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27.8.10

Halo 3

Halo 3 (Microsoft Game Studios, 2007)
sviluppato da Bungie Studios


Halo 3 riparte più o meno da dove si era fermato Halo 2: con uno squallido tuffo nel pantano della narrazione spicciola, putrida, priva di nerbo e di senso, mirata al rincretinito pubblico di adolescenti (anagrafici o mentali, poco cambia) che domina il mercato dei videogiochi. Il turbinio di minchiate stellari che tocca sopportare nei filmati d'intermezzo è talmente al di là del bene e del male che ho passato praticamente tutto il tempo a ridere di quel che osservavo. Umorismo da quattro soldi, pomposità ingiustificata, totale indecisione stilistica, con quei toni a metà fra una commedia che fa piangere e un dramma di cui non si può che sghignazzare. Verrebbe da chiedersi se sia fatto apposta, se invece che essere un “vorrei ma non posso” sia un “voglio proprio questo, lo schifo, perché faccio satira”. Poi però ti guardi le interviste ai serissimi e convintissimi sceneggiatori in allegato a Halo Legends e decidi di metterci una bella pietra sopra. Sopra a loro, proprio.

Ma mica finisce qui, la tristezza, perché Halo 3 m'è parso, francamente, il gioco d'alto profilo più brutto da vedere su cui abbia mai posato gli occhi. Sì sì, ha dei begli effetti di luce, e sì, come no, chi gioca ad Halo non lo gioca per la grafica, ci mancherebbe. Ma è brutto, di un brutto che davvero non si può quasi commentare. È brutto stilisticamente, anche perché pure qui torna quell'indecisione di cui sopra. E, boh, sarà che non me ne intendo, ma a me è parso brutto forte anche tecnicamente. Poi, insomma, gli interni son vuoti, noiosi, monotoni corridoi ripetuti all'infinito fin dal primo episodio, ma Halo 3 mi ha agghiacciato anche (soprattutto) con gli esterni, in cui di solito Bungie riesce a iniettare un bel senso epico, evocativo, di scala che ti seppellisce con le sue dimensioni. Qui, invece, passi la maggior parte del tempo a camminare verso una sagoma lontana che sembra uscita da King Kong. Quello del 1933.

Poi ci sarebbe anche il problema che la monotonia, la ripetitività stilistica, come al solito si spalma anche sulle situazioni di gioco, che ti portano ancora una volta avanti e indietro due o tre volte per le stesse ambientazioni e che affogano nel pantano del riciclo anche le cose migliori. Perché la prima volta che incontri uno Scarab, questo robo enorme che ti cammina sopra e sembra invincibile, è un momento semplicemente splendido. Ma al terzo combattimento contro lo stesso tipo di robo enorme mi sono rotolati i coglioni sotto il tavolino. Ed è un peccato, perché sotto altri punti di vista la cosa funziona molto bene, con un bel senso di progressione nella sensazione di potenza, nel passare dal primo, terrorizzante incontro con una roba abnorme e invincibile, inquadrata da sotto, sovrastante, fino al terzo appuntamento, in cui si combatte ad armi pari contro non uno, ma due di quei cosi, visti dall'alto, da lontano, minuscoli, quasi fosse uno shoot em'up di vent'anni fa. Insomma, c'è perfino del buono in termini di regia, di narrazione, quando i personaggi non parlano.

Eppure, nonostante tutto questo, Halo 3 mi è piaciuto e mi ha divertito. Lo ha fatto perché l'ho giocato in cooperativa, col solito Holly, a livello Leggendario, e mi ha offerto una sfida sempre appassionante e varia negli scontri coi nemici. Anche se, insomma, in un gioco tanto lodato – e a ragione – per l'intelligenza artificiale, mi ha fatto un po' tristezza vedere nemici che si fermano durante uno scontro e se ne stanno lì in mezzo a farsi sparare, o magari ti danno le spalle e se ne vanno camminando, o si limitano a una zona ben precisa e non ti inseguono se ti allontani anche solo di un filo. Per non parlare delle “sporche” tipo il respawn infinito in coop, che del resto è un classico della serie (se non sbaglio assente solo in Halo 2 a Leggendario) o il bug sul boss finale, che ha passato tutto il tempo ad accanirsi sul mio cadavere mentre Holly lo seppelliva di razzi.

Ma, ripeto, nonostante i bug, nonostante l'I.A. che passa dall'essere stupefacente al far ridere i polli, nonostante una componente narrativa e “artistica” che, sempre gradevoli musiche a parte, fa violentemente schifo, nonostante (ed è un nonostante non da poco) non lo giochi in multiplayer, rimane una roba che mi ha divertito parecchio, soprattutto per le singole sfide che mano a mano ha saputo propormi, costringendomi spesso a un lavoro di cooperazione e di studio approfondito della situazione per poterne uscire vivi a malapena. E alla fine, diciamocelo, conta quello.

L'ho giocato, come ho detto, in cooperativa (due giocatori) e a livello Leggendario. A cavallo fra autunno e inverno dell'anno scorso, se non ricordo male. E l'ho giocato in inglese, nell'edizione speciale acquistata a due soldi grazie alle offerte di Play.com. Il doppiaggio del secondo episodio e la partecipazione di Linus a questo mi hanno convinto che fosse veramente il caso di comportarsi così. Resta il fatto che quando quei personaggi aprono bocca dicono solo minchiate, quindi non è che cambi poi molto.

8 commenti:

lascia perdere halo, killzone 2 è più bello, fidati dopo il primo mediocre capitolo la serie ha ingranato

Killzone 2 è un bel gioco, ma non diverte: massacrare nemici su nemici non è mai stato così noioso come nel titolo di Guerrilla. Magari è perchè realismo e divertimento blastatorio non si combinano particolarmente bene in generale o magari perchè ha toppato pure in un altro aspetto importante il quale era del resto l'unico in cui si poteva sperare: coinvolgimento. Personaggi privi di anche solo minimo spessore, caratterizzazione a zero, un protagonista che si chiama come un calciatore... Mah...

A me comunque il primo Killzone, con tutti i suoi limiti, non era dispiaciuto. Aveva parecchi aspetti interessanti. E fra l'altro Killzone Liberation è solo ottimo. Boh, prima o poi ci metto mano al 2, comunque.

Forse.

Il problema è che io raramente trovo una gran voglia di giocare seguiti. Con Halo sono andato avanti perché ci gioco in cooperativa, ma di mio in genere preferisco giocare roba "nuova". Vedremo. :D

Pure a me era piaciuto il primo, l'avevo consumato persino online (essì, con l'online della PS2) e finito svariate volte... M'è sempre dispiaciuto per come è stato accolto dalla critica e da una buona fetta di pubblico, e m'è dispiaciuto ancora di più quando il seguito è stato osannato per aver fatto una cippa se non presentare un graficone (che poi uncharted lo supera pure in quello). :\

E basta con sti sparatutto, voglio una recensione di un bel gioco colorato, se fosse Nights into dreams sarebbe meglio v_V
No dai scherzo, bhe Killzone aveva i suoi momenti, naturalmente partire con il presuposto di essere un "halo killer" l'ha molto limitato alla sua uscita, specialmente con l'accoglienza della critica che ha ricevuto. Ma Killzone se proprio non doveva avere una definizione era quello di Halo killer, che se ben ricordo quando spendevo i miei soldi nelle riviste di molte parti (anche 10 euro per una rivista ufficiale derp) non era poco comune.

Infatti al Keynote della GDCE il tizio di Guerrilla ha anche citato i vari errori di marketing legati ai loro giochi. Una roba tipo "Non pubblicizzate mai il vostro gioco come un qualcosa killer". :D

Che ti abbia divertito è assolutamente la cosa più importante però va detto anche che hai scritto una marea di vaccate.

Eh, capita anche ai migliori.

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