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27.7.15

Cambio!


Sabato sera, sul tardi, dopo che c'eravamo visti Pitch Perfect (anzi, Voices) e la Signora in Dolce Attesa se n'era andata a dormire, avevo una mezza idea di guardarmi qualcos'altro. Un film, magari, oppure il primo episodio di Les Revenants. Solo che poi mi sono messo per un attimo davanti al PC e ciao, mi sono perso. Una volta tanto, comunque, non mi sono perso in cose a caso, ma nella decisione improvvisa di utilizzare l'account creato nel 2007 su Wordpress.com e spostare il blog lì. Era da un pezzo che volevo cambiare tema (questo ce l'ho su dall'agosto 2011!) ma non trovavo qualcosa che mi convincesse, quindi ho deciso di dare una sterzata brutale e cambiare proprio tutto. E allora via con Wordpress, che per altro già utilizzavo in versione org per Outcast e con cui, al di là delle differenze, ho quindi già un minimo di dimestichezza. I motivi? Beh, innanzitutto perché sì. In secondo luogo, perché ho l'impressione che si snelliranno un sacco di cose che faccio qua dentro, il che è solo bene. Poi perché il bilanciamento fra la perdita di versatilità su alcuni aspetti e il guadagno, sempre in versatilità ma su altri, mi soddisfa. E poi perché colgo l'occasione per liberarmi di un po' di monnezza che m'appesantiva il blog e l'anima.

E quindi, ecco, a partire da oggi, mi trovate a questo indirizzo qui. Il tutto è ancora brutalmente work in progress, ci sono un sacco di cose da sistemare, manca qualcosa di bello da mettere in cima, ma insomma, è già funzionante e "pieno". Ho infatti importato tutto il pregresso, quindi ci trovate ogni singolo post e tutti i commenti pubblicati qua dentro in quasi dieci anni. Eh, già, c'è anche questo aspetto della faccenda: ci sono un po' di robe precedenti perché retrodatate, ma L'Edicola di giopep ha aperto a dicembre del 2005 e quindi, insomma, se vogliamo ha pure abbastanza senso che questo giga-cambio avvenga nell'anno del decimo anniversario. Certo, avviene con un po' di anticipo, ma insomma, adesso sono impegnato in tutti i ritocchi ossessivo compulsivi per sistemare link, tag, categorie e via dicendo, quindi non mi sento di escludere che considererò il nuovo blog "pronto" solo a dicembre. Vai a sapere.

Il blog qua su Blogger se ne rimane qui, a imperitura memoria e anche per non frantumare eventuali link piazzati di qua e di là in giro per l'internet, via. L'immagine in apertura non c'entra niente con l'argomento del post, come da tradizione.

14.7.15

In missione per conto dell'alleanza ribelle


Ieri sera mi sono mosso verso Londra, dove oggi gironzolo senza meta in attesa di andare a partecipare a questa cosa qua. E quindi facciamo una breve pausa sul blog. Magari venerdì provo a raccontare un po' com'è stata quella cosa là, anche se nei limiti di quanto concesso dal segreto segretissimo ci mancherebbe altro ma che scherziamo. Statemi bene.

Domani ve lo ricordo, ma in ogni caso vi segnalo che questa settimana arriva al cinema in Italia The Babadook. Probabilmente l'avete già visto per altre vie, ma insomma.

1.6.15

Un giro all'Expo


Dunque, l'altro giorno, per la precisione venerdì 29 maggio, ce ne siamo andati all'Expo. Avevamo il biglietto da giornata intera, ci siamo presentati verso le undici scarse e siamo rimasti lì fino quasi alle sette di sera. Io sarei andato avanti, pur essendo a pezzi, perché funziono così, ma giustamente la mamma in divenire era brasata e ce ne siamo tornati a casa. Non so quindi come sia l'Expo serale, quello che - mi dicono - sta rubando tutta la clientela dell'ora di cena alla Milano da bere grazie al suo prezzo contenuto, alle luci, ai colori e alle mille fantabulose attività. E quello diurno? Quello diurno, secondo me, se lo prendi come "una fiera", una roba che vai a visitare e di cui ti gusti i lati positivi, è molto bello. Certo, è anche un bello sbattimento, considerando le dimensioni notevoli, la facilità con cui di fronte ai padiglioni migliori si creano code (soprattutto nel primo pomeriggio, specie poi quando arrivano le scolaresche), il fatto che le code te le devi sucare sotto al sole e pure il fatto, non secondario, che molti padiglioni sono abbastanza deludenti. Però, nel complesso, merita. E si mangia bene. Altro discorso, invece, se ti ci presenti abbagliato dal concetto di "Oh, caspita, l'ESPOSIZIONE UNIVERSALE, uah!", dal numero di anni in cui se n'è parlato e, non sia mai, dal fatto che dovrebbe essere interamente organizzata attorno a un tema specifico.

Nel padiglione zero il tema viene affrontato come argomento generale. E non è niente male.

In realtà per me l'aspettativa era bassa in partenza, perché, non ci posso fare nulla, nella mia capoccia l'Expo è un'altra cosa. L'Expo che ho sempre visto nei fumetti, nei libri, nei film, anche piuttosto di recente, è un mondo di tecnologia e futurismo spinto. L'Expo che hanno organizzato per quest'anno è un mondo di cibo e pappe assortite. Che va benissimo, eh! Non sia mai che io dica di no all'occasione di assaggiare roba buona. Però, appunto, non è quella cosa un po' fantascientifica e fuori dal mondo che la narrativa popolare m'ha inculcato per anni e anni. Forse, quindi, è anche per l'aspettativa di partenza un po' bassa che ne sono uscito abbastanza soddisfatto, mentre la mia gentile signora, che s'aspettava qualcosa di incredibile, ne è uscita sparando sventagliate di mitra per aria dal fastidio. E magari la verità sta nel mezzo.

Un'istantanea del mezzo, che è anche dove si trova l'ombra.

Dicevo del tema: a me è un po' parso che per la maggior parte sia stato affrontato fischiettando e facendo finta di niente. C'è Eataly, dove si magna, ci sono mille e più stand dove il punto è far pubblicità al proprio paese, con tanto di video promozionali in pieno stile ente del turismo, ci sono un po' di utensili, vasi, vestiti, piante, piatti, whatever. Qualcuno ha fatto l'attrazione ganza, tipo la rete dei brasiliani, e i poveretti del Nepal hanno un padiglione delizioso, ma disabitato per ovvi motivi. Sembra per la maggior parte di stare girando in una versione meno "densa" e meno concentrata sul venderti roba della fiera dell'antiquariato. Ma quella storia del "Feeding the Planet, Energy for Life", per gran parte della fiera, spazia fra il #fottesega e il "Sì, beh, OK, ci tocca, facciamo che se volete potete informarvi leggendo su questo terminale, però guardate che belle spiagge e che bei vasi che abbiamo dalle nostre parti".

In Messico ci sono tanti colori deliziosi, ma l'allestimento m'è parso un po' pigro.

Non che vada così dappertutto, eh! C'è chi ha saputo investire nella maniera giusta e ci ha provato, a tirar fuori cose che fossero allo stesso tempo marketing, spettacolino e percorso informativo. L'hanno fatto per esempio i coreani e gli statunitensi: i risultati non sono proprio da urlare per la gioia, ma insomma, quantomeno ci hanno provato. L'hanno fatto anche i giapponesi e ne è venuto fuori uno stand eccellente, informativo, dinamico, interattivo, con anche un po' di spettacolo e di autoironia, una roba deliziosa. E non a caso, per entrare, è abbastanza inevitabile la coda, anche se va detto che l'indicazione sulla durata della stessa tende ad essere un po' abbondante. Più in generale, è evidente che le code si formano soprattutto davanti agli stand migliori e quindi è soprattutto per questo, più che per le dimensioni in sé, che è difficile visitare tutto in un giorno: se vuoi vedere le cose che meritano, passi un po' tanto tempo a rosolarti al sole in attesa. Ed è stancante.

Kuwait e USA mano nella mano.

Di buono c'è che l'architettura è formidabile. Quasi tutti gli stand, anche quelli che poi all'interno lasciano a desiderare, visti da fuori sono spettacolari, fantasiosi, variopinti. Fra la cesta di vimini formato gigante, i mille colori delle aree latinoamericane, il legno giapponese, le sfere giganti trasparenti e i crisantemi cinesi, anche solo passeggiare nell'area centrale (l'unica coperta dal sole... o dalla pioggia) è un piacere. E infatti la mia impressione è che il modo migliore per godersi l'Expo sia girarselo senza ansia. Vai lì, ti fai una passeggiata, ti gusti gli stand, entri dove non c'è coda, decidi di dedicare il tempo necessario ad entrare in quel paio di stand "popolati" a cui tieni davvero, ti fermi a fare uno spuntino, ti organizzi magari per passare dai russi o dai coreani nell'orario in cui fanno gli assaggi di (rispettivamente) dolci e kimchi... l'importante è rilassarsi e godersela, non farne una malattia se entri dai vietnamiti e trovi il vuoto, anzi, calmarti e apprezzare quelle due o tre cose buone che hanno pure loro. E poi gironzolare, scoprire le cose magari un po' nascoste, arrivare in Svizzera con il fiato corto, accorgerti che è in corso uno strano concerto e sederti un'oretta a rilassarti. Noi abbiamo beccato due violoncellisti dell'orchestra di Basilea che si esibivano con arrangiamenti bizzarri, accompagnati da un DJ che metteva su le basi, e che hanno buttato dentro pure una strana versione della sigla de Il trono di spade. Assurdo ma piacevolissimo e ottimo come pit stop.

Il trono di Basilea.

E il cibo? Boh, ovviamente non posso giudicare per tutta la fiera. Noi abbiamo mangiato al ristorante dentro il padiglione coreano, spendendo cinquanta euro e spiccioli totali in due: un menu, due piatti a parte, un dolce, dell'acqua. Poco? Tanto? Alla fin fine mi sembra quel che si spende in un ristorante etnico. Per altro era molto buono, forse un po' addomesticato sul fronte delle spezie, ma davvero ottimo. E poi, in serata, ho speso 8,50 euro per un cartoccio di verdure e carne in pastella fritti, più una gazzosa, al padiglione dei miei amichetti omaniti. Certo, due esempi non fanno statistica, ma se devo basarmi sulla mia esperienza, mi sembrano prezzi normali da fiera. Anzi, ho visto ben di peggio in altre fiere. Poi, sì, se vai al ristorante giapponese di lusso col menu da 120 euro...

Pappa bona.

Quindi, insomma, merita, 'sto Expo? Mah, secondo me, se vivi a Milano o dintorni, ti incuriosisce anche solo un po' e, soprattutto, hai modo di andarci in un giorno della settimana, quando puoi sperare che ci sia un po' meno gente rispetto al weekend, merita eccome. Non so se meriti il viaggio da chissaddove, ma ovviamente è l'opinione mia. Anzi, a dirla tutta, se non fossi stremato dal caldo e se avessi avuto un po' più giorni a disposizione in questo mio viaggetto a Milano, forse, ci sarei pure tornato. Poi, sì, ci sono mille motivi per cui "No Expo", boicottiamolo, bla bla bla. Non ne dubito. Ma non di quello volevo chiacchierare.

Il cesto in vimini del Qatar...

... i deliziosi colori dell'Ecuador...

... questa foto non so neanche perché l'ho scattata... 

... la simpatica signora ungherese che crea "live"...

... e gli amici del sultanato.

Comunque il padiglione del Giappone merita. Sul serio. E mi hanno detto cose buone anche di Germania ed Emirati Arabi Uniti, ma fra stanchezza e code esagerate abbiamo preferito evitare.

Arrivato a questo punto pensi che la coda sia finita. Think again. 

 La parete della bava.

Questo tavolo è ricoperto di cose sfiziose. E poi arriva lo spettacolino demenziale.

L'angolo dello snob: tornare a Milano mi ha ricordato quanto faccio fatica a tollerare l'umidità di Milano. Girare per l'Expo mi ha ricordato quanto mi stiano sulle palle certi atteggiamenti e modi di fare tipicamente italiani. Abbiate pazienza, sono fatto così. Che poi sono italiano pure io. Anzi, peggio, sono pure mezzo abruzzese. Ce l'ho nel sangue. But still.

29.5.15

Milano accoglimi!


Ieri pomeriggio mi sono preso il mio bell'aereo in direzione Milano e adesso mi faccio un weekend lungo delle solite cose, fra pappe abbondanti a casa dei suoceri, passaggio a volo radente in fumetteria, incontri con amici e parenti assortiti. Oggi, però, il tuffo nell'oblio: andiamo a farci un giro all'Expo, nella speranza di non fare troppe code, con l'obiettivo di mangiare più roba possibile. Almeno credo. Si va per quello, all'Expo, no? Non so, io, 'sta cosa dell'esposizione universale, a furia di vederla in film, libri e fumetti, me la sono sempre immaginata come il trionfo della tecnologia e del futurismo. E invece si mangia. Non che mi lamenti, eh. Viva il padiglione coreano! But still.

Comunque la mascotte dell'Expo mi risulta abbastanza inquietante. La vedrei bene in un film di Brian Yuzna. Fa solo a me quest'impressione? Ah, il blog, probabilmente, si arena un po' da qui ad almeno martedì. Oddio, magari non si arena, vai a sapere, però, insomma, me la prendo comoda.

22.4.15

Ultron Day


Quasi due mesi fa, per la precisione venerdì 27 febbraio, mi sono svegliato alle quattro di mattina perché dovevo andarmene in aeroporto, destinazione San Francisco. Era quel giorno dell'anno, quello in cui si parte per la Game Developers Conference e io sono tutto felice, perché alla fin fine, gira e rigira, è e rimane sempre il mio momento lavorativo preferito in assoluto. Siccome poi sono un romanticone fissato con le coincidenze, ogni tanto forzo la mano e sovrainterpreto, leggendo chissà quali significati in questa o quella bella cosa che capita in corrispondenza con il viaggio alla GDC. Per esempio, quest'anno, alle quattro di mattina, assieme a me s'è svegliata pure Giovannina, perché, ehi, ci teneva a salutarmi prima di vedermi sparire per una decina di giorni. Ma anche per farsi una pisciatina sullo stecchino bianco e vedere se spuntava una croce. Insomma, sai mai. E la croce è spuntata. E quindi, ecco, alle quattro e mezza di mattina del 27 febbraio 2015 ho visto la croce, ho commentato con un "Ah, OK. Beh, vado in aeroporto" e sono partito per San Francisco.

Il viaggio è stato un mio classico viaggio verso gli Stati Uniti (di quelli con tappa a Londra): mi sono arrangiato borbottando pseudo-francese all'aeroporto, ho speso tutto quello che avevo in tasca per comprare riviste, ho mangiato in ogni occasione che mi è stata offerta per farlo, ho chiacchierato brevemente con la signora di mezz'età in spedizione sciistica con marito e figlio che mi sedeva di fianco e ho dormito molto poco, nonostante il sonno non mancasse di certo. Mi sono sostanzialmente fatto una gran dose di affari miei, senza pensare poi troppo a questa cosa della crocetta, se non in un momento preciso: per qualche motivo, quando mi hanno portato il pranzo (beef, please), mentre affondavo coltello e forchetta, la cosa mi ha un po' colpito. Ho avuto quel momento di "Uah, un madernino!". Poi ho digerito guardando Machete.

Mi sembrava adeguato all'occasione.

All'atterraggio, quando l'hostess ci ha fatto gentilmente notare che nel 2015 non s'incazzano se usi il telefono mentre l'aereo sta parcheggiando, ho mandato un Whatsapp al volo in direzione casa. S'era rimasti che durante le centododicimila ore del mio viaggio Giovanna sarebbe andata a fare gli esami del sangue, perché insomma, la sicurezza. E gli esami del sangue avevano detto Go Go Go! E quindi Go Go Go, Giovanna ha comunicato la lieta novella ai suoi mentre io, preso da quell'attacco d'ansia che mi prende quando all'improvviso mi trovo a sapere una cosa che mi piacerebbe condividere col mondo ma per qualche motivo non posso farlo (pare che porti sfiga), l'ho subito detto alla sconosciuta che avevo di fianco. Che mi ha fatto le congratulazioni e l'ha poi detto a suo marito, immagino, dato che m'ha fatto le congratulazioni pure lui. E m'hanno subito trollato indicando la figlia (credo) venticinquenne e dicendomi una roba tipo "Non te lo leverai dalle palle per un sacco di tempo". La figlia era perplessa.

Il mio sbarco nei magici iuessei è stato un po' la solita roba da GDC: relax, passeggiata calma di qua e di là per l'aeroporto, chiacchiera col tizio della dogana affascinato dal motivo per cui mi trovo lì ("Nomaffigata - dude - ivideogiochibbella"), ritiro bagagli, beverone da Starbucks, ritiro macchina all'autonoleggio. Di diverso rispetto al solito c'era il fatto che il resto del contingente abruzzese, questa volta, arrivava parecchie ore dopo di me, quindi sono saltato in macchina, ho bestemmiato dietro al GPS e mi sono diretto verso l'appartamento. Dopo qualche smadonnata e dopo aver fatto incazzare un vicino di casa perché sono entrato per sbaglio nel suo appartamento, sono arrivato, mi sono installato, mi sono fatto una bella pasta col sugo (i precedenti ospiti mi avevano lasciato un pacco di De Cecco, pensa te le coincidenze), ho cazzeggiato un po' su Netflix, mi sono reso conto che il mio Galaxy S II stava definitivamente tirando le cuoia (per fortuna mi ero portato dietro un vecchio catorcio di smartphone pezzentissimo che per altro sto usando ancora oggi), ho controllato cosa davano al cinema, sono andato a farmi un giro in zona Moscone (stavamo veramente a due passi) e ho pure fatto la spesa da quei trionfatori del bene di Whole Foods Market. Infine, ho deciso che sarebbe stato carino, una volta arrivati i due sciamannati, andarcene a cena a un pub irlandese sulla quinta strada, tale The Chieftain, così, per brindare. Solo che poi i due sono arrivati tardissimo e stanchi morti, quindi niente. Fra un po' sono dieci anni che ogni volta penso di voler provare quel pub e poi finisco per non andarci. Magari un giorno...

Belle sorprese sanfrancescane.

E insomma, la mattina dopo, eravamo lì in tre, belli jetlaggati, con lo sguardo spento e incapaci d'intendere e di volere. Io avevo in mano un bicchiere di succo d'arancia. Fotone aveva in mano una scodellona con latte e cereali. Paolo Paolo Giacci Composer Paolo Giacci aveva in mano un caffè fatto con la moka che si erano portati da casa. M'è subito parsa una situazione perfetta: ho fatto cozzare i tre contenitori e ho comunicato la lieta novella, parlando di pisciate su stecchini e crocette. È stato quasi un bel momento, via. Poi, vabbé, io le cose le vivo un po' così, alla come capita, con ogni tanto l'attimo di "Uah, un madernino!", certo, ma per il resto il mio classico sguardo che spazia fra il rilassato e l'uomo preda di forti sostanze stupefacenti, quindi si è andati avanti placidi lungo la nostra strada. Visto che per 'sta cosa della scaramanzia bisognava aspettare la fine del primo trimestre prima di comunicare al mondo, abbiamo aspettato. Si fa per dire, intendiamoci. Che fai, vuoi privarti del gusto di estrarre un'ecografia a tradimento davanti alla faccia di due o tre persone che vengono a trovarti a Parigi putacaso proprio durante il primo trimestre? Figurati.

A proposito, l'ecografia. Ammetto che a vedere 'sto coso lungo qualche millimetro che agita gambe e braccia un pochino mi sono emozionato. Non troppo, eh, ma un po' sì. Più che altro, però, il tormentone delle ultime settimane è stato il battito del cuore. Voglio dire, quando fai l'ecografia, c'è questa roba che fa TUNZA TUNZA TUNZA TUNZA TUNZA TUNZA SBRAAAAAAAAM TUNZA TUNZA TUNZA TUNZA TUNZA. Lo sbram è Giovanna che si mette a ridere mentre c'è il microfono acceso e sfonda i timpani all'intero edificio, ma il resto è, appunto, il micro-cuore. Sembra di essere a un rave party. Non che io ci sia mai stato, a un rave party, ma insomma, è il pensiero che conta. E infatti abbiamo iniziato a riferirci all'erede con l'amichevole nome di Skrillex. Non che io conosca Skrillex, ma m'è subito tornata alla memoria quella volta in cui la Terra è stata bombardata con un suo disco e, voglio dire, si sa come funziona questa cosa di dare nomi alle creaturine in casa Maderna. Da lì in poi è stato tutto uno Skrillex di qua e Skrillex di là. Abbiamo pure la cartelletta di cartone che si chiude con l'elastico al cui interno si ripongono tutti i documenti utili e su cui ho scritto SKRILLEX col matitone colorato.

 Pensa se poi mi nasce con 'sta pettinatura e quel naso.

Poi, qualche tempo fa, è stato fissato che il 22 aprile avremmo fatto la giga-visita importante, quella in cui si fanno tutti i controlli, si accerta che Skrillex stia bene e si fa un po' il giro di boa della faccenda. E lì ho deciso che, se fosse stato tutto a posto, sarebbe stato il momento dell'evoluzione. Skrillex sarebbe diventato Ultron. E, vedi un po' le coincidenze, quando ho pensato 'sta cazzata, mica me lo ricordavo che proprio il 22 aprile sarebbe uscito al cinema Avengers: Age of Ultron. Pensa te. Sta di fatto che oggi abbiamo fatto tutto il giro di visite, esami, controlli, ecografie con le luci stroboscopiche, varie ed eventuali, compresa la sessione "Fare qualsiasi domanda cretina che mi passi per la testa perché vai a sapere, magari è importante". E Skrillex stava bene. Ottimo. Una volta tornati a casa, prima di telefonare a mia zia per dare la lieta novella e mettermi quindi a scrivere questo post per liberarmi da quell'attacco d'ansia che mi prende quando all'improvviso mi trovo a sapere una cosa che mi piacerebbe condividere col mondo ma per qualche motivo non posso farlo (pare che porti sfiga), ho preso in mano la cartelletta di cartone con l'elastico in cui teniamo tutti i documenti e ho tirato una riga sopra a SKRILLEX, per scriverci sotto il nuovo nome a caratteri cubitali. E insomma, ecco, è successa questa cosa, sto aspettando un Ultron.

E sabato sono in settima fila all'Imax. Purtroppo in 3D ma, insomma, perlomeno in lingua originale.

3.4.15

Qualche giorno di relax


Mentre questo post esce di sua iniziativa sul blog, io dovrei stare riposandomi all'insegna del cazzeggio da qualche parte su una penisola in Bretagna. O forse è un'isola. O forse è la zona del crepuscolo. Non lo so, non ho organizzato io. Tornerò? Vai a sapere. Il punto, comunque, è che mi assento per qualche giorno, quindi oggi sul blog esce solo questa comunicazione di servizio e nei prossimi giorni, beh, esce roba solo se ho fatto in tempo a prepararne (e ho fatto in tempo... in realtà già quello di ieri è uscito per i fatti suoi). A posto, dai.

L'idea sarebbe di passare quattro giorni totalmente staccato da internet e derivati, sostanzialmente dormendo, leggendo e cazzeggiando in giro. Ce la farò? Vai a sapere.

22.2.15

giopeppredictions 2015


Fra qualche ora, questo tizio simpatico qua sopra presenterà la notte degli Oscar. Che poi noi la chiamiamo la notte degli Oscar perché c'è la differenza di fuso orario e quindi bisogna fare le cinque del mattino per seguirla, però in effetti per gli americani non è che sia proprio proprio una notte. Al massimo è la serata degli Oscar, toh. E anche lì, dipende da dove vivi. Ma insomma. Purtroppo, l'anno scorso ho scoperto che in Francia non vige il trionfo di civiltà attuato in Germania (e, a quanto pare, ormai pure in Italia) della trasmissione in diretta, in chiaro e in lingua originale. Serve essere abbonato a Canal+, cosa che io non sono, e quindi mi sa che anche quest'anno me ne starò bello tranquillo a dormire e mi guarderò poi la differita il giorno dopo. Almeno credo. Vai a sapere.

Ad ogni modo, ecco qua il mio solito post inutile e poco interessante con il copia e incolla invertito da Wikipedia di tutte le nomination, completamente sconclusionato, traducendo cose a caso ma lasciando i titoli dei film in originale perché troppo sbattimento. La roba che premierei io è evidenziata in blu (e scelta fra i film che ho visto, chiaramente) e le scommesse su cosa vincerà sono evidenziate in rosso (e scelte del tutto a caso, chiaramente). E quando coincidono le evidenzio in viola. E magari ci metto anche qualche commento. O magari no. Come viene.

Migliori effetti speciali
Captain America: The Winter Soldier – Dan DeLeeuw, Russell Earl, Bryan Grill and Dan Sudick
Dawn of the Planet of the Apes – Joe Letteri, Dan Lemmon, Daniel Barrett and Erik Winquist
Guardians of the Galaxy – Stephane Ceretti, Nicolas Aithadi, Jonathan Fawkner and Paul Corbould
Interstellar – Paul Franklin, Andrew Lockley, Ian Hunter and Scott Fisher
X-Men: Days of Future Past – Richard Stammers, Lou Pecora, Tim Crosbie and Cameron Waldbauer

Miglior montaggio
American Sniper – Joel Cox and Gary D. Roach
Boyhood – Sandra Adair
The Grand Budapest Hotel – Barney Pilling
The Imitation Game – William Goldenberg
Whiplash – Tom Cross

Migliori costumi
The Grand Budapest Hotel – Milena Canonero
Inherent Vice – Mark Bridges
Into the Woods – Colleen Atwood
Maleficent – Anna B. Sheppard
Mr. Turner – Jacqueline Durran

Miglior trucco e parrucco
Foxcatcher – Bill Corso and Dennis Liddiard
The Grand Budapest Hotel – Frances Hannon and Mark Coulier
Guardians of the Galaxy – Elizabeth Yianni-Georgiou and David White

Miglior fotografia
Birdman or (The Unexpected Virtue of Ignorance) – Emmanuel Lubezki
The Grand Budapest Hotel – Robert Yeoman
Ida – Łukasz Żal and Ryszard Lenczewski
Mr. Turner – Dick Pope
Unbroken – Roger Deakins

Probabilmente, se l'avessi visto, punterei su Birdman, ma qua esce la prossima settimana.

Miglior production design
The Grand Budapest Hotel – Adam Stockhausen (Production Design); Anna Pinnock (Set Decoration)
The Imitation Game – Maria Djurkovic (Production Design); Tatiana Macdonald (Set Decoration)
Interstellar – Nathan Crowley (Production Design); Gary Fettis (Set Decoration)
Into the Woods – Dennis Gassner (Production Design); Anna Pinnock (Set Decoration)
Mr. Turner – Suzie Davies (Production Design); Charlotte Watts (Set Decoration)

Miglior sound mixing
American Sniper – John Reitz, Gregg Rudloff and Walt Martin
Birdman or (The Unexpected Virtue of Ignorance) – Jon Taylor, Frank A. Montaño and Thomas Varga
Interstellar – Gary A. Rizzo, Gregg Landaker and Mark Weingarten
Unbroken – Jon Taylor, Frank A. Montaño and David Lee
Whiplash – Craig Mann, Ben Wilkins and Thomas Curley

Miglior montaggio sonoro
American Sniper – Alan Robert Murray and Bub Asman
Birdman or (The Unexpected Virtue of Ignorance) – Martin Hernández and Aaron Glascock
The Hobbit: The Battle of the Five Armies – Brent Burge and Jason Canovas
Interstellar – Richard King
Unbroken – Becky Sullivan and Andrew DeCristofaro

Miglior canzone
"Everything Is Awesome" from The Lego Movie – Music and Lyric by Shawn Patterson
"Glory" from Selma – Music and Lyric by John Legend and Common
"Grateful" from Beyond the Lights – Music and Lyric by Diane Warren
"I'm Not Gonna Miss You" from Glen Campbell: I'll Be Me – Music and Lyric by Glen Campbell and Julian Raymond
"Lost Stars" from Begin Again – Music and Lyric by Gregg Alexander and Danielle Brisebois

Miglior colonna sonora
The Grand Budapest Hotel – Alexandre Desplat
The Imitation Game – Alexandre Desplat
Interstellar – Hans Zimmer
Mr. Turner – Gary Yershon
The Theory of Everything – Jóhann Jóhannsson

Miglior cortometraggio animato
The Bigger Picture – Daisy Jacobs and Christopher Hees
The Dam Keeper – Robert Kondo and Daisuke Tsutsumi
Feast – Patrick Osborne and Kristina Reed
Me and My Moulton – Torill Kove
A Single Life – Joris Oprins

Più che altro Feast è l'unico che ho visto.

Miglior cortometraggio
Aya – Oded Binnun and Mihal Brezis
Boogaloo and Graham – Michael Lennox and Ronan Blaney
Butter Lamp (La Lampe au beurre de yak) – Hu Wei and Julien Féret
Parvaneh – Talkhon Hamzavi and Stefan Eichenberger
The Phone Call – Mat Kirkby and James Lucas

OK, siamo ufficialmente entrati nella zona delle cose messe completamente a caso.

Miglior documentario (cortometraggio)
Crisis Hotline: Veterans Press 1 – Ellen Goosenberg Kent and Dana Perry
Joanna – Aneta Kopacz
Our Curse – Tomasz Śliwiński and Maciej Ślesicki
The Reaper (La Parka) – Gabriel Serra Arguello
White Earth – J. Christian Jensen

Miglior documentario
Citizenfour – Laura Poitras, Mathilde Bonnefoy and Dirk Wilutsky
Finding Vivian Maier – John Maloof and Charlie Siskel
Last Days in Vietnam – Rory Kennedy and Keven McAlester
The Salt of the Earth – Wim Wenders, Lélia Wanick Salgado and David Rosier
Virunga – Orlando von Einsiedel and Joanna Natasegara

Miglior film straniero
Ida (Poland) in Polish  – Paweł Pawlikowski
Leviathan (Russia) in Russian – Andrey Zvyagintsev
Tangerines (Estonia) in Estonian and Russian – Zaza Urushadze
Timbuktu (Mauritania) in French  – Abderrahmane Sissako
Wild Tales (Argentina) in Spanish  – Damián Szifrón

Miglior film d'animazione
Big Hero 6 – Don Hall, Chris Williams and Roy Conli
The Boxtrolls – Anthony Stacchi, Graham Annable and Travis Knight
How to Train Your Dragon 2 – Dean DeBlois and Bonnie Arnold
Song of the Sea – Tomm Moore and Paul Young
The Tale of the Princess Kaguya – Isao Takahata and Yoshiaki Nishimura

Se pensassi che Kaguya avesse qualche chance di vittoria, me ne fregherebbe poco dell'esclusione dei mattoncini Lego. Siccome però non ci credo, l'esclusione mi mette addosso una certa tristezza. Boh, l'unico altro che ho visto dei cinque è Big Hero 6 e anche no, grazie. Riciclo i Golden Globe.

Miglior sceneggiatura non originale
American Sniper – Jason Hall from American Sniper by Chris Kyle, Scott McEwen and Jim DeFelice
The Imitation Game – Graham Moore from Alan Turing: The Enigma by Andrew Hodges
Inherent Vice – Paul Thomas Anderson from Inherent Vice by Thomas Pynchon
The Theory of Everything – Anthony McCarten from Travelling to Infinity: My Life with Stephen by Jane Wilde Hawking
Whiplash – Damien Chazelle from his short film of the same name

Miglior sceneggiatura originale
Birdman or (The Unexpected Virtue of Ignorance) – Alejandro González Iñárritu, Nicolás Giacobone, Alexander Dinelaris, Jr. and Armando Bo
Boyhood – Richard Linklater
Foxcatcher – E. Max Frye and Dan Futterman
The Grand Budapest Hotel – Wes Anderson and Hugo Guinness
Nightcrawler – Dan Gilroy

Miglior attrice non protagonista
Patricia Arquette – Boyhood as Olivia Evans
Laura Dern – Wild as Barbara "Bobbi" Grey
Keira Knightley – The Imitation Game as Joan Clarke
Emma Stone – Birdman or (The Unexpected Virtue of Ignorance) as Sam Thomson
Meryl Streep – Into the Woods as The Witch

Anche se non ho ancora visto Birdman, non importa.

Miglior attore non protagonista
Robert Duvall – The Judge as Judge Joseph Palmer
Ethan Hawke – Boyhood as Mason Evans, Sr.
Edward Norton – Birdman or (The Unexpected Virtue of Ignorance) as Mike Shiner
Mark Ruffalo – Foxcatcher as Dave Schultz
J. K. Simmons – Whiplash as Terence Fletcher

Miglior attrice protagonista
Marion Cotillard – Two Days, One Night as Sandra Bya
Felicity Jones – The Theory of Everything as Jane Wilde Hawking
Julianne Moore – Still Alice as Dr. Alice Howland
Rosamund Pike – Gone Girl as Amy Elliott-Dunne
Reese Witherspoon – Wild as Cheryl Strayed

Metto il blu sull'unica che ho visto, ma insomma, sembra tutto abbastanza scritto.

Miglior attore protagonista
Steve Carell – Foxcatcher as John Eleuthère du Pont
Bradley Cooper – American Sniper as Chris Kyle
Benedict Cumberbatch – The Imitation Game as Alan Turing
Michael Keaton – Birdman or (The Unexpected Virtue of Ignorance) as Riggan Thomson / Birdman
Eddie Redmayne – The Theory of Everything as Stephen Hawking

Anche se non ho ancora visto Birdman, non importa. Dopo aver preparato questo post ho visto American Sniper e il blu lo metto su Bradley Cooper.

Miglior regista
Wes Anderson – The Grand Budapest Hotel
Alejandro González Iñárritu – Birdman or (The Unexpected Virtue of Ignorance)
Richard Linklater – Boyhood
Bennett Miller – Foxcatcher
Morten Tyldum – The Imitation Game

Miglior film
American Sniper – Clint Eastwood, Robert Lorenz, Andrew Lazar, Bradley Cooper and Peter Morgan
Birdman or (The Unexpected Virtue of Ignorance) – Alejandro González Iñárritu, John Lesher and James W. Skotchdopole
Boyhood – Richard Linklater and Cathleen Sutherland
The Grand Budapest Hotel – Wes Anderson, Scott Rudin, Steven Rales and Jeremy Dawson
The Imitation Game – Nora Grossman, Ido Ostrowsky and Teddy Schwarzman
Selma – Christian Colson, Oprah Winfrey, Dede Gardner and Jeremy Kleiner
The Theory of Everything – Tim Bevan, Eric Fellner, Lisa Bruce and Anthony McCarten
Whiplash – Jason Blum, Helen Estabrook and David Lancaster

Ultimamente sono sempre più convinto che non abbia senso premiare due film diversi nelle ultime due categorie, perché la verità è che senza essere stato sul set non puoi davvero capire come abbia lavorato il regista. E quindi, di fondo, se premi il miglior regista giudicando il risultato finale, che è il film, stai premiando il miglior film. Il problema è che il mio film preferito, qua, è Whiplash, ma Damien Chazelle non c'è fra i registi, e quindi mi tocca puntare su due film diversi. Ah, le ingiustizie!

Quest'anno sono riuscito a vedere meno film del solito fra quelli papabili, in larga misura perché molti non sono ancora usciti in Francia, in parte anche per pigrizia, via. Capita.

22.12.14

Disengage!


Ieri sono partito per l'Italia, pronto a farmi il Natale a base di meeting coi parenti, amici, tanti guai e indigestioni assortite. A meno di ripensamenti dell'ultimo secondo, ho staccato tutto. Ho lasciato il laptop a casa, ho disattivato la sincronizzazione della mail sul telefono e se qualcuno mi dovesse rivolgere la parola, mi metterò le mani sulle orecchie e scapperò urlando. Appariranno comunque qua sul blog un paio di post che ho scritto in anticipo e programmato, perché venerdì pomeriggio m'avevano già tolto dal cinema White God e quindi non c'avevo niente di meglio da fare. Fate i bravi.

Rientro la prossima settimana, comunque. Niente di che.

6.10.14

Quel posto buffo della Shakespeare and Company


Nel weekend, c'erano ospiti italici in casa San Maderna e, ovviamente, abbiamo fatto un po' di giri per la città, toccando alcuni dei punti che finisci sempre per toccare quando ti vengono a trovare amici e/o parenti. Tipo, per dire, sono andato per l'ennesima volta a visitare la Torre Eiffel, che vabbé, è comunque sempre piacevole, ma sono per la prima volta salito fino in cima, esperienza nuova e sfiziosa. Da ancora più in alto, Parigi è proprio un bel vedere, ma soprattutto la cosa affascinante è il modo in cui cambia la visione fra in cima e a metà, chiaramente soprattutto dal punto di vista dei dettagli, tipo le formichine là in basso o le decorazioni degli edifici. Inoltre, bonus, mentre eravamo in cima, abbiamo assistito a una proposta di matrimonio da film, con tanto di applauso spontaneo della folla sull'anello accettato. E son cose belle. Agevolo foto del parafulmine della Torre Eiffel.


Gira di qua, gira di là, vai all'Arco di trionfo, a mangiare le crepes da Josselin, nel quartiere ebraico a scofanarti le pallotte di ceci più buone dell'universo da L'As du Fallafel, finisci inevitabilmente anche dalle parti di Notre-Dame, dove putacaso c'è lì vicino la via delle fumetterie (e ci lasci i soldi) e dove c'è a due passi la libreria Shakespeare and Company. Ci eravamo già capitati davanti una volta senza saperne nulla e ci aveva incuriositi, ma era chiusa. Questa volta ci siamo passati intenzionalmente perché qualcuno me l'aveva segnalata nei commenti del blog. Ciao qualcuno, non mi ricordo chi sei, abbi pazienza. E che cos'è? È una libreria storica aperta da un'immigrata statunitense un centinaio di anni fa e diventata famosa in quanto punto d'incontro per svariati autori che non avevano niente di meglio da fare che andare a cazzeggiare lì. In realtà la storia della libreria è un po' più articolata, ma non ha veramente senso che mi metta qui a ricopiare quel che si può andare tranquillamente a leggere su Wikipedia. Al massimo posso chiacchierare di cosa ci ho trovato io, da cliente a caso entrato per dare un'occhiata.


Al piano terra c'è il negozio, pieno di libri d'ogni categoria in lingua inglese. Non è assolutamente enorme, ma si trovano parecchie cose particolari, edizioni interessanti, oltre ovviamente a un certo carico di roba "famosa", ché bisogna pur vendere. L'ambiente è amichevole, alla cassa attaccano subito bottone (in inglese) e chiacchierano di quel che stai comprando, di sicuro ci si trova bene e fare acquisti è un piacere. Fra l'altro, sempre alla cassa, ti chiedono se vuoi il timbro della libreria in prima pagina, cosa che immagino sia usanza figlia del fatto che il luogo è ormai meta turistica. Mi hanno pure regalato il sacchetto di tela, immagino perché, ehm, ho speso oltre una certa cifra, quindi ne ho uno nuovo per la collezione infinita di sacchetti di tela da usare per fare la spesa.

L'aspetto "turistico" del luogo è un po' un suo lato negativo, più che altro perché la libreria non è esattamente enorme e tende a riempirsi di gente che vuole curiosare. Non che ci sia qualcosa di male, fondamentalmente pure io sono finito lì per quel motivo, ma a tratti diventa un po' difficile muoversi liberamente. D'altra parte la cosa limita la comodità di fare shopping, quindi tutto sommato è se vogliamo anche positiva, visto quanto c'ho le mani bucate.

Comunque, c'è anche un secondo piano, che si raggiunge salendo una piccola scalinata, dove si trova a una valanga di volumi d'epoca, vecchie edizioni, perfino copie di quotidiani risalenti a chissàqquando. Non si tratta di materiale in vendita, è lì per consultazione, per gironzolare nel passato della letteratura e per starsene un po' stravaccati fra divani e letti a sfogliare e leggere questi volumi a volte talmente vecchi che hai un po' paura a metterci le mani sopra. Chiaramente questa è la parte più affascinante della libreria e, anche se non si ha la minima intenzione di starsene seduti a leggere una copia d'epoca di questo o quel romanzo, un passaggio per dare un'occhiata se lo merita di sicuro. E... e basta, direi. L'incasinatissimo sito ufficiale della libreria l'ho linkato là sopra, qua mi limito ad aggiungere che si trova al numero 37 di rue de la Bûcherie, a uno sputo da Notre-Dame e a due sputi dalle fumetterie. Se capitate da queste parti e vi interessa come tipo di cosa, fateci un salto.

C'ho veramente troppo le mani bucate. Devo fare qualcosa. Tipo spezzare la carta di credito, boh.

8.8.14

Di nuovo verso la birra


Dunque. Oggi avrei voluto scrivere qualcosa sull'ottava stagione di 24, che abbiamo finito di guardarci l'altro ieri, o magari su The Raid 2, che ho visto ormai quasi due settimane fa, oppure, certo, su quel paio di libri e quella valanga di fumetti che ho letto in vacanza e di cui non ho ancora chiacchierato da nessuna parte. Ma, come al solito, è il giorno prima di partire, ho troppe cose da fare, troppe altre cose per la testa, non ce la posso proprio fare, facciamocene una ragione. Fra l'altro, dopo il piacevole diversivo dell'anno scorso, come segnalavo in quel post lì che ho appena linkato, torna giustamente in voga la tradizione del lavorare a Ferragosto. Giusto così. Domattina prestissimo parto per Colonia assieme al Nabacchiodorozor e ce ne stiamo lì per una settimana, con il contingente abruzzese e un'altra manciata di brutte persone. Il che, per altro, significa che molto probabilmente il blog si fermerà per una settimana, al di là delle solite robette da weekend e, magari, vai a sapere, di qualche post che scrivo in anticipo e programmo se mi coglie il sacro fuoco del #credici. La copertura su GDC Europe e Gamescom per IGN finirà tutta qua dentro, ma se vi interessa solo la GDC Europe potete dirigervi direttamente qua. Su Outcast, al di là di eventuali notizie sarcastiche del Martini, non ci sarà copertura "in diretta", però usciranno altri articoli (credo) sfiziosi, fra cui tra l'altro un paio di mie recensioni che se la sono presa comoda. Se vi manco, leggetevi quelle. Per il resto, fate i bravi, divertitevi, rilassatevi, andate in vacanza, mangiate, fate quel che vi pare, ma non pensate ai videogiochi a Ferragosto. Non ne vale la pena. E poi tanto arriva l'Outcast Reportage.

Comunque ci provo a scrivere roba in anticipo per la prossima settimana. Davvero!

31.7.14

Venezia a Milano è go!


A quanto pare non si ripeteranno i drammi esistenziali della rassegna dedicata a Cannes e i milanesi potranno godersi anche quest'anno una selezione dei film dei festival di (Locarno e) Venezia. Lo deduco da un comunicato stampa arrivatomi nella casella di posta e che rimbalzo qua di seguito perché mi fa sempre piacere. Sarà che sono nostalgico.

Dopo il successo di Cannes e dintorni, a settembre sarà il momento dell’attesissimo appuntamento con i film di Venezia e di Locarno.

Da lunedì 15 a mercoledì 24 settembre, Milano presenterà infatti una ricca selezione dei film della 71. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e i Pardi del 67° Festival del film Locarno, proponendo a tutti gli appassionati opere che si saranno distinte e che saranno presentate sempre in lingua originale con sottotitoli in italiano.

Il programma completo di le vie del cinema sarà online su www.lombardiaspettacolo.com e su www.facebook.com/agis.lombarda da martedì 9 settembre.


La prevendita online delle Cinecard inizierà venerdì 5 settembre e a partire da venerdì 12 saranno in vendita i biglietti, sul sito www.lombardiaspettacolo.com e all’Infopoint Apollo spazioCinema.

Biglietto intero €7,50
Cinecard (max due ingressi a film) 6 ingressi €27 |10 ingressi €40 |16 ingressi €56

Io, qua, mi accontento del Paris International Fantastic Filmfest.

7.7.14

Ferie


No, niente. Mentre viene pubblicato questo post, io sono in macchina, direzione arrosticini. Per dieci giorni almeno, niente posta, niente lavoro, niente niente. Toh, magari un po' su Facebook ci vado, ma la posta non la apro neanche per sbaglio. Ho disattivato le notifiche sul telefono, per sicurezza. Maledetta posta! [inserire immagine di pugno stretto e agitato verso il cielo beffardo] Relax. Immagino questo voglia dire che per almeno dieci giorni il blog si fermerà. Oh, poi, vai a sapere, questo post l'ho scritto e programmato venerdì, magari nel fine settimana m'ha preso il fuoco sacro e ho scritto e programmato dodici post. Credici.

Vediamo se riesco ad ingrassare di dieci chili in dieci giorni.

4.7.14

Andiamo tutti al Japan Expo


Allora, mi piacerebbe essere in grado di scrivere un racconto dei miei, di quelli che vado avanti a scrivere per un'ora, vengono fuori quarantamila caratteri e poi chi lo legge mi dice: "Uau, che bello, a leggerti sembra di essere stati lì." Il problema è che sono stanco morto, ho poco tempo, centomila cose da fare, domani parto per l'Italia e sto scrivendo questo post ieri sera, mentre faccio altre centomila (appunto) cose e boccheggio e non so se ce la faccio e cominciamo subito a fermarci altrimenti scrivo quarantamila caratteri solo di divagazioni accazzodecane. Dunque. Il Japan Expo.

Per chi non sapesse di che parlo, suggerisco di cliccare lì sopra, ma spiego anche brevemente: è una fiera, giunta alla sua quindicesima edizione, che si svolge qua a Parigi, nel complesso fieristico di Parc des Expositions de Paris-Nord Villepinte, che si trova a due fermate di trenino dall'aeroporto (per la cronaca, il biglietto per l'aeroporto costa dieci euro e qualcosa, quello per la fiera costa quattro euro e qualcosa). La manifestazione, come si può facilmente intuire dal nome, è dedicata al Giappone tutto. Ed è una roba di una bellezza commovente. Ma letteralmente, eh. Intendo proprio dire che al primo impatto, mentre iniziavo a girare lì dentro, ero commosso. Ma sul serio, eh: c'avevo gli occhi gonfi. Che esista una roba del genere è una cosa bella punto e basta. Francesi brava gente, altro che.

Lucciconi.

Ma in che senso "al Giappone tutto"? Nel senso che c'è tutto. Ora, intendiamoci, ovviamente c'è tanto marketing, c'è tanta gente che è lì solo per vendere e ci sono anche un po' di stand in mano a commercianti che ti chiedi onestamente cosa c'entrino, ma poco importa: sono due hall immense (e spiccioli) in cui trovi di tutto. C'è tanto videogioco, ovviamente, così come c'è tanto anche sul fronte di manga e anime. E in realtà già solo per il modo in cui questi tre "argomenti" sono coperti verrebbe da abbracciare forte chi organizza, e sottolineo che lo dico da persona che non sta più dietro da tempo agli anime, legge ormai pochi manga e tutto sommato anche sul fronte dei videogiochi non è che sia proprio il più grande appassionato della produzione Namco Bandai. È che proprio ti viene lo stesso da irradiare amore, di fronte a un tale dispiegamento di forze.

Ma non è solo quello, perché c'è anche il resto, c'è tutta la parte dedicata al Giappone in senso più ampio, c'è il cibo, c'è l'aspetto culturale, ci sono le mostre, c'è la musica, l'arte, l'antichità, c'è perfino lo sport, con le dimostrazioni e gli stand in cui ti fanno provare a tirare con l'arco, ad agitare bastoni e a fare altre cose strane. E poi ogni "argomento" viene trattato in maniera spaventosamente ampia. C'è tutta un'area con un palco enorme per conferenze e concerti, c'è ovviamente il cosplay, ci sono non so quanti palchi dove assistere a presentazioni, conferenze, interventi, ci sono le sessioni di autografi e c'è qualsiasi cosa possa venire in mente di sperare di trovare. Le stesse conferenze spaziano in tutte le direzioni e su tutti gli argomenti e, per dire, lato videogiochi, si va dalla "banale" presentazione alla sessione di domande e risposte di Hironobu Sakaguchi con il pubblico ad addirittura interventi in stile GDC, con Kenji Kanno che ha fatto un post mortem su Crazy Taxi.

 Mh, OK.

Potrei andare avanti per quarantamila caratteri, sto rischiando di farlo, non posso permettermi di farlo. Tra l'altro, così, lo segnalo, l'area Business/Stampa/Professionisti è forse la più organizzata e intelligente che abbia mai visto. Non che ci voglia molto, a vincere in quel campionato, but still. Poi posso aggiungere che andare alla fiera il primo giorno, di mercoledì, è stato bello perché non c'era troppa gente. Ce n'era, eh, non è che non ce ne fosse, ma si respirava. Andarci il secondo giorno, di giovedì, è stato comunque bello, ma cacchio la gente. Andarci il terzo giorno, oggi, non so come sarà, ma un po' mi mette paura. Per fortuna sabato e domenica, anche volessi (not), non ho modo di andarci, così magari non rischio di essere calpestato. Ma basta, basta, avrei ancora tanto da dire, potrei, ma alla fine a che serve? E comunque non posso, devo fermarmi. Il punto, alla fin fine, è molto semplice: se è una roba che vi attira, se magari stavate pensando prima o poi di andarci, se eravate indecisi e se, per qualche bizzarro motivo, vi lasciate talvolta influenzare dalla mia opinione, beh, date retta a me: l'anno prossimo, l'anno dopo, quando riuscite, quando vi pare, fatevi un giro al Japan Expo di Parigi. Perché merita. Porca miseria, se merita.

(Seguono foto a caso messe in fila a caso tanto per far numero. A caso.)
























































Le foto vengono quasi tutte dal primo giorno, qualcuna dal secondo. Se mi capita di immortalare qualcosa di simpatico nella terza giornata, magari, aggiungo.

 
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