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18.6.13

Considerazioni a caso di ritorno da Los Angeles


Fa troppo caldo, devo tagliarmi i capelli.

Ribadisco con forza le opinioni espresse in quell'altro post. La sola idea che se voglio giocare questo gioco, quello e quell'altro devo avere tutte e tre le console mi fa venire la scabbia.

Andare al cinema mi piace troppo. Ed è una roba che dà assuefazione. Da quando vivo a Monaco, mi sono (ri)abituato ad andarci tantissimo. Arrivato a Los Angeles, per un motivo o per l'altro, non ci andavo da due settimane. Quando mi sono seduto in sala lì in zona L.A. Live ho avuto proprio il momento "ah, ecco". Chi mi dice che a casa con l'impiantino è troppo meglio e non capisce cosa io veda di tanto bello nell'andare al cinema ha centrato il punto: non capisce. Non è un problema, a ognuno il suo. Per me, essere lì sommerso dallo schermo e dalla marea sonora, mentre rido, mi esalto, m'abbatto le mani assieme al TMO e ai maranza ammerigani, è proprio una cosa completamente diversa. Poi, per carità, guardo valanghe di film a casa, va benissimo. Ma essere lì dentro, a luci spente, è un'altra faccenda.

Fast & Furious 6 è mamma mia. Poi farò il mio post da ultimo arrivato, però mamma mia. Che poi, dopo settimane di rosicaggio spinto, già solo il fatto di essere lì in sala ad aspettare che iniziasse mi ha messo addosso una fotta allucinante. C'avevo la pelle d'oca e gli occhi lucidi. Ma per tutto il film, eh. Ogni tanto, purtroppo, i personaggi si fermavano a parlare, ma poi ricominciavano a succedere le cose ed era tripudio. In quel contesto, poi, circondato da nachos. Ah, che bellezza. Mancava solo una cosa, che è poi l'altra cosa dell'andare al cinema: girarmi di lato e vedere il viso giusto illuminato dalla luce dello schermo. Quanto è bello girarti di lato e guardare il viso della persona a cui vuoi bene che si sta divertendo assieme a te, illuminato dalla luce di uno schermo gigante? È fantastico. Io invece mi giravo e vedevo un tizio pelato con la barba. Ma insomma, va bene lo stesso.

Fa troppo caldo, devo tagliarmi i capelli.

Fra le più grandi decisioni della vita, c'è stata quella presa dal gran consiglio dei saggi più o meno abruzzesi durante la scorsa GDC. In questa settimana di E3 ci siamo riempiti la casa di provviste. Facevamo colazione con frutta, latte e cereali. Una sera ho fatto gli spaghetti al pomodoro e la sera dopo Gino Kenobittino ha estratto dal cilindro la matriciana. Quando ordinavamo la pizza da Domino erano due o tre fette. Una mattina ho perfino preparato i panini per me e Fotone, da mangiare a ora di pranzo. Tutto un altro vivere, niente più lotta con la digestione quando alle dieci di sera devi scrivere gli articoli, il piacere di mangiare... e poi, cacchio, se non sei costantemente sazio prima ancora di sederti a tavola, ti godi anche di più quei due o tre pasti veramente porci che ti concedi.

L'E3 non è la mia fiera preferita, ma poi esserci, fare, gestire, cosare, è sempre piacevole. Anche se c'è Zave. In più mi sembra che quest'anno, con tutti i se e i ma possibili e immaginabili, si sia pure lavorato molto bene. O comunque poteva andare peggio, dai.

La stragrande maggioranza delle robe interessanti viste in fiera c'aveva un numero nel titolo, oppure era un reboot, o comunque, anche quando era nuova, non sembrava avere nel sacco nulla di davvero dirompente, era sempre un "ti rifaccio meglio questa idea, te la rifaccio next gen". Che palle. E che palle anche se poi molta di quella roba la voglio giocare, eh! Poi c'è sempre il gioco che spicca un po', la robina indie, quel che ti pare, ma insomma.

Xbox One ha i giochi più interessanti, ma costa di più. PlayStation 4 costa di meno, ma ha delle esclusive di cui non potrebbe fregarmene meno. Saranno annunciati altri giochi, verrà voglia, sarà bellissimo lo stesso, comunque avete da schiattà. Dei paletti e dei limiti non me ne frega niente. Mi spiace per tutti quelli che ci patiranno, lo dico sul serio, ma io ho le console sempre attaccate all'internet, quando vado al mare o in montagna voglio fare altro (e comunque ho i robi portatili) e se voglio spendere meno soldi compro su Steam, su GOG e negli Humble Bundle, non da Gamestop. Quindi, insomma, per me quelle robe non sono problemi. Per me. Rimane il fatto che non sento troppo l'esigenza.

Fa troppo caldo, devo tagliarmi i capelli.

Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana, "qualcuno" aveva detto che loro non fanno i seguiti e le serie in catena di montaggio, che innovano, che se fanno un nuovo episodio è per offrire qualcosa di veramente nuovo. Era la Nintendo Difference. Oggi veniamo da quattro New Super Mario Bros. in cinque anni, su console portatili è un tripudio di remake e riedizioni, il nuovo Mario 3D è la versione Wii U di un gioco che in fondo era già di suo la versione 3DS di Super Mario Galaxy, stiamo aspettando Pikmin 3 e Mario Kart 8, annunciano il nuovo Mario Golf, presentano il nuovo Smash Bros., mettono Retro Studios a fare il nuovo Donkey Kong e insomma in pratica è come Ubisoft e Activision, solo con un po' più calma, eppure stiamo ancora qui a raccontarci della Nintendo Difference. Perché? Perché adesso la Nintendo Difference è diventata "fanno i giochi con i colori e le cose puffettose e il gameplay bello". E per carità, ci sta pure, perché è comunque vero che sono giochi dal taglio "diverso" e, intendiamoci, sono giochi bellissimi e che piacciono tanto a me per primo (basta leggere tutto quel che ho scritto sui vari Mario negli ultimi anni, per capirlo). Però la Nintendo Difference ce l'avevano raccontata come una roba ben diversa. Così è facile.

La cosa più bella dell'E3 è quando poi hai un giorno libero e magari noleggi una macchina tipo quella roba tamarra là in cima e te ne vai in giro con un losco figuro e con quell'altro a spender quattro soldi per negozi e a visitare luoghi che non hai mai visto prima, scoprendo pezzetti di mondo che altrimenti non conosceresti. Mi piace troppo, andare in giro a caso in posti che non conosco. È bello. Mi sa che, assieme alla GDC, è il motivo principale per cui non riesco a convincermi a fare un lavoro serio. Si chiamano benefit.

L'altra cosa più bella dell'E3 è la settimana dopo l'E3, quando sei tornato a casa. Solo che quest'anno è un po' meno bella perché fa troppo caldo, devo tagliarmi i capelli.

Fa troppo caldo, devo tagliarmi i capelli.

28.12.12

Gravity Rush


Gravity Daze (SCE, 2012)
sviluppato da SCE Japan Studio - Keiichiro Toyama

Ci sono dei momenti, mentre si gioca a Gravity Rush, in cui tutto funziona a meraviglia, sposti la levetta analogica di un pochetto, inquadri il bersaglio, spari la pedata verso la faccia, muovi un pochino PlayStation Vita per mirare di fino sfruttando il sensore interno e vai a segno in un tripudio di poesia digitale. Tutto è perfetto, tutto torna: è per questo che ho comprato mi sono fatto regalare 'sta console. Eppoi ci sono dei momenti - tipicamente quando ti impunti a strapazzare questa o quella sfida - in cui la corsa degli analogici è quella che è, il sensore di movimento non lo usi perché sei sdraiato storto, la sfida appare impossibile e ti vien voglia di masticare il touch screen. La media dell'esperienza sta nel mezzo, in un sistema di controllo che funziona bene, fa il suo dovere, ma lascia sempre addosso la sensazione che in fondo, eh, qualcosina di un po' scomodo ci sia. E rimane la sensazione che sia un gioco un po' figlio di compromessi, del game designer che si è innamorato delle opportunità offerte dalla nuova console e ha voluto sfruttarle, pazienza se poi non tutto è perfetto. Del resto, Keiichiro Toyama è quello dell'intransigenza di design e della scomodità fatta apposta nel primo e nel secondo Forbidden Siren (e in fondo anche in Silent Hill), che a me son piaciuti da matti, ma in fondo sono appunto testimonianze ben precise di questo modo di fare.

Scomodità (percepita o effettiva) a parte, bisogna comunque dare atto a Gravity Rush di essere un gioco pensato attorno alla macchina su cui gira, e non il semplice riadattamento in piccolo di un format casalingo. Su PlayStation 3, magari, sarebbe stato più impressionante dal punto di vista grafico - e devo ammettere che in certi momenti, quando prova a comunicarmi il suo travolgente senso di scala, ho un po' rimpianto il fatto di non stare giocandolo su un hardware diverso e, soprattutto, su uno schermo più grosso - ma sarebbe stato anche un altro gioco. Migliore? Peggiore? Un altro. Così com'è, è un gioco gradevole, con alcuni momenti molto riusciti e altri un po' tirati per le lunghe, con un sistema di controllo un po' troppo impreciso per le richieste di certe sfide (facoltative, per carità), con un bel sistema di sviluppo del personaggio e un design delle missioni che sfodera qualche asso nella manica nella parte finale, ma tende anche a far fare un po' sempre le stesse cose, in maniera un po' tanto ripetitiva.

Se killer application doveva essere, mah, mi pare un po' deboluccio. Però, in fondo, Gravity Rush è un gioco interessante, che prova a fare cose interessanti, che racconta una storia semplice e prevedibile ma dalla bella atmosfera surreale e che mette in scena uno stile visivo di grande personalità. Il tratto cartoonesco fa venire in mente un certo tipo di fumetto francese, soprattutto con la particolare caratterizzazione di ambienti e strutture, e quella semplice, ma azzeccatissima trovata per visualizzare gli elementi più lontani, a tratti, mozza davvero il fiato. Ci sono tante belle cose, in Gravity Rush, e c'è anche l'apprezzabile sforzo, da parte di Keiichiro Toyama, di staccarsi dallo stile e dalle atmosfere che hanno segnato la sua carriera da director fino a un anno fa. Il risultato non è perfetto, e a tratti mi ha pure un po' smarronato, ma in fondo sono contento che fra i pochi giochi dell'anno che sono riuscito a giocare per puro piacere personale, senza doverne scrivere o parlare da qualche parte, ci sia stato anche lui.

Questo post è stato reso possibile dai ben oltre dieci anni di it.fan.studio-vit. Così, mi andava di dirlo.

 
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