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21.4.13

Tre ore e mezza


It's a New Record, amici e amiche da casa! Oggi abbiamo pubblicato Outcast Magazine #23, nel quale io e una banda di scapestrati abbiamo chiacchierato di videogiochi, viaggiando di qua e di là per il continuum spazio-temporale, per qualcosa come tre ore e mezza. Io, in particolare, blatero di BioShock Infinite, Dead Space 3, Dishonored: Il pugnale di Dunwall e Giana Sisters: Twisted Dreams per Xbox 360, oltre a sparare due cagate su Max Payne 3. Sta tutto a questo indirizzo qui.

E prima o poi arriva anche il nuovo Outcast Sound Shower.

20.4.13

Così, dal nulla, R.I.P.D.


Allora, è uscito il trailer di R.I.P.D., così, dal nulla, senza che nessuno mi avesse avvisato.



Ispirato a un fumetto Dark Horse di cui ignoravo completamente l'esistenza e del quale, rovistando un po' su Google, mi sono fatto un'idea abbastanza in zona sticazzi, il film mi sembra avere come unica attrattiva il guardare un paio d'ore di Jeff Bridges che fa il deficiente. Che può tranquillamente essere un'ottima cosa, intendiamoci, ma per il resto in questo trailer vedo solo una lunga serie di gag stantie appiccicate sulla versione Bizarro di Men in Black. Sbaglio?

E anche questa settimana il post moscio da sabato mattina è andato.

19.4.13

After Friday Night Lights


After Friday Night Lights (USA, 2012)
di Buzz Bissinger

Di Friday Night Lights, qua dentro, ho parlato fino allo sfinimento. Ho scritto del bellissimo film di Peter Berg, ho scritto delle cinque bellissime stagioni del telefilm (1, 2, 3, 4, 5) e ho infine scritto del bellissimo libro di Buzz Bissinger da cui tutto ha avuto inizio e che io ho letto solo dopo essermi guardato tutti gli adattamenti. Ci sono alti, ci sono bassi, ma è un microcosmo meraviglioso e che davvero merita una chance, anche per chi non dovesse essere appassionato di sport americani. Se poi appassionato lo sei, beh, figurati. Ebbene, ventidue anni dopo aver firmato il libro, Bissinger ha deciso di scrivere una specie di seguito ma non proprio, un racconto da trentaquattro pagine griffato Kindle Byliner, la collana di pubblicazioni digitali brevi, pensate per essere lette in singola botta. E infatti in singola botta me lo sono letto, sull'aereo per San Francisco, e non posso esimermi dallo scriverne qua dentro.

After Friday Night Lights si concentra sull'amicizia che in tutti questi anni è rimasta fortissima, nonostante mille motivi per mandarsi vicendevolmente a quel paese, fra il fortunato Buzz Bissinger e lo sfortunato Boobie Miles. Le difficoltà incontrate dal ragazzo nel corso del tempo, i sogni infranti, la ricerca disperata d'aiuto, il trovare a fatica un equilibrio, l'eterna gratitudine per chi ha voluto aiutarlo e il rancore nei confronti di chi ha di lui approfittato (con le inevitabili stoccate al ritratto un po' troppo "amichevole" fatto di coach Gary Gaines nel film). Bissinger racconta alla sua maniera schietta e sofferente, riflette su quante persone - lui incluso - si siano negli anni arricchite mentre Boobie restava nella sua poltiglia, parlando anche di sensi di colpa, di etica, mettendo in dubbio la moralità del suo lavoro.

Come "seguito" in senso stretto, forse, non è nulla di che, perché avresti voglia di sapere che fine abbiano fatto tutte le persone di cui avevi letto nel libro originale e che qui a malapena vengono menzionate. Ma non è quello il punto: After Friday Night Lights è una lettura semplice, breve e toccante, quasi più un singolo articolo che un libro vero e proprio - del resto, il formato è quello - e non ha alcun senso se preso per i fatti suoi, ma è semplicemente fondamentale per chi ha amato tutto ciò che ha a che fare con Friday Night Lights e ne vuole ancora. E poi, suvvia, costa due dollari scarsi e si legge in mezz'ora.

Fun Fact: di recente Buzz Bissinger è entrato in clinica per ripigliarsi dalla dipendenza da sesso e shopping. Solo in America.

18.4.13

Peter & Max: A Fables Novel


Peter & Max: A Fables Novel (USA, 2009)
di Bill Willingham (illustrazioni di Steve Leialoha)

Mentre non ho mai problemi ad approcciare "il film ispirato a" o "il videogioco basato su", nonostante poi spesso ne vengano fuori schifezze immani, provo una sorta di repulsione istantanea quando mi piazzo davanti a un "il libro tratto da" o "l'adattamento a fumetti di". Non so bene da cosa derivi, al di là di tristi esperienze passate, ma così è. Ed è quindi con un po' di sospetto, oltre che di ritardo, che mi sono avvicinato a Peter & Max. L'ho però comunque fatto, perché Fables è una fra le grandi opere a fumetti degli ultimi dieci anni, perché il Bill Willingham che scrive tavole è sempre una lettura piacevolissima e perché di fondo qualsiasi altra cosa legata al marchio, fra serie parallele, miniserie e albetti assortiti, tende ad oscillare fra la roba molto bella e il capolavoro totale. Quindi, insomma, perché no?

Tanto più che Fables si presta proprio per sua natura a raccontare mille storie diverse - in temi, personaggi, argomenti, stile - senza per questo perdere in identità o coerenza del tutto. E infatti, sotto questo punto di vista, a Peter & Max non si può proprio rinfacciare nulla: potrebbe tranquillamente essere stato pubblicato come miniserie inserita nel contesto del fumetto. In questo, fra l'altro, pur raccontando una storia che si regge in piedi da sola, andando ad approfondire personaggi inediti, o comunque secondari, ha forse un po' il limite inevitabile di voler accennare a fatti, situazioni e personaggi ignoti a chi il fumetto non lo conosce, pur comunque contestualizzando il tutto molto bene. Ma d'altra parte, oh, è il libro di Fables, che vuoi pretendere? Al di là di quello, il punto è che nel leggerlo ci si sente proprio a casa e la scrittura di Willingham scorre alla perfezione, calando nella stessa atmosfera del fumetto. Lo stile è quello, la poetica pure. Leggi e ti si formano le tavole in testa. D'altra parte, se vogliamo, è pure normale, considerando che l'autore è lo stesso, ma forse non era scontato.

In questo, le pur bellissime illustrazioni di Steve Leialoha sono quasi di troppo, perché finiscono per mettersi di mezzo e allontanarsi magari dall'immagine che le parole di Willingham ti creano nella testolina. Per il resto, comunque, Peter & Max è un bel romanzetto senza eccessive pretese, appassionante, avventuroso, drammatico e malinconico come qualsiasi storia di Fables, forse un po' deficitario nella caratterizzazione di un antagonista raccontato come cattivo e basta, perché sì, ma comunque gradevolissimo alla lettura e con un finale di quelli che spiazzano abbastanza. Un amante della serie a fumetti, tutto sommato, credo debba regalarselo. Tutti gli altri, forse, possono serenamente passare oltre, anche se comunque lo spirito e la delicatezza con cui Willingham riesce a inventarsi bizzarri passati e "origini segrete" per le fiabe che tutti conoscono è sempre sorprendente e meriterebbe una chance da parte di chiunque. Se non glie l'avete voluta dare a fumetti, magari in romanzo, perché no?

L'ho letto in lingua originale, grazie a quel fantastico strumento che è Kindle. Ho cercato un po' sull'internet e non mi risulta esista un'edizione italiana, ma sarei lieto di essere smentito.

17.4.13

Supermanzo


Ed eccoci col nuovo e un po' più corposo trailer per Man Of Steel o, se preferite, L'uomo d'acciaio.



Che dire, l'impressione è che vogliano spingere sui giusti elementi del personaggio, le riflessioni sulla sua condizione di pesce fuor d'acqua un po' divino e via dicendo, ma poi, nella parte finale del trailer, ci tengano a sottolineare che "oh, comunque volano le pizze ed esplodono i pianeti". A me ha fatto venire una discreta voglia. Poi, secondo l'alternanza che ha scandito la sua carriera, questo dovrebbe essere un film di Zach Snyder che mi piace, dato che il precedente mi ha fatto piangere sangue.

Chiedo scusa a quei quattro che mi seguono fedelmente, ma sono veramente in apnea. Però potete leggere la recensione del DLC di Dishonored che ho scritto stamattina!

16.4.13

Nerdismo del martedì


Allora, oggi c'ho un po' il coma nelle mani, perché stanotte mi sono fatto prendere da BioShock Infinite, soprattutto a causa del fatto che stasera si registra una parte del nuovo Outcast Magazine e se ne parlerà. In sostanza, ho tirato quasi le cinque del mattino per finirlo, il BioShock. Cosa che mi ha fra l'altro permesso di dare il tag alla signora, che proprio a quell'ora si alzava per partire per una mini-trasferta di lavoro. Cose che capitano. Comunque, detto che magari mi piglia lo sghiribizzo e ne scrivo qua dentro (ma conoscendomi è più probabile che scriva di BioShock 2, dato che qui ho scritto solo del primo), se qualcuno vuole sapere cosa ne penso del gioco, potrà ascoltarmi mentre ne chiacchiero con altri nel podcast. Spoiler: bene, se vogliamo anche benissimo, ma pure una discreta dose di meh.

Nel frattempo, cose a caso dal nerdverso. Tipo Bryan Singer che mostra su Twitter Patrick Stewart pronto a darsi da fare sul set di X-Men: Giorni di un futuro passato:


Tipo il teaser trailer del film live action di Gatchaman (o La battaglia dei pianeti, come vi pare):



Tipo una roba virale con Michael Shannon che dice "datemi Superman o vi spezzo le reni":



Tipo la foto là in cima che mostra Jamie Foxx nei panni di Elektro da The Amazing Spider-Man 2, con il suo look - ancora tutto da post-produrre - che chiaramente prende spunto dall'universo Ultimate.

Così, un po' di cose a caso alla rinfusa, tanto per fare un post anche oggi.

15.4.13

Oblivion


Oblivion (USA, 2013)
di Joseph Kosinski
con Tom Cruise, Andrea Riseborough, Olga Kurylenko, Morgan Freeman

A volte, il modo più semplice per spiegare quel che penso di un film consiste nel raccontare brevemente come l'ho guardato. In fondo qua non è che si facciano "le recensioni", mi limito a buttar giù impressioni su quel che guardo senza pretese, e quindi perché no? Ebbene, Oblivion, per una buona metà di film, non dico mi abbia rapito e tenuto sulla corda, ma ha saputo affascinarmi e lasciarmi per lunghi tratti con occhi, bocca e orecchi spalancati. C'è tutto un impianto visivo davvero curato, ricco, che ti racconta un futuro "possibile" in maniera sensata, dando l'impressione che non si tratti solo di una serie di quadretti messi in fila e che - pur ispirandosi da tutte le parti senza forse creare nulla di realmente proprio - riesca davvero a colpire nel segno, grazie anche a una colonna sonora molto azzeccata. Insomma, quelli che erano i principali gli unici lati positivi di Tron Legacy tornano di prepotenza in scena anche qui e rendono Oblivion un film davvero spettacolare, nel senso più positivo del termine. Una roba da guardare al cinema, ecco. Io, fra l'altro, l'ho visto nella mia solita, ottima, sala qua a Monaco, ma mi sono proprio ritrovato a pensare che in una sala Energia o sul lenzuolo dell'IMAX debba essere qualcosa che lascia il segno.

L'altro lato positivo di Tron Legacy era rappresentato da Olivia Wilde e qui, al suo posto, troviamo la cara Olga Kurylenko, che fa la sua gran bella figura, anche se è davvero una cagna maledetta e recita in maniera decente solo quando la inquadrano di nuca (ma l'impressione è più che altro che dirigere gli attori non sia proprio una specialità di casa Kosinski). Per il resto, Oblivion è un film che racconta una storia abbastanza ordinaria, infilandola in una matrioska interminabile di colpi di scena telefonatissimi per chiunque abbia visto qualche film del genere, e del resto pure quasi tutti spoilerati dai trailer, nel tentativo di distrarre dal twist "vero" di metà pellicola. Il tentativo, con me, ha funzionato, di fondo ero talmente concentrato sulla prevedibilità del resto che non me l'aspettavo, ma in ogni caso, anche lì, siamo dalle parti delle cose già viste altrove. In tutto questo, il problema è che l'intero racconto si poggia su una serie di premesse quantomeno traballanti e che, dopo aver svelato tutti i misteri, ti lasciano addosso una discreta sensazione di maccosa (minuscolo, dai). A questo aggiungiamo anche che, una volta esauriti i paesaggi seducenti, una volta sbrigati i colpi di scena, una volta scoglionati dalle faccette da recita scolastica di Olga, il film si sgonfia, perde quasi del tutto di mordente, si impantana in un moscissimo assalto al forte e si butta poi in maniera sbrigativa e impacciata verso il finale, lasciando in bocca quella sensazione di "sì, OK, boh, mah".

Il problema è che Oblivion non è uno di quei film in cui la somma delle parti è superiore al valore delle parti stesse. Ci sono aspetti molto riusciti e che ti fanno quasi saltare sul seggiolino, ci sono aspetti che ti fanno cadere le braccia e c'è in mezzo tutto un resto di modesta, inutile pochezza, che lascia addosso indifferenza. Alla fine ne esci confuso, perché hai ben chiare nella capoccia le cose positive, quelle che addirittura sul momento ti avevano generato entusiasmo, e tutto sommato anche nel finale così frettoloso c'è quel bel montaggio alternato fra presente e futuro che lascia addosso un buon ricordo. Ma la sensazione di whatever rimane e, mentre torni a casa passeggiando lungo Nymphenburger Straße, sei lì che ti chiedi cosa caspita hai guardato, come mai una roba per certi versi così bella ti abbia lasciato addosso sensazioni così meh. E non riesci a capirlo, non riesci a puntare il dito. Alla fine, ancora una volta, si torna sempre lì: poteva andare peggio, ma onestamente speravo meglio.

Il film l'ho visto qua a Monaco, in lingua originale, ma non credo la cosa faccia una gran differenza. Ché tanto Morgan Freeman che interpreta Morgan Freeman l'abbiamo visto centomila volte. Guardatevelo al cinema, è l'unico motivo per guardarlo.

14.4.13

Reportaggio sanfrancescano


Abbiamo appena pubblicato il nuovo Outcast Reportage, dedicato alla Game Developers Conference 2013, in cui io, il Composer, l'altro chietino e il Pentito ci dilettiamo a chiacchierare per quasi tre ore di San Francisco e argomenti correlati. Lo trovate a questo indirizzo qua.



Se ce la facciamo, questa settimana si registra il nuovo Outcast Magazine. Ma non garantisco. In ogni caso, la registrazione successiva di un qualsiasi Outcast si svolgerà per forza a maggio. Così gira il mondo.

13.4.13

Riddick is coming


In questo caldo sabato di metà aprile, accompagnato dal poster qua sopra che per qualche motivo ho trovato solo in versione francese (ce ne faremo una ragione), non posso esimermi dal commentare una roba spuntata in realtà almeno un paio di settimane fa, ma che mi ero scordato di menzionare. Vale a dire il primo pezzetto di pseudo-trailer per il nuovo Riddick.



Dunque, in pratica, il Riddick capo del mondo dei Necrocosi tutti che abbiamo lasciato al termine del secondo film è durato poco e si torna a viaggiare - anche sul fronte del budget - in zona Pitch Black, con un pianeta su cui quando fa buio fa anche brutto. In più, inevitabilmente, ci saranno i cacciatori di taglie che vogliono incassare quella sulla sua capoccia (leggo e vedo immagini di Dave Bautista e Katee Sackhoff) e torna pure Karl Urban, immagino ancora incazzato. Non sembra male, no?

Ieri sera sono andato a vedermi Oblivion. E non so se mi sia piaciuto perché questo post l'ho preparato ieri pomeriggio. Time paradox!

12.4.13

G. I. Joe - La vendetta


G. I. Joe - Retaliation (USA, 2013)
di John M. Chu
con The Rock, Tyra Collette, John McClane, il coreano cattivo, Collo, Darth Maul, Frank Castle, Imhotep, Cobra Commander, Papa Francesco

Il primo G. I. Joe ha fatto schifo praticamente a tutto il pianeta, tranne qualche soggetto che ogni tanto spunta di qua e di là, tipo il sottoscritto. Il secondo episodio è diventato quindi velocemente una via di mezzo fra il reboot e il seguito vero e proprio, che allo stesso tempo riprende le vicende da dove si erano interrotte e spazza via con due colpi di scopa quasi tutto quello che era rimasto in piedi al termine del primo film. Ecco quindi che Marlon Wayans, Dennis Quaid e, purtroppo, Sienna Miller vestita da Bayonetta e Rachel Nichols svaniscono nel nulla, senza tante cerimonie o spiegazioni, mentre cambia il regista - via Stephen "Ciccio Pasticcio" Sommers, dentro uno che arriva dai film di ballo e quindi magari ne sa di coreografie - e si abbandonano quasi del tutto i tecno-costumi e le tecno-scemenze, in favore di un look più militaresco e vicino all'iconografia dei giocattoli originali. Un'operazione, se vogliamo, anche corretta, per quel che ce ne può fregare. Di tutto il resto, viene mantenuto quel che non costa troppo o a cui non si può rinunciare: abbiamo quindi ancora i due ninja con relative spade (e ci mancherebbe), Arnold Voslo sfrutta la scusa dei poteri da trasformista per apparire un totale di trenta secondi, Joseph Gordon-Levitt ha la faccia e la voce distrutte, quindi non è un problema sostituirlo con un altro attore e Christopher Ecclestone viene liquidato in maniera distratta. Rimane la faccenda del protagonista Channing Tatum.

L'uscita del film è stata rinviata di sei mesi rispetto al previsto, il che è tipicamente segno di disastro/porcheria, ufficialmente per aggiungere il 3D più fuori luogo dai tempi del secondo Ghost Rider, secondo le voci di corridoio per dare più spazio a Channing Tatum. Ora, non so se effettivamente il suo ruolo sia stato ampliato, ma, se così è, mi chiedo quanto spazio dovesse avere in origine, dato che la sua presenza a schermo si limita a farlo battibeccare un po' con The Rock (grande intesa fra i due, oltretutto) e a gettarlo poi via a calci in culo. Di sicuro, comunque, la nascita travagliata del film traspare da una struttura narrativa completamente all'insegna dell'accazzodicane e da dei titoli di coda che sembrano essere una raccolta di estratti dal materiale che avevano girato e di cui non sapevano cosa fare. Il problema, però, non sta tanto nella sconclusionatezza narrativa, che in fondo da un film del genere ti aspetti e va comunque tranquillamente a nozze con il taglio ancora più - giustamente - bambinesco del primo episodio. Stiamo parlando di un film basato sui G. I. Joe, con le action figure che saltano e sparano e il Cobra Commander che si spara le pose al rallentatore. Non si pretende certo narrazione di livello e, anzi, sorprendono in positivo la presenza di qualche gag simpatica e il delizioso piano messo in piedi dai cattivi. Il problema, dicevo, è che la prima metà buona di film è un gran spaccamento di maroni, che mette assieme avvenimenti a caso e interminabili spiegoni necessari per per far quadrare i casini in ottica reboot e far sentire a proprio agio chi non ha visto il primo episodio. Due palle. Non fosse che...

... non fosse che, nonostante la pochezza narrativa, alla fine si trova bene o male quel che si va cercando. Gli attori si divertono tutti a fare gli scemi e questo offre spazio ai più carismatici per far caciara. The Rock è carichissimo e spacca tutto, Ray Stephenson "riempie" un ruolo di carta velina, Jonathan Pryce passa tutto il tempo a gigioneggiare, Bruce Willis fa le faccette buffe interpretando il simpatico nonnetto che nasconde le granate nel cesto della frutta e Walton Goggins non può che rubare la scena per quei dieci minuti che gli concedono. Gli altri fanno quel che devono, non disturbano e non sporcano: i figuranti figurano, i ninja fanno piroette, saltano e combattono sul lato di una montagna, il metro e ottanta di Adrianne Palicki fa venire la bavetta costante, le scene d'azione non fanno saltare in piedi ma funzionano (in particolare i ninja e l'evasione) e il gran bordello finale, pur essendo un po' loffio, regala con lo scontro Rock/Stephenson una versione sotto steroidi del Gun Kata di Equilibrium, cosa che fa comunque sorridere. Insomma, boh, onestamente non penso lo consiglierei a nessuno, e su Mubi gli ho pure messo due stelline su cinque, però, in linea di massima, uno che va al cinema per il secondo film dei G. I. Joe che aspettative potrà mai avere? Ecco, in quell'ottica, poteva andare peggio.

Quando parlo di 3D fuori luogo, intendo dire che si tratta di una conversione infilata a forza in un film chiaramente non pensato per essere visto in quel modo, col risultato che la visione si fa spesso confusa e fastidiosa. E lo dice uno che col 3D si diverte, eh! Per dire, il trailer di Star Trek into Darkness, rivisto in 3D, m'è piaciuto ancora di più. Veramente ganzo.

 
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