Spy

Scemenze action

Babadook

Incubi e allegorie

Terminator Genisys

È tornato (purtroppo)

'71

Quando a Belfast si viveva tranquilli

Poltergeist

Potevamo tranquillamente farne a meno

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

23.12.10

Christmascast


Chiudiamo il 2010 podcastaro con l'episodio natalizio di Outcast: Chiacchiere Borderline. In cui si parla di sondaggi, bestemmie, multiplayer, regali di Natale e buoni propositi per l'anno nuovo. E in cui dico che i due Kane & Lynch, a meno di dieci euro l'uno, ne valgono troppo la pena. Trovate il tutto cliccando su questo link qua.

Spero che abbiate tutti di meglio da fare, durante le feste natalizie, che ascoltare quattro scemi. O che leggere questo blog, già che ci siamo. Buona pasqua.

20.12.10

Tentacolo Greco


E chi l'avrebbe mai detto, il Podcast del Tentacolo Viola sembra aver definitivamente ripreso una certa regolarità nelle pubblicazioni. Venerdì scorso è infatti stato pubblicato l'undecimo episodio, che trovate a questo link qua. Ospite Pierpaolo Greco, si parla delle solite cose di cui si parla a fine anno.

Poi magari un giorno riprendo a scrivere qua dentro cose che non siano pubblicità di cose che faccio altrove.

17.12.10

Pessinocast


Ieri ho pubblicato il nuovo episodio di Outcast, un reportage dedicato alla Italian Videogame Developers Conference 2010. Lo trovate a questo indirizzo qui. Nella prima metà, il sottoscritto, Fotone e Braudkinsella si dedicano a chiacchierare dell'evento. La seconda parte è invece costituita dalla lunga intervista che abbiamo realizzato con Andrea Pessino e da cinque domande che io e DeSangre abbiamo fatto a Peter Molyneux. Purtroppo l'audio dell'intervista a Molyneux fa vomitare e, considerando anche il fatto che ovviamente l'intervista è in inglese, ho pensato di trascriverla e tradurla in un post che trovate a questo indirizzo qua. Un sacco di gente mi sta dicendo che l'episodio è davvero molto bello, che l'intervista a Pessino è davvero molto bella, che l'intervista a Molyneux è davvero molto bella. Quindi, insomma, a un certo punto uno comincia anche a crederci.

Più o meno all'inizio dell'intervista con Pessino dico una cosa che ancora in pochi sapevano. Penso che ne parlerò in abbondanza, quando sarà ora.

SPOILER SPACE

SPOILER SPACE

SPOILER SPACE

SPOILER SPACE

SPOILER SPACE

SPOILER SPACE

SPOILER SPACE

SPOILER SPACE

SPOILER SPACE

SPOILER SPACE

SPOILER SPACE

SPOILER SPACE

SPOILER SPACE

SPOILER SPACE

SPOILER SPACE

SPOILER SPACE

   SPOILER SPACE   

7.12.10

The Walking Dead 01X06: "TS-19"


The Walking Dead 01X06: "TS-19" (USA, 2010)
creato da Frank Darabont
episodio diretto da Guy Ferland
con Andrew Lincoln, Jon Bernthal, Sarah Wayne Callies, Laurie Holden,


E siamo alla fine, con tanta insoddisfazione e una certa qual voglia di ottobre. Episodio che prosegue sui binari ormai soliti, dedicando una prima parte all'approfondimento e una seconda parte al casotto, con alti, bassi e momenti un po' di mezzo. Tutta la faccenda CDC produce cose interessanti, dalla scena del cervello, di bell'impatto anche pensando a cosa era successo una puntata fa, ai soliti momenti tranquilli di relax e calma, alla rassegnazione di certi personaggi nel finale. Allo stesso tempo, però, puzza un po' di pesce e oscilla vagamente sull'orlo del ridicolo. Ma insomma, ci si accontenta.

Piace, comunque, il fatto che si cerchi di continuare a sviluppare piano piano certi discorsi, anche se Shane sotto la doccia con la bottiglia è forse un po' didascalica, come cosa. E piace, tutto sommato, che "quella cosa lì" con cui si conclude il primo paperback ancora non avvenga. Ce l'hanno fatta annusare, ma la si sta preparando piano piano. E in questo senso è fra l'altro molto bello il prologo di questo sesto episodio. Una cosa semplice, buttata lì, ma che dice molto di un personaggio tutto sommato abbastanza sfaccettato e mostra anche con gusto qualche lampo del disastro in avvenire, con quei militari che sparacchiano a caso e quel fazzoletto appoggiato sulla faccia.

Come finale di stagione, uhm, boh. Le cose lasciate in sospeso, senza dubbio, stuzzicano. Già mi immagino un Merle che salta fuori nelle fila del governatore, anche se mi sembra improbabile non vederlo riapparire fino alla terza stagione. Già mi chiedo se e come saranno riportati in scena l'elicottero del primo episodio e il discorso sui francesi. Non mi faccio, invece, molte domande su quel bisbiglio in fuga, perché è facile immaginarselo come una mezza rielaborazione di un'altra cosa suggerita nel fumetto in un altro contesto che... vabbé, ok, lasciamo perdere. Il problema, però, è che manca una vera sassata emotiva del livello di quelle scagliate nei due precedenti episodi.

Qui ci lasciano le penne un personaggio inutile e uno che utile non ha fatto in tempo a diventarlo. Non che debba essere necessariamente un problema, del resto è comunque già morta più gente di quanto mi aspettassi, però mi è mancato un vero momento "porca troia" nei minuti finali. Molto belli, comunque, il tentato suicidio e il modo in cui viene gestito. Perché son bei personaggi, perché mi ci sono affezionato e perché sono ormai entrato nella mentalità del "questi fanno apposta a minare le certezze di chi ha letto il fumetto" e stavo davvero cominciando a crederci. In ogni caso è finita. Posso tornare a non guardare mai telefilm in TV.

Che poi l'attesa dell'episodio successivo non la patisco per nulla, è proprio il fatto di dover essere soggetto al giorno deciso dal network, a spaccarmi i maroni.

6.12.10

Kinocast


Giovedì, subito prima di partire per Roma, ho pubblicato il sesto episodio di Outcast Magazine. Oggi, mentre sto per tornare da Roma, segnalo la cosa ai frequentatori del mio blog. È il fantastico mondo della pubblicazione in automatico, baby! Trovate tutto a questo indirizzo qui.

E che ci faccio, a Roma? Un po' IVDC, un po' cazzeggio turistico.

3.12.10

Players!


Allora, sono scemo, perché sapevo che avrebbe esordito ieri e allo stesso tempo me ne sono dimenticato. E pazienza. Dunque, trattasi di Players (ma va?), rivista su videogiochi, cinema, musica, fumetti, libri, sarcazzo, qualsiasi cosa, realizzata in pdf e pensata con in mente il meraviglioso mondo dei tablet. Io vi partecipo, scrivendo qualche articolo, dando una mano in correzione bozze (molto poco, in realtà) e spaccando le palle sul forum privato della redazione. Al momento è roba tutta fatta per amore e per voglia e perché sarcazzo quali altri motivi ci possano essere. Io di sicuro mi sono fatto tirare dentro perché ci ho visto tanto ammore. Poi, per carità, c'è sicuramente dietro tutta un'idea di donazioni, di "vediamo se la gente è disposta a pagare per una roba che magari ritiene di qualità" e di chissà quante altre belle idee che magari potrebbero portare non dico a un guadagno ma perlomeno a un rientro di costi che comunque ci sono. E se salta fuori qualche furbetto a ricordarmi questo post, la risposta è che non avete capito. O quel che sta scritto in quel post, o lo spirito con cui faccio robe per Players, o entrambe le cose, ma comunque non avete capito.

Di certo, la roba, delle qualità mi sembra averle. Tipo che per essere una cosa fatta da un manipolo di stronzi e nel tempo libero, direi che anche solo come quantità di contenuti e qualità grafica siamo su livelli che buttali, no? Sulla qualità dei contenuti, poi, non mi esprimo. Oddio, a fiducia penso siano buoni, vista la gente che ci scrive, però sono riuscito a leggere pochissimo, quindi non voglio rischiare di scrivere cose delle quali potrei pentirmi. Comunque, il sito ufficiale sta a questo link qua. Nel numero zero ci trovate un paio di articoli miei, che immagino possano interessarvi se siete soliti seguire questo blog. Uno è su The Walking Dead (e ok, quello magari non vi interessa perché ne avete le palle piene) e uno è su Dead Rising 2 (e, hahahha, contiene un errore che sta pure nella frase che hanno usato per la citazione grossa). Ma, insomma, un po' tutta la rivista penso sia interessante. Quindi datele un'occhiata. E se vi piace, sappiate che mi ricordo chi di voi ha sempre sostenuto di essere disposto a pagare per contenuti che ritiene interessanti. Mi ricordo proprio le singole facce, non mi fregate.

Abbiate pazienza se da questo post non si capisce una fava: sto scrivendo seduto per terra in una casa non mia in una città molto ma molto lontana dall'essere mia. Sta comunque sicuramente tutto spiegato per bene sul sito.

2.12.10

Heroes - Stagione 2


Heroes - Season 2 (USA, 2007)
creato da Tim Kring
con Jack Coleman, Hayden Panettiere, Masi Oka, David Anders, Dania Ramirez, Sendhil Ramamurthy, James Kyson Lee, Greg Grunberg, Milo Ventimiglia, Kristen Bell, Adrian Pasdar, Ali Larter, Noah Gray-Cabey, Zachary Quinto, Cristine Rose, Stephen Tobolowsky


È da un po' che mi sono reso conto di fare una gran fatica ad apprezzare i ritmi di praticamente tutte le serie che durano sulla ventina di puntate. Mi sembra sempre che ci sia solo un gran perdere tempo e girare attorno alle cose, in attesa di montare il crescendo da metà annata in poi. Heroes, almeno nelle prime due stagioni, ha sofferto di questa cosa in maniera devastante e in questo secondo anno la cosa pesa il doppio proprio perché, arrivati al momento di ingranare davvero, finisce tutto. E, insomma, dopo che hai trascorso una dozzina di episodi perdendo tempo con personaggi chiaramente insignificanti in Irlanda, tirando per le lunghe il ritorno del cattivone e costruendo male un personaggio tutto sommato intrigante come Takezo Kensei, mollare tutto lì fa un po' girare le palle.

Anche perché, davvero, la parte più interessante di questa seconda stagione sembra essere quella che non vedremo mai. O, perlomeno, quella manciata di scene già girate e buttate lì a raffica nei contenuti aggiuntivi del cofanetto danno l'idea di spunti interessanti, con quella città in preda al contagio e quella caccia all'uomo fra Sylar e la biondina psicolabile, mentre sullo sfondo si mettono assieme i Sinistri Sei. Senza contare che l'insostenibile personaggio di Maya esisteva praticamente solo in funzione di questa parte mai realizzata. Quasi tutta roba svanita nel nulla a causa dello sciopero degli sceneggiatori, e tocca farsene una ragione. Cosa rimane? Rimane la prima metà della stagione, con un finale appiccicato sopra.

Al di là di questo, però, fatico un po' a capire cosa abbia di tanto sbagliato rispetto al primo anno questo secondo. Il ritmo lento, ripeto, non mi sembra una novità. E anche tutti gli altri problemi, evidenti, non è che mancassero nella prima ventina di episodi. Personaggi ridicoli che si prendono insopportabilmente sul serio? Check. Protagonisti del tutto cretini che possono passare attraverso i muri ma preferiscono buttare via mezz'ora per aprire una porta perché è più drammatico e fico? Check. Gente che muore ma poi non è morta e resuscita ma aspetta forse è morta no non è morta ma ho visto il cadavere fa niente non è morta lo stesso? Check. Amici che invece di spiegarsi si menano perché il galateo del supereroe lo richiede? Check. Adolescenti con dialoghi che ti fanno rimpiangere i film di Muccino? Check.

Insomma, la solita sbobba, anche se con lo svantaggio aggiunto di uno sviluppo dalle gambe mozzate e di non avere più il fascino della prima volta. E di introdurre una manciata di nuovi personaggi fra i quali salvi solo, e solo in parte, il nuovo cattivissimo. No, ok, è vero, è peggiore della prima stagione. Ma, insomma, non così tremendamente peggiore da giustificare l'odio che ho letto e sentito in giro. Fosse anche solo perché non è che la prima fosse 'sta roba fuori dal mondo, essù.

La stagione l'ho guardata in lingua originale, of course, grazie al bel cofanetto Blu-Ray che ho comprato usato un anno e mezzo fa al negozio uber nerd di Los Angeles in cui ci aveva trascinati Apreda. Tutti a rovistare fra i videogiochi, e io compro Heroes. E poi lo guardo un anno e mezzo dopo. Vedi un po' te.

30.11.10

The Walking Dead 01X05: "Esperimenti"


The Walking Dead 01X05: "Wildfire" (USA, 2010)
creato da Frank Darabont
episodio diretto da Ernest R. Dickerson
con Andrew Lincoln, Jon Bernthal, Sarah Wayne Callies, Laurie Holden


Il bello di questo quinto episodio, e in generale del modo in cui si sta sviluppando la serie, è che adesso non so davvero più cosa aspettarmi. Sono cinque puntate che si sono messi palesemente d'impegno nel mescolare e scombinare le carte il più possibile, seguendo e non seguendo la traccia del fumetto, spostando avvenimenti e personaggi avanti e indietro, aggiungendo e togliendo cose, facendo credere che, e poi invece no. La scena della caccia nel bosco, qui, è abbastanza esemplare, perché sembra davvero dover essere quel momento chiave lì, anche se non ti aspetti che possa avvenire adesso, e invece poi è un nulla di fatto.

Bene così, anche perché è evidente che si sono aperti un po' troppi discorsi per poterli chiudere tutti nel sesto episodio. Molte cose ce le porteremo dietro nella seconda stagione, si tratta solo di capire quali, quante e come. Ma di sicuro - mi sbilancio - fra una settimana non vedremo accadere quel che conclude il primo paperback del fumetto. Almeno credo. Non ne ho idea. Non è bellissimo? Sì che lo è, tanto quanto lo è il fatto che gli episodi mi sembrano sempre durare pochissimo. Di solito, quando guardo un telefilm, a un certo punto arriva il momento in cui mi chiedo se siamo ancora alla mezz'ora o già ai quaranta minuti. Mentre guardo The Walking Dead, finisce la puntata e io "ma come, pensavo non fossimo neanche a metà!"

Comunque, episodio in qualche modo "di transito" e allo stesso tempo fondamentale, in cui viene introdotta una nuova situazione tutta da esplorare e in cui si fanno i dolorosi conti con quanto avvenuto nel precedente. In qualche modo mi ha ricordato la prima puntata, con una prima parte piena di belle emozioni, che esplora il dolore delle perdite in maniere diverse e sviluppa il sempre più conflittuale rapporto fra i personaggi, e poi un crescendo finale lontano da quello degli ultimi due/tre episodi, mirato non a un'esplosione di violenza, panico e dolore, ma a un cliffhanger che ti molla lì.

Certo che mettere nel "prossimamente" alla fine del quarto episodio l'ultima inquadratura del quinto episodio non è che sia proprio una gran mossa. Ok, era un avvenimento abbastanza prevedibile, però, eh, mi ha abbastanza tolto qualsiasi parvenza di gusto dal finale.

23.11.10

The Walking Dead 01X04: "Vatos"

The Walking Dead 01X04: "Vatos" (USA, 2010)
creato da Frank Darabont
episodio diretto da Johan Renck
con Andrew Lincoln, Jon Bernthal, Sarah Wayne Callies, Laurie Holden, Norman Reedus

Il quarto episodio di The Walking Dead riprende da dove si era interrotto il terzo. Che, insomma, è pure abbastanza ovvio, no? E riprende da lì non solo nel portare avanti il tentativo di soccorso, ma anche nel proseguire sul discorso che piano piano si sta avviando. Quello che "gli zombie non sono il punto, qui si parla d'altro, lo si fa in maniera intensa e lo si fa in modo che quando poi, ecco, guarda, ci sono anche gli zombie, quasi quasi finisce che prendono di sorpresa anche te, oltre che quei poveracci". Quasi, eh, perché uno poi se lo aspetta anche, di vederli arrivare ogni tanto. Però, se passi il tempo ad affezionarti ai personaggi, a rilassarti con loro, a pensare che in fondo la situazione non è tanto male, eh, poi arriva la tranvata.

L'avvio d'episodio, con quel bel dialogo placido in barca, quel tizio che sclera scavando fosse e la musica che s'avvia verso i titoli di testa, sembra fare sul serio, e poi, dopo la sigla, ti ritrovi scritto davanti Robert Kirkman e dici "ah". A seguire, una puntata che butta lì un altro stereotipo a caso, la banda di ispanici, infilandoci però un twist da sorriso accennato, ma soprattutto che segue la formula del precedente episodio e monta piano piano, con calma, senza fretta, quasi sottovoce, un crescendo finale da manuale. In cui succede quel che deve succedere, ma succede in una maniera davvero bella e perfettina, con tutto al suo posto. E che qualche brivido d'emozione, via, te l'ha fatto provare.

Sarà che in fondo non me l'aspettavo, che succedesse quella cosa lì anche nel telefilm. Magari non me l'aspettavo perché ho letto l'intervista furbetta in cui facevano presagire apposta che non, i bastardi. Magari non me l'aspettavo perché son cambiati dei dettagli e c'era di mezzo Merle. Fatto sta che far succedere quella cosa, adesso, è una bella dichiarazione d'intenti. Anche qui non si scherza per nulla e non ci facciamo mica problemi, che vi credete? No, niente, figuriamoci, io non mi credo nulla, mi siedo e godo. Anche perché, fra l'altro, il modo in cui è stato gestito Merle in questa puntata, pure, è roba mica da ridere. Ancora due episodi e poi basta. Mi viene il magone.

A me comunque Daryl Dixon garba parecchio. Spero se la cavi.

21.11.10

Earthworm Jim

Ok, ennesima ammissione: ai bei tempi non ho mai giocato Earthworm Jim. Lo comprai in enorme ritardo, in edicola, per due soldi e in versione PC, perché comunque incuriosito, ma per un motivo o per l'altro non lo installai mai. L'ho invece giocato adesso, scaricato da DSiWare, nell'edizione aggiornata by Gameloft. Edizione che - leggo in giro - ha subito giusto qualche leggerissima modifica nella costruzione dei livelli, ma roba veramente da poco, e s'è vista aggiungere un minigioco in cui bisogna esibirsi in espressioni strane davanti alla fotocamera. Robetta simpatica, che funziona solo se si è molto illuminati e regala potenziamenti per il pistolone di Jim. Per il resto, il gioco è lo stesso. E com'è?

Beh, è un gioco di piattaforme occidentale e vecchio. Quindi ha un tasso di difficoltà bizzarro, schizofrenico, a tratti inesistente, a tratti capace d'impennarsi in picchi insensati. Sempre comunque piuttosto affrontabile, a patto di impegnarsi con una roba che non si finisce da sola come certe uscite moderne, e tenendo a mente che ci sarà da bestemmiare di fronte a qualche checkpoint piazzato in maniera punitiva. E, caratteristica dei platform occidentali e vecchi che mi ha sempre infastidito, ha una scarsissima sensazione di "presenza fisica" del personaggio. Niente inerzia, poca coesione fra i vari elementi grafici. Non saprei come altro descriverla, questa cosa, che è per esempio il motivo principale per cui non ho mai amato Zool, ma questa è. Anche se in Earthworm Jim la sensazione è tutto sommato limitata.

In ogni caso, al netto di queste considerazioni da psicotico nippofilo del platform,
Earthworm Jim è ancora oggi davvero un gran bel giochino, che magari in tutti questi anni s'è perso per strada l'originalità delle trovate, ma ha soprattutto dalla sua un totale senso di sconclusionato. Succedono cose a caso, senza senso, dall'inizio alla fine, col solo scopo di stupire continuamente con cambi di ritmo, trovate di gameplay sempre diverse, livelli dal design fuori di testa. Varietà è la parola d'ordine, messa saltuariamente in crisi solo dal continuo riproporsi dei livelli bonus a cavallo del razzo, e impreziosita dai toni assurdamenti demenziali di tutto quel che accade. Si ride e si sorride, ci si diverte e, se si vuole arrivare in fondo, si è costretti a impegnarsi parecchio, cosa molto apprezzata da queste parti. Anche perché, tutto sommato, al di là di qualche salto nel vuoto in stile "sono abbastanza sicuro che là sotto ci sia una piattaforma", non fa mai capolino la frustrazione.

Un'altra cosa che si legge in giro è che è difficile da giocare sul piccolo schermo del DSi. Non so che dire: io l'ho giocato sul DSi XL e secondo me su quel bello schermone grande ci sta una crema e mette in mostra un design grafico a tratti davvero sorprendente. Non possono lanciare subito una versione gigante del 3DS? Non ho voglia di tornare a giocare sullo schermino piccolo. Io la roba la voglio vedere grossa.

20.11.10

The Walking Dead

No, niente, è che l'altro giorno sono andato su Google Analytics, cosa che non faccio praticamente mai e non facevo da mesi, e ho visto che - prevedibilmente, per carità - questo mese ho avuto il picco d'accessi martedì 2 novembre, quando ho scritto del primo episodio di The Walking Dead. Al secondo e terzo posto? I due martedì successivi, quando ho scritto del secondo e del terzo episodio di The Walking Dead. Anche se il numero di contatti sembra essere in calo costante. Al quarto posto? Domenica 6 novembre, quando ho scritto che quella sera avrebbero trasmesso la versione integrale di The Walking Dead. Insomma, The Walking Dead.

Immagino che con un post completamente a caso in cui c'è scritto The Walking Dead, pure, si raggiungeranno quei livelli.

19.11.10

Porco Rosso


Kurenai No Buta (Giappone, 1992)
di Hayao Miyazaki
con delle voci


In un qualche momento imprecisato degli anni Novanta, ho noleggiato da Nipponia (o Nypponia, o Nipponya, o come caspita era scritto) tutti i film dello Studio Ghibli usciti fino a quel punto e non disponibili in italiano. Quindi tutti, a parte Nausicaa e Una tomba per le lucciole. E ho passato pomeriggi e sere a guardarmi queste robe affascinantissime in giapponese, senza sottotitoli, capendo quel che si poteva capire dalle immagini, innamorandomi di ogni cosa che vedevo. Già allora fu amore vero per una manciata di film in particolare: Kiki, Porco Rosso, Totoro, Omohide Poroporo. Da allora a oggi li ho rivisti in lingue intellegibili e qualcuno m'è anche capitato di vederlo al cinema, assieme a quelli usciti poi. E non è cambiato nulla: quei quattro lì, rimangono i miei film dello Studio Ghibli. E averne visti un paio in sala nel giro di un anno non è stato male.

Eggià, Porco Rosso è arrivato nelle sale italiane con giusto quei diciotto anni di ritardo. Ma in fondo non sono nulla, se pensiamo che l'anno scorso è uscito Totoro, un film del 1988 (fate voi i conti). E perlomeno il Pagot è stato distribuito con grande dispiegamento di forze, in ben trentanove (!) sale, sparse per undici regioni. Ma d'altra parte che ci possiamo fare se gli esercenti si cacano sotto all'idea di proiettare un cartone animato tradizionale, vecchio di quasi vent'anni e che non ha vinto l'Oscar? E che è giapponese e quindi l'hanno fatto coi computer ed è pieno di violenza e farà diventare criminali tutti i nostri figli? Ma va, ringraziamo che sia possibile andarlo a vedere e finita lì!

Ma in ogni caso, chissenefrega, buon per chi riesce ad andare a guardarselo, perché Porco Rosso è davvero una roba di una bellezza incredibile, che sprigiona tutto il potere d'emozionare per immagini e musiche dello Studio Ghibli e si merita la visione su più pollici e con più casse possibile. È forse il film più adulto di Miyazaki, e se state pensando "ma come, c'è un porco che pilota aerei" potete accomodarvi serenamente da quella parte, ché qui gli imbecilli non sono graditi. Abbandona del tutto i mondi fantastici ("ma come, il porco", circolare, per favore) e si piazza da qualche parte nel mediterraneo, all'epoca del fascismo, viaggiando fra reale e fittizio, infilandosi fra le pieghe oscure della nostra storia, raccontando di una Milano come non ne fanno più e di una cittadinanza stretta dalla morsa economica.

Parla di tutte le cose di cui parla sempre Miyazaki, ma lo fa con un taglio forse un po' più adatto a tutti del solito, o forse un po' meno adatto ai bambini del solito, e quindi anche per questo incomprensibile per chi si aspetta che i cartoni animati ruttino, scoreggino, salvino il mondo e vivano per sempre felici e contenti. Viaggia su uno splendido confine fra poetico realismo e melodrammatica illusione, mostrando un meraviglioso porcello col soprabito che si spara le pose fumandosi la sigaretta, regalando il solito spirito da dolce commediante e buttandoti lì in mezzo così, come se niente fosse, quei due flashback che davvero ti lasciano a bocca aperta e senza parole. È cinema della madonna e non so neanche perché perdo tempo a scrivere qualsiasi cosa che non sia: "Andate a guardarvelo". Che poi, tanto, chi vuole andarci non ha bisogno di sentirselo dire. E gli altri, oh, c'è un porco che pilota aerei.

Il film è ovviamente doppiato in italiano, ma insomma, ogni tanto un sacrificio si può anche fare, e poi il doppiaggio è piuttosto ben fatto: dicono continuamente "merda". Oltretutto, pare incredibile, ma - perlomeno a milano - lo proiettano anche la sera. Tipo alle 22:10, roba che magari ci vanno anche degli adulti non accompagnati dai bambini. La verità, comunque, è che ce lo meritiamo, di non vedere Miyazaki al cinema. Soprattutto se lo meritano quelle tre puttane che ieri erano a far caciara all'Apollo durante lo spettacolo delle 19:40.

Ah, le sale, se non ci sono stati cambiamenti:
CAMPANIA
Napoli - Filangeri
Afragola - Happy
Marcianise - Big

EMILIA ROMAGNA
Bologna - Odeon
Faenza - Sarti
Ferrara - Sala Boldini
Forlì - Astoria
Modena - Astra
Parma - Edison
Ravenna - Cinemacity
Rimini - Cineteca

FRIULI VENEZIA-GIULIA
Pordenone - Zero
Torreano di Martignacco (UD) - Città Fiera
Trieste - Giotto
Udine - Visionario

LAZIO
Roma - Dei Piccoli, Eden, Intrastevere, Madison e Quattro Fontane
Fiumicino - UGC
Latina - Oxer
Ostia - Cineland

LIGURIA
Genova - America e UCI

LOMBARDIA
Milano - Apollo, Eliseo e UCI-Bicocca
Bergamo - Del Borgo
Brescia - Wizz
Mantova - Ariston
Paderno Dugnano (MI) - Le Giraffe
Pioltello - UCI

MARCHE
Ancona - Mr OZ
Fano - Cityplex
Pesaro - Metropolis

PIEMONTE
Torino - Centrale, Fratelli Marx e Portici

SICILIA
Catania - Ariston
Palermo - Aurora

TOSCANA
Firenze - Fiamma
Livorno - Quattro Mori
Poggibonsi - Garibaldi

VENETO
Padova - MPX
Treviso - Edera
Verona - Fiume
Vicenza - Araceli

18.11.10

Salt

Salt (USA, 2010)
di Phillip Noyce
con Angelina Jolie, Liev Schreiber, Chiwetel Ejiofor, August Diehl


Uno guarda Salt e non può fare a meno di chiedersi come sarebbe stato con Tom Cruise al posto di Angelina Jolie. È esperimento stupido e sterile, anche perché si suppone che alcune cose sarebbero cambiate. Tipo che avremmo presumibilmente visto una moglie in pericolo, invece di un marito, e il protagonista avrebbe avuto meno spesso le lacrime agli occhi nella prima parte di film. E sarebbe stato più basso. E non sarebbe stato forse altrettanto adatto a fare la faccia da vendicatore russo impassibile con lo sguardo di ghiaccio. E, va detto, avrebbe avuto qualche muscolo, invece dei braccini da anoressica di Angelina Jolie, che insomma, rendono il tutto un po' poco credibile. Anche se pure il vendicatore russo muscoloso nano newyorkese, eh, non è che sia questo trionfo del credibile. Ma sto divagando.

Salt, comunque, è un film del 1984, più o meno. Solo che l'hanno girato l'altro ieri. Phillip Noyce aveva voglia di vedere un suo film trasmesso su Italia Uno, nel ciclo Nati Per Vincere, nessuno gli ha detto che quel ciclo non va in onda da un paio di millenni e lui si è messo a dirigere questa cosa. Che non è neanche un film pessimo, se ci si mette di buzzo buono con l'idea di stare davanti a una roba poco credibile, un po' scema e in cui fra l'altro non ci sono Arnold Schwarzenegger o Bruce Willis a farti tornare la voglia di vivere con le loro battutacce. C'è mestiere nella regia, ci sono attori che fanno il loro e c'è ritmo incessante, quanto basta per farti dimenticare tutto quello che non va bene nella storia che ti stanno raccontando. Non vi basta? Eh, magari avete anche ragione, però, oh, se non vi basta mi aspetto anche che non vi passi nemmeno per l'anticamera del cervello, di andare a vedere il film con Angelina Jolie anoressica che salta da un camion all'altro. No?

Il film l'ho visto in lingua originale con sottotitoli in italiano al cinema Arcobaleno di Milano, nel contesto del sempre amabile ciclo Sound & Motion Pictures. Importanza di guardare questo film in lingua originale? Beh, ci sono accenti russi, gente che parla in russo, dialoghi che saltano dall'inglese al russo. Però, insomma, immagino accada anche nella versione italiana. Fate voi. Ah, la recensione su I 400 Calci è come al solito bellina assai, e fra l'altro dice - sotto copertura antispoiler, non abbiate paura - una roba troppo vera che ho pensato pure io guardando il film ma che non dico perché sarebbe spoiler e se a 'sto film gli levi lo spoiler poi non rimane davvero nulla. Però gli frego il link allo spoiler. Fra l'altro, a furia di leggere I 400 Calci, i miei post stanno diventando la brutta copia dei loro. Uffa.

16.11.10

The Walking Dead 01X03: "Bentornato papà"


The Walking Dead 01X03: "Tell It to the Frogs" (USA, 2010)
creato da Frank Darabont
episodio diretto da Gwyneth Horder-Payton
con Andrew Lincoln, Jon Bernthal, Sarah Wayne Callies


Più o meno a metà di questo terzo episodio è scattato qualcosa nella mia testolina e per la prima volta ho avuto l'impressione di stare guardando The Walking Dead, e non un adattamento per la TV del fumetto intitolato The Walking Dead. Son sfumature, eh, ma in quella parte ambientata all'accampamento, in cui le persone parlano fra di loro, la disperazione striscia e la gente dà un po' di matto, mi è sembrato finalmente che The Walking Dead sia iniziato, per davvero. Ed è stato proprio un bel momento, uno di quelli che ti fan venire i brividini lungo la schiena anche quando ci ripensi poco dopo, mentre la pioggia tamburella sul tetto.

Da dove mi è venuta, questa sensazione? Mah, mica lo so. Sarà che questo terzo episodio, dopo un secondo per certi versi un po' insipido, torna su bei livelli di scrittura e regia, con del buon mestiere nel raccontare per immagini, nel dire tanto con poco, nel fare di necessità virtù suggerendo tante cose nel poco spazio a disposizione. Sarà che i rapporti fra i personaggi iniziano a ingranare e gli sceneggiatori si son messi ad aggiungere strati alle persone che contano. Anche se magari sarebbe carino se almeno uno dei personaggi aggiunti rispetto al fumetto non fosse una macchietta, specie considerando che fra tre puntate si stacca la spina e non c'è tempo per scoprire che, oh, sono molto più che macchiette.

Sarà poi anche che gli zombie fanno quello che è il loro dovere, mettendosi in disparte, facendo da tappezzeria, apparendo solo qui e lì per mettere addosso un po' d'ansia, fare un po schifo e ricordare a tutti che non bisogna distrarsi. Sarà che con gli zombie fuori dalle palle ci sono un paio di momenti tranquilli, in cui sembra non stare accadendo nulla, ma che invece dicono tanto. Sarà che Carl Grimes sembra davvero quello del fumetto e in generale gli attori, oh, a me paiono tutti bravi. Sarà che quella parte finale che alterna le vicende in riva e l'avvicinamento al caos ha un crescendo davvero bello. Oh, non lo so che sarà, ma qui è scattato qualcosa, e quegli ultimi minuti mi han dato delle sensazioni che levati. Avevo il pugnetto chiuso e i denti serrati, avevo.

The Walking Dead è iniziato per davvero, anche in TV. Il problema, adesso, è che fra tre settimane è già finito. Che palle.

Guardando questo episodio mi sono accorto per la prima volta di una cosa simpatica: Sarah Wayne Callies ha le occhiaie, è magrolina e sciupata e sembra una sopravvissuta a un'apocalisse zombie, invece che la protagonista di uno spot di Dolce & Gabbana (il riferimento va a qualsiasi telefilm i cui protagonisti sono molto meno sporchi di quanto dovrebbero essere).

12.11.10

Tentadieci


Ed è fuori anche il decimo episodio del Tentacolo viola, in cui fra le altre cose parlo, ovviamente, anche di The Walking Dead. Che ha già rotto le palle, diciamocelo. Comunque, lo trovate a questo indirizzo qui.

Ormai è un podcast da e per vecchi.

11.11.10

Tricast


Un povero scemo e due drogati, questo il cast del nuovo, sfavillante episodio di Outcast: Chiacchiere Borderline, in cui si chiacchiera dei testicoli di EA, del cervello di Nolan Bushnell, Keiji Inafune e Shinji Mikami, di Activision che fa la teppista e di altre simpatiche cosette, oltre a due o tre bei giochetti. Trovate il tutto a questo link qua.

L'episodio è stato registrato oltre una settimana fa, ma il segmento finale è stato registrato lunedì e il podcast è stato pubblicato martedì. Lo spammo oggi. Meraviglie della tennologia.

10.11.10

Perché io valgo

John August è uno sceneggiatore che lavora in quel dell'Hollywood, può vantare qualche film per cui vale la pena rispettarlo e qualche altro film per cui, ecco, insomma. Di buono, però, ha che scrive un blog molto interessante, in cui parla del lavoro di sceneggiatore, risponde alle domande degli aspiranti scribacchini, illustra aneddoti e a suo tempo raccontò dal di dentro lo sciopero degli sceneggiatori. Credo di averlo già segnalato in passato, comunque lo trovate a questo indirizzo qui.

A questo indirizzo qua, invece, trovate un post recente in cui risponde alla domanda: "Ma che devo fare se mi propongono di scrivere una sceneggiatura aggratis?"

Eh, che devi fare. La risposta è più ovvia di quanto molti pensino, è ben esposta (in inglese), con un minimo sforzo di cervello può essere semplicemente applicata anche ad altri contesti, e consiglio insomma di andare a leggerla, perché qua riporto solo l'ultimo passaggio: "most of what you write should be for yourself or people who can pay you in money, not experience".

Ecco, questa cosa andrebbe tatuata sulla fronte di certi che al mio "No, mi spiace, non ho budget per prendere nuovi collaboratori" rispondono "Ma va bene anche gratis". No, non va bene, se col tuo gratis io ci campo. E non lo dico perché col tuo gratis prima o poi sputtanerai il mio camparci, dato che tanto - soprattutto in Italia - sta andando tutto a puttane per ben altri motivi, dato che ci campo sempre meno in ogni caso e dato che ho la fortuna di poter fare altro. Lo dico perché dai, su. Sveglia, davvero.

Un videogioco in cambio di quattro articoli non è un pagamento, casomai qualcuno se lo stesse chiedendo. No, neanche in cambio di un articolo.

9.11.10

The Walking Dead 01X02: "Una via d'uscita"


The Walking Dead 01X02: "Guts" (USA, 2010)
creato da Frank Darabont
episodio diretto da Michelle Maxwell MacLaren
con Andrew Lincoln, Jon Bernthal, Sarah Wayne Callies, Michael Rooker, Laurie Holden


Col primo episodio bisognava far presente al mondo ignaro che qui non si scherza un cazzo e che fra un intestino masticato e l'altro si possono infilare tanta bella storia, tanto bell'approfondimento e due chili di lirismo. Accade così che due pagine di fumetto diventano quindici minuti di telefilm e che un albetto da venti pagine ti riempie un intero episodio, pure lungo più del normale. Tranne che su Fox TV, perlomeno fino all'altro ieri. Col secondo episodio, invece, si passa a mostrare il lato più avventuroso della faccenda, quello con la gente che scappa e i morti che inseguono.

E rimane comunque un bel vedere, anche se il cambio alla regia si sente in maniera decisa e il registro un po' diverso lascia magari anche un po' spiazzati. Ma di fondo va bene così, è meglio abituarsi subito al fatto che in questa storia si spazia un po' in tutte le direzioni e c'è serenamente posto anche per la marmellata di interiora che ti fa un po' venire in mente Edgar Wright. Tanto più che, insomma, non puoi mica imbottire di scenette poetiche ogni singolo episodio, dopo un po' si ristagna. Invece qui si comincia ad avere a che fare con l'umanità zozza, ché alla fin fine tocca gestire pure quella, e con la necessità di sopravvivenza, un po' messa in disparte nel primo episodio.

E poco male se appare qualche personaggio troppo presto (ma no, quella non è Michonne, di lei se ne parla per la seconda stagione) e se se ne vedono scagliati sullo schermo un po' che da lettore non ti aspetti. Anzi, diciamocelo ben bene: molto meglio così, anche perché quel Michael Rooker tutto vecchiardello e rachitico lì, il suo razzismo e la sua vociastra promettono cose divertenti per i prossimi episodi. E chi vuole avere il fumetto tale e quale, da ripercorrere pagina per pagina, forse fa prima a prendere in mano il fumetto e rileggerselo.

Nel fumetto succedeva questo, qua succede quest'altro. X si bomba Y anche nel fumetto, ma lo fa dietro le quinte e te lo fa sapere più avanti. Ebbene sì. E allora? Alla fin fine è solo una traccia un po' più sviluppata, non è che sia roba del tutto nuova. E comunque anche se lo fosse, che problema dovrebbe mai essere? Ma potrà ben farci quel che vuole, il Kirkman, coi suoi personaggi? Andate a zappare.

Meglio più interruzioni pubblicitarie da 15 secondi o meno da, boh, quel che duravano ieri sera? Meglio niente, dai. Ma soprattutto meglio il titolo originale dell'episodio. Guarderò anche i prossimi episodi solo per il gusto di scriverne qua dentro, o mi fermo qui? Mi sa che li guardo, se non è troppo sbattimento. Ma l'anno prossimo col piffero che lo seguo in TV. A meno che mi paghino per scriverne.

7.11.10

The Walking Dead integrale stasera


Per chi, fra i pochi in ascolto, dovesse essere interessato, riassumo quanto concluso mettendo assieme il bla bla bla su Internet e le risposte ufficiali - ma un po' vaghe - dell'ufficio stampa Fox:

- la versione "ridotta" del pilota arriva direttamente da AMC ed è stata sbolognata ai vari network partner non anglofoni;

- non è chiaro se i network in questione, al momento di trasmettere, sapessero quel che stavano facendo, ma fra le righe pare di sì;

- i tagli non sono insomma censure "di contenuto" (e del resto, fra un cavallo sbranato e un bambino che desidera fucili, ci sono anche tanti dialoghi innocui). La cosa, volendo, fa incazzare ancora di più;

- questa sera, ore 23:35, Fox TV trasmetterà l'episodio in versione integrale, tentando anche la paraculata chiamandolo Director's Cut e dicendo che lo fanno per gli appassionati più esigenti. La guida programmi di Sky, comunque, sostiene ancora che l'episodio duri 50 minuti, ma d'altra parte il telefilm successivo inizia 80 minuti dopo, quindi i margini ci sarebbero. Boh? C'è da dire che la guida programmi di Sky non è esattamente una roba aggiornata in tempo reale e con grande precisione e che non penso siano così stupidi da abbaiare il Director's Cut e trasmettere poi ancora la versione tagliata. Occhio, però, se volete registrarlo, perché MySky funziona basandosi sulla guida programmi: controllate che non succedano cose strane;

- se andate sul sito di Fox TV e leggete "Ecco a voi Il primo episodio in italiano ed in versione integrale di The Walking Dead", non fidatevi. Intendono: "In versione che te lo guardi tutto qua in streaming. Pazzesco, vero?". Ed è lo stesso che han trasmesso lunedì scorso, quello da 45 minuti. Del resto, quello che passano stasera non è in versione integrale, è il Director's Cut. Certo;

- non ho ancora capito cosa succederà ora: c'è chi sostiene che solo il pilota durasse più del solito e chi invece che tutti gli episodi saranno così. IMDB non aiuta. Cosa accadrà? Ne riparliamo martedì, perché a questo punto mi tocca guardarlo.

Casomai qualcuno ci tenesse, il contesto in cui devo scrivere di The Walking Dead a cui ho accennato nell'altro post non si manifesterà prima di dicembre. Inoltrato.

2.11.10

The Walking Dead 01X01: "I giorni andati"


The Walking Dead 01X01: "Days Gone Bye" (USA, 2010)
creato da Frank Darabont
episodio diretto da Frank Darabont
con Andrew Lincoln, Jon Bernthal, Lennie James


Ok, la verità? L'ho guardato solo perché ho preso l'impegno di scriverne. Non posso ancora dire dove, lo dirò quando potrò. Altrimenti non l'avrei guardato, perché la verità è che ormai l'ansia di guardare/giocare/leggere qualcosa appena esce l'ho sublimata da tempo e preferisco di gran lunga gestirmi le cose coi miei tempi. Avevo cominciato a farlo quando per riuscirci mi toccava registrare le singole puntate di The Next Generation e X-Files in VHS, figuriamoci se non lo faccio adesso che ci sono i DVD, i Blu-Ray e Play.com (e Zavvi, e Axel Music e ci siamo capiti). E infatti, sinceramente, a meno di accettare altre offerte che non posso rifiutare, non so se continuerò a seguirlo settimanalmente. Piuttosto cancello tutti i film che ho su MySky e non guarderò mai(scai), continuo a registrarlo e poi me lo sparo in maratona fra un mese.

Detto questo, l'ho guardato e guardarlo mi ha ricordato il motivo per cui non guardo più le serie TV in TV. Intanto, anche se su Fox è poca e poco invasiva (15 secondi, in America fan ben di peggio), la pubblicità fa male al cuore. Per la lingua originale no problem: doppio audio e volendo pure sottotitoli in italiano. In questo è come scaricare il torrrent di due settimane fa, però in qualità vedibile e col bonus che se sei ignorante puoi guardarlo doppiato. Insomma, viva il satellite e viva la tennologia che me lo fa guardare in diretta ma in differita di dieci minuti perché dovevo finire di registrare l'Outcast. Poi però c'è il fatto che - non ci posso fare niente - mi sta sui coglioni dover guardare un episodio a settimana, quando decidono loro. No, ma ammazzati, li voglio tutti assieme e li guardo quando dico io. Magari anche uno ogni due settimane, magari tutti in una notte, ma quando e come decido io.

O magari anche no, alla luce di quanto fatto presente dal Zave in questo post e da me appena verificato tramite le grandi meraviglie dei Torrenti. Ecco un altro motivo per cui non guardo le serie TV in TV: perché in Italia censurano le cose a cazzo di cane completo. Anche su Fox, a quanto pare. Anche nel network che un tempo ti chiedeva scusa perché per trasmettere Un lupo mannaro americano a Londra dovevano censurare un paio di scene e renderlo VM 14. Ecco, adesso invece eliminano 15 minuti senza dire una fungia di niente a nessuno, così, magari perché altrimenti gli si scombinava il palinsesto, o perché han fatto la versione italiana doppiando un torrent monco scaricato in giro. Andate affanculo, ve la meritate, la gente che scarica la roba piuttosto che pagarvi l'abbonamento. Vorrà dire che aspetterò il DVD, il Blu-Ray o il sarcazzo. E no, non lo scarico il torrent, perché sbatta, perché il pre-air di due settimane fa era per me di qualità inguardabile e devo quindi anche sbattermi a trovare la versione di qualità buona, e perché poi copialo di là per guardarlo sulla TV, e perché di fondo, sarò scemo io, ma penso ancora che se una cosa non si merita i miei soldi non si merita neanche il mio tempo, visto fra l'altro che sono entrambi disponibili in scarse quantità.

Detto anche tutto questo, The Walking Dead in movimento mi pare una discreta figata. Soprattutto mi pare colta in pieno l'essenza, anche se per adesso son soprattutto sensazioni e dovremo metter tutto alla prova con quel che verrà poi. Però, l'ho scritto pure altrove, mi son ritrovato per certi tratti a non rendermi conto che alcune cose erano state aggiunte rispetto al fumetto. E se questo un po' è figlio del fatto che son passati cinque anni (sette dalla pubblicazione origginala, per inciso), un po' è anche figlio del fatto che l'atmosfera, il taglio, la faccia, ci sono. The Walking Dead parla di persone, più che di personaggi, le racconta e le sviluppa in un contesto che le mette a dura prova e ne mostra l'evoluzione. In maniera barbaramente cruda e imprevedibile, verrebbe quasi da dire vera. E sì, parla anche di un'America sottomessa dai morti viventi, che però passano quasi tutto il tempo in un angolino. Fanno da sfondo, da tappezzeria, volendo anche da motore, ma non rompono le palle dall'inizio alla fine. Si lamentano fuori dalla finestra, quando la sfondano si presentano con un travolgente carico di budella e fanno un casino che la metà basta, ma generalmente lasciano spazio a quel che conta.

Fra l'altro, quel che è stato aggiunto, dal pezzetto di dialogo fast food che approfondisce alla cosetta potente e inedita come lo sniping fatto in casa, perde magari un filo in asciuttezza, ma suona tematicamente alla grande in quelle corde lì, quelle che ci piacciono a noi, quelle che promettono grandi cose. Il che è bene, soprattutto se consideriamo che, a occhio, già il secondo episodio racconterà parecchio di "inventato" e più in generale mi pare di capire che questo blocco di puntate non andrà oltre il primo volume a fumetti. E per quanto quel primo volume dica tante cose, per spalmarlo su quattro ore e mezza un po' di roba te la devi inventare. In ogni caso, sono ipotesi basate sul nulla e al momento conta solo il fatto che The Walking Dead, il telefilm, sembra avere le carte in regola per rendere giustizia a The Walking Dead, il fumetto. Che, lo ricordo ai distratti, è una delle due o tre migliori "cose" sugli zombie che si siano mai viste. Oltre che una fra le migliori serie a fumetti del decennio.

AGGIORNAMENTO: È cominciata la tarantella nerd di informazioni e rimbalzi in giro per la meravigliosa e grande Rete. Fox TV, sul suo sito ufficiale italiano, ha dichiarato nei commenti all'episodio di aver trasmesso la stessa roba che si è vista in america. AMC e i suoi spettatori negano: negli USA si sono visti 90 minuti di combo puntata + pubblicità. Viene il dubbio che AMC, per qualche motivo a noi ignoto, abbia inviato agli italiani una versione ridotta della puntata, senza spiegar loro nulla, e in Fox Italia abbiano semplicemente trasmesso quella e ora stiano cercando di correre ai ripari (hanno anche scritto che prossimamente trasmetteranno il Director's Cut). Bah, mistero della fede. Certo, se alla fine la colpa è di AMC, traslo gli insulti su di loro. Ma di fondo non cambia il fatto che una volta, una singola volta che mi azzardo a guardare una roba in TV invece di aspettare, subito mi devono far cambiare idea. Uffa.

ULTERIORE AGGIORNAMENTO IN QUESTO POST


Anvedi, quasi un anno dopo aver inaugurato l'etichetta, finalmente ho pubblicato qualcosa con tag Zombiepep che non sia una Settimana a fumetti. E son bei momenti.

28.10.10

Giustizia privata


Law Abiding Citizen (USA, 2010)
di F. Gary Gray
con Gerald Butler, Jamie Foxx


Giustizia privata è questo film americano, un po' thriller e un po' no, in cui succedono cose abbastanza stupide e ci sono personaggi che si comportano in maniera piuttosto idiota, ma che in fondo in fondo si lascia guardare del tutto serenamente dall'inizio alla fine, pur facendoti pensare più volte "no, aspetta". E anche se il finale è un po' più brutto di tutto il resto. Avrei altre cose da dire al riguardo, ma sono già state dette in maniera senza dubbio molto più divertente di come farei io in questa bellissima recensione qua. Io, fra l'altro, non avrei potuto linkare quel video della gente che non guarda le esplosioni, perché non lo conoscevo.

Quella recensione là sta su I 400 calci, che ha vinto il premio Macchia Nera 2010 per il miglior blog sul cinema ed è veramente uno spacco. Parla soprattutto di cinema d'azione e horror, ma ogni tanto anche d'altro. E del telefilm-reality con Steven Seagal che fa il poliziotto. Ed è veramente uno spacco. Voglio dire, a parte Giustizia privata, leggetevi un po' degli articoli che stanno in homepage: non sono veramente uno spacco?

Il film l'ho visto in lingua originale con sottotitoli in italiano al cinema Arcobaleno di Milano, nel contesto del sempre amabile ciclo Sound & Motion Pictures. Importanza di guardare questo film in lingua originale? Sto cercando un motivo qualsiasi al di là della questione di principio, ma non mi viene in mente nulla.

26.10.10

Friday Night Lights - Stagione 3


Friday Night Lights - Season 3 (USA, 2008/2009)
creato da Peter Berg, Brian Grazer, Jason Katims
con Kyle Chandler, Connie Britton, Taylor Kitsch, Minka Kelly, Zach Gilford, Aimee Teegarden, Jesse Plemons, Adrianne Palicki, Scott Porter, Jeremy Sumpter


C'è qualcosa che mi ha turbato, infastidito, mentre guardavo la terza stagione di Friday Night Lights. Sulle prime non riuscivo a capire di che si trattasse, ma poi finalmente sono riuscito a puntare il dito: è una stagione di passaggio, di mezzo, d'interludio, nella quale non si fa molto altro che chiudere i conti col passato e preparare il campo per il futuro. E in mezzo a tutto questo, vista anche la scelta di passare definitivamente alla dozzina di puntate, si perde un po' l'esigenza di raccontare qualcosa che sia davvero identificabile come "il terzo anno di Friday Night Lights".

Detto che il povero Santiago scompare nel gorgo del maledetto sciopero degli sceneggiatori senza che se ne faccia menzione, e un po' dispiace, la prima manciata di episodi si concentra soprattutto sulle dipartite eccellenti di Smash e Street. Ma anche altri in odor di fuga da Dillon (Riggins, Saracen, Tyra, Lyla) dominano la scena con il loro destino e lasciano poco spazio ai nuovi fili narrativi. Nuovi fili narrativi che, come detto, più che storie dotate di loro dignità "attuale" sembrano solo mattoncini messi in pila per costruire quel che verrà l'anno successivo.

A salvar la situazione, come al solito e come già visto nella stagione precedente, ci pensa la solidità delle sceneggiature. Se a volte ho l'impressione che questa serie avrebbe bisogno di soggettisti con un filo di fantasia in più, sempre ho la certezza che non manchino sceneggiatori dagli attributi fumanti. Anche dall'idea più banale e dalla situazione più contorta, 'sta gente tira fuori pezzi di scrittura da manuale e continua, di anno in anno, a tratteggiare personaggi dall'umanità pazzesca.

Gli addii della prima parte mozzano il fiato senza scivolare mai nel patetismo, e sa il cielo quanto entrambi rischiassero di farlo. E del resto, il citato fastidio per la scomparsa di Santiago, personaggio banale se ce n'era uno, testimonia la bravura nel farti innamorare anche della peggior (apparente) macchietta. L'evolversi di personaggi nuovi e vecchi appassiona come meglio non si potrebbe fare. Lo sviluppo "sportivo" fa ritorcere le budella pur essendo messo in disparte per ampi tratti. Il finale di stagione regala - finalmente! - una gran bella idea e fa venire una voglia matta matta matta da legare di affondare i denti nel quarto anno. Insomma, wow.

La serie l'ho guardata grazie al mio bel cofanettino in DVD Zona 1. Texas o morte. A quanto mi risulta continuano a non essere usciti cofanetti successivi al primo in Europa. Ma insomma, siamo nel 2010, via. In ogni caso non, e ribadisco non guardate questa roba su Rai 4. Dai, per favore.

21.10.10

Locarno/Venezia a Milano 2010

Mi è toccato dormire quattro ore a notte per una settimana intera, ma anche quest'anno sono riuscito a togliermi lo sfizio di frequentare le sale della rassegna dedicata ai festival di Locarno e Venezia. Il bello, poi, è che è una faticaccia, ma ne vale sempre la pena: nei cinema milanesi si dorme benissimo.

Locarno - Concorso
Han Jia (Cina)
di Li Hongqi
con Bai Junjie, Zhang Naqi, Bai Jinfeng, Xie Ying
Pardo d'oro

Pardo d'oro a un film cinese per il secondo anno di fila, anche se piuttosto diverso dal vincitore della scorsa edizione. O da quel che mi ricordo del vincitore della scorsa edizione. Certo, si tratta comunque di un film cinese da festival, quindi portatore sano di digitale, staticità, immagini sporche, tempi dilatati a dismisura. Ma qui il racconto non è di normale e quotidiana tragedia, quanto piuttosto di normale, quotidiana e assurda banalità. Ragazzini che chiacchierano del loro futuro, un bambino convinto di voler diventare orfano, una donna che compra una verza (!). Cose così. Cose divertenti. Cose anche molto divertenti e oltretutto messe in scena tramite una cura certosina per la composizione dell'immagine e per la natura "rumorosa" di una colonna sonora davvero azzeccata. Solo che attorno a queste cose, fra una risata e l'altra, c'è una statica patina di insostenibile e lentissima noia. E insomma, sì, ok, rende bene il senso di Assago che si respira in quei dispersi sobborghi cinesi, però che palle.

Womb (Germania/Ungheria/Francia)
di Benedek Fliegauf
con Eva Green, Matt Smith, Istvan Lenárt, Lesley Manville

Premio L’Ambiente è Qualità di Vita
Fantascienza adulta, o tentativo di realizzarla, con un film che affronta non troppo di petto il tema della clonazione, regalando a una vedova la possibilità di partorire il proprio uomo perduto. Potenti silenzi, gran cura per l'immagine, un sottile velo d'inquietudine e qualche momento riuscito, ma anche l'impressione che di fondo sia tutto un pretesto per mettere in scena belle cartoline, da parte di un regista che non sente abbastanza i suoi personaggi. Si affonda poco il coltello, e lo si fa in maniera tutto sommato piuttosto banale.

Venezia - Concorso
Ballata dell'odio e dell'amore - Balada Triste de Trompeta (Spagna/Francia)
di Álex de la Iglesia
con Carolina Bang, Santiago Segura, Antonio de la Torre, Fernando Guillen-Cuervo
Leone d'argento per la miglior regia

Osella per la miglior sceneggiatura
De La Iglesia fa una Del Toro e mescola momenti fondamentali della storia recente spagnola con il suo stile variopinto, esagerato, sempre sopra le righe. Ne viene fuori un film bello, folle, imperfetto, pieno di idee e che chiede un po' di sforzo per essere accettato, anche perché va ben lontano da quel che è solito fare Del Toro. Viene più in mente Tarantino, a dirla tutta, ma si va tutto sommato lontani anche da quello, vuoi per il melodramma esagerato e il taglio totalmente malinconico, vuoi per il pagliaccio che si auto sfigura il viso con un ferro da stiro e semina il panico imbracciando un mitragliatore. Bei premi.

Essential Killing (Polonia/Norvegia/Ungheria/Irlanda)
di Jerzy Skolimowski
con Vincent Gallo, Emmanuelle Seigner

Premio speciale della giuria
Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile a Vincent Gallo
L'uomo che si è fatto fare un soffocone da Chloe Sevigny davanti all'obiettivo (ma avrebbe preferito Juliette Lewis) prosegue per la sua strada e interpreta un talebano in fuga, costretto a ridursi ai minimi termini per sopravvivere e pronto a fare cose che voi umani vi ritorcerete sulla sedia presi dall'ansia e dal disgusto. Più che un film, una thrill ride da luna park, un percorso alienante sulle ali dell'istinto di sopravvivenza e una prova d'attore di Gallo che levati. E pure un regista con due palle così, via.

Jusan-nin no shikaku - 13 Assassins (Giappone)
di Takashi Miike
con Kôji Yakusho, Takayuki Yamada, Yusuke Iseya, Goro Inagaki

Che ti aspetti, quando vai a vedere un film storico su tredici assassini che vogliono giustiziare un sadico ufficiale al servizio dello Shogun diretto dal regista di Audition, Yattaman, Sukiyaki Western Django e Ichi The Killer? Di certo non mi aspetto due ore di sbudellamenti, perché sarebbe banale, e infatti Miike fa il regista serio, costruisce i suoi magnifici tredici con calma, costringe lo spettatore a odiare follemente il cattivo, assembla il team con cura e passione, regala un paio di suicidi rituali d'antologia e trascina tutti verso quel che tutti ci aspettiamo: una seconda parte in cui un'ora (circa) di battaglia finale riempie lo schermo, gli occhi e l'anima sommergendoli di sangue, onore, sassi in testa, trappole da falegnami e cavalli in fiamme. E chiude tutto con un bel dito medio. Eroe.

La passione (Italia)
di Carlo Mazzacurati
con Silvio Orlando, Giuseppe Battiston, Corrado Guzzanti, Cristiana Capotondi

Di Mazzacurati, in passato, dovrei aver visto solo La lingua del santo, che ricordo piuttosto divertente e piuttosto fastidioso quando si prendeva sul serio (non è vero, non me lo ricordo, sono andato a rileggermi cosa avevo scritto nel post su Venezia 2000). Questo nuovo film è piuttosto divertente, anche se in più punti ti vien voglia di tirargli un coppino perché quella gag davvero se la poteva risparmiare. E purtroppo non si prende mai sul serio, sprecando tematiche magari interessanti per tirar fuori la solita commediola di fuga nel paesino a riscoprire se stessi. Poi uno apprezza anche che il protagonista non riscopra chissà cosa, ma si parla comunque di oltre cento minuti con Silvio Orlando circondato da personaggi inutili e bravi attori sprecati, più Guzzanti appiccicato sopra un po' con lo sputo.

Il sentiero di Meek - Meek's Cutoff (USA)
di Kelly Reichardt
con Michelle Williams, Bruce Greenwood, Will Patton, Zoe Kazan

Un gran bel western di quelli moderni, tutto silenzi e paesaggi, ritmo spesso e intreccio semplice, sporcizia lurida e bravi attori. A occhio, guardandolo, o ti annoi senza speranza, o ti fai trascinare nel suo disastro, pure lui senza speranza. Io mi sono fatto trascinare.

La bella statuina - Potiche (Francia)
di François Ozon
con Catherine Deneuve, Gérard Depardieu, Fabrice Luchini, Karin Viard

Una bella bella bella commedia tutta seventiez, colorata, festosa, allegrotta, con una protagonista bravissima e una capacità rara di trattare in maniera spensierata argomenti su cui altri monterebbero insopportabili e interminabili monologhi. Gioiellino.

Somewhere (USA)
di Sofia Coppola
con Stephen Dorff, Elle Fanning
Leone d'oro

Il problema di Sofia Coppola, ammesso che glie ne freghi qualcosa, è che alla gente - me compreso - è piaciuto un sacco Lost In Translation. Il problema degli altri film di Sofia Coppola è che non sono ambientati in Giappone e non hanno Bill Murray come protagonista. E allora, improvvisamente, la gente scopre di non apprezzare i film di Sofia Coppola, se non raccontano di Bill Murray in Giappone. Io, invece, ho scoperto che Sofia Coppola mi piace a film alterni. Somewhere, per dire, mi è piaciuto. Mi è piaciuto l'avvio, con due sequenze che dicono a chiare lettere "in questo film non succede nulla, se non vi va bene levatevi dalle palle". Mi son piaciuti gli attori, e per far recitare bene Stephen Dorff qualche merito devi avercelo. M'è piaciuto il modo in cui ti fa respirare senza clamori un pezzetto di vita totalmente aliena, nei luoghi, nei tempi e nelle forme.

Venezia - Fuori concorso
The Town (USA)
di Ben Affleck
con Ben Affleck, Rebecca Hall, Jon Hamm, Jeremy Renner

Se si pensa che in fondo Ben Affleck è diventato famoso vincendo mezzo Oscar per una sceneggiatura, non ci sarebbe neanche troppo da stupirsi del fatto che si stia costruendo una (sorprendente) carriera dietro alla macchina da presa. Il problema è che abbiamo tutti stampato in mente il Ben Affleck davanti alla macchina da presa, uno che quando gli è andata proprio bene ha recitato male in bei film e quando gli è andata proprio male ha fatto Daredevil e Gigli. E che è pure il fratello scemo di suo fratello (no, non l'ho visto Hollywoodland, e va bene, mi fido: lì è bravissimo). E invece poi ti tira fuori un film d'esordio come Gone Baby Gone e questa bella bella bella opera seconda, che magari per certi versi mira meno alto, ma forse anche per questo era ancora meno semplice da realizzare. Perché misurarsi coi classici non è mai facile e farlo quando devi dare seguito a una roba per cui ti hanno lodato tutti lo è ancora meno. E invece il mascellone ha diretto un gran bel film, ancora una volta immerso nel lato più lurido e puzzone della sua Boston, infilandoci dentro due o tre rapine mozzafiato, raccontando con romanticismo e pulizia una storia straclassica, conducendo al meglio un signor cast e riuscendo pure a non sfigurare in un ruolo da protagonista che, vabbé, si è anche un po' cucito addosso. Bravo Ben, continua così che sei forte. E forse un giorno smetteremo di considerarti quello che "apperò, pensavo fosse scemo".

Venezia - Settimana Internazionale della Critica
Hitparzut X (Naomi) (Israele/Francia)
di Eitan Zur
con Yossi Pollak, Melanie Peres, Orna Porat, Suheil Haddad

Gelosia, tradimenti, rabbia, passione, follia, ooomiiiiciiiiidiiiiiiiiooooooooo, sensodicolpa, terrore, ansia, panico, amore, speranza. Un po' thriller, un po' commedia, un po' un bel film solido, compatto, magari lento, ma che si trascina inesorabile verso una soluzione a metà fra il melodramma e la farsa. Bella sorpresa.

Sto cercando di completare e pubblicare i post che mi sono lasciato dietro durante il trasloco, ma non è semplice. Ovviamente tutta 'sta roba l'ho vista in lingua originale e così va vista, specie quando si parla di ottime prove degli attori. Leggo in giro che nella versione italiana di The Town John Hamm ha una voce insostenibile. Poi fate voi.

19.10.10

La settimana a fumetti di giopep - 19/10/2010


Legs Weaver #50 **
Ho smesso di comprare Legs Weaver praticamente subito, limitandomi giusto a qualche singolo albo disegnato da autori che apprezzavo molto e smettendo in fretta anche di acquistare quelli. Non mi diceva niente, ed era comunque un periodo in cui stavo cominciando a disamorarmi nei confronti delle produzioni bonelliane. All'uscita del numero 50, però, lessi in giro per l'internette tanti commenti carichi d'entusiasmo e decisi di comprarlo... e metterlo nella sacra pila della polvere. Dieci anni dopo, finalmente l'ho letto. E ho scoperto che questo presunto gioiellino carico di amore e simpatiche citazioni nei confronti di mille e più mille capolavori del fumetto è sostanzialmente una puttanata, per quanto immagino realizzata con sincerità e affetto. Un omaggio organizzato nella maniera più banale possibile, con la protagonista che si vede proporre le sue avventure in diverse versioni "ispirate" a varie scuole fumettistiche, e fondamentalmente moscio, moscio, moscio, moscio. Moscio. L'unico lampo di vita sta nella manciata di pagine a firma Leo Ortolani. Oh, poi magari sono io che non l'ho capito.

Littlegreyman ***
Mah. Altro giro, altro omaggio, questa volta ai film di serie B dei bei vecchi tempi e in generale alla cultura pop, con un bel girotondo di continue citazioni. E anche qui mi sembra un'operazione piuttosto sterile, che salvo più che altro per il taglio leggero, simpatico, e per il bello stile dei disegni.

Non mi sei mai piaciuto ****
Uah! Bellissimo fumetto autobiografico, in cui Chester Brown si mette a nudo raccontando la sua adolescenza, la sua incapacità comunicativa, lo sforzo inutile di provare e mostrare emozioni forti, l'impossibilità di avere a che fare col mondo che gli ruota attorno. E al primo che dice che i disegni sono brutti ci tiro una centra.


Il sistema ****
Splendido, vivo, pulsante intrecciarsi di piccole storie che si inseguono fra loro, ingranaggi del meccanismo su cui si basa l'ecosistema di una metropoli e che procede nel suo tragico e coloratissimo cammino, incurante del destino cui vanno incontro i suoi figli. Raccontato solo per immagini, senza neanche mezza parola, un gioiello dalla devastante potenza evocativa.

True Faith ***
True Faith è uno dei primissimi fumetti pubblicati a firma Garth Ennis ed è più che altro una curiosità, una roba che fa piacere poter dire di aver letto. Acerbissima satira a sfondo religioso, talmente scomoda da essere ritirata e ripubblicata solo nel 1997 sotto etichetta Vertigo, True Faith non è neanche malissimo, ma ma ha lasciato addosso quella insoddisfazione che provo sempre davanti al Garth Ennis più cazzaro e privo di controllo. Del resto, lo suggerisce pure lui nell'introduzione che si tratta di una mezza minchiata.

La pila polverosa continua a sfornare materiale per questa rubrica e per le mie allergie. Avanti così!

15.10.10

Cellcast

Il trasloco è più o meno finito, Outcast torna in vita con un quinto episodio del Magazine largamente dedicato al gioco su cellulare. Cosa c'entri il Dottor Destino in copertina non ne ho idea, ma sicuramente una buona ragione per averlo messo c'è. Tipo che magari piaceva a Fotone. Comunque l'episodio sta qui.

Anche se in copertina non c'è scritto, si parla pure di Batman.

11.10.10

Alien Breed Evolution


Alien Breed Evolution (Team 17, 2009)
sviluppato da Team 17


A suo tempo Alien Breed non l'ho giocato. Oddio, scandalo, distruzione, omicidio, terremoto, smarrimento, non hai giocato Alien Breed, ucciditi. Eh, sì, che devo dire, sarà arrivato nel momento sbagliato, sarà arrivato quando pensavo ad altro, sarà quel che sarà, ma, pur avendoci messo mano, avrò fatto giusto una manciata di partite. Quindi, se volete, insultatemi per questa mia grave lacuna, ma non venitemi a spaccare le palle col fatto che Alien Breed Evolution mi è piaciuto perché sono un nostalgico. Sì, è vero, sono un nostalgico, ma certo non posso essere un nostalgico di Alien Breed, ok?

E allora come ha fatto a piacermi un gioco così lineare, monotono e facile, in cui non è richiesto approccio tattico, in cui metà delle armi non serve a nulla, in cui sei sempre pieno di munizioni e medikit? Semplice, è successo che una vocina (il tizio di Team 17 che mi ha passato il gioco) mi ha suggerito di giocarlo a livello di difficoltà Elite, perché solo così me lo sarei goduto davvero. E, guarda un po', aveva ragione. La struttura dei livelli non cambia, quindi non è che vengano meno linearità e monotonia degli ambienti e delle situazioni, ma cambia completamente l'esperienza. Ci si ritrova a misurare ogni passo, a controllare tutti gli angoli, ad esplorare luoghi nascosti per cercare quelle munizioni che sembrano non bastare mai e ad aggiungere quindi tensione alla tensione, perché stai mettendo piede in posti pericolosi che non saresti neanche costretto ad esplorare.

Una tensione certo non figlia di una direzione artistica e di un motore grafico sì pregevoli, ma ampiamente sopra le righe e davvero poco sottili, quanto piuttosto di un gameplay che sa tenere sulla corda. Non frustrante, come all'inizio temevo, perché a conti fatti l'ho finito morendo giusto un paio di volte, entrambe per il modo disattento con cui avevo affrontato situazioni toste, ma senza dubbio impegnativo. Perché ti costringe a imparare a usare le armi, tutte le armi, a studiare la conformazione dei livelli per sfruttarla contro il nemico, usando le porte come colli di bottiglia, nascondendoti dietro gli angoli per ricaricare, sopravvivendo a una situazione ostile per davvero.

Ha comunque i suoi difetti e sì, l'ho detto, rimane un gioco lineare e almeno un tot ripetitivo, ma si sente davvero poco, se lo giochi nel modo giusto. Al che, uno si chiede, ma perché non te lo scrivono da qualche parte, che la right way è quella Elite? Perché sono storditi. E continuano ad esserlo anche col secondo episodio, che ho recensito qui.

E dopo quasi tre settimane, torno a postare. Il trasloco è finito, anche se ci sono ancora tre o quattro code impazzite da sistemare, quindi dovrei trovare il tempo di tornare a scrivere qua dentro, se non fosse che ho otto milioni di cose da fare accumulate. E per fare la maggior parte di queste cose mi pagano, quindi non è che possa cazzeggiare più di tanto. Infatti questo post l'ho scritto solo perché colto da fuoco sacro nel recensire il seguito su Next, come da link sopraesposto. Insomma, vediamo. Ah, Alien Breed Evolution l'ho giocato in inglese, bla bla bla.

21.9.10

Pecoranza

Settimana tosta, non ho proprio tempo di mettermi a scrivere roba per il blog. Mi giovo quindi, come preannunciato, della pubblicazione della seconda parte del nono episodio del Tentacolo Viola (del e dello) per fare un post gratis. Così, tanto per smuovere da morte cerebrale. Sta qui.

La pubblicazione è in realtà avvenuta tre giorni fa, ma insomma, non stiamo a puntualizzare troppo.

17.9.10

Adventureland

Adventureland (USA, 2009)
di Greg Mottola
con Jesse Eisenberg, Kristen Stewart, Ryan Reynolds


Ho guardato Adventureland verso metà luglio, quindi in fondo non è neanche passato troppo tempo rispetto ad altre cose, ma il tag quasimenedimenticavo ci sta comunque tutto. L'ho guardato su Sky, anzi su MySky, una sera in cui non avevo nulla da fare (occasione rarissima) e il giorno dopo sono andato a vedere se il mondo dell'Internet mi offriva un'offerta degna di nota per il Blu-Ray. Me l'ha offerta. L'ho comprato. Perché? Perché è un film della madonna? No, dai. Però è un filmetto bello e gradevole, che non fa le cose che temevo facesse e ne fa invece altre.

Per dirne una, è una commedia americana in cui l'amico un po' strano e il comprimario un po' folle non sembrano personaggi totalmente sopra le righe, impossibili, ma hanno tutto sommato una loro adorabile credibilità. È una commedia americana che punta sui toni malinconici, ma senza sconfinare nel patetismo ansiogeno e senza mostrarci mai gente che urla sotto la pioggia con della musica emozionante di sottofondo. E addirittura non ci sono neanche monologhi di Susan Sarandon!

Detto che, casomai ci fosse il dubbio, le mancanze elencate fino a qui sono aspetti positivi, uno dei pregi più grossi di Adventureland sta nel suo essere un film ambientato negli anni ottanta che non ti rompe le palle urlandoti in faccia dall'inizio alla fine "oh, guarda che figata, sono ambientato negli anni Ottanta, prova tanta nostalgia, ridi assieme a noi, commuoviti e fatti pure venire un'erezione pensando alle tette di Sabrina Salerno". Una cosa tipo Donnie Darko, o magari Notte prima degli esami, per capirci. No. Semplicemente Adventureland se ne sta lì, negli anni ottanta, e si fa gli affari suoi.

Sì, ok, ma a parte le cose pessime che non fa, quali sarebbero le cose ottime che fa, 'sto Adventureland? Beh, intanto conferma la rinascita cinematografica della carriera di Greg Mottola, ché fra The Daytrippers (non l'ho visto, pare sia buono, voglio recuperare) e l'ottimo Superbad erano passati dieci anni. E insomma, mi sembra una cosa positiva, visto che due film suoi su tre mi son piaciuti e il prossimo, essendo scritto da Nick Frost e Simon Pegg, tanto pessimo non potrà mica essere. Poi riesce a raccontare un po' le stesse cose di Superbad (crescita, abbandono, ritorno alla realtà postadolescenziale, inseguimento della patata) rinunciando al modello tutto sbocco e parolacce di Apatow.

Ed è insomma un bel filmetto divertente, delicato, malinconico, con interpreti che convincono (sì, pure la tavola da surf nana e un po' tamarra che però quando le fanno un primo piano dici "ah!") e con quella adorabile capacità di raccontare e far ricordare momenti in cui, bene o male, siamo passati un po' tutti. Certo, non tutti poi abbiamo finito per bombarci Kristen Stewart. Ops, spoiler.

Il film l'ho visto in lingua originale e sinceramente non ricordo se e quanto possa essere importante farlo. Comunque, trattandosi di una commedia, do per scontato che l'adattamento italiano faccia completamente schifo.

16.9.10

Mercatino update

Segnalo a tutti, in ridondanza con quatto fatto ieri su tumblr (anche perché rispetto a ieri ho aggiunto altro materiale ancora: Image, Valiant, Ultraverse, Salamadonna), che dopo essere sceso a patti con la realtà ho corposamente aggiornato il mercatino con la svendita dei fumetti, aggiungendo un tot di cose, soprattutto edizioni italiane di roba americana. Marvel, DC e non solo. Trovate tutto qui (e le novità sono evidenziate con questa bella scritta rossa: *** NOVITÀ ***). Fra l'altro nel weekend molto probabilmente aggiungerò una discreta quantità di altra roba, con quello che credo sarà l'ultimo aggiornamento prima della fine del mondo come lo conosciamo.

Nel mercatino comunque c'è pure altro. Il post riassuntivo di tutte le merci sta qui.

Chiunque retumbleri, retwitti, spammi su Facebook o comunque sparga in giro questa cosa mi fa un gran favore. Grazie. :)

15.9.10

Buzzcast

Che Outcast compie un anno l'ho già scritto ieri, pubblicare un episodio per festeggiare la ricorrenza mi pareva obbligatorio. Mobbasta, però, non voglio metter mano a file audio fino a ottobre.

Poca musica ma buona, a 'sto giro. La pornointro di Babich è un gioiellino.

14.9.10

Un anno di Outcast

Un po' più di un anno fa, ero in ufficio a chiacchierare con lo Sbrocchieri e il Gigirizzi. Si parlava di questo e di quello, di quel che sarebbe divertente fare e di quel che si potrebbe fare. Con ancora in testa la deprimente esibizione in mutande al ritmo di Guitar Hero, parlammo di provare a realizzare un podcast (video) di Nextgame. Si sarebbe dovuto intitolare "Videogiochi in mutande". Per fortuna l'idea morì subito. Rimase però la voglia di farlo in versione audio. Passano i mesi e non se ne fa nulla, anche se l'idea torna fuori regolarmente. Passa altro tempo e mi ritrovo a far da ospite in un episodio extra di RingCast. E mi rendo conto che la roba mi diverte proprio. Del resto, considerando quanto a suo tempo mi divertii con le tre trasmissioni di Kaibastation...

E allora nasce la voglia di farlo, 'sto benedetto podcast. Se ne chiacchiera con Fotone, si decide che deve essere una roba per i fatti nostri, indipendente, si coinvolgono altre brutte persone e si comincia, senza avere la minima idea di come fare. Problemi tecnici, disorganizzazione, incapacità di parlare davanti a un microfono... l'inizio è stato un disastro, ma pian piano siamo cresciuti e siamo arrivati a mettere in piedi una roba che ha - quando non scatta il delirio di pacchi e contropacchi - due uscite mensili fisse e un numero sempre crescente di episodi extra. E continua ad essere disastrata da problemi tecnici, disorganizzazione, incapacità di parlare davanti a un microfono.

Oggi cade il primo anniversario di quel tragico Episodio 0, e se mi guardo indietro vedo un sacco di pattumiera. Vedo però anche che, nel contesto di una roba fatta tanto per fare, portata avanti remando contro l'inedia di chi mi circonda, messa assieme senza avere la minima padronanza tecnica e senza spenderci un soldo più del minimo indispensabile (un programma m'è toccato comprarlo), qualche soddisfazione me (ce) la sono (siamo) tolta. Alla fine uno gnocco tosto di gente che ci scarica sempre c'è, così come ci sono i tanti apprezzamenti, più o meno diretti. E un paio di ROTFL, che fanno sempre piacere.

È un bel vivere. Sarebbe più bello se non mi ritrovassi a montare gli episodi a notte fonda e se ci fosse qualcuno disposto a pagarmi per farlo, ma insomma, eh, a parte il fatto che è ancora tutto da dimostrare che questa scoreggia di podcast possa essere una roba in grado di meritarsi dei soldi, il problema fondamentale è che no. E quindi no. Ma va bene così, è comunque bello.

Grazie, comunque. A chi ci ascolta, a chi ci commenta, a chi ci scrive e a chi ci sprona. E ovviamente alla mandria di inaffidabili debosciati che partecipano al podcast, con particolare attenzione a Fotone che assembla le spettacolari copertine, a Babich che ha composto delle splendide siglette, al Toso che ha composto un'inascoltabile sigletta e a chi nel corso di quest'anno ha proposto delle idee. Tipo DeSangre e RuMiKa, che addirittura hanno estratto dal cilindro delle rubriche. O Braincoso, che si è pure inventato una serie di Podcast. O tipo Mattia, che una volta, tanto tempo fa, ha addirittura suggerito un argomento. E poi gli altri, che stanno elencati là sotto.

L'immagine è la copertina del Reportage su Gamescom e GDCE 2010 che avrebbe dovuto essere e non sarà mai. Qua invece sta Il Tentacolo Viola.

Per ascoltarci in streaming, clicca su questo coso qua sotto

Podtrac Player


Altri modi per ascoltarci:
Outcast su iTunes

--

Per contattarci:
Scrivi ad Outcast - outcastlive@gmail.com
Il blog di Andrea Babich: The Babich Playground
Il blog di Andrea Maderna: L'Edicola di giopep
Il blog di Davide Giulivi: Linea di fondo
Il blog di Davide Tosini: ToSo on the Net
Il blog di Elena Avesani: Puffetti rosa
Il blog di Fabio Bortolotti: Kenobit
Il blog di Gianluca Loggia: Uno sgarrafiesto con Ualone
Il blog di Lorenzo Antonelli: Bunker
Il blog di Luigi Marrone: E-Self Electronic Self
Il blog di Marco Calcaterra: Ultimo cannoncino
Il blog di Mattia Ravanelli: Zave's

 
cookieassistant.com