grandi responsabilità, in questo caso deriva anche una grande psicosi, che manda velocemente tutto a puttane, in un turbine di violenza e dramma raccontato in maniera cruda e appassionante attraverso lo sguardo del migliore amico di turno.

Powers #12: "The 25 Coolest Dead Superheroes of All Time" ****
Dopo quasi dieci anni si conclude la storia iniziata nel primissimo numero di Powers. Quasi tutti i nodi vengono al pettine e molti discorsi finiscono per essere risolti in un racconto che per quanto mi riguarda potrebbe porre fine alla serie. Sarebbe davvero un bel finale. E invece si va avanti. E va bene, tanto di Bendis ci fidiamo.

The Authority: Un uomo chiamato Kev ***
The Authority: Il magnifico Kevin ***
Garth Ennis, parolacce, sangue, morti, esplosioni, sesso, battute sul sesso, gente che fa sesso, gente che fa sesso con animali, qualche risata, un po' di machismo/malinconia/romantico senso dell'onore, divertimento.

Gantz #25/26 ***
Ok, stiamo entrando pericolosamente in quella fase "ma ancora? altra gente da far fuori? mabbasta!" che prima o poi arriva in tutti i manga d'azione. Però 'sta cosa della guerra imminente sembra simpatica. Vediamo.

Ultimate Spider-Man #71: "Requiem" ***
Brian Michael Bendis, il solito salvagente nella tempesta di palta

Marvel Noir (X-Men, Wolverine) ***
Meno convincenti dell'ummeragno nuàr.

Uno zoo d'inverno ****
Jiro Taniguchi è sempre figo.

Marvel Zombi #4: "Figli della mezzanotte" *
Figli della merda, altroché.

Katsu! #9/10, Cross Game #12/14, Worst #19, Pluto #5/7, Berserk #67/68, l'immortale #25, Vagabond #46, Naruto #46/, Homunculus #10, Il grande sogno di Maya #43 (No, dai, le stelline no)
Solita roba, solita routine, cose belle, cose medie e cose molto molto belle, Adachi ti voglio bene, Miura hai rotto il cazzo.

Altro
5 è il numero perfetto *****
Fables #12: The Dark Ages *****
Jack Of Fables #6: The Big Book of War ***
Fables: 1001 Nights of Snowfall ****
The Surrogates: Flesh and Bone ***
Silverfish ***
Jinx ****
Questi mi ricordo che sono tutti fra il bello, il molto bello e addirittura il bellissimo, ma non ricordo nient'altro. Le stelline me le ero appuntate. Ve li consiglio, comunque. :D

Dominion ***
Zombie Tales **
Questi ricordo di averli letti e ricordo che mi hanno deluso, ma insomma, finita lì.

Guyver 38 *
Finalmente mi sono ricordato di cancellare l'abbonamento.

Ok, l'ho fatto, ho ceduto: mi sono abbonato ai Digital Comics su Marvel.com. Sono un debole. In neanche una settimana ho già letto circa duecento milioni di albi. Ma ne parliamo in un altro momento.

12.7.10

Sweatcast

Ed ecco il nuovo Outcast: Chiacchiere Borderline, che presumibilmente sarà anche l'ultimo prima di settembre. Ma non l'ultimo Outcast. Perché Outcast è multiforme e multicolore. Questa volta si parla di E3 2010. Si doveva parlare anche di E3 2010, visto che ormai l'è tardi, ma abbiamo finito per parlare solo di E3 2010. Cose che capitano. Lo trovate qui.

Questo caldo mi fa sudare in una maniera ignobile e stare appiccicato a quel termosifone del mio PC per montare il nuovo episodio di Outcast non aiuta. Ma per la causa sono disposto a tutto!

9.7.10

Terminator: The Sarah Connor Chronicles - Stagione 1

Terminator: The Sarah Connor Chronicles - Season 1 (USA, 2008)
creato da Josh Friedman
con Lena Headey, Thomas Dekker, Summer Glau, Richard T. Jones, Garret Dillahunt, Brian Austin Green


Il primo episodio di Sarah Connor Chronicles fa delle cose buone e delle cose meno buone. Di buono, per esempio, c'è che è divertente e intrigante. Ricalca un po' la struttura dei film, col terminator che spunta fuori dove meno te l'aspetti, monta su un casino allucinante e costringe i protagonisti alla fuga, e propone con Cameron un personaggio abbastanza riuscito, anche se non poi troppo diverso dai soliti cybercliché stile Data, col robot che prova in maniera più o meno convinta ad essere umano. Di meno buono ci sono la voce narrante a firma Lena Headey, che butta fuori una retorica banalità dietro l'altra senza neanche saperle declamare troppo bene, e il timore di ritrovarsi davanti una serie che punterà tutto, ripetutamente, sulle citazioni da malati di continuity e su un continuo fuggi fuggi e spara spara. Se la voce narrante tocca sorbirsela senza tregua, però, il timore si rivela velocemente infondato.

Il bello della serie, così come in qualsiasi altra serie TV dall'anche solo vago spessore, sta infatti più nell'approfondimento dei personaggi e dei rapporti fra di loro, nell'amalgama del cast e nel saper tirar fuori idee sempre nuove. E in questo, Sarah Connor si comporta più che bene, anche se magari ci mette un pochino a ingranare. In avvio si apprezza più che altro il deciso dito medio rifilato al terzo, orrido, film, cancellato dalla cronologia con un veloce e sensato colpo di spugna, e si scrutano incuriositi il modo in cui gli autori scelgono di ricollegarsi al secondo film e le pregevoli idee nella “caratterizzazione” dei due/tre terminator in ballo.

L'assurdo di The Sarah Connor Chronicles, comunque, sta nel fatto che la serie si scrolla di dosso le incertezze iniziali e decolla davvero quando arriva lui, Brian Austin Green, il DJ scemo di Beverly Hills 90210 (nonché colui che ha portato all'altare Megan Fox). Non solo è interessante e ben sviluppato il personaggio, coi suoi drammi da viaggiatore temporale e la sua dubbia moralità, ma è perfino abbastanza bravo lui a interpretarlo. Se a questo si aggiunge la saggia scelta – magari in parte figlia del budget – di sviluppare le storie con calma, concedendo poco all'azione sfrenata e lavorando su una lenta crescita dell'intreccio, il risultato è una serie davvero piacevole.

Funziona lo sviluppo degli eventi, funzionano i personaggi, funziona Summer Glau, che proprio per il suo essere totalmente fuori posto nel ruolo di macchina assassina regala ai momenti action un taglio tutto assurdo. E funzionano anche i tentativi, sulle prime un po' impacciati, ma sempre più riusciti col passare degli episodi, di dare alla serie un bel taglio visivo, fatto di immagini forti e idee fuori dagli schemi. Fino a quel paio di splendide scene che chiudono la serie, mettendo in parallelo un terminator scatenato in piscina – certo, con Johnny Cash di sottofondo son bravi tutti a fare la scena figa – e un bel momento di sola scrittura dei personaggi a fare da contrasto. Insomma, un bell'esordio, che ci mette qualche episodio a ingranare e ogni tanto paga il prendersi troppo sul serio, ma nel complesso funziona più di quanto fosse lecito attendersi. Peccato solo per la durata ridotta causa sciopero degli sceneggiatori. Anche se finisce per generare un finale di stagione col botto.

La serie l'ho vista in lingua originale, grazie al Blu-Ray comprato non so più dove. Importanza di guardare questa serie in lingua originale? Non ho visto la versione italiana, trasmessa su Steel e su Italia 1, però dal doppiaggio mi aspetterei due cose: che non renda al meglio la "recitazione" dei terminator, ma che migliori la voce narrante rispetto a quella di Lena Headey, che proprio non ce la fa. L'edizione in Blu-Ray, comunque, è proprio ottima, sia per qualità audiovisiva, sia per quantità di extra, che includono anche la versione estesa di un episodio. E non ha zona.

8.7.10

I miei Mondiali 2010 (2)

I Mondiali del 1994 li seguii quasi per intero, in trasferta da Giulianova, sfruttando il mix fra TV di stato e radiocronaca della Gialappas' Band. E divertendomi come un matto. O, perlomeno, ricordo di essermi divertito come un matto, anche se in realtà, non ricordo molto altro. Ricordo che mi divertì un sacco vedere la Bulgaria battere la Germania e arrivare in semifinale, mentre dall'altra parte, pure, si presentava la Svezia. Già allora avevo la fissazione per le favolette sportive. E del resto, dopo l'impresa danese di due anni prima...

Ho però comunque solo ricordi molto vaghi: il gol di Dino Baggio contro la Norvegia, la gomitata di Tassotti, uno della Gialappa che minaccia di estrarre l'ascia bipenne sull'esultanza dell'ospite per il pareggio spagnolo, sprazzi dal quarto di finale fra Bulgaria e Germania... l'unica partita che ricordo abbastanza chiaramente è la finale. La guardai ancora più in trasferta: non a casa di mia Zia, dove alloggiavo, ma assieme a mia cugina Luciana e al suo ragazzo Carlo, a casa di lui. TV accesa, Gialappi alla radio, pronti via. Un ricordo nettissimo, poi, sta nel fatto che quando si arrivò ai rigori Carlo volle spegnere la radio, perché non ce la faceva ad ascoltare i Gialappi che facevano i cretini. Troppa tensione. E poi, se non sbaglio si rischiava lo spoiler causa lag. L'altra cosa che ricordo, poi, è il ritorno a casa: mio cugino era da solo, silenzioso, fuori di casa, al buio. Non proferiva parola.

Gli Europei del 1996, giuro, non mi sono neanche accorto che si disputassero. Chissà perché. Passiamo quindi direttamente al 1998. Che succede nel 1998? Tre cose, direi. Un po' di miei amici riescono in qualche modo a farmi venire voglia di giocare a calcetto, cosa che comincio a fare con una certa regolarità e che negli anni mi porterà a diventare l'organizzatore del calcetto settimanale con amici e colleghi fra campetti albanesi e zanzare milanesi, nonché il promotore e organizzatore di tredici tornei in crosspost fra newsgroup, forum, redazioni e gente che non c'entrava un cazzo. Vincendone tre, con tre squadre diverse, senza mai smettere di essere uno scarpone. In più, nel 1998, per la prima volta, seguo per davvero, dall'inizio alla fine, guardando più partite possibile e seguendo con gusto l'evoluzione del torneo, i Mondiali di calcio. Ma di questo parliamo dopo. Il 1998, infine, è anche l'anno in cui scopro il Fantacalcio, proprio partecipando a quello sui Mondiali che organizzammo su it.fan.studio-vit. Ma in effetti anche di questo sarebbe meglio parlare dopo.

I Mondiali del 1998 sono per me una roba un po' strana. Furono appunto i primi che seguii davvero con attenzione, sempre gustandomi le cronache della Gialappa's Band. Furono i primi in cui ebbi un qualche spunto di simpatia per l'Italia, o quantomeno per la gente che s'incazzava sperando nell'ingresso di Robbibbaggio. Anche se poi mi piaceva fare quello che simpatizzava per la Norvegia. Furono i primi in cui cominciai davvero a provare del forte fastidio nei confronti del Brasile. Furono gli ultimi in cui vidi la Danimarca combinare qualcosa di buono, coi due Laudrup ancora sulla cresta dell'onda e un giovane Jorgensen a dar loro una mano, seppellendo di gol la Nigeria del calcio champagne e arrendendosi solo sul 3 a 2 (gran gol di Rivaldo) contro il Brasile. Ricordo ancora Laudrup che festeggiava i gol sdraiandosi per terra di lato. Ricordo l'espulsione di Beckham e il fastidio nei confronti dell'Argentina. Ricordo un gol di Bergkamp e un intervento da dietro di Davids su Ronaldo. Ricordo la testata di Zidane, i gol di Vieri e il rigore di Di Biagio. Ricordo l'Olanda che elimina l'Argentina per uscire poi un'altra volta col Brasile. Ricordo Ronaldo, che durante la stagione calcistica avevo appena intravisto fare piroette e numeri assortiti, fare piuttosto schifo in campo. Ricordo le polemiche sulla sua crisi epilettica in spogliatoio con bava alla bocca e ricordo che in finale non fece neanche schifo. Non fece proprio.

E sì, non sapevo praticamente nulla dello scudetto polemico vinto dalla Juve. Tutte cose che vidi e lessi dopo. E mi sa pure che vivevo molto meglio, quando di 'ste cose non sapevo nulla.

Non ricordo se i francesi mi stessero sulle palle, anche se ricordo che i gol di Thuram in semifinale mi divertirono un sacco. Però in effetti ricordo che in quel caso tifavo Croazia (a scriverlo adesso allibisco), probabilmente soprattutto per l'ormai radicata passione nei confronti delle cenerentole. Comunque è probabile che sì, mi stessero sulle balle, i francesi. In fondo mi stan sulle palle fin da quando ero piccolo e andavo in vacanza da quelle parti. Gran bel mare, ma anche tante gran belle facce di merda. Ho in testa, soprattutto, un'occasione in cui da bimbetto entrai in un negozio per comprare dei francobolli, porsi i soldi e le cartoline al negoziante, questo si prese i soldi, poi mi diede i francobolli, poi più niente. Al che io mi avvio verso l'uscita e quello mi urla dietro che non ho pagato. Tanti insulti e tante lacrime dopo, mia madre aveva pagato due volte i francobolli. Anzi, probabilmente pure qualcosa in più. Ma poi le facce, su, dai.

Del Mondiale del 1998, poi, ho un altro ricordo particolare: un servizio sulle varie squadre, su TV Sorrisi e Canzoni, in cui per ogni team c'era in evidenza il giocatore più rappresentativo. E ricordo che per gli USA la foto ritraeva un tale Wynalda, attaccante che dubito abbia in seguito lasciato il segno, avvolto nella sua bandiera. Protagonista della pagina giapponese, lui, Hidetoshi Nakata. (continua... )

Questo è il secondo di una serie di post in cui racconto come ho vissuto i Mondiali di calcio del 2010, prendendola però molto alla lontana e raccontando come ho vissuto il mio rapporto col calcio in generale, per ricordare a tutti che non so di cosa sto parlando. Facendomi prendere dalla logorrea, ma nel contempo dimenticandomi sicuramente anche di citare parecchie cose. E soprattutto mettendomi a scriverli in clamoroso ritardo. Ma insomma, non è colpa mia se m'è venuta voglia di farlo solo adesso, oltretutto mentre me ne stavo al mare e dovevo quindi metterli da parte per pubblicarli poi al ritorno. Fra l'altro è probabile che non arrivi mai a completare la serie, perché sarà lunghissima e prima o poi mi passerà la voglia. Questa spiegazione, oltretutto, andrebbe messa in apertura, almeno la gente capisce subito cosa sta per leggere e smette. Però le parti in corsivo mi piacciono qua in fondo, quindi va bene così.

7.7.10

Toy Story 3

Toy Story 3 (USA, 2010)
di Lee Unkrich
con le voci di Tom Hanks, Tim Allen, Joan Cusack, Ned Beatty, Michael Keaton


Quando si va al cinema a guardare un film Pixar, si becca sempre in allegato un cortometraggio, solitamente di un bello che non ci si crede e che finisce sempre per rivaleggiare con lo splendore del lungometraggio a seguire. Assieme a Toy Story 3 si trova Day & Night, una roba deliziosa e che – colpo di scena – mi ha per la prima volta dato l'impressione di stare guardando qualcosa che si meritasse gli ingombranti occhialetti per il 3D ritirati all'ingresso. Altro che Avatar o San Valentino di Sangue.

Day & Night si basa su un'idea talmente storta che non ho la minima intenzione di mettermi a spiegarla, sfrutta questa idea nel migliore dei modi possibili e costruisce una storiella semplice, se vogliamo anche piuttosto di maniera, ma che ha – anche nei tratti – quel meraviglioso spirito da Merry Melodies dei bei tempi. Il tutto, dicevo, sfruttando il 3D in maniera creativa ed efficace, al servizio del “racconto” e dell'esperienza visiva come forse solo un mondo totalmente folle e immaginario come quello di un cortometraggio animato si può permettere. Certo non tirandoti rami, proiettili e padellate in faccia.

E il 3D, in Toy Story 3, com'è? Spettacolare, avvolgente e inutile come al solito. Perché nel momento stesso in cui decidi di realizzare un film, e non un baraccone da luna park tutto incentrato sull'effettaccio, rendi il 3D inutile. Tant'è che dopo venti minuti neanche più ti accorgi di stare guardandolo in treddì. Specie, poi, se già ti ci sei abituato guardando le pubblicità prima del film. Ma di quelle parliamo dopo.

E a parte il 3D, com'è questo terzo e conclusivo episodio di Toy Story, nonché primo della serie non diretto da John Lasseter, cosa che un po' ti preoccupava perché i primi due episodi e A Bug's Life sono suoi e sono bellissimi, ma in fondo anche un po' ti tranquillizzava perché pure Cars è suo e non ti ha esattamente entusiasmato? È bello.

È un film Pixar, e i film Pixar ormai sono come i giochi Nintendo: puoi dirne qualcosa di diverso dal solito solo se decidi di parlarne male. Solo che io di Toy Story 3 ne voglio parlar bene, perché mi ha divertito un sacco, anche se non sono arrivato alle lacrime (dal ridere) come in certi passaggi del secondo episodio. E perché riesce a tirar fuori ancora qualche bella idea pur rielaborando quanto fatto nei primi due. E perché Ken è veramente uno spettacolo. E perché tutto sommato è più coerente – anche se forse meno bello – di un Up o un Wall-E, nel suo essere sincero e fracassone dall'inizio alla fine. E perché parla dell'incapacità di accettare il proprio destino, di vecchiaia e rassegnazione da parte di vecchi giocattoli che rifiutano il pensionamento, di malinconici addii e nuovi inizi. E, insomma, un luccicone o due te lo strappa. Insomma, e perché è bello.

Il film l'ho visto in lingua originale in un cinema appiccicato al Nokia Theater, spendendo 16 dollari e qualcosa a testa. Assieme a Fotone. Nei cinema americani fanno in 3D pure le pubblicità prima del film, ovviamente realizzate apposta. Roba tipo, che ne so, la pubblicità della Coca Cola. Chissà che spettacolo sarebbero in 3D le pubblicità dei macellai e dei parrucchieri di provincia all'UCI di Pioltello. Importanza di guardare questo film in lingua originale? Scarsa. Oddio, è sicuramente meglio, per le solite menate, ma insomma, non credo si perda nulla di fondamentale. E poi in genere i doppiaggi italiani Pixar sono abbastanza curati. Anche se in effetti su questo ci trasciniamo ancora dietro Fabrizio Frizzi, retaggio di quando i film Pixar erano ancora questa cosetta strana, nuova e sperimentale tentata dalla Disney. Boh, fate voi. Ah: importanza di guardarlo in 3D? Non saprei, però il 3D in quel cinema appiccicato al Nokia Theater era davvero ottimo e ha fatto finalmente capire a Fotone che a lui non piace il 3D perché l'ha provato solo in postacci a Chieti.

6.7.10

I miei Mondiali 2010 (1)

Il quarto posto del 1978 e la vittoria del 1982 suppongo di averli “festeggiati” nelle braccia di mio padre che mi sbatacchiava in giro. Non ho il minimo ricordo di nessuna delle due occasioni, ma insomma, so e ricordo che lui era molto appassionato del giuoco del pallone e fra l'altro credo che da qualche parte in quel periodo abbia pure fatto parte dello staff medico della nazionale. Quindi diamolo per scontato. I miei primi ricordi calcistici sono invece legati a un periodo in cui facevo finta di essere interista, perché mi piacevano i colori della bandiera e i formaggini di Rummenigge. Ricordo chiaramente di aver trascorso una sera guardando una partita di coppa europea dell'Inter facendo roteare uno di quei cosi di plastica che facevano un gran casino. E ricordo anche di aver comprato la bandiera dell'Inter da un benzinaio la sera in cui il Milan vinse una Coppa dei Campioni. Ma insomma, in realtà non me ne fregava nulla.

Del 1986 pure, me ne fregava molto poco, però ricordo chiaramente che erano tutti incazzati. Al di là di questi simpatici ricordi, negli anni ottanta per me il calcio è stato soprattutto un qualcosa in cui ero una sega completa e che mi dava fastidio essere costretto a praticare quando lo proponevano nell'ora di educazione fisica. Uniche eccezioni: Holly & Benji, i videogiochi e il torneo di calcio delle medie, che affrontai ovviamente nella seconda squadra della mia classe. E divertendomi, a sorpresa, un sacco, nonostante due sole vittorie: una contro una squadra che si era presentata in "leggera" inferiorità numerica (erano in due e riuscirono pure a farci un gol, a fronte degli ennemila nostri) e una invece strappata col sangue e coi denti, per 1 a 0, a una squadra con cui immagino ci stessimo giocando l'ultimo posto.

Poi arriva Italia Novanta. E non cambia nulla.

Sì, le Notti Magiche, Totò Schillaci, le emozioni, l'uscita di Zenga, Gazza, Roger Milla e tutto quanto. Seguii qualche partita, percepii la febbre dilagante per l'evento, canticchiai la canzoncina col mio amichetto Luca Rignanese mentre passeggiavamo per le vie di Celle Ligure, notai come ci fosse un bel tot di tizi che stranamente tifavano Argentina (anzi, Maradona) e forse per la prima volta feci caso al fatto che il calcio italiano mi stava un po' sulle palle. Ecco, questa cosa assurda del calcio italiano che mi sta sulle palle. Non so bene da cosa derivi. Forse dal fatto che il calcio italiano, inteso come intero circo mediatico (e non) è, in effetti, piuttosto antipatico, per mille motivi. Fattostà che, pur essendo giunta a risultarmi quasi simpatica in un paio di occasioni (direi Francia 98 e Germania 2006), pur essendomi stata veramente TANTO sulle balle al punto da esser contento per la sconfitta solo una volta (Belgio/Olanda 2000) la nazionale italiana non mi ha mai “preso” e l'ho sempre seguita con gran distacco. Una delle tante squadre che partecipano a 'sti tornei e che per un motivo o per l'altro possono starmi più o meno simpatiche.

Non è una questione di antipatriottismo o di non comprendere l'isteria collettiva del tifo, perché in qualsiasi altro sport son parecchio tifoso dell'Italia. Con la pallacanestro, per dire, perdo completamente il controllo, e l'ho totalmente perso (assieme alle tonsille) quando ho avuto la fortuna di vedermi dal vivo semifinali e finali del torneo olimpico nel 2004, quando si arrivò all'argento. E in generale, quando seguo, che ne so, le Olimpiadi, son lì a rallegrarmi per qualsiasi cosa combinino gli italiani. Ma il calcio no. Boh, vai a sapere. Magari dipende dal non avere ricordi del 1982 e dal non essere stato indottrinato in famiglia a una qualche forma di fede calcistica. O magari dipende dal caso.

Gli anni novanta, comunque, han visto un lento ma deciso crescere del mio interesse per questo barbaro e sregolato sport. Nel 1992, per esempio, mi son ritrovato quasi per caso a seguire gli Europei e a gasarmi per l'impresa di 'sta Danimarca richiamata dalla villeggiatura a Porto Palo di Cappassero causa guerra slava e capace di andare a vincere il torneo, dipingendo una fiabetta costellata di calciatori che segnano gol piangendo per la figlia moribonda in ospedale e premi partita devoluti alle vittime di guerra. Forse poteva pure esserci qualcosa di divertente, in 'sto giuoco del pallone.

Passan due anni e arrivano i Mondiali del 1994, quelli in cui scopro la telecronaca della Gialappa's Band. Ecco, fra l'altro, la Gialappa's Band è una roba strana: quando ancora non me ne fregava niente del calcio, seguivo lo stesso Mai Dire Gol. E il paradosso sta nel fatto che smisi di seguirlo, perché non mi piaceva più, quando smise di essere una trasmissione strettamente legata al calcio – con le classifiche, i gollonzi, i fenomeni parastatali... - e scivolò nel cabaret più generico.

Ma, si diceva, USA '94. (continua... )

Questo è il primo di una serie di post in cui racconto come ho vissuto i Mondiali di calcio del 2010, prendendola però molto alla lontana e raccontando come ho vissuto il mio rapporto col calcio in generale, per ricordare a tutti che non so di cosa sto parlando. Facendomi prendere dalla logorrea, ma nel contempo dimenticandomi sicuramente anche di citare parecchie cose. E soprattutto mettendomi a scriverli in clamoroso ritardo. Ma insomma, non è colpa mia se m'è venuta voglia di farlo solo adesso, oltretutto mentre me ne stavo al mare e dovevo quindi metterli da parte per pubblicarli poi al ritorno. Fra l'altro è probabile che non arrivi mai a completare la serie, perché sarà lunghissima e prima o poi mi passerà la voglia. Questa spiegazione, oltretutto, andrebbe messa in apertura, almeno la gente capisce subito cosa sta per leggere e smette. Però le parti in corsivo mi piacciono qua in fondo, quindi va bene così.

5.7.10

Quattro anni dopo, la stessa roba

La cosa che mi sorprende sempre – o forse, a pensarci bene, non mi sorprende mai – di fronte a chi si lancia in un editoriale, scritto o parlato, contro l'introduzione di questa o quella tecnologia nel meravigliuoso mondo del Pallone, è il ragionare per assoluti. Il buttarla sul: “La moviola in campo non risolverebbe tutti i problemi” o “anche il marchingegno tecnologico può commettere errori di rilevazione”. Come se a utilizzare lo strumento tecnologico non fosse comunque un arbitro, che può e deve avere in mano il potere della decisione finale (come del resto accade in tutti gli sport che lo utilizzano). Come se chiunque sano di mente avesse il coraggio di sostenere che con un replay davanti svanisca qualsiasi dubbio. Come se l'unico modo per rendere valido un cambiamento sia identificarlo come soluzione di tutti i mali. Non basta essere convinti che possa aiutare, semplificare, rendere più solido ed efficace il lavoro degli arbitri. No, noi folli visionari inseguiamo la perfezione, il calcio meccanizzato e privo di errori. Del resto – altra tecnica dalla sicura efficacia che i tradizionalisti adorano – quanto è bello aggrapparsi alla retorica del sano calcio di una volta, in cui l'errore umano è parte integrante del sistema e in cui non c'erano le telecamere a farci vedere il gol fantasma della Germania o la mano di Dio. No, aspetta, forse c'erano.

Il punto della moviola in campo, comunque, non è evitare del tutto gli errori, ma dare uno strumento in più per risolvere dubbi, senza la pretesa che sia sempre sufficiente. Non a caso, gli arbitri dei quattro sport americani, di fronte al monitor, cambiano la loro decisione solo se ritengono che le immagini dimostrino nella maniera più chiara e certa possibile che avevano sbagliato. Notate i concetti chiave? “Ritengono”, perché comunque non si leva nulla alla discrezionalità dell'arbitro, dato che è comunque lui ad avere l'ultima parola e a decidere cosa fare. E in più si parla della possibilità di cambiare una decisione che le immagini mostrano come evidentemente sbagliata. Capito? Se le immagini non sono chiare, non danno certezze all'arbitro, viene mantenuta la decisione presa in campo. Quale arbitro, di fronte alla possibilità di farlo, non vorrebbe cancellare un suo clamoroso errore? Direi nessuno, a meno che non se ne voglia mettere in dubbio la buona fede. “Eh, ma vuoi mettere poi le polemiche, con l'opinionista che interpreta diversamente il replay?” E perché, adesso non ci sono? Cosa cambierebbe? Semplice: l'arbitro avrebbe comunque preso la sua decisione valutando degli elementi in più. Oddio, bisogna anche considerare che il calcio è quello sport in cui non si mostrano i replay sullo schermo gigante perché altrimenti poi i tifosi si incazzano, ma questo è un altro discorso.

E ancora, un altro aspetto cui spesso si aggrappano i tradizionalisti è l'impossibilità di applicare a un gioco dal flusso continuo come il calcio la pausa per la consultazione della moviola, senza contare i problemi che creerebbe il dare agli allenatori la possibilità di reclamarne l'utilizzo presso l'arbitro. Qua, però, sfugge un concetto fondamentale: la moviola in campo viene applicata in maniera diversa e con parametri diversi a seconda dello sport. Si adatta alle situazioni. Nel basket NBA, per esempio, non sono gli allenatori a richiederne l'utilizzo (come invece avviene nel football NFL, e comunque tramite un sistema che ne limita l'uso e crea anche un meccanismo di rischio, dato che se sbagli a utilizzarla perdi un time-out). Gli arbitri di basket e hockey – ma anche quelli del football, nei minuti finali e a loro discrezione – si basano su parametri molto specifici, che ne limitano l'utilizzo in determinate situazioni.

Se nell'NHL c'è un un “gol fantasma”, alla prima pausa di gioco viene controllato il replay per decidere cosa fare. E se la pausa si fa attendere, si possono anche annullare quei minuti di gioco successivi, in caso si decida di convalidare il gol. Certo, nel calcio ci sono molte meno pause istituzionali, anche se in tutti quei minuti di proteste che vediamo tanto spesso ci sarebbe eccome, il tempo di guardare un replay, e per applicare un regolamento del genere servirebbe forse l'utilizzo del tempo effettivo. Che, fra l'altro, sarebbe una gran cosa, fosse anche solo perché ci risparmierebbe tutte le insopportabili manfrine dei giocatori che agonizzano cercando di guadagnare minuti preziosi. Ma questo è ancora un altro discorso.

Nell'NBA, qualche anno fa, è accaduto che un po' troppe situazioni di tiro allo scadere del cronometro venissero interpretate nella maniera sbagliata dall'arbitro. Nella stagione successiva è stato introdotto l'uso del replay, solo e unicamente per gestire quelle situazioni. Capito? Si vede un problema, si identifica la soluzione, lo risolve nella stagione successiva. Quattro mesi dopo. Certo, essere tanto pronti e scattanti è semplice in una lega chiusa da una trentina di squadre, molto meno quando bisogna mettere d'accordo federazioni di tutto il mondo, magari con tante leghe minori a cui non si possono imporre regolamentazioni per le quali non hanno a disposizione i mezzi tecnologici ed economici necessari. Però, una qualche lezione, forse, la si può trarre.

O magari si potrebbe anche solo ragionare in termini di sperimentazione “umana”, perché è pur vero quel che dice se non erro Platini: se la pallacanestro ha cinque arbitri, perché il calcio, con un campo tanto più ampio da tenere d'occhio, non può seguire l'esempio? Perché poi l'arbitro – giuro, ho sentito anche questa – si vede ridotta l'autorità? Ma abbiamo a che fare con uomini adulti o con bambini che lottano per la supremazia? Sono persone interessate a svolgere il meglio possibile il loro compito, quindi eventualmente aiutarsi fra di loro, accettare le rispettive competenze e comunicare in caso di dubbi, o micetti interessati a marcare il territorio con una pisciatina? Se l'arbitro può collaborare con il guardalinee, perché non dovrebbe poterlo fare con altri colleghi?

Al netto di tutte le possibili considerazioni sulle difficoltà nel mettere d'accordo l'intero pianeta calcistico, mi lascia allibito che ancora non si sia fatto praticamente nulla in questo senso, se non qualche sperimentazione col doppio arbitro. E mi agghiaccia che chi vuole dare contro a questo genere di cambiamenti debba sempre, per forza, farlo storpiando le argomentazioni altrui (la moviola in campo che dovrebbe risolvere tutti i problemi), sfruttando la facile retorica del bel calcio che non esiste più, buttandola nella caciara con la BATTUTONA finale un po' aggressiva, che però tira anche di gomito e fa l'occhiolino, perché in fondo siamo tutti simpatici e amiconi. Forse, il problema è che mancano le argomentazioni.

Non mi aspetto che questa e-mail venga pubblicata sul Fatto, perché è mostruosamente lunga e perché ci sono argomenti ben più importanti da trattare. Ci mancherebbe. Mi farebbe piacere, però, se arrivasse a Massimo Fini. Così magari potrebbe anche scoprire che pure sulla PlayStation gli arbitri commettono errori. Solo che sono programmati appositamente. Li commettono apposta, insomma. Un po' come certi arbitri veri. Simulazione perfetta.

Questa roba che avete appena letto l'ho inviata il 3 luglio alla redazione de Il fatto quotidiano, in risposta all'editoriale di Massimo Fini pubblicato quello stesso giorno e che ho ritagliato e appiccicato qua sopra come immagine di apertura. Buona parte di queste cose le avevo già scritte in questo post di inizio 2006, dove fra l'altro spiegavo forse un filo meglio e di sicuro più a fondo, con esempi precisi, alcuni aspetti della mia posizione. Il bello è che in oltre quattro anni non è cambiato niente. Ancora si discute delle stesse cose, ancora non si sono visti cambiamenti di alcun tipo, ancora si usano le stesse tristi armi retoriche. Che palle.

Californiacolo

A questo punto è evidente che Davide lo fa apposta. Questa volta addirittura ha pubblicato il Tentacolo il giorno dopo la mia partenza per una meritata settimana di ferie, così ho finito per spammarlo qua dentro ben nove giorni dopo. Spero almeno che come tecnica di marketing generi qualche frutto. In ogni caso sì, eccolo, è lui: tre mesi dopo il settimo, giunge fra noi l'ottavo episodio del Podcast del Tentacolo Viola. Quello in cui si parla di E3 2010 e lo si fa senza Gianluigi, che aveva i fatti suoi, ma con un amico di Davide e Umbertino di Multiplayer. E in cui pur di insultare la disgustosa narrazione di Halo finisco a difendere la mediocre narrazione di Gears of War.

Fa caldo. Sto sudando. L'estate mi fa cacare.