Nymphomaniac

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24.4.14

Agents of S.H.I.E.L.D. 01X19: "The Only Light in the Darkness"



Agents of S.H.I.E.L.D. 01X19: "The Only Light in the Darkness" (USA, 2014)
creato da Joss Whedon, Jed Whedon, Maurissa Tancharoen
episodio diretto da Vincent Misiano
con Clark Gregg, Brett Dalton, Iain De Caestecker, Elizabeth Henstridge, Ming-Na Wen, Chloe Bennet 

Altro giro, altro buon episodio per una serie che ormai ha preso il suo ritmo e procede spedita verso il finale di stagione, continuando a insistere sul fatto che, no, Ward è cattivo, non è tutta una burla, è proprio un fetente, fatevene una ragione. Poi dai uno sguardo in giro per i forum e vedi che laggente non ne vuole sapere ed è disposta a inventarsi le teorie più arrotolate possibili - e se tutti quelli che ha ucciso fossero in realtà agenti Hydra? - perché convinta che alla fine ci toccherà sopportare la sua redenzione. A me sembra un po' folle, anche se continuo a non sentirmi di escludere l'ipotesi del sacrificio per salvare Skye con pentimento finale in punto di morte sullo stile di alcuni nemici di Ken il guerriero che, così facendo, si guadagnavano il diritto a non esplodere e a regalarci qualche commovente pirla di saggezza mentre esalavano l'ultimo respiro.

Intanto, però, il caro Ward continua a far fuori chiunque gli passi davanti e tutta la parte finale dell'episodio, per quanto assolutamente prevedibile negli sviluppi, regala un bel montaggio alternato, ottimamente accompagnato dalle note di cicci Amy Acker, che per certi versi mi ha ricordato il finale del bell'episodio dedicato a Blizzard. Per altro anche in questo caso vediamo la prima apparizione di un supercriminale dei fumetti, magari un po' moscio nella caratterizzazione, ma comunque sempre gradevole e ulteriore elemento nel ritratto dell'organizzazione discutibile che è (era?) lo S.H.I.E.L.D., poco importa se poi a prendere queste decisioni era Fury (come visto, per esempio, in The Avengers) o qualche infiltrato dell'Hydra.

Fra l'altro abbiamo messo la spunta a un altro fatto lasciato appeso per tanti episodi, ritrovandoci davanti l'amor perduto di Coulson e gestendo anche quella situazione, così si può tirare avanti e pensare ad altro. Altro di cui fa parte un bel modo per dare brevemente spazio ai vari personaggi in una maniera se vogliamo particolare, con tutta quella lunga scena della macchina della verità che funziona bene, è divertente, regala qualche dettaglio e due o tre strizzatine d'occhio, offre a ciccio Oswalt un breve momento di gloria e contribuisce ad approfondire lo sviluppo del rapporto fra Fitz e Simmons, che tutto sommato mi sembra stare affrontando un'evoluzione bella e credibile. Eppoi la prossima settimana torna Robin Scherbatsky che, insomma, è sempre un piacere.

Comunque, alla fin fine, la cosa più probabile per Ward penso sia che ce lo terremo come cattivo ricorrente per le prossime stagioni. Poi vai a sapere.

23.4.14

Sadomasochismo d'autore al cinema


Questa settimana sto un po' arrancando, come si conviene ad ogni settimana di rientro dalle pseudo-ferie ("pseudo" perché comunque, oh, ho lavorato, ma "ferie" perché l'ho fatto abbronzandomi e comunque lasciando che si accumulasse un sacco di roba che sto, per l'appunto, recuperando). E quindi, il sempre delicato post del mercoledì me lo gioco così, segnalando che domani arriva al cinema in Italia la seconda parte di Nymphomaniac, quella con le frustate. Io mi son visto prima e seconda parte qua in Francia, tra gennaio e febbraio, e ho scritto in un unico post una ventina di giorni fa. Casomai qualcuno c'avesse voglia di andarselo a (ri)leggere, sta a questo indirizzo qui.

Per altro, fra le cose accumulate, ci sono un sacco di film che voglio andare a vedere al cinema.

22.4.14

Non-Stop


Non-Stop (USA, 2014)
di Jaume Collet-Serra
con Liam Neeson, Julianne Moore

Qualche settimana fa, Bill Simmons ha scritto uno dei suoi interminabili articoli su Grantland, illustrando il concetto della cintura di campione di eroe dei film d'azione (concetto che ha poi ripreso e ridiscusso anche nel suo podcast). Fra le varie regole stabilite per sancire il campione, c'è la capacità, nel suo momento di apice della carriera, di farti venire voglia di guardare un suo film per il semplice fatto che si tratta di un suo film. Non importa se il soggetto è cretino, non importa se le recensioni lo demoliscono, il punto è che hai voglia di guardare un suo film. E meno parole si possono usare per descrivere il film, meglio è. Per esempio, per il periodo 2011/2014, la cintura di campione è in mano a Liam Neeson e i tre film chiave possono tutti essere descritti in cinque parole o meno: The Grey (Liam Neeson, territori selvaggi, lupi), Taken 2 (Liam Neeson, qualcuno viene preso) e Non-Stop (Liam Neeson, aereo). E in effetti, cosa devi aggiungere, per descrivere Non-Stop? C'è un aereo e a bordo c'è Liam Neeson. Il resto vien da sé.

Il resto, per altro, è riassumibile nel fatto che Liam Neeson veste i panni di un air marshal (gli agenti armati che viaggiano in incognito sugli aerei) talmente distrutto dalla vita che prima di imbarcarsi si ferma nel parcheggio dell'aeroporto a bere superalcolici al rallentatore e una volta imbarcato va a fumare di nascosto nel bagno dell'aereo coprendo il rilevatore di fumo con del nastro isolante. Insomma, è un uomo a pezzi. Ma è anche Liam Neeson. Quindi, per quanto a pezzi possa essere, se prendi di mira il suo aereo per portare a compimento il tuo piano criminale/terroristico/whatever, beh, non hai capito proprio nulla. Ma d'altra parte l'aeroplano dirottato è un classico dei film d'azione e a Neeson, che, piaccia o meno la deriva geriatrica del genere, negli ultimi anni è diventato un punto fermo dell'action di cassetta, l'esperienza mancava. Glie la serve Jaume Collet-Serra, affabile mestierante catalano che aveva già a curriculum un film del nuovo corso di Liam (Unknown), oltre a due horror gradevoli come La maschera di cera e Orphan.

E cosa ne viene fuori? Ne viene fuori un film con Liam Neeson sull'aereo. O, meglio, un film che per due terzi gioca tutto attorno al mistero del terrorista che chissà come farà a mandare i messaggi al telefono super segreto di Liam e a far morire la gente proprio quando ha predetto che sarebbe morta. Ma soprattutto su Liam che se ne inventa un po' di tutti i colori per cercare di sgamare il colpevole nascosto fra i passeggeri, andando anche parecchio per le spicciole, ma trova pure il tempo per prendersi qualche pausa di riflessione e svelare i tremendi scheletri nell'armadio che l'hanno portato a diventare un alcolista al rallentatore. E il film, pur nella cretinaggine di certe svolte, funziona bene e diverte, anche grazie al campionario di facce più o meno note da cui è circondato Liam. Poi si arriva al gran finale, si scoprono le carte, scatta l'azione e c'è la scena del poster in cui Liam è costretto a usare i super poteri per sconfiggere il cattivo. Ogni cosa va al suo posto, qualcosa è telefonatissimo e qualcosa lo è un po' meno, lieto fine, sorrisoni, tutti a casa soddisfatti per aver visto esattamente il film con Liam Neeson descrivibile in cinque parole o meno che volevamo vedere.

L'ho visto al cinema, a Parigi, quasi due mesi fa. Del resto, nel mondo è uscito a febbraio. Ne scrivo adesso perché l'ho inserito nel club dei film per i quali stavo aspettando che arrivassero in Italia ma poi mi sono rotto le palle di aspettare.

21.4.14

Rientro, buona Pasqua e comunicazione di servizio


Cose di cui mi sono ricordato la scorsa settimana:
- il clima di Milano, appena inizia a far caldo, mi fa schifo e mi fa star male;
- a cercare bene, comunque, Milano ha dei quartieri proprio bellini;
- tornare nella mia amata fumetteria è sempre un piacere;
- stanno finendo diverse serie (a fumetti) che seguo da non so quanti anni. Mi sento vecchio;
- stare svaccati in spiaggia a poltrire, leggere e rilassarsi è bello;
- se sto al sole per qualche ora senza protezione assumo un colorito sul rosso pompeiano;
- lavorare seduti all'aperto, sotto il sole e con la brezzolina, è molto bello. Anche se coi riflessi sullo schermo rischio di perdere la vista;
- avere una connessione a internet che va a pedali mi fa perdere la calma per un paio di giorni, poi mi abituo e mi rilasso;
- la focaccia è buona.

Colgo l'occasione per segnalare un progetto meritevole che mi è stato a sua volta segnalato dal prode Yuri Abietti. Trattasi di raccolta fondi per l'organizzazione di un festival rock indie italiano alternativo whatever che ha bisogno dei vostri soldi o quantomeno del vostro amore. Dateglielo.

Comunque, tutto bellissimo, eh, ma c'ho bisogno fisico di andare al cinema.

20.4.14

Lo spam della domenica mattina: Dal nostro inviato a Bonassola


Questa settimana, nonostante la mia trasferta ligure, non solo sono riuscito a pubblicare un post al giorno sul blog, ho pure messo roba altrove. Pensa te. Comincio l'elenco da Outcast e, in effetti, con una roba a cui non ho partecipato, perché ero in pre-partenza e in stato da alta privazione di sonno: il trentasettesimo episodio del Podcast del Tentacolo Viola. Sempre su Outcast, comunque, questa settimana ho scritto il Librodrome dedicato al libro su Eric Chahi, che ho letto tutto in francese e ne vado orgoglione. Fra l'altro sono appena caduto nel tranello pubblicitario di Pix'n Love che m'ha mandato in mail la segnalazione di una nuova roba da loro pubblicata. C'ho cliccato sopra e ciao. Immagino ne scriverò in un futuro Librodrome. Ah, ovviamente ieri è arrivato l'Old dedicato all'aprile del 1994. Per IGN, invece, al di là delle traduzioni, ho curato la recensione di Moebius: Empire Rising, ho partecipato a un video assurdo che s'è inventato Ualone approfittando del fatto che ero di passaggio da Milano e ho scritto un articolo di retrospettiva sulla serie Blackwell, con al suo interno pure una veloce anteprima su Blackwell Epiphany.

E questa settimana magari arriva il nuovo Outcast Sound Sitter. Forse. Vai a sapere.

19.4.14

La robbaccia del sabato mattina: Buffering


S'avvicina il momento in cui i mutanti Marvel torneranno al cinema e la Fox, ovviamente, spinge a manetta, per esempio con questo sfizioso sito in cui vengono ricordati i venticinque momenti storici (finti) che ci hanno portati al disastro apocalittico del futuro. Questo qua sotto, invece, è il trailer finale di X-Men: Giorni di un futuro passato, che non mostra poi molto di nuovo, a parte una battuta ganza e un po' di Quicksilver, ma c'ha la musica dei Led Zeppelin e quindi che gli vuoi dire?



E per chi non si accontenta, abbiamo anche la scena di macello futuristico con cui si apre il film. Io non l'ho vista, perché in Liguria c'avevo la connessione a pedali, non m'andava di aspettare troppo per vederla e poi, insomma, teniamoci qualcosa per il film. Comunque la metto qua.



Questo qua sotto, invece, è uno spot televisivo per Tartarughe Ninja, il film che sta facendo incazzare i geek di tutto il mondo o quasi. Anche qui non viene mostrato molto di nuovo, però si intravede per la prima volta il topone Splinter, che ancora non s'era manifestato.



Ma passiamo ai film seri, quelli col dramma dentro. Di seguito possiamo vedere il primo teaser trailer del nuovo film di David Fincher, Gone Girl, che in Italia s'è deciso di intitolare L'amore bugiardo - Gone Girl. Non ci si capisce poi molto, ma mi fa parecchia voglia.



E qua sotto invece abbiamo il trailer di Maps to the Stars, e ci si capisce ancora meno. Sarà che la connessione s'è incagliata proprio mentre lo guardavo e ho dovuto procedere a puntate.


Tornando alle scemenze, innanzitutto segnalo che pare la Fox sia al lavoro per preparare il prossimo Die Hard mediocre e voglia sbatterci dentro un ritorno di Samuel L. Jackson. Dopodiché abbiamo di seguito un dietro le quinte su Guardians of the Galaxy, il nuovo film di ciccio Gunn che aspetto con tanta ansia. Non si vede molto di nuovo, ma qualcosina sì. Forse. Non lo so. Non ho distinto bene, con tutte quelle pause.



Chiudiamo con l'Honest Trailer di The Wolf of Wall Street, ché è sempre un piacere.



Ultimamente sono andato un po' troppo poco al cinema. Adesso che torno a casa mi ci rimetto.

18.4.14

Niente Cannes a Milano


Oggi, in linea di massima, avrei voluto scrivere qualcosa su Hotline Miami, che ho recuperato relativamente di recente e m'è piaciuto in maniera esagerata. Solo che il mare, il relax, il sole, l'arietta fresca, gli scampoli di lavoro, whatever e insomma, sarebbe stato un po' difficile riuscirci. Però ho trovato un modo per pubblicare qualcosa anche oggi. Nulla di che, più che altro un post all'insegna della mesta rassegnazione, per segnalare che alla fine è arrivata la sconfitta e, dopo diciotto anni consecutivi, la rassegna Cannes e dintorni, che portava i film del Festival di Cannes nei cinema milanesi, non si terrà. Le ragioni stanno nella lettera aperta che metto qua sopra, inviata da Agis Lombardia agli iscritti. Cliccandoci su dovrebbe essere possibile leggerla in formato ingrandito. E, insomma, con tutto che io, da quando mi sono trasferito all'estero, quelle rassegne non le frequento più, una lacrimuccia onoraria la verso comunque. M'hanno accompagnato per una valanga d'anni, da circa metà dei Novanta in poi, durante i quali mi sono fatto fior di maratone, correndo di qua e di là, sparandomi film come se non ci fosse un domani, dormendo, fuggendo e mangiando quel che capitava, dove capitava, come capitava, ma soprattutto guardando un sacco di roba che altrimenti non avrei mai visto. Ho ancora diversi dei programmi nel cassetto, assieme alle tessere tutte belle bucherellate, e per molti versi si tratta di un pezzo importante della mia vita, che per altro gode delle sue brave manifestazioni anche in questo blog. E sostanzialmente è un peccato. Un altro dei tanti. Poi, per carità, #firstworldproblems, ci mancherebbe, ma insomma, eh.

Se poi qualcuno per caso fremesse dalla voglia di sentirmi chiacchierare di Hotline Miami, l'ho fatto nell'ultimo Outcast Magazine, che sta a questo indirizzo qua.

17.4.14

Agents of S.H.I.E.L.D. 01X18: "Providence"



Agents of S.H.I.E.L.D. 01X18: "Providence" (USA, 2014)
creato da Joss Whedon, Jed Whedon, Maurissa Tancharoen
episodio diretto da Milan Cheylov
con Clark Gregg, Brett Dalton, Iain De Caestecker, Elizabeth Henstridge, Ming-Na Wen, Chloe Bennet

Per ovvi motivi, questo episodio non poteva avere lo stesso genere di ritmo e d'impatto del precedente, anche perché non è che puoi andare avanti per sei puntate solo a botte di pizze in faccia e colpi di scena clamorosi, ma ne è stato un degno seguito, che conferma l'ottimo stato di forma in cui la serie si sta preparando al finale di stagione e la capacità di sfruttarne finalmente il potenziale, anche cogliendo e recuperando gli spunti positivi seminati quando le cose andavano peggio. Il conflitto fra S.H.I.E.L.D. e Hydra è ormai lanciato e gli sviluppi che sta generando sono coinvolgenti e azzeccati, a cominciare dal fatto che Garrett e Ward funzionano molto meglio come cattivi che come buoni. Il modo in cui il primo ha conservato la sua cazzimma e il suo modo di fare spicciolo anche una volta svelata la propria identità, per esempio, è perfetto e la presa in giro all'esaltato dell'Hydra lo riassume benissimo in un attimo. In più ci hanno messo pure quell'accenno sul fianco al Garrett fumettistico, così, per solleticare i geek, che non fa mai male.

Nel mentre, Ward si sta confermando personaggio negativo senza vie di mezzo, nella facilità con cui secca a colpi in testa un altro paio di persone e per la nonchalance con cui descrive a "Flowers" tutte le sue macchinazioni per conquistarsi la fiducia della squadra di Coulson. Ed è un bel momento, perché non solo definisce ulteriormente il personaggio come negativo, ma va anche a rielaborare di conseguenza praticamente tutto quel che abbiamo visto fino a oggi, riuscito o meno che fosse, dando un senso in qualche modo cinico ad ogni cosa. Insomma, la svolta in stile Angel sta funzionando e a quel punto è anche più che sensato vederlo descrivere una qualche forma di rispetto nei confronti di Coulson, che viene però prevaricata dal legame che ha con Garrett, e le difficoltà nel rapportarsi a Skye. Ne sta venendo fuori un personaggio ben più interessante e di potenziale, che in linea teorica dovrebbe sbocciare definitivamente nel confronto previsto per la prossima puntata.

In tutto questo, continua a funzionare anche il lato "scappati di casa" della faccenda. Fra Coulson sul limite del collasso, i continui problemi di fiducia nel gruppo che aumentano sempre più a causa di nuovi elementi, il fatto che - sarà una pippa mentale mia - sembra si voglia suggerire che Simmons non ce la conti giusta e tutte le difficoltà derivate dal non godere più del network S.H.I.E.L.D., c'è parecchio da divertirsi. Anche, tutto sommato, sul piano di una comicità, per la quale sembra sempre di più che si stia trovando l'equilibrio giusto. E in questo senso aiuta l'arrivo del sempre adorabile Patton Oswalt, con un personaggio a metà fra il simpatico giullare e l'inquietante minaccia, che si inserisce poi nel racconto dei piani con strati di mille segreti così tipici del Nick Fury fumettistico. E insomma, Agents of S.H.I.E.L.D. sembra proprio essere definitivamente decollato, tanto più che sono in arrivo un paio di guest star che fanno sempre piacere e l'evasione in stile Raft dalla prigione segreta pone le basi per un po' di sane mazzate all'insegna dei superpoteri negli episodi a venire. Il che, per una serie Marvel, non si butta mai via.

Pronostico: Triplett l'hanno messo lì solo per avere qualcuno da uccidere nei prossimi episodi. Timore: Ward finirà per redimersi e/o sacrificarsi. Speranza: Simmons è un'agente dell'Hydra.

16.4.14

Much Ado About Nothing


Much Ado About Nothing (USA, 2012)
di Joss Whedon
con Amy Acker, Alexis Denisof, Clark Gregg e tutta l'allegra banda di amici di Joss Whedon

Cosa fai, quando ti chiami Joss Whedon e stai cercando di tirare un attimo il fiato fra il termine delle riprese di The Avengers e l'avvio della postproduzione? Facile: chiami i tuoi amichetti del cuore, te li porti nella casa a Santa Monica che ha costruito tua moglie e ci trascorri un paio di settimane girando un adattamento in chiave moderna di Molto rumore per nulla. Così va a finire che il terzo incasso di tutti i tempi, un bestione da 220 milioni di dollari che si porta in spalla il compito di far culminale l'ambizioso progetto "seriale" dei Marvel Studios, viene accompagnato da un filmetto in bianco e nero, girato fra amici con l'intenzione di rilassarsi, divertirsi e assecondare la passione di Whedon per Shakespeare. E che, alla sua maniera, è un film altrettanto bello, azzeccato e palesemente figlio del proprio autore.

Whedon prende una fra le commedie più irresistibili di Shakespeare, ne adatta il testo in maniera estremamente rispettosa e la travasa in un ambientazione moderna, o forse fuori dal tempo, dando vita al solito contrasto che muove questo genere di produzioni. Nel farlo, interpreta il testo con lo spirito della commedia fisica e un po' scemotta, perfettamente adagiata sulle spalle degli adorabili Amy Acker e Alexis Denisof, i cui Benedick e Beatrice prendono possesso del film nei primi minuti e non lo mollano più. Il Much Ado About Nothing di Joss Whedon è un film delizioso, divertentissimo, intelligente nelle scelte di un adattamento figlio dell'amore, di una passione che si riversa per esempio nella creazione di due pezzi musicali costruiti attorno alle parole del testo originale o nelle scelte di casting una più azzeccata dell'altra, seppur quasi interamente limitate al circoletto di amici.

Assieme al fido direttore della fotografia Jay Hunter, Whedon dipinge un mondo in bianco e nero illuminato quasi interamente dalla luce solare, rendendo gli ambienti protagonisti del film assieme alle loro sonorità, giocando con gli specchi, le finestre, i corridoi, il mobilio, gli angoli e divertendosi come un matto nello sguazzare in un gran miscuglio di dramma, commedia, romanticismo, sottotesti sessuali come se non ci fosse un domani e scemenza pura in ogni dove. Ne viene fuori un piccolo, particolare, adorabile filmetto, che fa innamorare dei suoi protagonisti e avvolge in un'atmosfera ipnotica e irresistibile.

Il film è uscito in giro per il mondo l'anno scorso ed è arrivato dalle mie parti, dove l'ho visto al cinema, a inizio anno. Per quanto riguarda una possibile distribuzione italiana, sostanzialmente, vai a sapere. C'è poi sempre il fatto che una sceneggiatura su cui mette le mani Whedon, per di più nata da un certo William, andrebbe sempre ascoltata così com'è stata concepita.

15.4.14

Out of the Furnace


Out of the Furnace (USA, 2013)
di Scott Cooper
con Christian Bale, Woody Harrelson, Casey Affleck, Zoe Saldana, Sam Shepard, Willem Dafoe 

Mentre guardavo Out of the Furnace, mi sembrava di stare davanti a un episodio di Justified completamente privato di senso dell'umorismo e sparato brutalmente sul grande schermo. In pratica una ballata di Bruce Springsteen, anche se poi nel film Bruce Springsteen nel film non si sente e Scott Cooper ha preferito metterci i Pearl Jam, con una scelta forse più adatta a raccontare il degrado americano tutto sporco, lurido e fatto di tragedie senza speranza in cui, forse, il romanticismo del Bruce non avrebbe poi tutto questo spazio. I Gaslight Anthem non adavano bene, son troppo movimentati. E insomma, la sostanza è quella lì: si parla di gente rozza, sporca, che fa la vita dura lavorando in fabbrica e che ogni volta che esce di casa deve stare un po' più attenta del normale perché la tragedia incredibile è sempre lì che l'aspetta dietro l'angolo.

Voglio dire, Christian Bale interpreta il ruolo di uno che ne ha viste talmente tante da essere diventato Christian Bale tutto magrolino, con la barbetta e lo sguardo depresso. Lavora in un'acciaieria brutta e pesante, appiccicato alla fornace, e riesce a malapena ad avere una vita al di fuori del suo impiego. Il padre sta morendo di una malattia brutta, causata dai decenni di lavoro appiccicato alla fornace e che quindi prima o poi contrarrebbe anche Christian Bale, se non fosse che probabilmente presto la fornace chiuderà perché c'è la crisi. Il fratello, invece, è appena tornato dalla guerra e vive quindi il dramma dello stress brutto di chi ha trascorso il fiore della sua giovinezza sparando alla gente in terra straniera. E oltretutto torna a casa nel paesino di provincia americano in cui la prospettiva migliore consiste nel lavorare all'acciaieria che ha condannato a morte tuo padre e alla depressione tuo fratello. Epperò, Christian Bale commette l'errore di avere una storia d'amore con Zoe Saldana. Non si fa. Il karma quindi lo punisce e lo fa finire in galera per una botta di sfiga clamorosa, con morti ammazzati inclusi. Basta? Non basta: durante il periodo che Christian trascorre in prigione, la Zoe decide di trovarsi un uomo serio e il fratellino va a inguaiarsi in una maniera che non sto qui a svelare ma basta aver visto un paio di film americani da depressione per poterla immaginare. A quel punto è abbastanza inevitabile che a Christian si chiuda un po' la vena sul collo.

L'aspetto migliore di Out of the Furnace, al di là delle interpretazioni di una banda d'attori uno più bravo dell'altro, sta forse nel modo in cui riesce a ballare in equilibrio sul confine che separa il classico film drammatico tutto intento a raccontarti la provincia americana dal classico film d'azione tutto intento a raccontarti la gente (americana) che s'incazza e cerca vendetta. Christian Bale s'arma di doppietta e, assieme a zio Sam Shepard, va a cercare di scoprire cosa sia accaduto al fratello, ritrovandosi inesorabilmente avviato sulla direttrice che li porterà allo scontro frontale con lo schizoide lercio, pericoloso e con la faccia che fa brutto interpretato da Woody Harrelson. Solo che il film cambia continuamente direzione e, per dire, dopo uno splendido momento in cui pare che stia per succedere di tutto e la tensione va alle stelle, si torna invece a casa come se niente fosse e il tono rimane quello del dramma, dell'ansia, della difficoltà insita nel provare a fare la cosa giusta, del film che sembra voler andare in tutte le direzioni e poi finisce per non andare da nessuna parte e, soprattutto, del fatto che se vivi nella provincia americana deve andare sempre tutto storto e alla fine soffrirai come un cane.

L'ho visto a fine gennaio, al cinema qua a Parigi, chiaramente nella lingua originale che si conviene a un film con gli attori bravi che interpretano la gente sofferta. Ho aspettato fino adesso a scriverne perché, boh, forse stavo aspettando di vedere quando sarebbe uscito in Italia. Solo che a un certo punto uno si rompe anche le palle di aspettare, eh.