Apes Revolution - Il pianeta delle scimmie

Dawn of the Planet of the Apes of the titoli tradotti come capita.

The Innkeepers

Brrrivido!

Universal Soldier: Il giorno del giudizio

Follie distributive italiane

Video Games: The Movie

Video Games: The Meh

Byzantium

Femminismo vampirico

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30.6.12

Pallecast


Eddopo un mese di assenza che guarda io ci ho provato a prendere a ceffoni Fabio ma da cinquecento chilometri di distanza non è facile, è tornato in onda Outcast Sound Shower, con la prima parte di un doppio episodio dedicato alle palle nei videogiochi. Già. La trovate a questo indirizzo qui.

Domani, invece, se tutto va bene, dovrebbe uscire il nuovo Outcast Magazine.

28.6.12

Trailer galore


Oggi c'ho la stanchezza in testa e tanto da lavorare (e, considerando la quantità di boccali che mi passeranno sul tavolo stasera e i lavori in arrivo a breve, dubito domani andrà meglio), quindi non ho la forza di scrivere quel post sulla prima stagione di Angel o magari quello su The Darkness II o magari ancora altri. E allora commentiamo un po' di trailer che mi sono capitati davanti.



Arbitrage, scritto e diretto da Nicholas Jarecki, all'esordio da regista ma autore della sceneggiatura di un adattamento da Bret Easton Ellis che (strano) non è piaciuto molto. In pratica, Richard Gere fa una gran cazzata perché ragiona col pisello e ci aggiunge poi un'altra serie di gran cazzate figlie del fatto che c'è la crisi, servono i soldi, deve pagarsi la Maserati e altre cose del genere. Purtroppo incontra sulla sua strada Tim Roth, che fa il detective con l'accento strano e, dopo tre stagioni di Lie To Me, ci mette un attimo ad accorgersi che Gere non la conta giusta. Esce in autunno, anche se per il momento IMDB indica pochi luoghi, e chi l'ha visto al Sundance ne parla abbastanza bene.



Frankenweenie, la versione aggiornata al nuovo millennio di una fra le primissime cose fatte da Tim Burton in carriera. Non so, la storia del cagnolino che tira le cuoia, con me, gioca facile, ma io e Tim non parliamo più la stessa lingua da tanto tempo. Però va detto che i film d'animazione che arrivano dalle sue parti tendono a piacermi. Anche se in effetti mi piacciono di più quando non sono diretti da lui rispetto a quando lo sono. Esce in autunno, ma nei paesi brutti tipo Italia e Germania esce a gennaio.



Attenzione, Bill Murray vecchio che non interpreta il ruolo di Bill Murray vecchio. Solo per lo sforzo, la nomination all'Oscar è assicurata. Non so di preciso quale sarà la concorrenza, ma rischia di vincerlo come premio alla simpatia e/o alla carriera. Fra l'altro il film esce negli USA a inizio dicembre e nel resto del mondo a gennaio, e non credo sia un caso: ancora in tempo per i prossimi Oscar, all'ultimo momento per rimanere bello fresco stampato nella capoccia di chi voterà. Comunque, Hyde Park on Hudson.



L'ultimo film con Ethan Hawke che mi ricordo davvero bello era bello grazie a Denzel Washington ed è una roba di oltre dieci anni fa. Sicuramente è colpa mia, che dopo di quello ho visto i film con Ethan Hawke sbagliati. O forse non ho più visto film con Ethan Hawke? Comunque, questo Sinister sembra The Ring, però più brutto. Il curriculum del regista non ispira fiducia estrema (Hellraiser 5, L'esorcismo di Emily Rose, il remake di Ultimatum alla terra), ma insomma, vai a sapere. Va detto che ha scritto la sceneggiatura del remake di Poltergeist e quindi DEVE ANDARE AFFANCULO.



Last Ride, un film australiano di tre anni fa, ma che arriva solo adesso nel resto del mondo perché c'ha le tematiche difficili e quindi incuriosisce a prescindere. E poi c'è Hugo Weaving.



HAhahahahahahaha, mioddio, questo sembra veramente una puttanata colossale. Lo si guarda solo per vedere come muore questa volta Sean Bean, e perché in fondo a Christian Slater e Ving Rhames ci voglio ancora bene. Soldiers of Fortune, ad agosto al noleggio DVD sotto casa (mia, qua in Germania).

Alla fine è venuta fuori una roba lunghissima, facevo prima a scrivere un post normale. Ma mi ci sarei dovuto impegnare con la testa. Torno a giocare a Quantum Conundrum.

27.6.12

La cosa (1982)


The Thing (USA, 1982)
di John Carpenter
con Kurt Russel, Brian Keith, Wilford Brimley

La cosa, oltre ad essere uno dei miei film preferiti che metto sempre negli elenchi dei miei preferiti quando un qualche sito o un qualche socialcoso mi chiede di fare l'elenco dei miei film preferiti, è parecchio affascinante da riguardare oggi, con la prospettiva dello spettatore cinematografico d'oggi. Perché è un film come davvero si facevano solo in quegli anni là, a cavallo fra Settanta e Ottanta, e oggi non se ne fanno forse più. Soprattutto, poi, se consideriamo che si tratta di un remake che prova realmente ad essere una reinvenzione filtrata dalla visione forte di un autore a tanti anni di distanza dall'originale (vedi anche alla voce La mosca) e non l'ennesimo pezzo sputato fuori dalla catena produttiva di remake in batteria che fa tendenza oggi. Poi, certo, l'estetica e qualche effetto speciale mostrano gli anni che si portano dietro, la scrittura dei personaggi non va molto oltre lo stereotipo di servizio e magari non è un film immortale come Alien, ma La cosa conserva ancora oggi gran parte del suo bizzarro fascino.

Bizzarro perché sì, certo, è un film dell'orrore che butta fuori budella e carne senza tregua, ma lo fa mettendoci dietro un senso ben preciso, non solo per il gusto del disgusto. La cosa del titolo è una creatura aliena che digerisce e imita qualsiasi essere vivente, e che nel farlo deve trasformarsi, mutare, spezzare ossa, espellere ettolitri di sangue, stracciare carni. Oggi sarebbe magari un veloce, gommoso e lucido effetto al computer. Ieri era un ammasso di delizioso artigianato, che nei suoi momenti migliori regge tranquillamente il colpo degli anni trascorsi e riesce ancora a fare una certa impressione, ma che soprattutto ha un significato e un senso nella natura della mostruosità che prova a ritrarre. Le sue trasformazioni sono lente, faticose, dolorose, al servizio di una messa in scena che, certo, si beava di effetti speciali all'epoca fuori scala, ma era pure coerente con il racconto e serviva a tirare improvvise sferzate di violenza fuori scala nel mezzo di un film dal ritmo posato, di lancinante attesa.

Perché poi il fascino vero del film, soprattutto oggi che quegli effettacci, per quanto comunque degni di nota, fanno anche abbastanza sorridere, sta nel modo in cui si racconta. In quell'atmosfera rarefatta, nel saperti calare all'interno di un ambiente in cui si respira solitudine, noioso attendere, sostanziale spaccarsi i maroni, anche quando sei lì che sai di avere fra le scatole un mostro pronto a uccidere. E nel senso di tremenda paranoia che si crea in fretta fra i protagonisti, nel momento in cui nessuno conosce la vera identità di chi si trova al suo fianco. Compreso lo spettatore, costantemente preso per il culo da quelle dissolvenze in nero che chiudono quasi ogni singola scena senza lasciarti vedere o capire come sia andata a finire. Certo, che Kurt Russell sia l'eroe lo dai per scontato, ma per il resto è tutto un chiedersi chi sarà il prossimo a svelare la sua natura mostruosa e un godersi i momenti più riusciti, come la meravigliosa scena delle analisi del sangue, quella bellissima immagine del finto umano urlante in ginocchio nella neve o lo strepitoso finale.

Mi sono riguardato La cosa, per l'ennesima volta, con - attenzione - l'HD DVD comprato qualche tempo fa. E ogni tanto mi chiedo cosa farò dei miei HD DVD quando l'Xbox 360 sarà pensionato. Non che siano molti, eh, però, ecco, insomma.

25.6.12

Buffy l'ammazzavampiri - Stagione 4


Buffy the Vampire Slayer - Season 4 (1999/2000)
creato da Joss Whedon
con Sarah Michelle Gellar, Nicholas Brendon, Alyson Hannigan, Marc Blucas, Anthony Head, James Marsters, Emma Caulfield, Seth Green, Amber Benson, 
George Hertzberg 

La quarta stagione di Buffy è quella della maturità, sotto un po' qualsiasi punto di vista, anche "esterno" alla serie stessa. Maturità di realizzazione, per esempio, col passaggio ai 16:9 che era la novità di tendenza di quegli anni e un budget probabilmente più corposo e figlio del successo, evidente nella ricchezza di alcune scene in esterni e nel continuo pasticciare con la sigla d'apertura. Ai tempi della prima stagione, Whedon rosicò perché non poteva permettersi di realizzare due versioni diverse della sigla e prendere quindi maggiormente in giro gli spettatori con la prima morte improvvisa. Qua si sfoga, cambia protagonisti ogni due minuti, ed è evidente la libertà ormai totale di cui lui e il suo staff godono nel permettersi di eliminare così, all'improvviso, questo o quel personaggio, nell'affrontare tematiche anche scomode, nel partire per la tangente con episodi sperimentali e nel dare definitivamente vita a quella serialità "ininterrotta" che racconta un'unica grande storia, dal primo all'ultimo episodio, concedendosi pure il lusso di fare talvolta anche a meno del mostro della settimana. E continuando a infilare qua e là pezzetti casuali di cose lontanissime da venire: accenni ai misteri dell'anno successivo, ma anche cose che si manifestano fin dalla seconda stagione e che solo nella settima e conclusiva arriveranno ad esplodere.

La maturità è poi anche nei personaggi che, pur rimanendo i protagonisti di un serial dedicato a un pubblico adolescente, sono sopravvissuti all'apocalittica chiusura degli anni del liceo e si barcamenano ora fra università e lavoro (oltre che scopicchiando a destra e a manca), con i genitori e le figure paterne del caso spinti sempre più in disparte. E ci sono poi le tematiche se vogliamo pure rischiose, visto il target, con una serie scemotta sui supereroi che si tirano le pizze in faccia con demoni e vampiri che si permette di parlare d'omosessualità. E di farlo in una maniera così sensibile, elegante, delicata, nel bel mezzo del triangolo fra Tara, Willow e Oz che forse rappresenta il punto più alto di tutto l'anno, in quel suo rincorrersi avanti e indietro tanto capace di tirare fortissimi cazzotti nello stomaco ed emozionare per davvero.

Sul fronte dei singoli episodi, delle trovate del momento, ci sono momenti dalla bellezza incredibile. Dopo tre puntate iniziali poco convincenti, per esempio, arriva Fear Itself, l'annuale dedica ad Halloween, e improvvisamente la stagione diventa grande, con un episodio inquietante, carico d'inventiva e che non rinuncia a qualche sferzata comica davvero esilarante. E se le puntate mal riuscite continuano a saltare fuori fino alla fine, la serie qui decolla, e raggiunge vette notevoli in tutto il blocco centrale, con i due cross-over con Angel (anche se entrambi danno forse il meglio nelle metà ambientate "dall'altra parte"), con quel sempre adorabile gusto per il dramma improvviso o la svolta pazzesca di continuity infilati a sorpresa nelle puntate più demenziali, bizzarre e apparentemente autoconclusive. E poi ancora la finalmente ininterrotta ed esilarante presenza di Spike e l'apice dell'estro creativo nella folle Superstar e nella meravigliosa Hush, fantastico esperimento musicale dai toni fiabeschi.

In tutto questo, ciò che lascia a desiderare è decisamente la storia di fondo, con questa specie di mega impasto governativo-militaresco che pure avrebbe i suoi bei momenti e le sue idee interessanti, ma nel complesso manca di mordente, ha dalla sua forse il cattivo meno carismatico su sette anni di Buffy e, magari per sopraggiunta auto consapevolezza, viene chiuso all'improvviso, un po' di fretta, senza dare gran soddisfazione. Decisamente Whedon ha fatto di meglio recuperando le stesse idee nel recente Quella casa nel bosco. Ma la serie si redime e mostra definitivamente di cosa sia capace con quel meraviglioso episodio conclusivo, che dimostra come ormai qua si faccia un po' quel che si vuole senza farsi tanti problemi, mentre zitti zitti si tracciano le linee guida per tanta della televisione che verrà poi. Dopo aver chiuso tutte le faccende  triviali nella puntata precedente, Restless si permette di concludere l'anno su una nota intimista, con un viaggio bellissimo, surreale, anche impegnativo e coraggioso nella regia (almeno per gli standard televisivi dell'epoca) nella psiche dei suoi protagonisti, raccontandone sogni, dubbi e speranze e buttando sul piatto indizi e suggerimenti sul futuro. Splendido.

Mi sono riguardato la quarta stagione di Buffy nelle scorse settimane, tramite i soliti cofanetti DVD comprati all'epoca. Ribadisco, non posso farne a meno, che questa serie è inadattabile e va vista in originale a prescindere dal lavoro di adattamento comunque abbastanza discutibile svolto a suo tempo. Senza contare che qua, poi, si entra in quel meraviglioso reame del "ma che, scherziamo, mica possiamo far vedere ai nostri ragazzini italiani un telefilm in cui parlano di omosessualità, taglia, taglia tutto, cesoia, vaivaivai!!!"

23.6.12

Reportaggiamentocast


Come più o meno tutte le settimane, è il momento dello spam. Ieri abbiamo pubblicato un interminabile Outcast Reportage dedicato all'E3 2012. C'abbiamo messo un po', ma è venuta fuori una roba bella ciccia, che spero piaccia a chi l'ascolta. Si trova a questo indirizzo qua.

E la prossima settimana tornano Outcast Magazine e Outcast Sound Shower!

21.6.12

Governatore is in da house!


Giusto perché magari poi uno si dimentica che stanno girando la terza stagione, ecco la prima foto ufficiale di David Morrissey nei panni del Governatore in The Walking Dead. O almeno la prima che vedo io. A seguire, la nostra amica Michonne e un Rick sempre più psicolabile armato di silenziatore.



I morti viventi tornano in onda a ottobre 2012, con una terza stagione da sedici episodi.

Dredd Is Coming


Dunque, in questi giorni sono indaffaratissimo, fra la chilometrica recensione di Lollipop Chainsaw, un lavoro che devo consegnare domani (ma ho quasi finito, dai), mille altre robe legate ad Outcast e via via via. Per questo, dopo un lieto momento in cui avevo ripreso a pubblicare roba quotidianamente, mi sono di nuovo arrestato. Oggi gestiamo segnalando l'uscita del primo trailer di Dredd.



Quel tono un po' fighetto in apertura e in chiusura mi spaventa abbastanza, ma per il resto è abbastanza il trailer che vorrei vedere per un film basato su Judge Dredd. Judge Anderson è gnocca nel modo giusto e cazzuta, Lena Headey potrebbe essere una cattiva valida e Dredd fa quel che deve fare Dredd. È grosso, ha una mascella che fa provincia, parla per monosillabi, ha la raucedine e non si leva mai il casco. Il messaggio nel trailer è proprio palese, ci sono diverse scene in cui è l'unico stronzo con addosso un casco. Probabilmente non lo leva neanche quando fa la doccia. Bene così.

Chiudiamo ricordando gli errori del passato.



Roger Ebert ha dato tre stelle a Brave, dipingendolo sostanzialmente come una delusione molto bella, e pure al film di Tamarro Lincoln contro i vampiri, dicendo che tutto sommato l'ha sorpreso. Così, segnalo.

19.6.12

Mister Waynnne-ahh


Altro giro, altro trailer per The Darkn Knight Rises e/o Il cavaliere oscuro - Il ritorno.



Cose che esplodono, cazzotti, Tom Hardy con l'occhio spiritato, inseguimenti, Joseph Gordon-Levitt che fa la faccia intensa, Bane che ha la voce molto più cazzuta di Batman, ponti che crollano, cose che cadono, bordello per le strade, "Mister Waynnne-ahhh", Batman che prende i calci in faccia da Bane, bordello totale per le strade e per i cieli, Morgan Freeman fa la battutina e Christian Bale raccoglie il power up, Batwing, bordello random, Catwoman, mantello in cima al palazzo, calci volanti, altre cose che volano e sparano ed esplodono, pizze violente in faccia, musica braaaaaammm. Gag finale.

Voglia.

Fine luglio, preciso per quando torno dall'Italia.

Vorrei far notare che su IMDB Tom Hardy sta più in alto di Christian Bale. Giusto così.

Alien: La clonazione


Alien Resurrection (USA, 1997)
di Jean-Pierre Jeunet
con Sigourney Weaver, Winona Ryder, Ron Perlman

Ricordo che nel 1997 conoscevo persone che si lamentavano del fatto che in Alien Resurrection i personaggi erano un po' tutti le solite insopportabili macchiette di Jeunet. Affermazione che, presa di suo, ci potrebbe pure stare ma, con i quattro film della serie belli chiari in testa dopo averli riguardati uno dietro l'altro, mi fa un po' ridere se viene dalla voce di gente che tiene Aliens e le sue macchiette in cima a un piedistallo. Ricordo anche che nel 1997 il film di Jeunet mi piacque abbastanza e mi sembrava tutto sommato un'aggiunta interessante alla serie, un altro Alien reinterpretato dalla sensibilità di un regista diverso, un horror d'azione divertente, con una scena molto riuscita (quella in acqua, al di là dei polmoni fuori scala dei protagonisti), una scena un po' patetica (il barbecue dei cloni) e un finale un po' rovinato dall'alieno ibrido con gli occhi da Bambi, che magari funzionava pure bene nel farti sentire allo stesso tempo disgustato e dispiaciuto, ma era proprio bruttarello da vedere.

E a riguardarlo oggi, in sequenza dopo gli altri tre? Beh, mi sembra un quarto episodio degno dei due precedenti. Vale a dire un filmetto di mostri che non vale un'unghia del primo Alien, che si porta stampate in fronte le personalità del suo regista e del suo sceneggiatore, seppur agitate e non mescolate abbastanza a cazzo di cane, che è assai figlio dei suoi tempi nell'approccio decisamente più schifiltoso agli sbudellamenti e alle mostruosità. Non ricordavo assolutamente la carica splatter che ho trovato riguardandolo, probabilmente perché all'epoca non mi sembrò assolutamente strana. Del resto era lo stesso anno di Starship Troopers, e si percorrevano le orme di un certo genere d'horror che nel corso dei vent'anni precedenti aveva subito una determinata evoluzione. Ma a guardare tutti e quattro gli Alien in fila, beh, lo stacco è netto: Alien Resurrection non sarà magari strettamente splatter, ma a farti schifo ci si mette d'impegno.

Al di là di quello, il fascino nel film sta quasi tutto in Ripley e nell'interpretazione di una Sigourney Weaver che si muove, ciondola e borbotta provando a immaginare come sarebbe essere mezzi umani e mezzi alieni, nella scena del barbecue che quindici anni dopo m'è parsa meno patetica e, anzi, forte e proprio riuscita, in quell'ibrido alieno finale che ho trovato meno ridicolo di quanto ricordassi. C'è tanto Joss Whedon nella protagonista supereroina che guida i suoi compari contro i mostri e nel turbinio di battute sarcastiche (sarà un caso che Buffy l'ammazzavampiri ha inizio proprio nel 1997?), anche se a chiedergli di quel suo script si ottengono risposte non troppo diverse da quelle di Fincher su Alien³. Non c'è in compenso poi tantissimo di Jeunet, al di là del solito Dominique Pinon e di qualche personaggio di contorno (gli scienziati e il militarissimo su tutti), e l'impressione è che glie ne fregasse davvero poco di tutto quanto, volesse solo fare il suo filmetto su commissione infilandoci due o tre minchiate a caso cui teneva particolarmente e morta lì. 

Di sicuro vengono in mente ben poche immagini capaci di restare impresse nella capoccia e, forse, anche a riguardarlo, l'unico momento che spicca è proprio quella nuotata subacquea. O forse no, ché la computer grafica invecchia male. Brutto, comunque? No. Anzi, gradevole, con un paio di momenti azzeccati, una Winona Ryder dal potenziale sotto sfruttato, il solito adorabile Ron Perlman e qualche buona idea sparsa in giro, oltre a dialoghi spesso divertenti. Certo, vedere anche gli stessi alieni ridotti a macchiette è un po' triste, ma è in fondo anche l'inevitabile evoluzione della serie (e il wrestling di Alien vs Predator ne è conseguenza diretta). Deludente per essere il nuovo episodio di una roba cominciata con il capolavoro di Ridley Scott? Sì, ma insomma, non è esattamente il primo della saga per cui si possa dire la stessa cosa.

Ho guardato l'edizione estesa in Blu-ray, che aggiunge veramente due minchiatine in apertura e in chiusura. Del resto, nell'introduzione, Jeunet sostiene che il film uscito al cinema era bene o male il suo director's cut, quindi bene così. Fra l'altro, la scena finale aggiunta, che mostra un pianeta Terra ridotto ai minimi termini, è anche un po' assurda: se è ridotto in quelle condizioni, perché andare tanto in sbattimento all'idea che gli alieni ci finiscano sopra?

18.6.12

Safe


Safe (USA, 2012)
di Boaz Yakin
con Jason Statham, Catherine Chan

Lo spunto di partenza di Safe è una roba che anche a ripensarci giorni e giorni dopo averlo guardato ancora non ci credi. Jason Statham fa il lottatore di MMA, ammazza per sbaglio uno che aveva accettato di far perdere, fa così incazzare la mafia russa e scopre che a capo della stessa c'è la versione ossessivo compulsiva di Keyser Soze. Uno che non solo ammazza tutti i tuoi amici, parenti, conoscenti, colleghi, debitori, creditori, ma ti lascia anche in vita, ti fa pedinare per sempre e si premura di far fuori tutte le persone che hanno la sfiga di rivolgerti la parola per più di qualche secondo. Ma tipo anche gente a cui fai la carità o firmi un autografo, chiunque. Sorvolando sull'incredibile spreco di risorse e soldi che questo evidentemente comporta, diciamo che l'idea sarebbe di farlo soffrire come un cane per il resto dei suoi giorni e, possibilmente, condurlo al suicidio.

A questo aggiungiamo che Stath, proprio quando sta per cedere, incontra una bambina cinese genio in pericolo, ovviamente inseguita dagli stessi mafiosi russi (ma, per sicurezza, anche dalla mafia cinese, dalla polizia - corrotta - e probabilmente pure da qualcun altro) e decide di aiutarla. Verrebbe da dire che gli avvenimenti successivi sono facilmente intuibili, ma il bello è che lo sono solo in parte, perché, in mezzo alla lunga serie di inseguimenti, sparatorie e persone che commettono l'errore di provare a fermare Giasone bello, arrivano anche due o tre spiegoni che riescono a giustificare buona parte delle assurdità accadute nella prima metà di film, incollandoci sopra una serie di altre svolte da applausi. L'accumulo di insensatezze è tale che i casi sono due: o scappi in frettissima dalla sala o ti arrendi subito, prendi per buono tutto quello che arriva e ti godi un film divertente, ben fatto e con uno Statham furiosa macchina da guerra come suo solito.

A rendere Safe un film un po' strano ci pensa la regia di Boaz Yakin, un evidente squilibrato mentale. Quattordici anni fa ha diretto Il gioco dei rubini (discreto e barbosetto film con Renée Zellweger sulle difficoltà nello sposare un ebreo praticante devoto) e poi, siccome aveva paura di sembrare un regista impegnato, ha firmato un film con Denzel Washington che fa l'allenatore e una roba con Brittany Murphy e Dakota Fanning di cui non voglio sapere nulla. Ma ha pure una carriera di sceneggiatore che levati: il Punisher con Dolph Lundgren, La recluta (quello con Clint Eastwood e Charlie Sheen), Dal tramonto all'alba 2, Dirty Dancing 2 e Prince of Persia. Insomma, è uno che scrive e dirige i minchiatoni, ma ogni tanto ha il guizzo di quello convinto di poter fare l'arte. Con Safe, che s'è scritto da solo, secondo me si è un po' convinto di poter unire i due mondi e alla fine il risultato non è affatto male.

L'inizio è orchestrato in maniera affascinante, al punto che regia, montaggio e sceneggiatura riescono a rendere coinvolgenti, se non credibili, le premesse senza senso di cui sopra, e questo nonostante per una buona mezz'ora non accada sostanzialmente una fava. Le scene d'azione sono brutali e divertenti, anche se il personaggio di Jason Statham ha un po' la sindrome del god mode e alla fin fine l'unica cosa che potrebbe metterlo in difficoltà (la bambina, per altro meno insopportabile di quanto si potesse temere) non viene molto sfruttata. E Yakin, pur non riscoprendosi nuovo Kubrick del film d'azione, butta nel mucchio qualche idea e ti piazza lì un finale addirittura sorprendente per il modo in cui gestisce la risoluzione dopo tutto quell'accumulo di fotta. Anche se immagino qualcuno possa rimanerci male, perché in effetti, oh, arrivati lì, t'aspetteresti (e forse spereresti) in qualcosa di diverso. Comunque m'è piaciuto.

L'ho visto qua a Monaco, al cinema, in lingua originale, un paio di settimane fa, e m'è venuta voglia di scriverne oggi. IMDB non ha idea di quando uscirà in Italia. Credo non cambi molto fra il guardarlo in lingua originale, in italiano o in qualsiasi altra lingua. Certo, ti perdi l'accento di Giasone.

17.6.12

TentaVVVVVV


Ieri ho spammato Outcast, oggi mi sembra giusto spammare il nuovo episodio del Podcast del Tentacolo Viola che, come da tradizione nel post E3, ospita quel brutto ceffo di Umberto Moioli di Multiplayer. Oltre a parlare a vanvera di cose a caso, nel corso dell'episodio parlo a vanvera anche di, ehm, Buzz! The Ultimate Music Quiz, azzardo due parole su Mass Effect 2 (che sto giocando in questo periodo, coi miei soliti tempi) e chiacchiero di Indie Game: The Movie. E anche qualcosina velocissima su 21 Jump Street. Poi, ovvio, si parla anche di altre cose. Sta a questo indirizzo qua. Quanto è ganza la copertina?

E domani sera non si registra nulla perché me ne vado in pizzeria a guardare il biscottone in diretta. Martedì, però, registriamo l'Outcast Reportage sull'E3 2012. Con calma.

16.6.12

Riciclocast


Questa settimana sono usciti due Outcast. Uno è l'edizione riveduta, corretta, pasticciata e ampliata della Monografia su Dead Space. Tre ore abbondanti in cui si parla di qualsiasi cosa riguardi Dead Space. Sta a questo indirizzo qui. L'altro è il nuovo Chiacchiere Borderline e sta a questo indirizzo qua.

Lunedì registriamo il Reportage sull'E3 2012. Non ci fermiamo mai. Che stress.

15.6.12

Oggi escono Il dittatore e 21 Jump Street


Oggi escono in italia due film di quelli che fanno ridere e di cui ho già scritto in passato. Uno è Il dittatore, che è simpatico, ha svariate gag molto riuscite ma è forse un po' una delusione. O forse no. Boh. Ne ho scritto qua. L'altro è 21 Jump Street, che è delizioso ed è invece una bellissima sorpresa. Ne ho scritto qui.

Fra Outcast e i lavori veri, sono nuovamente in apnea totale e sto trascurando il blog, uffa.

14.6.12

E intanto...


Vi siete guardati la partita? Avete tifato? Avete gioito? Sapete che sto scrivendo queste righe all'intervallo e magari sto portando una sfiga che metà basta? Nel dubbio, non cambio nulla, finisco di scrivere il post e lo metto in pubblicazione automatica, vada come vada. Comunque, mentre Balotelli si faceva odiare dall'Italia tutta, è spuntato sull'internet il nuovo trailer di Resident Evil: Retribution.



In pratica l'Umbrella ha catturato tutti e li ha infilati dentro Matrix, solo che poi qualcosa va storto, arrivano i mostri e c'è un'ora di film tamarra, piena di strappone che saltano e sparano a mostri grossi, con due strappone che si menano fra di loro e tutto al rallentatore. Io sto già prenotando i biglietti.

Il telecronista tedesco dice Andrea P@rlo invece di Andrea Pirlo.

Biancaneve e il cacciatore


Snow White & the Huntsman (USA, 2012)
di Rupert Sanders
con Kristen Stewart, Charlize Theron, Chris Hemsworth

Spesso qua dentro mi capita di chiacchierare di come le aspettative possano stravolgerti in negativo o in positivo qualsiasi film. È il caso per esempio di tutte quelle porcherie horror, o ispirate a fumetti, o ispirate a fumetti horror, o in cui c'è gente che salta e spara, o ispirate a fumetti horror in cui c'è gente che salta e spara, dalle quali mi aspetto solo disgusto e che finiscono per risultarmi gradevoli. Oppure è il caso, nella direzione opposta, di Aliens fra i pochi seguiti pari se non superiori all'originale che poi lo riguardo vent'anni dopo e meh. Per questo mi sono incuriosito quando ho visto Roger Ebert dare tre stelle e mezzo (su quattro) a Biancaneve e il cacciatore ma puntualizzare che "forse mi è piaciuto troppo perché non mi aspettavo nulla". Sarebbe andata così anche a me? No.

Biancaneve e il cacciatore fa parte di un'altra categoria: quella in cui lo guardo e ottengo esattamente quello che mi aspetto. Tipo quando ho guardato Max Payne e mi ha fatto cacare. Dal film d'esordio di Rupert Sanders che arriva dal produttore di - santoddio - Alice in Wonderland non mi aspettavo, francamente, nulla di che. Ed esattamente quello ho ottenuto: nulla di che. Un film che scorre placido e innocuo, senza emozionare e senza dar fastidio, mettendo in scena una favola di Biancaneve che ripercorre bene o male tutte le tappe dovute (strega, specchio, bosco, cacciatore, nani, mela, bacio) rielaborandole alla sua maniera cupa e un po' deviata, riuscendo a infilarci un triangolo amoroso perché se c'è Kristen Stewart ci deve per forza essere il triangolo, ma senza riuscire a emozionare neanche per un attimo. Manca il ritmo, mancano i motivi d'interesse, manca qualsiasi cosa capace di farti spuntare un punto esclamativo sopra alla testa.

Tutto si regge in piedi solo grazie a Charlize Theron, che ha una presenza pazzesca ed è sempre bravissima a fare la bitch spaventosa, a Chris Hemsworth, che c'ha carisma e a me, inutile, piace proprio, a un paio di soluzioni visive abbastanza azzeccate e alla curiosità di scoprire come abbiano rielaborato questo o quel passaggio della favola originale. Simpatici i sette gli otto nani con le facce degli attori britannici, tremenda Kristen Stewart con quel suo sguardo da perenne fattona, tana per il momento visivamente più affascinante, copiato per direttissima dalla Mononoke di Miyazaki. Insomma, meh, anche se magari il problema è che dopo aver letto la recensione di Roger Ebert mi aspettavo troppo.

Il film l'ho visto qua a Monaco, in lingua originale: la voce tonante di Charlize e la parlata da selvaggio isolano nordico di Thor se lo meritano. In Italia esce a luglio.

11.6.12

Piccole soddisfazioni


In attesa di trovare la forza, il tempo e l'ispirazione che servono per scrivere di cose (tipo, mi piacerebbe scrivere di film che ho appena visto come quello con Biancaneve e Thor, quell'altro con Jason Statham e la bimba cinese, oppure quello con Mel Gibson giovane e quello con Mel Gibson vecchio, o magari anche il quarto dell'alieno), spammo qui una roba appena pubblicata su Outcast, che è bella, è interessante, è nerd, è per vecchietti che guardano i lavori in corso col cappello in testa ed è stata una faticaccia.

Trattasi dell'intervista a Ryuichi Nishizawa, testolina di vitello responsabile dei Wonder Boy e dei Monster World e dei Wonder Boy in Monster World. Babich l'ha contattato, Braincoso e Pocoto hanno contribuito alle domande, Torgano ha fatto da interprete e io ho coordinato il tutto dalla stanza dei bottoni. È stato bello. La trovate a questo indirizzo qui, pure una e trina in tre lingue diverse.

Stasera registriamo le Chiacchiere, casomai a qualcuno interessasse.

8.6.12

Cose a caso


Sono giorni frenetici, giorni in cui ho un sacco da lavorare, giorni in cui il mondo dello sport si prepara a esplodere. Cominciano gli Europei dello sport inferiore, e io mio appresto a seguirli secondo le mie solite modalità da osservatore imparziale e assolutamente, lealmente, sportivo: tifando contro Spagna e Portogallo. Si stanno per concludere i playoff NHL, con i Los Angeles Kings in procinto di vincere il campionato, che è un po' come se a Roma ci fosse solo una squadra che non ha mai vinto lo scudetto, ha sempre fatto schifo tranne quella volta che era arrivata seconda e quest'anno si è risvegliata nelle ultime dieci giornate e ha trionfato. Eppoi c'è l'NBA, che, a meno di colpi di coda da parte delle infortunatissime cariatidi in verde, sta per servirci le finali "Bene contro male - Episodio II". Dopo i vecchi che poverini un titolo se lo meritavano e tifavamo tutti per loro (Dallas) dell'anno scorso, quest'anno l'impero del male viene sfidato dai giovani a cui tutti vogliamo troppissimo bene, che sono bravi ragazzi, hanno imparato a giocare come si deve, James Harden ha la barba e Kevin Durant è il figlio che tutte le mamme vorrebbero avere (Oklahoma City). Fra l'altro, qua si decide il mood delle prossime stagioni NBA: se gli Heat vincono, da antipatici diventano antipatici vincenti, quindi si conquistano ufficialmente l'odio eterno fino a smantellamento. Se perdono, diventano un po' sfigati, cominciano a fare pena e va a finire che si tifa per loro. Vedremo.

Comunque, in realtà in questo post volevo mostrare dei trailer. Eccoli.



Abraham Lincoln: Vampire Hunter, per gli amici La leggenda del cacciatore di vampiri. Mboh, io continuo a sostenere che su Wanted si dicano troppe cose brutte e che alla fine era un filmetto divertente, simpatico, con un paio di scene molto spettacolari. Questo promette tamarraggine, ma ho come l'impressione che si prenda un po' troppo sul serio, per essere il film in cui Abramo Lincoln tira le accettate in faccia ai vampiri. Vedremo. Fun facts: in USA esce a giugno, in Italia esce a luglio, la Germania sembra essere l'ultimo posto al mondo in cui arriverà (a inizio ottobre, quando, va detto, in Italia staranno ancora aspettando l'uscita di Prometheus).



Lo vendono come "dramatic thriller", a me sembra "una roba che se la tira tantissimo da film d'autore". È 360, il nuovo film di Fernando Meirelles, uno di cui a conti fatti ho visto solo The Constant Gardener senza esattamente uscirne matto, anzi, piuttosto innervosito. È scritto da Peter Morgan (La reginaFrost/NixonIl maledetto United), che insomma sa fare il suo lavoro ma non mi sembra esattamente un genio. Contiene Jude Law (mi piace sempre tanto), Rachel Weisz (buona), Ben Foster (ottimo) ed Anthony Hopkins (lo diciamo che ha rotto le palle?). Fun fact: in America esce a fine giugno su iTunes, un mese dopo al cinema. Per l'Italia non si hanno notizie.



E, a proposito di cose che mi fanno innervosire, chiudiamo con Take This Waltz. Trattasi del nuovo film diretto da Sarah Polley, di cui tutti hanno amato tantissimo Away From Her (che non ho visto) e che mi sta simpatica perché recita nei film strani che hanno a che fare coi videogiochi (eXistenZ), nei film horror (L'alba dei morti viventi di Snyder, Splice) e nei film di Atom Egoyan. Fra l'altro, ho fatto caso a lei per la prima volta proprio in un film di Egoyan (Il dolce domani) e mi era piaciuta un sacco, nonostante il naso che fa provincia. Il problema è che questo trailer, per quanto gli attori mi piacciano tutti, mi fa innervosire.

Fun fact: Take This Waltz, in America, esce il 29 giugno, in contemporanea, sia al cinema sia su iTunes. Quanto sembrano lontane anni luce, queste cose?

7.6.12

Non esistono parole


Fanculo all'alieno e al pipistrello, queste sono le cose che rendono il 2012 un anno che sta trascorrendo troppo lentamente: i trailer di Django Unchained e Ralph Spaccatutto.





Mamma mia mamma mia mamma mia mamma mia mamma mia mamma mia mamma mia.

4.6.12

Alien³


Alien³ (USA, 1992)
di David Fincher
con Sigourney Weaver, Charles S. Dutton, Charles Dance

Dire che la realizzazione del terzo Alien è stata un parto è banale, oltre che forse anche un po' riduttivo, ma è in tinta con le tematiche uterine, vaginali, e materne della serie e ce lo facciamo quindi andare bene. David Fincher, che all'epoca era solo un esordiente videoclipparo in balia dei produttori cattivi, è tutt'ora talmente in puzza su questa storia da essere l'unico regista della serie a non aver voluto sfiorare neanche con un bastone la riedizione estesa del suo film. La leggenda narra che abbia dato la sua approvazione, ma non si va oltre. E quindi il mondo si è sempre diviso fra "è bruttarello, ma è colpa della produzione", "è bruttarello, che me ne frega del motivo?" e "a dire il vero a me piace". Dell'ultimo gruppo faccio parte io che, nonostante quella "eruzione" finale l'abbia sempre trovata pacchianissima e sostanzialmente fuori luogo, avevo un bel ricordo dell'Alien³ visto al cinema e mai più rivisto. Una roba certo non eccellente, ma gradevole, con qualche buona idea e in fondo più vicina a ciò che mi piacerebbe trovare in un film di Alien rispetto a quanto fatto da James Cameron. Certo, all'epoca pensavo anche che Aliens rimanesse nel complesso un (gran bel) film superiore, mentre oggi la vedo un po' diversamente.

E a riguardarlo oggi, come m'è parso 'sto terzo Alien? Stessa roba, con qualche ma. Fincher ripete la mossa di Cameron e rade al suolo tutto ciò che è venuto prima, ammazzando o condannando a morte chiunque fosse sopravvissuto e tornando, seppur alla sua maniera, alle basi del primo film, con un singolo alieno intento a far fuori un pezzetto alla volta un gruppo di persone impreparate e impotenti. Ripley si ritrova unica donna in un carcere stellare dove i peggiori criminali della galassia hanno scoperto la religione e l'accento britannico, impegnata a combattere i feromoni e l'alieno, dentro e fuori di lei. Ne viene fuori un film sporco, ruvido, pessimista fino al midollo, che ha anche dalla sua un una splendida colonna sonora e un paio di belle intuizioni nel mostrare un alieno che assume le caratteristiche canine del suo ospite e nella "alien cam" che fa vivere gli inseguimenti da appesi al soffitto, con quel grandangolo spanato che ci siamo poi sorbiti più e più volte nei videogiochi. Parlare di sceneggiatura, considerando le mille versioni per cui è passato lo script, è un po' come sparare sulla croce rossa, ma certo il film non fa molto per distaccarsi dal modello standard della storia da film horror di quei tempi. Di buono ci sono una sempre ottima Sigourney Weaver, che rende in maniera convincente e sofferta l'evoluzione del suo personaggio, e il suo rapporto col simpatico medico interpretato da Charles Dance, che fra l'altro fa la sua inevitabile fine prima di quanto sarebbe lecito attendersi, regalando forse l'unica vera sorpresa del film.

E alla fin fine, nonostante tutti i drammi esistenziali e le rosicate, nonostante degli effetti speciali al computer invecchiati anche peggio dei dialoghi di Cameron, Fincher il suo fantahorror gradevole e divertente l'ha diretto. Sicuramente è pasticciato, ha tanti alti e bassi, e probabilmente ha dalla sua soprattutto (ma tanto quanto il precedente e il successivo) una mitologia e un design che altri si sognano e senza le quali non se lo ricorderebbe nessuno. Epperò quella sporcizia ruvida e quell'atmosfera di blanda e abbandonata disperazione, che cresce inarrestabile, nuclearizzando ogni speranza fino a un finale non proprio nella norma per una grossa produzione hollywoodiana, gli lasciano addosso un fascino tutto particolare. Almeno credo.

Ho guardato l'Assembly Cut del 2003, sul quale non so decidermi. Da un lato mi sembra faccia danni piuttosto simili a quelli dell'edizione estesa di Aliens, allungando troppo il film, ammazzandone il ritmo e aggiungendo cose superflue o dannose. La parte centrale con l'alieno catturato e il matto che lo libera riassume tutto: è la svolta di trama più banale e vista mille volte di 'sto genere, allunga il film senza aggiungere nulla di particolarmente interessante e ne fa a pezzi il ritmo. Inoltre, l'alieno nato da un cane, e quindi quadrupede agile e veloce, della versione cinematografica era una bella idea. Se lo fai nascere da una vacca come accade in questa versione, ok, rimane quadrupede, ma si perde un po' il senso del resto. Senza contare che la scena in cui la prima vittima vede le tracce dell'alieno e pensa si tratti del cane diventa una roba senza senso. Allo stesso tempo, però, le piccole aggiunte iniziali con i galeotti monaci sono fascinose e soprattutto il finale senza l'alieno che balza fuori è diecimila volte meglio di quello originale. Mi sa che per me l'ideale sarebbe avere la versione originale con appiccicato sopra il finale dell'estesa.

3.6.12

Trailerume vario


L'altro giorno ho avuto un breve scambio su Twitter con Davide Moretto, quello che conduce Il Podcast del Tentacolo Viola, riguardo al fatto che a me Taylor Kitsch e Jeremy Renner piacciono, e che penso siano proprio bravi e adatti a interpretare i ruoli che interpretano di solito, ma ce li vedo poco a fare le superstar che ti vendono il film da sole. E che forse è anche per questo che laggente non ha premiato John Carter e ha dato retta solo marginalmente di più a Battleship. E che se laggente andrà a vedersi il nuovo Bourne sarà perché è il nuovo Bourne, non certo perché il protagonista è Jeremy Renner. È un mondo malato, funziona così. Io, comunque, Bourne l'ho un po' perso di vista negli anni: il primo m'era piaciuto, il secondo molto meno, il terzo neanche l'ho guardato. Adesso arriva il quarto, The Bourne Legacy, con appunto Jeremy Renner, e dopo il primo trailer di qualche tempo fa eccone un altro.



Sembra quasi che Renner, mentre girava The Avengers, si sia gasato per l'idea del super soldato di Capitan America e abbia deciso che lo voleva fare anche lui. Non è male, e Rennerino pare in effetti avere abbastanza quella faccia da nuovo Matt "un po' cucciolone e un po' improbabile come spaccaculi" Damon. Vedremo cosa ne viene fuori. A proposito di secondi trailer, comunque, ne abbiamo uno nuovo anche per House at the End of the Street. Nel primo trailer non si capiva veramente una sega, a parte il fatto che un film in cui ci sono mamma Elisabeth Shue e figlia Jennifer Lawrence e che è anche un horror lo voglio guardare a prescindere. Vediamo il nuovo trailer.



Ok, pare effettivamente essere quel misto di "assassino che rapisce e tortura" e "fantasma incazzato che ti vuole tanto male" che s'intuiva fra le pieghe dell'altro trailer. Il regista è sostanzialmente all'esordio cinematografico, IMDB suggerisce che gli piace l'horror. Non so che pensare, sembra abbastanza standard e non troppo invitante. Però, in effetti, male che vada è un horror in cui c'è il sogno erotico madre-figlia da punteggione al maialometro e c'è Jennifer Lawrence che continua a graziare con la sua pazzesca bravura film che non se la meritano. Ho visto molto di peggio. Ah, e poi c'è un nuovo breve spot di The Expendables 2, in cui succedono un po' di cose, tipo che a un certo punto Chuck Norris parla. Mi mette la fotta. Non trovo nessuno che permetta l'embed e quindi mi tocca linkarlo. Uffa.

Nel frattempo il mondo sta guardando Prometheus e noi aspettiamo. Detto che non pensavo, ma l'ultimo trailer mi ha veramente ucciso del tutto la scimmia, e certo le prime recensioni non la stanno riportando in vita, un pochetto rosico, via. Ecco, quello era un buon motivo per andare all'E3.

Quest'anno si resta a casa


Ci siamo, sta arrivando (o, volendo, è già arrivato) l'E3 2012, e una volta tanto io me ne resto a casa a seguire la fiera tramite internet a farmi i cazzi miei perché la verità è che non me ne frega niente. Un po' ci starò dietro per forza, perché le notizie ti saltano in faccia pure se non vuoi, perché mi interessa comunque sapere quel che accade nel fantastico mondo dei videogiochi e perché mi tocca istituzionalmente, ma la verità è che l'ansia da E3 non ce l'ho e soprattutto di starci appiccicato a distanza, davanti a un monitor, non potrebbe veramente fregarmene di meno. Mi piace andarci? Certo, anche se non è la mia cara e amata GDC. Mi piace perché ci si diverte, perché amo tutta l'attività lavorativa che ci gira attorno (organizzare, provare, discutere, intervistare, chiacchierare, scrivere, riportare, blablablare) e perché viaggiare, anche per andare a infilarsi quattro giorni in casermoni, è per me sempre bello. Ma l'E3 è anche un gran sbattimento, una roba che ho smesso di attendere da tempo con la bava alla bocca perché, boh, funziono così, e soprattutto qualcosa di cui faccio serenamente a meno, se il cambio è starmene a casa bello rilassato e riuscire, una volta tanto, a seguire come si deve anche la parte finale dei playoff NBA.

Detto questo, se volete seguire come si deve l'E3 2012, senza perdervi neanche mezza notizia, mezzo annuncio, mezza anteprima, mezzo niente, beh, andate su un qualsiasi grosso portale, dove trovate sicuramente tutto quello che cercate. Però, se v'avanza tempo, fate anche un giro su Outcast, dove abbiamo una sezione dedicata in cui finiranno tutte le notizie e gli articoli che scriveremo da qua (e, almeno su una cosa che non dico ma che arriva lunedì sera, una primizia ce l'abbiamo, tié), oltre a qualsiasi cosa produca il nostro inviato Marco Mottura da là. E poi, a bocce ferme, quando Marco, Ugo e Fabio si saranno ripresi, registreremo il solito podcast di reportage. Bene così.

Comunque l'anno prossimo ci torno, parola di lupetto. Forse.

2.6.12

Motocast


Ieri ho pubblicato il nuovo Outcast Magazine, il podcast dei giochini giocati. Un'edizione in formato ridotto per durata e quantità di partecipanti, perché la gente c'avevano da fare. Fra l'altro, a meno di sorprese, questo dovrebbe essere l'ultimo podcast che buttiamo fuori per due o tre settimane, dato che arriva l'E3 e il mondo si ferma. Ad ogni modo, Outcast Magazine #18, a questo indirizzo qua.

In realtà, forse, la prossima settimana usciamo con un'altra roba nuova ma anche vecchia ma anche non faccio spoiler comunque chi lo sa.

1.6.12

Moonrise Kingdom



Moonrise Kingdom (USA, 2012)
di Wes Anderson
con Jared Gilman, Kara Hayward, Edward Norton, Bruce Willis, Bill Murray, Frances McDormand

Da un lato, Moonrise Kingdom potrebbe essere inquadrato come il solito film di Wes Anderson, con i suoi soliti personaggi stralunati, il suo solito poetismo tutto pucci, il suo solito Bill Murray vecchio nel ruolo di Bill Murray vecchio, il suo solito talento incredibile per dipingere bellissimi quadretti dai colori sgargianti. E in effetti è esattamente quello, il (suo) solito film di Wes Anderson, che in qualche modo mi ipnotizza mentre lo guardo ma poi, sempre in qualche modo, ci ripenso e riesco solo a irritarmi. Questa volta, però, c'è la gabola, una gabola che dà un senso a tutto e finisci per chiederti come mai il Wes non racconti sempre e solo favolette ambientate nella folle capoccia di ragazzini che gravitano in quell'età tutta matta che arriva subito prima dell'adolescenza. Esatto, la faccenda è sostanzialmente racchiusa lì: Moonrise Kingdom racconta uno stralunato ma serissimo amore fra due bimbetti, attraverso gli occhi dei bimbetti stessi. E quindi il loro amore è eterno, vero, inarrestabile, gli adulti si prendono tutti troppo sul serio e sono incomprensibilmente strani, l'assistente sociale pallida, cattiva e inquietante si chiama Social di nome e Services di cognome, perché altro non è che quello, il mondo inizia e finisce all'interno del piccolo e folle arcipelago popolato solo ed esclusivamente dalle persone con cui i due entrano in contatto e i boy scout sono la più solida e capillare organizzazione del pianeta.

Insomma, Moonrise Kingdom è una favola strampalata, diretta con il (solito) gusto per l'immagine di Wes Anderson, dichiaratamente virato al retrò degli anni Sessanta in cui si svolgono le vicende. È un divertente viaggio nel mondo di un triste e un po' disadattato bimbetto che trova la salvezza nella forza dell'autoconvinzione. È un perfetto reportage su quanto a quell'età anche un semplice bisticcio fra quattro bambini possa trasformarsi in una vera e propria battaglia campale nella quale tutti stanno lottando per la propria vita (un po' come nelle discussioni dell'internet). E ha quello spirito assurdo che si genera quando gli attori recitano - uno meglio dell'altro - con piena convinzione nei propri personaggi, senza metterci del sarcasmo: sono tutti strambi, ma per loro è normale. È anche un film che piacerà a chi non sopporta Wes Anderson? Non credo proprio. Però a me, che sono sempre stato lì, lì nel mezzo, è piaciuto più del solito, ha divertito, ha fatto intenerire e (retro)immedesimare in tutti quei ragazzini.

L'ho visto qua a Monaco, in lingua originale, e penso che tutto sommato il suo fascino non stia più di tanto nelle parole, anche se il ritmo delizioso con cui scandiscono le battute i due giovani protagonisti ha il suo bel perché. IMDB non sa ancora dirmi quando uscirà in Italia.