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31.3.12

Outspam


Ieri ho pubblicato il nuovo Outcast: Chacchiere Borderline, primo episodio della nuova formula tutta chiacchiere e niente giochi. Sta a questo indirizzo qui. Inoltre, mercoledì è stato distribuito alle masse il secondo episodio di Outcast Sound Shower, che è tutto amore e musica. Sta a questo indirizzo qua.

E adesso niente podcast per un paio di settimane, credo. Pasqua, Italia, quelle cose.

30.3.12

La furia dei titani


Wrath of the Titans (USA, 2012)
di Jonathan Liebesman
con Sam Worthington, Rosamund Pike, Toby Kebbell, Edgar Ramirez, Liam Neeson, Ralph Fiennes

Era inevitabile. Mi guardo uno dei film più pestati a sangue del 2010, lo trovo assolutamente gradevole e divertente, me ne vado tutto contento al cinema a guardare il seguito aspettandomi che sia bigger, better, more badass e mi annoio a morte, uscendo deluso e sconfitto. Il problema di questo film? Giuro che non pensavo avrei mai potuto scrivere una cosa del genere, ma ho rimpianto la regia di Louis Leterrier. Ora, detto che - pur in un tripudio di schiaffi che il film si sta prendendo in giro per i maggiori lidi della critica mondiale - c'è chi non concorda e lo ritiene un passo avanti, per quanto mi riguarda Jonathan Liebesman ha rotto tutto. Anche perché, parliamoci chiaro, la differenza fra primo e secondo episodio sta soprattutto lì, oltre che in qualche dettaglio, nella scomparsa del personaggio insopportabile di Gemma Arterton (e questo è un lato positivo) e nel fatto che Alexa Davalos invecchiando è diventata Rosamund Pike.

La sceneggiatura (assenza di) è quasi identica, con un inizio frettoloso in cui raccontano male motivazioni puerili che non ci interessano e poi un viaggio di crescita e formazione umano-divina alla ricerca dell'arma speciale con cui il prescelto Perseo - che inizialmente non c'ha voglia ma poi si fa convincere e si ricorda di volere bene al babbo - potrà fare il culo al mostro gigante di turno. Nel mezzo, appare di nuovo il solito gufo, Liam Neeson e Ralph Fiennes si dilettano in un bromance gerontofilo d'antologia (ma se sono fratelli per davvero è comunque bromance?), la storia si sviluppa se possibile ancora più a caso che nel precedente (come si esce da un labirinto lungo chilometri e progettato per far impazzire chi vi entra? Camminando dritti per cinque metri!) e per essere sicuri di sostituire degnamente la Io di Gemma Arterton buttano nel mucchio il figlio scemo, insopportabile e bruttissimo di Poseidone. Ma il vero problema, dicevo, è Liebesman, di cui per altro fino a ieri avevo visto solo Al calar delle tenebre, ovvero un film che se si fosse limitato al prologo sarebbe stato uno dei grandi capolavori dell'horror, e invece poi andava avanti e diventava una zozzata.

E che fa, Liebesman? Aderisce al canone del film  girato appiccicando alla faccia dei personaggi una traballante camera a spalla, o forse a mano, o più probabilmente a cazzo di cane. Ebbene sì, dopo un primo episodio in cui tutto era intellegibile e pieno di bestioni giganti che si menavano sotto il sole, ecco che il seguito si adegua al da me tanto amato filone del "se ti faccio venire il mal di mare e ti impedisco di seguire decentemente l'azione è tutto molto più bello, viscerale e gritty". Del resto qua gli dei stanno morendo, ogni cosa va a catafascio, gli eroi sono insozzati nella polvere e quindi deve traballare tutto. Il risultato? Il risultato è che uno va al cinema per vedersi un film di mostri giganti che si menano e passa tutto il tempo a cercare di decifrarli fra le pieghe di un traballante e buissimo montaggio all'anfetamina. Immagino sia una questione di gusti, ma se un film d'azione che rinuncia per partito preso a raccontare qualcosa, qualsiasi cosa, mi annoia pure a morte nelle scene d'azione, beh, evidentemente finisce male. Insomma, due palle come una casa, oltretutto ingigantite da un 3D che si nota solo quando acuisce il fastidio delle inquadrature terremotate e non si sposa proprio bene con un montaggio del genere. E aggiungiamo che fra le righe si respira pure il fastidio per una storia che, se si fossero perlomeno degnati di scriverla sul serio, sarebbe perfino potuta essere interessante. Insomma: uffa.

E poi la gente si lamenta di John Carter. No, sul serio, maddai, per favore.

29.3.12

Scontro tra titani


Clash of the Titans (USA, 2010)
di Louis Leterrier
con Sam Worthington, Liam Neeson, Ralph Fiennes, Jason Flemyng, Gemma Arterton

Questo film ha sostanzialmente due problemi. Il primo è che è il tipico film d'azione next gen messo assieme con la convinzione che la faccenda "costruiamo dei personaggi con un minimo di spessore, così poi la gente si affeziona e tifa per loro quando scatta il bordello" possa essere risolta con un po' di minuti serrati a cazzo di cane, in cui si dicono cento cose messe assieme velocemente senza dirne realmente nessuna. Il tutto diventa poi ancora più fastidioso a guardarlo oggi, quando ti ritrovi davanti il nel frattempo volato altrove Pete Postlethwaite, vieni assalito dalla tristezza e ti spiace non vederlo sullo schermo un po' di più. L'altro problema, e giuro che non pensavo avrei mai potuto scrivere una cosa del genere, è la presenza di Gemma Arterton. A parte il fatto che è completamente insensato infilarla in un film in cui la gonna la portano gli uomini, Gemma ha qui il ruolo della fatina spaccaminchia di Zelda. Non fa mai nulla, se non saltare fuori all'improvviso e rifilare i suoi spiegoni. Praticamente è il tutorial del film, ed è insopportabile esattamente come i tutorial dei videogiochi.

Ma, al di là di questo, Scontro tra titani mi è piaciuto. E sì, lo so che sono appena il terzo del pianeta (o giù di lì) ad affermare questa cosa. O, comunque, mi è piaciuto nella misura in cui deve piacere un film come questo e nella consapevolezza di ciò che dovevo aspettarmi: un po' di scene in cui uomini si tirano le pizze con mostri grossi, un paio di attori inglesi a caso che gigioneggiano pensando all'assegno e dell'azione diretta in maniera degna. Queste cose ci sono, e sono circondate da un film che volendo stimo anche per l'assenza di vergogna e, anzi, per la maniera abbagliante (con particolare riferimento  all'armatura di Zeus) in cui ostenta la sua pacchianeria. Dopodiché, io con Leterrier non ho mai avuto un buon rapporto: The Transporter probabilmente è migliore di come mi era parso, ma c'ho troppo in antipatia la tamarraggine franco-rap per rendermene conto, e L'incredibile Hulk pagava una sceneggiatura da coma etilico. Qui la sceneggiatura non c'è, e forse è la cosa migliore che potesse capitare al nostro amico Louis.

L'azione è ben orchestrata, pulita, senza telecamere traballanti a rompere le palle. Gli effetti speciali sono altalenanti (Medusa è davvero di gomma), ma fondamentalmente c'è un sacco di roba gigante che fa casino e il Kraken alla fine è piuttosto spettacolare, anche se sembra un po' uscito da Resistance 2. Pure il protagonista non è male - ma io ho un debole per Sam Worthington - con quella sua spocchia da costante incazzato nero Kratos wannabe. Purtroppo dimostra in fretta di avere la stoicità di un'ameba, mettendoci un attimo a cedere ai regalini di papà e finendo per seguire un percorso umano da sabato in barca a vela e lunedì al Leoncavallo. Ma insomma, il gonnellino lo porta bene. Per il resto, l'omaggio all'originale si esaurisce in una scena talmente del tutto senza senso da essere adorabile, ci sono un po' di attori famosi a caso talmente poco inquadrati che te ne accorgi solo dai titoli di coda e speri li abbiano messi lì in previsione del seguito e il ritmo è perfettamente bilanciato fra la voglia di mettere in scena un sacco d'azione e l'esigenza di non sbracare troppo. Dura la sua ora e mezza abbondante, diverte e non rompe i coglioni. E Ade tutto fumoso con le ali aperte tipo farfalla è tanto cicci.

"WTF?!?"

Chiaramente il film l'ho visto ieri sera perché oggi vado a vedermi il seguito. Il cambio dietro alla macchina da presa non mi ispira fiducia ma, insomma, prima di guardare questo non è che andassi esattamente in giro professando amore per Louis Leterrier.

28.3.12

Domenica c'è il trailer di Total Recall


Oggi (da un paio di giorni, in realtà), in attesa del trailer vero e proprio che spunterà domenica, c'è in giro per l'internet il trailer del trailer di Total Recall, con Colin Farrell nel ruolo di Arnold Schwarzenegger, Kate Beckinsale nel ruolo di Sharon Stone, Jessica Biel nel ruolo di quell'altra e - dio santo mi vengono i brividi solo a pensarci - Len Wiseman nel ruolo di Paul Verhoeven.

 

E mentre tutti ci chiediamo se Colin Farrell pronuncerà le fatidiche parole "If I'm not me... who the hell am I?", riguardiamoci il vecchio trailer, per non dimenticare.



Si ringrazia babalot, ché altrimenti non me ne accorgevo.

27.3.12

Che cacchio è The Host?


Allora. Nel 2006 è uscito un delizioso film coreano intitolato The Host (o, se vogliamo tirarcela, Gwoemul). Una roba che ha quello spirito tutto orientale necessario per porsi in maniera così perfetta in mezzo fra il dramma, la vaccata, la commedia, il demenziale, l'horror, la fantascienza e più o meno qualsiasi altra cosa possa venire in mente. Ne avevo parlato brevemente qui, ma insomma, erano proprio due righe. Il punto è che è figo e il Blu-ray te lo tirano ormai dietro. Poi c'è stato un momento in cui pareva certo che Universal Studios avrebbe prodotto un remake americano, messo nelle mani di Gore Verbinski. Che, vai a sapere, magari viene fuori diverso ma caruccio lo stesso. Uscita prevista nel 2011, a marzo 2012 ancora non se ne sa nulla. Oggi, però, vado su IMDB e leggo "The Host, primo trailer!". Uah, figata, vediamo com'è. E mi trovo davanti 'sta roba.



Ora, già di base il monologo mi aveva fatto venire dei dubbi, ma su "from Stephenie Meyer author of the Twilight Saga" ho capito che c'era un equivoco. Il remake americano di The Host mi sa che ce lo siamo giocato e questo è tutt'altra roba. Roba bella? Boh, sembra una specie di incrocio fighetto fra Visitors e Ultracorpi vari, con l'inevitabile musica stile Inception sul trailer. Guardo la scheda su IMDB e leggo Saoirse Ronan, che mi piace tanto ma Hanna e The Lovely Bones. C'è anche Diane Kruger che comunque buttala. Poi, per mandarmi ulteriormente in tilt, leggo che è scritto e diretto da Andrew Niccol, cosa che fino all'altro ieri mi avrebbe gasato ma poi In Time. Insomma cacca? Cacca puzza?

Comunque l'internet ha partorito pure una specie di micro trailer per Cosmopolis, il nuovo Cronenberg tratto da De Lillo. Io il libro non l'ho letto (però ho letto Underworld) e dal trailer non si capisce una sega, se non che sembrano esserci un po' le atmosfere del giovane David (bene) e il vampiro luccicoso sembra quasi convincente. Ho detto quasi.



Ah, l'altro giorno sono andato a vedere The Hunger Games. Niente male davvero, di sicuro molto meglio di quanto temessi. E Jennifer Lawrence è di una bravura abbacinante, i suoi film non se la meritano. In ogni caso, speriamo davvero che finisca per fare quel che dicono qui.

24.3.12

Un Outcast per la Vita


Ieri ho pubblicato il nuovo Outcast Speciale, tutto bello dedicato a PlayStation Vita, alla console, ai giochi, alle pucchiacche. Con me, Fotone, Surgo e Sole. Sta a questo indirizzo qui.

Lunedì si registrano le Chiacchiere e in settimana arriva Sound Shower. Sciambola!

23.3.12

Oggi esce Ghost Rider


Arriva oggi in Italia Ghost Rider - Spirito di vendetta, che io ho visto un mese fa e di cui ho scritto in questo post qui. Bello? Brutto? Fondamentalmente boh. Diciamo che poteva andare molto peggio, però, tutto sommato, speravo andasse molto meglio. Pazienza.

Va pur detto che ad accompagnarlo fra le uscite odierne non c'è esattamente una cofana di capolavori. Qua in Germania, invece, è appena uscito Hunger Games.

22.3.12

Cose buone dal mondo


Dunque, segnaliamo un paio di cose che m'è venuto in mente che non ho segnalato. Innanzitutto, abbiamo pubblicato l'Outcast Reportage dedicato alla Game Developers Conference 2012, con il sottoscritto me medesimo, Fotone e l'ospitissimo Alessandro Mucchi (autore di una sigla iniziale da brividi) a chiacchierare di quella bella cosa che è la GDC. Sta a questo indirizzo qui. Poi, abbiamo pubblicato il primo episodio di Outcast Sound Shower, il podcast tutto sulle musiche dei videogiochi curato da Andrea Babich e Fabio Bortolotti. Sta a questo indirizzo qua. Infine, abbiamo pubblicato una valanga di altre cose e stanno tutte a questo indirizzo qui. C'è tanta gente che collabora, c'è tanto amore, c'è tanta invidia altrove, baci e abbracci.

E poi è uscito dal nulla - io, perlomeno, non ne sapevo nulla - questo trailer qui sotto. Che mentre lo guardavo dicevo "minchia, ma che è, hanno copiato da Battlestar Galactica? È un reboot? Fanno una serie ambientata nel telefilm vecchio degli anni Ottanta? Che caspita è?". Ecco, è il trailer di uno specialone da un paio d'ore sulla (beata) gioventù di Ciccio Adama, che magari, se ha successo, potrebbe generare un nuovo telefilm. Si (sotto)intitola Blood and Chrome.


Tutto questo mi fa venire in mente che non ho mai scritto il post sulla quarta stagione di Battlestar Galactica e che non ho ancora guardato The Plan.

21.3.12

Tamarro Lincoln cacciatore di vampiri


Niente, anche questa settimana gira così: ho fatto lo sforzo per il post sul season finale di The Walking Dead perché ci voleva, ma sono troppo preso da altre robe per riuscire a popolare come si deve il blog, a meno di raptus del momento. Mi sembra comunque giusto segnalare il nuovo trailer per Abraham Lincoln, Vampire Hunter, noto anche come La leggenda del cacciatore di vampiri. Salti, piroette, vampiri, zarrume.



Martedì prossimo penso di andare a vedere Hunger Games. Sbaglio?

20.3.12

The Walking Dead 02X13: "La linea del fuoco"


The Walking Dead 02X12: "Beside the Dying Fire" (USA, 2012)
con le mani in pasta di Glen Mazzara e Robert Kirkman
episodio diretto da Ernest R. Dickerson
con Andrew Lincoln, Sarah Wayne Callies, Laurie Holden, Norman Reedus

Ok, ci siamo, si è conclusa anche la seconda stagione e siamo arrivati al dunque. Risolte un po' di cose lasciate in sospeso, scatenato il bordello, qualche altro morto sbranato, un po' di confronti e, ovviamente, un altro po' di accenni alle cose di là da venire. In un episodio davvero bello, divertente, ben diretto (e Dickerson si conferma il miglior regista della serie), pieno d'azione, con ulteriori evoluzioni per i personaggi e con un finale che mi ha lasciato addosso una voglia pazzesca di vedere cosa accadrà da ottobre in poi, quando ci si dedicherà alla parte più bella e amata del fumetto. Ma già così, ho francamente poco da lamentarmi: la serie ha davvero ingranato, si è liberata di buona parte dei suoi problemi, ha saputo risolvere alcune faccende in maniera non banale, ha regalato i suoi bei colpi di scena e le sue belle prese per il culo a chi dà per scontate certe cose avendo letto il fumetto e ha dimostrato di non farsi alcun problema ad ammazzare personaggi importanti, anche non troppo prevedibili, tirando dei bei pugnetti nello stomaco. Aggiungiamo che, pur vedendo tanti limiti, non condivido buona parte delle critiche che leggo in giro e, fondamentalmente, mi ci sto divertendo dall'inizio, e non posso che essere contento. Bene così.



Esaurita la parte no spoiler a favore di Erik Pede (ciao!) passiamo agli spoiler pesanti.




Wow. No, davvero, wow. Mi rendo conto che gran parte del gasamento che questa puntata mi ha tirato in faccia è dovuto al fatto di aver letto il fumetto, ma comunque wow. Di sicuro, pur con alcuni passaggi ai limiti dell'assurdo (tipo il momento Serious Sam con Hershel invasato in god mode), tutta la puntata è orchestrata a meraviglia. Il crescendo di tensione iniziale è ottimo, i cadaveri sono masticati e ben piazzati, e va benissimo che, dopo le due consecutive, non ci siano altre morti eccellenti. Anche perché, comunque, proprio la memoria di quelle due consecutive ti tiene sulle spine e ti fa temere che possa toccare a un altro. Tant'è che, in linea di massima, per come era costruita la scena, che Rick salvi Hershel è abbastanza una sorpresa. E poi, dopo il casino assurdo, bello il momento in macchina fra Glenn e Maggie, bello il tornare sui luoghi dell'intera stagione osservando come sono cambiati e come nel frattempo sono cambiati anche i personaggi, bella la fuga disperata di Andrea e in generale sempre ottimo essere presi in contropiede da come cambiano le cose rispetto al fumetto (e, in effetti, c'è una morte eccellente, che oltretutto nel fumetto non si verificava: il camper).

A tutto questo, poi, si aggiunge una parte finale da pelle d'oca. Lo sviluppo delle dinamiche di gruppo e soprattutto di Rick è davvero ottimo e una volta tanto Andrew Lincoln ci regala un monologo da applausi (nel senso che proprio mi sono messo a battere le mani tutto contento, da solo davanti alla TV). Oltre ad essere un bel richiamo all'evoluzione di Rick nel fumetto, è proprio raccontato bene e, oltretutto, ancora una volta, mi è piaciuta molto la gestione dei dialoghi fra lui e Lori. Che sarà pur vermilingua, ma dalle torto ad essere almeno un po' turbata (e magari afflitta da una punta di senso di colpa?), nel sentirsi raccontare di come Rick abbia avuto mille occasioni per provare a fermare Shane ma l'abbia sostanzialmente lasciato andare avanti, arrivando fino al culmine, perché ormai lui per primo aveva deciso che era stanco della situazione e voleva levarselo dalle palle. E poi gli ha fatto pure sparare in faccia da Carl! Più in generale, le reazioni del gruppo, l'assenza di democrazia, gli sviluppi delle cose son proprio belli, aggiungono tanto potenziale da esprimere e che sarà divertente vedere espresso nei confronti con i personaggi e le situazioni che, presumibilmente, sono in arrivo.

Eppoi c'è quella scena nella foresta, che mentre la guardavo e ho visto Andrea soccombere ho pensato "Ma sarà mica che adesso arriva Michonne?" e BAM, arriva Michonne e, giuro, mi sono messo a ululare davanti allo schermo come un ragazzetto americano alla prima di uno Star Wars a caso. Eppoi il monologo da applausi. Eppoi quell'inquadratura finale sulla prigione. Dai, una cosa almeno a questa gente bisogna dirla: conosce i suoi polli. Pavlov a manetta. Voglio ottobre.

In tutto questo, ad aprile esce il gioco di Telltale e io provo molta paura.

18.3.12

Prometheus e la bava


Uno si distrae un attimo per fare un salto in piscina a prendere il sole (a proposito, ieri e stamattina qua a Monaco era nettamente estate, pantaloncini e maglietta, abbronzatura, piscina all'aperto, sudore, mentre adesso è improvvisamente autunno. Le gioie della vita bavarese) ed ecco che gli salta fuori un nuovo, ganzissimo trailer di Prometheus, tutto pieno di cose emozionanti, di gente che dice cose che sottintendono altre cose, di strizzatine d'occhio, di corridoi organici, di alieni giganti che fanno cose e pilotano astronavi, di gente che tocca bave appiccicose e di paletti piantati per terra dove un giorno ci saranno uova. Posso essere ufficialmente gasato per 'sto film? Eh, posso?



Waiting for the season finale of The Walking Dead.

16.3.12

The Last Express su iOS


Mentre passavo l'aspirapolvere, Jordan Mechner ha annunciato sul suo sito che la bella gente di DotEmu è al lavoro - da un pezzo, a quanto pare - su una conversione per trabiccoli iOS del capolavoro The Last Express. Tutti in piazza a fare i caroselli. Se non sapete cosa sia The Last Express è abbastanza normale, considerando quanto poco ha venduto, comunque potete rimediare comprandovelo su Good old Games e/o andandovi ad ascoltare l'episodio di Outcast in cui ne abbiamo chiacchierato. Sta a questo indirizzo qui.

Questa cosa l'avrei scritta volentieri per il nuovo Outcast (BELLISSIMO sito che mi preme segnalarvi di andare a visitare a questo indirizzo qua), ma stavo appunto passando l'aspirapolvere e ci ha pensato Alez. Mi segnalano fra l'altro dalla regia che è stata annunciata anche una versione mobile di Little Big Adventure, questa fra l'altro non solo per iOS ma anche per Android. Viva la vecchiaia!

15.3.12

Sono vivo!



Ma sono anche jetlaggato, oltre che stra carico di lavoro. Prevedibilmente, il rientro dalla GDC mi sta sommergendo, un po' perché ho miliardi di articoli da scrivere, un po' perché ci sono cinquantamila cose da mettere apposto su Outcast. Conseguentemente sto trascurando il blog. Capita. Colgo l'occasione, visto che ieri oggi tutti celebrano i dieci anni dall'uscita europea di Xbox, per segnalare che io ho invece celebrato a suo tempo i dieci anni dall'uscita americana. In questo post qui.

Che poi avrei un po' di cose delle quali mi piacerebbe scrivere, tipo John Carter e Chronicle, ma, oh.

13.3.12

The Walking Dead 02X12: "In 14 in una casa"


The Walking Dead 02X12: "Better Angels" (USA, 2012)
con le mani in pasta di Glen Mazzara e Robert Kirkman
episodio diretto da Guy Ferland
con Andrew Lincoln, Jon Bernthal


In questo post faccio spoiler sul finale dell'episodio (così ci leviamo il pensiero)

E insomma, finalmente ci siamo arrivati. Al momento chiave che aspettavamo. Anche se, devo dire, quando è cominciato, per un po' mi ero quasi convinto che sarebbe stata l'ennesima volta in cui "sembrava che" e invece no. E invece sì. Shane è giunto all'atteso capolinea, in un momento che in parte, per dialoghi e avvenimenti, ha richiamato l'equivalente scena del fumetto e in parte l'ha rigirata un po', ma che il suo bell'impatto ce l'ha avuto eccome, con un crescendo ben costruito, con l'ennesima morte buttata lì e poi spazzata via in un attimo, perché altro bordello sta per arrivare, con quel finale mozzato a far presagire grandi cose per la chiusura di stagione. E vogliamo dirlo, che ormai appare abbastanza scontato che quell'altro gruppo di persone delle quali si parla da qualche episodio sarà probabilmente la comunità del Governatore? Dai, diciamolo, e diciamo che c'ho la fotta per la terza stagione. 

Diciamo anche, però, che le considerazioni "esterne" faccio un po' fatica a levarmele dalla testa. Che qualche tempo fa avevo letto un'intervista in cui Robert Kirkman fantasticava di quanto sarebbe stato ganzo avere anche Shane alle prese col Governatore. Che Jon Bernthal, si sapeva, era in trattative per un ruolo da protagonista nella nuova serie con le mani in pasta di Frank Darabont. E che, insomma, magari la scelta di farlo fuori qui è stata un po' improvvisata. Vai a saperlo con certezza, ma soprattutto anche chissenefrega, visto che in fondo, nel bene e nel male, quasi tutti i telefilm finiscono per scegliere strade narrative dettate da condizioni esterne. Senza contare che magari Kirkman depistava: in fondo, l'anno scorso, si parlava di Amy come di un personaggio che avrebbe fatto parecchie cose, e poi ops.

Comunque, in generale, altro episodio davvero riuscito, con quel bel montaggio alternato iniziale di cordoglio per il caro Dale e poi quella musica che adoro a inserirsi come sempre in maniera meravigliosa. Con ancora una volta tante piccole cose messe lì al posto giusto (il bello scambio fra Rick e Daryl sotto il portico, per dire). Con T-Dog che improvvisamente ricomincia a parlare e a fare cose, senza rendersi conto che così facendo sta firmando la sua condanna a morte (del resto, dopo aver ammazzato due pezzi da novanta, dovranno pur far fuori anche qualcuno che non conta nulla, o vogliamo rimanere senza protagonisti?). E poi Daryl che mette in mostra le sue skill da Giovane Marmotta, Glenn che riscopre di avere le palle e via via fino al gran bel finale. E al trailer del prossimo episodio che gasa. Oh, ma che bello.



Considerazione casuale e del tutto gratuita: incredibile, non hanno svelato il finale dell'episodio nel titolo della versione italiana. Sarà stato un errore, dai.

12.3.12

The Walking Dead 02X11: "La sentenza"


The Walking Dead 02X11: "Judge, Jury, Executioner" (USA, 2012)
con le mani in pasta di Glen Mazzara e Robert Kirkman
episodio diretto da Greg Nicotero
con Andrew Lincoln, Jon Bernthal, Jeffrey DeMunn, Sarah Wayne Callies, Laurie Holden

Una cosa che mi sta affascinando non poco di The Walking Dead è il modo in cui un sacco di gente reagisce e si rapporta in maniera diversa ai vari personaggi e ai loro comportamenti. C'è chi ritiene Rick senza palle e sta dalla parte di Shane, pensando che in quel contesto lui sia l'unico a fare sempre la scelta giusta, per quanto magari difficile. C'è chi la vede in maniera opposta. C'è chi non sopporta un singolo personaggio e chi li apprezza più o meno tutti. Io, boh, non è che mi ponga troppo il problema di chi abbia ragione o chi abbia torto, un po' perché non ho la pretesa di pensare che in una situazione così assurda sarei in grado di fare quel che "da fuori" mi sembra giusto, un po' perché mi sa che me ne starei rannicchiato in disparte a lavare i piatti e aspettare di scoprire cosa decidono di fare gli altri. Tipo quel certo personaggio che da circa dieci puntate è stato talmente ridotto al rango di tappezzeria che nemmeno lo voglio nominare. E, a proposito di simpatia e antipatia, un personaggio che divide abbastanza è quello nell'immagine qua sopra. A me piace. Mi piace il personaggio, mi piace l'attore, mi piace il fatto che si metta lì e provi a difendere con forza il suo punto di vista, e questo a prescindere poi dal mio essere o meno d'accordo con quel punto di vista. Probabilmente nel mio gradirlo c'è anche il fatto di averlo apprezzato nel fumetto, anche se lì, ormai, è storia passata da un pezzo, e fatico a ricordarmi se e come il personaggio fosse diverso.

Occhio, spoiler di poco conto

Comunque, questo episodio è stato dedicato pesantemente a Dale, che ha provato a fare da coscienza del gruppo e se n'è andato in giro, da una parte all'altra della fattoria, cercando di convincere del suo punto di vista tutti quanti. Fallendo abbastanza, per altro, anche se col paradosso di essere riuscito a tirare dalla sua parte proprio Andrea e, in un certo senso quasi anche Shane, vale a dire i due meno probabili. A questo è stata dedicata interamente la puntata, immagino per lo scorno di chi non sopporta lui e le sue prediche, in maniera al contrario molto riuscita dal mio punto di vista. Mi è piaciuto vederlo trottare in giro per mostrarci attraverso i suoi occhi il punto di vista dei vari personaggi. Mi è piaciuto il modo in cui le ha provate tutte, prendendosi i pesci in faccia e poi sbroccando. Insomma, una bella puntata, scritta bene, con un degno crescendo, anche se col senno di poi un po' troppo palesemente montata ad arte in previsione del finale.

Fine dello spoiler di poco conto

A margine di tutto, un'altra cosa che sto apprezzando è il modo in cui la serie ha il coraggio di mettere in scena una banda di personaggi piuttosto difficile da apprezzare fino in fondo. È chiaro che dipende pure un po' dallo spettatore, e si tratta sempre di una linea di confine piuttosto sottile (l'ho già detto che ho smesso di seguire Lost anche perché non reggevo i personaggi e non me ne fregava nulla del loro destino?), ma l'idea che in una situazione talmente al limite venga fuori il peggio della gente mi sembra piuttosto credibile. Soprattutto se il peggio non è solo "uomo che sclera e diventa un barbaro stile Ken il guerriero", ma anche semplicemente gente che si fa un sacco di paranoie nei rapporti con le altre persone, presunti cani alfa che si scoprono in realtà assai privi di testosterone, personaggi che cambiano anche pesantemente il loro modo di essere e gente che si scopre di una meschinità senza fondo. E in questo, l'evoluzione della famiglia Grimes mi pare esemplare. Rick continua ad essere il padre di famiglia che vorrebbe fare il leader cazzutto ma, a conti fatti, è soprattutto un paparino che, per quanto provi ad essere badass, quando arriva al dunque è interessato solo a moglie e figlio. Lori è Vermilinguo. Carl sta diventando quell'agghiacciante mix di ingenuità, stupidità fanciullesca, disillusione, passiva amoralità che è anche nei fumetti, che mi sembra credibile per un bimbo in quella situazione e che lo rende tanto insopportabile quanto interessante.

Occhio, grosso spoiler sul finale dell'episodio

E poi ci sono queste cose qui, che accadono all'improvviso e ti prendono per il culo. Sarà che ero coinvolto dall'episodio, sarà che Dale, ripeto, mi piace(va), sarà anche che sono stati molto bravi a comporre la scena, ma questo finale mi ha colpito come un sasso. La base è che mi hanno ammazzato un personaggio che apprezzavo, e mi rendo conto che questa cosa può non essere condivisa e, anzi, ci sia gente che è corsa in strada a fare i caroselli. Però, al di là delle preferenze, ho trovato la cosa molto ben costruita, se vogliamo anche per motivi "meta". Intanto, per il modo in cui la scena si stava sviluppando, davo ormai per scontato che si sarebbe salvato: troppo tempo lì a combattere, a far vedere gli altri che arrivano, ad allungare la cosa perché così i soccorsi ce la fanno, e poi STRAP. Caspita. In più c'è sempre il fatto che le merde si divertono a prendere per il culo chi ha letto il fumetto, fra gente che sarebbe dovuta essere morta da tempo (non lo dico, dai), gente morta esattamente quando avrebbe dovuto (Amy) e un po' di gente morta che nel fumetto è invece campata ben più a lungo, regalando anche cose molto interessanti che in televisione non vedremo mai (Otis e Dale, per esempio, ma pure Sophia, che per inciso nei fumetti ancora non schiatta). E insomma, io alla fine ci sono rimasto di sasso ed ero tutto gasato. Gran bella puntata, serie sempre più convincente.

La puntata l'ho vista a San Francisco, lunedì sera, dopo aver lasciato iTunes in download tutto il giorno causa connessione ballerina dell'albergo. Ne scrivo adesso perché in viaggio non ho avuto tempo di farlo e perché così mi è stato richiesto dai simpatici lettori del blog.

4.3.12

In viaggio con un primate


Era lo scorso agosto, più o meno a metà della stressante settimana di Gamescom a Colonia. Stavamo tutti accasciati in giro per l'appartamento, intenti a scribacchiare, preparare articoli, mangiare pezzi a caso di pizze assemblate con ingredienti altrettanto a caso. Al mio capezzale giaceva Fotone: ci stavamo dividendo proprio una di quelle pizze. Una di quelle extra, aggiunte all'ordine così, tanto per abbondare e tenerci leggeri. In quel momento passa il Solettone, si chiacchiera un po', e poi mi scaturisce dal cuore – uscendo da chissà quale orifizio – un tanto spontaneo quanto raro "grazie". Grazie perché, sostanzialmente, sono stato a tre GDC e a due GDC Europe, e senza di lui non ci sarei andato. Sole sgrana gli occhi, incassa il colpo, si gode il momento e si allontana per non rovinarlo. Ecco, questo è, per me, la GDC. Una roba che grazie. E domani ci torno, assieme a un Fotone con addosso una maschera pelosa, perché io e lui abbiamo deciso che ci dovevamo andare, dando retta a questo e quel motivo assolutamente ragionevole, ma soprattutto al cuore.

E così Fotone ha preso e mi ha raggiunto a Monaco, prendendo lu postale sulla nazionale per Roma, poi un volo del monopolio Lufthansa, poi riuscendo a non sbagliare una virgola delle istruzioni che gli avevo mandato in mail e raggiungendomi a casetta a Monaco. Perché comunque costava meno. Ho scritto questo post durante il secondo volo. Durante il primo ho letto un numero di Retrogamer, mi sono giocato tutto Escape Plan sulla PS Vita di Fotone (e ne ho scritto pure la recensione), mi sono guardato un DVD di Chris Rock. Sul secondo volo, invece ho passato tutto il tempo a navigare su Internet grazie al Wi-Fi di bordo. Lo scalo è stato a Philadelphia. La mia adorata Philadelphia. Ma quanto è bello che proprio in questo viaggio si faccia scalo a Philadelphia, anche se non siamo usciti nemmeno un attimo dall'aeroporto? È bello. È meno bello, magari, che, nel viaggio in cui mi sono ripromesso di non spendere soldi in giro a caso come mio solito, riesco a comprare una felpa (dei Phillies) in uno scalo da due ore e mezza trascorso per un'ora e mezza all'immigrazione. Però devo dire che in giro per negozi sto riuscendo a non comprare nulla. Anche nel negozio dell'NFL: niente. Anche nel negozio coi poster ganzi: niente. Vedremo se sarà così anche oggi, nella giornata il cui programma è "andiamo in giro per negozi".

E poi, da domani si affronta ancora una volta la fiera più ganza del creato, alla faccia di tutto e tutti. Abbiamo un po' di appuntamenti, abbiamo un bel po' di conferenze cui vorremmo assistere, abbiamo da girare, divertirci e lavorare, con la speranza di rendere buon servizio a chi farà la grazia di darci retta su Outcast. Siamo carichi e convinti. Fotone, addirittura, un paio di settimane fa mi ha chiesto di girargli l'elenco delle conferenze e degli appuntamenti, così si sarebbe preparato sugli argomenti. Non me l'ha mai fatta prima, una richiesta del genere. No, dico.

(Poi non si è preparato, ma è il pensiero che conta)

Come al solito, quando faccio un post in cui dico che ci sarà una pausa nelle pubblicazioni, poi la pausa non c'è. Vediamo come prosegue la settimana.

3.3.12

Il governatore!


Ma che cacchio, uno si distrae un attimo e gli annunciano così, come se niente fosse, l'attore che interpreterà il governatore nella terza stagione di The Walking Dead? L'annuncio è della scorsa settimana, ma proprio non me n'ero accorto, e l'attore devo dire che mi incuriosisce. Fra l'altro, considerando quanto sta migliorando questa seconda stagione, la sola idea che stia arrivando la meravigliosissima parte della prigione mi fa andare in brodo di giuggiole. Specie poi se Shane tiene duro e rimane della partita, perché potrebbero venirne davvero fuori delle belle. Comunque, a questo indirizzo qua c'è una breve intervista appena rilasciata da Robert Kirkman sull'argomento. Così, giusto per mettere qualcosa di attuale in questo post.

Saluti dal Wi-Fi dell'aereo che ci sta portando da Philadelphia (my love) a San Francisco (buttala).

2.3.12

San Francesco aiutaci tu


Signori, sono in partenza per San Francisco, assieme al fido Fotone (che ho fatto dormire qua nello studio dimenticandomi la finestra socchiusa e il termosifone spento, quindi morirà durante il viaggio). Andiamo a seguire la Game Developers Conference, perché quando l'hai provata, poi non puoi più farne a meno. Oltre a godere tantissimo mentre lo facciamo, copriremo l'evento dovunque capiti. Sicuramente ne scriverò su The Games Machine. Probabilmente vedrà la luce qualcosa anche su GamesVillage e qualche altra rivista Sprea. Senza alcun dubbio sarà una spremuta di sangue su Outcast. Questo blog, presumibilmente, per almeno una settimana ne pagherà le conseguenze. Cose che capitano.

In tutto questo vorrei sottolineare che facciamo scalo a Philadelphia. No, dico, proprio in questo viaggio faccio scalo nella mia adorata Philadelphia. Certo, ci rimango giusto il tempo di cambiare aereo, but still.

1.3.12

The Final Outcast


In questi giorni non ce la sto proprio facendocela, sono sommerso di cose da fare e il blog soffre e prova tanto dolore. E magari sta male anche qualche fedele lettore, vai a sapere. Cose che capitano. Tornerò, più forte di prima, ma temo non a brevissimissimo. Oppure sì, vai a sapere. Rimane il fatto che non riesco a scrivere e mi attacco ad altre cose. Ieri, per dire, le interviste dei vecchi e il trailer dei Vendicatori. Oggi l'uscita del nuovo Outcast Magazine, quello che chiude un'era e... e non dico altro. All'interno, fra le varie cose, io parlo di Warp (che ho recensito qua), Journey (che ho recensito qua) e Alan Wake's American Nightmare. Ma si parla anche di tante altre cose interessantementi. Sta tutto a questo indirizzo qui.

Sono in totale apnea. Qualcuno mi lanci una bombola d'ossigeno.