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12.4.15

Lo spam della domenica pomeriggio: È arrivata l'estate!


Non so da voi, ma in questi giorni qua a Parigi fa un caldo boia. Mannaggia alla mezza stagione. Mi sta già venendo voglia di raparmi a zero! Però obiettivamente è un po' presto. Dai, vediamo. Intanto, questa settimana su IGN forse è uscito qualcosa di mio oggi, forse no. Nel dubbio, segnalo la prossima settimana. Su Outcast, invece, abbiamo il Videopep in cui chiacchiero di quel che ho giocato a marzo, il nuovo Outcast Popcorn e l'Old! dedicato all'aprile del 1985.

Mi sa che non ho ancora iniziato a guardare Daredevil.

11.4.15

La robbaccia del sabato mattina: Bond vs. Alice


Settimana un po' vuota di cose delle quali chiacchierare qua dentro, quindi non chiacchiero di nulla e mi limito a ricordare a tutti che è arrivato Daredevil ma io probabilmente non l'ho ancora iniziato perché sto finendo di guardarmi la prima stagione di Orange is the New Black.



Burying the Ex, il nuovo film di Joe Dante. Dunque, se non fosse un film di Joe Dante, bisogna ammetterlo, questo trailer mi avrebbe lasciato un po' perplesso. Anzi, volendo mi ha lasciato comunque perplesso. Però è un film di Joe Dante, quindi sicuramente il trailer è una porcheria che tenta di accalappiare i giovani d'oggi che non hanno idea di chi sia Joe Dante e il film sarà bellissimo. Poi Anton Yelchin mi sta simpatico. E Alexandria. Apposto.



Ecco, per dire, questo remake di Poltergeist invece ha un trailer magari più curato, professionale, pulitino, precisino, ma mi sembra veramente una roba moscia, sterile e uguale a centomila altre. Sbaglio? Boh, Sam Rockwell non so se mi stia simpatico, ma mi piace. Vediamo come va.



Vabbuò, questo è veramente una scorreggetta, il teaser di Ash vs. Evil Dead. È che ci voglio credere talmente tanto che anche questa scorreggetta mi esalta. Crediamoci.



Survivor, con Pierce Brosnan e Milla Jovovich che si fanno la guerra. Ammetto di aver avviato il trailer con un sopracciglio alzato, ma alla fine avevo voglia di andarmi a vedere il film. Errore mio?



Un trailer di cui non me ne frega niente per un gioco che invece penso proprio di volere, vale a dire Deus Ex: Mankind Divided. Tanto blaterare scemo, solo azione a senso unico che sembra uscita da un trailer di Ninja Gaiden e alla fine un accenno a quella musichetta là che mi mette il brividino. Boh, non mi dice nulla, ma non vuol dire nulla. Attendiamo fiduciosi.



Torna True Detective ed è pieno di attori che mi piacciono un sacco. La speranza è che questa volta, non essendoci Matteo Maccoso che con le sue interpretazioni ti nobilita anche la lettura dell'elenco telefonico, i dialoghi siano meno da mani in faccia. Lo spero davvero? Sì. Ci credo davvero? No. Sono comunque molto curioso, sì.




Fra un paio d'ore dovrei essere finalmente all'Imax per LA FAMIGLIA. Yo!

10.4.15

Humandroid


Chappie (USA/Sudafrica)
di Neill Blomkamp
con la voce e le mosse di Sharlto Copley, accompagnato da Dev Patel, Hugh Jackman, Ninja, Yo-Landi Visser, Sigourney Weaver

OK, questo è uno di quei momenti in cui mi trovo a scrivere di un film che ha preso gli schiaffi dalla critica di mezzo mondo, pur trovando qualche voce fuori dal coro che lo ha apprezzato non poco, e faccio presente che secondo me non è così pessimo. È uno di quei momenti in cui mi viene da chiedermi se a volte non ci si accanisca così, perché viene spontaneo farlo quando il regista additato come autore tira fuori un semplice bel film d'intrattenimento, quando poi vengono trattati coi guanti film altrettanto ben realizzati (o magari peggio realizzati) ma molto più cretini. Anzi, peggio ancora, alzo la posta: il fatto è che secondo me non solo Chappie (abbiate pazienza, non ce la faccio a chiamarlo Humandroid) non è così pessimo, è proprio un bel film e addirittura uno dei miei preferiti fra quelli usciti in Italia in questo avvio di 2015.

Chappie è una favoletta, un film d'azione senza grosse pretese, un'avventurona che mescola Corto Cicruito e RoboCop tirando fuori una sottospecie di film Pixar filtrato dalla sensibilità di una groupie di Paul Verhoeven. Il capolavoro dell'olandese viene omaggiato in maniera smaccata con il figlio illegittimo dell'ED-209, ma emerge anche in tanti altri aspetti, nel raccontare della militarizzazione e "tecnologicizzazione" estrema delle forze di polizia, nel buttare in mezzo, seppur in maniera speculare, il tema della resurrezione e nel raccontare una figura dalla potenza drammatica semplice, immediata e straziante. Chappie è l'equivalente robotico di un cane in un qualsiasi film in cui ci sono dei cani che vivono sfighe infinite: abbassa le orecchie, si lamenta e a me vengono i lucciconi. È una creatura che comprime in pochi giorni il dramma dell'essere umani, del nascere con una data di scadenza e con la consapevolezza che un giorno moriremo. Come puoi viverla, una cosa del genere, se nel giro di poche ore ti evolvi da infante ad adolescente, scoprendo di essere nato per morire? Cosa puoi pensare del tuo creatore, quando te lo ritrovi davanti mentre ammette che, sì, ti ha creato in questo modo assurdo? È straziante.

Di queste e altre cose parla Chappie, mentre Blomkamp immerge ancora una volta le vicende nel fango, nella polvere e nel sangue dei reietti che popolano il suo Sudafrica. E questi reietti, interpretati dalla coppia di rapper Die Antwoord che in lingua originale hanno un modo di parlare spaccatimpani, sono alle prese con antagonisti come al solito poco interessanti, perché poco approfonditi ma anche perché di fondo semplici esseri umani un po' meschini, convinti delle proprie idee e nulla più. Ma se il cast di contorno non brilla in maniera particolare, nonostante uno Hugh Jackman che come al solito ci crede tantissimo, è soprattutto il cuore del film a funzionare: Chappie è interpretato alla grande da Sharlto Copley, che fa un lavoro straordinario tanto sul fronte del motion capture quanto su quello del doppiaggio e dà vita a un personaggio delizioso e non necessariamente banale per il modo in cui viene trattata la sua evoluzione. E alla fine, forse, il punto del film sta soprattutto lì. Perché è vero che i temi interessanti ci sono, tra l'altro chiusi con un finale bellissimo, ma è vero anche che questa volta Blomkamp li ha usati più che altro come sfondo, senza metterli in primo piano come in passato, men che meno in maniera pedante come in Elysium.

Chappie è un puro film d'intrattenimento, una favoletta divertente, toccante e con dell'azione girata alla grandissima, messa in scena da un regista che - quando non deve scendere a patti con i magheggi delle megaproduzioni - va dritto per la sua strada e fa esattamente quello che vuole, fregandosene di tutto e di tutti. Ha i suoi momenti che non funzionano, ma è un film dalla gran personalità, capace di risultare dolcissimo mentre invade lo schermo di sangue e turpiloquio e che se ne sbatte di tutto e tutti. A me è piaciuto. Che ci vogliamo fare?

L'ho visto al cinema qua a Parigi qualche settimana fa, ne scrivo oggi perché al cinema in Italia ci arriva in questi giorni. Onestamente, questo è uno di quei casi in cui non so bene cosa consigliare, perché certi momenti del film son proprio da gustarsi sul grande schermo, ma l'efficacia dell'interpretazione di Copley, il rosicante borbottare di Jackman e, tutto sommato, anche l'allucinata assurdità dei due rapper sono parte integrante del film. Fatico a immaginarmeli doppiati. Oh, che vi devo dire, magari avete in zona un cinema che lo proietta in lingua originale!

9.4.15

Le ultime due settimane di Agents of S.H.I.E.L.D.


Dunque, la scorsa settimana ho saltato l'appuntamento con Agents of S.H.I.E.L.D. perché, ehi, ogni tanto il weekend lungo di relax ci può anche stare, e quindi ieri mi sono sparato due - ottime - puntate consecutive, in cui sono successe parecchie cose. In particolare, ancora una volta, è tornata in scena la voglia di non sedersi su segreti, attese, depistaggi e dubbi assortiti più del dovuto, con tutte le questioni di doppi e tripli giochi fra i due S.H.I.E.L.D. che sono esplose abbastanza in fretta, scatenando quello che probabilmente sarà uno dei due filoni narrativi principali da qui a fine stagione. Nel mentre, sobbolle la faccenda inumani, che si sta pian piano svelando anch'essa, introducendo sempre più un nuovo branco di super-personaggi e sviluppando altre tre o quattro cose assieme, che esse stesse, a occhio, dovrebbero finire per intrecciarsi con tutto il resto da qui a breve.

Insomma, la serie continua ad essere molto divertente, ben strutturata negli sviluppi e pure parecchio efficace nelle trovate dei singoli episodi. Molto bello, per esempio, il montaggio alternato fra passato e presente, che per un po' ci ha riportati a quel clamoroso momento in cui, sostanzialmente un anno fa, Captain America: The Winter Soldier fece saltare per aria tutto quanto. Bene anche l'azione, con lo scontro fra May e Bobbi piuttosto divertente, seppur non ai livelli di quel notevole picco che è stato il duello fra le due May a inizio stagione. In generale, prosegue il gran bel lavoro sullo sviluppo dei personaggi, con antagonisti interessanti, dalle motivazioni credibili e fondamentalmente non "cattivi" a tutto tondo, e con i vari "buoni" che continuano a tirar fuori bei momenti a ripetizione. Hunter, in particolare, è ormai da queste parti abbastanza un prediletto.



E poi ci sono tutte le nerdate, coi riferimenti incrociati, il cazzottone di Hulk sul muro di quella casa nel bosco, il modo in cui vengono continuamente suggerite cose sugli inumani e anche un po' l'idea che si stia iniziando a costruire non solo un finale di stagione presumibilmente esplosivo, ma anche una qualche forma di incrocio con Avengers: Age of Ultron. In America il film esce il primo maggio, quindi fra tre o quattro puntate dovremmo esserci, e viene da chiedersi se magari il graditissimo ritorno di Deathlok (a proposito: ottima evoluzione estetica) possa andare a collegarsi in qualche maniera con il lavoro di Tony Stark. Ma, al di là di quello, è a questo punto probabile che il legame col film, immagino comunque meno dirompente rispetto a quello dell'anno scorso, nasca dall'appena avviata ricerca di tale dottor List, intravisto in precedenza proprio al termine di Captain America: The Winter Soldier, assieme a un certo terzetto di personaggi che rivedremo in Avengers: Age of Ultron. Insomma, un gran casino, ma un gran casino che ci piace. Bene così.

E la prossima settimana, a quanto pare, ci raccontano per bene 'sta storia della cavalleria.

8.4.15

90 minuti a New York


The Angriest Man in Brooklyn (USA, 2014)
di Phil Alden Robinson
con Robin Williams, Mila Kunis, Peter Dinklage, Melissa Leo, Hamish Linklater, James Earl Jones

Phil Alden Robinson è uno che, se gli levi un paio di voci da IMDB, ha una carriera con le palle che gli fumano, ma senza far rumore. Uno di quelli che li vedi in campo per tutta la partita, ti sembra non stiano combinando niente e poi alla fine scopri che han messo 15 punti, 8 rimbalzi e 5 rubate. Voglio dire, non è esattamente un regista dal nome chiacchieratissimo, no? Eppure ha diretto uno fra i cult della lacrima maschia più amati di sempre, L'uomo dei sogni, e un gran bel film divertente come I signori della truffa. Entrambi, per altro, successoni al botteghino, il primo pure piuttosto a sorpresa. Se ci aggiungi il suo ruolo da regista in Band of Brothers e gli svariati riconoscimenti ottenuti lavorando in TV, ottieni il ritratto di uno che, insomma, buttalo. Presumo fra l'altro che il suo impegno in televisione sia il motivo per cui dopo I signori della truffa se n'è stato cinematograficamente "zitto" una decina d'anni, prima tentare (e fallire) il rilancio di Jack Ryan con la mascella di Ben Affleck e sparire poi di nuovo, ma la vera domanda è un'altra: chi glie lo fa fare, a questo, di dirigere 90 minuti a New York? Presumo le intenzioni fossero ben lontane dai risultati. Oppure c'ha il mutuo da pagare.

Ma in effetti, sepolte da qualche parte fra le macerie di 'sto disastro, si intuiscono intenzioni anche abbastanza promettenti, le tracce di una commedia graffiante, cattiva, brutale, capace di far satira sui sentimenti facili, sul patetismo, sul melodramma un tanto al chilo e sulle piacionerie da quattro soldi. Ma sono appunto tracce, tre o quattro scene aliene a tutto il resto che ogni tanto si manifestano così, all'improvviso, ti fanno scoppiare a ridere con la loro cattiveria (e con un linguaggio volgarissimo per gli standard hollywoodiani) e poi lasciano che il film si rituffi nella sua mediocrità. È una cattiveria che poi dovrebbe essere quella del protagonista, un Robin Williams vecchio scorbutico incazzoso che scopre di stare per morire e deve decidere cosa fare delle sue ultime ore. Il problema è che quest'anima potenzialmente interessante viene sepolta dalla pochezza di tutto il resto e alla fin fine rimane solo la curiosità di guardarsi il nuovo lavoro di quel regista che aveva diretto quel paio di cult, oltre alla morbosità legata al film con Robin Williams moribondo uscito dopo la morte di Robin Williams. Un po' pochino.

90 minuti a New York, infatti, è un film pessimo, neanche mediocre. Non è una commediola semplice, facile e a base di buoni sentimenti, che trova personalità nel carisma un po' acido del suo protagonista e si adagia poi fra tarallucci e vino. Non è, insomma, un St. Vincent, che ha sicuramente i suoi difetti, ma è un film dalle intenzioni precise, realizzato con cura e in maniera professionale. No, è molto peggio. È robaccia da quattro soldi, pessimo cinema dallo spirito televisivo, roba che sfigurerebbe nella programmazione più pigra da domenica pomeriggio estiva. Ha dalla sua solo quelle due o tre scene insensatamente azzeccate e degli attori che, pur nella svogliatezza, non riescono a disfarsi del proprio carisma. E basta. Il resto è raffazzonato, pasticciato e sbagliatissimo in tutto, nei tempi comici, nei momenti drammatici, nel non saper trovare una direzione sensata, nel non avere il coraggio di scegliere una strada portandola avanti fino in fondo e in quel tremendo, patetico finale.

Uscito l'anno scorso in America, arriva in Italia in questi giorni, direttamente sul mercato dell'home video. Ne ho scritto giusto perché magari qualcuno mi legge e si rende conto che può fare a meno di buttar via 'sti novanta minuti scarsi della sua vita.

7.4.15

Fight Night


Fight Night (Italia, 2014)
di Stefano Trucco

Allora, full disclosure: conosco Stefano Trucco, autore di Fight Night. Oddio, poi, "conosco", non siamo esattamente amici per la pelle, anche se il giorno in cui ci siamo incontrati abbiamo quasi condiviso la frittura di pesce. No, non è vero, io mangiai cacciucco, lui non so cosa, ma insomma, non importa. Il punto è che lo conosco. Faceva parte della compagnia di sciamannati di it.arti.cinema e ne fa parte tutt'ora nella sua (re)incarnazione sotto forma di gruppo su Facebook. Ci siamo visti dal vivo due o tre volte, abbiamo chiacchierato e continuiamo a chiacchierare online e mi ha perfino infilato nel gruppo di quelli a cui ha fatto leggere in anteprima qualche pagina del romanzo (ma non di quelli a cui ha fatto leggere il romanzo intero, cosa che magari potrebbe definire in quale fascia sociale all'interno delle sue cerchie vado ad inserirmi). Fatto sta che quando, a cavallo fra 2013 e 2014, ha partecipato al programma televisivo Masterpiece, mi sono trovato per la prima (e ultima? Vai a sapere!) volta in vita mia a seguire un reality show con una mia conoscenza fra i partecipanti. O a seguire proprio un reality show in generale, a dirla tutta. E a tifare! Caspita, la tensione! No, sul serio, non sto mica scherzando. Ero gasatissimo. Stefano, col suo fare un po' bizzarro, è arrivato più o meno fino in fondo, anche se poi ha preso gli schiaffi in finale classificandosi terzo, ma ottenendo comunque di vedere pubblicato il suo primo romanzo. Hai detto niente.

E quindi, durante il passaggio milanese delle scorse ferie natalizie, mi sono intrufolato da Feltrinelli, ho tormentato una commessa perché mi scovasse il libro in mezzo alla ressa violenta delle feste e ne ho comprato addirittura due copie (delle tre presenti a scaffale), così potevo smollarne una ai suoceri. Perché dico tutto questo? Perché, oh, appunto, full disclosure, la simpatia nei confronti di autore e libro non si può negare, magari il mio giudizio è un po' di parte. Però non è che non mi sia mai capitato di trovare pessima roba di gente che conosco. A volte perfino roba di gente che conosco e che mi sta simpatica. E invece Fight Night mi è piaciuto, mi ha divertito e mi ha acchiappato dall'inizio alla fine, pur con qualche alto e basso, soprattutto grazie alla scrittura davvero scorrevole, ai dialoghi sempre frizzanti ed efficaci, che per altro faccio fatica a non ricollegare almeno in parte alla passione per il cinema che condivido con Stefano, anche se lui è ben più enciclopedico di me (e mica solo sul cinema).

Fight Night è un bel romanzo a sfondo sportivo, che racconta la storia di due lottatori destinati a sfondarsi di schiaffi e si diverte ad alternare punti di vista, stili di narrazione, modi di esprimersi, riuscendo a costruire un mondo affascinante, credibile, pieno di personaggi magari un po' sagomati di cartone, ma che riescono ad essere gustosi e a funzionare. Ci sono molti cliché, ma vengono anche evitati quelli più forti e comunque, alla fin fine, le storie sportive vivono proprio di cliché usati bene. In più, viene raccontato un mondo pieno di vita, sanguinario, palpitante, che ogni tanto parte per la tangente, ma riesce a trovare momenti davvero azzeccati. L'incontro, poi, è lungo, doloroso, spettacolare e, per quel che ne capisco, anche piuttosto realistico. Insomma, è un libro d'azione, un romanzo pop, strapieno di riferimenti culturali e sociali usati non un tanto al chilo, ma anzi con notevole padronanza. Ha un'anima sincera, ricca, meno banale di quanto certi aspetti un po' rozzi possano far pensare. Ed è divertente. Ci vuole, ogni tanto, un libro capace di essere semplice e divertente senza ridursi ad essere monnezza senza senso. Tipo, che so, quella di Dan Brown. Maledetto Dan Brown. Ancora me lo sogno la notte, quel maledetto criptocoso.

Fun Fact: il titolo è efficace, ma se lo cerchi su Google non si rivela essere esattamente una scelta furbissima.

6.4.15

Pulizie di primavera 2015


Con questo post inauguro una nuova rubrica del blog di cui non si sentiva il bisogno. Di cosa non si sentiva il bisogno? Del post? Della rubrica? Del blog? Di tutti e tre? Vai a sapere. Comunque, il punto è che io ho la malsana abitudine di creare una bozza qua su Blogger per praticamente ogni cosa che guardo, leggo, gioco, whatevero, e di cui non sappia già che scriverò altrove, solo che poi mi lascio dietro le macerie, dato che mica ho il tempo e la voglia di scrivere d'ogni cosa. E quindi da adesso mi pongo il limite: quando arriva Pasqua, braso tutte le bozze avanzate dall'anno precedente e scrivo questo post cumulativo in cui, giusto per sentirmi meno in colpa nei confronti delle mie ossessioni compulsive, scrivo almeno due righe per ogni cosa che braso. Dall'anno prossimo me la sbrigherò più in fretta, perché sul fronte dei film potrò risparmiarmi la fatica e limitarmi a linkare la pagina delle mie recensioni su Letterboxd, dove scrivo per l'appunto almeno due righe su ogni cosa che guardo. Quest'anno invece viene più lunga, perché letterboxd lo uso da gennaio. E quindi eccoci qua, procediamo con il post riassuntivo della roba consumata l'anno scorso ma di cui non ho scritto da nessuna parte, né qui né altrove. Serve più a me che a chi legge, probabilmente. Ma, ehi, il blog è mio ecc...


Videogiochi che ho giocato nel 2014 ma dei quali non ho scritto e a conti fatti non ho voglia di scrivere

Resident Evil: Revelations [3DS]
Il trionfo dell'inutilità mediocre. Lo spacciano per chissà quale ritorno ai vecchi survival horror di 'sta fava, tutto atmosfera, ansia, tensione, bla bla bla, con un level design labirintico e poca azione. Poi lo giochi e il ritmo spezzettato da console portatile è il trionfo del tedio prevedibile, ha tre sequenze in croce con un minimo di atmosfera, si passa quasi tutto il tempo a sparare cannonate, ci sono momenti stile orda ogni tre passi, la storia fa cacare anche per gli standard di Resident Evil, i personaggi cretini che dicono scemenze ammazzano la voglia di vivere e il level design labirintico è una mappa con quattro incroci nella quale sei costantemente guidato su dove andare. Resident Evil 6 magari è uscito peggio e sicuramente c'ha una direzione schizofrenica, ma perlomeno prova a scombinare le carte e, gioco d'azione per gioco d'azione, ha un sistema di combattimento ravvicinato divertente. Lo so, parere impopolare. Amen.

Hotline Miami [PC]
Capolavoro pazzesco di design audiovisivo e gioco d'azione tattica divertentissimo. Magari è discutibile il modo in cui son realizzati un paio di boss, ma per il resto è un tripudio di piacere sensoriale e giocherelloso. Non mi si venga a parlare di grande riflessione sulla violenza nei videogiochi, però, ché veramente è una pezza attaccata col nastro adesivo sul finale.

Dyad [PS3]
Un delizioso gioco di quelli tutti bizzarri dalla forte componente sonora in cui, quando ci prendi la mano, si crea tutto un delirio audiovisivo da trip sensoriale. Veramente sfizioso e oltretutto basato su delle meccaniche di base a modo loro anche abbastanza originali.

Impossible Road [Galaxy S II]
Giochino semplice semplice e difficile da far schifo per partite veloci mentre aspetti l'autobus. Abbandonato abbastanza in fretta, devo dire.

Threes! [Galaxy S II]
È stato per tanto, tanto tempo il mio gioco d'elezione per le cacate, le attese improvvise, i momenti in cui non c'avevo niente di meglio da fare che pasticciare un po' col telefono. Fantastico.

Desert Golfing [Galaxy S II]
Ha sostituito Threes!

Monument Valley: Forgotten Shores [Galaxy S II]
Ho scritto di Monument Valley a questo indirizzo qua. L'espansione aggiunge altri livelli, altrettanto belli e anzi piuttosto interessati per le piccole novità che vanno ad inserire. Costa uno scaracchio, se vi lamentate non siete benvenuti da queste parti.

Flappy Bird [Galaxy S II]
Una robetta anche piuttosto raffazzonata, ma simpatica e da cui fu purtroppo difficile staccarmi.

Plague Inc. [Galaxy S II]
La simulazione del morbo della morte. Spettacolare, divertentissima, piena di opportunità, a dirla tutta forse fin troppo profonda, per gli sforzi che ultimamente mi sento di dedicare al gioco su smartphone.

Thomas Was Alone [PS Vita]
Un platform/puzzle game simpatico, intrigante, con diverse situazioni di gioco azzeccate, senza però che sia esattamente un trionfo di furioso gameplay sparato a mille. Solo che poi c'è la componente narrativa, secondo molti specchietto per le allodole, secondo me elemento fondamentale di quel che è Thomas Was Alone. E deliziosa.


Film che ho rivisto nel 2014 e che non m'hanno scatenato il post

True Lies
Divertentissimo, certamente un mito della mia adolescenza, ancora spettacolare sotto molti punti di vista e con parecchio da insegnare agli action moderni. Allo stesso tempo, è inevitabile, in molti aspetti è un po' invecchiato. Però Jamie Lee, mamma mia.

Jerry Maguire
Niente, è inutile, Cameron Crowe non lo sopporto più, Elizabethtown me l'ha ucciso.

Miami Vice
Film strepitoso, c'ha una potenza romantica maschia allucinante, un paio di sparatorie che ti strappano timpani e retine, una colonna sonora dalla tamarrissima perfezione e dei protagonisti semplicemente perfetti. Col senno di poi, rischia di diventare il tiro in faccia a Bryon Russell di Michael Mann.

Giorni di tuono
Tom Cruise all'apice del #fottesega che arriva in sella alla moto e fa quel che vuole per tutto il film, una banda di caratteristi uno meglio dell'altro, Nicole Kidman quando era ancora di una figaggine siderale, Tony Scott a cazzo durissimo che gira scene di corsa dagli sviluppi magari un po' cretini ma, caspita, bellissime. Un film scemo, ma che gli vuoi dire?

Breakfast Club
Eh, questo tipo di film è brutalmente invecchiato ed è difficile apprezzarlo davvero ancora senza abbandonarsi al filtro della nostalgia. Però, insomma, non vedo che problema ci sia ad abbandonarcisi. Poi i film vanno anche contestualizzati, non è che siano tanti quelli davvero senza tempo. Comunque, fra una pettinatura cotonata e l'altra, ci sono parecchie risate e tanti momenti ancora molto, molto belli.

Beverly Hills Cop
Eddie Murphy quando era totalmente in vetta al mondo (e secondo me in Italia non ci rendevamo conto fino in fondo di quale razza d'imperatore fosse in America), domina con le sue minchiate un film comunque invecchiato benissimo e ancora oggi divertente, stra-scorrevole e piacevolissimo.

Grosso guaio a Chinatown
Ecco, se c'è una singola cosa in questo elenco a cui mi spiace non dedicare un post è questa, tant'è che mi sono raccontato fino all'ultimo che prima o poi l'avrei fatto. Magari prima o poi lo faccio. Comunque, un altro simpatico iscritto al club dei film che, a riguardarli decenni dopo, ti appaiono completamente diversi. Pensare che da piccolo Jack Burton lo prendevo per un eroe ganzissimo! E invece è un coglione completo che non ne azzecca una dall'inizio alla fine, se la crede come se fosse Tom Cruise e anima un film meraviglioso, girato da un pazzo scriteriato con un manico enorme e capace di far soffocare e piangere dal ridere senza problemi ancora oggi. Voglio riguardarmelo subito.


Film vintage che ho visto per la prima volta nel 2014 e che, pure loro, non m'hanno scatenato il post

Centurion
Neil Marshall senza freni, in un film che è tutto uno squartare cose a caso e regalare scene d'azione adorabili in contesti nei quali altri non avrebbero mai il coraggio di utilizzare questo approccio. E poi Olga. Su, dai, Olga.

I ragazzi stanno bene
Mark Ruffalo che fa il solito Mark Ruffalo tutto sexy e arruffalone, in una bella commedia dai temi non banali, che vengono trattati con delicatezza e intelligenza. Bravi tutti, bene così.

Bella in rosa
Vedi alla voce Breakfast Club, ma con un po' meno gradimento. 

Affliction
No, OK, questo me lo gioco come eccezione alla regola perché mi sento in obbligo di scriverci un post, dato che fa parte di quel fallimentare progetto chiamato Me l'ha detto Roger Ebert. Molto bello, comunque.


Film usciti in Italia nel 2014 che ho visto nel 2014 ma su cui si vede che non c'avevo molto da dire

3 Days to Kill
Anche Kevin Costner si gioca la carta del nonno action che brutalizza le sue vittime, con però forti tinte da commedia e la classica sottotrama del padre fallimentare che cerca di costruirsi un rapporto con la figlia. Sarà che quando guardo i film in aereo mi si abbassa la soglia di tolleranza ma non l'ho trovato pessimo. Certo, mediocre, ma insomma, poteva andare peggio.

22 Jump Street
Ecco, anche su questo mi spiace un po' non aver scritto un post, ma fondamentalmente che vuoi dire? Temevo che il seguito del delizioso 21 Jump Street risultasse un po' addomesticato, e invece è ancora di più il tripudio dello sbarellamento completo e totale. Uno fra i film più esilaranti che abbia visto negli ultimi tempi, ho dovuto mettere in pausa due o tre volte perché mi stava venendo da vomitare per il ridere. Folle, surreale, ancora una volta con una sequenza "drogata" da ammazzarsi, fantastico nel giocare su quanto fatto nel primo episodio e alzare la posta, con degli attori che si divertono come matti. Miller & Lord vi voglio bene.

Interstellar
Io con Christopher Nolan c'ho un problema di totale incompatibilità dei rispettivi sensi di meraviglia. Non so se effettivamente lui ci provi o se in realtà non glie ne freghi nulla di far restare la gente a bocca aperta, ma coi suoi film mi scatta sempre il momento "Ah, qui è quando dovrei stare a bocca aperta. È chiusa." Fatta la tara su questo, comunque, Interstellar mi è piaciuto molto, pur avendo (o magari proprio perché ho) capito molto in fretta dove sarebbe andato a parare , nonostante mille difetti che potrei mettermi ad elencare, nonostante tutto quanto. Sepolti sotto gli spiegoni ci sono un universo affascinante e un bel film romantico che parla di rapporti umani e sentimenti. Con me, se fai così, vinci facile, anche quando - come in questo caso - non stravinci.

Hunger Games: Il canto della rivolta - Parte I
Sempre bravi gli attori, sempre bravissima lei, sempre apprezzabili le intenzioni per un film che ti racconta di un'eroina totalmente controvoglia, personaggio femminile forte, interessante e molto meno stereotipato di tante altre. Però davvero pesa tanto, troppo, la natura di prima parte un po' forzata, un (troppo lungo) nulla di fatto in preparazione del gran finale, con qualche momento e qualche idea di spessore, ma insomma, poca cosa. Il peggiore dei tre.

La preda perfetta - A Walk Among the Tombstones
Il meno action dei Liam Action, nulla di eccezionale, ma comunque un bel film solido, pacato e che va via con piacere. E poi c'è il nuovo idolo Dan Stevens.

White Bird in a Blizzard 
Un film tutto scombinato, con due eccellenti attrici a rubarsi la scena a vicenda mentre attorno a loro si sviluppa un'atmosfera totalmente surreale. Il colpo di scena finale è telefonatissimo, ma insomma, magari è anche voluto. Quando l'ho visto non riuscivo a capire se mi fosse piaciuto, adesso non ricordo se mi sia piaciuto.


Altra roba che ho visto nel 2014 e di cui per qualche motivo non m'è capitato di scrivere

30 for 30: Unmatched
Un documentario sull'amicizia e la rivalità fra Chris Evert e Martina Navratilova, raccontate direttamente da loro, che si ritrovano assieme per chiacchierare dei bei tempi andati. Gradevole, interessante, forse un po' piacione, ma insomma, io sono vittima facile dei documentari sportivi.

Louis C.K.: Chewed Up
Louis C.K.: Live at the Beacon Theater
Le lacrime e lo star male dal ridere.

Girls - Stagioni 1/3
Divertente, toccante, brutale, commovente, fa incazzare e divertire, ha solo personaggi odiosi ma sulla distanza finisci per voler loro bene, ha spalancato le porte a tante altre serie probabilmente migliori però continua, fra alti e bassi, ad avere una sua identità tutta particolare e adorabile. Gli voglio bene. Sono pronto a guardarmi la quarta stagione.


Libri che ho letto nel 2014 e insomma, boh, faccio sempre un po' fatica a scrivere cose sui libri che leggo, anche la mia logorrea ha i suoi limiti, quindi su questi non ho scritto nulla da nessuna parte

Io sono morto
Una storia breve piena di piccoli difetti ma che si basa su uno spunto di partenza originale e trova poi degli sviluppi ancora più sbalestrati e affascinanti. Bello.

Lui è tornato
Ecco, anche qui lo spunto di partenza non è niente male (Hitler che si risveglia nella Germania di oggi, così, perché sì) e gli sviluppi, sul breve', sono molto azzeccati. Senza contare che ci metti un po', prima di abituarti al fatto di stare leggendo una storia raccontata in prima persona da quello lì. Sulla distanza, però, il tutto perde di potenza, anche se fino alla fine emergono trovate interessanti e ci sono spunti di satira intelligente.

Magari poi va a finire che su qualcuna di 'ste robe un giorno mi scatta la voglia di scrivere un post, ma insomma, è importante fare pulizia, quindi sono andato proprio senza pietà. Tutta la roba avanzata dal 2014, anche quella al cui riguardo continuavo a ripetermi "Ma no, dai, voglio scriverne" se n'è andata giù nello scarico del cesso. Duro ma giusto.

5.4.15

Lo spam della domenica mattina: Una settimana tranquilla


Questa settimana, prima di fare la valigia e fuggire verso ovest, ho enucleato su IGN le anteprime di Titan Souls e Ronin, oltre a tre contributi nel nuovo appuntamento con la rubrica di mini-recensioni indie (per parlare di Gunman Clive 2, Tormentum - Dark Sorrow e Shelter 2). Su Outcast, invece, un po' di routine con i nuovi Outcast Popcorn e The Walking Podcast, un articoletto su quel libercolo intrigante di Console Wars e l'inevitabile Old! sull'aprile del 1975.

Fra qualche giorno, se non mi rapiscono gli alieni, se registra il nuovo Podcast del Tentacolo Viola.

4.4.15

La robbaccia del sabato mattina: Preghiamo


Scrivo questo post mercoledì perché, oh, weekend di Pasqua, vacanzina, relax. Faccio però in tempo a piazzare qua sotto il nuovo trailer di Mad Max: Fury Road e pregare fortissimo ancora una volta, come fatto in altri lidi, per il concretizzarsi di un mondo migliore, un mondo in cui si verifichi l'impossibile e questo film sia all'altezza dei suoi trailer. Dai, per favore, crediamoci.



Insomma, voglio dire, l'altro trailer se la menava un po' di più (ed era bellissimo), questo va più alla sostanza (ed è bellissimo), come fai a non volergli benissimo? Io gli voglio benissimo. Voglio crederci. Crediamoci. Sto facendo gli occhi da cerbiatto. Giorgino Miller, non deludermi.



Non ho fiducia estrema nel film di Deadpool, anche se Ryan Reynolds secondo me è molto adatto, quella manciata di minuti in Wolverine nei quali gli permettevano di interpretare davvero il personaggio era eccellente e il video qua sopra è simpatico. Boh. Segnalo anche, linkandolo velocemente perché non lo trovo al volo su YouTube e gli embed dagli altri posti non vanno d'accordo con 'sto catorcio di blog, il trailer finto di Fast to the Future, che mi ha fatto ridere. E va che belli i poster Imax di Avengers: Age of Ultron. E questo coso qua sotto.



Essendo in trasferta, vedrò in ritardo Fast & Furious 7. I grandi drammi dell'uomo moderno. Però vado all'Imax. Le grandi gioie dell'uomo moderno.

3.4.15

Qualche giorno di relax


Mentre questo post esce di sua iniziativa sul blog, io dovrei stare riposandomi all'insegna del cazzeggio da qualche parte su una penisola in Bretagna. O forse è un'isola. O forse è la zona del crepuscolo. Non lo so, non ho organizzato io. Tornerò? Vai a sapere. Il punto, comunque, è che mi assento per qualche giorno, quindi oggi sul blog esce solo questa comunicazione di servizio e nei prossimi giorni, beh, esce roba solo se ho fatto in tempo a prepararne (e ho fatto in tempo... in realtà già quello di ieri è uscito per i fatti suoi). A posto, dai.

L'idea sarebbe di passare quattro giorni totalmente staccato da internet e derivati, sostanzialmente dormendo, leggendo e cazzeggiando in giro. Ce la farò? Vai a sapere.

 
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