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31.10.12

The Walking Dead 03X03: "Benvenuti a Woodbury"



SPOILER, MA TIPO ANCHE NELL'ELENCO DEGLI ATTORI


The Walking Dead 03X03: "Walk With Me" (USA, 2012)
con le mani in pasta di Glen Mazzara e Robert Kirkman 
episodio diretto da Guy Ferland
con Laurie Holden, Danai Gurira, David Morrissey, Michael Rooker

E come era in effetti prevedibile, dopo due episodi all'insegna delle spallucce, ecco una terza puntata in cui ci si dimentica completamente della prigione e si passa tutto il tempo raccontando di Andrea, di Michonne, del Governatore, di Woodbury e di Merle. Un episodio interessante, anche se m'ha fatto respirare un po' lo stesso senso di staticità della prima metà di seconda stagione, in cui si vede una Woodbury fondamentalmente diversa da quella dei fumetti, molto più solare e pacifica, quindi ancora più truffaldina. Comunque, stiamo ancora mettendo le basi, e le basi sono sfiziose, fermo restando che evidentemente a breve esploderà il conflitto fra le due fazioni che si stanno creando e che ancora non si conoscono.

In tutto questo, i personaggi. Michonne è sicuramente molto aderente a quella del fumetto, però cammina in maniera davvero traballante sul confine fra il personaggio cazzuto e la macchietta, e c'è bisogno di farle fare qualcosa che non sia solo guardare tutti in cagnesco. Andrea, che io fino adesso ho sempre apprezzato nella sua versione televisiva, mi fa un po' cascare le braccia, di nuovo nel ruolo di quella che si fa ammaliare dalla figura autoritaria e cazzuta senza accorgersi che sotto sotto è un ommemmerda. Ma vedremo. Merle mi piace. Che sarebbe riapparso in forze al governatore l'aveva capito chiunque conoscesse il fumetto dopo due episodi della prima stagione, e continuo a pensare che sia una buona idea e che tutta la faccenda "mano" possa essere molto ganza, quantomeno se si va a parare dove sappiamo. In più mi piace l'evoluzione del personaggio, un po' addomesticato dal Governatore (cosa che, per altro, già di suo dice anche molto sul Governatore stesso), con quel cenno di comprensione per la tragedia di Andrea tutta figlia del suo spirito da fratello maggiore, con lo sguardo da squilibrato di Michael Rooker.

E poi c'è lui. Chiaro che David Morrissey, come estetica, coi fumetti c'entri poco o nulla. Ma lo trovo comunque molto adatto. Ha la carica giusta, la voce tonante, parla come si deve, emana potenza, dominio e subdola cattiveria. E il personaggio mi sembra ben caratterizzato, forte, non guarda in faccia a nessuno, fa quel che vuole e deve fare e, ci raccontano alla fine, è sostanzialmente squilibrato tanto quanto l'originale. Giusto a scanso di equivoci. Anche se, chi ha letto i fumetti lo sa, in quella scena finale manca in realtà un pezzetto, e chissà se lo vedremo o no. Io dico sì, ma chissà. Bello poi che ci facciano vedere da dove arrivino i carri armati. Son cose che giustamente uno si chiede.

Comunque, oh, 'sti titoli italiani, ma su, ma veramente, ma quel piccolo sforzo di fantasia proprio no? Devi sempre fare il titolo che descrive quel che accade nell'episodio, giusto per essere sicuro di non lasciare sorprese? Perlomeno in questo caso non si tratta della scena finale, per carità, però...

29.10.12

Il mio primo concerto tedesco

Arthur Fonzarelli al basso, sulla destra.

No, allora, in effetti quello di ieri sera non è stato il mio primo concerto tedesco, perché nel giugno 2009 sono stato al Southside Festival da qualche parte in Germania del sud e poi ad agosto dello stesso anno sono stato a vedermi i Pearl Jam a Berlino. Diciamo quindi che è stato il mio primo concerto da tedesco, anche se definirmi tedesco, considerando che a oggi penso di poter dire che capisco una dozzina di parole in tedesco, è forse un'esagerazione. Comunque, ieri sono andato al concerto dei Gaslight Anthem qua a Monaco, in un posto chiamato Zenith (Zenith Kulturhaus per gli amici). Il primo concerto a cui vado da quando mi sono trasferito da queste parti, quindi, guarda un po', da quello dei Gaslight Anthem ai Magazzini Generali nel 2010 (non è vero, in mezzo c'è stata anche quella roba di Zelda a Londra, ma non fa testo, mi ci avevano invitato per lavoro). Che cosa strana, non andare a neanche un concerto per quasi due anni. C'ho la scusa logistica, ma rendermene conto mi fa davvero strano, soprattutto dopo essermi ritrovato di nuovo lì, immerso in quella piacevole sensazione di stare ad ascoltare bella musica circondato da gente che si diverte tranquillamente, ognuno alla sua maniera, e pensare: "Uècazzofiga, quasi quasi a novembre vado a vedermi gli Hives!". E mentre scrivo questo post sto scorrendo un elenco dei concerti in arrivo a Monaco.

Comunque, posto che forse ho un po' perso il filo della musica perché qua a Monaco ho ritrovato il gusto di andare al cinema, recarsi a un concerto in terra straniera è sempre un'affascinante occasione di studio sociologico. In realtà coi musicanti in terra crucca avevo, come detto, già avuto a che fare. Ma insomma, diciamo che è tutto molto familiare, tutto molto uguale, ma anche un po' diverso. Lo stesso tipo di gente che vedresti in metropolitana a Milano, e che dici "OK, non ho idea di dove sia il posto, ma seguiamo quelli, che vanno di sicuro lì". I bagni puliti, e, ecco, questo non è proprio proprio uguale uguale uguale a quel che trovi in genere a Milano. Il posto, che è una specie di ex (credo) magazzino, o forse ex fabbrica, bello grosso, pulito, ampi spazi, cucina abitabile, acustica rivedibile. E con un baretto delizioso tipo camper anni sessanta tutto bianco che ti viene voglia di farti birra e würstel ballando il twist. Certo meglio dei locali dove di solito si va a veder concerti a Milano, tutti stipati che se ti giri nella maniera sbagliata rischi di cadere in una turca. Va anche detto che l'afflusso non è esattamente da Tunnel. Non ci si riempie un palazzetto stile Forum di Assago o anche solo PalaComesichiamadessoquelloaLampugnano, ma probabilmente, a vedere i Gaslight Anthem a Monaco, ci va più gente di quanta ce ne starebbe all'Alcatraz.

Dicevo dei bagni puliti, a proposito di PalaTrussardiVobisTuckerMazda: che bella cosa rilassante, farti una coda che scorre velocissima e arrivare a fare la pipì senza rischiare di prenderti il colera. Eppoi decidere di mollare il giaccone al guardaroba, perché qua sta nevicando, fa un freddo cane, e a uscire solo col felpino, come un quindicenne che si sente invincibile e non vuole andare in giro vestito pesante perché al concerto si poga, prendi la polmonite. Guardaroba che, a prescindere da quel che viene dopo, parte bene perché è un bancone enorme con tanta gente che si occupa di gestire l'assalto, invece della feritoia della morte al PalaTrussardiVobisTuckerMazda. Poi viene il dopo, che è stato un esperimento sociologico interessante, perché poi, a fine concerto, quando sono andato a riprendere la giacca, ho scoperto che in fondo tutto il mondo è paese e su queste cose siamo tutti uguali. È confortante. Tutti che si riversano sul bancone a cazzo di cane completo, tipo marea, con quelli che arrivano di lato saltando la fila, i simpaticissimi che decidono di andare in cinque a ritirare una giacca, il genio che pensa sia un'idea intelligente infilarsi in quella bolgia con un bicchiere di birra stretto ad altezza cintura e pronto a rovesciarmisi sulla gamba, quello che s'incazza e si gira per chiedere al tipo dietro di lui di non spingere, come se uno avesse qualche potere quando ha quindici persone alle spalle che attentano alla sua verginità anale. In effetti avrei preferito non essere confortato.

Neve, gelo, bella atmosfera, tutto molto romantico, viva il freddo.

E il concerto? Il concerto è stato bello. Quando siamo arrivati si stava esibendo un tale Dave Hause, che fra l'altro poi è salito sul palco a fare lo scemo durante una canzone dei Gaslight Anthem. Neanche mi ricordavo il nome, sono andato a controllare adesso. Simpatico, il classico tutto convinto che ogni volta che apre bocca lo fa per dire: "Oh, ficata, grazie che non mi state tirando le bottiglie, dai che adesso arriva la gente per cui avete pagato, alla grande!". Ascoltando lui, un uomo e la sua chitarra, viene il dubbio che l'acustica sia ottima. Poi salgono sul palco i Blood Red Shoes, lui alla batteria e lei alla chitarra, e già ci si rende conto che il suono è tutto bello confusionario. Mi piacciono, i Blood Red Shoes. È la terza volta che me li becco a un qualche evento a cui sono andato per vedere altro: era capitato al Pinkpop 2008 e poi al Southside di cui sopra. E sono piacevoli, c'hanno ritmo, lei sbraita, tutto bello. Eppoi i Gaslight Anthem.

Un grazie a Setlist.fm.

E niente, i Gaslight Anthem sono i soliti, adorabili, Gaslight Anthem, che fanno un'ora e quaranta circa, forse anche uno sputo in più, tirando una canzone dietro l'altra con un ritmo che neanche te ne accorgi, sembra siano passati venti minuti, e sono tutte belle. Non è che le canzoni dei Gaslight Anthem siano tutte belle, eh, ma son bravi loro a fare le scalette, evidentemente, perché dal vivo è proprio tutto un piacere che non finisce mai, pieno di energia, passione e voglia. Poi c'è Brian Fallon che ogni tanto si ferma e fa il cabaret, chiacchierando col pubblico (che, bonus, è in grado di capire e di rispondere), c'è la gente tutta bella calorosa che canta volendosi bene assieme in armonia, ci son quelli che saltano e zompettano divertendosi e amandosi, c'è quello che mi chiede se gli tengo un attimo la birra perché è la sua canzone preferita e deve buttarsi, ci sono gli abbracci, c'è una bella serata. Anche se pure questa volta non mi hanno fatto Meet Me by the River's Edge. Su quattro volte che li ho visti, solo la prima al Southside. Uffa.

Si sta avvicinando la pausa pranzo, si sta avvicinando The Walking Dead.

28.10.12

Podcast da pensionati


Questa settimana abbiamo pubblicato su Outcast tre podcast che c'hanno la vecchiaia dentro. Uno è quello qua sopra, ed è il reportage sull'apertura del ViGaMus e sulle conferenze della IVDC 2012. Quindi, appunto, un museo dedicato alla storia dei videogiochi e una serie di racconti sul passato di Dino Dini, Bonaventura Di Bello, la nascita di Zzap! e altre robe che ti infettano la prostata. Sta tutto a questo indirizzo qua.


Due giorni prima, mercoledì, abbiamo pubblicato questa cosa qua sopra, Outcast Sound Showdown, nuovo appuntamento con la variante debabichizzata di Outcast Sound Shower, questa volta dedicato a un violentissimo scontro tra Fabio "Kenobit" Bortolotti e Mario "Aio" Morandi. Musica vecchia (ma anche un po' meno vecchia) per gente giovane. Lo trovate a questo indirizzo qua.


Infine, dietro questa ganzissima copertina si nasconde il nuovo episodio del Podcast del Tentacolo Viola, dove la vecchiaia è insita nel fatto che lì in mezzo sono io quello giovane. Sta a questo indirizzo qui.

E la prossima settimana, a meno di inconvenienti, dovrebbero arrivare il nuovo Chiacchiere Borderline e il podcast sulla tavola rotonda che si è tenuta a Milano una settimana fa. Sciambola!

26.10.12

Cose accadute di recente


Ieri è uscito in Italia The Possession, il film della paura basato su una storia vera che praticamente è l'esorcista ma ebreo. Non è brutto, non è neanche bello, sostanzialmente è. Io l'ho visto qua a Monaco, al Fantasy Filmfest, e ne ho scritto a questo indirizzo qua. Questo qua sotto, invece, è il trailer del remake di Evil Dead.



Ora, io non ho nulla contro i remake, mi vanno benissimo e bla bla bla, però, in questo caso, mi chiedo francamente quale sia il senso dell'operazione. Voglio dire, non è che l'Evil Dead originale c'avesse chissà quale soggetto incredibilmente sofisticato o interessante, era un film con una tramettina semplice, tutto basato sulla gran voglia, il gran talento, le grandi idee e i pochi soldi di un gruppo di amici. Quel che capisco dal trailer è che hanno spinto sullo schifo, e OK, mi sembra coerente con quel che all'epoca venne fatto col pongo. E, boh, mi rimane addosso l'immagine di un film dell'orrore tutto sangue, schifo e buh buh, che per carità, magari mi ci diverto anche, ma insomma, il fatto è anche che mica puoi metterti a fare un remake che copia col carboncino la regia di Sam Raimi. Ma se a Evil Dead levi quello, che rimane?



Eppoi c'è il trailer di Iron Man 3, che mi puzza di presa per il culo lontano un miglio. Tutto serioso, drammatico, cupo e Christopher Nolan. Vogliono darci a bere che improvvisamente non sarà più una commedia e Robert Downey jr. non dice scemenze tutto il tempo? Senza contare che, parliamoci chiaro, se vuoi fare una roba che si prende sul serio, si deprime e non fa ridere, che cacchio l'hai assunto a fare, Shane Black? Mah, vediamo. Comunque la battuta del Mandarino è simpatica.

Tre post in tre giorni, ma non credo sia il caso di vederci un trend positivo: sto per esplodere.

25.10.12

Total Recall - Atto di forza (2012)


Total Recall (USA, 2012)
di Len Wiseman
con Colin Farrell, Kate Beckinsale, Jessica Biel

È facile mettersi davanti a Total Recall con del pregiudizio in testa, lo stesso pregiudizio che tormenta la testolina di tutti quelli che si fanno prendere dalle convulsioni di schifo alla sola idea di un remake. E infatti, io, davanti a Total Recall mi ci sono messo con del pregiudizio. Ma era un pregiudizio di tipo diverso, perché in realtà non ho nulla contro i remake. Due dei miei film preferiti, La cosa e La mosca, sono remake, e in ogni caso sono sempre abbastanza convinto che non ci sia nulla di male nel riproporre e rielaborare un'idea vecchia. Non vedo un remake come una cosa necessariamente diversa da un film ispirato a un libro o a un fumetto: ti basi su un'opera, poco importa se è un film. Anzi, se l'idea è buona, magari ne viene fuori qualcosa di bello, no? E lascia stare che spesso la risposta è, appunto, no.

Eppure, il pregiudizio ce l'avevo. Pregiudizio nei confronti di Len Wiseman, però. Uno la cui cifra stilistica è sostanzialmente identificabile come "noia inutile". Uno di cui ho guardato tre film, tutti d'azione, e ancora sto aspettando di vedere una sua scena d'azione che non mi faccia addormentare. Uno la cui missione nella vita è prendere robe che dovrebbero gasarmi (lupi mannari che si menano coi vampiri, John McClane, il botulino di Kate Beckinsale, Total Recall, Jessica Biel) e usarle per annoiarmi a morte.  Uno che anche adesso, a scrivere di lui, sdraiato a letto col portatile sulle gambe, mi sta venendo son...

Ecco, ci ho dormito sopra e ora posso aggiungere che Len Wiseman lo identifico con la faccia mediocre dell'Hollywood moscia e priva di nerbo. I suoi film non sono brutti, sono solo mosci, piatti, barbosi, privi di emozioni e personalità, per l'appunto mediocri. E Total Recall non fa eccezione. Lo guardi e non ti senti sporco, anzi, magari noti anche qualche trovata simpatica, ma ti chiedi se non ci sarebbero state un paio d'ore più interessanti a tua disposizione, quel giorno. È tutto moscio, di plastica e inutile, con le trovatine ganze infilate dentro per far scena, con quelle due o tre cose messe lì perché stiamo facendo il remake e bisogna farlo a modino con le strizzatine d'occhio ai fan, ma mica reinterpretando con gusto e personalità un classico a cui vogliamo molto bene. Che poi alla fine è anche un po' questo, che manca: la personalità. Ed è il crimine più grosso del fare un remake di un film diretto da Paul Verhoeven nel suo momento di massima grazia hollywoodiana, quando la personalità la infilava a vangate e calci in faccia nelle carni di qualsiasi cosa facesse. Tirarne fuori una robetta moscia e spenta, con tutte le sue cosine ordinate al proprio posto e nulla, ma veramente nulla da dire. A 'sto punto preferisco la sporca imperfezione di Nolan e Scott, che magari han fatto il tonfo, ma perlomeno ci hanno provato. Wiseman manco ci prova.

Il film l'ho visto qui a Monaco, in lingua originale, da qualche parte a fine agosto. Non ne ho scritto subito perché mi ero addormentato. Non ne ho scritto quando è uscito in Italia, un paio di settimane fa, perché avevo appena visto Looper e mi sentivo stronzo a scrivere di Total Recall. Ne ho scritto adesso perché c'avevo voglia di pubblicare qualcosa sul blog e m'è venuto spontaneo scriverne.

24.10.12

The Walking Dead 03X02: "Il risveglio"


The Walking Dead 03X02: "Sick" (USA, 2012)
con le mani in pasta di Glen Mazzara e Robert Kirkman
episodio diretto da Bill Gierhart
con Andrew Lincoln, Sarah Wayne Callies, Norman Reedus

La cosa divertente di questo avvio di stagione di The Walking Dead è che hanno passato praticamente tutta l'estate a sventolarci sotto il naso che, oh, il Governatore, Michonne, pure Merle, guarda, e poi nei primi due episodi neanche si vedono. Giusto un attimo Michonne e Andrea nel primo, ma praticamente di sfuggita. E gli altri due nemmeno per sbaglio. Infami. Ci si concentra, invece, su quel che accade in prigione, sul continuare a proporre idee e situazioni del fumetto sotto luci diverse, a prendere per il culo e a raccontare una storia interessante e ricca di tensione. Nessuno di questi primi due episodi mi ha scatenato chissà quale violenta reazione di amore, ma entrambi mi hanno convinto, appassionato, divertito e, in due o tre momenti, lasciato lì a bocca aperta, se non sempre per quel che accadeva, quantomeno per il come. Direi che non ci si può lamentare.

In particolare, banalmente, mi piace come si stanno evolvendo le situazioni, i personaggi. Mi piace questo nuovo Rick così diverso da quello di un tempo, così pronto veramente a tutto per proteggere il suo gruppo e i suoi e così totalmente disinteressato a tutto il resto, soprattutto se il resto va in conflitto con il gruppo. Una caratterizzazione pesante ma credibile, soprattutto per i momenti in cui ti mostrano che no, non è diventato completamente disumano e, anzi, lui stesso cerca di aggrapparsi alla propria umanità. Quel sospiro affannato al termine del primo episodio, quel modo in cui, subito dopo aver compiuto un paio di azioni violente e poco umane che levati (specie la seconda), mostra calore, sorriso, sollievo di fronte ai suoi compagni. A sottolineare, di nuovo, che la sua nuova bestialità sta ferma fuori dal recinto, proprio per proteggere quel nucleo di affetto e di normalità che è riuscito a costruirsi.

E poi anche gli altri, il simpaticone dell'immagine là sopra che sta incredibilmente riuscendo a fare e dire cose quasi intelligenti, Maggie che mi piace sempre di più, la veterinaria che si mette a fare le autopsie, il bambino insopportabile, Lori che cerca in qualche modo di raccapezzarsi, tutti sviluppi e caratterizzazioni che mi sembrano solidi e ben pensati, credibili in quel contesto impossibile che si sta cercando di raccontare. Eppoi ci sono le cose mozzate, le spade in faccia e le fucilate, che sono sempre un piacere, specie in quei corridoi bui e ricchi d'ansia. Quanto al futuro, beh, il futuro dice che nel promo qua sotto, quello del terzo episodio, c'è esattamente tutto quel che si era visto nei trailer della stagione e che fino adesso ci hanno negato. Da domenica si balla.

Lo so che è banale dirlo, ma io continuo comunque a trovare un po' deprimenti i titoli italiani delle puntate.

16.10.12

The Walking Dead 03X01: "Casa dolce casa"


The Walking Dead 03X01: "Seed" (USA, 2012)
con le mani in pasta di Glen Mazzara e Robert Kirkman
episodio diretto da Ernest R. Dickerson
con Andrew Lincoln, Sarah Wayne Callies, Norman Reedus

Considerando che continuano ad affidargli gli episodi più importanti, non devo essere l'unico a pensare che Ernest R. Dickerson sia il regista migliore fra quelli che fino adesso hanno messo le mani su The Walking Dead. E anche per l'esordio della terza stagione, il caro Ernie fa alla grandissima il suo dovere, gestendo a meraviglia scene non necessariamente semplici (quel falò poteva venire tanto ma tanto ma tanto peggio), tenendo bene le redini in quel paio di momenti dedicati al tormento emotivo dei protagonisti e mettendo in scena come si deve l'azione. Azione che non manca mai, dall'inizio alla fine, in una puntata che sembra voler mettere definitivamente in chiaro la natura del passaggio di consegne che s'è consumato in corsa durante la stagione precedente: qua non si scherza proprio più e si avanza con furia, violenza, carica emotiva, tensione e sano disgusto, affondando i denti nel momento più delicato dell'intera serie. Perché se sbagli la prigione, diciamocelo, hai sbagliato tutto.

Per il momento, però, non si sta sbagliando praticamente nulla. L'avvio è fulminante, con quella scena a bocca chiusa, e poi via via, di corsa, senza tregua, mostrando un gruppo sempre più solido, cazzuto, indurito dai mesi trascorsi, con un Rick che sta crescendo come personaggio e si sta trasformando in qualcosa di diverso e affascinante. E poi c'è la prigione. Ci si entra con quel bell'assalto e poi si avanza sempre più, un po' alla volta, in un susseguirsi di belle trovate e in un crescendo che porta verso un luogo magari un po' telefonato, ma comunque dall'impatto fortissimo. E poi ci sono i dettagli, quelle piccole cose messe proprio per niente a caso, che ti cambiano una scena in maniera radicale. Quel ciondolare sullo sfondo che rende storta e malsana una rassicurante cena tutti assieme, quel momento di tranquillità in cui si accarezza una schiena, quell'attimo in cui Rick, nonostante tutta la sua ruvida carica, il suo essere capo forte e privo di esitazioni anche nei momenti peggiori, si ferma un attimo e boccheggia per ciò che ha appena fatto.

Insomma, un ottimo avvio di terza stagione, potente e divertente. In cui fra l'altro si prosegue anche con il gran bel lavoro di adattamento e rimescolamento, un po' per le cose brutte e le cose belle che accadono a quello invece che a quell'altro, un po' per il modo in cui si sta gestendo la faccenda Michonne. Piano piano, con calma, titillando e suggerendo. Senza contare l'ombra di un certo qual altro personaggio che si estende all'orizzonte ed è pronta ad avvolgere tutto quanto. Ah, che bello, è ricominciato The Walking Dead.

Off Topic: mi rendo conto ora che non ho fatto il mio solito post "oh, è uscito 'sto film, ne avevo scritto qua", per Ted, uscito quasi due settimane fa. Vabbuò, pazienza, ne avevo scritto qua.

15.10.12

Emergency Spam


Spam di emergenza per due motivi. Il primo è che non sto riuscendo a scrivere nulla per il blog e allora pubblichiamo uno di questi post inutili tanto per. Il secondo è a tema. Sono qui infatti oggi per spammare due podcast usciti di recente, il primo dei quali è l'episodio numero 23 di Emergency Broadcast System, al quale sono stato invitato a partecipare in quanto supposto illustre membro della stampa specializzata in videogiuochi italiana. Lo trovate a questo indirizzo qua.


L'altro è Outcast Sound Sitter - giopep Edition, secondo appuntamento con l'Outcast Sound Shower in contumacia Babich, a cui abbiamo partecipato mano nella mano io e la mia amica cassettina. Lo trovate a questo indirizzo qua.

Infine, vorrei salutare la mia mamma.

12.10.12

Ieri è uscito Killer Joe (assieme a un altro po' di roba)


Parlare di blog agonizzante sarebbe un'ingiustizia nei confronti dell'aria di morte totale che si respira qua dentro da un paio di settimane, ma, ehi, guardiamo il lato positivo: se vado avanti a lavorare con questi ritmi, a breve muoio direttamente io e il blog diventa un problema di secondo piano. Comunque, esco dal mutismo e dalla rassegnazione per segnalare che ieri, incredibile ma vero, è uscito in Italia il bellissimo Kille Joe. Questo significherebbe che anche chi è rimasto a vivere nello Stivale avrebbe oggi l'opportunità di andarsi a godere al cinema uno fra i film più elettrizzanti dell'anno, se non fosse che il film è uscito in appena cinquanta sale, quindi non so quanti avranno effettivamente questa opportunità.

Aggiungiamo anche che guardarlo doppiato, per quanto possa essere ben fatto il doppiaggio (non lo so, ma diamogli fiducia), significa perdersi un buon 95% del film, che è possibile scomporre in un 60% di Matthew McConaughey, un 20% di Texas e un 15% di tutti gli altri attori. Rimane il 5% di William Friedkin, del tono, della storia, del bel film che è. Che sarebbe anche più del 5%, in realtà, ma diventa tale perché sminuito dall'assenza del resto. OK, mi sono incartato e non ci sto capendo più una sega, facciamo così: cliccate qua e aspettate novembre, che tanto avete aspettato fino adesso. Nel mentre, comunque, segnalo che io ho visto Killer Joe a giugno, al Filmfest München, e ne ho poi scritto a questo indirizzo qua.

Ieri, poi, sono usciti anche altri film, alcuni piuttosto interessanti, che però non ho visto e quindi vai a sapere. Ho però visto Total Recall, che non mi sento di definire "piuttosto interessante". Chi mi segue regolarmente, e magari ha pure smesso visto che non sto postando più nulla, dovrebbe sapere che non ho nulla, ma proprio nulla di nulla di nulla "a prescindere" contro i remake. Ma questo è davvero un film talmente moscio, inutile, privo di personalità e di verve, piatto e palloso come tutto quel che gira Len Wiseman, che non ancora trovato la forza di scrivere un post al riguardo, non sono riuscito a farlo stimolato dall'imminente uscita e non so se lo farò. Tanto più che, pochi giorni dopo aver visto quella gran cosa di Looper, dimmi te se devo sprecare tempo a scrivere di 'sta robetta. O magari sì, vediamo.

Mi piace comunque sottolineare, in questa sede, il gran gusto con cui il poster italiano di Killer Joe rimaneggia un po' la faccenda inserendo la sempre valida immagine di bionda che si pastrugna il labbro inferiore con un dito.