sviluppato da Remedy Entertainment
Alan Wake basava tutto il suo meccanismo narrativo, d'ambientazione, per certi versi anche ludico, su una trovata molto intelligente, efficace, pure un po' furbetta. (Quasi) tutto ciò che avveniva nel gioco, (quasi) tutto ciò che facevano e dicevano i personaggi, ma in particolare (quasi) tutto ciò che faceva e doveva fare il giocatore veniva dal word processor del protagonista Alan Wake, uno Stephen King dei poveri col potere di influenzare la realtà tramite la sua scrittura. Questo, di fatto, "giustificava" qualsiasi minchiata avvenisse in tutta l'avventura, qualsiasi dialogo un po' troppo stucchevole, situazione ridicola o troppo sopra le righe, tutti quei momenti di narrazione un po' troppo didascalica e pacchiana nel suo prendersi sul serio: non sono problemi di sceneggiatura, è che Alan Wake è uno scrittore un po' così.
Oggi scopriamo che quella stessa trovata, di fatto, apre le porte a tutto un altro mondo, perché diciamocelo, se i giochi della serie Alan Wake sono figli della scrittura del suo protagonista, beh, possono contenere tutto e il contrario di tutto. In fondo, per dire, basta solo che ad Alan venga voglia di scrivere la sceneggiatura di un film porno e... E quindi Alan Wake's American Nightmare è allo stesso tempo due cose quasi opposte. Da un lato uno spin-off assolutamente distaccato per tematiche, stile, idee, equilibri, dal gioco originale, giustamente prono a critiche di "tradimento" e pronto a infastidire chi voleva semplicemente un more of the same. Dall'altro è un episodio perfettamente inserito nella continuity, nel contesto narrativo, nell'universo messo in piedi da Remedy col gioco originale. Anche perché, fra l'altro, non è che il concept di base sia poi totalmente campato per aria: Alan Wake, prima di intraprendere la carriera di romanziere che copia da Stephen King, ha la passione per il didascalismo esagerato e ci tiene a far sempre presente che "oh, qua sto facendo una citazione colta", sbarcava il lunario come staff writer per la serie televisiva Night Springs. E proprio in un episodio di Night Springs è ambientato il confronto fra Alan e il suo gemello malvagio Mr. Scratch che muove le vicende di Alan Wake's American Nightmare.
Ci si ritrova quindi a vivere in una sorta di Alan Wake alternativo, che mescola suggestioni da Ai confini della realtà, deriva pulpettona (che non significa necessariamente Quentin Tarantino, anzi) e un'evidente voglia di omaggiare il cinema buzzurro da drive-in (voglia come al solito proposta in maniera sottile e tra le righe: intermezzi con effetto da pellicola rovinata e momento clou ambientato... in un drive-in). L'estetica abbandona i toni e i colori che sappiamo per virare verso un immaginario più caldo, tutto rosso, arancione e paccottiglia, e la colonna sonora scivola verso un pop-rock da quattro soldi che diventa extradiegetico ma rimane incastonato alla perfezione nel contesto. E i toni del racconto continuano a passeggiare su quel confine fra il surreale e il ridicolo, ma rendendo forse il tutto più gradevole in nome del trash dichiarato e del non volersi prendere sul serio neanche un minuto. Se il modello di riferimento è ai confini del trash, è chiaro che puoi permetterti molto di più gli svarioni che in un Alan Wake non mancano mai. Poi, certo, oltre a tutto questo, e alla solita gran cura per i dettagli (le interviste alla radio sono deliziose, Mr. Scratch che racconta i dietro le quinte in TV è una meraviglia e le pagine di manoscritto sono ben confezionate come al solito), ci sarebbe pure un gioco di cui parlare.
Citazioni sottili, appena suggerite.
Abbandonato il free roaming formale e molto poco effettivo di Alan Wake, qui si passa a tre ambientazioni separate, da affrontare in sequenza, ma con un'impostazione paradossalmente molto più da free roaming rispetto a quelle del gioco originale. Si gira liberi, pur con obiettivi precisi, in mappe tutto sommato abbastanza grosse, con discreti margini di manovra nell'approccio al combattimento e con tanto spazio libero a disposizione per la ricerca delle minuzie nascoste in giro. E questa è solo una delle tante piccole varianti che sembrano essere chiaramente figlie del fatto che questo gioco, in origine, pare dovesse essere costituito dalla sola modalità arcade. Tutto il gameplay è strutturato attorno a un'azione stanziale, con munizioni che riappaiono, punti di salvataggio/cura che si spengono e riaccendono e via di questo passo. Il problema è che ne risulta una sovrabbondanza di provviste e munizioni tale da mortificare il livello di difficoltà (non più di quanto già avvenisse nei due DLC, comunque), senza che ci sia però un'opzione per alzarlo a piacere. Il risultato è un gioco gradevole, con anche qualche bella intuizione nel modo in cui sfrutta una struttura circolare per cavare il sangue dalle rape dei valori di produzione ridotti, ma che scorre via senza particolari guizzi di gameplay e a conti fatti sa dire la sua soprattutto sugli aspetti extra-ludici.
Di contro, la modalità arcade, che propone la versione Alan Wake dell'onnipresente orda, è davvero azzeccata. Dieci minuti di furia in attesa dell'alba, mettendo sul piatto rischi e ricompense derivati dal non potersi permettere di temporeggiare e dover al contrario inseguire lo scontro se si vuole puntare alto nella ricerca al punteggione, in cui l'equilibrio fra nemici, design delle mappe, disposizione e distribuzione di armi e rifornimenti raggiunge i limiti della perfezione. Funziona tutto a meraviglia, la tensione sale alle stelle, l'orecchio si tende allo spasimo per cogliere la distribuzione dei passi in avvicinamento dalle casse che ti circondano in salotto, lo sguardo si divide fra il mirino e la testa di Alan (che, novità azzeccatissima, si volta a osservare la direzione da cui arrivano i nemici nascosti dalla telecamera). E, insomma, ci si diverte un sacco. Nonostante l'assenza di una variante co-op, che a dirla tutta approvo abbastanza, per un motivo molto semplice: di tutto ciò che è uscito fino a oggi legato ad Alan Wake, questa modalità Arcade rappresenta l'unica situazione in cui la serie riesce veramente a farmi salire la tensione, arrivando quasi a farmi cacare sotto. Affrontandola in due, all'insegna della chiacchiera tramite headset, dubito riuscirebbe a suscitare emozioni paragonabili.
Quando arriva il redneck con la motosega la modalità Arcade s'infiamma.
E insomma, mi è piaciuto, 'sto gioco? Sì, parecchio. Capisco, ripeto, il fastidio di chi si aspettava una sorta di Alan Wake 2 e, comunque, non ha gradito particolarmente il cambio di taglio, ambienti, atmosfera, ma a me al contrario piace sempre vedere rielaborazioni e riletture, specie poi quando, come in questo caso, si parla comunque di un episodio fuori serie. La rilettura in chiave diversa, poi, mi sembra molto riuscita e, fra l'altro, il differente tipo di tono e ambientazione mi sembra più adatto alla scrittura tutt'altro che impeccabile della serie. Senza contare che sparisce un po' quella dissonanza che provavo fortissima nel vivere una storia che se la tira da gran romanzo in cui però, fra un pezzetto di romanzo e l'altro, mi ritrovavo a sparare furiosamente in faccia a decine di mostri. Poi, certo, spiace un po' per il tasso di difficoltà azzerato, ma sotto quel punto di vista viene in soccorso la modalità Arcade, davvero gustosa, e nel complesso i miei 1200 Microsoft Point non rimpiango proprio di averli spesi.
Va pure detto che sono una sega e non riesco a sbloccare le mappe avanzate della modalità Arcade, ma quella è tutta un'altra faccenda. E di certo non aiuta il fatto che, come detto, mi caco sotto e finisco per temporeggiare coi nemici scarsi, invece di farli fuori e giocarmela al rischiatutto per fare i punteggioni.































