Spy

Scemenze action

Babadook

Incubi e allegorie

Terminator Genisys

È tornato (purtroppo)

'71

Quando a Belfast si viveva tranquilli

Poltergeist

Potevamo tranquillamente farne a meno

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...
Visualizzazione post con etichetta NFL. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta NFL. Mostra tutti i post

4.2.13

Macchine che abbattono aerei


E OK, c'è stato il Superbowl, si è conclusa con un lieto fine la favoletta di Ray Lewis, ma soprattutto sono stati trasmessi i trailer, che alla fine rimangono la cosa più importante, no? E quindi, fermi tutti:



Hahahaha, no, OK, l'All-Star Game, il bordello, i carri armati, le macchine che rimbalzano a ritmo di musica, Vin Diesel e The Rock che fanno la mossa in tag team e le macchine che demoliscono gli aerei. E vabbé. Peccato solo che alle fine appaia lei, ma lo sapevamo. Evviva. Fast & Furious 6. Maggio. Ora.

Detto questo, ci sono anche sessanta secondi di Iron Man 3, introdotti da Robertino che fa lo scemo.



E continuiamo a far vedere un film che sembra voler fare il drammatico, il serioso e il poetico post-nolaniano e a farci chiedere: "Sì, OK, ma allora perché Shane Black?". Poi, però, Robertino ti butta lì un "oh boy" e si riaccende quel minimo barlume di speranza che stiano prendendo per il culo.

Per chiudere questo lunedì mattina all'insegna del "c'ho altro da fare", segnalo una bella intervista in due parti a Jason Rohrer, ché io ci voglio bene. La prima parte sta qua, la seconda parte sta qui. E c'ho già la fotta a mille per la sfida finale fra tutti i vincitori della Game Design Challenge.

1.2.13

Pre-bowl


Son cominciati a spuntare i trailer del Superbowl di quest'anno. Non sono tutti e mancano cose fondamentali,  tipo quella che vi suggerisco tramite l'immagine qua sopra, che attendo con ansia e che secondo Vin Diesel in persona non vedremo in anticipo, ma intanto qualcosa c'è. E sono i soliti schizzetti che mostrano poco o nulla di nuovo, al di là magari di quei due o tre fotogrammi del trailerino di Iron Man 3 che lascio volentieri analizzare ad altri. Ad ogni modo, due li voglio embeddare. Il primo è quello di World War Z:



In pratica una versione compressa del trailer precedente, che insiste sugli sciami di zombi, mostrando però anche brevemente che vedremo un aereo aprirsi in due in un film con Brad Pitt come ai tempi di Fight Club e puntualizzando con uno scambio di battute che questo è l'ennesimo film di zombi i cui protagonisti non hanno mai visto un film di zombi. Prima o poi arriveremo alla situazione in cui i protagonisti sanno già cosa sono gli zombi e dicono "ma figurati se sono davvero zombi", come accade in tutti i film di vampiri. Anche in quelli che si prendono sul serio. Ne sono assolutamente o forse.


Iron Man 3 Super Bowl von teasertrailer

L'altro è quello di Iron Man 3. Come detto, nulla di particolarmente nuovo rispetto all'altro, fotogrammi da mettere al microscopio a parte. Però non potevo esimermi. Eppoi volevo pubblicare qualcosa oggi e non c'ho tempo e forze per scrivere un post serio. Su.

Comunque, oh, a gennaio ho fatto un post al giorno, 31 post in 31 giorni. Considerando come in certi periodi ho tenuto in piedi questo blog, è una piccola soddisfazione. Mi accontento di poco, lo so.

19.1.09

Tristemente, si puppa

6.3.08

Brett



Che cicci, mi vengono i lucciconi.
:-|

5.2.07

Imbattibile

Invincible (USA, 2006)
di Ericson Core
con Mark Wahlberg, Greg Kinnear, Elizabeth Banks

Vincent Francis Papale è un figlio della Pennsylvania, nato nel lontano 1946 e graziato da doti fisiche non da poco, che gli permettono di condurre un'eccellente carriera sportiva da liceale e studente universitario. Nel 1974 Vince lavora come barista e supplente al liceo di Interboro, ma trova un posto da Wide Receiver nei Philadelphia Bell della World Football League e, grazie a due ottime stagioni, si conquista l'occasione di un provino per il neo appuntato coach dei perdentissimi Philadelphia Eagles. Dick Vermeil gradisce, approva e assolda quello che, alla bellezza di trent'anni, è il rookie - senza esperienza di college football - più vecchio nella storia della NFL.

Papale gioca quarantuno partite in tre stagioni, dal 1976 al 1978. Tre anni durante i quali finisce per essere eletto capitano degli special team da quegli stessi compagni che lo chiamano amichevolmente Rocky (per coincidenza il 1976 è anche l'anno del sogno americano di Sylvester Stallone). La sua carriera si conclude per infortunio nel 1979, un anno prima del viaggio fallimentare al Superbowl dei suoi Eagles. Nel 1980, infatti, Philadelphia arriverà in finale in tutti e quattro i principali sport americani, anche se solo i Phillies conquisteranno il titolo (l'unico della loro storia).

Invincible racconta in sostanza una fetta del 1976 di Vince Papale. Romanza e stiracchia un po' le cose, svaluta le prestazioni giovanili del protagonista e ne cancella la carriera pre-Eagles, col risultato di gonfiare ulteriormente i già mitologici toni della vicenda. Ma non si tratta di un gran danno, perché tanto, obiettivamente, se ne possono accorgere giusto i tifosissimi e chi va a consultare Wikipedia. Il "problema", casomai, sono i toni del racconto, melodrammatici, pomposi e moralistici come da tradizione di film sportivo (figuriamoci di film sportivo Disney). Ma a conti fatti sono le caratteristiche del genere, quelle che ti devi aspettare e a cui devi essere preparato. Lode a quei (rari) film sportivi che non si perdono più di tanto nella retorica, ma non si può certo fare una colpa a questo dell'essersi voluto attenere alle regole.

Anzi, Invincible, pur non risparmiando allo spettatore uno stereotipo che sia uno, si permette di mostrare scelte di regia interessanti, con un'entusiasmante messa in scena del primo match "ufficiale" di Papale. Ericson Core mostra la partita dal punto di vista del protagonista, lo rincorre nell'affannosa corsa verso un placcaggio, lo accompagna all'attesa solitara sul fondo della panchina e lì lo abbandona per trasportarci fino alla linea dello scrimmage. Per il resto, le armi sono le solite, con un abuso del rallenty totalmente privo di vergogna e una ricostruzione "fantasiosa" delle partite raccontate. A dare solidità al tutto ci pensano le come al solito ottime interpretazioni di Mark Wahlberg e Greg Kinnear, rispettivamente Papale e Vermeil.

Ne esce fuori un discreto film sportivo, che gioca quasi tutte le sue carte sul sempreverde fascino dell'american dream, si concede il lusso di qualche piccola divagazione nel sociale e, tutto sommato, si fa abbastanza perdonare gli eccessi di retorica. A patto di amare il football americano, certo. E un po' di simpatia per gli Eagles, pure, non guasta di sicuro.

6.2.06

Super Bowl XL


Partita non bellissima e, per una volta, difficile anche da salvare col discorso "se la son giocata fino alla fine". Ha vinto la squadra che ha, forse, nel complesso, giocato peggio, ma si è rivelata più solida quando contava. Matt Hasselbeck ha fatto una gran partita e, come tutta Seattle, ha sbagliato davvero poco: il problema è che gli errori sono tutti arrivati in momenti chiave e hanno pesato come macigni. Al contrario, Pittsburgh ha giocato male, è mancata in due uomini fondamentali come Troy Polamalu e Ben Roethlisberger, ma nelle fasi decisive ha mostrato una concretezza chirurgica. Lo stesso Big Ben, nel computo statistico totale ha obiettivamente fornito una prestazione di poco conto, sbagliando tanti passaggi. Ma ha centrato quelli che contavano davvero, oltre a segnare un decisivo touchdown in corsa.

Seattle è partita bene, è andata avanti su field goal, ma non ha poi combinato più nulla e gli Steelers hanno avuto il merito, una volta passati in vantaggio, di non fermarsi più. I due field goal - entrambi da 50 e più yard, per carità - sbagliati da Josh Brown pesano forse più di quanto dica il punteggio finale, perché sono arrivati in momenti in cui la partita poteva cambiare direzione e non l'ha fatto anche per quel motivo. Il primo, soprattutto, poteva far chiudere il secondo quarto con solo un punto di vantaggio per gli Steelers, ma non è andato a segno. E, anche qui, quando c'era da chiudere il drive importante, Seattle ha sbagliato, Pittsburgh no.

Certo, nonostante le gufate di Dan Marino (che ha telefonato a Roethlisberger per dirgli "goditela, potrebbe essere la prima e ultima volta che vai al Super Bowl"), c'è stata anche una mano da parte del destino, anche solo nel fatto che tutte le chiamate arbitrali delicate abbiano detto Pittsburgh.
Due in particolare sono state decisive e, secondo me, corrette. Nel primo quarto, sullo zero a zero, gli arbitri hanno annullato un touchdown ai Seahawks per un'interferenza offensiva di Darrell Jackson. Una chiamata al limite, a interpretazione, ma che penso ci stia: vero che la spinta è lieve, ma viene portata nel momento in cui i due giocatori stanno effettuando un cambio di direzione ed è sicuramente decisiva nel far perdere il passo al difensore di Pittsburgh. Altrettanto delicata l'altra chiamata arbitrale pro-Steelers, che ha visto convalidato il touchdown in corsa di Roethlisberger anche dopo il challenge richiesto da Mike Holmgren. Dal replay mostrato in TV, francamente, mi è parso che, nel momento di massimo avanzamento, quando Big Ben era ancora in aria, la palla sia arrivata, anche se di pochissimo, sopra alla linea di meta. Al di là di questo, comunque, gli arbitri cambiano la decisione presa sul campo solo se dalle immagini è evidente l'errore, e non è questo il caso. Restano comunque due giocate che, in un'eventuale finale scudetto italiana, scatenerebbero indagini parlamentari e interminabili campagne "stampa" da Biscardi.

A conti fatti, ripeto, ha vinto chi, pur giocando probabilmente peggio, ha saputo mettere in campo le palle quando contava ed effettuare giocate decisive. Una volta tanto, fra l'altro, sono d'accordo con la scelta dell'MVP, che avevo pronosticato a una decina di minuti buona dalla fine. In una notte che non ha visto una stella in particolare risplendere più di tanto sulle altre, Hines Ward ha messo sul piatto cinque ricezioni per 123 yard, con un paio di giocate bellissime e, soprattutto, il touchdown decisivo, quello che ha dato la definitiva svolta alla partita. Avvio di ultimo quarto, Seattle è sotto di quattro punti e sta attaccando sulle trenta yard di Pittsburgh. In sequenza arrivano: un passaggio fino a una yard dalla meta annullato per holding, un sack su Hasselback e un intercetto, condito fra l'altro da una penalità per un tackle illegale dello stesso Hasselback. Nel drive successivo gli Steelers si portano sulle 43 yard avversarie e piazzano una giocata splendida, fra l'altro già vista altre volte in stagione: Roethlisberger passa la palla a Randle El (che non a caso al college giocava quarterback) e questi serve Hines Ward con un lungo passaggio in meta. Partita finita, il resto è quasi solo accademia.

A conti fatti devo dire che sono abbastanza contento per come è andata. Simpatizzo spudoratamente Pittsburgh (soprattutto con gli Eagles fuori dai giochi), più che altro perché mi piace molto Roethlisberger, sia come giocatore (ancora un po' rozzo, ma talentuoso), sia come personaggio, ed è divertente vederlo conquistare il record di quarterback vincente più giovane della storia. Mi fa piacere che Bill Cowher, dopo 14 anni da allenatore nella sua città natale e un Super Bowl perso, sia finalmente riuscito a vincere un titolo. Ed è sicuramente molto bello che Jerome Bettis chiuda la carriera conquistando il suo primo Vince Lombardy Trophy nella sua Detroit. Viva l'America, viva le favolette!

 
cookieassistant.com