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6.3.14

Agents of S.H.I.E.L.D. 01X14: "T.A.H.I.T.I."


Agents of S.H.I.E.L.D. 01X14: "T.A.H.I.T.I." (USA, 2014)
creato da Joss Whedon, Jed Whedon, Maurissa Tancharoen
episodio diretto da Bobby Roth
con Clark Gregg, Brett Dalton, Bill Paxton, Chloe Bennet, Iain De Caestecker, Elizabeth Henstridge, Ming-Na Wen

Durante la notte degli Oscar dell'altro giorno, è stato trasmesso un breve spot di Agents of S.H.I.E.L.D. con cui ABC e Marvel hanno provato a solleticare il lato più nerd del loro pubblico. Nel giro di trenta secondi, hanno mostrato Lady Sif che si tira le pizze con Lorelei, Deathlok che fa cose a caso, Coulson e i suoi che paiono proseguire con insistenza sul percorso Nick Fury Vs S.H.I.E.L.D. e ci hanno pure buttato in mezzo un'apparizione dello scudo di Capitan America infilato così, con nonchalance, dentro il logo del telefilm, al cui titolo hanno per altro aggiunto la parola "Uprising". Ora, il messaggio è abbastanza chiaro: stanno dicendo a quei nerd di cui sopra che è arrivato il loro turno. Si sono presi il tempo che serviva - secondo me giustamente, anche se non sempre con risultati convincenti - per costruire un universo narrativo che avesse un suo senso indipendente e non vivesse solo degli incroci coi film e del personaggio Marvel della settimana, ma ora vogliono puntare sul concetto di universo allargato e condiviso. Fanno bene? Otterranno quel che cercano? Whatever? Whatever, vedremo.

Si tratta comunque di un discorso che, presumibilmente, si svilupperà man mano da qui a fine stagione, andando a coinvolgere anche Captain America: The Winter Soldier, che bene o male sembra essere incentrato su tematiche simili, con il biondone che perde fiducia nello S.H.I.E.L.D. e decide di mettersi in proprio. Nel frattempo, bisogna portare avanti quanto lasciato in sospeso nello scorso, ottimo, episodio, continuando a inseguire la faccenda T.A.H.I.T.I. con la "scusa" di Skye in pericolo. Ne viene fuori una puntata non riuscita come le due precedenti, ma con alcuni spunti d'interesse ed elementi potenzialmente interessanti. Tanto per cominciare, c'è l'introduzione di due nuovi agenti che dovrebbero essere destinati a tornare con una certa frequenza e sembrano poter offrire qualcosa in più sul piano delle dinamiche fra i protagonisti. Senza contare che, per quanto minore, John Garrett è comunque un personaggio dei fumetti e rientra quindi nei discorsi fatti sopra. Eppoi, insomma, Bill Paxton è pur sempre l'unico uomo a poter dire di essere stato ucciso da Alien, Predator e Terminator, come fai a non volergli bene?

Al di là di questo, l'episodio continua a spingere su un discorso di dubbia moralità dei protagonisti che, seppur a fasi alterne e un po' in sordina, la serie porta avanti fin dall'inizio. Perché insomma, ci saranno tutte le giustificazioni del caso, ma questi pigliano, disubbidiscono a ordine diretto, pestano a sangue un prigioniero, si presentano in una base di cui non sanno nulla e attaccano e fanno fuori due sconosciuti che, presumibilmente, proprio criminali non dovevano essere. Il tutto senza fare mezza piega. E anche qui, se c'è un senso dietro alla scrittura della serie, è presumibile pensare che il tutto vada poi a sfociare in una sorta di ribellione contro il sistema. O qualcosa del genere. Nel mentre, vediamo ulteriormente esplorato - ma non completamente chiarito - il mistero dietro alla "non morte" di Coulson e ci becchiamo la prima apparizione nell'universo cinematografico Marvel del Dottor Manhattan di quello che, probabilmente, si scoprirà essere un alieno, magari la versione cine-televisiva di un Kree. Mettendo tutto assieme, resta addosso la sensazione di un buon episodio, per quanto certo non esaltante, che potrebbe alla fine rivelarsi come un bel coacervo di carne buttata sul fuoco per gli sviluppi futuri, anche considerando che non ci vuole un genio per immaginarsi qualche conseguenza sul fisico di Skye.

E comunque la prossima settimana c'è Jaimie Alexander, quindi va tutto bene.

5.3.14

I sogni segreti di Walter Mitty


The Secret Life of Walter Mitty (USA, 2013)
di Ben Stiller
con Ben Stiller, Kristen Wiig

I sogni segreti di Walter Mitty è un film che mi mette in difficoltà. Da un lato, faccio fatica a non prenderlo in simpatia, perché prova a raccontare temi interessanti, punta molto sulla potenza evocativa di paesaggi effettivamente splendidi, cerca un equilibrio fra la voglia di far poesia e quella di non prendersi sul serio, infila qua e là momenti comici quasi completamente fuori contesto, in una maniera brutale che fa venire in mente lo stile di Seth McFarlane. E poi è un film di Ben Stiller, che per qualche motivo trovo simpatico dai tempi di Giovani, carini e disoccupati e su cui non ho cambiato idea anche quando la sua carriera ha smesso di interessarmi. Dall'altro, guardandolo, si respira una brutale aria di "vorrei ma non posso", la sensazione che Stiller insegua, e magari sia convinto di riuscire a centrare, un'intensità, un afflato poetico e una profondità tematica che invece gli sfuggono abbastanza.

Stiller romanza il triste destino toccato alla rivista Life, che, dopo oltre vent'anni di esistenza da mensile, è stata trasformata per qualche tempo in inserto da quotidiano e quindi convertita alla versione online, per altro poi rimasta in vita appena tre anni. Le vicende vengono filtrate attraverso lo sguardo di un impiegato che ha trascorso praticamente tutta la sua vita occupandosi dell'archivio fotografico, che ovviamente fatica ad accettare il passaggio all'era digitale e decide quindi d'imbarcarsi nella sua prima grande avventura, per recuperare un negativo andato perduto. C'è insomma l'intenzione di raccontare un momento epocale tramite la voce pura, ingenua e sincera di un uomo semplice, da sempre chiuso in se stesso e isolato nelle proprie fantasie, abituato a vivere immerso nella polvere in procinto di essere spazzata via, che in tutta risposta sceglie di cominciare finalmente a vivere. E si parla in fondo anche di cinema, di rifiuto per il digitale che avanza e amore per quell'analogico cui diversi registi rimangono aggrappati con forza, al punto di sostenere che quando non potranno più girare in pellicola si chiuderà la loro carriera.

Una specie di urlo fortissimo che ha il sapore un po' ingenuo e sempliciotto del temino delle medie, aggrappato a una storiella di poco conto, popolato da personaggi che non provano nemmeno ad uscire dal loro status di macchiette, invaso da piccoli quadretti all'insegna della poesiola spicciola. Eppure, di nuovo, pur nel suo lasciare l'amaro in bocca, nell'avermi spinto a fantasticare su quanto avrebbe potuto tirarne fuori un regista d'altro spessore, I sogni segreti di Walter Mitty non mi ha realmente mai fatto innervosire come forse temevo e, anzi, nella sua parte centrale, quella più esplicitamente dedicata al riempirti gli occhi con la potenza dei suoi paesaggi, mi ha reso felice di essere andato a gustarmelo al cinema, in una bella sala, dove quell'Islanda e quella Groenlandia mozzano davvero il fiato. Fermo restando che se vai a vedere un film dalle intenzioni in fondo molto serie e, a conti fatti, due mesi dopo, il ricordo più forte che ti rimane è quello dell'esilarante presa in giro a Benjamin Button, beh, è evidente che qualcosa non funziona.

L'ho visto a gennaio qua a Parigi, al cinema e in lingua originale, perché da queste parti è uscito in ritardo e nel frattempo io me n'ero andato a svernare a Milano. Ne scrivo adesso perché sì.

4.3.14

The Walking Dead 04X12: "Non tutto è perduto"



The Walking Dead 04X12: "Still" (USA, 2014) 
con le mani in pasta di Scott Gimple e Robert Kirkman 
episodio diretto da Julius Ramsey
con Norman Reedus, Emily Kinney

Fra gli aspetti che preferisco del The Walking Dead televisivo c'è il fatto che ogni tanto gli autori prendono e decidono di dedicare un'intera puntata a un gruppo molto ristretto di personaggi, facendolo oltretutto non nel contesto in cui si sta portando avanti il racconto "orizzontale", ma proprio prelevandoli di peso, portandoli altrove e concentrandosi solo su di loro, senza mostrare il resto. Certo, a volte ci sono puntate come quelle, molto belle, dedicate a Dale o a Hershel, che mostrano invece il protagonista di turno assieme agli altri. Altre volte, come in diversi momenti della terza stagione o nei due episodi del Governatore di questa quarta, si è giocato sul passare all'altra "fazione". Ma in alcuni casi la serie si "restringe" a due o tre persone ed esclude tutto il resto, in maniera, se vogliamo, anche coraggiosa. La massima espressione di questa cosa, probabilmente, sarebbe stato il chiacchierato e mai realizzato episodio che Frank Darabont avrebbe voluto dedicare al pilota del carro armato visto nel primissimo episodio di quattro anni fa. La puntata di questa settimana, seppur non così radicale, rientra sicuramente nel mucchio.

Sono episodi particolari, che magari molti detestano perché considerati "filler", che non portano avanti il racconto e si siedono su loro stessi, ma personalmente li apprezzo per il modo in cui riescono a dare sostanza ai personaggi e a raccontare momenti spesso interessanti, spostando in secondo piano tutto il macello. E del resto, è inevitabile, offrono spazi per fare cose che, quando porti avanti un racconto corale, non ti puoi permettere. Poi, certo, fra il dire e il fare ce ne passa e non è scontato che da intenzioni apprezzabili nascano per forza episodi all'altezza, ma in linea generale sono del partito di chi approva che il caos di metà stagione sia stato sfruttato per spargere in giro i vari personaggi e dedicare un po' di episodi proprio a questo tipo di narrazione, altrettanto "sparsa" qua e là. In questo episodio, per la precisione, si è puntato sulla strana coppia redneck + adolescentella e lo si è fatto, tutto sommato, evitando di adagiarsi troppo sullo svolgimento più prevedibile, con un continuo saltar fuori di zombi che minacciano la ragazzina e il cowboy dei non morti che arriva a salvarla.

Invece, smaltita la parte iniziale nel country club Capcom, con le apparizioni biascicanti richieste da contratto e qualche cadavere abbandonato in pose strane, magari dai cattivoni che si muovono fra le pieghe delle ultime puntate, l'episodio si concentra sui due personaggi, dando ampio spazio al dialogo e al ravanare fra i ricordi. E i risultati sono forse i migliori possibili, considerando che a chiacchierare sono una ragazzina casa/chiesa e un cacciatore di scoiattoli. Ne viene fuori una puntata interessante, che si adagia su un tono bizzarramente rilassato e nel finale prende una piega un po' da filmetto romantico-indie-adolescenziale abbastanza intollerabile, per quanto tutto sommato molto coerente (in fondo si sta raccontando di un'adolescente alla prima sbronza con uno stordito alcolista molesto che le fa compagnia). Nel mezzo, seguiamo le pulsioni assurde - ma proprio per questo credibili - di una ragazzina che prova a ritrovare un minimo di vita in mezzo alla sopravvivenza, ci viene svelato - casomai ci fossero dubbi al riguardo - che Daryl è sempre stato un redneck e veniamo a sapere che Beth è consapevole del proprio destino di carne da macello, al punto che si aspetta di lasciarci le penne ben prima del suo nuovo e forse immortale BFF. Questa, in particolare, è una trovata simpatica, un improvviso impeto di consapevolezza degli sceneggiatori, che ammettono apertamente il peso evidente dei propri personaggi. Se poi sia talmente sincera da doverci aspettare che, come al solito, dopo questi quaranta minuti d'inedito approfondimento, Beth ci lascerà le penne la prossima settimana, beh, lo scopriremo la prossima settimana.

A questo punto azzardo che l'abbiano fatto apposta per tirare un coppino a chi dava per scontata la morte di Beth e che grazie a questo la bionda sopravvivrà alla stagione. O forse no. Vai a sapere.

3.3.14

Rapunzel


Tangled (USA, 2010)
di Nathan Greno e Byron Howard
con le voci di Mandy Moore, Zachary Levy, Donna Murphy, Ron Perlman

Per qualche bizzarro motivo, ho un ricordo piuttosto netto, proveniente dalla mia infanzia, della fiaba di Raperonzolo. Mi frulla in testa, da sempre, una voce di donna che chiama a ripetizione il nome della protagonista. Raperonzolo di qua, Raperonzolo di là. Chissà da dove arriva? Forse da una qualche versione a cartoni animati, o magari da quella valigetta di plastica, piena di audiocassette con tutte le fiabe raccontate a voce, che avevo da bambino e che magari ho ancora da qualche parte. O magari è finita alla discarica durante il Grande Trasloco del 2010. Chissà. Comunque, quando è uscito al cinema Rapunzel, un po' mi sono infastidito, perché per me lei è sempre stata Raperonzolo. Ma d'altra parte capisco anche che un film del 2010 intitolato Raperonzolo possa sembrare poco cool ai titolisti italiani. Meglio Rapunzel - L'intreccio della torre. Per altro Raperonzolo - anzi, Rapunzel - mi sa che era poco cool anche per gli americani, dato che questo film l'hanno intitolato Tangled. O forse è perché in Disney stavano cercando una qualche forma di rinnovamento e non volevano che il loro film risultasse troppo legato alla vecchia formula delle fiabe classiche. Chissà.

Comunque, non è certo per questo motivo se nel 2010 non sono andato al cinema a vedere Rapunzel. E perché, allora? Per il mio solito e radicato fastidio nei confronti del doppiaggio, probabilmente, che non mi impediva di andare a vedere i film Pixar, ma insomma, qua c'erano di mezzo anche le canzoni. E soprattutto perché, diciamocelo, in quel periodo la fiducia nei confronti dei film "classici" Disney era ai minimi storici e si attendevano con gli occhi spalancati solo quelli Pixar. In più non avevo ancora visto La principessa e il ranocchio, che è davvero bello e avrebbe potuto ridarmi un po' di voglia, e non è che i precedenti tentativi Disney "non Pixar" di darsi all'animazione al computer fossero stati esattamente confortanti. Quindi, insomma, eh. Ovviamente poi salta fuori che Tangled è un gran bel film e io mi sono perso l'occasione di guardarmelo al cinema. Cose che capitano. Sta di fatto che poi, a furia di leggere e sentirmi dire che era bello, m'è venuta voglia e, subito prima di andare al cinema per guardarmi Frozen (bello pure lui), l'ho recuperato in Blu-ray.

E dunque? Tutta 'sta premessa per dire che? Mboh, per chiacchierare. Comunque, Tangled è il cinquantesimo film del "canone" Disney, dover per "canone" s'intendono tutti i film d'animazione (o misti ma prevalentemente d'animazione) prodotti per il cinema dagli studi Disney, quindi niente seguiti per l'home video, niente produzioni Pixar o cose tipo Nightmare Before Christmas, ovviamente niente distribuzioni occidentali di film Studio Ghibli. Ebbene, arrivare al cinquantesimo film settantatré anni dopo il primo rappresenta un momento importante, che per altro, col senno di poi, ha coinciso con l'ultima uscita Pixar prima che iniziassero a volare i pomodori. E infatti a questo cinquantesimo film ci si è arrivati quattro anni dopo la fusione Pixar/Disney e l'arrivo di John Lasseter, che sembra aver fatto molti danni al primo studio ma solo bene al secondo.

 GIF animata a caso per spezzare.

Rapunzel, specie a guardarlo oggi, è evidentemente un punto di (ri)partenza importante, che ha proposto un nuovo "stile" per i film Disney, non a caso recuperato in pieno da Frozen. Il tentativo di trasportare lo spirito, l'espressività, le movenze tipiche dell'animazione tradizionale Disney nel mondo del computer è perfettamente riuscito, per quanto spiaccia l'idea che magari, proprio a causa di questo successo, il tentativo avviato con La principessa e il ranocchio e Winnie the Pooh possa essersi già concluso. Il design dei personaggi è strepitoso per carica espressiva e ricerca anche di forme non necessariamente stra-accomodanti come quelle della Disney più adagiata e poco attenta alla sperimentazione. C'è invece la voglia di recuperare, sì, per carità, la forza classica Disney ma fonderla a strade nuove e, nel loro piccolo, coraggiose. Basti pensare all'uso che viene fatto del silenzio in un film comunque assolutamente casinista, pieno d'azione, avventura, musica, risate e canzoni: da un lato le due spalle comiche, solitamente i personaggi Disney più chiacchieroni, che sono qui assolutamente mute e anche per questo strepitose, dall'altro le figure dei genitori di Rapunzel, il cui silenzio ha una forza espressiva fortissima tanto nel prologo quanto nell'epilogo ed è fra gli elementi che più sembrano esprimere la contaminazione Pixar.

Ma ci sono tante cose che danno gioia in Rapunzel, per esempio il lavoro fatto sui capelli, che diventano quasi un personaggio a parte, o la caratterizzazione non per forza rassicurante di una ragazzina ai limiti dell'isteria per la sua prigionia forzata e di una "madre" realmente malvagia ed egoista, ma capace di comportarsi in maniera talmente equivoca da farti venire a tratti il dubbio che in fondo il suo sia vero amore, per quando deviato. E poi il ritorno di Alan Menken, fra gli alfieri della rinascita Disney anni Novanta, che non lavorava su un lungometraggio animato da oltre un lustro e qui non raggiunge forse le sue punte massime in carriera, ma regala comunque una serie di numeri musicali strepitosi, assolutamente riconoscibili per il suo stile, azzeccatissimi nel raccontare mentre danno spettacolo. La bellissima apertura nella torre, l'esplosione alla locanda, la mamma che fa la predica... beh, dai.

E insomma, Rapunzel è un gran bel film, divertente, dinamico e trascinante nella regia, con dei bei numeri musicali, un gran lavoro sulla scrittura e sulla "interpretazione" dei personaggi - penso alla bella scena in cui nasce per davvero l'amore fra i due protagonisti - e, nonostante, per carità, l'inevitabile lieto fine e tutti i momenti classici da film Disney, diversi personaggi tridimensionali e non poi così scontati. Per altro Rapunzel è, forse, la prima principessa Disney "classica" che, pur rimanendo assolutamente femminile, non si limita a far da damigella in pericolo, trofeo per il principe di turno, e trova anzi una sua dimensione da reale protagonista, sempre al centro dell'azione, in costante ricerca del proprio destino, mai passiva in attesa di vederselo piovere addosso, sì imbranata e allineata allo stereotipo della ragazzina moderna ma, per l'appunto, moderna. Che non è necessariamente quanto ti aspetteresti da un film Disney "classico".

L'ho visto a Gennaio, appena ritornato dall'Italia, in Blu-Ray e in lingua originale, e da allora a oggi la colonna sonora è stata in heavy rotation sullo Spotify Santi-Maderna. Ne scrivo adesso perché sul blog va così, ogni tanto recupero. Fra gli extra del Blu-ray c'era il video dei cinquanta film d'animazione Disney, che è sfizioso. Questo qua.

2.3.14

Lo spam della domenica mattina: Archeologia, portami via



Questa settimana ho prodotto proprio pochino, probabilmente perché ho passato quasi tutto il tempo a tradurre interviste al cast di X-Men: Giorni di un futuro passato. Cose che capitano. Comunque, su Outcast s'è buttato ovviamente fuori il nuovo The Walking Podcast, oltre a un episodio di eXistenZ dedicato al film di Hitman e a un Racconto dall'ospizio su tre giochi scemi di samurai che ho recuperato l'anno scorso. Infine, oggi, su IGN, c'è il Rewind Theater sul nuovo trailer di Godzilla.

Non ho ancora deciso cosa fare stanotte per gli Oscar.

1.3.14

La robbaccia del sabato mattina: Gojiraaaaaa!!!


In una settimana estremamente triste per la morte di Harold Ramis (gente migliore di me l'avrà sicuramente celebrato in maniera degna), arriva una luce di speranza dalla notizia che John McTiernan, dopo undici mesi di permanenza, è finalmente uscito di prigione. Fra l'altro vedo che su IMDB è già segnato un film in pre-produzione. Dai John, regalaci ancora un sogno! Non so, invece, se sia una buona notizia il fatto la NBC ha annunciato il ritorno di Heroes con una miniserie prevista per il 2015. Come mossa è comprensibile, in fondo, col senno di poi, erano forse arrivati troppo presto. Però a me Heroes ha lasciato abbastanza perplesso, al punto che non ho ancora trovato la voglia di guardare la terza e la quarta stagione. A proposito, casomai dovesse interessare a qualcuno, ho scritto della prima e della seconda qua e qua.



E OK, abbiamo un primo trailer vero e proprio per Godzilla, che giustamente gioca ancora molto sul vedo/non vedo ma continua a puntare sul dramma, i toni cupi e il macello, oltre a rendere più esplicito il fatto che ci saranno altri mostri. Per quanto mi riguarda, al momento, stiamo gravitando in zona bomba atomica (battutona!), poi chiaramente i trailer spesso mentono, Monsters era bello ma vai a sapere se Gareth Edwards riesce a gestire la grossa produzione e bla bla bla. Fra l'altro, a proposito di questioni delicate, hanno scelto l'attore che interpreterà John Constantine nel telefilm attualmente in preparazione: Matt Ryan, uno che ha fatto tante cose su cui non ho mai posato gli occhi, compreso Assassin's Creed IV.



Il teaser trailer della nuova serie TV ispirata a Fargo, con Billy Bob Thornton che gratta via il ghiaccio dal parabrezza. Boh? Come teaserino è pure simpatico, da qui a farsi un'idea su come sarà la serie ce ne passa. Ad ogni modo, aprile. Di quest'anno. Mentre nel 2016 uscirà The Amazing Spider-Man 3, per il quale è stato confermato alla regia Marc Webb. Che culo. Che culo? Boh? Già che si parla di supereroi, segnalo che a questo indirizzo si trova un racconto (in inglese) di come sarebbe potuto essere il finale del film su Watchmen se l'avesse diretto Terry Gilliam, che aveva iniziato a lavorarci poco dopo l'uscita del fumetto ma aveva poi mollato il colpo. E segnalo anche che il 18 marzo andrà in onda negli USA uno speciale dietro le quinte di un'ora dedicato all'universo cinematografico Marvel, durante il quale saranno fra l'altro mostrate scene dai due film in arrivo quest'anno, dai prossimi episodi di Agents of S.H.I.E.L.D. e perfino qualcosina da Avengers: Age of Ultron. Excelsior!




Questo qua sopra è uno schizzetto da X-Men: Giorni di un futuro passato apparso sull'account Instagram del film. Non è che mostri molto, ma insomma, fa sempre piacere. Chiudo con una notizia che mi ha fatto molto ridere: pare che Adam Driver sia in ballo per fare il cattivo nel nuovo Guerre Stellari di J.J. Abrams. Perché mi ha fatto ridere? Perché, vedi un po' il caso, questa cosa è saltata fuori proprio mentre mi sto guardando le prime due stagioni di Girls e ho quindi visto per la prima volta in azione Adam Driver. Che, per inciso, vedo molto adatto nel ruolo di uno jedi che se n'è andato a male nel lato oscuro della forza, se per caso il ruolo dovesse essere quello.

Bonus fresco fresco di ieri sera: la prima foto del nuovo Flash televisivo in costume. Dai, non è male.

28.2.14

giopeppredictions 2014


Domenica c'è la notte degli Oscar, che per me è un appuntamento fisso e (quasi) mai mancato fin da quando ero piccolino. In linea teorica, anche quest'anno vorrei farmi la notte sul divano e seguire lo spettacolo in diretta, nonostante Ellen DeGeneres, per quanto mi stia simpatica, non so, non mi faccia impazzire. Il problema, più che altro, è che in Germania m'ero abituato bene, con la trasmissione in chiaro, su rete pubblica e in lingua originale, mentre in Francia, se sto capendo bene, li danno in esclusiva su Canal+, al quale non sono abbonato. Quindi si tratta di capire se avrò voglia di passare la notte al computer, inseguendo gli streaming brutti in giro per la rete, o mi accontenterò di guardare la cerimonia in differita il giorno dopo. Oppure mi si chiude la vena sul collo e fra oggi e domenica mi faccio l'abbonamento a Canal+, vai a sapere.

Comunque, come è ormai tradizione, anche quest'anno faccio il mio post inutile, con un copia e incolla invertito da Wikipedia di tutte le nomination, completamente sconclusionato, traducendo cose a caso ma lasciando i titoli dei film in originale perché troppo sbattimento. La roba che premierei io è evidenziata in blu (e scelta fra i film che ho visto, chiaramente) e le scommesse su cosa vincerà sono evidenziate in rosso (e scelte del tutto a caso, chiaramente). E quando coincidono le evidenzio in viola. E magari ci metto anche qualche commento. O magari no. Come viene.

Migliori effetti speciali
Gravity – Tim Webber, Chris Lawrence, Dave Shirk, and Neil Corbould
The Hobbit: The Desolation of Smaug – Joe Letteri, Eric Saindon, David Clayton, and Eric Reynolds
Iron Man 3 – Christopher Townsend, Guy Williams, Erik Nash, and Dan Sudick
The Lone Ranger – Tim Alexander, Gary Brozenich, Edson Williams, and John Frazier
Star Trek Into Darkness – Roger Guyett, Patrick Tubach, Ben Grossmann, and Burt Dalton

Miglior montaggio
American Hustle – Jay Cassidy, Crispin Struthers, and Alan Baumgarten
Captain Phillips – Christopher Rouse
Dallas Buyers Club – John Mac McMurphy[12] and Martin Pensa
Gravity – Alfonso Cuarón and Mark Sanger
12 Years a Slave – Joe Walker

Migliori costumi
American Hustle – Michael Wilkinson
The Grandmaster – William Chang Suk Ping
The Great Gatsby – Catherine Martin
The Invisible Woman – Michael O'Connor
12 Years a Slave – Patricia Norris

Miglior trucco e parrucco
Dallas Buyers Club – Adruitha Lee and Robin Mathews
Jackass Presents: Bad Grandpa – Stephen Prouty
The Lone Ranger – Joel Harlow and Gloria Pasqua-Casny

Premio Jackass a simpatia, anche se in realtà non l'ho visto.

Miglior fotografia
The Grandmaster – Philippe Le Sourd
Gravity – Emmanuel Lubezki
Inside Llewyn Davis – Bruno Delbonnel
Nebraska – Phedon Papamichael
Prisoners – Roger Deakins

Miglior production design
American Hustle – Judy Becker (Production Design); Heather Loeffler (Set Decoration)
Gravity – Andy Nicholson (Production Design); Rosie Goodwin and Joanne Woollard (Set Decoration)
The Great Gatsby – Catherine Martin (Production Design); Beverley Dunn (Set Decoration)
Her – K. K. Barrett (Production Design); Gene Serdena (Set Decoration)
12 Years a Slave – Adam Stockhausen (Production Design); Alice Baker (Set Decoration)

Miglior sound mixing
Captain Phillips – Chris Burdon, Mark Taylor, Mike Prestwood Smith, and Chris Munro
Gravity – Skip Lievsay, Niv Adiri, Christopher Benstead, and Chris Munro
The Hobbit: The Desolation of Smaug – Christopher Boyes, Michael Hedges, Michael Semanick, and Tony Johnson
Inside Llewyn Davis – Skip Lievsay, Greg Orloff, and Peter F. Kurland
Lone Survivor – Andy Koyama, Beau Borders, and David Brownlow

Miglior montaggio sonoro
All Is Lost – Steve Boeddeker and Richard Hymns
Captain Phillips – Oliver Tarney
Gravity – Glenn Freemantle
The Hobbit: The Desolation of Smaug – Brent Burge and Chris Ward
Lone Survivor – Wylie Stateman

Miglior canzone
"Happy" from Despicable Me 2 – Pharrell Williams
"Let It Go" from Frozen – Kristen Anderson-Lopez and Robert Lopez
"The Moon Song" from Her – Karen Orzolek and Spike Jonze
"Ordinary Love" from Mandela: Long Walk to Freedom – U2

Miglior colonna sonora
The Book Thief – John Williams
Gravity – Steven Price
Her – William Butler and Owen Pallett
Philomena – Alexandre Desplat
Saving Mr. Banks – Thomas Newman

Miglior cortometraggio animato
Feral – Daniel Sousa and Dan Golden
Get a Horse! – Lauren MacMullan and Dorothy McKim
Mr. Hublot – Laurent Witz and Alexandre Espigares
Possessions – Shuhei Morita
Room on the Broom – Max Lang and Jan Lachauer

Inizia la sezione del votare completamente a caso. Però quel che ho visto di Get a Horse! mi pare bellissimo.

Miglior cortometraggio
Aquel no era yo (That Wasn't Me) – Esteban Crespo
Avant que de tout perdre (Just Before Losing Everything) – Xavier Legrand and Alexandre Gavras
Helium – Anders Walter and Kim Magnusson
Pitääkö mun kaikki hoitaa? (Do I Have to Take Care of Everything?) – Selma Vilhunen and Kirsikka Saari
The Voorman Problem – Mark Gill and Baldwin Li

Miglior documentario (cortometraggio)
CaveDigger – Jeffrey Karoff
Facing Fear – Jason Cohen
Karama Has No Walls – Sara Ishaq
The Lady in Number 6: Music Saved My Life – Malcolm Clarke and Nicholas Reed
Prison Terminal: The Last Days of Private Jack Hall – Edgar Barens

Miglior documentario
The Act of Killing – Joshua Oppenheimer and Signe Byrge Sørensen
20 Feet from Stardom – Morgan Neville, Gil Friesen, and Caitrin Rogers
Cutie and the Boxer – Zachary Heinzerling and Lydia Dean Pilcher
Dirty Wars – Richard Rowley and Jeremy Scahill
The Square – Jehane Noujaim and Karim Amer

Miglior film straniero
The Broken Circle Breakdown (Belgium) in Dutch – Felix Van Groeningen
The Great Beauty (Italy) in Italian – Paolo Sorrentino
The Hunt (Denmark) in Danish – Thomas Vinterberg
The Missing Picture (Cambodia) in French – Rithy Panh
Omar (Palestine) in Arabic – Hany Abu-Assad

Miglior film d'animazione
The Croods – Kirk DeMicco, Chris Sanders, and Kristine Belson
Despicable Me 2 – Pierre Coffin, Chris Renaud, and Chris Meledandri
Ernest & Celestine – Benjamin Renner and Didier Brunner
Frozen – Chris Buck, Jennifer Lee, and Peter Del Vecho
The Wind Rises – Hayao Miyazaki and Toshio Suzuki

Mi sono piaciuti entrambi da matti e in maniere molto diverse, ma se proprio c'avessi la pistola puntata alla testa, penso che sceglierei Miyazaki. Frozen, comunque, è molto bello e in America è piaciuto parecchio alla critica, anche per motivi che vanno un po' al di là del film in sé.

Miglior sceneggiatura non originale
Before Midnight – Richard Linklater, Julie Delpy, and Ethan Hawke
Captain Phillips – Billy Ray
Philomena – Steve Coogan and Jeff Pope
12 Years a Slave – John Ridley
The Wolf of Wall Street – Terence Winter

Miglior sceneggiatura originale
American Hustle – Eric Warren Singer and David O. Russell
Blue Jasmine – Woody Allen
Dallas Buyers Club – Craig Borten and Melisa Wallack
Her – Spike Jonze
Nebraska – Bob Nelson

Sottolineo che non ho ancora visto Her, perché qua in Francia esce fra un paio di settimane, ma fra questi, sulla fiducia, lo voto lo stesso.

Miglior attrice non protagonista
Sally Hawkins – Blue Jasmine as Ginger
Jennifer Lawrence – American Hustle as Rosalyn Rosenfeld
Lupita Nyong'o – 12 Years a Slave as Patsey
Julia Roberts – August: Osage County as Barbara Weston-Fordham
June Squibb – Nebraska as Kate Grant

Miglior attore non protagonista
Barkhad Abdi – Captain Phillips as Abduwali Muse
Bradley Cooper – American Hustle as Agent Richard "Richie" DiMaso
Michael Fassbender – 12 Years a Slave as Edwin Epps
Jonah Hill – The Wolf of Wall Street as Donnie Azoff
Jared Leto – Dallas Buyers Club as Rayon

Miglior attrice protagonista
Amy Adams – American Hustle as Sydney Prosser
Cate Blanchett – Blue Jasmine as Jeanette "Jasmine" Francis
Sandra Bullock – Gravity as Dr. Ryan Stone
Judi Dench – Philomena as Philomena Lee
Meryl Streep – August: Osage County as Violet Weston

Purtroppo, fra una cosa e l'altra, non sono ancora riuscito a recuperare Blue Jasmine, comunque mi sembra davvero l'anno di Cate Blanchett. Amy Adams, però, è strepitosa.

Miglior attore protagonista
Christian Bale – American Hustle as Irving Rosenfeld
Bruce Dern – Nebraska as Woody Grant
Leonardo DiCaprio – The Wolf of Wall Street as Jordan Belfort
Chiwetel Ejiofor – 12 Years a Slave as Solomon Northup
Matthew McConaughey – Dallas Buyers Club as Ron Woodroof

Punto su Matteo Maccoso per lo stesso motivo di Cate: è il suo momento. Però non mi sento di escludere che il senso di colpa da film sullo schiavismo dia un boost a Chiwetel, anche se comunque Matteo ha dalla sua un tema molto sentito. Detto questo, non ho ancora visto Nebraska, ma cacchio che roba, le nomination di quest'anno (anche considerando chi è rimasto fuori).

Miglior regista
David O. Russell – American Hustle
Alfonso Cuarón – Gravity
Alexander Payne – Nebraska
Steve McQueen – 12 Years a Slave
Martin Scorsese – The Wolf of Wall Street

Miglior film
American Hustle – Charles Roven, Richard Suckle, Megan Ellison, and Jonathan Gordon
Captain Phillips – Scott Rudin, Dana Brunetti, and Michael De Luca
Dallas Buyers Club – Robbie Brenner and Rachel Winter
Gravity – Alfonso Cuarón and David Heyman
Her – Megan Ellison, Spike Jonze, and Vincent Landay
Nebraska – Albert Berger and Ron Yerxa
Philomena – Gabrielle Tana, Steve Coogan, and Tracey Seaward
12 Years a Slave – Brad Pitt, Dede Gardner, Jeremy Kleiner, Steve McQueen, Anthony Katagas, Bill Pohlad and Arnon Milchan
The Wolf of Wall Street – Martin Scorsese, Leonardo DiCaprio, Joey McFarland, and Emma Tillinger Koskoff

Gravity rimane il mio film preferito dell'anno scorso e, tutto sommato, anche quelli di quest'elenco che ho visto quest'anno non lo scalzano dalla sua posizione. Quindi, insomma, scelta inevitabile.

Quest'anno mi mancano da vedere un paio di film della decina, che d'altra parte non sono ancora usciti in Francia. Però, per il resto, dai, ho visto quasi tutto quel che conta. Bon, a posto.

27.2.14

Treni nella neve pure in Italia!


Oggi esce in Italia Snowpiercer. Chi l'avrebbe mai detto? Oddio, in realtà si sapeva da un pezzo, ma insomma, quando è uscito nel resto del mondo, dai, chi l'avrebbe mai detto? E invece eccolo qua, distribuito da Koch Media, fra l'altro - pare - in versione integrale e non nel montaggio "ridotto" di cui si chiacchierava tempo fa per lo sbarco in Occidente. E insomma, non so che genere di diffusione avrà nelle sale italiane, ma se passa dalle vostre parti dategli una chance, perché merita. Secondo me è il miglior esordio occidentale fra i tanti tentati di recente da registi coreani e, in generale, è uno fra i film più ganzi che ho visto l'anno scorso. A proposito: ne avevo scritto a questo indirizzo qua.

La scorsa settimana ho iniziato a guardare Girls ed è bellissimo. Così, lo segnalo.

26.2.14

I videogiuochini al museo


Qualche mese fa, sostanzialmente quando m'ero appena trasferito a Parigi, ho iniziato a notare, sparsi per i vagoni della metropolitana, manifesti come quello qua sopra e quello che metto più avanti. Credo si capisca anche senza spiegarlo, comunque pubblicizzavano una mostra dedicata ai videogiochi, allestita da qualche parte in quel di Parigi dal 22 ottobre 2013 al 24 agosto 2014. Come sempre faccio in questi casi, mi sono appuntato mentalmente la cosa e mi son detto "Dai, c'è tempo, andiamo appena si riesce". Solitamente va a finire che riesco a far trascorrere i dieci mesi di durata della mostra, me ne ricordo all'ultimo momento (se non a mostra già conclusa) e non riesco ad andare. Questa volta, invece, all'insegna di un futuro migliore nel quale i buoni propositi non sono solo chiacchiere al vento, ho lasciato trascorrere appena quattro mesi e domenica, mano nella mano con la mia mogliettina, me ne sono andato alla Cité des sciences et de l'industrie. E qui ci sta una divagazione.

La Cité des sciences et de l'industrie (sottolineo che sto andando di copia & incolla) è sostanzialmente, perlomeno da quel che ho capito, il museo della scienza e della tecnica di Parigi. È un edificio grosso, su più piani, all'interno del quale trovano spazio diverse esposizioni, alcune temporanee, altre permanenti, dedicate agli argomenti tipici dei musei della scienza e della tecnica: trasporti, comunicazioni, energia, scienza, tecnica, queste cose qua. Ovviamente ha un taglio che lo rende molto adatto ai più piccoli, pieno di elementi interattivi, spiegazioni audiovisive, modellini e quant'altro ma, per quel po' che ci abbiamo girato dentro, mi è sembrato di una bellezza abbacinante, pieno di roba, interessante e comunque tarato in modo da avere sì elementi strettamente dedicati ai bambini, ma anche svariati spazi interessanti un po' per tutti.

In più, si trova all'interno del Parc de la Villette, il parco più grosso di Parigi (o perlomeno così sostiene Wikipedia), in cui, oltre ovviamente a un sacco di verde, trovano posto aree dedicate ai poppanti, con svariati modi per distrarli e tenerli occupati mentre le mamme chiacchierano di argomenti da portineria e i papà flirtano con le mamme che chiacchierano di argomenti da portineria. Ci sono giostre, altalene, robe strane che non avevo mai visto prima e sezioni tutte nuove e dal design bizzarro ancora in costruzione. Ma il parco contiene un sacco di altra roba: la libreria, il museo della musica (con dentro il conservatorio), tre o quattro teatri dai diversi scopi, un cinema all'aperto, la zona del circo, lo Zenith (un'arena per concerti in cui sarei potuto andare a novembre e invece no) e altro ancora, tipo il canale che taglia in due il parco e ha tutto un sistema ganzo di chiuse per far passare le imbarcazioni. Subito fuori dalla Cité des sciences et de l'industrie, fra l'altro, c'è la Géode, un cinema Omnimax, variante "sferica" dell'Imax in cui proiettano filmoni più o meno educativi ad hoc. Insomma, c'è un sacco di roba che merita un giro anche se della mostra sui videogiochi non te ne frega niente. Tant'è che poi un giro ce lo siamo fatti, sia curiosando fra le altre esposizioni della Cité des sciences et de l'industrie, sia poi fra i meandri del parco.


Comunque, il punto di questo post sarebbe la mostra sui videogiochi. Di che si tratta? È un allestimento dalle medie dimensioni, nulla di abnorme, all'interno del quale viene presentato il mondo dei videogiochi in senso ampio, cercando sì di stampare un sorriso in faccia all'appassionato, ma anche di raccontarlo a chi non ne capisce molto ma è incuriosito. Tutta l'area, per esempio, è piena di descrizioni testuali, grafici, schemi e tantissimi monitor con documentari di vario tipo tramite i quali è possibile approfondire la conoscenza con i vari aspetti del settore. E non ci sono solo le cose più "classiche" come il raccontino sulla storia generale dei videogiochi, c'è per esempio tutta un'area dedicata alla spiegazione dei vari impieghi all'interno della catena produttiva. Vengono affrontate le figure di game designer, producer, grafico e via dicendo, con tanto di approfondimenti in video, interviste, spiegazioni su come funzionano, che so, gli editor di Watch Dogs e via dicendo. E ancora, informazioni sullo stato generale del settore, spunti per coglierne l'evoluzione dagli anni Settanta a oggi e così via. Il tutto, chiaramente, è proposto in maniera molto semplice, per sommi capi, ma la qualità dell'approfondimento, all'interno di uno spazio tanto ristretto, è notevole.

Poi, ovviamente, trattandosi di un'esposizione sui videogiochi allestita da gente che sa quel che sta facendo, viene dato ampio spazio all'interazione. E questo avviene sia nella maniera più semplice, con qualche classico del passato messo lì a disposizione di chiunque voglia farsi una partita, sia con macchine più particolari e curiose (tipo una specie di Pong meccanico), sia con applicazioni create appositamente. Appena entrati nello stanzone, per esempio, si può vedere sulla sinistra una specie di alcova all'interno della quale si trovano due postazioni, circondate da spiegazioni assortite e con alle spalle un monitor che mostra una demo dell'applicazione che è possibile giocare. Di che si tratta? di un semplice gioco, lungo una manciata di minuti, tramite il quale viene descritto il percorso evolutivo delle meccaniche di gioco e della visualizzazione grafica nel corso dei decenni. Controllando un personaggio all'interno di un mondo di gioco, si parte da una visione monocromatica ed estremamente ridotta e, accompagnati da brevi descrizioni, si scoprono le varie forme di movimento e interazione, i diversi stili di visualizzazione, il passaggio al 3D e così via.

E ci sono tante altre postazioni particolari di questo genere, che permettono di buttare un occhio sulle sperimentazioni legate al videogioco, di farsi - per esempio - un'idea su cosa significhi parlare di elementi "emergenti", di conoscere il filone dei serious game. E ancora, due postazioni in cui cimentarsi con la creazione di un gioco, pasticciando tramite touch screen con un editor per livelli e varie impostazioni, un paio di schermi sferici tramite cui immergersi in un FPS, sezioni dedicate al motion gaming, una specie di "cinema" del relax al centro, in cui si ammirano su schermo gigante immagini tratte da svariate produzioni recenti molto evocative, e pure un delirante gioco in cooperativa nel quale uno dei due partecipanti si muove alla cieca, basandosi solo su stimoli sonori e sulla voce del compagno. C'è veramente tanta roba, tutta messa assieme secondo criteri azzeccati, allestita con gran gusto e capace davvero di proporsi in maniera trasversale. Il tutto, poi, come nel resto della Cité des sciences et de l'industrie, è proposto in tre lingue: inglese, francese e spagnolo.

E insomma, una visita assolutamente consigliata a chiunque sia anche solo vagamente interessato all'argomento e dovesse trovarsi a passare da Parigi da qui a fine agosto. Fra l'altro, oltre al classico negozio "generale" del museo, subito fuori dall'esposizione c'è il negozietto specifico della mostra, chiaramente pieno di roba con cui è un attimo strinare la carta di credito. Questa volta mi sono moderato, ho solo preso un paio di libri Pix'n Love (la bibbia Amiga e quello dedicato a Eric Chahi), ma ho la scusa che sto studiando il francese e quindi compro libri in francese. Cosa che fra l'altro mi ricorda molto "Mamma, il computer mi serve per studiare!", oltre al fatto che giocare le avventure Sierra fu molto utile a farmi venire voglia di imparare bene l'inglese. Ah, la nostalgia! Comunque, ribadisco, se avete modo, fateci un salto, ne vale la pena.










 


Se invece vi capita di passare da Berlino, ricordatevi che lì c'è un gran bel museo del videogioco. Casomai interessasse, ricordo che ne ho parlato in coda a questo podcast.

25.2.14

The Walking Dead 04X11: "Salvare il mondo"


The Walking Dead 04X11: "Claimed" (USA, 2014) 
con le mani in pasta di Scott Gimple e Robert Kirkman 
episodio diretto da Seith Mann
con Andrew Lincoln, Chandler Riggs, Danai Gurira, Steven Yeun, Michael Cudlitz

Questa quarta annata di The Walking Dead sta prendendo bene o male la stessa piega delle seconde metà di stagione viste nelle annate precedenti: è stata data una direzione che i personaggi stanno seguendo ma si sta temporeggiando, lavorando sui protagonisti, sull'approfondimento, per far sì di dare sostanza ai nuovi elementi e sviluppare i vari discorsi aperti. Col risultato che, molto probabilmente (anzi, via: sicuramente), arriveremo al dunque a fine stagione. Anzi, direttamente nella prossima. Rispetto alle due annate precedenti, però, la novità sta nel fatto che questo discorso non viene affrontato attraverso una situazione "statica", ma portando in giro i personaggi e con un continuo spostare l'attenzione sui diversi gruppetti fra cui sono stati divisi. Un approccio interessante, a causa del quale ci ritroviamo ogni settimana a seguire discorsi separati e a cambiare protagonisti.

Andrà avanti così fino alla fine? Quando vedremo i vari gruppi ritrovarsi tutti assieme? Perderemo pezzi per strada? Vai a sapere. Questa settimana, comunque, l'alternanza è fra i nuovi arrivati e il trio chiave Rick/Carl/Michonne. Sul primo fronte, scopriamo qualcosina in più dei nuovi personaggi, viene introdotta la questione Eugene (che si unisce alla ricerca del rifugio sicuro come motore principale del viaggio) e Abraham inizia a scoprirsi. Chiaramente è difficile, per chi ha letto i fumetti, osservare questi personaggi senza il filtro di quanto noto, ma la figura di Abraham è comunque tratteggiata in maniera interessante, posta un po' in bilico, con un palese tentativo di non far capire fino in fondo se sia o meno un personaggio positivo, proiettandogli sopra un'ombra da "sarà mica tipo il Governatore?" che crea un minimo di tensione, anche al di là del conflitto con Glenn.

Nel frattempo, dall'altra parte, vediamo Michonne che prosegue nel suo tentativo di "umanizzazione" attraverso una chiacchierata un po' impacciata con Carl, affidatole da Rick. Son belle intuizioni, che sviluppano in maniera interessante il rapporto fra questi tre personaggi. E anche se poi l'interazione fra i due non funziona sempre benissimo, l'idea di una donna che fatica a ritrovare la capacità di confrontarsi con un ragazzino si adatta bene al personaggio. Poi, certo, che proprio lei, entrando in una casa qualsiasi, si ritrovi davanti quella situazione, beh, sembra veramente una coincidenza esagerata. Ma ne viene fuori una scena azzeccata, per cui alla fine va bene così, specie poi per il modo in cui viene alternata alla bella e tesa situazione di Rick chiuso in casa con gli invasori, che regala un pizzico di azione e tanta suspense a un episodio altrimenti molto "rilassato". Fra l'altro, chi saranno, questi tizi? Li vedremo tornare? Servivano solo come scusa per far mettere in viaggio i nostri eroi? O magari sono la versione televisiva di sappiamo chi? Vedremo.

E nel prossimo episodio sembra proprio che vedremo presa di petto la questione "Ultimamente Beth ha parlato un po' troppo, qua si mette male".

 
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