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21.7.15

Ant-Man


Ant-Man (USA, 2015)
di Peyton Reed
con Paul Rudd, Michael Douglas, Evangeline Lilly, Corey Stoll, Michael Peña

Ant-Man è arrivato nei cinema con addosso la rogna derivata dall'essere un po' antipatico, sfigatello, certo non portatore sano di grandi aspettative. Era il progetto figlio dell'amore di Edgar Wright, quello che i Marvel Studios avevano tenuto fermo per quasi un decennio (privandosi per altro della possibilità di utilizzare altrove un personaggio importante delle loro storie a fumetti), perché ci tenevano a permettergli di realizzarlo e che nonostante questo, arrivati al dunque, era andato in vacca, con Wright e il suo amichetto Joe Cornish che mollavano la produzione per differenze creative e Paul Rudd e Adam McKay subentrati a rielaborarne la sceneggiatura. Ed era anche il film in cui gli stessi Studios non sembravano credere fino in fondo, fra il budget relativamente ridotto e l'assenza di un seguito nel piano quinquennale di dominazione del mondo annunciato tempo fa. Certo, è vero anche che annunciare un secondo episodio senza aver visto i risultati del primo sarebbe stato un po' fuori dalle solite pratiche dei Marvel Studios, figuriamoci per un progetto apparentemente storto e basato su un personaggio che, per quanto importante nell'universo fumettistico, obiettivamente "là fuori" conoscevano in pochi. E poi, via, l'uomo formica, fa ridere, su. E quindi? Disastro? Eh, no.

Salta fuori che invece Ant-Man è un bel film, divertente, originale, di personalità, con il cuore di chi ci prova e ci crede davvero. È probabilmente un po' "normalizzato" rispetto al film che ci avrebbe regalato Edgar Wright? Può essere, o può essere anche di no, dato che per rimanere al timone, beh, avrebbe dovuto accettare quel che non ha voluto accettare. Del resto, ehi, Guardiani della galassia ha sicuramente la personalità di James Gunn, ma non si può mica negare che gli manchino molti tratti distintivi dei suoi precedenti film e che abbia una struttura e tanti punti fermi immancabili in ogni singolo episodio della grande saga Marvel, no? Ma tant'è, sarà suggestione, nell'Ant-Man che è venuto fuori, in certe sue gag visive, in alcune trovate particolari, è difficile non vedere almeno un po' l'impronta del registra britannico. In qualche modo questo film rimane almeno in parte opera sua e ne conserva lo spirito, pur essendo a conti fatti opera d'altri e non potendo magari vantare, per esempio, la pulizia, il dinamismo e le complesse coreografie nelle scene d'azione che mi sarei aspettato da Wright. E non ci vuole un genio per immaginare quali possano essere almeno alcune delle aggiunte imposte dall'alto, i vari collegamenti all'universo Marvel più ampio che, pur ben realizzati e piuttosto divertenti, non aggiungono molto allo sviluppo del film, stanno lì solo per dare la sensazione di universo coeso e non potevano certo far parte della sceneggiatura risalente a parecchi anni fa. Ma, al di là delle masturbazioni mentali su quel che sarebbe potuto essere, il punto è che, ribadisco, Ant-Man è venuto fuori davvero bene.

Paul Rudd nella scena in cui incontra una differenza creativa.

L'aspetto più sorprendente della faccenda, forse, sta nel fatto che stiamo parlando di un film che riesce ad avere una sua bella personalità pur essendo perfettamente inserito nella grande macchina Marvel Studios e nonostante un autore carismatico abbia ceduto il posto da regista a un solido mestierante. Eppure, sarà per i meriti dello script originale, sarà per il buon lavoro di riscrittura, sarà perché in fondo Reed sa il fatto suo, ne è venuta fuori una cosetta che non solo va ben lontana dall'essere nel gruppo dei peggiori film Marvel, ma può tranquillamente piazzarsi là in alto fra quelli meglio riusciti. E se lo fa è per diversi motivi. C'è l'evidente desiderio di realizzare un film di supereroi diverso dal solito, che come altri della "fase due" sceglie di giocare coi cliché di un filone specifico, in questo caso l'heist movie. C'è l'attenzione per i personaggi, la voglia di dare una solida caratterizzazione al suo eroe e di tornare a puntare (un po' come in Daredevil e, in una certa misura, in Avengers: Age of Ultron) sull'uomo dietro alla maschera più che sulle divinità che sfondano palazzi. L'intero film ruota solo in minima parte attorno all'ennesima missione per la salvezza del pianeta, riportando invece il conflitto a una dimensione umana e personale, tanto sul piano delle tematiche, con un protagonista padre di famiglia a cui interessa trovare un lavoro e conservare un rapporto con la figlia, quanto su quello letterale dell'azione, con la strepitosa battaglia finale ambientata in una singola stanza, senza città volanti o bombe atomiche di mezzo.

Aiuta, in questo, il cast ai limiti della perfezione. Paul Rudd è magari più misurato che in altri film, ma il suo carisma tutto sbarellato rende alla perfezione la natura da uomo qualunque del personaggio e il paio di scene in cui tira fuori tutta la sua verve comica è dirompente. Michael Douglas ed Evangeline Lilly lo accompagnano in maniera efficacissima, definendo un triangolo che è il cuore del film e funziona oltre ogni rosea aspettativa. Corey Stoll, povero, ha il solito ruolo ingrato da cattivo Marvel, una sorta di versione speculare del Jeff Bridges visto nel primo Iron Man, antagonista del proprio mentore invece che del proprio protetto, ma si destreggia col materiale a disposizione e riesce comunque in quel che sa fare meglio: infondere una credibile dose di umanità in un personaggio che rischiava di andare fin troppo sopra le righe. E poi c'è Michael Peña, spettacolare spalla comica che si mangia davvero ogni singola scena in cui appare, prestandosi fra l'altro, con il paio di montaggi in cui fa da voce narrante, a quella botta di creatività che, magari ingiustamente, non ti aspetteresti da Reed.

E, a proposito di Reed, non avrà un curriculum vitae che urla action movie da tutti i pori, eppure gestisce benissimo i tempi dell'azione e soprattutto la sua natura particolare. Perché se c'è una cosa che Ant-Man fa, beh, è sfruttare alla grande lo spunto offerto dalla natura assurda del protagonista e tirarne fuori momenti action, e non solo, che davvero sanno offrire spunti originali, gag esilaranti e trovate visive dalla forte personalità, grazie a una direzione solida, a una certa ingegnosità di fondo e a un lavoro di montaggio strepitoso, riuscendo fra l'altro a dare pure un senso e una buona efficacia all'utilizzo del 3D. Ant-Man è un bel film di supereroi non solo perché è scritto bene, si prende i suoi tempi e riesce a raccontare un arco narrativo che abbia un capo e una coda, tornando a parlare di personaggi ai quali è piacevole appassionarsi, lo è pure per la capacità di tirar fuori qualcosa di originale, nuovo e affascinante in un contesto abusatissimo. E il fatto che ci riesca pur risultando perfettamente incastonato in quel baraccone di film per molti versi tutti uguali che sono quelli Marvel, oltretutto grazie al lavoro di un regista da cui, siamo onesti, non ci aspettavamo molto, beh, è da applausi. Poi, sì, possiamo anche dire che nel primo atto c'è qualche lungaggine, ma se le scrolla di dosso abbastanza in fretta, per poi ingranare la marcia e non fermarsi più. E ha pure una bella colonna sonora, di quelle che rimangono in testa. E riesce a farti venire il magone per il destino di una formica. Che gli vuoi dire?

L'ho visto l'altro giorno, al cinema, qua a Parigi, in lingua originale e in 3D. Michael Douglas ha sempre un carisma e una voce favolosi e quando ci crede è ancora un piacere. Non era scontato, ma qui sembra crederci per davvero, così come chi gli gira attorno. In Italia il film arriva il 12 agosto. A cosa serve rinviarlo da metà luglio a metà agosto? Boh? Si temeva la concorrenza della carcassa di Terminator?

19.7.15

Lo spam della domenica mattina: Splat!


Questa settimana sono stato via qualche giorno per questioni irrinunciabili e ho passato praticamente tutto il resto del tempo a tradurre roba dal Comic-Con. Ho comunque cose da segnalare. Su IGN abbiamo tre Rewind Theater (Batman V Superman, Star Wars: Il risveglio della forza e Suicide Squad), mentre su Outcast ci sono il nuovo Outcast Magazine, il Videopep sui giochi di giugno, il nuovo Outcast Popcorn e l'Old! sul luglio del 1995.

Ciao e grazie.

18.7.15

La robbaccia del sabato mattina: Leonardo!


Lo vedete quello con la faccia blu qua sopra? Eh. Sono le foto di X-Men: Apocalypse. Avete visto quanto sono brutte? Vogliamo parlare del fatto che se copri la faccia a Oscar Isaac e lo rendi irriconoscibile ti stai perdendo uno dei motivi per cui è fico avere Oscar Isaac? Ma poi quello è davvero lui? È inguardabile. Ricordiamoci, però, che Quicksilver era inguardabile e alla fine si è rivelato essere la cosa migliore di X-Men: Giorni di un futuro passato.



Dunque, il primo trailer di The Revenant, il nuovo film di Alejandro González Iñárritu in cui questa volta Leonardo Di Caprio magari vai a sapere vince l'Oscar e per cui Tom Hardy ha rinunciato ai soldi di Suicide Squad. Sembra una roba estremamente fica, particolare, originale. Qui è dove faccio presente che Birdman non mi è piaciuto poi così tanto. Così, per far polemica a caso.



Narcos, la nuova serie di Netflix che racconta la guerra contro Pablo Escobar e il cartello della droga di Medellin. Sembra interessante ma basta, davvero, basta, non ce la faccio più, troppa roba, non ce la faremo mai, moriremo tutti.



Joy, il nuovo film di David O. Russell con i suoi amichetti Jennifer Lawrence, Bradley Cooper e Robert De Niro. Sembra il solito macello tutto colorato, folle e pieno di attori che fanno i numeri. Io ci sto, dai.



Show Me a Hero, la nuova serie HBO del creatore di The Wire, con Oscar Isaac, Catherine Keener, Alfred Molina, Winona Ryder, Jon Bernthal e Jim Belushi. You had me at "Oscar Isaac", anche se poi ho letto che ci ha lavorato Paul Haggis e mi sono ammosciato. E comunque basta.



Ieri faceva quasi fresco, qua a Parigi. L'altro ieri si moriva di caldo, qua a Parigi. Oggi come va, qua a Parigi? Non lo so. So, però, che forse oggi vado a vedermi Ant-Man. Così, lo segnalo. Magari a qualcuno interessa saperlo.

13.7.15

Ed è lunedì


Dunque, stamattina ci siamo svegliati così, con tutti che piangono per la morte di Satoru bello. E improvvisamente sembra tutto più brutto, più triste, più indegno di essere vissuto con allegria. Not really, ma insomma, sicuramente spiace.Fra Twitter e l'internet in generale è pieno di coccodrillate, non sto ad aggiungere nulla di mio, ché alla fine diciamo tutti le stesse cose. Mi limito a quanto segue.



Intanto, nel weekend s'è tenuto il San Diego Comic-Con, con la sua valanga di trailer, immagini, dietro le quinte, robe riprese di striscio dai telefoni e robe pubblicate in via ufficiale. Facciamo una breve rassegna di quel che mi ricordo di mettere, così, per un lunedì all'insegna dell'amicizia.



Outcast, la serie tratta dal nuovo fumetto di Robert Kirkman, su cui ho scritto due righe veloci a questo indirizzo qua. Secondo me potrebbe essere divertente. Fra l'altro, il fumetto è sostanzialmente appena iniziato, quindi qua il sorpasso sarà veloce. Chissà come lo gestiranno.



Colony, col texano di Lost e l'insopportabile di The Walking Dead, alle prese con una Los Angeles distopica in cui c'è il clone inquietante di Steve Carell. Sento puzza di cagata, ma vai a sapere.



Ancora la serie TV di Scream. La maschera quasi mi piace. Il resto, boh, sembra viaggiare sul labile confine fra il divertente e l'inguardabile. Che poi è un po' sempre stato il gioco pericoloso giocato dagli Scream. Alla fine giusto così.



Into the Badlands, sulla carta serie di mazzate intrigante e divertente, all'atto pratico un lungo trailer di una noia mortale. Ma va detto che ormai qualsiasi trailer duri più di un minuto e mezzo mi risulta di una noia mortale, quindi forse il problema è mio.



The Man in the High Castle, la serie con cui Amazon punta sulle cose grosse. Ho scritto due cose sul pilota a questo indirizzo qua. Al di là del fatto che gli attori sono tutti sagomati di cartone, promette bene. Crediamoci.



Il trailer di Batman v. Superman: Dawn of Justice. Boh, che dire, è un bel trailer, c'è tutto quel che ci deve essere, conferma che lo spunto di partenza era quello intuibile dal finale di L'uomo d'acciaio, mostra la gente che si mena e che si guarda storto sparandosi le pose, è il trailer del film che è lecito attendersi. E con cui sono abbastanza convinto che mi divertirò. Ma che mi lascia freddo. Sono anche abbastanza convinto che vent'anni fa, di fronte a questo trailer, sarei impazzito di gioia, ma che ci posso fare, la vecchiaia fa brutti scherzi. Oh, non sto dicendo che bisogna essere quindicenni per gasarcisi, sto dicendo che io, a quindici anni, mi sarei gasato. Oggi, tutto 'sto spararsi le pose facendo brutto e ti aspetto fuori ora ti meno cazzo ti guardi mi fa un po' l'effetto che mi fa, per dire, il design del protagonista da videogioco medio che si spara, appunto, le pose. Tipo quelli di Assassin's Creed col cappuccio tirato su. Whatever. Va anche detto che a me i film di Snyder piacciono uno sì e uno no. Quindi questo dovrebbe farmi schifo. Boh. Comunque Gal Gadot come Wonder Woman non è male. Il Luthor di Jesse Eisenberg, invece, secondo me verrà fuori bene, ma nel trailer lo trovo presentato maluccio. Mah.



Il delizioso dietro le quinte di Star Wars: Il risveglio della forza, che mostra tanto senza mostrare niente. Io sono convinto che verrà fuori una cosa bella più o meno da quando il film è stato annunciato e tutto quel che si vede mi rassicura, anche se mi fanno un po' tristezza i vecchietti. Vedremo. Sono magari meno convinto riguardo ai centododici nuovi film della serie attualmente in produzione, ma quello è un altro discorso. In generale, comunque, oh, se iniziano a far soldi anche cose non di supereroi a me non dispiace mica. Anche se più penso a Jurassic World e meno mi piace.



Fear the Walking Dead, nel trailer, mostra esattamente quel che ci si aspetta dalla serie. Se poi sia un bene o un male, onestamente, non so dirlo. Vedremo. Secondo me potrebbe essere interessante. Poi c'è qualche attore dignitoso. E c'è anche Bellick! Fra l'altro mi sa che inizia mentre sono in ferie, a 'sto punto me la guardo tutta in fila quando finisce.



Ash vs. Evil Dead, signori miei. Questo è il vero versus, altro che dei con la faccia da scemi, idioti vestiti da pipistrelli e cretini pelati con la parrucca. Mi rimane addosso il timore che nel trailer abbiano messo il meglio e poi la serie sia un gran carico di brodo allungato fra una gag e l'altra, ma insomma, quel che si vede nel trailer è perfetto, Bruce Campbell sembra in gran forma e alla peggio, oh, abbiamo comunque un pilota diretto da Sam Raimi.



Il trailer della sesta stagione di The Walking Dead, a occhio, è il solito lavoro di depistaggio (per altro in parte confermato da Scott Gimple). Però, insomma, si vedono cose interessanti, c'è Rick che vira sempre più verso il matto completo e c'è il gruppo di ribelli. Vedremo un po' come se la gestiscono. Io, comunque, anche qui, continuo ad avere addosso la voglia di non seguirla più "in diretta".

C'è altro? Sicuramente c'è altro, tipo i promo della seconda stagione di Fargo, che mi mettono addosso molta voglia, o i bootleg di Deadpool e Suicide Squad, che sembrano simpatici, anche se, boh, non so, non ci posso fare niente, tutto quel prendersi sul serio mi mette addosso una sensazione di sfiga che levati. Boh. Vabbuò, dai, vedremo.

Sto guardando la terza stagione di Orange is the New Black. Parte maluccio, ma caspita se si riprende, poi. Ah, guardatevi Catastrophe. È fantastico.

12.7.15

Lo spam della domenica pomeriggio: Oh, fa freddo!


Pare incredibile, ma da queste parti è tornato il fresco. Roba da matti! Ad ogni modo, questa settimana su IGN abbiamo l'Indiegram in cui parlo di Adventures of Pip, Three Fourths Home: Extended Edition e Mighty Switch Force! Hyper Drive Edition per PC, ma anche uno speciale dedicato all'apparizione di Shigeru Miyamoto e dei suoi minion al Japan Expo e pure il nuovo Dite la vostra. Su Outcast, invece, abbiamo il nuovo Podcast del Tentacolo Viola, il nuovo Outcast Popcorn, il Librodrome dedicato a Bedlam e l'Old! sul luglio del 1985. Frechete!

Sembra essere finito il momento di inferno a Parigi. Incrocio i diti.

6.7.15

La primavera a fumetti di giopep


E rieccomi qua, cinque mesi dopo l'ultima volta, a mettere in fila tutta la roba a fumetti che ho letto nel frattempo, ovviamente senza ricordarmi più nulla, se non qualche immagine vaga, lampi, cose così. Questa volta si tratta per lo più di roba americana e/o francese, cose che ho acquistato qui a Parigi o magari durante la trasferta della GDC 2015. In teoria ci sarebbero anche un po' di fumetti Marvel, dato che ultimamente mi sono rimesso a leggere in maniera abbondante su Marvel Unlimited, ma alla fin fine è tutto un grosso minestrone e figuriamoci se riesco a ricordarmi in maniera dignitosa come vadano le cose lì.

Con il cuore a Kobane ****
Lo Zerocalcare delle strisce mi fa sempre ridere molto meno di quanto vorrei e quello dei volumi raramente mi convince fino in fondo, però, ehi, quando mi sembra che una cosa gli sia venuta bene, beh, diciamolo. Il suo reportage sul viaggio a Kobane l'ho letto con immane ritardo, dopo essere tornato dalla GDC, ne scrivo con ritardo ancora più grande e mi chiedo a chi possa servire leggerne oggi. Ma insomma, tanto non è che stia dicendo molto di utile, al riguardo. Comunque, la versione cartacea che ho io, se ho capito bene, è stra-esaurita, ma si può recuperare in digitale

Powers: Bureau #2: "Icons" **** 
Mh, non saprei indicare cosa non vada di preciso, ma c'è qualcosa che non riesce a convincermi fino in fondo, in questa seconda vita di Powers. Intendiamoci, è sempre una lettura molto piacevole e visivamente spettacolare, ma mi sembra abbia perso un po' d'impeto. È solo un problema mio? Ma fra l'altro, il telefilm com'è?

Trees #1: "In Shadow" ****
Un'invasione di alberi da un altro mondo, o qualcosa del genere, scritta dal sempre ottimo Warren Ellis, che ultimamente è un po' passato di moda ma, insomma, non s'è rincoglionito come altri (ciao Frank Miller). In un certo senso, sembra quasi applicare il modello della storia di zombi media a un'invasione aliena: gli invasori, tecnicamente, ci sono e hanno piantato su un casino, ma non li vediamo e vengono esplorati soprattutto gli effetti che il loro arrivo hanno scatenato sull'umanità. Il mistero di fondo è abbastanza intrigante, sono curioso di scoprire dove voglia andare a parare.

Kingsman: The Secret Service ****
Il solito Mark Millar: divertente, originale, brutale, sboccato, scorretto e con una voglia matta di fare l'anticonformista. Per certi versi m'è piaciuto più del film ma nel complesso, come il film, non mi ha convinto fino in fondo.

Outcast #1: "A Darkness Surrounds Him" ****
Outcast, vale a dire la nuova serie di Robert Kirkman della quale sono già stati acquisiti i diritti per una serie TV che non avrà mai il successo di The Walking Dead. Almeno credo. Comunque, si parla di possessioni demoniache, o almeno così sembrerebbe, ma la faccenda è molto più complicata di un semplice Pazuzu infilato nella bambina di turno. Ci sono cospirazioni, associazioni, tribolazioni. L'atmosfera è bella intrigante, ma succede ancora troppo poco per farmi un'idea concreta.

Sex Criminals #1: "One Weird Trick" ****
Sex Criminals #2: "Two Worlds, One Cop" ****
Mi sa che non sono un fan sfegatato di Matt Fraction, perché questa serie, per quanto indubbiamente intrigante per idee e tematiche, non mi ha fatto innamorare fino in fondo. Sicuramente sono curioso di capire dove andrà a parare, visto che continua a rilanciare con svolte sempre più fuori di cozza, però, non saprei, in un certo senso mi fa un po' l'effetto di Mark Millar, quell'ansia da gioco al rialzo continuo a tutti i costi un po' forzato.

Low #1: "The Delirium of Hope" *****
Shutter #1: "Wanderlust" ***** 
Questi li metto assieme non tanto perché siano collegati, quanto perché sono entrambi portatori sani (assieme a Saga e Black Science, che non a caso menziono là sotto), di una sorta di corrente esplosa negli ultimi tempi all'interno del fumetto americano: quella della fantasia! Pare incredibile ma gli americani si sono improvvisamente (nuovamente) accorti del fatto che è possibile utilizzare i fumetti per inventare mondi totalmente lontani, fuori di testa, fantasiosi, originali ed evocativi sul piano visivo, davvero "altri" e affascinanti, a prescindere poi da cos'è che vadano a raccontare. Nel caso specifico, Low racconta una storia nella sostanza abbastanza ordinaria, fatta di regni sommersi, divisione sociale, rabbia e vendette, ma con una protagonista affascinante, un gran bel ritmo, la forza di saper piazzare nel modo giusto i cliffhanger e tutte quelle cose che ho detto qua sopra. Shutter, invece, è completamente fuori di testa in tutto quel che racconta, anzi, quasi più in quello e nei personaggi protagonisti che nell'ambientazione, che in fondo è e rimane un pianeta Terra quasi normale. Quasi. Comunque, sono due fumettoni. E uno l'ha scritto Rick Remender. Che mi sa che mi piace più di Matt Fraction.

Petites coupures à Shioguni ****
Un racconto urbano, brutale, fascinoso e polveroso, ambientato in Giappone e raccontato e illustrato attraverso un miscuglio narrativo e visivo che unisce oriente e occidente in maniera fortissima e affascinante. Onestamente, il racconto in sé l'ho trovato un po' insipido, ma lo sforzo creativo che impregna ogni singola pagina è roba che merita davvero. Non credo esista un'edizione italiana e fra l'altro me la immagino piuttosto complessa da realizzare, visto il modo in cui sono assemblate le tavole, ma vai a sapere.

L'arabo del futuro (L'Arabe du futur) *****
Anche questo l'ho letto in francese, grazie a una pescata un po' a caso di quelle che ogni tanto faccio nella fumetteria vicino a casa. Ma di questo so che esiste una versione italiana, pubblicata da Rizzoli Lizard. Si tratta del primo volume di tre (e questo l'ho scoperto solo dopo essere arrivato alla fine... groan... ), che vanno a comporre l'autobiografia di Riad Sattouf e il racconto della sua vita vissuta gironzolando tra Europa, Libia e Siria. Con un tono molto leggero, Sattouf racconta la propria infanzia, il rapporto con il padre e le sue fissazioni, le difficoltà a integrarsi e tutta una serie di piccoli episodi che permettono di lanciare uno sguardo su situazioni e culture per noi lontanissime. Davvero bello.

Quelli che ne ho scritto o parlato altrove e quindi metto il link ad altrove
Gabriel Knight: The Temptation ***
Hotline Miami 2: Wrong Number Digital Comic ***
The Walking Dead #23: "Whispers into Screams" *****

Quelli che ho scritto in altre occasioni dei numeri precedenti e non ho niente da aggiungere e mi limito quindi a metterli qua in fila con le stelline che mi ero appuntato 
American Vampire #6 ****, Black Science #2: "Welcome, Nowhere" *****, Deadly Class #2: "1988 - Kids of the Black Hole" *****, Fairest: In all the Land ****, Saga #4 *****

4.7.15

La robbaccia del sabato pomeriggio: Gesù, abbassa la temperatura, ti prego

Dio santo non sono in grado di intendere e di volere, fa troppo caldo. Mi esprimerò tramite concetti brevi. Là sopra c'è poster della seconda stagione di Agent Carter, ambientata a Los Angeles. Vojo. Qua c'è la prima foto dal set di Ash vs. Evil Dead. Vojo? Questo è lo zaino protonico del nuovo Ghostbusters. E, oh, che vi devo dire, vojo.



Il primo trailer di Creed, il film sul figlio di quello che si pestava con Rocky e poi veniva ucciso da Ivan Drago. Ray Coogler ha fatto un bel film, Michael B. Jordan è il suo amichetto, mi piace tanto tanto e si è fatto grosso, Sly è sempre Sly. Vojo.



Ten Thousand Saints, con Ethan Hawke che fa il padre buffo e sciamannato nella New York degli anni Ottanta. A giudicare dal trailer, potrebbe piazzarsi da qualche parte fra l'adorabile e l'insopportabile. Vojo?



Quanto è bello intitolare un film Love 3D? Comunque, Gaspar Noe ha voja.



Secret in Their Eyes, remake di un film per me brutalmente sopravvalutato, con Julia Roberts che punta brutalmente all'Oscar. Vojo?



Wet Hot American Summer, la serie Netflix che fa da prequel a un film di quattordici anni fa prendendo gli stessi attori e facendo fare loro gli scemi con le parrucche. Non so onestamente cosa pensarne, il trailer mi ha quasi fatto ridere, forse vojo.



London has Fallen. Il primo episodio mi è piaciuto meno che ad altri, però comunque a un film del genere non si può mai dire di no, dai.



Eccolo, è lui, è Michael Fassbender che punta all'Oscar come miglior protagonista in un film scritto da Aaron Sorkin e diretto (purtroppo) da Danny Boyle. È Steve Jobs, vojo.

Torno a sciogliermi.

28.6.15

Lo spam della domenica mattina: E3 2015 (e un paio di altre cose)


Dunque, nel corso delle ultime due settimane, su Outcast ho tirato fuori il The Walking Podcast sull'ultimo paperback di The Walking Dead, l'Old! sul giugno del 1995, il Videopep sul ciarpame che mi sono riportato da Los Angeles, il nuovo Outcast Popcorn, l'Outcast Reportage sullo Svilupparty 2015 e l'Old! sul giugno del 2005. Su IGN, invece, c'è il disastro di roba dall'E3, che provo a mettere qua in fila sapendo che (1) mi dimenticherò qualcosa, (2) forse quando uscirà questo post alcune cose non saranno ancora state pubblicate, ma poco importa, e (3) ci sono ancora due o tre cose che devo scrivere. A buon rendere.

Articoli
La mia Top 10 dell'E3 2015
La grigliata di Devolver Digital
Deus Ex: Mankind Divided
Mirror's Edge Catalyst
Star Wars Battlefront - Intervista
Tom Clancy's Ghost Recon Wildlands
Total War: Warhammer - Intervista
Tutti gli annunci Bethesda 
Tutti gli annunci EA 
Tutti gli annunci Microsoft
Tutti gli annunci Sony
Tutti gli annunci Ubisoft
Tutto quel che c'è da vedere su Fallout 4
Tutto quel che c'è da vedere su Star Wars Battlefront

Video
Chiacchiere in libertà da Los Angeles 
Ecco i nostri badge!
Perché amiamo Devolver Digital
Rewind Theater - Horizon: Zero Dawn
Rewind Theater - The Last Guardian
Rewind Theater - Uncharted 4: A Thief's End

Videoanteprime
Abzù
Assassin's Creed Syndicate
Beyond Eyes
Crossing Souls
Destiny - Il re dei corrotti
Deus Ex: Mankind Divided
EITR 
Elite: Dangerous (Xbox One)
Everybody's Gone to the Rapture
For Honor
Hatoful Boyfriend & Hatoful Boyfriend: Holiday Star
King's Quest
Masters of Orion
Mirror's Edge Catalyst
Mother Russia Bleeds
Narcosis
Overkill's The Walking Dead
Relativity
RIVE
Shadow Warrior 2
SMS Racing
Squares
Thumper 
Tom Clancy's Ghost Recon Wildlands 
Tom Clancy's Rainbow Six Siege
Tom Clancy's The Division
Typoman
Unravel
Until Dawn
We Happy Few
World of Tanks (Xbox One)
XCOM 2

Forse ho sconfitto il jet lag. Forse. Crediamoci.

23.5.15

La robbaccia del sabato mattina: Poppanti non morti


Incredibile ma vero, il flusso di immagini dal set di Suicide Squad ha rotto le palle perfino a me. Sarà anche che mi sembra tutto estremamente brutto, boh. C'ho proprio qualcosa che mi sega le gambe all'entusiasmo, su 'sto film, ma non riesco a inquadrarla. Penso a David Ayer e mi rallegro, poi vedo i tatuaggi di Jared Leto e mi si stronca la voglia di vivere. Penso a Margot Robbie e wow, ma dura poco. Boh, vedremo. Intanto, così, giusto perché non ce ne sono mai abbastanza (?), è stata annunciata una nuova serie TV a base di zombi. La cosa che fa alzare il sopracciglio, però, è il fatto che c'è di mezzo George Romero. Empire of the Dead nasce infatti come miniserie a fumetti scritta per la Marvel da Giorgino (e disegnata da Alex Maleev), il quale ora si sta occupando di scrivere le sceneggiature per l'adattamento televisivo. Io il fumetto, che mescola vampiri e zombi, non l'ho letto, però, ehi, l'idea di una serie TV curata direttamente da Romero fatico a non trovarla intrigante.



Il primo teaser trailer di Steve Jobs, che così, a occhio, mi immagino in prima linea nell'assalto agli Oscar dell'anno prossimo. Boh, non so se Danny Boyle mi stia ancora simpatico, ma è pieno di bravi attori, è scritto da Aaron Sorkin, voglio crederci.



Se non bestemmio guarda.



Scream Queens, praticamente è American Horror Story: Coven senza la magia. O qualcosa del genere. Sulla carta mi attirava, il trailer mi ha ucciso ogni parvenza di voglia. Boh.



Knock Knock, il grande ritorno di Eli Roth che affronta uno fra i temi sociali più forti del nuovo millennio: il padre di famiglia che si fa tentare dalla gnocca e finisce per questo nei guai. Poi, certo, trattandosi di Eli Roth, i guai sono particolarmente brutali. Secondo me ci si diverte, poi a Keanu si vuole bene, dai.



Hahahahahha, oddio, gli zombi bambini, che ridere. No, aspetta, in effetti fa abbastanza ridere. Cooties, gli zombi bambini. Voglio crederci.





Credo mi sia passata la frenesia per Mad Max: Fury Road. Oddio, è possibile che oggi vada a vederlo per la quarta volta, ma sarebbe per altruismo, dato che la mia gentile signora ancora non l'ha visto. Ma insomma, ho ripreso a respirare.

16.5.15

La robbaccia del sabato mattina: Estasi postatomica


Dunque, sono ancora sconvolto dalla visione di Mad Max: Fury Road giovedì sera, ma un po' meno sconvolto rispetto a venerdì mattina, perché venerdì pomeriggio sono andato a riguardarmelo e la cosa mi ha aiutato a rilassare i muscoli. Credo che ci tornerò. Ad ogni modo, mettiamo in fila le nerdate della settimana. Là in cima c'è il poster di London Has Fallen. Attacco al potere non mi ha fatto impazzire, ma tutto sommato voglio crederci. Comunque, sono iniziate le riprese di Captain America: Civil War ed è iniziata la pioggia di foto dal set. Occhio che un paio potrebbero essere considerate spoilerose. Poi abbiamo la prima foto ufficiale dal set della serie TV su Preacher, con Jesse e Faccia di culo, una foto un po' strana dal set di X-Men: Apocalypse e una di Elle Fanning in versione porcella dal nuovo film di Nicolino Refn. Ce n'è per tutti i gusti!



Sono usciti un po' di trailer delle nuove serie TV in arrivo e per esempio qui abbiamo Blindspot, che onestamente non mi direbbe poi moltissimo, se non fosse che c'è Jaimie Alexander tutta ignuda e tutta tatuata, quindi che ci posso fare, mi dice moltissimo. Giusto così.



Qui abbiamo invece la serie di Minority Report, che mi sembra avere un bel look tutto plasticoso colorato, a un passo dalla minchionata ma magari invece vai a sapere. Voglio crederci? Non lo so.



Qua abbiamo invece Lucifer, che sembra quasi simpatico e comunque è ispirato a un bel fumetto. Io però vorrei aprire una parentesi dedicata a quelli che "Il cinema è morto la creatività sta solo in TV" e chieder loro se si sono accorti che ormai anche in TV stanno arrivando praticamente solo cose ispirate a fumetti, cose ispirate a vecchi film, cose ispirate a vecchi telefilm, seguiti, spin-off, reboot, remake e "il nuovo questo, il nuovo quello". Per carità, fra queste ci sono anche cose ottime e oltre a queste ci sono anche cose originali, but still.



Secondo trailer per Crimson Peak, il ritorno all'orrore di Guglielmino del Toro. Non so, c'ha qualcosa che non mi convince fino in fondo, ma insomma, io a Guglielmino do sempre fiducia.



Un lungo trailer che spiega un po' cosa vorrebbe essere il nuovo telefilm di Supergirl. Vale a dire una roba che mi sembra intelligente come mossa, forse non molto interessante per me.



Il primo trailer di Jem and the Holograms, che, OK, a proposito di essere fuori target, ma insomma, mi fa comunque molto ridere che si stia arrivando anche a questo. Per altro è un "questo" che smignotta completamente l'idea originale per tirarne fuori una roba super standard. Allegria!



Legends of Tomorrow, ovvero la perdita totale di controllo per quanto riguarda le serie CW/DC. Mi sembra pacchiano al punto giusto, gli effetti speciali sono inguardabili, mi sa che finirò per seguire pure questo.



Ci sarebbero altre cose sfiziose emerse questa settimana, ma sono davvero troppo stordito dal Rockatansky, quindi direi che chiudiamo qui. Sorry. Andate al cinema.

14.5.15

Agents of S.H.I.E.L.D. 02X21/22: "S.O.S."


Agents of S.H.I.E.L.D. 02X21/22: "S.O.S." (USA, 2015)
creato da Joss Whedon, Jed Whedon, Maurissa Tancharoen
puntate dirette da Vincent Misiano e Billy Gierhart
con Clark Gregg, Ming-Na Wen, Chloe Bennet, Iain De Caestecker, Elizabeth Henstridge, Kyle MacLachlan, Dichen Lachman

Mamma mia, che finale di stagione col botto! Due puntate appiccicate in fila una dietro l'altra che chiudono alla grande più o meno tutti i discorsi aperti, aprono strade interessanti per una terza annata che ancora una volta potrebbe cambiare le carte in tavola, ci fanno salutare definitivamente una manciata di personaggi e, soprattutto, sono banalmente molto belle, coinvolgenti, divertenti, cariche d'azione e perfino emotivamente forti in almeno un paio di passaggi. Un'ora e mezza di azione, ribaltoni, dialoghi spettacolari, scazzottate costruite in maniera forte e ingegnosa, effetti speciali di buon livello, uscite di scena gestite a meraviglia, improvvisi momenti strappalacrime, con in chiusura pure il cliffhanger che ti lascia lì di sasso e ti fa lanciare un paio d'imprecazioni al cielo per l'idea di dover attendere mesi. Bene, direi.

L'azione si è svolta sostanzialmente su tre/quattro fronti, con le faccende degli inumani partite a casa loro e poi spostatesi sull'offensiva, il confronto a casa S.H.I.E.L.D. e l'evoluzione del piano di Ward, ma tutto è stato orchestrato a meraviglia, con una gran cura nel portare avanti le cose in parallelo e far incrociare gli sviluppi. In ogni dove saltavano fuori combattimenti adorabili: quella May che gestisce Skye con una sola mano, la brutale rissa fra Ward e Bobbi, che sembrava quasi un voler seguire l'esempio di Daredevil nei limiti di quanto possibile in zona ABC, il notevole scontro fra Skye e la donna multipla, il circo in tre contro Gordon... tutto divertente, coinvolgente, curato e messo in scena anche con un'attenzione superiore al solito per gli effetti speciali. E poi gli sviluppi del racconto, le morti gestite decisamente bene, la capacità di farti tutto sommato davvero temere per questo o quel personaggio, figlia tanto dell'ottimo modo in cui sono stati sviluppati tutti, quanto del fatto che, tolte magari un paio di figure, sono riusciti a farti entrare nell'ordine di idee per cui nessuno è davvero al sicuro.

Ma ancora: un Kyle MacLachlan come al solito strepitoso, nonostante il trucco che lo trasforma in Hyde sia forse un po' troppo buffo, regala forse per l'ultima volta un personaggio eccellente e chiude in maniera davvero toccante la sua storia, grazie a un doppio saluto finale riuscitissimo e che mi ha ricordato parecchio alcuni fra i momenti migliori di Buffy e Angel. E poi questo Ward sempre più partito per la tangente, l'idea buttata lì di uno S.H.I.E.L.D. che lavora in maniera più attiva con la gente dotata di poteri (Secret Avengers? Secret Warriors? Secret Whatever?), quel finale lì in coda a tutti i finali che ti lascia appeso, quell'altra cosa che succede in fondo all'oceano e conferma per l'ennesima volta l'idea degli inumani utilizzati come rimpiazzo per i mutanti (e che, presumibilmente, potrebbero essere piuttosto importanti fra un anno al cinema, con Captain America: Civil War)... uah, mamma mia, che (doppia) puntatona, bellissima per i fatti suoi, eccellente come chiusura di un ciclo, fantastica nel seminare elementi per il futuro... basta, basta, sono talmente gasato che sto riuscendo ancora meno del solito a mettere assieme un discorso coerente. Agents of S.H.I.E.L.D. è ufficialmente e definitivamente (?) una serie della madonna. Fine.

E qui si chiude la mia esperienza di commentatore episodio per episodio delle serie che seguo "in diretta". L'ho fatto per qualche anno, all'inizio è stato divertente, poi è diventato praticamente un obbligo, quindi un peso, una roba che qua e là finivo per tirare via, e allora che senso ha? Fra l'altro, continuerò a seguire mano a mano le serie Marvel per i crossover, ma ho una mezza idea di mettermi a guardare The Walking Dead come faccio per qualsiasi altra cosa, aspettando le stagioni complete, quindi... Comunque, diciamo che da adesso passo a scrivere quando mi scatta l'ispirazione. Magari, a sorpresa, sarà dopo ogni puntata, più probabilmente sarà dopo quelle più significative o magari alla pausa di metà stagione o chissà. Vai a sapere.

9.5.15

La robbaccia del sabato mattina: I poster brutti


Come si può ammirare qua sopra, in Marvel hanno deciso che quel bel manifesto tutto bianco era troppo simpatico e hanno voluto tirar fuori anche questa monnezza standardizzata qua sopra. Ci mancherebbe altro, lo capisco bene. Nel mentre, sono uscite cinquantamila foto, fra ufficiali e non ufficiali, tratte da Suicide Squad, il film con i cattivoni e le mezze tacche dell'universo DC diretto da ciccio Ayer. E mi sembra che la linea estetica continui ad essere coerente con quella del Joker coi tatuaggi da dodicenne ribelle che mi fa sentire brutalmente fuori target. Però, ehi, Margot Robbie, va benissimo. A margine, ci sono anche nuove foto ufficiali del film col vecchio stellare.



The Strain si prepara a tornare con la seconda stagione. A me la prima non è dispiaciuta, quindi rimango moderatamente curioso e speranzoso. Fra l'altro nel trailer dicono che il Maestro sta per trasformarsi, magari hanno trovato i soldi per farlo sembrare meno ridicolo.



Mboh, a me 'sto Mr. Holmes continua a non convincere, nonostante ci siano di mezzo quasi solo nomi che mi piacciono. Non mi scatta la scintilla. Al massimo mi scatta l'ansia, a vedere Ian McKellen che, dopo aver fatto il supereroe per dieci anni, improvvisamente interpreta il ruolo di un vecchio.



Absolutely Anything, vale a dire i Monty Python che fanno interpretare a Simon Pegg un film di Jim Carrey, con Robin Williams che dà la voce a un cane. Qualche risata il trailer me l'ha strappata. Magari sarà divertente, dai.



Sense8 la nuova serie Netflix curata dai Wachowski. Dal trailer non si capisce molto, se non che sarà una wachowskata vintage con le robe metafisiche e la gente che spara e si mena. E, insomma, a me attira abbastanza. Mi piacciono, i Wachowski.



Oh, è quasi ora di Max Rockatansky.

8.5.15

Agents of S.H.I.E.L.D. 02X20: "Scars"


Agents of S.H.I.E.L.D. 02X20: "Scars" (USA, 2015)
creato da Joss Whedon, Jed Whedon, Maurissa Tancharoen
puntata diretta da Bobby Roth
con Clark Gregg, Ming-Na Wen, Chloe Bennet, Iain De Caestecker, Elizabeth Henstridge, Kyle MacLachlan, Dichen Lachman

Alla fine, come era prevedibile, l'incrocio fra Agents of S.H.I.E.L.D. e Avengers: Age of Ultron è stato una sorta di via di mezzo fra il delirio legato a Captain America: The Winter Soldier e quella specie di semplice mini accenno che fu il collegamento a Thor: The Dark World. Nella sostanza si è ridotto al finale "introduttivo" della scorsa puntata e al prologo "esplicativo" di questa, quindi poca cosa, ma allo stesso tempo, per i fissati di continuity, non s'è fatto un brutto lavoro. Si possono tranquillamente guardare le due cose in maniera indipendente, ma a conti fatti Coulson è quello che ha scoperto dove si trovava Strucker, dando il via alla scena iniziale del film, e il Theta Protocol su cui ce l'hanno tanto menata era la costruzione dell'elivelivolo che poi Nick Fury ha cavalcato gloriosamente al cinema. E tutto questo ha avuto anche delle conseguenze di riflesso nella serie TV, dato che l'efficacia delle azioni di Coulson e il suo rinnovato legame con Fury hanno spinto Gonzales a dargli definitivamente retta. Insomma, non male, via.

Per il resto, è evidente che questa è stata soprattutto una puntata di preparazione al gran finale, che fra una settimana ci sciropperemo con due episodi in una botta sola. E di cose ne sono successe a valanga, fra il sostanziale avvio di una guerra tra S.H.I.E.L.D. e inumani, la dipartita di un altro personaggio importante e l'evoluzione delle faccende legate a Ward. Tra l'altro, tutto sommato, entrambi gli sviluppi, per quanto se vogliamo almeno un po' prevedibili, sono stati ben giocati. Da un lato tutto sembrava suggerire che sarebbe stato Gonzales a far precipitare le cose e dall'altro, per quanto tutta la questione dell'agente 33 un po' puzzasse, la scena in cui sono state scoperte le carte se la son giocata bene, fra la doppia May e il ritorno a sorpresa di Ward. Insomma, bene anche qui.

A questo punto, per la prossima settimana, il trailer sembra promettere un gran macello, tanta azione, luci, colori ed effetti speciali. E tutto sommato penso ne vedremo, anche se tipicamente, per i finali di stagione, confezionano sempre trailer in cui viene concentrata solo azione e poi ci si ritrova con puntate in cui accade tutto negli ultimi dieci minuti. Però, ehi, stavolta andiamo con la doppia durata, voglio crederci. Fra l'altro è notizia di questi giorni che ABC ha rinnovato per una nuova annata sia Agents of S.H.I.E.L.D. che quel gioiello di Agent Carter. Bene così.

Totomorti: sbaglierò, ma vedo male entrambi i genitori della nostra amica terremotante.

6.5.15

Avengers: Age of Ultron


Avengers: Age of Ultron (USA, 2015)
di Joss Whedon
con Robert Downey jr., Chris Hemsworth, Mark Ruffalo, Chris Evans, Scarlett Johansson, Jeremy Renner, Elizabeth Olsen, Aaron Taylor-Johnson e la voce di James Spader

Dunque, è successa questa cosa che sono uscito dalla sala, dopo la visione di Avengers: Age of Ultron con in testa l'idea di aver visto il miglior film dei Marvel Studios fino a qui. O, mettiamola diversamente, il primo dal quale sono uscito senza avere grossi "però" che mi gravitavano attorno alla capoccia. Sono passati un po' di giorni e la mia posizione non è cambiata di una virgola, anzi, è sempre più forte: nonostante la sua natura un po' sconclusionata, nonostante traspaia abbastanza chiaramente il conflitto di forze fra le esigenze produttive e quel che Whedon avrebbe voluto fare, nonostante sia un film sicuramente meno quadrato, preciso e pulito di alcuni che l'hanno preceduto, è quello che mi ha più divertito, convinto e intrigato con la sua personalità, le cose che provava a dire, la consapevolezza nel tentare di approcciare da un'ottica almeno un po' diversa il solito tran tran e anche, certo, il lavoro di adattamento e d'incastro in questa specie di grosso telefilm che lo showrunner Kevin Feige continua a portare avanti. Come mai? Eh, boh, non ne sono mica tanto sicuro, ma adesso provo a spiegarmi.

Tanto per cominciare, nonostante tutto, questo è un film di Joss Whedon e lo è con forza, sotto tanti punti di vista. C'è la solita scrittura fenomenale, in cui è difficile trovare un singolo dialogo buttato lì, tirato via, che non abbia un senso preciso e non funzioni per ritmo, trovate e capacità di comunicare qualcosa, seppur spesso nascondendosi dietro il suo classico umorismo beffardo. È un aspetto che divide e che, fra l'altro, rende il suo lavoro inadattabile, sempre mortificato dall'impossibilità di tradurlo come si deve (e, a quanto leggo in giro, in questo caso largamente distrutto da un adattamento comunque mediocre), ma per me è un aspetto fondamentale che fra l'altro rende questo film forse il più divertente di tutti i Marvel, quello dalla comicità più forte. E il bello è che allo stesso tempo, per come la vedo io, una volta tanto le battutine sono contestualizzate, perché rendono a meraviglia il senso del rapporto cameratesco nella squadra mandata in guerra e, sul fronte del cattivo di turno, sono figlie della sua stessa natura di essere nato da Tony Stark.

E, a proposito, per me Ultron è un bel cattivo. Certo, non è Loki, ma l'ho trovato più riuscito e interessante di qualsiasi altro antagonista si sia visto nell'universo cinematografico Marvel, secondo appunto solo al personaggio di Tom Hiddleston (che però è cresciuto lungo tre film) e al Wilson Fisk di Daredevil, che ha addirittura un'intera stagione televisiva dalla sua. È questa specie di intelligenza artificiale che si trova ad avere all'improvviso un'anima e filtra la classica visione apocalittica da Skynet attraverso lo sguardo di un adolescente incazzato col proprio genitore. C'è l'odio e allo stesso tempo l'amore per il padre, nascosto nel suo provare inconsciamente ad esserne fotocopia, e c'è anche l'ingenuità di un ragazzo che cerca l'amicizia dei due gemelli e nel suo squilibrio da genocida bipolare, soffre per la loro perdita, riesce a voler loro bene anche mentre cerca di sterminare l'umanità. Poi, sì, è un personaggio dal bel potenziale che viene un po' sprecato, se vogliamo anche inevitabilmente, nel contesto del film con centododici protagonisti e due ore di scazzottate, ma in questi casi sono anche i dettagli, le piccole cose, le battutine apparentemente insignificanti e l'inquadratura che si sofferma, a raccontare la storia e i personaggi. E secondo me Ultron ne esce bene, funziona, anche in quell'ultimo confronto con Visione. Poi, certo, l'ottanta per cento del personaggio arriva dal carisma di James Spader e non è che ci si possa girare attorno.

E poi c'è Elisabetta che agita i ditini e la scollatura.

Ma, dicevo, Avengers: Age of Ultron è un film di Joss Whedon. Lo è nella misura in cui riesce ad esprimere la personalità del suo autore e, pur compresse nel disastro produttivo e organizzativo che dev'essere un film del genere, tira fuori idee, piccole trovate, temi e un approccio comunque consapevole e un pochino diverso dagli altri alla solita sbobba. C'è l'azione spettacolare, in quella doppietta di piani sequenza iniziali, nel duello al centro del film e nel gran finale, ma c'è sempre la voglia di portarla avanti come frutto delle storie personali. C'è il tema centrale, che prende il via da tutti i film precedenti, e sicuramente verrà ulteriormente sviluppato in futuro, delle conseguenze delle proprie azioni, delle eredità che ci si lascia alle spalle. C'è il raccontare personaggi che scendono a patti con i risultati degli errori commessi e riescono, nonostante tutto, a tirarne fuori qualcosa di buono (un saluto a Visione, poco più che abbozzato ma perfetto nello spirito, nell'estetica e in Paul Bettany). E c'è la storia di "eroi" che provano davvero ad essere tali e si preoccupano di salvare chi sta loro attorno, invece di passare tutto il tempo a demolire città ignorando le conseguenze. Lo si vede nel modo in cui si risolve la scazzottata fra Iron Man e Hulk, sia per l'approccio alla stessa sia perché, di fondo, Hulk rallenta proprio quando nota di star seminando panico e morte. E lo si vede in un disastro finale che racconta la solita corsa contro il tempo, il solito oggetto enorme che precipita, focalizzandosi però sulla necessità di salvare la gente, invece che sulla distruzione.

In parte sono discorsi che si rifanno al "telefilm" Marvel, alle faccende raccontate fino a qui e che porteranno a Civil War. In parte è forse una risposta a quel che spesso questi film tendono ad essere, con l'esempio massimo rappresentato da L'uomo d'acciaio (il cui seguito, non a caso, pare voler affrontare temi simili). E in parte ci ho visto anche un parallelo con il lavoro fatto su Daredevil, l'idea di mostrare un lato più "terreno" della faccenda, di raccontare cosa significhi essere semplicemente umani in un mondo pieno di divinità che svolazzano in pigiama prendendo a cazzotti alieni giganti ed eserciti di robot assassini. Lo si vede nella caratterizzazione dei due gemelli, ragazzi impauriti e in difficoltà alle prese con l'impossibile nonostante i loro poteri fuori dal mondo, e lo si vede soprattutto nella scelta di dare spazio ai personaggi minori, con unico, vero protagonista l'Occhio di falco di Jeremy Renner in modalità Roger Murtaugh. Alla fin fine il cuore del film, la sua forza drammatica e la sua potenza emotiva stanno nelle storie ai margini dei giganti che abbattono le montagne. Nella storia d'amore fra Natasha e Bruce, nella gente normale coinvolta in questa specie di apocalisse, in due giovani rabbiosi ma spaventati che mettono piede in un mondo non loro, nell'arciere che si trascina per il campo di battaglia sperando di sfangarla ancora una volta e, sì, alla fin fine anche nel robot adolescente che perde la brocca e nel nipote artificiale che sconfigge il padre per abbracciare il nonno. Poi, sì, ci sono gli altri e funzionano bene, lavorando sull'eredità dei film precedenti, sulla loro statura ormai iconica, e facendolo, di nuovo, con dialoghi quasi sempre azzeccati, presenza scenica e semplici battute che dicono tanto. Ma il film racconta gli altri, e in fondo è giusto così.

Sono soprattutto questi gli aspetti che mi hanno fatto apprezzare Avengers: Age of Ultron nonostante la sua natura sconclusionata e i suoi limiti. Le idee, gli spunti, il tentativo di raccontare qualcosa fra le pieghe del macello d'esplosione nerd e la capacità tutta whedoniana di far funzionare a livello drammatico le vicende di quarantamila personaggi e le svolte potenti anche quando sono legate a chi ha appena fatto il suo esordio e ha avuto due scene in croce. E poi, sì, certo, c'è anche lo spettacolo nerd dei supereroi che fanno le cose da supereroi, anche se onestamente, a questo punto, siamo un po' viziati e non hanno l'impatto di una volta. Ma il guizzo salta sempre fuori, per esempio in quel momento, durante la battaglia finale, in cui Joss Whedon urla "puppamelo" alle vignette in split screen di Ang Lee e tira fuori una fantastica versione cinematografica delle tavole a fumetti, riproducendo al rallentatore le pin up a doppia pagina e facendomi venire i brividi. Che ci posso fare, m'accontento di poco. E ci sono gli omaggi, le citazioni, Wanda e Visione che fanno wink wink, un Quicksilver secondo me ottimo anche se non ha una scena pazzesca come quello di Bryan Singer, gli accenni alle cose future e quel finale tutto sgasato con la squadra rinnovata. Insomma, per me Ultron sì, e pure con tantissima convinzione, nonostante i problemi, i limiti e le sbroccate di Joss Whedon successive all'uscita. Alla fin fine i film migliori non son mica quelli perfetti, no? Son quelli che riescono a comunicarti qualcosa spremendola magari fuori da non si sa dove. Per me qua ci siamo.

Me lo sono visto al cinema, con lo schermo grosso, in lingua originale e in 2D. E credo sia la maniera migliore di guardarselo. Però ammetto una certa tentazione di riguardarmelo in Imax.

2.5.15

La robbaccia del sabato mattina: Non fa ridere


Dunque, questa cosa imbarazzante qua sopra dell'adolescente tutto matto che si scrive "Damaged" sulla fronte è la prima foto diffusa del Joker di Jared Leto in Suicide Squad. Poi sono anche spuntate le dichiarazioni stile "Ma no, scherzavamo", quindi suppongo sia un'ipotesi di look, omaggio, vai a sapere, whatever. A me sembra che 'sti film della DC siano un po' in preda alla confusione, ma per carità, posso sbagliarmi. A questo indirizzo, fra l'altro, ci sono delle foto di Will Smith vestito da pappone sul set. Bello. Andiamo coi trailer.



Questo è Irrational Man ed è l'ennesimo film di Woody Allen. A guardare il trailer sembra in effetti esattamente quello, l'ennesimo film di Woody Allen. Che poi, in linea di massima, è una roba che io guardo sempre con piacere. Specie poi se ci sono Emma e Gioacchino, figuriamoci.



Legend, Tom Hardy che fa il gangster nelle mani di Brian Helgeland. Ci sto. Anche se ultimamente "Tom Hardy" non è che sia necessariamente garanzia di filmone.



The Last Witch Hunter, ovvero Vin Diesel che si fa riprendere dal delirio nerd che un tempo diede vita a The Chronicles of Riddick e si lancia in un film in cui può agitare lo spadone come faceva nella sua testa quando da giovane, fra una serata da buttafuori e l'altra, giocava con gli amici a Dungeons & Dragon. Non so se essere fiducioso, di sicuro sono curioso.



Jonathan Strange & Mr Norrell, la serie TV ispirata all'omonimo romanzo. Mi sembra prometta bene, anche se onestamente io del libro non ricordo praticamente nulla, se non che m'era moderatamente piaciuto. Boh, vediamo. Tanto le serie televisive britanniche son tutte belle, no?





Ho visto il nuovo film degli eroi Marvel in pigiama e, oh, secondo me è il miglior film degli eroi Marvel in pigiama. La fila per crocifiggermi parte là in fondo.

30.4.15

Agents of S.H.I.E.L.D. 02X19: "The Dirty Half Dozen"


Agents of S.H.I.E.L.D. 02X19: "The Dirty Half Dozen" (USA, 2015)
creato da Joss Whedon, Jed Whedon, Maurissa Tancharoen
puntata diretta da Kevin Tancharoen
con Clark Gregg, Brett Dalton, Ming-Na Wen, Chloe Bennet, Iain De Caestecker, Elizabeth Henstridge, Kyle MacLachlan, Dichen Lachman

Ebbé. Direi che il commento migliore per questa puntata di Agents of S.H.I.E.L.D. è questo: ebbé. Un gioiellino, che riesce nell'impresa di far da puntatone coinvolgente, divertentissimo, che porta avanti la storia in maniera intrigante, regala un sacco di azione, offre svolte azzeccate, liquida un personaggio secondario e butta lì sul piatto una fra le due o tre migliori scene d'azione della serie. Non che ci sia da stupirsi, su quest'ultimo aspetto, dato che alla regia torna quel Kevin Tancharoen che già ci aveva deliziati con i calci in faccia fra le due May di qualche tempo fa, ma il piano sequenza che mostra Skye/Daisy in azione da vera agente S.H.I.E.L.D. è una bellezza. Certo, se va avanti così, fra un po' vedremo i piani sequenza anche nei filmini dei matrimoni, but still.

Al di là di quel momento spettacolare, tutta la puntata è comunque ottima, anche per il bel modo in cui affronta la reunion del team originale e tutto ciò che è cambiato da quei primi tempi a oggi. Ma c'è anche un bel lavorare sulle faccende degli inumani, con l'esplosione dei nuovi poteri di Raina e i dubbi sempre più forti su come è strutturata questa assurda comunità fra le montagne, forse molto meno amorevole e pacifica rispetto a come vuole vendersi. Si sta preparando un gran bel casotto per il finale di stagione, che fra l'altro è previsto come doppia puntata da mandare in onda tutta in un botto, e onestamente non vedo l'ora.

Ma l'episodio serviva anche come "preparazione" per Avengers: Age of Ultron, che negli USA esce questa settimana, e anche sotto questo punto di vista non c'è proprio da lamentarsi, nonostante l'integrazione sia molto meno forte rispetto a quella di un anno fa con Captain America: The Winter Soldier. Anzi, si tratta per lo più di accenni, suggerimenti, spunti, elementi buttati lì a dare l'idea di universo integrato e a proporre gli avvenimenti della serie come punto di partenza per la parte iniziale del film, ma i riferimenti sono stati inseriti con gran cura, non disturbano e, anzi, in tutta onestà, m'hanno messo addosso un gasamento notevole nei confronti del film. Quindi, ecco, singola puntata, doppio gasamento, per il finale di stagione e per il film che, malanni permettendo, dovrei andarmi finalmente a vedere nei prossimi giorni. Bene così.

A occhio, la prossima settimana sarà tutto un preparare il macello finale. O, almeno, questo sembra suggerire il trailer. Boh, vedremo. Certo che su 'sta faccenda degli inumani stanno andando all-in.

27.4.15

Daredevil - Stagione 1


Daredevil (USA, 2015)
con le mani in pasta di Drew Goddard e Steven S. DeKnight
con Charlie Cox, Vincent D'Onofrio, Deborah Ann Woll, Elden Henson, Toby Leonard Moore, Vondie Curtis-Hall, Bob Gunton, Rosario Dawson, Ayelet Zurer

L'altro giorno scambiavo mail con Ualone, che stava iniziando a guardare Agents of S.H.I.E.L.D. e mi chiedeva dritte su come seguire la cronologia precisa degli incroci coi film, sapendo che io mi strippo con queste cose. Ovviamente gli ho dato una risposta chilometrica e poi siamo andati avanti per un paio di mail, giungendo alla conclusione che ormai i Marvel Studios hanno completamente perso il controllo della situazione. Sulla ABC hanno una serie alla seconda stagione, ne hanno appena avviata un'altra che potrebbe teoricamente andare avanti e hanno appena annunciato uno spin-off della prima. Su Netflix (per altro sempre in collaborazione con ABC) sono partiti subito a mille con un progetto da cinque serie più o meno collegate, tutte col potenziale per proseguire in stagioni successive (e infatti è stata annunciata la seconda di Daredevil). E al cinema, dal 2017, passano da due a tre film all'anno. Se non è perdita di controllo e megalomania questa, non so cosa lo sia. Mi fa piacere? Alla fine sì, perché son cose che mi piacciono e perché in linea generale, seppur con poche reali vette, il "prodotto" Marvel mi sembra sempre dignitoso. Insomma, di certo non mi lamento. Però capisco anche che a un certo punto si rischi un po' di superare il punto di rottura.

In questo senso, bisogna dare atto ai Marvel Studios che almeno un pochino stanno provando a differenziarsi. Più o meno tutto quel che hanno buttato fuori fino adesso tra cinema e TV corrisponde bene o male allo stesso modello, però, anche all'interno di quel grosso e coerente paciugo, hanno provato a variare un po' lo stile, buttandola di qua più sul thriller spionistico, di là più sulla farsa e così via, con un'ulteriore promessa di divagazione offerta dal film sullo stregone supremo in arrivo l'anno prossimo. Ma il primo vero e netto distacco dalla formula base arriva con Daredevil, che riesce nell'impresa di proporre una faccia realmente diversa di quello stesso mondo. E alla fin fine il suo merito principale è soprattutto questo, l'infilare fra i vicoli anni luce al di sotto di quelle guerre stellari un mondo in cui i supereroi sono uomini, fatti di carne e sangue, costantemente presi a calci in faccia dalla vita e dai cattivi. Chiaramente, chi conosce i fumetti lo sa, Daredevil era il personaggio perfetto per aprire questa specie di piccolo sotto-universo, simbolo della Marvel "urbana" da quando Frank Miller l'ha preso in mano e ribaltato come un calzino, trasformandolo nell'incarnazione del senso di colpa cattolico dell'irlandese americano medio, sempre pronto a finir svenuto in una pozza di sangue in un vicolo oscuro.

Ecco, se questa prima stagione di Daredevil è meritevole e interessante è soprattutto per il modo in cui apre le porte a una Marvel un po' diversa, più cruda e brutale, che restituisce il senso di sofferenza a tutte quelle interminabili scazzottate prive di lividi e che regala una dimensione più umana ai suoi personaggi. In un certo senso, Daredevil è la nolanata della Marvel. Anche se non è tutto virato al grigio come L'uomo d'acciaio, si svolge al novanta per cento di notte e rinuncia ai colori vivaci e al continuo cazzeggiare dei film. Il bello, però, è che lo fa senza ignorarli, anzi, inserendosi a meraviglia in quel contesto da cui si distanzia mille miglia. È la concretizzazione di un discorso appena accennato nel pilota di Agents of S.H.I.E.L.D. ma mai portato realmente avanti in quella serie, il raccontare di un'umanità tutto sommato abbastanza normale alle prese con l'assurdità di vivere in un mondo che ospita divinità col martello, biondoni incappucciati e miliardari in armatura. La Hell's Kitchen dell'universo cinematografico Marvel non è quella degli anni Sessanta in cui nacque il Daredevil originale, è un'area devastata dagli scontri fra divinità e alieni, in cui la gente normale cerca di rifarsi una vita, il crimine dilaga e un uomo dalle capacità particolari prova a far giustizia con le proprie mani. In questo contesto così folle, ma in fondo coerente, alla fin fine ha pure senso che Matt Murdock decida di indossare un costume e spararsi le pose. Intendiamoci, fa comunque un po' ridere, quando finalmente inizia a fare le piroette ricoperto di rosso al termine di una serie con questo taglio, un po' come il cretino vestito da pipistrello nel film coi mafiosi. Però, almeno, non è solamente uno squilibrato che indossa delle orecchie perché sì, è un tizio che vive in un mondo dove i supereroi sono la norma. E allora che gli vuoi dire? Alla fin fine il merito dei Marvel Studios, con tutte le loro colpe, è un po' quello: aver creato un universo narrativo in cui, semplicemente, i supereroi esistono e ce li hanno venduti. Da lì è tutta in discesa.

C'è più sangue nel poster là in cima o in questa gif che in tutti i film Marvel messi assieme.

Poi, certo, le cose le devi comunque fare bene e Daredevil è una bella serie, con qualche picco (se lo chiedete a me, la seconda puntata, poi quella dedicata ai ricordi del college e la penultima), qualche tonfo (un saluto al giovane Fisk) e un cast azzeccatissimo per carisma e interpretazioni, nonostante solo i due antagonisti principali abbiano davvero materiale un po' sostanzioso con cui divertirsi. Vincent D'Onofrio è fuori scala, prende totale possesso del suo personaggio e tira fuori forse il miglior cattivo Marvel che si sia visto fino a oggi, anche perché lo fa senza appoggiarsi su gag e battutine. Spara a mille, ce la mette tutta e si mangia Wilson Fisk con un'interpretazione che, un po' come il Tony Stark di Robert Downey jr., non è necessariamente fedelissima all'originale, ma è talmente azzeccata e di personalità che probabilmente finirà per mangiarselo. Charlie Cox, di suo, è un gran bel protagonista, ha un savoir-faire che levati ed è facilissimo affezionarsi al suo personaggio, alle sue difficoltà, ai suoi dubbi e alla sincerità che mette in campo. Attorno a loro tutti attori in parte, molto adatti ai ruoli, che fanno il proprio senza sporcare, compensando lo scarso materiale a disposizione con sane dosi di carisma.

Per il resto, ci sono tredici puntate che seguono con cura il modello Netflix. Daredevil non è certamente un film da tredici ore fatto a pezzetti, anzi, la struttura ciclica dei singoli episodi è fin troppo evidente, così come è palese la suddivisione in tredici piccoli racconti (la puntata del ninja, quella del passato di lui, quella del passato dell'altro, quella con Stick ecc... ), ma l'equilibrio fra momenti singoli e racconto portato avanti mano a mano è ben dosato. Come è tradizione per le serie nate in ottica streaming, ogni singola puntata si chiude, se non su un cliffhanger, con un nuovo elemento introdotto in extremis per far venire voglia di proseguire subito e il tutto è strutturato molto bene, con una bella evoluzione dei personaggi e un lungo raccontare le origini tanto dell'eroe quanto del suo antagonista principale. È, di nuovo, una bella serie, che limita a piccoli spunti di contesto e di contorno un paio di riferimenti ai film e qualche accenno ai fumetti e sa lasciarsi gustare anche da chi non viene colto da brividi d'ansia quando riconosce quel personaggio che forse si nasconde dietro l'identità di quell'altro. E che utilizza meravigliosamente bene la città di New York, dandole un'aria viva, solida, grazie all'ottimo utilizzo di esterni azzeccati e dettagli riconoscibili.

Insomma, Daredevil è soprattutto un ottimo inizio, la dimostrazione che forse è davvero possibile fare qualcosa di nuovo e di diverso all'interno di quel contesto, senza doversi sforzare con la fronte corrugata per far diventare tutto appassito come in casa DC. È una serie ruvida, brutale, violenta, che racconta un supereroe umano e costantemente fatto a pezzi. Sono tredici puntate al termine delle quali ci viene mostrato l'eroe in tutto il suo splendore, ma ci è anche stato spiegato con grande cura come mai indossare il costumino rosso e lanciarsi da un tetto sia un'idea estremamente cretina. Il massimo simbolo di questa cosa, probabilmente, sta nel piano sequenza che chiude la seconda puntata, interessante più che altro perché non si concentra tanto sul gesto atletico elegante o sull'efficacia dell'eroe, come spesso accade in questi casi, quanto proprio sulla difficoltà, la pesantezza e la brutalità che esplodono quando la gente si fracassa di cazzotti. C'è tutta l'ansia, la difficoltà e la fatica di un'impresa da supereroe condotta da uno che, sì, ha qualche potere, ma fondamentalmente è solo un uomo bravo a menare.

Tutto questo, fra l'altro, mi fa ben sperare per quel che verrà poi e, in particolare, per il prossimo AKA Jessica Jones, cui tengo molto in quanto grande amante di quel fumettone che fu Alias. Riguardo a Daredevil, resto curioso di vedere come andrà con la seconda stagione e quali storie verranno raccontate. La ciurma di autori è sempre quella dei figli illegittimi di Joss Whedon, ma Drew Goddard e Steven S. DeKnight hanno abbandonato la nave e al timone ci passano Doug Petrie e Marco Ramirez, che comunque hanno scritto molto della prima stagione. Sapranno gestire la baracca? Affronteranno di petto certe tematiche di storie classiche del personaggio? Quali andranno a pescare? Sapranno regalarci altri cattivi memorabili, soprattutto considerando quanto sia ridicolo, in linea di massima, l'antagonista medio del cornetto? Boh, vedremo. Io, di sicuro, se il livello rimane questo, non mi lamento. Anzi, mi sbilancio: secondo me le cose andranno migliorando.

Su Netflix si è manifestato il 10 aprile e da allora a oggi me lo sono guardato con calma, senza esagerare, quando capitava, giusto così. Non ci sono ancora notizie su un possibile arrivo in Italia, ma mi stupirei se non si verificasse in tempi relativamente brevi. Al massimo c'è il rischio che stiano temporeggiando in attesa di lanciare Netflix dalle nostre parti, visto che se ne parla ormai da un po'.

 
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