The Gambler

Brie Larson con gli occhiali

Black Sea

Jude Law si è fatto ruvido

Humandroid AKA Chappie

A me mi piace

Furious 7

La famiglia!

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18.4.15

La robbaccia del sabato mattina: Cose strane


Questa settimana che va a concludersi ha visto il pianeta gasarsi guardando Daredevil tutto in botta, ma io sono vecchio e imborghesito e sto a malapena a metà stagione. E che ci vogliamo fare, gira così. In compenso, fin dove sono arrivato mi sembra davvero notevole, cosa che per altro mi alza l'asticella di speranze e convinzioni nei confronti di AKA Jessica Jones, operazione non semplicissima ma dal gran potenziale, ispirata a un fumetto strepitoso come Alias. Qua c'è qualche foto, fra l'altro. Dai, son belle cose. Passiamo al trailer dello spoiler



E insomma, a quanto pare in Terminator: Genisys, oltre a dei problemi di spelling, c'è una svolta abbastanza particolare, su cui è basato questo intero trailer. Ora, senza entrare nei dettagli, l'idea che mi sono fatto è che sia un po' tipo la faccenda di Arnie buono in Terminator 2, che a guardare il film è palesemente pensata da Cameron come colpo di scena da svelare dopo una mezz'oretta, ma che tutti i trailer e il materiale promozionale dell'epoca mostrarono senza la minima vergogna. Sbaglierò, eh, ma mi aspetto che alla fin fine sia una situazione simile. E, capiamoci, secondo me è un peccato oggi come lo fu allora. Ma insomma, whatever. Il film, comunque, mi sembra un po' cretino.



Poi c'è questo, il secondo teaser trailer di Star Wars: Il risveglio della forza. Ebbene, al contrario di quanto avvenuto col primo, che un po' mi aveva emozionato, qui il tasso di gasamento m'è andato sotto zero. Sarà magari perché è troppo basato solo ed esclusivamente sull'omaggiare il passato e riproporre personaggi, situazioni, perfino inquadrature che vengono dalla vecchia trilogia, così i fan si placano? Vai a sapere. O magari è solo perché in quell'inquadratura finale c'ho visto il solito Harrison Ford svogliato e stanco degli ultimi vent'anni, quello che ci mette la passione di un Giorgio Mastrota che fa televendite. Boh, continuo ad essere convinto che sarà un bel film, ma 'sto trailer, con me, non ha funzionato proprio per nulla.



Il secondo trailer di Ant-Man, in cui si vede molta più azione, anche in miniatura, e fa il suo esordio il cattivone. La mia impressione? Sarà un film Marvel piuttosto standard, senza magari i guizzi che hanno avuto le ultime uscite, ma dignitoso, divertente e con comunque qualche spunto visivo interessante quando si mette a giocare con il punto di vista da formica. Vedremo.



Un lungo trailer di Mad Max: Fury Road che in realtà è una botta di amarcord dedicata ai vecchi episodi della serie. Qua si sta iniziando a giocare un po' troppo coi sentimenti. Occhio, Giorgino. Occhio. Finisce male. Facciamo molta attenzione.



Il teaser trailer di Batman vs. Superman: Dawn of Justice, che han buttato fuori in anticipo dopo che si era - MA CHE STRANO - manifestato online sotto forma di video del telefono di un buontempone. E insomma, come mi sembra il trailerino del film scemo con il pipistrello e il tonto diretto da quel cretino di Zack Snyder? Boh, è tutto scuro, si sparano le pose, si dicono le cose brutte, si fanno brutto. E, prevedibilmente, il fatto che Superman ha raso al suolo una città viene sfruttato come spunto per parlare di gente presa male. Che dire, paradossalmente, m'ha quasi gasato più questo di quello là in cima col vecchio che fissa i lavori in corso. Si fa per dire, intendiamoci, but still.



La serie TV di Scream, che ovviamente fa tutti i suoi meta-giochetti parlando di televisione, serialità e via dicendo. Non dovrebbe essere particolarmente legata ai film, e di certo la maschera è diversa, ma in realtà stanno evitando di svelare troppo, quindi vai a sapere. Boh, per carità, un po' di curiosità me la mette, ma faccio fatica ad essere fiducioso.





La quarta puntata di Daredevil è bella bella bella.

17.4.15

The Guest


The Guest (USA, 2014)
di Adam Wingard
con Dan Stevens, Maika Monroe, Sheila Kelley, Brendan Meyer, Leland Orser, Lance Reddick

Qualche tempo fa, per la precisione a fine dicembre, m'è spuntato The Guest sui vari servizi di streaming online da cui mi abbevero. Servizi legali, non fate i furbetti che ridono dietro i baffi. A cui accedo facendo le cose buffe con l'IP, certo, but still. E poi comunque vivo in Francia, qua Netflix è arrivato, quindi mi sento un po' meno in colpa. Non che prima mi sentissi in colpa, perché pago, ma insomma. Comunque, sto divagando. Dicevo: a dicembre m'è spuntato The Guest ed era un film che attendevo abbastanza con la bava alla bocca. Voglio dire, era la nuova opera del regista di quella bomba di You're Next e sui siti che contano ne avevano già parlato benissimo, quindi ero abbastanza carico. Non sembrava essere destinato ad arrivare nei cinema francesi in tempi brevi, nonostante - come noto - in Francia esca al cinema praticamente qualsiasi cosa preveda delle immagini su uno schermo, e allora m'è sembrato inutile aspettare e ho proceduto alla visione. OK che, potendo, preferisco il grande schermo, ma insomma, c'è un limite a tutto.

In linea di massima, però, ultimamente, prima di scrivere di un film, provo a capire se e quando arriverà in Italia. Così, per fare servizio utile. E siccome You're Next in Italia c'è arrivato, pure piuttosto in fretta, ho voluto crederci. Ho voluto crederci talmente tanto che son passati quattro mesi e ancora nulla. A fine febbraio m'è girata di parlarne nel Podcast del Tentacolo Viola e mi sono reso conto che parlare di The Guest è un discreto casino, da un lato perché si tratta di un film completamente assurdo, dall'altro perché il modo in cui si sviluppa prevede una serie di svolte se vogliamo anche un po' prevedibili, ma che comunque è divertente gustarsi davanti allo schermo. E quindi mi sono un po' incartato, andando avanti per qualche minuto solo a dire "ficata... rosa... Carpenter... Dan Stevens... Maika Monroe... ficata... rosa... fucsia... rosa... zucche... Halloween... " e cose del genere. Immagino il messaggio principale, vale a dire il consiglio di recuperarlo, credo sia comunque passato, ma tant'è, non so se sono riuscito a spiegarmi.

Son quasi passati altri due mesi, continuo a non avere notizie su un'eventuale distribuzione italiana, oggi non avevo nulla di particolarmente attuale su cui scrivere, IMDB mi segnala che il film sta uscendo sul mercato dell'home video di un po' tutta Europa e, insomma, sai che è? Proviamo a vedere se riesco a scrivere qualcosa di coerente per spiegare come mai bisogna correre a guardarsi anche The Guest, se non lo si è già fatto. Che cos'è The Guest? È il nuovo film del regista di You're Next, e se non basta questa, come argomentazione, siamo un po' meno amici di prima. Ed è un film che da un certo punto di vista è concettualmente simile a You're Next, nel senso che anche qui Wingard e il suo amicone sceneggiatore Simon Barrett hanno voluto mescolare un paio di cose diverse. Per la precisione, The Guest è una specie di mix fra Halloween e Terminator, virato al fuxia e con il tizio biondo, giovane e fico di Downton Abbey come protagonista. Ganzo, no? Aggiungiamoci però anche un gran bel gusto nel mescolare assieme i generi, rielaborarli e omaggiarli apertamente, senza inventare nulla di nuovo, per carità, ma anche senza risultare stucchevole, anzi, avvolgendo grazie a una mareggiata di amore sincero e che non si nasconde dietro un dito.

Ecco, The Guest è soprattutto questa roba che ho descritto qua sopra, ammesso e non concesso che tale descrizione abbia un senso. Il riferimento principale, talmente ovvio da risultare quasi urlato, è Halloween, e lo è non solo in alcuni elementi della storia e nel taglio da slasher che per ampi tratti il film assume, ma anche nel setting e, banalmente, nel fatto che non credo ci sia una singola inquadratura in tutto il film priva di zucche. Sul serio, dovunque ti giri c'è almeno una zucca. Sembra di aver accettato un qualche patto col diavolo (o con il Soros di Ualone, per chi sa cosa intendo), in base a cui ti toccherà vedere zucche sullo schermo per il resto dei tuoi giorni. La prima volta che ti metti a guardare un film, o qualsiasi altra cosa, dopo aver visto The Guest, per un attimo hai il timore che ci saranno zucche anche lì. È il tripudio della zucca. E se non ci sono zucche, stai tranquillo che c'è qualcosa di arancione. E pure parecchio rosa. Perché il rosa è fondamentale, in The Guest.

 C'è indubbiamente anche molto verde.

Comunque, sia chiaro, mi sto incartando. Continuo a non sapere come parlare di The Guest. Però ci tengo, a parlare di The Guest, perché secondo me non ha la carica di You're Next ma è comunque un film delizioso e che merita di essere recuperato. Racconta di questo militare misterioso che va a trovare la famiglia di un suo compagno caduto, è fichissimo, bravissimo, si fa amare da tutti, forse inciucia con la madre dell'amico, forse inciucia con la sorella dell'amico, diventa fratello di sangue del fratellino dell'amico, cose così. E sembra nascondere un segreto. Ed è circondato da un mondo tutto rosa e colorato. Queste cose vengono espresse chiaramente fin dalla prima inquadratura e da lì è tutto in discesa, in un film che parte lento, accelera pian piano e ora della fine è un delirio assurdo di luci, suoni, colori, synth, violenza, cattiveria, sparatorie, bombe a mano, humour nero, Dan Stevens che è fantastico e c'ha un carisma che levati, Maika Monroe che è piuttosto brava e ha quel look da ninfetta bionda mh mh, colori sempre più a palla, un altro po' di synth e due o tre svolte magari prevedibili ma che in fondo sanno di essere prevedibili e comunque funzionano forse anche perché lo sono, prevedibili. Insomma, è un gran paciugo, con uno stile e una ricerca (audio)visiva pazzeschi e pieno di divertimento. Poi, sì, alla fine è anche un po' una roba fine a se stessa che non resterà nella storia. Ma insomma, che problema c'è? Viviamo davvero in un mondo in cui non vanno bene i bei film gradevoli, girati alla grande, che sprizzano carisma da tutti i pori e omaggiano John Carpenter (no, dico, John Carpenter) in una maniera così adorabile? No, ditemelo, eh, perché allora vado a vivere da un'altra parte.

Come dicevo, io l'ho visto a gennaio, in lingua originale, comodamente nel salotto di casa mia grazie a quel mondo meraviglioso in base al quale è possibile scucire due soldi e guardarsi un film senza sbattimento sulla pleistescion. Son passati quattro mesi, non ho capito se arriverà mai in Italia ma, ehi, ormai dubito che sia un problema recuperarlo.

16.4.15

Agents of S.H.I.E.L.D. 02X17: "Melinda"


Agents of S.H.I.E.L.D. 02X17: "Melinda" (USA, 2015)
creato da Joss Whedon, Jed Whedon, Maurissa Tancharoen
puntata diretta da Kevin Hooks
con Clark Gregg, Ming-Na Wen, Chloe Bennet, Iain De Caestecker, Adrianne Palicki, Elizabeth Henstridge

E insomma, è arrivata la cavalleria. Ce l'hanno menata per quasi due intere stagioni con 'sta faccenda del clamoroso e tragico episodio nel passato di May, quella lurida giornata che l'ha resa una leggenda fra le fila dello S.H.I.E.L.D. ma le ha anche rovinato la vita, distruggendone famiglia e carriera, e finalmente ci hanno raccontato nel dettaglio di cosa si trattava. Soddisfacente? Soddisfacente. Ci sono andati giù un po' di mano pesante nel far paralleli fra passato e presente, oltre che con la vita privata del personaggio, ma nel complesso sono riusciti a rendere sensata la cosa e, insomma, non era scontato, vista la caratterizzazione di May fino a qui. Inoltre, si sono appoggiati di nuovo sulla mossa del montaggio alternato fra passato e presente, che già aveva funzionato molto bene un paio di puntate prima e che tutto sommato si è rivelata efficace anche qui, pur viaggiando su binari diversi. Gli viene sempre bene, il montaggio alternato, a 'sta cricca dello S.H.I.E.L.D.

Per il resto, la serie continua a gestirsi le varie faccende in sviluppo, e presumibilmente in rotta di collisione, mettendone di volta in volta un paio al centro della puntata. In questo caso è stato abbondantemente messo da parte Coulson, o quantomeno il Coulson del presente, e si è sfruttata l'occasione per portare avanti le vicende degli inumani, con svariati passi avanti tanto nel rapporto fra i personaggi quanto nell'approfondire i poteri dei recentemente trasformati. Ormai è talmente una costante che sta diventando superfluo dirlo, ma continua a far piacere vedere come la serie sia in costante movimento e spinga sui suoi sviluppi a questa velocità sostenuto. Ed è anche sempre un piacere quando vengono dedicati anche solo pochi minuti a Kyle MacLachlan. Fra l'altro, si continua anche ad inserire nuovi spunti interessanti. La novità dei piani di Coulson per raccattare in giro gente "dotata" è intrigante e, a occhio, avrà parecchio senso tanto negli sviluppi della serie quanto nel lavoro di ampliamento del sottobosco narrativo per l'universo cinematografico Marvel, che è fin dall'inizio uno fra i compiti palesemente affidati ad Agents of S.H.I.E.L.D.

Del resto, ormai qua s'è perso il controllo dell'ambizione, stanno saltando fuori personaggi in ogni dove e tanti ne serviranno per dare un senso alla guerra civile del prossimo Captain America, quindi giusto così. E a proposito di incroci più o meno cinematografici: la prossima settimana dovrebbe tornare in scena Ward, come del resto il titolo della puntata (The Frenemy of My Enemy) pare suggerire, ma soprattutto, se dobbiamo dare retta al trailer, dovrebbe essere il momento pre-Avengers: Age of Ultron, e mi chiedo come verrà organizzata la cosa. Ma, al di là di quello, è affascinante notare che, se va davvero così, i Marvel Studios hanno deciso di organizzare il crossover tarandosi sull'uscita internazionale del film, invece che su quella americana. O magari sto sovrainterpretando e alla fine hanno gestito tutto per fare in modo che ci siano due o tre puntate più o meno "contemporanee" al film. Oppure va ancora diversamente. Boh, vedremo.

Oh, comunque sì: la prossima settimana arriva Ultron. Giggle.

15.4.15

The Gambler


The Gambler (USA, 2014)
di Rupert Wyatt
con Mark Wahlberg, Brie Larson, Jessica Lange, John Goodman, Michael K. Williams, Alvin Ing

The Gambler è il remake di un film degli anni Settanta dallo stesso titolo, noto in Italia come 40.000 dollari per non morire, scritto da quel ganzo di James Toback e interpretato da un James Caan all'apice della forma. E pur non essendo un'operazione disastrosa ai livelli di, che so, il nuovo Carrie, è il classico remake spento, moscio, inutile, che non solo non riesce a dire nulla di nuovo, finisce anche per perdere quasi tutta la forza dell'originale, diventandone pallida ombra. È un pessimo film? No, si lascia guardare e se te lo ritrovi davanti una domenica pomeriggio in TV puoi addirittura divertirti, anche perché io faccio sempre fatica a dire no a un film che regala un paio di ottime scene a qualche grosso attore con un po' di anni sulle spalle, ma insomma, rimane un'opera trascurabile. Più che altro, se proprio si deve andare a cercarselo, tanto vale puntare sull'originale, no?

Comunque, entrambi i film raccontano bene o male di un professore universitario brillante, arrogante, spocchioso e dal carattere intollerabile, che conduce una doppia vita all'insegna del gioco d'azzardo senza freni. È totalmente assorbito dal vizio, cosa che ovviamente, quando gira male, lo trascina in un gorgo di debiti e gli impedisce di uscirne, dato che se anche riesce a recuperare i soldi che gli servono, finisce subito per buttarli via al primo tavolo da gioco che gli capita davanti. Solo che le faccende di debiti si fanno un po' troppo gravi e il nostro amico si ritrova con pochi giorni a disposizione per mettere a posto le cose. Seguiranno errori clamorosi, conoscenti e familiari trascinati nel marcio in maniera più o meno consapevole e altre sciccherie. Niente male, come storia, eh? Ecco, se vi intriga, ripeto, guardatevi il film originale.

Il problema di questo remake è che da un lato Wahlberg, seppur dignitoso e ammirevole per la scelta di perdere circa ottomila chili di muscoli in nome dell'interpretazione, non riesce ad esprimere il giusto mix di arroganza, menefreghismo e crescente disperazione. Ci va vicino, ma James Caan era un'altra cosa. Senza contare che comunque, in ogni singola scena che vede il protagonista alle prese col resto del cast, i "vecchi" si mangiano tutto e lo fanno sparire. Il che è un po' un problema, se consideriamo che il film è tutto incentrato su di lui e gli altri sono poco più che comparse. L'altro problema sta nella direzione di Wyatt, che trova qualche bella immagine ma si perde in una ricerca estrema di poetismi forzati e canzoncine infilate nel modo giusto, finendo per sbagliare completamente l'atmosfera e, di nuovo, non dando mai per un attimo la sensazione di fine imminente che si dovrebbe respirare. E va bene che si racconta la storia di un menefreghista arrogante, ma un po' di tensione sarebbe gradita. Poi, di nuovo, per quanto in larga misura sbagliato, non è un pessimo film e ha i suoi momenti, senza contare che, seppur in un ruolo di carta velina, c'è Brie Larson, e io non posso dire troppo male di un film con Brie Larson. Ma insomma, rimane trascurabile.

Uscito a inizio anno un po' dappertutto, il film arriva questa settimana in Italia, direttamente sul mercato dell'home video.

14.4.15

Black Sea


Black Sea (GB, 2014)
di Kevin Macdonald
con Jude Law, Scoot McNairy, Ben Mendelsohn

Black Sea è un film bizzarro, che in un certo senso mescola due filoni consolidati per tirarne fuori una creatura strana, a modo suo abbastanza originale, seppur piuttosto allineata ai classici nello sviluppo del racconto e nelle svolte narrative. Da un lato c'è l'heist movie, con il gruppo di uomini che mettono in pratica un piano contorto per introdursi in un luogo che nasconde un bottino. Dall'altro c'è il film di sottomarini, che parla di claustrofobia, isolamento, timore costante d'essere scoperti, impossibilità di sapere con certezza cosa stia accadendo al di fuori dell'enorme bara in cui si trova rinchiusi. E, ovviamente, del dramma pronto ad esplodere se blocchi per qualche giorno in un sottomarino un certo numero di maschi brutti, puzzolenti e dal carattere scontroso. A unire questi due generi ci ha pensato Kevin Macdonald, regista prevalentemente impegnato nel mondo dei documentari ma che ogni tanto si concede alla fiction con film come L'ultimo re di Scozia e State of Play.

Cosa ne è venuto fuori? Ne è venuto fuori un bel thriller solido, che sfrutta come si deve un'ambientazione sempre affascinante per raccontare una serie di momenti che spaziano fra situazioni già viste mille volte - ma comunque molto ben messe in scena - e altre tutto sommato abbastanza fresche, per un paio d'ore di emozioni e divertimento. Lo spunto di partenza del gruppo di reietti e poveracci che cercano riscatto grazie al recupero di un tesoro sommerso è sempre efficace, così come lo sono i prevedibili sviluppi "morali" che vedono andare sempre più a fondo (badum tsch) chi cade nel gorgo (badum tsch) della sete di ricchezza, e Macdonald, come suo solito, regala al tutto un taglio visivo molto forte, nonostante il budget evidentemente ridotto.

Poi, ovviamente, un film del genere basa gran parte della sua forza sui personaggi e sui rapporti fra di loro, ma ancora di più sul modo in cui si evolvono nel corso del viaggio che stanno affrontando. E sebbene ci sia qualche svolta un po' forzata, soprattutto nel solito utilizzo di Ben Mendelsohn come jolly squilibrato che spinge avanti il racconto con le sue sbroccate, il cast di attori funziona molto bene. Jude Law, poi, è un protagonista ruvido, muscolare, sporco, che cova una rabbia senza fine e riesce a rendere credibili anche i suoi momenti più estremi. Macdonald carica il film quasi interamente sulle sue spalle e lui non delude, regalando a Black Sea un'anima forte e passionale.

Uscito in giro per il mondo a inizio anno, Black Sea se ne arriva nelle sale italiane questa settimana, placido placido, nascosto sotto le onde.

13.4.15

Fast & Furious 7


Furious 7 (USA, 2015)
di James Wan
con Vin Diesel, Paul Walker, Jason Statham e il resto della Famiglia

I minuti finali di Fast & Furious 7 omaggiano Paul Walker in una maniera che, nel contesto assolutamente grezzo che è quello della serie, riesce ad essere toccante, sincera, elegante, delicata. E ne viene fuori un momento completamente assurdo, una sorta trip metalinguistico in cui il settimo episodio di una saga cinematografica saluta l'attore più presente lungo i vari capitoli allontanandone il personaggio senza ucciderlo, ma in fondo accettandone la morte. Si parla di Paul Walker e se ne omaggia la vita mettendo in realtà a schermo quella di Brian O'Conner, quindi di un essere umano che la cui vita è durata appena le centinaia di minuti raccontate nel giro di sei film. Il montaggio saluta Brian, ma negli occhi di Dom e nelle sue parole si legge invece la sofferenza di Vin Diesel e il gruppo su quella spiaggia sta salutando il Keanu Reeves del discount che li ha accompagnati lungo tutta questa serie di bizzarri, assurdi, sconclusionati film.

È un corto circuito assurdo, toccante, che in un certo senso percorre tutto il film ben oltre quelle immagini conclusive e finisce per rappresentare l'unica vera traccia drammatica di peso che regga davvero per quei centotrentasette minuti. La vendetta di Deckard Shaw, lo scontro della famiglia contro la famiglia, aveva il potenziale per essere qualcosa di molto più forte, nel contesto della serie, ma viene sfiorata a malapena. Il zuccheroso tira e molla fra Lettie e Dom dovrebbe essere un po' la spina dorsale del film, ma finisce per essere sacrificato. Quel che davvero passa in primo piano, e che probabilmente in origine non avrebbe dovuto farlo, perlomeno non più di quanto l'avesse fatto già nel sesto episodio, è il conflitto vissuto da Brian, la sua difficoltà nell'adattarsi a una vita "normale" e nel rinunciare al brivido dell'azione. Finisce per fagocitare tutto il resto e non per reale forza propria, ma per tutti i significati che inevitabilmente ci applichi mentre guardi il film. Ed è di fondo l'unico motivo per cui Fast & Furious 7 riesce a conservare un pizzico di quel coinvolgimento emotivo che ha sempre rappresentato l'anima forte della serie e qui lascia invece un po' troppo spazio al casino totale, sempre e comunque, sparato a mille e urlato fortissimo.


Può sembrare assurdo perder tanto tempo a chiacchierare di storia e coinvolgimento per una serie che li ha sempre utilizzati come pretesto per fare altro ma, di nuovo, in fondo la forza di Fast & Furious, uno dei motivi per cui continua a funzionare tanto, sta anche nella capacità di spingere su quel pedale, di dare perlomeno l'impressione di crederci, anche se poi, certo, il punto era far correre le auto prima, è diventato spaccare tutto poi. E il problema forse più grosso di Furious 7, per come la vedo io, sta soprattutto lì, nella maniera un po' pigra con cui è stato assemblato, riciclando in maniera abbastanza schematica il precedente film, tanto nella macrostruttura quanto in piccole cose tipo la - bellissima, intendiamoci - gag con cui fa il suo esordio il personaggio di Paul Walker. Insomma, se a tenere in piedi lo spirito della famiglia ci ha dovuto pensare in larga misura la morte di un attore, beh, c'è qualcosa che non torna.

Aggiungiamoci che James Wan fa un buon lavoro, non sbava troppo, si destreggia bene nel macello che dev'essere stato dirigere per la prima volta un film dalle dimensioni simili, oltretutto nel contesto di una produzione che spinge così tanto sugli stunt veri, ripiegando molto poco su montaggio e computer. Epperò, allo stesso tempo, vai a sapere quanto per colpe sue, spreca totalmente Tony Jaa e Ronda Rousey, il primo ridotto a fare un po' di parkour e nascondere qualche calcio in mezzo a un tripudio di montaggio, la seconda abbandonata a un combattimento un po' anonimo (e, pure lui, strutturalmente identico da quello di Gina Carano in Furious 6). Va un po' meglio coi due combattimenti fondamentali, quelli che coinvolgono il triangolo degli schiaffi Statham/Diesel/Johnson, ma il frontale fra Vin e The Rock in Fast Five rimane tutta un'altra faccenda. Oh, poi, intendiamoci, qualche bella intuizione c'è, il lavoro è solido, il piano sequenza che introduce Jason Statham nella prima scena del film è roba da alzarsi, correre in strada a mettersi a far caroselli rovesciando le macchine nel parcheggio, ma manca qualcosa e, anzi, a tratti c'è pure troppo, con lunghe scene d'azione che esagerano e non trovano la sintesi perfetta che Justin Lin ha saputo regalare nei suoi momenti migliori.

Però, insomma, a rilegger quel che ho scritto fino a qui sembra che voglia bocciare Fast & Furious 7 senza ritegno. E invece. E invece ne sono uscito comunque soddisfatto, dopo essermi divertito come uno scemo per un paio d'ore, nonostante qualche momento di stanca, e convinto del fatto che, pur essendo un film meno riuscito rispetto ai due precedenti, è anche un delirio di spacconaggine superiore agli stessi. E che, dovrei lamentarmi? Che l'avvio sia una roba da standing ovation l'ho già detto. Le parti in montagna e a Dubai, pur con qualche ma, sono strepitose. Che la sintesi sarebbe servita parecchio al finale, pure, l'ho detto, ma in fondo sono i classici quaranta minuti da blockbuster moderno, con cui bene o male anche questa serie, nel suo esplodere verso un pubblico dalle dimensioni anni fa impensabili, deve fare i conti. E sono quaranta minuti insensati, messi in scena comunque con una padronanza che non era certo scontata. Gli attori, poi, pur alle prese con dei personaggi di carta velina, rendono tutti alla grande, fra Kurt Russell che si diverte come uno scemo, The Rock che parla come un generatore casuale di battutacce alla Schwarzy dei tempi d'oro, Tyreese sempre più azzeccato come scemo del villaggio e Vin Diesel che sbava con gli occhi lucidi mentre tenta disperatamente di far esplodere la canotta.


È l'apoteosi del film cafone, ma che riesce comunque ancora a conservare un po' del suo spirito sincero, senza abbandonarsi del tutto alla bassa furbizia. Dovunque ti giri c'è una gag adorabile, fra i due matti che vanno di frontale ogni volta che si vedono, Dom che si sposa in canotta, le nuove tecniche per la gestione di un braccio ingessato, l'approccio di The Rock alla guerra coi droni e quei due o tre momenti che, nonostante tutto, nonostante il riciclo, nonostante si sia ormai al settimo film, ancora sanno lasciarti a bocca aperta. È anche un film che continua a portare avanti il suo assurdo ma adorabile inseguire la continuity, rincorrendo riferimenti di ogni tipo per dare davvero il senso di stare chiudendo un'era, come in fondo è giusto che sia, vista anche un po' quella faccenda che percorre ogni fotogramma e che viene presa di petto tanto bene nel finale.

E poi c'è Jason Statham, che è un capitolo a parte. Che sarebbe stato il primo cattivo realmente munito di carisma della serie era ovvio, forse meno scontato era aspettarsi di vederlo mangiarsi il film a quella maniera ogni volta che appare. Soprattutto se si considera, poi, il modo in cui viene usato: una specie di terminator col teletrasporto, che appare a caso quando serve, semina distruzione e poi si ritira di buon ordine. Fa impressione vedere quanto riesca a spiccare in queste condizioni e viene la voglia di vederlo tornare in un seguito che sappia sfruttarlo meglio. O, magari, che venga posto nelle condizioni di poterlo fare. Perché poi, forse, il punto è anche un po' lì: l'impressione è che questo sia il miglior Fast & Furious 7 possibile alla luce di un po' tutte le faccende che gli sono ruotate attorno, non solo per Paul Walker, ma anche tenendo conto del cambio di regista, delle prospettive sempre più sparate verso l'alto della serie, del fatto che, per come erano stati impostati gli ultimi episodi, è ormai diventato categorico fare sempre qualcosa di più grosso. È un po' come Tom Cruise che in ogni Mission: Impossible deve salire più in alto e, avendo finito i palazzi, s'è fatto attaccare a un aereo in decollo. Il percorso ormai è quello e non te ne devi staccare. Tra l'altro, il riferimento non è casuale: per la sesta volta Fast & Furious ha sostanzialmente cambiato genere da un episodio all'altro e questa volta siamo entrati in zona Ethan Hunt. Come andrà alla prossima? Non lo so, però quel che so è che, pur con tutti i suoi limiti e col timore che le cose potranno solo peggiorare, Furious 7 è ancora una volta uno spacco incredibile. E l'idea che un film del genere stia incassando quel che sta incassando, beh, scalda il cuore. Avanti così.

L'ho visto un po' in ritardo perché ehi, il weekend di Pasqua al mare. Però l'ho visto all'Imax e, madonna del carmine, ancora un po' e vomito. Per altro il trailer di Mad Max: Fury Road visto in Imax è una roba straziante. Anche quello di Avengers: Age of Ultron, ma quello ce l'avevo già visto.

12.4.15

Lo spam della domenica pomeriggio: È arrivata l'estate!


Non so da voi, ma in questi giorni qua a Parigi fa un caldo boia. Mannaggia alla mezza stagione. Mi sta già venendo voglia di raparmi a zero! Però obiettivamente è un po' presto. Dai, vediamo. Intanto, questa settimana su IGN forse è uscito qualcosa di mio oggi, forse no. Nel dubbio, segnalo la prossima settimana. Su Outcast, invece, abbiamo il Videopep in cui chiacchiero di quel che ho giocato a marzo, il nuovo Outcast Popcorn e l'Old! dedicato all'aprile del 1985.

Mi sa che non ho ancora iniziato a guardare Daredevil.

11.4.15

La robbaccia del sabato mattina: Bond vs. Alice


Settimana un po' vuota di cose delle quali chiacchierare qua dentro, quindi non chiacchiero di nulla e mi limito a ricordare a tutti che è arrivato Daredevil ma io probabilmente non l'ho ancora iniziato perché sto finendo di guardarmi la prima stagione di Orange is the New Black.



Burying the Ex, il nuovo film di Joe Dante. Dunque, se non fosse un film di Joe Dante, bisogna ammetterlo, questo trailer mi avrebbe lasciato un po' perplesso. Anzi, volendo mi ha lasciato comunque perplesso. Però è un film di Joe Dante, quindi sicuramente il trailer è una porcheria che tenta di accalappiare i giovani d'oggi che non hanno idea di chi sia Joe Dante e il film sarà bellissimo. Poi Anton Yelchin mi sta simpatico. E Alexandria. Apposto.



Ecco, per dire, questo remake di Poltergeist invece ha un trailer magari più curato, professionale, pulitino, precisino, ma mi sembra veramente una roba moscia, sterile e uguale a centomila altre. Sbaglio? Boh, Sam Rockwell non so se mi stia simpatico, ma mi piace. Vediamo come va.



Vabbuò, questo è veramente una scorreggetta, il teaser di Ash vs. Evil Dead. È che ci voglio credere talmente tanto che anche questa scorreggetta mi esalta. Crediamoci.



Survivor, con Pierce Brosnan e Milla Jovovich che si fanno la guerra. Ammetto di aver avviato il trailer con un sopracciglio alzato, ma alla fine avevo voglia di andarmi a vedere il film. Errore mio?



Un trailer di cui non me ne frega niente per un gioco che invece penso proprio di volere, vale a dire Deus Ex: Mankind Divided. Tanto blaterare scemo, solo azione a senso unico che sembra uscita da un trailer di Ninja Gaiden e alla fine un accenno a quella musichetta là che mi mette il brividino. Boh, non mi dice nulla, ma non vuol dire nulla. Attendiamo fiduciosi.



Torna True Detective ed è pieno di attori che mi piacciono un sacco. La speranza è che questa volta, non essendoci Matteo Maccoso che con le sue interpretazioni ti nobilita anche la lettura dell'elenco telefonico, i dialoghi siano meno da mani in faccia. Lo spero davvero? Sì. Ci credo davvero? No. Sono comunque molto curioso, sì.




Fra un paio d'ore dovrei essere finalmente all'Imax per LA FAMIGLIA. Yo!

10.4.15

Humandroid


Chappie (USA/Sudafrica)
di Neill Blomkamp
con la voce e le mosse di Sharlto Copley, accompagnato da Dev Patel, Hugh Jackman, Ninja, Yo-Landi Visser, Sigourney Weaver

OK, questo è uno di quei momenti in cui mi trovo a scrivere di un film che ha preso gli schiaffi dalla critica di mezzo mondo, pur trovando qualche voce fuori dal coro che lo ha apprezzato non poco, e faccio presente che secondo me non è così pessimo. È uno di quei momenti in cui mi viene da chiedermi se a volte non ci si accanisca così, perché viene spontaneo farlo quando il regista additato come autore tira fuori un semplice bel film d'intrattenimento, quando poi vengono trattati coi guanti film altrettanto ben realizzati (o magari peggio realizzati) ma molto più cretini. Anzi, peggio ancora, alzo la posta: il fatto è che secondo me non solo Chappie (abbiate pazienza, non ce la faccio a chiamarlo Humandroid) non è così pessimo, è proprio un bel film e addirittura uno dei miei preferiti fra quelli usciti in Italia in questo avvio di 2015.

Chappie è una favoletta, un film d'azione senza grosse pretese, un'avventurona che mescola Corto Cicruito e RoboCop tirando fuori una sottospecie di film Pixar filtrato dalla sensibilità di una groupie di Paul Verhoeven. Il capolavoro dell'olandese viene omaggiato in maniera smaccata con il figlio illegittimo dell'ED-209, ma emerge anche in tanti altri aspetti, nel raccontare della militarizzazione e "tecnologicizzazione" estrema delle forze di polizia, nel buttare in mezzo, seppur in maniera speculare, il tema della resurrezione e nel raccontare una figura dalla potenza drammatica semplice, immediata e straziante. Chappie è l'equivalente robotico di un cane in un qualsiasi film in cui ci sono dei cani che vivono sfighe infinite: abbassa le orecchie, si lamenta e a me vengono i lucciconi. È una creatura che comprime in pochi giorni il dramma dell'essere umani, del nascere con una data di scadenza e con la consapevolezza che un giorno moriremo. Come puoi viverla, una cosa del genere, se nel giro di poche ore ti evolvi da infante ad adolescente, scoprendo di essere nato per morire? Cosa puoi pensare del tuo creatore, quando te lo ritrovi davanti mentre ammette che, sì, ti ha creato in questo modo assurdo? È straziante.

Di queste e altre cose parla Chappie, mentre Blomkamp immerge ancora una volta le vicende nel fango, nella polvere e nel sangue dei reietti che popolano il suo Sudafrica. E questi reietti, interpretati dalla coppia di rapper Die Antwoord che in lingua originale hanno un modo di parlare spaccatimpani, sono alle prese con antagonisti come al solito poco interessanti, perché poco approfonditi ma anche perché di fondo semplici esseri umani un po' meschini, convinti delle proprie idee e nulla più. Ma se il cast di contorno non brilla in maniera particolare, nonostante uno Hugh Jackman che come al solito ci crede tantissimo, è soprattutto il cuore del film a funzionare: Chappie è interpretato alla grande da Sharlto Copley, che fa un lavoro straordinario tanto sul fronte del motion capture quanto su quello del doppiaggio e dà vita a un personaggio delizioso e non necessariamente banale per il modo in cui viene trattata la sua evoluzione. E alla fine, forse, il punto del film sta soprattutto lì. Perché è vero che i temi interessanti ci sono, tra l'altro chiusi con un finale bellissimo, ma è vero anche che questa volta Blomkamp li ha usati più che altro come sfondo, senza metterli in primo piano come in passato, men che meno in maniera pedante come in Elysium.

Chappie è un puro film d'intrattenimento, una favoletta divertente, toccante e con dell'azione girata alla grandissima, messa in scena da un regista che - quando non deve scendere a patti con i magheggi delle megaproduzioni - va dritto per la sua strada e fa esattamente quello che vuole, fregandosene di tutto e di tutti. Ha i suoi momenti che non funzionano, ma è un film dalla gran personalità, capace di risultare dolcissimo mentre invade lo schermo di sangue e turpiloquio e che se ne sbatte di tutto e tutti. A me è piaciuto. Che ci vogliamo fare?

L'ho visto al cinema qua a Parigi qualche settimana fa, ne scrivo oggi perché al cinema in Italia ci arriva in questi giorni. Onestamente, questo è uno di quei casi in cui non so bene cosa consigliare, perché certi momenti del film son proprio da gustarsi sul grande schermo, ma l'efficacia dell'interpretazione di Copley, il rosicante borbottare di Jackman e, tutto sommato, anche l'allucinata assurdità dei due rapper sono parte integrante del film. Fatico a immaginarmeli doppiati. Oh, che vi devo dire, magari avete in zona un cinema che lo proietta in lingua originale!

9.4.15

Le ultime due settimane di Agents of S.H.I.E.L.D.


Dunque, la scorsa settimana ho saltato l'appuntamento con Agents of S.H.I.E.L.D. perché, ehi, ogni tanto il weekend lungo di relax ci può anche stare, e quindi ieri mi sono sparato due - ottime - puntate consecutive, in cui sono successe parecchie cose. In particolare, ancora una volta, è tornata in scena la voglia di non sedersi su segreti, attese, depistaggi e dubbi assortiti più del dovuto, con tutte le questioni di doppi e tripli giochi fra i due S.H.I.E.L.D. che sono esplose abbastanza in fretta, scatenando quello che probabilmente sarà uno dei due filoni narrativi principali da qui a fine stagione. Nel mentre, sobbolle la faccenda inumani, che si sta pian piano svelando anch'essa, introducendo sempre più un nuovo branco di super-personaggi e sviluppando altre tre o quattro cose assieme, che esse stesse, a occhio, dovrebbero finire per intrecciarsi con tutto il resto da qui a breve.

Insomma, la serie continua ad essere molto divertente, ben strutturata negli sviluppi e pure parecchio efficace nelle trovate dei singoli episodi. Molto bello, per esempio, il montaggio alternato fra passato e presente, che per un po' ci ha riportati a quel clamoroso momento in cui, sostanzialmente un anno fa, Captain America: The Winter Soldier fece saltare per aria tutto quanto. Bene anche l'azione, con lo scontro fra May e Bobbi piuttosto divertente, seppur non ai livelli di quel notevole picco che è stato il duello fra le due May a inizio stagione. In generale, prosegue il gran bel lavoro sullo sviluppo dei personaggi, con antagonisti interessanti, dalle motivazioni credibili e fondamentalmente non "cattivi" a tutto tondo, e con i vari "buoni" che continuano a tirar fuori bei momenti a ripetizione. Hunter, in particolare, è ormai da queste parti abbastanza un prediletto.



E poi ci sono tutte le nerdate, coi riferimenti incrociati, il cazzottone di Hulk sul muro di quella casa nel bosco, il modo in cui vengono continuamente suggerite cose sugli inumani e anche un po' l'idea che si stia iniziando a costruire non solo un finale di stagione presumibilmente esplosivo, ma anche una qualche forma di incrocio con Avengers: Age of Ultron. In America il film esce il primo maggio, quindi fra tre o quattro puntate dovremmo esserci, e viene da chiedersi se magari il graditissimo ritorno di Deathlok (a proposito: ottima evoluzione estetica) possa andare a collegarsi in qualche maniera con il lavoro di Tony Stark. Ma, al di là di quello, è a questo punto probabile che il legame col film, immagino comunque meno dirompente rispetto a quello dell'anno scorso, nasca dall'appena avviata ricerca di tale dottor List, intravisto in precedenza proprio al termine di Captain America: The Winter Soldier, assieme a un certo terzetto di personaggi che rivedremo in Avengers: Age of Ultron. Insomma, un gran casino, ma un gran casino che ci piace. Bene così.

E la prossima settimana, a quanto pare, ci raccontano per bene 'sta storia della cavalleria.