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31.10.11

The Walking Dead 02X03: "Sopravvivere"


The Walking Dead 02X03: "Save the Last One" (USA, 2011) 
creato da Frank Darabont e Robert Kirkman 
episodio diretto da Phil Abraham 
con Andrew Lincoln, Jon Bernthal, Sarah Wayne Callies 

Per quanto io sia massimo sostenitore dei vantaggi che vengono dal modificare, anche pesantemente, un'opera nel traslocarla da un mezzo espressivo all'alto, questo episodio si ficca tutto con amore nell'altro lato della medaglia, quello delle cose inventate a caso tanto per riempire un po' e sfruttare in maniera pretestuosa le caratteristiche della narrativa seriale. Quarantacinque minuti (più o meno, via) in cui succedono sostanzialmente due cose, una di quelle due cose la si capisce a metà puntata se proprio si è tordi e per il resto è tutto un tirare per le lunghe con il solo obiettivo di arrivare alla fine in quel modo lì.

Il problema è che questi sono i classici episodi che se ti stai facendo la maratona tutto sommato passano via abbastanza lisci, e anzi ne riesci ad apprezzare a fondo gli aspetti positivi, con un paio di conversazioni azzeccate, una o due svolte importanti per i personaggi e l'incontro fra quegli altri due là. Insomma, la trovata dell'impiccato è carina, ci sono dei bei momenti di dialogo e il modo in cui si risolve la spedizione alla scuola, per quanto, ripeto, stra-telefonato, è un ulteriore bel mattoncino nello sviluppo della faccenda Shane. Il problema, però, è che a guardare questo episodio sette giorni dopo il precedente e altrettanti prima del successivo, invece, con per di più addosso la spada di Damocle della stagione breve, rischi di passare la maggior parte del tempo a chiederti perché te lo stiano facendo perdere, il tempo, e non si vada al dunque.

Sembra tutto tirato e stiracchiato per le lunghe, con quel montaggio alternato fra tre situazioni che vanno avanti davvero troppo più placidamente di come dovrebbero. E arrivato alla fine ho l'impressione che mi avrebbero potuto raccontare le stesse cose in metà del tempo, infilandoci del mezzo un po' di sostanza in più. Insomma, la verità, forse, è che seguire le serie TV un episodio alla volta non fa davvero per me. Per dire, penso a Lost, al fatto che le prime due stagioni non mi hanno catturato e l'ho mollato lì, e mi chiedo quanto mi avrebbe fatto incazzare, col suo continuo girare in tondo perdendo tempo, se l'avessi seguito di settimana in settimana...




SPOILER SPOILER SPOILER




SPOILER SPOILER




SPOILER


Bisogna anche dire che, nel caso di questo episodio, c'è un bel giocare con la percezione di chi ha letto il fumetto. Io, purtroppo, non ho un ricordo chiarissimo di questa parte e non ricordavo, per esempio, che il personaggio di Otis in origine sopravviveva ben più a lungo. Avessi avuto in testa quella cosa, probabilmente, il finale dell'episodio mi sarebbe sembrato meno prevedibile, perché magari avrei dato per scontata la sua sopravvivenza. O magari no. Vai a sapere.

Killer Elite


Buongiorno, oggi parliamo di trailer un po' furbetti.
Pregasi osservare il trailer di Killer Elite.


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Ora, questo trailer mostra le seguenti cose:
- un film in cui la gente non fa altro che spararsi addosso e picchiarsi FORTISSIMO dall'inizio alla fine;
- un film completamente incentrato su Jason Statham e Clive Owen che vogliono ammazzarsi;
- un film in cui a un certo punto un uomo e una donna limonano duro in piscina;
- Robert De Niro presentato come coprotagonista.

Nel film:
- le scene d'azione sono poche e molto lontane fra di loro;
- Jason Statham e Clive Owen si prendono a schiaffi veramente solo una volta e a Jason Statham non potrebbe fregargliene di meno di far fuori Clive Owen (per altro è discutibile anche affermare che Clive Owen voglia ammazzare Jason Statham);
- la scena in piscina non c'è;
- Robert De Niro interpreta un personaggio molto importante, ma in realtà appare pochino e i coprotagonisti veri sono attori che nel trailer non appaiono nemmeno.

Inoltre, questo trailer porta a livelli d'eccellenza la tecnica, comunque piuttosto diffusa nell'arte dei trailer, di appiccicare assieme cose che non c'entrano nulla l'una con l'altra. Praticamente qualsiasi cosa sembri un campo e controcampo, un tizio che parla con un altro tizio o magari gli spara, uno che gli esplode della roba addosso... qualsiasi cosa si veda dà l'idea di svolgersi in una maniera diversa rispetto a come accade nel film. Persino la sinossi su IMDB è sbagliata!

Aggiungiamo anche che ci sono gli Scorpions in versione orchestrale ed è chiaro che dopo aver visto il trailer uno si presenta al cinema aspettandosi un certo tipo di roba tutta tamarraggine, bordello, adrenalina e gasamento (e con Robert De Niro che spacca i culi dall'inizio alla fine). E magari rischia di rimanerci male. Senza contare che nel trailer c'è pure uno spoiler sul finale, anche se obiettivamente te ne puoi rendere conto solo dopo aver visto il film. Insomma, dovrebbero vergognarsi. Detto questo, passiamo a parlare di Killer Elite, che non è neanche male.

Tipo, per esempio, lui nel trailer non si vede, e io ho passato mezzo film a chiedermi dove cacchio potessi mai averlo visto prima. Poi per fortuna ci sono arrivato.

Killer Elite (USA, 2011)
di Gary McKendry
con Jason Statham, Clive Owen, Robert De Niro

Contrariamente a quanto potrebbe appunto far pensare il trailer, Killer Elite è un film che ci crede. Un film serio, di quelli ispirati a una storia vera e che raccontano fattacci che guarda una volta a mio cugino è successo davvero. Cosa racconti di preciso non lo dico, perché poi mi accusano di fare spoiler, però diciamo che Jason Statham ha dei validi motivi per ammazzare delle persone e che questo rappresenta un valido motivo per far incazzare Clive Owen. Da ciò nasce un film che l'alto tasso di basette e baffazzi potrebbe far definire "in costume", ambientato negli anni ottanta e dal taglio tutto elegante, sofisticato e spionistico.

L'azione c'è, e quando c'è è anche parecchio valida, con una lunga scazzottata fra i due ganzi che davvero stupisce per visceralità, violenza, voglia di prendersi i suoi tempi, pulizia nella direzione, potenza delle centre che volano. E insomma, anche altri passaggi action hanno il loro perché e un discreto tasso di tensione e/o tamarraggine, a seconda dei momenti, da tutta la parte della cattura+fuga fra i tetti al ganzissimo momento di gloria di De Niro verso la fine. Il problema è che nel mezzo c'è un altro film, serio e posato, che cerca di essere qualcosa di più e ci riesce solo fino a un certo punto.

Dove Killer Elite crolla un pochino è quando prova a buttarla sul romanticismo, sia quello maschio da amicizia virile, sia quello di Giasone bello che perde la testa per Yvonne Strahovski. Non che si scivoli nel disastroso, anzi, tutto mantiene una sua dignità e scorre abbastanza bene, ma l'impressione è che fra ricerca del romantico, toni che quasi si vergognano del loro voler essere alti, impostazione da film di spionaggio serio che punta sulla ricostruzione d'epoca e sull'esecuzione elaborata di piani contorti che lasciano la violenza fuori campo, in disparte, con la scelta d'autore, quello che manca sia proprio lui, l'autore. E allora si resta lì di mezzo, a metà fra un film e l'altro, senza che nessuno dei due riesca davvero a sbocciare.

Quel che rimane, però, è comunque un film più che godibile, con due o tre scene molto ganze e un Robert De Niro che riesce a non fare la faccia da trota lessa cui ci ha abituato di recente e, anzi, funziona proprio bene.

Il film l'ho visto in lingua originale a Monaco, dove, come in buona parte del mondo civilizzato, è uscito. Di solito, in questi casi, per pubblicare il post aspetto l'uscita italiana. Ma IMDB non mi conforta al riguardo, quindi lo pubblico adesso e fine. Ah, guardarlo in originale ha il suo fascino, perché è pieno di britannici, gente che fa l'accento britannico e gente che prova a falsificare accenti britannici per non farsi sgamare.

28.10.11

The Walking Dead - Stagione 1



The Walking Dead - Season 1 (USA, 2010)
creato da Frank Darabont e Robert Kirkman
con Andrew Lincoln, Jon Bernthal, Sarah Wayne Callies, Laurie Holden, Jeffrey DeMunn, Norman Reedus



Seguire una serie mano a mano che viene trasmessa, una puntata alla volta, ha sicuramente tanti aspetti positivi, più o meno legati alla serie stessa. Per dire, con The Walking Dead, c'è il vantaggio di goderti il modo in cui viene serializzata, l'attenzione al colpo di scena e al cliffhanger, la sua struttura assolutamente ben calata nel format a episodi settimanali nonostante la coesione da racconto unico. In più c'è l'ansia del vedere l'episodio successivo, il divertimento di chiacchierarne con chi la sta seguendo assieme a te, nel mio caso pure quello di provare a scrivere un post dopo ogni episodio, che mi diverte. Insomma, bene.

Allo stesso tempo, però, sono e resto convinto che non sia la maniera ideale, o che quantomeno non lo sia per me e per i miei gusti, e infatti faccio uno strappo alla regola solo per The Walking Dead. Perché di fondo, dalla visione “tuttassieme”, la maggior parte delle serie, o perlomeno quelle al di sopra di una certa soglia di decenza, guadagnano troppo. E lo fa, sì, anche The Walking Dead, come mi è risultato fin troppo evidente mentre mi maratonavo la prima stagione, tutta in una sera, grazie al cofanettino blu-ray comprato qualche mese fa in quel di Heathrow, zona HMV.

Soprattutto, da questa (re)visione ho tratto l'idea di un racconto molto più unitario, compatto, coerente e consistente di come sembrasse nella spezzettata visione dello scorso autunno. Non solo perché, ovvio, si colgono molto più facilmente i piccoli indizi e riferimenti, le cose sparse in giro che magari già dalla prima puntata ti suggeriscono quel che accadrà nella sesta, ma soprattutto perché quel che sembrava corpo estraneo risulta invece molto più coerente, morbidamente e logicamente parte del racconto. Perfino il tanto vituperato momento risolutivo della questione Vatos sembra avere più senso e non uscire troppo dai binari, e tutta la parte della CDC pare molto meno infilata a forza.

E in una situazione simile emergono ancora meglio i punti forti, dal bellissimo quinto episodio, così duro, amaro, placido, alle improvvise, cariche, sferzanti esplosioni di furia violenta, che ti scuotono dalla tranquillità e tramortiscono con i loro effetti improvvisi. E i piccoli momenti, i gesti, gli sguardi, quella conversazione sulla barca, quella bella scena della spiega alla CDC, che vivi con ancora negli occhi l'inizio dell'episodio precedente, quella placida amarezza di fondo e il senso di disperazione che si respira in ogni fotogramma. Quelle cose lì.

Tutto questo non fa sparire gli alti e i bassi, non elimina la natura tagliata con l'accetta di diversi personaggi e non toglie di dosso la sensazione che Robert Kirkman, o chi per lui, stia ancora prendendo le misure col rendersi conto di quali sono le cose che funzionano perfettamente a fumetti ma risultano abbondantemente fuori posto in altri contesti. Rimane però il fatto che in queste sei puntate si trova una serie ricca di momenti forti, dal taglio interessante, dal potenziale notevole e che comunque porta in televisione un discreto coraggio per l'orrore esplicito e la voglia di sfruttare il genere in maniera per certi versi anticonvenzionale, oltre che un progetto ambizioso e che molti pensavano irrealizzabile. Il pubblico sta premiando, speriamo vada avanti bene. Con buona pace di quelli che è brutta perché “si vedono poco gli zombi” e “c'è poca azione”. Guardatevi Dead Set – che è ottimo, intendiamoci – e non rompetemi i coglioni.

Anche questo post l'ho scritto in aereo. Nei viaggi brevi, molto difficilmente mi alzo per andare in bagno. Anzi, diciamo che non lo faccio mai. Caspita, lo faccio raramente pure in quelli lunghi. Possibile che, l'unica cacchio di volta in cui mi alzo per andare in bagno su un volo per Londra, finiamo in una turbolenza proprio mentre sono intento a fare le mie cosacce e mi ritrovo a innaffiare da tutte le parti? Ma dimmi te. Ah, La maratona è stata eseguita, ovviamente, in lingua originale. Che, non scherziamo, vorrai mica perderti l'accento farlocco di Rick Grimes? Mi dicono che il blu-ray italiano, se imposti la lingua originale, ti mette i sottotitoli obbligatori. So 1997.

26.10.11

The Walking Dead 02X02: "Sangue del mio sangue"



The Walking Dead 02X02: "Bloodletting" (USA, 2011)
creato da Frank Darabont e Robert Kirkman
episodio diretto da Ernest R. Dickerson
con Andrew Lincoln, Jon Bernthal, Sarah Wayne Callies

Uno fra gli aspetti più interessanti della versione televisiva di The Walking Dead, almeno per chi ha letto il fumetto, è il trattamento riservato a Shane, che nella versione interpretata da Jon Bernthal diventa personaggio più rotondo, ricco, affascinante. La scelta di dedicargli una quantità di tempo maggiore, di tenerlo spesso al centro degli eventi e di prolungare il quadrilatero che coinvolge lui e la famiglia Grimes è senza dubbio vincente. Innanzitutto perché, come detto, ne viene fuori un personaggio un po' più ricco, come questo episodio dimostra in maniera esemplare.

Se già l'avvio dell'ultima puntata della prima stagione, con quello Shane disperato in ospedale, mostrava un lato del personaggio non scontato, qui si va oltre, e quel bello sguardo a Lori che parla con Carl dice tante cose. E c'è poi tutta la parte alla fattoria, il modo in cui Shane parla a Rick, la voglia di tratteggiare a fondo il rapporto fra i due, andando oltre la semplice storiella di corna vissute. Ecco, si tratta, come detto, di una scelta vincente, anche e soprattutto in prospettiva futura, delle cose che verranno e che saranno forse ancora più forti, alla luce del modo più ricco in cui piano piano ci si affeziona ai personaggi.

Poi, per carità, ci sono anche cose che non vanno, tipo che veramente comincio a non poterne più di T-Dog, o che inizio a chiedermi quante altre scene con uno zombi a caso che assale Andrea e fa una brutta fine dovremo sorbirci, o ancora che ho l'impressione che le belle musiche di Bear McCreary siano un po' sottosfruttate, ma nel complesso questa seconda stagione mi sembra essere partita molto bene. La storia piano piano sta ingranando, quelle piccole scene con i personaggi che chiacchierano fra di loro in piena calma continuano ad essere la cosa migliore, la corsa col bimbo in braccio e tutta la parte a letto è una meraviglia, Lori mi sta crescendo molto (anche se la Wayne Callies fa un po' troppe faccette per i miei gusti) Jeffrey DeMunn mi piace da matti veramente tanto che non so come meglio dirlo guarda, continuano ad esserci quelle piccole modifiche rispetto al fumetto che ti prendono in contropiede e, soprattutto, l'intero secondo episodio è trascorso senza un singolo monologo di Rick. Bene così.

Eppoi c'è Norman Reedus.


L'episodio l'ho guardato lunedì pomeriggio, ma poi ho dovuto scrivere un lungo articolo per Videogame.it, preparare una serie di cose in vista del mio ennesimo viaggio a Londra, registrare il nuovo Outcast, dormire e partire. E infatti questo post l'ho scritto in aereo e lo pubblico adesso. Oh, son cose che capitano, dai.



21.10.11

Oggi esce Super


Dato che in questi giorni sono sfatto e ho una quantità smodata di lavoro caricata sulle spalle, non sto riuscendo a scrivere nulla per il blog. Colgo allora l'occasione dell'odierna uscita italiana di Super, il nuovo film del lunatico che ha diretto Slither, per ricordare ai miei amicici che ne ho scritto a questo indirizzo qui, dopo averlo visto durante il Fantasy Filmfest qua a Monaco della Baviera. È tutto.

Se poi fra di voi c'è gente che mi ama tantissimo e non riesce a fare a meno di leggermi, segnalo che sto vomitando articoli a manetta su Videogame.it.

18.10.11

The Walking Dead 02X01: "La strada da percorrere"


The Walking Dead 02X01: "What Lies Ahead" (USA, 2011)
creato da Frank Darabont e Robert Kirkman
episodio diretto da Gwyneth Horder-Payton
con Andrew Lincoln, Jon Bernthal, Sarah Wayne Callies

E dopo un estate piena di drammi esistenziali produttivi, fra staff di scrittori che se ne vanno e Frank Darabont che lavora su un po' di episodi, li presenta a San Diego e subito dopo saluta agitando un dito medio, siamo arrivati alla messa in onda della seconda stagione di The Walking Dead. O perlomeno della prima fase, composta da sette episodi, con i sei successivi che si dovrebbero manifestare a febbraio. Posso dire che le odio, 'ste robe? Le odio. Comunque, è chiaro che tutta la faccenda Darabont ha scatenato un po' il panico, però va pure detto che al timone della serie sono rimasti Ciccio Kirkman (autore del fumetto, per chi non lo sapesse) e Glen Mazzara (pesantemente coinvolto nella prima stagione), quindi alla fin fine non è detto che debba andare tutto in vacca. Certo, Darabont ha diretto uno dei migliori episodi visti fino adesso ma, oh, che ci vuoi fare?

Ad ogni modo, ieri sera mi sono fatto la maratona infernale, a cominciare dalle placide ore 19:00. Tutta la prima stagione sparata in fila grazie al cofanettino blu-ray (e mi sa che ne scrivo un post, perché ho delle cose da dire). Poi i sei webisode, che sono orrendi, fanno cacare e fanno pietà, raccontano della zomba senza gambe del primo episodio ma sono orrendi, fanno cacare e fanno pietà. Come sono orrendi, fanno cacare e fanno pietà tutti i webisode su cui ho posato gli occhi (tipo quelli di 24 o di Prison Break), con la parziale eccezione di quelli di Battlestar Galactica. E poi mi sono appunto visto questa "season premiere" della seconda stagione, con la sua oretta abbondante di monologhi, discussioni animate, morti che camminano e carni masticate (il tutto dopo aver appena terminato Dead Rising 2: Off the Record, per poi scriverne oggi la recensione, anvedi che momento tutto morto vivente della mia vita). E che ci ho visto, dentro questo primo episodio?

Indubbiamente ci ho visto una roba che sembra voler e poter mantenere coerenza stilistica, visiva, narrativa con quanto mostrato l'anno scorso. Il che è sicuramente un bene. Come struttura è un episodio piuttosto diverso da quello che ha aperto le danze della prima stagione, ma è anche un episodio che bene o male riesce a riassumere un po' tutte le caratteristiche della serie, o perlomeno di come la serie ci è stata presentata fino a oggi. Attenzione ai personaggi, per un racconto che non è certo grande letteratura ma che su di loro si concentra, trattando gli zombi come quel che sono e devono essere: un pretesto, messo sullo sfondo, sempre pronto a entrare in azione in maniera dirompente, ma che non è al centro dell'azione. Tanti momenti di placida calma in cui ci si dedica allo sviluppo dei rapporti fra i protagonisti. Tensione sottile, colpi di scena, accelerate improvvise. E la voglia di giocare con la testolina di chi conosce il fumetto, suggerendo, mostrando, cambiando, stupendo. Quindi, insomma, bene così e guardiamo al futuro con fiducia. Però, non so, non mi ha entusiasmato.

Il prologo è di quelli insopportabili, con Grimes che monologa alla radio (mabbasta, con quell'accento farlocco, poi) facendo il riassuntone degli ultimi episodi. E lo fa subito dopo che il riassuntone è già stato fatto con il montaggio, tanto per gradire. Uccidetevi. Per fortuna poi parte la solita, bellissima, musica, e fra l'altro sui titoli di testa leggiamo che Daryl Dixon è stato promosso da "guest starring" a presenza fissa. Norman Reedus sei tutti noi, vai col chopper. L'episodio è solido e bello e ha una parte iniziale che mescola quanto di meglio la serie riesce a fare, con una magistrale sequenza dedicata agli zombi ma anche tanti bei momenti di dialogo e di confronto. La parte centrale, però, l'ho trovata al contrario piuttosto moscia, ma magari è solo perché quando Rick s'è messo in chiesa a fare l'ennesimo cazzo di monologo con la faccia pesa ho provato un forte desiderio di eutanasia. Oppure è perché la parte offesa, il personaggio in pericolo, è stato talmente poco caratterizzato nel corso della prima stagione che, in tutta franchezza, me ne cala davvero poco che sia in pericolo. Poi però c'è quella bella sbroccata della signora Grimes che fa improvvisamente risvegliare dal torpore e ovviamente c'è il classico finale da The Walking Dead, di quelli che ti lasciano lì appeso come uno stronzo. 

Il tutto, poi, nel contesto di uno di quei momenti "lo so che hai letto il fumetto e ti aspetti che succeda questo, quindi adesso io faccio questo". Doppio e carpiato, fra l'altro, un po' perché quel finale, lo sappiamo, è una roba che è accaduta anche per iscritto, sebbene in maniera leggermente diversa, un po' perché siamo già alla seconda volta che Rick e Shane se ne vanno nel bosco col fucile, e questa volta c'era pure Carl. Come fai a non pensare al finale del primo trade paperback? Certo, alla quinta volta che Shane, Rick e Carl se ne andranno nel bosco col fucile, oh, magari cominceremo a sentirci un po' presi per il culo, ma per il momento va bene così. E vediamo come va avanti. E sì, dai, mi sa che anche la seconda stagione me la seguo mano a mano. In fondo sette episodi prima della pausa non dovrebbero essere abbastanza per farmi innervosire. E poi c'è dell'ottimo nel guardarla un episodio per volta e poi riguardarla più avanti tutta in fila. Ma di questo ne parliamo nel post sul cofano della prima stagione, dai.


Certo è che se veramente Frank Darabont è fuggito a seguito di scazzi dovuti a tagli di budget per ricoprire di soldi il Matthew Weiner di Mad Men, boh, viene un po' di tristezza. Cioè, intendiamoci, Mad Men figata totale, eh, fra l'altro proprio in questo periodo mi sto riguardando la prima stagione e ho finalmente pronte in canna le tre successive. Però come fai a segare il budget di una serie che, pur fra alti e bassi, ha avuto il successo della prima stagione di The Walking Dead? Fra l'altro leggo che questo nuovo episodio è stato il "drama" più visto (sette milioni abbondanti) nella storia della TV via cavo. Buttali. Boh, non è il mio lavoro, sapranno quello che fanno.

16.10.11

Mediocast


Ieri pomeriggio ho pubblicato Outcast Magazine #11, primo appuntamento rubricaro della stagione 2011/2012 di Outcast. L'episodio l'abbiamo registrato un mese fa, ma poi è successo che c'erano gli NDA, sono andato in ferie, il jet-lag, le pucchiacche ed eccomi qui, un mese dopo, a segnalare la pubblicazione dell'episodio. In cui fra l'altro fa il suo esordio una rubrica nuova di zecca. Sta tutto a questo indirizzo qui.

Cosa c'entri questa copertina non lo so, ma insomma, le fa Fotone, non mi formalizzo troppo.

15.10.11

Players #8


Mentre ero in ferie è uscito l'ottavo numero di Players, la rivista in pdf a cui mancano solo le ricette. Fra, boh, un paio di settimane, sarà possibile leggerla aggratis, mentre nel frattempo è disponibile con tutte le sue featurez per chi ha pagato e per gli echer con le pezze al culo puzzolenti. Link.

Su questo numero i miei fan possono leggere un sacco di roba che non ho scritto io, dato che io non ci ho scritto nulla (non ricordo se perché non avevo tempo o perché non avevo nulla di cui scrivere). Ma insomma, magari vi interessa lo stesso.

Fra l'altro pure sul numero successivo di Players non ho scritto una fava, dato che hanno anticipato la chiusura mentre ero in vacanza e, oh, non ce l'ho proprio fatta. Son cose brutte.

14.10.11

I tre moschettieri




The Three Musketeers (USA, 2011)
dell'Anderson ganzo
con Logan Lerman, Matthew Macfadyen, Milla Jovovich, Luke Evans, Ray Stevenson, Christoph Waltz, Mads Mikkelsen, Orlando Bloom


Quando ero un bimbetto che guardava tonnellate di film ammassati l'uno sull'altro in televisione, i tre moschettieri erano quelli di Richard Lester. Neanche sapevo chi fosse, Richard Lester, anche se probabilmente a un certo punto mi sono accorto che il suo nome appariva pure all'inizio di un paio di Superman. E tutto sommato, considerando quanto mi ha sorpreso scorrere il cast su IMDB, probabilmente non ero troppo conscio di chi fossero i vari Oliver Reed, Richard Chamberlain, Raquel Welch, Michael York, Christopher Lee, Faye Dunaway, Charlton Heston. Alla faccia del cast, fra l'altro.  In realtà di questo film e dei due seguiti non ricordo praticamente nulla. Ho giusto in testa l'immagine di un trailer sparato continuamente in televisione, e probabilmente è quello del terzo, ampiamente successivo, episodio.

Poi è arrivato D'Artagnaaan sempre combatte e non si abbatte che tipetto D'Artagnaaan, che probabilmente, tristemente, o forse anche giustamente, è il principale motivo per cui ancora oggi mi ricordo chi cacchio sono D'Artagnan, Athos, Porthos, Aramis, Richelieu, Constance, Milady, Rochefort e soprattutto Ronzinante. Non so quante volte ho guardato e riguardato gli episodi di quella serie animata, che in realtà non ricordo neanche come particolarmente bella, ma che era perfetta per vegetare davanti alla TV, sdraiato sul letto di lato, con la pozza di bava che andava creandosi sotto l'angolo della bocca spalancata.

Poi c'è stato il film dei primi anni novanta, che ho sicuramente visto un sacco di volte ma che non ricordo di aver visto neanche una volta. Tant'è che anche qui, scorrendo il cast, mi sono un po' stupito, vedendo che non ricordavo nulla di questa specie di Young Guns con le spade. Con un piccolo sforzo, in realtà, mi ricordo di Tim Curry che interpreta il cardinale Richelieu (anche se, chissà perché, lo associavo a La maschera di ferro) e di Rebecca DeMornay che interpreta la patonza. Fra l'altro, ma quanto era ovvio, questo cast? Voglio dire, nel 1993, chi ci potevi mettere, se non Charlie Sheen, Kiefer Sutherland, Tim Curry e Michael Wincott?

"The only time a whore should open her mouth is when she is giving head."

Poi è stato il turno appunto di Leonardo di Caprio. Tecnicamente non era un film sui tre moschettieri, ma insomma, dai, ci siamo capiti. Era il periodo in cui Di Caprio stava ancora sulle palle a tutti per il successo di Titanic, ma stava già iniziando il processo di riabilitazione "guarda che comunque in fondo non è un cattivo attore". Il cast, ancora una volta, buttalo (Irons-Malkovich-Depardieu-Byrne), ma il film me lo ricordo come una roba guardabile ma sostanzialmente inutile in cui i moschettieri passavano il tempo chiedendosi se non erano troppo vecchi per queste stronzate e io passavo il tempo chiedendomi se non sarebbe stato più figo mettere Malkovich a interpretare Richelieu.

Il moschettiere di Peter Hyams del 2001 l'ho solo intravisto durante un viaggio in aereo, curiosando con l'occhietto sullo schermo mentre le immagini scorrevano e io mangiavo. Affascinante la decisione di trattare i tre moschettieri come delle comparse di poco conto, altra scelta inevitabile Tim Roth a fare il cattivo, era passato un anno da La tigre e il dragone e quindi il combattimento finale lo si copiava da questo qua sotto, che in quel periodo era roba trendy.


Eppoi un mesetto fa sono andato al cinema qua a Monaco a guardarmi il nuovo film di quello che ha capito tutto della vita. Un film americano che bizzarramente esce negli Stati Uniti perfino dopo che in Italia. Roba da matti. Un film in cui ci sono una scelta di cast talmente ovvia che la facevo pure io (Christoph Waltz), una scelta di cast inevitabile (Milla) e poi quattro moschettieri un po' diversi dal solito: invece di prendere le stelle del momento, hanno preso uno con la faccia da scemo per fare D'Artagnan (e fin qui, nulla di nuovo) e tre tizi a caso nella categoria "attori britannici che hai visto mille volte ma che se mi dici che ti ricordi come si chiamano non ci credo e hai sicuramente controllato su internet" per fare gli altri tre. Che va pure bene, almeno per una volta si guardano tre attori che interpretano tre personaggi, invece delle faccette famose, però fa un po' strano, per come siamo abituati. Anche se di fondo il problema vero è che tolto Macfadyen, che ha un vocione che levati, 'sti moschettieri mancano forse un po' di carisma. E guardandovelo doppiato vi perdete pure il vocione, figuratevi un po'.

Comunque, il film è esattamente quel che uno si aspetta dal regista di Mortal Kombat, Aliens vs Predator e tre Resident Evil su cinque: Anderson prende i moschettieri e li trasforma in una banda di ninja che fanno le capriole, saltano e ganzeggiano in mezzo a lanciafiamme, dirigibili e diavolerie assortite, mentre Orlando Bloom fa le mossette, Christoph Waltz fa le faccette e Milla Jovovich piroetta come suo solito, concedendosi però una volta tanto il lusso di vestirsi anche da gnocca. La storia ricama attorno alle cose che la serie animata ci ha insegnato (D'Artagnan che attacca rissa con tutti gli altri personaggi, le cospirazioni del cardinale, la collana da recuperare), cambia in maniera piuttosto pesante il ruolo del Duca di Buckingham e aggiunge cose a caso, ma insomma, non è che da un film di Paul W.S. Anderson ci si possa aspettare un adattamento fedele di un romanzo del 1894. Ci si deve aspettare un film in cui i francesi ricchi hanno l'accento inglese, i francesi poveri hanno l'accento americano, i francesi che fanno finta di essere inglesi fanno l'accento dei teppisti di Attack the Block e tutti dicono frasi in francese a caso con l'accento del Kentucky.

Il risultato è un bel filmetto divertente, perlomeno se non ci si fa infastidire dal tono, dai dialoghi stupidini e dalle fesserie. Un turbinio di combattimenti ed esplosioni, tutto bello luminoso e piacevole da vedere, con uno sforzo continuo e insistito a mettere in scena roba GROSSA, POTENTE, COLORATA, IN DA FACE, GUARDA CHE FIGATA, BOOM SHAKALAKA, un girato in 3D che, interessi o meno, fa sempre comunque una figura assai diversa da quello applicato in postproduzione, delle scene d'azione solide, anche se magari un po' prive di invenzioni, e una sceneggiatura tutta impegnata a non farti venire mai il dubbio, neanche per un attimo, che questa roba si prenda sul serio. L'unico vero problema è il finale un po' troppo da "comunque ne vogliamo fare almeno altri due o tre". Ma insomma, ormai ci siamo abituati.

Cercando su IMDB mi è apparsa davanti questa roba qui. Una rielaborazione moderna delle moschettierate con Michael "American Ninja" Dudikoff che interpreta D'Artagnan. Se fossimo negli anni ottanta cercherei di recuperarne la videocassetta per una bella proiezione alla prima festa di compleanno disponibile.

13.10.11

Cowboys & Aliens


Cowboys & Aliens (USA, 2011)
di John Favreau
con Daniel Craig, Harrison Ford, Olivia Wilde, Sam Rockwell


In Cowboys & Aliens:
- c'è un film western con lo straniero senza nome, il proprietario terriero che tiranneggia il paesello e ha il figlio scemo ma un cuore di cuoio che nasconde una cialda al cioccolato, gli indiani tanto carichi di senso dell'onore, le cavalcate nel deserto;
- c'è un film di fantascienza con gli alieni che rapiscono gli umani, gli alieni che fanno gli esperimenti sugli umani, gli alieni che ammazzano gli umani, gli alieni che pigliano dei gran calci in culo quando gli umani s'incazzano;
- c'è Daniel Craig che interpreta il maschio piu' maschio del pianeta;
- c'è Harrison Ford che biascica con la raucedine ma poi alla fine lo fa, il suo sorrisino,
- c'è Sam Rockwell che fa Sam Rockwell;
- c'è Olivia Wilde che ha i capezzoli turgidi per tutto il film;
- c'è Olivia Wilde che ha gli occhi che fanno pendant con le lucine colorate aliene;
- c'è Olivia Wilde che sorride;
- c'è Olivia Wilde che mostra il profilo;
- c'è Olivia Wilde nuda;
- c'è Olivia Wilde che fa lo sguardo corrucciato;
- c'è Olivia Wilde vestita;
- c'è Olivia Wilde che parla;
- c'è Olivia Wilde che a un certo punto guarda leggermente verso destra;
- c'è Olivia Wilde.

Poi c'è anche un bel filmetto divertente, meno cazzaro di quanto ti aspetteresti dal regista di Iron Man, comunque sorprendentemente bravo nel giocherellare sul confine fra l'autoironia, la baracconata e il film che si prende sul serio. Il che, per un film che racconta di cowboy e alieni, non e' esattamente un risultato da poco. Ha una bella atmosfera, passa via leggiadro, diverte quanto basta. E sull'assalto finale mi sono gasato come un deficiente, anche se alla quattordicesima volta che un alieno assale un cowboy a cavallo mi sembrava di stare guardando un episodio de I Cavalieri dello Zodiaco con le animazioni riciclate.

Il film l'ho visto il 25 agosto, in un bel cinemino di Monaco, in lingua originale, e ho subito scritto il post, ma l'ho tenuto nascosto fino a oggi perché in Italia esce adesso. Gli accenti da cowboy son sempre molto fighi.

12.10.11

Avendicatori (post molto nerd e segaiolo)





Cose che ho pensato guardando questo primo vero e proprio trailer degli Avengers o meglio dei Vendicatori per circa centododici volte nel giro di un pomeriggio:

- Trent Reznor che sbraita è sempre una roba fighissima da infilare in un trailer, specie se poi monti il tutto facendo le figatine a ritmo di musica;

- come al solito si fa un minestrone del raccontino originale, dell'universo Ultimate e di un altro po' di cose a caso. A me va benissimo, non c'è proprio nessun problema, anzi, 'ste cose mi divertono, così come mi divertono i cori dei lamentosi e quelli che "se avessi letto il fumetto sapresti che... ";

- Tony Stark è Wolverine e Capitan America è Ciclope. Più o meno, come era prevedibile, i rapporti sembrano essere quelli, col primo che si magna il film e il secondo che si magna una scopa dalla parte sbagliata;

- quanto detto sopra è un po' un peccato, perché Chris Evans è sempre stato ottimo per fare quello che si magna il film dicendo le minchiate e mi sarebbe piaciuto ascoltarlo dire minchiate scritte da Joss Whedon, che ha fra i suoi maggior talenti proprio lo scrivere dialoghi ganzi. Ma insomma, che ci vuoi fare;

- a proposito di sprechi: o hanno trasformato Occhio di Falco in Tony Crimine, o Jeremy Renner sarà sprecatissimo. Ma d'altra parte è evidente che sta lì giusto per far numero, come la Polpetta Inguainata in nero. Proseguendo sul parallelo coi film dei mutanti, direi che Polpetta sarà un po' la Tempesta di turno, mentre Occhio di Falco non farà molto più di un ragazzino a caso dei vari X-Men;

- Thor sta lì a fare Jean Grey: il personaggio col fisico migliore e i poteri più cazzuti. Nel trailer è messo in secondo piano ma, considerando che il cattivo è suo fratello, si presume abbia un ruolo pregno. E poi per tirare le mazzate a un dio serve un altro dio, mica lo puoi combattere coi missili, i mitra e uno scudo (e non a caso nel giro di due secondi il trailer mostra Loki che si palleggia Tony Stark e Capitan America che si schianta di faccia su una macchina, per poi passare a un Thor cazzutissimo che lancia il martello);

- Bruce Banner, ovviamente, sarà Rogue, il personaggio tormentato e depresso. Mi aspetto un utilizzo stile Ultimates: quando le cose si fanno pesanti, lo lanciano da un elicottero, lui si incazza, diventa verde e spacca tutto;

- tutta questa roba qua, messa assieme, è un po' un casino da gestire in un unico film, specie considerando che ci sono di mezzo anche Nick Fury e Robin Scherbatsky, che si vocifera che oltre a Loki si manifesteranno come cattivi pure gli Skrull, che scorrendo IMDB vedo la presenza di Gwyneth Paltrow e Stellan Skarsgård e che vai a sapere che altro c'è che ancora non sappiamo. Il fatto di aver gestito il tutto come se fosse una serie di film a episodi, introducendo piano piano i personaggi negli altri film e non avendo quindi bisogno di raccontarli qui uno per uno, sicuramente aiuterà, ma insomma, qualcosa di storto ci sarà per forza. Detto questo, l'altro talento di Joss Whedon sta nel gestire cast corposi, quindi ci vogliamo credere;

- a proposito di Skrull: saranno un caso tutte quelle immagini in cui la gente guarda in alto con la bocca spalancata, i militari puntano il fucile verso l'alto, i poliziotti sparano verso l'alto, delle automobili vengono distrutte da dei robi viola che arrivano dall'alto, Thor e Capitan America guardano stanchi, sfatti e preoccupati verso l'alto? Per non parlare di Thor e Cap che si menano e magari dietro c'è more than meets the eye? No che non è un caso: fosse anche che poi nel film non ci sono gli Skrull, le hanno infilate tutte nel trailer per alimentare il rumore e i seghini di noi povere pecorelle smarrite;

- l'impressione è che trascorrerò l'intero film con gli occhi spalancati, il sorrisino scemo e la faccia da "oddio oddio sto guardando i supereroi che volano".

Intanto continuano a uscire foto di gente in costume da altri film che le guardi e speri che poi cambi tutto grazie alle magie della fotografia e della post produzione.