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11.11.14

The Knick - Stagione 1


The Knick - Season 1 (USA, 2014)
creato da Jack Amiel e Michael Begler
diretto da Steven Soderbergh
con Clive Owen, Andre Holland, Jeremy Bobb, Juliet Rylance, Eve Hewson, Michael Angarano

Di solito, se un nome forte del cinema (che so, Sean Connery) decide di annunciare pubblicamente il proprio ritiro credendoci davvero, va a finire che lo si vede riapparire solo quando ha voglia di far cassa con qualche pubblicità. Ora, detto che Steven Soderbergh, magari, non ha quel tipo di riconoscibilità, la sua attività post "ritiro" è decisamente più interessante. Nel giro di un paio d'anni, fra le altre cose, ha dato una mano a Spike Jonze per il montaggio di Lei, si è impegnato a lavorare a teatro, ha estratto dal cilindro cosette deliziose pasticciando con classici come Psycho, I cancelli del cielo e I predatori dell'arca perduta e ha diretto la serie televisiva più devastantemente bella del 2014. Speriamo si ritirino in fretta anche altri registi, se i risultati sono questi. La leggenda, fra l'altro, narra che le sceneggiature di The Knick gli siano capitate fra le mani e gli sian piaciute talmente tanto da decidere di trasformarle in un progetto suo anima e core. L'ha spinto fortissimo con la HBO, i tempi erano lunghi, e allora ciao, ripieghiamo su Cinemax e tanti saluti. Cinemax, avete presente? La sorella minore della HBO, quella famosa in larga misura perché trasmette serie d'azione, documentari e roba softcore. Quindi, ecco, la serie televisiva più devastantemente bella del 2014 è andata in onda sul network del softcore. Come fai a non volere almeno un po' bene a Steven Soderbergh?

The Knick racconta di che roba affascinante, sperimentale, innovativa e brutale fosse la chrirurgia ai primi del 900, quando avere un tasso di sopravvivenza superiore al 40% per un'operazione veniva considerato notevole. A curarne la credibilità ci ha pensato il dottor Stanley Burns, fondatore di una collezione privata che può vantare oltre un milione di fotografie mediche, impiegato sul set per aiutare attori e cast in generale a veicolare un senso di forte realismo in ciò che veniva messo in pratica. Ed è davvero intrigante approfondire questo genere di argomento e osservare come andavano le cose neanche poi troppo tempo fa, seppur in un contesto ovviamente romanzato e pieno di personaggi inventati, o al massimo "ispirati a". Il rovescio della medaglia sta nel fatto che tutto questo avviene in una serie che mostra diverse operazioni nel dettaglio, con sventramenti e gente scoperchiata, cosa che potrebbe un po' respingere parecchi spettatori, in maniera anche comprensibile. Però, ehi, se riuscite a sopportare questa cosa, potete gustarvi la serie televisiva più devastantemente bella del 2014, e vi garantisco che ne vale la pena. L'altro aspetto che bisogna tollerare è il fatto che si tratta di una serie opprimente. È opprimente il tono, è opprimente l'atmosfera, è opprimente l'estetica e sono brutalmente opprimenti gli eventi che vengono raccontati, per non parlare del ritratto di una società lontana anni luce ma in fondo per ampi tratti incancrenita su problemi che sono fastidiosamente d'attualità ancora oggi. Ecco, fra gli aspetti più forti di The Knick c'è ovviamente il modo in cui prende uno scenario molto lontano, quindi esasperato rispetto a oggi in tanti aspetti, ma racconta cose che risultano comunque attuali. Ci parla della fragilità umana, non solo quella dello spirito, ma anche e soprattutto quella, devastante, del corpo che lo ospita. Ci mette di fronte alla nostra semplice distruttibilità e lo fa in una maniera che lascia senza fiato. Non contento, racconta di meschinità, di dipendenza, di problemi sociali e di tutte quelle cose che fanno brutto quando ti rendi conto che davanti a quello schermo ti stai più che altro guardando allo specchio.

Basterebbe tutto quanto detto fino a qui per rendere The Knick una serie strepitosa, specie poi se ci aggiungiamo la pazzesca colonna sonora, il lavoro assurdo nella ricostruzione anche estetica di un'epoca e il fatto che al centro di un racconto affascinante per mille motivi, non ultima la maniera cruda e impietosa con cui affronta i suoi temi più forti, c'è un Clive Owen in splendida forma. Epperò non basta, perché c'è poi quell'altro aspetto, quello che la rende davvero la serie televisiva più devastantemente bella del 2014 e, più che altro, il più impressionante pezzo di bravura registica che si sia probabilmente mai visto in un racconto a episodi prodotto per il piccolo schermo. Soderbergh non ha solo diretto l'intera stagione, s'è caricato in spalla la macchina da presa, ha curato in prima persona la fotografia (luci, composizione dell'immagine, movimenti di macchina) di tutte e dieci le puntate sotto il solido pseudonimo Peter Andrews, ha fatto da principale operatore e, già che c'era, ha pure curato il montaggio. Un tour de force allucinante, che ha generato sette ore e mezza di cinema stipato dentro uno schermo televisivo e che si mangia, con buona pace di ciccio Fukunaga, qualsiasi altra roba si sia vista in TV da non so quanto tempo a questa parte. O magari da sempre. E pure parecchio cinema recente, via. Roba da zittire tutti e spiegare cosa significhi davvero portare il cinema in televisione, raccontare con un'inquadratura, accompagnare lo sguardo dove si vuole, dirigere gli attori e mettere in scena quel che si desidera raccontare, non semplicemente allestire delle belle cartoline in cui dar campo libero a un branco di attori e sceneggiatori.

I momenti di bravura pazzesca, strabordante, sono talmente tanti che potrei far notte nell'elencarli. Quel montaggio stordente che racconta gli effetti della droga durante il congresso medico, la lancinante immagine della trasfusione nel finale, quella pazzesca, pazzesca, pazzesca cosa che è la settima puntata. Ma puntare il dito qua e là significa fare un disservizio a ogni singolo altro minuto di una roba dalla bellezza insensata. The Knick è una, forse l'unica, visione essenziale di quest'anno e magari anche per questo è giusto che guardarlo sia così difficile. L'ho adorato e le scene delle operazioni non mi impressionano minimamente, eppure sono state sette ore e mezza toste, pesanti, difficili da assorbire, che mi lasciavano costantemente stremato. Ma per la miseria, che sette ore e mezza. Non credo di essere mai riuscito a guardare due puntate in fila. Forse ce l'ho fatta con le prime, di certo non con le ultime. Quando ho iniziato quella finale, a un certo punto mi sono fermato un attimo e ho pensato che quei primi dieci minuti erano già tostissimi. Ne erano passati tre.

La notizia dell'anno è che Soderbergh torna per la seconda stagione. Tutto il resto non conta.

2 commenti:

ma il dottor house in salsa gore? si parla solo di medicina?

Direi di no. Non mi azzardo a dire che la medicina è quasi un argomento secondario, perché per molti aspetti è al centro degli eventi, però si parla di molto altro.

E, al di là del gore, è una serie molto, molto cupa e tosta, come tono, in parte per il semplice fatto che racconta un'epoca cupa e tosta, in parte per come è raccontata.

Comunque merita davvero tanto. :)

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