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31.8.13

FBI, cannibali e robot


Dunque, oggi e domani sto cercando di starmene il più possibile lontano dal computer, per ripigliarmi un attimo, fare un po' di cose che ho da fare nella vita reale e ovviamente guardare più film possibile del Fantasy Filmfest. Insomma, le priorità. Non posso comunque esimermi dal fare il canonico post di riepilogo di cose a caso che mi sono capitate davanti nei giorni scorsi. Tipo, per esempio, questo finto trailer di Batman Vs. Superman.



Dai, simpatico, no? No? OK. Intanto, Chris Carter ha chiacchierato con Empire del fatto che gli piacerebbe realizzare un nuovo film di X-Files, ma questa volta vorrebbe fare qualcosa di realmente collegato alla mitologia, anche tenendo conto del fatto che la data della presunta colonizzazione (22 dicembre 2012) è ormai passata. Io il secondo film non l'ho visto, ma parlava di tutt'altro soprattutto per ragioni di budget. Ammetto che sarei comunque curioso di vedere un film in grado di provarci davvero. O forse no. Boh. In ogni caso, cercherebbero di coinvolgere Simon Pegg, che è un fan e che non c'è stato modo di tirare dentro l'ultima volta. Ecco, con Simon Pegg vorrei vederlo.



We Are What We Are, il film d'autore sui cannibali o qualcosa del genere. Sembra intrigante, anche se il regista è quello di Stake Land, che onestamente non mi aveva fatto proprio impazzire. Comunque, vediamo, arriva a cavallo fra quest'anno e il prossimo. Nel 2015 arriva invece Avengers: Age of Ultron e la Marvel ha annunciato di aver ingaggiato James Spader per interpretare Ultron. Immagino più che altro per dargli la voce (che mi sembra molto adatta), ma magari anche per fare il performance capture. Certo, se lo fa, poi bisogna lavorare per bene in postproduzione, perché Ultron con la pancetta fa un po' ridere.

Ho scritto e programmato questo post ieri (venerdì), poco prima di uscire per andare a vedere Europa Report e Big Bad Wolves. Fino adesso, il Fantasy Filmfest mi ha regalato film gradevoli, ma nulla di clamoroso. Credo. Non lo so. Ci devo pensare.

30.8.13

Kick-Ass 2


Kick-Ass 2 (USA, 2013)
di Jeff Wadlow
con Aaron Taylor-Johnson, Chloë Grace Moretz, Christopher Mintz-Plasse, Jim Carrey

Non so quanto questa mia impressione sia figlia del fatto di avere familiarità col Kick-Ass fumettistico, ma guardando Kick-Ass 2 ho avuto la netta sensazione che molti suoi problemi derivassero dal tentativo di mediare fra fonti diverse, spiriti distanti, spunti frullati tutti assieme. Il film di Jeff Wadlow è il seguito del primo Kick-Ass cinematografico e di tutte le licenze che si prendeva rispetto al fumetto, ma per la sua storia trae ispirazione dal secondo Kick-Ass a fumetti e ci mette in mezzo pure diversi elementi della miniserie dedicata a Hit-Girl. Il risultato è un po' un pasticcio, in cui qualcosa sembra essersi rotto, forse anche perché Wadlow, che pure ci mette volontà e passione, non vale Matthew Vaughn e ha un tocco ben più greve. D'altra parte non era proprio semplice conservare il delizioso equilibrio e le belle intuizioni del primo film, così come non lo era far quadrare tutto, adattare la nuova storia a dei personaggi degli attori che sono cresciuti e/o invecchiati e/o palestrati più del dovuto, far combaciare i vari pezzetti mentre si cerca di moderare e adattare l'iperviolenza, proseguire con un Kick-Ass su celluloide che abbia una sua identità propria e forte nonostante non riesca a diventare davvero indipendente dai fumetti su cui si basa.

L'aspetto in cui Kick-Ass 2 funziona meglio rimane alla fine la bella intuizione da cui nasce tutto, il mettere in scena il lato fantozziano dei supereroi, l'assurda mascherata di una banda di perfetti cretini quasi inevitabilmente destinati a fare tutti una brutta fine. In questo, domina su tutti Christopher Mintz-Plasse, ancora una volta favoloso nel tratteggiare un ragazzo allo stesso tempo povero coglione viziato, tragico disperato, psicolabile borderline. Il suo The Motherfucker è il personaggio che riassume al meglio l'essenza di Kick-Ass, vestito con la tutina sadomaso della madre, alla ricerca di vendetta ma in fondo niente più che stupido esaltato incapace di stare in piedi senza il conto in banca ereditato a fargli da supporto. Va peggio col suo antagonista Kick-Ass, che perde la convincente caratterizzazione del primo film per trasformarsi in sagoma vuota, inutile, di pura funzione. Wadlow, comprensibilmente, si diverte molto di più con Hit-Girl, che ha perso il fascino dell'undicenne furia umana, ma conserva intatto tutto il suo carisma e ruba la scena per gran parte del film. Ma anche con lei i problemi non mancano.

Da un lato, raccontarne la difficile integrazione nel mondo reale è uno spunto affascinante, ripreso dai fumetti ma adattato qui all'età diversa del personaggio. Dall'altro, però, la cosa è trattata in maniera veramente moscia, scopiazzata di qua e di là (abbastanza assurdo il momento Carrie, considerando il remake in arrivo con la stessa attrice) e che sembra un po' voler mescolare a fatica il tono comunque "adolescenti sfigati e sporcelloni" di Kick-Ass con un taglio da teen movie laccato. Alcuni momenti funzionano bene, ma per la maggior parte del tempo aspettavo solo che si tornasse al dunque e l'interpretazione a tratti poco convincente di Chloë Grace Moretz mi dava l'impressione di non essere l'unico a farlo. In più, c'è anche il problema che Hit-Girl, pur messa al centro dell'azione e fondamentale nello scorrere degli eventi, sembra non aver alcuna motivazione personale, se non un generico voler portare avanti la missione del padre. La cosa, oltre che abbastanza miope, se consideriamo che si sarebbe potuto spingere su un desiderio di contro-vendetta, finisce per renderla un corpo totalmente estraneo, ridotta al rango di smart bomb, manco fosse il Chuck Norris di The Expendables 2. Ed è un peccato.

Dopodiché, intendiamoci, Kick-Ass 2 non bissa la magia del primo episodio e anzi sembra fraintenderne diversi pregi, a cominciare da una colonna sonora sorella scema di quell'altra (no, non m'è piaciuta neanche la musichetta di Tetris in quel punto lì), ma è comunque un film divertente e con tante trovate azzeccate. Soprattutto, quando ingrana e prova a dare il meglio, non sbaglia. Non sbaglia nella quasi totale assenza di morale che riesce ad esprimere, fra vendette adolescenziali consumate a colpi d'illegalità, poliziotti indifendibili, massacri insensati contro chiunque capiti a tiro, tentativi di stupro che finiscono in farsa e in generale una caratterizzazione dei personaggi brutalmente e fastidiosamente "normale" (al di là di Kick-Ass stesso, non solo coglione e spesso come la carta velina, ma pure insopportabilmente buonista, ben più che tre anni fa). Inoltre, Wadlow non sbaglia neanche quando c'è da menare, con dell'azione ben messa in scena e che funziona in ciò che non può permettersi di scazzare, la furia di Hit-Girl e il gran macello finale, davvero solido e coinvolgente.

A dare ulteriore dignità al film, poi, ci pensa Jim Carrey, che riesce a mangiarsi tutto tanto quanto lo fece Nicolas Cage, pur avendo molti meno minuti a disposizione e interpretando un personaggio dal ruolo simile, ma dall'essenza decisamente meno sopra le righe. E non a caso, quando arriva il momento delle scarpate in faccia, è l'unico di cui importi veramente qualcosa e nei confronti del quale ci si senta emotivamente coinvolti, nonostante alla fin fine sia fra i personaggi moralmente più discutibili dell'intero film. Che quest'interpretazione fantastica arrivi da chi ha poi deciso di dissociarsi dalla pellicola è una paradossale burla che rende il tutto ancora più simpatico.

Ho visto Kick-Ass 2 al cinema un paio di settimane fa, subito prima di andare a Colonia, e ne ho scritto solo adesso perché sì. Lingua originale rulez, anche perché il linguaggio di 'sti film, tradotto tentando di risultare gggiovani e moderni, raramente non esce un mezzo disastro. Fun fact: nel trailer che davano al cinema qua a Monaco, "cocksuckers" era censurato. Nel film c'è, comunque.

29.8.13

Oggi esce in trance


Oltre al simpatico (ma insomma) Elysium, di cui ho blaterato ieri, oggi escono al cinema in Italia diversi altri film, perché la stagione cinematografica è ricominciata, signori miei. Fra questi diversi altri film c'è anche In Trance, che ho visto pure lui un paio di settimane fa, scrivendone subito a questo indirizzo qua. E che non mi ha esattamente fatto impazzire. In compenso mi affascina la scelta di aggiungere "in" al titolo in Italia. Avevano paura che la gente pensasse a un film ambientato nelle madide notti di Viale Certosa?

Intanto io mi sto intrippando coi film del Fantasy Filmfest. Poi ne scrivo anche. Credo.

28.8.13

Elysium


Elysium (USA, 2013)
di Neill Blomkamp
con Matt Damon, Jodie Foster, Sharlto Copley

Il problema principale di Elysium è che si tratta del secondo film del regista che ci ha fulminati tutti con District 9 e qualsiasi cosa inferiore al secondo avvento non può che essere una delusione. È magari andata meglio a Duncan Jones, che dopo Moon ha comunque tirato fuori Source Code (ma vediamo ora cosa combina con Warcraft), ma alla fine il punto sta in larga parte lì, nel fatto che il caro Neill, povero, è comunque uno che si diverte, che voleva dirigere il film di Halo e s'è dovuto accontentare di mettere l'anellone in un'altra storia. Solo che quattro anni fa si è manifestato come grande speranza della fantascienza al cinema e se poi tira fuori un film gradevole, comunque diverso da gran parte di quel che tocca oggi sorbirsi sul grande schermo, ma sostanzialmente ordinario negli sviluppi e nelle idee, oltre che con qualche altro problema, arrivano i coppini e i "Ah, OK". Spiace, ma funziona così. Duro, ma giusto.

Però, forse, la delusione per il film in fondo ordinario e dall'intreccio tenuto assieme con lo sputo non dovrebbe far passare i secondo piano i meriti, che comunque ci sono e lo rendono ben più che simpatico. A me, perlomeno. Certo, siamo di nuovo qui a raccontarci la storia del futuro coi ricchi belli e puliti nel paradiso tecnologico e i pezzenti schiacciati nel letame, ma intanto, ancora una volta, Blomkamp non rinuncia a infilarci un riferimento chiaro, pulito, non esattamente scontato nel cinema mainstream americano, alla realtà attuale. Perché in fondo, il suo futuro in cui i bianchi avvolti nella bandiera a stelle strisce stanno su Elysium e i pezzenti abbandonati sul lurido suolo di Los Angeles sono messicani è tanto diverso dal presente di quella stessa città? No, dai. E certo, Jodie Foster è tremenda, vai a sapere se per colpe più sue o di chi le ha messo in mano quel personaggio, davvero inguardabile nel suo ruolo di cattivona uscita per direttissima dai peggiori cinefumetti dello scorso decennio. Ma intanto c'è un protagonista ruvido, assolutamente antieroico, per lo più egoista ed eroe contro voglia, che inevitabilmente nel finale trova una forma di redenzione (e la cosa viene fatta pesare un po' troppo), ma conclude il suo arco narrativo, di nuovo, in una maniera non scontata, perlomeno non in un film tutto esplosivo degli iuessei.

Ma soprattutto, quel Matt Damon è protagonista di un film di fantascienza sporca, lurida, sanguinaria, che recupera un modo di raccontare il futuro al cinema lontano anni luce (o vent'anni abbondanti, fate voi) da quel che domina oggi sul grande schermo. La fantasia targata Apple tutta bianca ed elegante c'è, ma è schiacciata nel suo ruolo di villain sopra le righe. Il metallo che fa da cuore alla visione di Blomkamp è quello che ti entra nelle carni, si avvinghia alle ossa con una vite e fonde corpo e tecnologia nella sporcizia, nella polvere. Si racconta su entrambi i lati di persone disumanizzate dalla tecnologia, tanto chi muore e rinasce come se niente fosse grazie agli avanzamenti della medicina, uscendone completamente di senno, quanto chi deve convivere con la normalità della malattia ma può infilarsi un hard disk nella noce del capocollo e rubare i segreti del mondo. Il problema, casomai, al di là del fatto che non c'è nulla di nuovo, solo un recuperare cose di tanti anni fa che oggi sembrava non voler raccontare più nessuno, sta nella maniera un po' confusionaria con cui le idee vengono buttate lì e poco sviluppate, per lasciare spazio a sparatorie ed esplosioni.

Però intanto le idee ci sono e l'immaginario pure, c'è un film di fantascienza mainstream che infila chip nelle ossa, fa schizzare il sangue ed esplodere le teste e sventola comunque un dito medio in faccia all'estetica sterile e PG-13 che ci vogliono infilare a forza in gola, guardando con nostalgia a un tempo in cui i blockbuster hollywoodiani li dirigeva Paul Verhoeven. In più regala uno Sharlto Copley delizioso, con quel suo accento fuori di testa, con quella subdola e fortissima scena dell'interrogatorio e in generale una gran potenza evocativa quando nel finale se ne esce dal fumo con gli occhi luminosi sul petto. Alla fine Elysium è un film gradevole, divertente, brutale, con almeno un paio di scene d'azione molto riuscite (nonostante una regia confusionaria, che passa con nonchalance da Gears of War alla parkinson cam). Poi, certo, lascia addosso poco, si limita ad appassionare per la sua ora e mezza abbondante, non è District 10, ma di questi tempi, onestamente, non ci sputerei comunque sopra. Sbaglio?

L'ho visto qua a Monaco, al cinema, in lingua originale, un paio di settimane fa. Ne ho scritto adesso perché poi c'è stata la settimana di Colonia e oggi ero qui che mi chiedevo "Di che scrivo?" e ho notato che in Italia esce domani. A posto. Ah, l'ho già detto, ma lo ripeto: il Copley, in lingua originale, è uno spacco.

27.8.13

Zombi e adolescentume


Allora, oggi post veloce (si fa per dire) per commentare due trailer diametralmente opposti. Innanzitutto, un trailerino per l'avvio di quarta stagione di The Walking Dead, che piano piano si avvicina.



Trattasi, per la precisione, di "sneak peek", una di quelle robe brevi da una trentina di secondi che mostrano un pezzetto di una scena dell'episodio. Nello specifico, ovviamente, è il primo episodio, dal titolo 30 Days Without an Accident. Immagino che al trentunesimo giorno succeda il finimondo. Comunque, non è che da questa breve sequenza si possa intuire molto, al di là del fatto che Carl c'ha i capelli lunghi e Michonne vuole dimostrare che andare in giro a cavallo è ottimo, se non sei un cretino come Rick.



Divergent, tratto dal primo dei tre libri "young adult" firmati Veronica Roth, in arrivo la prossima primavera, diretto da Neil Burger, uno del quale non ho visto nulla ma i cui film vengono spesso descritti come "Ma sai che alla fine è meglio di quanto ti potresti aspettare?". La protagonista è quella che l'internet s'è incazzata quando l'hanno ingaggiata come Mary Jane Watson, al suo fianco ci sono uno che immagino possa essere l'amico un po' simpatico e uno con la faccia da tonno che fa quello fico e in grado di menare. E poi Kate Winslet e Ashley Judd a dare dignità attoriale, Ray Stevenson e Jai Courtney perché serviva gente grossa, Maggie Q perché non serve un buon motivo per mettere Maggie Q e Zoë Kravitz perché in Hunger Games c'è suo padre. Tutto come da copione.

Ora, guardando il trailer ho pensato tre cose. La prima: "Questa roba fa di tutto per non interessarmi, in particolar modo quando mi mette davanti il faccia da tonno." La seconda: "Ma a chi la racconto, tanto lo so che finirò per andarlo comunque a vedere." La terza: "È davvero tanto diverso, questo film, dal film di supereroi/azione medio?" Lo è, ma allo stesso tempo no, non lo è per niente. È la stessa identica roba, solo che pianificata per attirare un target diametralmente opposto. Il faccia da tonno che mena la gente a torso nudo è particolarmente diverso da, che so, Scarlett Johansson in reggicalze che mena i cattivi? C'è davvero da infastidirsi, se Hollywood, oltre a fare i film dedicati al bambino (maschio) medio si preoccupa di spillare soldi anche alla bambina (femmina) media? Al di là del fatto che, per carità, una donna può apprezzare Thor tanto quanto un uomo può divertirsi con Hunger Games, non è quello il punto. Maddai, ma chi se ne frega, a posto così. Anzi, guarda, meglio. OK, la pianto. Buon martedì.

A proposito di cose da maschi con l'ascella pezzata: oggi vado a vedermi Pain & Gain e poi attacco il Fantasy Filmfest con The Congress e The Battery. Vorrei anche tanto scrivere qua sul blog di film che ho visto (tipo Kick-Ass 2, Elysium, magari pure il nostro amico Pacific Rim), ma serve quel minimo di focus mentale che in questo momento sembro non avere.

26.8.13

Batman e altre catastrofi


Allora, la scorsa settimana è stata annunciata la scelta di Ben Affleck nel ruolo di Batman per il seguito di L'uomo d'acciaio, quello per il quale se la sono abbaiata che s'ispireranno almeno in parte a Il ritorno del cavaliere oscuro. E l'internet è esplosa in un tripudio di insulti. A me la scelta non dispiace, per mille motivi, anche senza andare a tirar fuori il fatto che in passato le scelte di Michael Keaton (un comico nano) e Heath Ledger (chi?) erano state festeggiate con piogge di merda tanto quanto e poi siam tutti qui a rimpiangerli. Alla fine pure Christian Bale non è che fosse stato accolto con un tripudio di micette. Comunque, Ben Affleck è e, a meno di disastri, Ben Affleck rimane per un bel pezzo, considerando che è in preparazione una lunga serie di film in stile Marvel e non è da escludere che qualcuno se lo diriga pure lui. Ora, dicevo, non mi dispiace come scelta. Certo, non è il Batman vecchio e incazzato di Miller (per quello magari andava bene Josh Brolin), ma onestamente mai mi sarei aspettato di vederlo. Affleck, intanto, c'ha il fisico, è alto oltre un metro e novanta, imponente, con la classica cura palestra da film d'azione può far paura. Voglio dire, dà quasi dieci centimetri ad Henry Cavill, cosa che mi sembra possa avere un suo peso, se devono convincerci che riesce a tener testa a Superman. Inoltre mi sembra una scelta di casting adatta al taglio che i film di Zack Snyder hanno. Poi ha la cartola.

Cartola.

Inoltre è un bravo attore. Sì, lo so, che volete che vi dica? Non sto mica sostenendo che è il Robert De Niro degli anni Ottanta, ma è un bravo attore ed è adatto a fare quel che serve per quel che mi aspetto in questo film qua: stare zitto, fare lo sguardo da quello tormentato, essere grosso. Guardatevi le scene di Argo in cui se ne sta zitto in camera con la bottiglia. Per un Batman firmato Zack Snyder basta quello. All'argomentazione "Eh, ma Daredevil era brutto!" la risposta non può che essere "Mark Steven Johnson". Ché comunque il regista e il film contano, nel far rendere bene un attore, soprattutto se l'attore in questione non è Meryl Streep. Mi direte che Zack Snyder non è esattamente noto come un maestro nella direzione degli attori, ma, ehi, vi risponderei che da un film intitolato Batman Vs. Superman non mi aspetto un profondo studio sui personaggi. E in ogni caso, oh, Hollywoodland. Non è un bel Bruce Wayne tormentato e scoglionato, quello? Anche se era Superman, dico. Aggiungo: Affleck non è scemo e sa che con una mossa del genere rischia. È resuscitato, è resuscitato per altro anche grazie alla fiducia arrivata dalla Warner, penso che abbiano tutti riflettuto per benino su come gestire questa roba e sono onestamente fiducioso. Oltre che speranzoso di vederlo poi dirigersi lui un bel film su Batman.



Intanto è uscito il teaser trailer di Monsters: Dark Continent, seguito di Monsters dal cast totalmente diverso che racconta il Medio Oriente invaso dagli alieni. Il trailer sembra promettere qualcosa, anche se non so bene cosa, ma qui di fiducia ne ho onestamente pochina. Passando invece a cose più tamarre, è stata ufficializzata la partecipazione di Tony Jaa a Fast & Furious 7 e subito mi sono immaginato una scena in autostrada con un elefante che calpesta duecentocinquanta automobili. E poi c'è il primo trailerino del film in cui Paul W.S. Anderson si cimenta coi disastri naturali, le storie d'amore in stile Titanic, Emily Browning, Paz Vega e la gente che mena fendenti vestita da Zack Snyder.



Si intitola Pompeii, arriva a febbraio e secondo me ci sarà da divertirsi. Chiudo menzionando - me n'ero proprio scordato - il fatto che sono usciti L'evocazione (ne avevo scritto a questo indirizzo qua) e Monsters University (ne avevo scritto a quest'altro indirizzo qui). Preferisco il primo, si guardano entrambi.

A partire da domani vado sotto con il Fantasy Filmfest, quindi può essere che gli aggiornamenti del blog rimangano un po' zoppicanti, ovviamente non per mancanza di argomenti, ma per mancanza di fiato. Farò il possibile. Fra l'altro, a meno di Shamalayan Twist improvvisi, sarà il mio ultimo Fantasy Filmfest, nonché la mia ultima rassegnina in quel di Monaco, dato che a ottobre ci si sposta a Parigi. Baguette per tutti!

25.8.13

Lo spam della domenica mattina: Colonia 2013


Ed eccoci qua, dopo cinque giorni di silenzio, riapro le pubblicazioni sul blog con la spammata settimanale, ovviamente in larga parte dedicata a Colonia. Prima, però, Outcast: martedì abbiamo pubblicato l'ormai tradizionale episodio di Cinquepercinque dedicato all'inizio della fiera, mentre ieri è toccata all'episodio di Old! sui simpatici avvenimenti di agosto del 1993. E basta. Passiamo a IGN, con tutte le dirette da Colonia, un articolo sulla grafica di Crysis, uno sullo streaming, le anteprime di Dead Rising 3 e XCOM: Enemy Within e le videoanteprime su Batman: Arkham Origins, Lego Marvel Super Heroes, Mad Max, Creatures Online, Alien Rage, Galaxy On Fire - Alliances e Godfire - Rise of Prometheus. Onestamente, una prestazione abbastanza chiacchiere e distintivo, seppur in larga parte figlia di acciacchi fisici da gerontocomio. C'è comunque un'altro bel po' di roba in arrivo, sia in video che per iscritto.

Sono moribondo, va detto.

19.8.13

Kölsch!


Ridendo e scherzando, martedì scorso è caduto l'anniversario del momento in cui, pubblicando la foto qua sopra su Facebook, ho reso per la prima volta pubblico il fatto che ci stavamo preparando a lanciare IGN Italia. Eravamo in macchina, ci stavamo recando in fiera per la prima giornata di GDC Europe e io, in quanto residente in terra di Germania ormai da un po', avevo accesso alla rete tramite il mio strumento portatile e ho provveduto a buttarla fuori così. È stato divertente. Un anno dopo, oggi, si ritorna sul luogo del delitto e si avvia la solita delicata settimana di morte e distruzione estiva. Son cose belle. Comunque, se putacaso capita che vogliate seguire le nostre scorribande, la pagina di riferimento è questa qua. Poi, al ritorno, con calma, si fa ovviamente il solito podcast di reportage per Outcast.

Come ho sicuramente già scritto in altri post ma è inevitabile puntualizzare anche qui, è molto probabile che l'attività del blog si arresti, perché nei giorni di fiera diventa veramente dura stare dietro anche a questa mia casetta privata. Oh, poi, non è che le cose di cui scrivere mi manchino, per cui vai a sapere. In fondo, nella settimana GDC c'ero riuscito.

18.8.13

Lo spam della domenica mattina: gragnuola di recensioni


Questa settimana m'ha colto una qualche bizzarra forma di sacro fuoco e ho partorito recensioni come se non ci fosse un domani. Su IGN ho delirato del primo episodio della notevole avventura grafica The Raven, del sempre adorabile PixelJunk Monsters in versione PlayStation Vita e del come al solito ottimo nuovo DLC di Dishonored. Tutta roba straconsigliata, così come è straconsigliato ibb and obb, sul quale ho scritto una schizofrenica recensione a quattro mani assieme a Fotone.

Per Outcast, invece, ho finalmente scritto la recensione che se l'è presa comoda di Leisure Suit Larry Reloaded, oltre al solito appuntamento con la rubrica Old!, questa volta dedicato all'agosto del 1983. E come si può intuire dall'immagine là sopra, c'è pure il podcast! Martedì ho infatti pubblicato il nuovo episodio di Outcast: Chiacchiere Borderline, a due mesi di distanza dal precedente. Sono quasi tre ore e mezza di gente che blatera completamente a caso, lo trovate a questo indirizzo qua.

Fra una settimana su questi schermi, l'elenco di tutto quanto prodotto dal sottoscritto in cinque giorni di Colonia. Così vediamo se produco davvero o sono solo chiacchiere e distintivo. 

17.8.13

Bigby!


Allora, stasera mi piombano in casa tre disperati con cui poi partirò domattina in direzione Colonia, per seguire GDC Europe e Gamescom con IGN scritto in fronte. Come al solito, non mi sento di garantire nulla sulla regolarità delle pubblicazioni qua sul blog per i giorni a venire, ma insomma, tanto non si formalizza nessuno dei quattro che mi seguono. E a proposito di videogiochi...



Finalmente Telltale ha mostrato qualcosa di concreto del gioco ispirato a Fables e apparentemente basato su concetti molto simili a quelli di The Walking Dead. Sembrerebbero aver ormai deciso di puntare con violenza su questa direzione, come testimoniato anche dal fatto che han rinunciato a King's Quest (l'altra delle tre licenze che avevano annunciato di aver acquisito anni fa). E quindi? E quindi sembra interessante, poi io sono un gran fanatico della serie a fumetti, però ho due dubbi. Il primo: sapranno creare qualcosa che si inserisca come si deve nel particolare stile di scrittura di Bill Willingham? Il secondo: ho il timore che la formula potrebbe avermi già rotto un po' le scatole. Alla prima domanda rispondo che secondo me han saggiamente deciso di staccarsene, invece di imitarla. Alla seconda rispondo che whatever, vediamo.

Comunque, si intitola The Wolf Among Us, arriva "presto", vediamo come va. Intanto, mentre Christopher Nolan inizia le riprese di Interstellar, si inseguono le chiacchiere su Batman Vs. Superman e si vocifera di un possibile Bryan Cranston per il ruolo di Lex Luthor. Sarebbe ganzo, eh? Per altro Cranston ha dato la voce al commissario Gordon in una qualche serie animata, quindi vai a sapere, magari finisce che lo scritturano per quel ruolo. E a proposito di fumetti...



Una lunga è interessante intervista a Scott Wadlow e Christopher Mintz-Plasse su Kick-Ass 2. Così, vi lascio con venti minuti abbondanti di nerdaggine in video.

Fra l'altro Kick-Ass 2 sono andato a vederlo ieri, ma questo post l'ho preparato e programmato prima, perché sto in apnea totale e devo portarmi avanti coi compiti, quindi ancora non so dire se mi sia piaciuto ed eventualmente quanto. Capita. L'immagine là in cima è un omaggio all'anonimo che mi ha ricordato nei commenti il compleanno di Jennifer Lawrence. 

16.8.13

In trance


Trance (GB, 2013)
di Danny Boyle
con James McAvoy, Vincent Cassel, Rosario Dawson

C'è un tratto distintivo e abbastanza fastidioso che accomuna svariati film di Danny Boyle: la sorprendente capacità di partire alla grande e scivolare lentamente, ma inarrestabilmente e sempre più rovinosamente in un tripudio di nonsense. The Beach, check. 28 giorni dopo, check. Sunshine, check. Ormai ci sono talmente abituato che mentre guardavo 127 ore mi aspettavo che da un momento all'altro uscisse dal crepaccio uno dei mostri di The Descent e James Franco lo ammazzasse sollevando il macigno e tirandoglielo in faccia. Trance non sfugge alla regola e, anzi, nel suo caso il problema è ancora più grave perché tutto il film ruota attorno al mistero nascosto nella capoccia del protagonista. Se quando quel mistero ti viene svelato senti un improvviso dolore alle spalle e vedi le tue braccia tuffarsi violentemente nel mare di latte che ti avvolge le ginocchia, beh, è un po' difficile uscirsene dal cinema pensando "Peccato per il finale, ma tutto sommato non mi è dispiaciuto." Tutto sommato una sega!

L'altro ieri, mentre ero al cinema che guardavo Elysium, non so ben per quale motivo, m'è venuto in mente che non solo non avevo scritto qua sul blog di Trance, non avevo neanche creato la bozza come faccio di solito, non l'avevo infilato nell'elencone dei film visti quest'anno, non gli avevo dato un voto nel file excel delle votazioni di Iacine e non gli avevo dato le stelline su Mubi. Insomma, non avevo fatto tutte le cose da ossessivo compulsivo che faccio dopo aver guardato un film. Trance mi era immediatamente scomparso dal cervello, come se la Rosario Dawson del film mi avesse ipnotizzato e fatto dimenticare (e in effetti la cosa ha forse a che vedere con le scene in cui appare nuda). Sul viaggio di ritorno dal cinema, Giovanna mi ha chiesto di spiegarle un po' com'era 'sto Trance, avec spoiler, tanto lei non lo guarderà mai. Mi ci sono messo d'impegno, ho provato a raccontarle tutta la soluzione del mistero, ci avrò messo dieci minuti e alla fine neanche ci sono riuscito fino in fondo perché dei passaggi mi sfuggivano. Memoria corta? Finale a cazzo di cane? Film che non sa spiegarsi bene? Cose a caso? Colpa mia? Vai a sapere.

Trance è un film che lo guardi e poi sparisce. Inizia bene, con un bel ritmo, in maniera misteriosa e intrigante. Prosegue infilandoti sempre più nei suoi dubbi, costruendo un racconto che ti viene voglia di sbrogliare e appoggiandosi su bravi attori che fanno la loro parte. In più c'è l'immaginario visivo di Danny Boyle, tutto sghembo e sbagliato, che mette in scena colori fortissimi e inquadrature dalla prospettiva surreale, dando vita a una roba che non solo è proprio bella da osservare, ma s'incastra pure bene coi temi raccontati dal film. Insomma, sei lì tutto coinvolto, che hai l'impressione di stare guardando un bel film di Danny Boyle, ed ecco che piano piano comincia la frana e si arriva fino al punto di dire "OK, basta", lasciar completamente perdere il mistero perché chissenefrega e limitarsi a godersi il resto, le belle immagini, le musiche azzeccate, il ritmo che comunque non cede in maniera particolare. Poi arrivi alla fine e non puoi dire di esserti annoiato, però sei davvero disarmato, inizi a pensare ad altro all'insegna del whatever e pian piano il film scompare dalla memoria. In fondo è esattamente il processo mentale descritto a un certo punto dal personaggio di Rosario Dawson, quell'idea secondo cui a volte dimenticare qualcosa è una forma di autodifesa. Ecco, sì, meglio dimenticare. Anche se in fondo mi sono divertito. Credo. Non ricordo.

Ho visto Trance al cinema qua a Monaco, l'altro giorno, in lingua originale, che merita perché son tutti bravi e poi tra francesi e isolani c'è un bel rincorrersi di accenti. In italia, se IMDB non mente, il film arriva fra un paio di settimane.

15.8.13

Ferragosto, computer mio non ti conosco


Nel 2009, Ferragosto è capitato di sabato. Ero al termine di una settimana di vacanza a Berlino, costruita attorno al fatto che proprio il 15 ci sarebbe stato il concerto dei Pearl Jam, che per quel tour non avevano previsto date italiane. Tre giorni dopo abbandonai Berlino in aereo, diretto però non a Milano, ma a Colonia, per seguire la mia prima Gamescom. Fra l'altro, un mese dopo, andai per la prima e ultima volta al Tokyo Game Show, ma non c'entra nulla. Quello lì del 2009 è stato il mio ultimo Ferragosto non dedicato al lavoro. Il 15 agosto del 2010? Era una domenica ed ero a Colonia, pronto ad affrontare nuovamente la Gamescom. Il 15 agosto del 2011? Era un lunedì ed ero a Colonia, per la prima giornata della mia prima GDC Europe, cui avrebbe fatto seguito, ovviamente, la Gamescom. Il 15 agosto del 2012? Era un mercoledì, ultimo giorno di GDC Europe, primo giorno di Gamescom. Ero a Colonia, ovviamente. E fra l'altro, proprio quel lunedì, avevamo annunciato la partenza del progetto che mi avrebbe prosciugato ogni rimasuglio di forza vitale rimasto in corpo di IGN Italia. E quest'anno? Il 15 agosto cade di giovedì, ma soprattutto cade la settimana prima del viaggio a Colonia. E siccome Ferragosto vale pure in Baviera, oggi si fa sega. Sono infatti stato strappato a forza dalla tastiera e convinto a passare la giornata in bicicletta, andando a finire da qualche parte fuori Monaco (non so, non ho capito, non ho indagato, mi fido).

Buon Ferragosto a chi se lo gode. E pure a chi non se lo gode, via. :)

Ieri sera sono andato a vedere Elysium. Non ho idea di come sia, perché ho scritto e programmato questo post ieri pomeriggio. Domani vado invece a vedere Kick-Ass 2. Domenica parto per Colonia.

14.8.13

Kick-Ass


Kick-Ass (USA, 2010)
di Matthew Vaughn
con Aaron Taylor-Johnson, Chloë Grace Moretz, Christopher Mintz-Plasse, Mark Strong, Nicolas Cage

Ho visto per la prima volta Kick-Ass al cinema, nell'estate del 2010, durante una qualche peregrinazione lavorativa intercontinentale, e mi sono divertito come un matto. Me lo sono riguardato la scorsa settimana, un po' per ripassino pre-seguito, un po' per mostrarlo a chi di dovere, e mi sono nuovamente divertito come un matto, anche se devo dire che a una seconda visione ho un po' patito certe lungaggini del blocco centrale (il che, con di mezzo tre anni per dimenticare tutto, non è un gran bel segno). Ma l'impressione rimane comunque stra-positiva, soprattutto per l'intelligenza con cui Matthew Vaughn ha saputo prendere il fumetto e trasformarlo in cosa sua, dandogli una personalità propria, forte e a parer mio ben più convincente dell'originale di Millar, che trattava uno spunto totalmente idiota come se fosse la cosa più seria del mondo e, in questo, per certi versi era anche interessante e ricco di belle intuizioni, ma per molti altri finiva  per diventare insipido e innocuo nonostante il suo brutale sfoggio d'iperviolenza.

Il Kick-Ass cinematografico è un'opera ben diversa - per altro sviluppata, come il seguito, a fumetto non ancora concluso - e non lo è solo per le differenze che tutto sommato è anche un po' lecito attendersi in un passaggio cinematografico made in USA (seppur rated R). Le modifiche sostanziali (e banalucce, ne convengo) al personaggio di Big Daddy, il modo stravolto in cui si evolve il rapporto fra Dave e Katie, la violenza comunque forte, ma un po' anestetizzata, il finale pirotecnico... tutte cose che fanno magari storcere il naso a chi vuole fedeltà, ma in realtà s'inseriscono in maniera perfetta, naturale, molto azzeccata, nel tono del film, nella caratterizzazione dei suoi personaggi. E la differenza principale sta proprio qui, nel tono, perché il Kick-Ass di Vaughn è innanzitutto una commedia. Certo, brutale, certo, d'azione, certo, capace comunque di colpire quando ti mostra una undicenne educata a parlare come uno scaricatore di porto e a uccidere con leggerezza, come se fosse un gioco, ma comunque una commedia, divertentissima, trascinante, con dell'azione messa in scena in maniera magistrale e un ritmo azzeccatissimo.

Alla fine la forza principale del film sta nella sua capacità di bilanciare tutti questi elementi contrastanti, proponendo una surreale estetica dai colori esagerati per raccontare di gente "normalmente" disadattata, psicotici che si vestono da coglioni per andare a uccidere criminali e farsi prendere a schiaffi da teppistelli. C'è un surreale frullato che prende per il culo il dramma umano della gente che racconta, lasciandolo sullo sfondo, per carità, a fare appena da retrogusto cui fai caso se ci ripensi poi, dopo esserti divertito come uno scemo per un paio d'ore scarse. E poi c'è l'incredibile colonna sonora, perfetta, anche nella grande intuizione di accompagnare i massacri firmati Hit-Girl con The Tra La La Song, che li rende magari meno "forti", ma comunica alla perfezione lo spirito con cui lei vive tutto: è un gioco, è divertimento spensierato, è sorridere a Kick-Ass e a Big Daddy cercando la loro approvazione dopo aver infilato una katana nella pancia di uno spacciatore.

In tutto questo si infilano poi degli attori che più azzeccati non si potrebbe: Nicolas Cage è meraviglioso, ha una scena allo specchio che urla fortissimo Mélanie Laurent e la sua idea di scimmiottare Adam West quando indossa il costume è fantastica; Christopher Mintz-Plasse esce dal cartonato di McLovin con una leggerezza non necessariamente prevedibile; Mark Strong è fantastico come sempre; Chloë Grace Moretz è pazzesca, una bambina che si mangia tutto come se fosse il Joker di Heath Ledger e sa gestire mille cambi di registro con la tranquillità di un'attrice consumata; Aaron Taylor-Johnson centra alla perfezione un ruolo non semplice, riuscendo a ritrarre uno sfigatissimo, sognante, pipparolo geek allo stesso tempo credibile e non odioso, perché non evirato (e riguardarlo qui dopo averlo visto in Le belve e Anna Karenina è allucinante). Insomma, Kick-Ass, pur con quell'unico dubbio sulle lungaggini espresso là in cima, per altro magari figlio del fatto che sto invecchiando e ormai se mi metto a guardare un film in seconda serata e in piena digestione la fatica la sento, è e rimane uno spacco e una fra le migliori cose emerse da questo pazzo pazzo mondo del cinema di supereroi che ha invaso le sale nell'ultimo decennio.

L'ho rivisto in blu-ray, ed è un bello spettacolo, e l'ho nuovamente visto in lingua originale, che merita totalmente, fosse anche solo per l'assurdità di Nicolas Cage e le raffiche di cock e cunt vomitate dalla piccola Chloë. Cacchio, comunque non ricordavo questa cosa che in Italia è uscito con quasi un anno di ritardo. Mamma mia.

13.8.13

Bling Ring


The Bling Ring (USA 2013)
di Sofia Coppola
con Katie Chang, Israel Broussard, Emma Watson, Claire Julien, Taissa Farmiga e degli adulti dalla scarsa importanza

L'aspetto più immediatamente affascinante di Bling Ring è alla fin fine quel che lo accomuna a tutti i film precedenti di Sofia Coppola, la sua capacità di gettarti mani e piedi a mollo nell'universo che racconta, a costo di fregarsene - volutamente - della narrazione in senso classico e puntare solo su una lunga serie di vignette che dipingono meravigliosamente bene i suoi personaggi. Anzi, in maniera un po' paradossale, per rimanere agganciata al suo cinema, la Coppola ribalta quelli che sono i soliti meccanismi dei film "basati" su storie vere: là dove di solito si romanza e si raccontano le vicende con gli attori, lasciando alle immagini di repertorio il dovere di dar contesto, qui avviene l'esatto contrario. E ci si ritrova quindi con un film preoccupato soprattutto di mostrare la vita e l'essenza dei suoi protagonisti (probabilmente romanzati, intendiamoci) attraverso una lunga serie di scenette scollegate fra loro, senza raccontare nulla di particolare, mentre sono i brani di repertorio, i telegiornali e poco altro a portare avanti le vicende.

E l'universo in cui ci si tuffa è quello vacuo, plasticoso, di ragazzi e ragazze modellati dalla moda e dallo star system, disperatamente alla ricerca di una vita economicamente al di sopra di quella - già notevole - che si possono permettere, con l'ingresso nel mondo delle stelline come unico possibile sogno. E che in fondo, a modo loro, sono umanamente dominati dai rapporti (bizzarri, per carità), con i propri coetanei, dalla ricerca di affetto e amicizia. Non è del resto un caso se il film si concentra sull'unico personaggio maschile e soprattutto sul suo viaggio alle prese con la nuova amica Rebecca e il circoletto che le ruota attorno. Marc è l'ennesimo maschio targato Sofia Coppola in totale balia delle sue donne, ma perlomeno, una volta tanto, le protagoniste non vengono dipinte attraverso il filtro della bellissima e malinconica solitudine, intima compagna dell'essere donna, creatura meravigliosa, incomprensibile e inattaccabile da tutto ciò che la circonda (e che tende fatalmente a rivelarsi sempre inadeguato). No, si dividono fra cretine complete e astute manipolatrici dalle scale di valori totalmente sballate.

Se il limite, poi, è sempre il solito della Coppola, di film che raccontano senza raccontare nulla e aprono uno sguardo su vite poco interessanti e quindi noiose da seguire, la capacità di far immedesimare rimane travolgente. Guardi Bling Ring e sei lì assieme a loro, grazie anche alla bravura dei giovani attori e attrici, mentre passeggi per le case delle star facendo shopping con sufficienza, rubacchiando di qua e di là, vivendo il delirio d'onnipotenza e immortalità che è radicato nella capoccia di qualunque giovane e subendo il violento, improvviso, devastante impatto col muro della realtà quando il castello di carte va a catafascio. Certo, poi c'è chi va in prigione e chi rilascia interviste a Vanity Fair...

Ho visto il film qua a Monaco, al cinema, in lingua originale, che consiglio perché il linguaggio gggiovane e la sfilza interminabile di "Ohmygod!" sono parte integrante dell'esperienza. In Italia arriva a fine settembre, per la precisione il 26, se IMDB non mente.

12.8.13

Lone Ranger


The Lone Ranger (USA, 2013)
di Gore Verbinski
con Armie Hammer, Johnny Depp, William Fichtner, Tom Wilkinson, Ruth Wilson

La cosa bizzarra di questo Lone Ranger del nuovo millennio è che si tratta di un film tutto storto, strano e sbagliato, almeno per quelli che sono gli standard della Hollywood moderna, tanto concentrata sul mettere in produzione solo film basati su marchi di successo, possibilmente risalenti agli anni Novanta, ma soprattutto che siano vendibili come si deve sul mercato internazionale. Qui siamo davanti a un western, roba considerata invendibile da almeno due o tre decenni, basato su una serie TV degli anni Cinquanta che fuori dagli USA non conosce praticamente nessuno. Poi, certo, la chiave per rendere universalmente apprezzabile un "nome" sulla carta di potenziale successo solo in America stava nel riciclare fino al midollo la formula de I pirati dei caraibi, con Johnny Depp a fare da spalla bizzarra a un eroe per caso, buffo, impacciato e dal carisma prossimo allo zero, e con Gore Verbinski a imprimere il suo stile visivo allucinato e la sua notevole capacità di infilare a calci momenti sanamente truci in un rating PG-13.

Il risultato è un pasticcio un po' sconclusionato, eccessivamente tirato per le lunghe, che ha una sua personalità tutta bizzarra ma fatica a trovare un'identità precisa. Ma allo stesso tempo è anche decisamente più gradevole e interessante di quanto mi aspettassi. Gradevole perché comunque il Verbinski è sempre un bel vedere, uno che costruisce la scena con attenzione, guidando l'occhio sui dettagli e dando un senso ai rapporti fra oggetti, persone e ambienti, senza buttare lì cose a caso per far bordello. La sua è un'azione potente, ricca e piena di immagini ricercate, anche se qui viene messo un po' da parte lo sforzo allucinato del secondo e del terzo Pirati in favore di un evidente e sbracatissimo amore per quel western che non si fa più, tutto location, polvere (esagerata e spesso aggiunta al computer con un effetto tristissimo, ma comunque polvere), tramonti, cavalcate furiose e paesaggi infiniti che t'invadono il campo visivo.

E interessante, anche, perché comunque Lone Ranger è un film che, pur alla sua maniera leggera e bambinesca, racconta il vecchio West trattando con rispetto la popolazione indiana, presentando un Tonto molto meno fastidioso e simile a Jack Sparrow di quanto fosse lecito temere (sul serio, è il miglior Johnny Depp strambo da tanto tempo a questa parte) e mostrando un protagonista incapace, scemotto, che deve diventare eroe e lo farà ritrovandosi costretto ad abbandonare tutta la sua fiducia nei confronti di istituzioni a stelle e strisce che, quando va bene, sono popolate da pusillanimi e, quando va male, sono un trionfo di crudeltà e corruzione. Peccato solo che sia un protagonista di cui dubito possa fregare qualcosa a qualcuno: Depp e Fichtner si magnano tutto, in maniera forse anche voluta, ma che di fatto ammazza il ruolo di quello che dovrebbe essere l'eroe del titolo, e che fra l'altro, in centoquarantanove minuti di film, sostanzialmente non spara mai a nessuno. E che è? A voler ben vedere, a conti fatti, i problemi più grossi stanno nella solita esigenza di fare il reboot e di raccontare una storia d'origini, sperando che poi le cose prendano il largo alla prossima occasione. E quindi ci ritroviamo con un primo episodio privo di protagonista e un secondo episodio che probabilmente, visto l'insuccesso nato innanzitutto in quegli USA che dovrebbero essere ricettivi nei confronti del Ranger, non vedremo mai.

Il film l'ho visto qua a Monaco, al cinema, in lingua originale e in 2D. La lingua merita, perché Johnny Depp fa sempre molto col suo modo di parlare e perché nei western ci vuole la biascicata texana. Non so come possa essere in 3D, so però che raramente mi è capitato di notare così tante inquadrature che erano palesemente pensate per gli occhialetti. Ah, ne scrivo adesso perché qua in Germania è uscito la scorsa settimana. Capita.

11.8.13

Lo spam della domenica mattina: fumetti, danza del ventre e cooperativa solitaria


Se tutto fosse andato come da programma, questa settimana avrei spammato in questo spazio il nuovo episodio di Outcast: Chiacchiere Borderline. E invece poi il dramma, le consegne, il troppo da fare e non sono ancora riuscito a pubblicare il podcast. Però ho completato il montaggio, devo solo sistemare i dettagli. Arriva. Prometto. Su Outcast, comunque, ho buttato fuori il trentatreesimo episodio della rubrica Librodrome, dedicato ai fumetti di The Last of Us. E poi, ieri, il più o meno canonico appuntamento con la rubrica Old!, in cui chiacchiero dell'agosto del 1973.


Su IGN, invece, questa settimana ho pubblicato ben tre articoli che non erano traduzioni (di quelle, una valanga) o cose dallo scarso interesse tipo Top Week. Un pezzo su Shantae, giochino misterioso per Game Boy Color recentemente spuntato sulla Virtual Console del 3DS, la recensione di Brothers: A Tale of Two Sons, emozionante avventurona firmata Starbreeze in cui si fa co-op in solitaria e ci si commuove, e l'anteprima di AiRace Speed, un piccolo giochino in arrivo su 3DS sviluppato da un team polacco, quindi simpatico. E direi che può bastare.

Da domani si entra in clima prepartita per Colonia. Metto le mani avanti: non so, onestamente, se riuscirò a continuare ad aggiornare il blog. Comunque, cose di cui scrivere ne ho.

10.8.13

Un sabato al fresco


Ieri, qua a Monaco, ha piovuto quasi tutto il giorno. Ora, che piova quasi tutto il giorno mi fa piacere fino a un certo punto, soprattutto considerando che sul tardi me ne sono andato al cinema e, insomma, i soli venti minuti di distanza a piedi diventano tantissimi, quando Giove Pluvio ti bersaglia. Però con la pioggia è arrivato un fresco meraviglioso e sto benissimo. Ieri sera ho indossato il felpino. È troppo bello, indossare il felpino ad agosto. Vogliamoci tutti bene, stringiamoci in un abbraccio infinito.



Her, il nuovo film di Spike Jonze (Essere John Malkovich, Il ladro di orchidee, Nel paese delle creature selvagge), con Joaquin Phoenix che si innamora di un'intelligenza artificiale doppiata da Scarlett Johansson. Bonus: Rooney Mara fa la ex, Amy Adams fa l'amica, Olivia Wilde fa l'appuntamento al buio. Ammazza, lo voglio pure io, un appuntamento al buio con Olivia Wilde. Comunque, esce a fine anno, voio.



Nuovo trailer un po' più esplicativo per The Counselor, nuovo film di Ridley Scott, primo film scritto da Cormac McCarthy, con Michael Fassbender che
sventola il batacchio davanti a Cameron Diaz e Penélope Cruzsi mette nei guai con della brutta gente. Sembra intrigante, no? Sicuramente da questo trailer si capisce un po' di più dove la storia dovrebbe andare a parare. Sicuramente o forse. Comunque, esce a novembre più o meno dappertutto.



Un simpatico spot targato Mother Russia per il gruppo di supercriminali guidato da The Motherfucker. Trattasi di Kick-Ass 2, che esce a Ferragosto in un sacco di posti, compresa l'Italia. Il che dovrebbe far capire quanto i distributori italiani abbiano fiducia nel film. Per dire, Elysium, nel mondo, esce negli stessi giorni, ma in Italia l'hanno spostato a fine mese. In the meantime, è stato confermato che Mel Gibson sarà il cattivo di The Expendables 3 e che nel cast ci sarà pure Antonio Banderas. Due scelte molto azzeccate per il festival dei pensionati action, tanto più che Mel mi sembra in gran forma. Certo, sono entrambi anche nel nuovo Machete, probabilmente a interpretare gli stessi ruoli, ma che vuoi che sia? La notizia "ma per favore" del giorno, comunque, mi arriva dalla pagina ufficiale su Facebook di Scott Adkins: il nostro amico Boyka avrebbe sostenuto un'audizione per diventare il prossimo Batman. Ora, intendiamoci, se lo scelgono per tirare le pizze, ci mancherebbe, ottimo, ma... ehm... no, dai... su... ecco... ehm...

Ieri sono andato a vedermi Trance e soprattutto a vedere per la prima volta al cinema uno dei miei film preferiti della storia, Le iene. Quando è uscito al cinema in Italia, vietato ai minori di 18 anni, ero troppo piccolo per andarci. Del resto, anche quando è uscito Pulp Fiction ero troppo piccolo, ma lì appena di un anno e mi sono infilato in sala fischiettando con indifferenza. È stato bello, vederlo per la prima volta al cinema? Non lo so, questo post l'ho scritto e programmato ieri, prima di uscire.

9.8.13

Facciamola finita


This is the End (USA, 2013)
di Evan Goldberg e Seth Rogen
con Jay Baruchel, Seth Rogen, James Franco, Jonah Hill, Craig Robinson, Danny McBride

Stavo controllando la pagina IMDB di This is the End per scrivere le tre righe qua sopra (sono un tipo preciso!) e mi sono reso conto di una cosa: la colonna dei nomi degli attori è identica alla colonna dei nomi dei personaggi. Cioè, lo sapevo, ma trovarsela davanti è affascinante. Quasi ipnotico. E ricco di spoiler, perché in effetti, leggere in anticipo l'elenco degli attori di un film nel quale parte delle risate si basa sulla raccolta delle figurine, sull'apparizione di questo o quell'attore, significa rovinarsi qualche gag (me ne vengono in mente soprattutto un paio della mezz'ora finale, davvero sceme e divertenti). Il bello di Facciamola finita, però, è che alla fine non c'è solo questo esercizio di ultra-meta-cinema e tutto sommato si tratta di un film più divertente, meglio costruito e fra l'altro pure più sanguinario di quanto mi aspettassi.

Lo spunto di partenza vede un gruppo di deficienti attori interpretare loro stessi. O, meglio, i "loro stessi" che ci immaginiamo. Spocchiosi, presuntuosi, vanitosi, vacui e sostanzialmente insopportabili, da qualche parte fra l'asshole e il dumbass. Brutta gente, capitanata dal peggiore di tutti Michael Cera, che quando si scatena l'apocalisse si trova abbandonata a se stessa e in preda al panico. La maggior parte delle gag ruota attorno a questi due aspetti, al fatto di avere come protagonisti (e gran parte delle comparse) i cartonati degli attori e al piazzare gente normale e incapace in una situazione da fine del mondo. Niente eroi che salvano la baracca, neanche mezza impresa: più la situazione peggiora, più arrivano gli schiaffi e non c'è mai mai mai una singola cosa che riescano a combinare senza far disastri.

Il risultato, pur nell'assurdità di certi scambi, nel rappresentare personaggi talmente esagerati da avere poco di normale, nella presenza di svariate gag che perdono senso se non si conosce la carriera degli attori (ma l'unico momento davvero "difficile", perché tirato avanti per un po', è quello dedicato a Pineapple Express), è un film che riesce a raccontare in maniera bizzarramente umana il caos dell'apocalisse. Certo, infilandoci demoni dal pacco enorme, gag incentrate sulla masturbazione di Danny McBride e una discussione sull'eventualità di stuprare Hermione, ma con anche l'intelligenza di non limitarsi a un turbinio infinito di gag e infilarci dentro il surreale viaggio personale dei due personaggi principali e il racconto della loro amicizia. All'ombra di un pene da venti metri.

Non riesco a capire se Facciamola finita è un colpo di genio o il solito titolo italiano sparato a caso. Evito il pippone su quanto un film del genere possa essere rovinato dal doppiaggio, a prescindere dalla qualità di adattamento e interpretazioni (che comunque, in totale malafede, mi aspetto bassa). Uh, no, in effetti non ho evitato. Pazienza.

8.8.13

Thor lo zozzo


C'è questo fatto bizzarro che di Thor non ricordo praticamente nulla. Mi spiego. In vita mia, ho letto praticamente qualsiasi cosa sia stata pubblicata dalla Marvel dagli anni Sessanta a, boh, da qualche parte durante la seconda metà del decennio scorso. OK, qualsiasi cosa no, ma insomma, veramente la maggior parte di quel che è stato pubblicato. Non esagero! E per la maggior parte dei personaggi ho un sacco di ricordi. Ricordo saghe, ricordo avvenimenti, ricordo cose. Di Thor, boh, non ricordo nulla. Ricordo che ho amato molto il ciclo di Walter Simonson, ma non ricordo di che cacchio parlasse. E ricordo che mi aveva affascinato il ciclo scritto da Warren Ellis con l'alberone fra le palle. Toh, ricordo anche vagamente il periodo di Asgard sulla Terra che hanno omaggiato nel primo film. E in linea di massima ricordo chi sono i personaggi principali. Ma, insomma, boh, è bizzarro. Sarà che mi è sempre stato sui maroni.



Tutto quel discorso là sopra era per dire che guardo questo trailer e non ho la minima, ma proprio la benché minima idea di quanto e come possa omaggiare cose viste nei fumetti. Vuoto totale. Oh, capita. In compenso, rispetto al primo trailer, dai, mi lascia addosso un po' meno disinteresse, anche se alla fine è più che altro voglia di rivedere in azione Loki. Comunque, carina la gag finale, simpatico l'accenno a The Avengers, evocativa la voce di Christopher Eccleston, le presenze femminili fan piacere, ma mi rimane lo stesso addosso un certo senso di whatever. Fra l'altro, il taglio visivo mi sembra molto più cupo rispetto a quello del primo episodio, quasi come se volessero cavalcare il successo di Game of Thrones rinnegarne l'estetica fantasiosa, colorata, totalmente fuori di cozza. E boh, insomma, alla fine sono comunque curioso di vederlo, via, i fumettoni, i supereroi, la Marvel, però, di 'sta fase 2, alla fin fine, l'unico film che davvero mi attira un sacco è Guardians of the Galaxy. Errore mio?

Oggi double bill, vado a vedermi James Franco e amici contro la fine del mondo e Johnny Depp che fa le mossette. Oh, da queste parti escono adesso, che vi devo dire?

7.8.13

Quei mercoledì lì


Oggi è uno di quei mercoledì lì, quelli in cui sto annaspando dietro alle consegne e quindi niente, non ce la faccio a scrivere robe sensate per il blog. E questo nonostante ieri fossi convinto di essere in una situazione tranquillissima e che guarda avrei scritto pure uno o due post in anticipo per portarmi avanti. Ah, la dura vita del lavoratore casalingo in mutande e canotta! Comunque, due scemenzine al volo. Tipo questi due tweet di Sylvester Stallone.


E che dire, quindi in The Expendables 3 avremo Harrison Ford, probabilmente impegnato a dividersi fra le battutine su Han Solo e quelle su Indiana Jones (a proposito, Ford, alla domanda "Ma un quinto Indy?" risponde "Mboh, perché no?"). Alla fine mi sembra divertente, come idea. Voglio dire, è una serie basata sul frullato di gente messa dentro a caso, ascoltando il parere dei fan su Twitter... perché no? Fantastico, comunque, il secondo tweet. A occhio ci leggerei una "lieve" critica a Bruce Willis. Sbaglio?



Teaserino della nuova stagione di American Horror Story. Non l'ho mai seguito, merita? Per qualche motivo mi attira un sacco ma, appunto, non ci ho mai posato gli occhi. Comunque, non è che ci sia molto altro da segnalare. Il trailer del giorno è in realtà quello nuovo di Thor: The Dark World, ma immagino uscirà in serata, per agevolare gli americani. Chiudiamo con questa roba che segue.



Paradise, primo film da regista per Diablo Cody. Lo spunto di partenza neanche mi dispiace, ma il trailer mi ha fatto venire voglia di strapparmi lo scroto e gettarlo dal balcone in testa a quelli che stanno scavando nell'asfalto per posare la fibra ottica qua nella via. Esce in autunno, comunque.

Ieri ho rivisto Kick-Ass. Mi è venuta molta voglia di vedere Kick-Ass 2.

6.8.13

Life Itself - A Memoir


Life Itself - A Memoir (USA, 2011)
di Roger Ebert

Mentre leggevo Life Itself, mi saltavano ciclicamente in testa due pensieri. Il primo era una riflessione sul fatto che se io dovessi mettermi a scrivere un'autobiografia non saprei da che parte cominciare e farei una fatica boia a mettere in fila più di qualche sparso episodio tratto dagli anni del rincoglionimento dell'adolescenza. Dell'infanzia, poi, giusto qualche immagine. E invece Roger Ebert, dopo aver premesso di voler scrivere questo libro basandosi solo ed esclusivamente sui ricordi, dall'alto di un'età che è il doppio della mia, prende e parla con un'impressionante dovizia di particolari, per pagine e pagine, di tutta la sua vita e soprattutto di ogni cosa che le ruotava attorno, raccontando l'America, il mondo del giornalismo, l'esperienza universitaria, i viaggi, le scoperte, le amicizie e gli incontri con le grandi personalità del cinema. E, insomma, tanto di cappello, al di là del fatto che forse il problema è solo di rincretinimento precoce mio, dovuto ad eccessive ore davanti a un monitor. E al di là del fatto che io, un'autobiografia, non la scriverò mai. Voglio dire, ma chi se ne frega?

L'altra cosa che mi tornava ciclicamente in testa, più che un pensiero, era un senso di perdita e tristezza. Perché Ebert questo libro l'ha pubblicato due anni fa, ma io me lo sono visto recapitare a casa a sorpresa, tenero regalo della mia dolce metà, qualche tempo dopo la sudata d'occhi per la dipartita improvvisa del caro Rogerino. E sarà che sono fatto storto, ma leggere certi passaggi mi ha messo addosso l'ansia. Ma non mi riferisco solo ai capitoli finali, quelli di una persona in pace con se stessa e con i propri guai fisici, nonostante qualche evidente rimpianto sulle scelte compiute al riguardo, e pronta ad accettare ciò che il destino ha in serbo per lei. Forse perché Ebert, quando parla(va) di se stesso e del mondo che lo circonda(va), sa(peva) essere se possibile anche più forte, personale, coinvolgente che quando scrive(va) di cinema. I ricordi dei genitori, il passaggio in Sud Africa, l'amore per Londra e per certi angoli di quella città, il delizioso capitolo dedicato all'unico cane della sua vita, m'avrebbero emozionato e stretto il cuore anche se non ci fosse stato quest'ulteriore livello di lettura strappalacrime a posteriori.

Life Itself è strutturato come se fosse una lunga raccolta di post da blog, a parte il fatto che non ce ne sono molti, di blog scritti così bene e in maniera tanto interessante. E, in effetti, una minima parte dei suoi capitoli arriva proprio dal blog personale di Ebert. Seguendo un filo più o meno cronologico, si apre parlando della gioventù, pescando ricordi da un'epoca lontanissima e regalando una finestra spalancata su un'America che da queste parti abbiamo visto giusto in qualche film e telefilm. E poi piano piano la passione per il cinematografò, l'inizio per certi versi casuale della carriera di critico, l'avventura televisiva e l'amicizia con Gene Siskel, l'alcolismo, i viaggi, i meravigliosi racconti legati al cinema e alle persone che lo popolano e tutta quella parte conclusiva sulla malattia, il modo di vivere la sua nuova vita, la riscoperta di internet come mezzo per comunicare col mondo. Un libro bellissimo, emozionante, mai "triste", che riesce a offrire una visione dettagliata non solo sulla persona, ma anche e soprattutto su ciò che questa persona ha incontrato nella sua vita, e lascia addosso solo piacere e gioia.

E lascia addosso pure una gran voglia di provare 'sto Steak 'n Shake, solo che sulla costa ovest non si trova e quando m'è capitato di andare sulla costa est (o a Las Vegas) non sapevo della sua esistenza. Prima o poi ci andrò, e ordinerò solo pietanze che apparivano nel menu originale.

5.8.13

Venezia@Milano 2013 e varie amenità del lunedì mattina

Allora, vi risparmio qui la mia solita manfrina su quanto mi spiace non poter più seguire le rassegne milanesi dei festival di Cannes, Venezia e Locarno, però mi sembra potenzialmente di una qualche utilità rimbalzare qua sul blog la solita mail ricevuta dall'AGIS con le informazioni al riguardo. Al di là dell'immagine qua sopra, comunque, le informazioni appariranno a questo indirizzo qui.





Nel frattempo, sono usciti un teaser trailer per la terza stagione di Sherlock che vabbuò, è proprio uno schizzetto, e un trailerino di Elysium dedicato nello specifico a Kruger, il personaggio interpretato da Sharlto Copley. Che è veramente una delizia, col suo accento. "It's gest a flesh vund!" Ah, pare che il Batman del nuovo film in cui si tira le pizze con Superman sarà fra i trenta e i quarant'anni abbondanti (un po' ampia, come forbice) ed è ovviamente già partita la girandola di "possibili" nomi sparati totalmente a caso: Josh Duhamel, Jude Law, Gerard Butler, Josh Brolin, Ryan Gosling, Joe Manganiello, Richard Armitage, Max Martini, Matthew Goode, John Hamm, Brad Pitt, Jim Caviezel, Ben Affleck... La cosa divertente è che Jude Law sarebbe dovuto essere Superman nel film con lui e Batman che avrebbe dovuto dirigere Wolfgang Petersen (e per il cui Batman fra i vari nomi, si era fatto, guarda un po', anche quello di Christian Bale). Pare che Hamm e Caviezel siano improbabili in quanto troppo impegnati con le rispettive serie TV e Josh Brolin (che non mi spiacerebbe, per un Batman ispirato a quello di Miller) sia ancor più improbabile perché si ritroverebbe ad avere a che fare con Diane Lane, da cui ha appena divorziato, e insomma, no, dai. Comunque, le riprese dovrebbero partire a inizio 2014, quindi è probabile che si decida in fretta. Ah, Marc Webb ha buttato lì che The Amazing Spider-Man 4, previsto per il 2018, potrebbe non avere Spidey come protagonista. E subito la gente pensa a Venom. Ah, JJ ci ha provato, ma Karl Urban non vuole partecipare al prossimo Star Wars perché gli pare brutto vedere Scotty in mezzo agli jedi.



Nuovo trailer per Machete Kills, con Mel Gibson che sembra divertirsi davvero un sacco. Ci divertiremo anche noi? Bella domanda. Chiudiamo con una breve intervista al cast di Pacific Rim che fantastica su cosa vorrebbe vedere in un seguito. Affascinante sentire una punta di accento brit che sembra riemergere dal profondo di Charlie Hunnam. Affascinante anche sentire Del Toro che parla di un seguito da sbrocco totale con scala fuori scala e azione molto più surreale. Please, please, pretty please.



Ma poi chemmefrega di Cannes e Venezia, qua a fine mese parte il Fantasy Filmfest.

4.8.13

Lo spam della domenica mattina: tassi e altre amenità


Dunque, questa settimana, per IGN, mi sono dedicato prevalentemente a notizie e traduzioni, ma ho anche scritto un'anteprima su uno di quei giochini indie bizzarri che mi piacciono tanto e a cui voglio un bene che levati. Si intitola Shelter, parla di tassi (non d'interesse) e ne potete leggere a questo indirizzo qui. Su Outcast ho pubblicato tre cosette. Il cinquantanovesimo Videopep, con ospite speciale Nabacchiodorozor che legge gli insulti a lui rivolti, sta a questo indirizzo qua. Il ventiquattresimo Outcast Magazine, in cui si chiacchiera di tanti bei giochini e io mi esprimo su CommanderVideo, Leisure Suit Larry Reloaded, Mighty Switch Force! 2, New Super Luigi U e Stealth Inc.: A Clone in the Dark, sta invece a quest'altro indirizzo qui. E infine il diciassettesimo episodio della mia cine-rubrichetta eXistenZ, in cui blatero del film "basato" su Company of Heroes. Lo trovate a quest'altro indirizzo qua.

E domani sera si dovrebbe registrare il nuovo Chiacchiere Borderline.

3.8.13

Sentinelle e nerdate varie


Allora, apriamo il weekend col tradizionale post ad alto tasso di trailer e di nerdate. Tanto per cominciare, un aggiornamento su X-Men: Giorni di un futuro passato, con il sempre amabile Bryan Singer che twitta dal set una foto di lui appoggiato a una sentinella.


Non mi dispiace, anche se non mi convince fino in fondo. Vedremo. Questa settimana, comunque, sono state annunciate un po' di cose assortite, tipo che David Yates (il regista degli ultimi centododici Harry Potter) sarebbe stato scelto per dirigere il remake di Scarface. Già. Il remake di Scarface. Sospiro. Intanto, Joss Whedon sta proseguendo con la sua solita fissazione del ripescare attori a caso dalle sue serie passate e infilarli nei suoi nuovi progetti. Tipo che nel telefilm sullo S.H.I.E.L.D. rivedremo anche Ron Glass. Non che sia un male, eh. Ah, a questo indirizzo ci sono un miliardo di foto dal set, comprese alcune con la nostra amica Cobie Smulders, che presumibilmente, una volta conclusa la stagione finale di How I Met Your Mother, potrebbe diventare membro fisso del cast. Intanto, per restare in tema Marvel, pare che Aaron Taylor-Johnson potrebbe interpretare Quicksilver in Avengers: Age of Ultron. Ora, se penso al Johnson di Kick-Ass e di Le belve, un po' mi perplimo, ma in effetti in Anna Karenina aveva la giusta faccia da schiaffi. Ci sta. E poi di sicuro il fisicaccio non gli manca.



I sogni segreti di Walter Mitty, diretto e interpretato da Ben Stiller, in arrivo fra dicembre e gennaio, e boh, non saprei, potrebbe essere tanto una roba meravigliosa quanto una roba che mi fa venire il nervoso. Attendiamo con pazienza, mentre riflettiamo su Denzel Washington che dice di aver rifiutato il ruolo di Brad Pitt in Se7en (wut?) e quello di un personaggio che avrebbe dovuto fare un'apparizione in Fast & Furious 7, per poi diventare più importante in un successivo episodio della serie. E chi sarà, quindi, l'attore famoso che utilizzeranno al suo posto? Speriamo non ci mettano Morgan Freeman a fare gli spiegoni. Fra l'altro, si ricomincia a parlare del film basato su Akira, con al timone Jaume Collet-Serra, quello di La maschera di cera e Oprhan. Mah. Ah, c'è un dietro le quinte sulla quarta stagione di The Walking Dead, non so come embeddarlo, lo trovate a questo indirizzo qua.



Lone Survivor, praticamente il film degli ultimi due Medal of Honor. Mh. Io a Peter Berg ci voglio bene per diversi motivi, ma questo trailer mi fa un po' paura. Da un lato, insomma, potrebbe essere un film divertente e di sicuro lo spunto di partenza non è malvagio, dall'altro mi sembra abbastanza palese che sarà tutto un elogio dell'eroismo e della bellezza umana dei soldati americani. Mh.

Bonus: Akira raccontato tramite il bromance dei due protagonisti.


2.8.13

L'evocazione - The Conjuring


The Conjuring (USA, 2013)
di James Wan
con Patrick Wilson, Vera Farmiga, Lili Taylor, Ron Livingston

Ed e Lorraine Warren sono (o, meglio, erano, dato che lui è morto nel 2006) due investigatori del paranormale, demonologhi, esploratori di possessioni e case infestate. Lui veterano di guerra, poliziotto, uomo di fede, lei veggente in grado di percepire l'occulto. Oppure erano dei truffatori, vai a sapere. Il punto, però, è che si tratta di una coppia particolarmente importante nella scena delle case infestate, fra l'altro coinvolta in quella allegra faccenda di Amityville. The Conjuring racconta, o sostiene di raccontare, del caso più terrificante e brutale da loro affrontato in carriera, nel quale si sono trovati ad aiutare Lili Taylor, l'alcolista di Band of Brothers e le loro cinque figlie a liberarsi da un fantasma particolarmente inacidito. A dirigere il tutto c'è James Wan, quello noto come "il creatore di Saw che adesso dirigerà Fast & Furious 7 perché è un regista orientale come Justin Lin ha già diretto un film d'azione che non era male". Per quanto mi riguarda, fino a oggi, il maggior contributo di Wan al mondo del cinema era la scena di Scary Movie 4 con Shaquille O'Neal che prendeva per il culo Saw. Ma, insomma, si tratta di un giudizio basato sul nulla, dato che non ho mai visto né i seguiti di Saw né i successivi film di Wan. Comunque, da oggi, il caro James è anche "quello che ha diretto un divertente e onesto omaggio a un modo di fare horror un po' passé".

L'inizio, i titoli di testa, il tono generale, tutto ha un'aria da horror di quelli pacati e poco spettacolari, in cui si lascia spazio ai personaggi e si prova a raccontare una storia attorno agli spaventi. Per carità, nulla di clamoroso, e alla fine  è e rimane una raccolta di protagonisti standard da storielle di case infestate, però si respira proprio un'aria da film che se la prende comoda e, per una buona mezz'ora, non sente troppo il bisogno di spingere sugli spaventi e sul casino. Non solo, Wan, che pure qua e là eccede e nel finale a base d'esorcismo non può - ma anche giustamente - evitare di scatenarsi con botti, rumori ed effetti speciali, passa tutto il tempo evitando quasi sempre i "buh", gli spaventi forzati, e puntando invece sull'accumulo di tensione. Non si contano le scene in cui ti aspetti che stia per succedere qualcosa e poi a conti fatti non si vede nulla, e questo alla fine rende più efficaci quelle in cui, al contrario, il babau salta fuori.

In più il film si concentra non solo sulla famiglia che convive con il maligno e va invece anche a raccontare un po' dei due investigatori, mostrandone la storia e mettendone in scena le rigorose tecniche d'indagine e intervento. Certo, l'assunto di partenza è che il maligno esiste, gli esorcismi servono e i Warren non sono ciarlatani, con tanto di "Basato su una storia vera" in apertura, ma, insomma, non stiamo parlando di un documentario e certo non ci si poteva attendere un approccio da scettici. Dopodiché, non è certo un capolavoro, non racconta poi molto che non si sia visto trent'anni fa in Poltergeist (che per altro omaggia in maniera abbastanza diretta con la faccenda dell'armadio) e, inevitabilmente, quando partono i botti conclusivi si sgonfia un po' tanto la tensione, ma è comunque un filmetto divertente e con uno spirito retrò che, da bravo vecchio scoreggione, apprezzo sempre.

L'ho visto al cinema qua a Monaco, in lingua originale, e mi sento di dire che a guardarlo doppiato non ci si perderà nulla. In Italia arriva il 21 agosto.

1.8.13

Eddie Brock, reporter d'assalto


E rieccoci con un'altra giornata di quelle come quella dell'altro ieri. Quindi me la sbrigo con un post veloce, in cui però segnalo una roba sfiziosa ad ispirazione fumettistica, che viene dallo stesso produttore che aveva fatto il cortometraggio con Thomas Jane che provava a rendere giustizia al personaggio del Punitore.



E insomma, Ryan Kwanten, il fratello scemo di True Blood, nei panni di un Eddie Brock che mi sembra davvero riuscito, in un found footage che prova a ricreare l'essenza a metà fra l'inquietante e il ridicolo del personaggio. Con pure la guest star alla fine. Carino, dai.

Ultimamente ho ripreso a leggere un po' di Marvel, così, tanto per sfruttare l'abbonamento Unlimited che stavo lasciando marcire. E sto leggendo un sacco di monnezza. Mh.

 
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