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29.1.14

Don Jon


Don Jon (USA, 2013)
di Joseph Gordon-Levitt
con Joseph Gordon-Levitt, Scarlett Johansson, Julianne Moore

Don Jon è il primo film scritto e diretto da Joseph Gordon-Levitt, un progetto personale che ha messo assieme nel corso di cinque lunghi anni, seguendo dritte, suggerimenti e ammonimenti dei suoi amichetti registi, e che ha poi portato al Sundance per raccogliere lodi sperticate e un tripudio d'amore. Ora, magari, tutti quegli attestati di stima che vengono sparati anche sul poster qua sopra sono un po' un'esagerazione, ma in effetti c'è parecchio di apprezzabile in Don Jon, nel suo spirito e nelle sue idee, nonostante - o forse anche per - la sua leggerezza e la sua semplicità. Di fondo, è una commedia romantica che cerca di far satira sulle commedie romantiche, prendendone in giro la struttura ma ricalcandola in pieno e diventando quindi essa stessa oggetto della sua presa in giro, filtrata però attraverso una sensibilità tutta maschia. È la versione maschile delle commedie con Kate Hudson, una porn-com, un film vaginale in maniera diversa da quel che di solito s'intende, ma in cui comunque il protagonista compie un viaggio personale che lo porterà a crescere, superare i propri limiti e diventare quindi un partner migliore.

Nel far questo, Don Jon insegue tutti i cliché del genere, filtrandoli però attraverso lo sguardo di un uomo medio, mediamente simpatico, manzo da competizione aggrappato alle proprie passioni (palestra, appartamento, auto, famiglia, chiesa, amici, donne, porno), maschio alfa del suo gruppetto d'amici e conquistatore indefesso. Un giorno incontra una preda che lo mette in difficoltà, s'innamora, da cosa nasce cosa, arriva la crisi, si unisce la terza incomoda nel ruolo della donna "vera" che farà crescere il nostro eroe, quindi tocca alla risoluzione e alla rinascita come uomo nuovo e migliore. Tutto come da copione, comprese le macchiette di contorno, fra il padre "maschio" tale e quale a Jon, la madre che vuole i nipotini, la sorella un po' strana e sempre zitta che aprirà bocca solo per elargire una perla di saggezza e gli amici scemotti. Il tripudio di stereotipi è totale, tant'è che in giro ho pure trovato una recensione di una persona del New Jersey che boccia il film sbavando dalla rabbia perché troppo infastidita dai cliché e dagli accenti esagerati. Ma sotto la scorza c'è qualcosina in più.

Levitt, intanto, non ride dei suoi personaggi. Certo, li taglia con l'accetta, ma li ritrae con affetto, senza ridicolizzarli, e li rende a modo loro universali. In fondo, fra le pieghe di quella banda di italoamericani un po' assurdi, ci ho rivisto tanto della mia famiglia, delle mie origini, di contesti per me molto lontani ma a cui voglio comunque tanto bene. Ecco, lo sguardo di Jon è quello lì, quello di chi vuole bene ai suoi insopportabili genitori anche se ogni volta che si ritrovano a cena vorrebbe prenderli a spaghettate in faccia. I suoi personaggi hanno tratti fortemente negativi, ma non si limitano a quelli e, pur gravitando attorno allo stereotipo, ci appiccicano sopra elementi, strati, che li rendono qualcosa di più. Attraverso questo sguardo, il film parla della nostra ossessione per l'immagine e per le forme di comunicazione di massa, del modo in cui tutto quel che ci bombarda finisce per pilotare il nostro immaginario di riferimento e le nostre aspettative, tanto per noi stessi quanto per il prossimo, verso direzioni impossibili e fuori da ogni logica. Lo fa partendo dal basso, concentrandosi su sempliciotti che sognano un mondo in cui il sesso è come nei film porno e l'amore è come in quelli romantici, ma in questa semplicità riflette tutto quel che di maggiormente elaborato (o forse no) vi si accumula sopra.

Alla fin fine Don Jon è una specie di La febbre del sabato sera in cui il protagonista, invece che ad andarsene grazie al successo, mira al portarsi a casa la donna esteticamente perfetta e sessualmente volenterosa. Lui, nella sua piccola vita che s'è costruito, ci sta bene, o perlomeno è convinto di starci bene. Finirà comunque per fuggirne, dopo essersi reso conto che in realtà voleva ben altro. Lieto fine, grande lezione morale, vissero tutti felici e contenti, proprio come nelle stupide commedie romantiche che odia tanto. Nel mezzo, ci sono una messa in scena accattivante, tutta incentrata sulla ciclicità delle giornate di Jon e su un ritmo di montaggio musicale, qualche interpretazione azzeccata, seppur molto sopra alle righe, e un bel discorso sulla sessualità, tratteggiato attraverso l'evoluzione nei rapporti del protagonista, che nel tempo raggiungono una semplicità, una dolcezza e un'umanità sorprendenti, visto il punto di partenza. Insomma, Don Jon non è un film perfetto e per la sua natura può risultare facilmente antipatico, ma ha un bel cuore che batte forte.

L'ho visto al cinema qua a Parigi, in lingua originale, a inizio gennaio, perché qua è uscito in ritardo. Capita. Guardarlo in lingua originale è parte del divertimento, perché mezzo cast parla con un accento esageratissimo. Ne ho scritto solo oggi perché, boh, pure questo capita.

6 commenti:

Scarlett Johansson si vede nuda?

No, però si struscia parecchio, se può interessarti.

che palle ,ti ricordi i bei tempi di Porky's - Questi pazzi pazzi porcelloni?(pipino, pilone ecc)

Certo che me li ricordo!
Fra le cose più deprimenti del guardare American Pie (che pure alla fine non mi dispiace) ricordo il pensiero che vent'anni dopo quel genere di film era diventato incredibilmente più puritano. :)

vediamo se sei sincero, quante pornostar hai riconosciuto? io tre: tori black, ariella ferrera, kayden kross. Comunque la cosa più divertente è stata la sorella, muta sempre al telefono e poi alla fine ha fatto l'oracolo.

Non ci crederai, ma neanche una. Non sono un esperto. :)

La sorella è divertente (poi ho una passione per l'attrice), però è una gag un po' prevedibile e vista tante volte, dai.

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