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14.3.06

BREAKING NEWS!!!

Dopo 72 ore di silenzio, è finalmente giunta della cacca, oltretutto di buona qualità.

Festeggiamo il ritorno al normale corso degli eventi digestivi.

Buonanotte!

13.3.06

Che ne sarà di noi


"VAFFANCULO CAZZO PUTTANA TROIA MERDA PERCHÉ DEVI CAPIRE MI DEVI ASCOLTARE ASCOLTAMI CAZZO VAFFANCULO PUTTANA TROIA MERDA PERCHÉ CAZZO VAFFANCULO CAZZO PUTTANA TROIA"

Che ne sarà di noi (Italia, 2004)
di
Giovanni Veronesi
con
Silvio Muccino, Giuseppe Sanfelice, Elio Germano, Violante Placido

Il trio di stronzi che ne L'ultimo bacio voleva fuggire ha finalmente l'occasione di fuggire. E noi abbiamo l'occasione di scoprire quali fantastiche persone essi siano: un cretino completo a cui piace riempirsi la bocca di cazzate "importanti", uno stronzetto presuntuoso che alla fine raggiungerà la catarsi mistica e un povero sfigato che ha bisogno di crescere e sembra il figlio illegittimo di Massimo Conti de I ragazzi della terza C.

In realtà non è proprio lo stesso trio di personaggi, ma spiritualmente ci andiamo molto vicino, così come vicino è il tipo di film: un racconto urlato, biascicato, impacciato, delle emozioni e dei turbamenti "veri" dell'italiano medio. Anzi, in questo caso, del ragazzo italiano medio. Rispetto alle pellicole di Gabriele Muccino, comunque, c'è un'altra grossa differenza, ed è da far cadere le palle. Il dilettantismo di Veronesi - e dei suoi collaboratori, immagino - è ammorbante, con una messa in scena a dir poco raffazzonata e una cronica incapacità di fare con la macchina da presa qualsiasi cosa che non sia la svolazzata poetica verso l'orizzonte o il movimento circolare su un monologo di Muccino.

Non Gabriele, però, ma Silvio, co-autore della sceneggiatura, che sembra essere rimasto quello di sette anni fa: in bocca ai personaggi di Che ne sarà di noi mette le stesse parole di Come te nessuno mai, ma i cinque anni di differenza nell'età di chi le pronuncia fanno un effetto un po' diverso. Ma fosse solo quello si sopporterebbe anche, se non altro perché la sceneggiatura - pur banale e stereotipatissima - è comunque scorrevole e a tratti divertente. Il problema vero è la mania di protagonismo del Muccino, che si mette al centro dell'azione per tutto il film, ingombrando la scena ogni cinque minuti con un fantastico monologo in cui urla solo banalità e scemenze a raffica.

E non bastasse tutto questo, c'è anche la voglia di fare il film d'autore, di non limitarsi alla simpatica commedia, ma di buttarci dentro lo sbroffo di poesia. E allora vai con un motivetto azzeccato come tema musicale, da tirare fuori ogni tanto a caso per smuovere il sentimento. E vai con la voce interiore dei protagonisti, con tanto di pausa drammatica a metà di una frase quando uno di loro - Muccino, of course - recita il titolo del film. E vai di inutile, insignificante sciacquetta che segue a margine gli eventi, ammorbandoci con le sue considerazioni, ancora, poetiche e filosofiche.

Non orrendo, solo disarmante.

La Copa de la Vida (Frogé)


Qualche tempo fa in Future abbiamo disputato un mega torneo interredazionale di Pro Evolution Soccer 5. Doveva esserci anche la coppa di lega, ma il gioco non l'aveva permesso. Alla fine abbiamo deciso di farla comunque, creandola a parte e utilizzando i piazzamenti in campionato per compilare il tabellone. Alcuni hanno deciso di cambiare squadra (Il Toso è passato dal Liverpool alla Juventus, Vètova dal Liverpool al Milan e Ualone dal Real Madrid all'Inter), mentre io ho scelto di continuare a usare la Fiorentina. Si trattava della coppa legata al campionato in cui mi ero messo polemicamente alla guida di quella squadra e, visto che ormai mi ci ero affezionato, non ho voluto cambiare.

In avvio di campionato avevo detto di voler puntare proprio alla coppa, perché sapevo che con la Fiorentina mi sarebbe stato impossibile vincere un torneo a classifica. Diverso, invece, sarebbe stato con l'eliminazione diretta, dato che comunque sulla singola partita può succedere di tutto e che può sempre capitare un tabellone fortunato. In realtà, il mio tabellone non è stato proprio da gridare al miracolo, visto che mi sono trovato ad affrontare al primo turno chi, fra gli ultimi, mi aveva in assoluto messo più in difficoltà (Alepolli), al secondo uno degli unici due con cui in campionato non ho fatto punti (Ricky) e al terzo quello che più di tutti mi ha messo sotto sul piano del gioco (SS). Eppure, nonostante tutto, ho avuto una chance di andare fino in fondo, ma non l'ho sfruttata.

Il primo turno ha visto in gioco otto squadre, con i primi quattro classificati del campionato che ci aspettavano ai quarti di finale. La Juventus del Toso ha avuto vita abbastanza facile contro l'Inter di Ualone: vittoria per 0 a 2 in trasferta e pareggio 1 a 1 in casa. Ma è stato l'unico confronto non giocato sul filo di lana. La Juventus di Zave, opposta al Middlesbrough di Grùspola, è stata l'unica squadra in grado di ribaltare il pronostico (ma del resto era la testa di serie numero 9, opposta alla numero 8), vincendo in casa per 1 a 0 e andando a pareggiare 1 a 1 in trasferta, con due match estremamente equilibrati. La Roma del Duspa ha trovato una vittoria quasi miracolosa in trasferta contro il Milan di Vètova, segnando all'ultimo minuto del supplementare il gol dell'1 a 2. Al ritorno è finita 1 a 1, ma Vètova ha sprecato davvero tante occasioni per portare il match ai supplementari. Infine, il mio doppio confronto con Alepolli: un'andata terrificante a San Siro, che mi ha visto andare sotto per 2 a 0 nel primo tempo e riuscire a pareggiare solo allo scadere della ripresa, e un ritorno vinto per 3 a 0, ma molto più equilibrato di quanto il risultato dica, soprattutto perché sull'1 a 0 Alepolli ha sbagliato un rigore e il terzo gol è arrivato solo nel finale.

Ai quarti di finale c'è stata un'ecatombe di teste di serie. Il Chelsea di alegalli, dopo aver vinto in casa per 1 a 0, è stato distrutto al Delle Alpi dalla Juve del Toso, che gli ha rifilato ben quattro reti senza incassarne una. Partita comunque sfortunatissima per gli inglesi, che hanno mandato la palla sul fondo almeno cinque volte a porta vuota. Destino ancor più beffardo per la Juventus di Patriarca, scudettata in campionato: fermata due volte sullo 0 a 0 dalla Juventus di Zave, è stata eliminata per 2 a 3 ai calci di rigore. Unica testa di serie a uscire indenne dai quarti di finale, il Milan di SS (secondo in campionato), che contro la Roma del Duspa ha vinto per 1 a 0 all'Olimpico e ottenuto l'1 a 1 in casa, rimontando dall'iniziale svantaggio. Io ho incontrato la Juventus di Ricky, contro cui in campionato avevo racimolato due sconfitte per 2 a 1. All'andata ho sostanzialmente dominato, ma sono andato sotto per un autogol di Kroldrup e ho incassato subito dopo il raddoppio a firma Ibrahimovic. La partita, come al solito, è finita 2 a 1, grazie a una gran botta di Brocchi nel finale. Al ritorno, però, ho spezzato la maledizione, vincendo 1 a 0 su preciso diagonale di Jimenez.

In semifinale si è spenta la favola della Juventus di Zave, che contro la Juventus del Toso non è riuscita a ribaltare il terzo pronostico di fila. All'andata, in trasferta, ha chiuso su un ottimo 1 a 1, ma al ritorno si è trovata a inseguire, inutilmente, per novanta minuti: sotto per 1 a 0, pareggio, sotto per 2 a 1, pareggio, sotto per 3 a 2, tutti avanti in preda alla disperazione, 4 a 2 subìto in contropiede. Io, all'andata, ho giocato una partita splendida contro il Milan di SS, squadra che in campionato ho sofferto in maniera pazzesca. Nel primo tempo non gli ho quasi fatto vedere palla, sono andato in vantaggio con un gollonzo, ma ho legittimato con il dominio sul campo e le tante occasioni costruite. Purtroppo, ho sprecato tantissimo, mandando fuori, a porta vuota, almeno tre occasioni (maledetto Bojinov... ). Nella ripresa i ragazzi sono un po' calati, ma stavano tenendo. Purtroppo, all'ultimo minuto di recupero, Shevchenko ha tirato una bomba sulla traversa, il pallone è rimbalzato sulla linea e Di Loreto è arrivato a valanga, segnando un autogol. Il secondo subìto nel torneo. Al ritorno, in trasferta, serviva l'impresa, ma la partita è iniziata in maniera tragica: quarto minuto, un mio giocatore passa la palla a Gilardino sulla nostra trequarti (...), io vengo colto dal nervosismo ed entro da dietro. Rosso per Ujfalusi e disperazione. A quel punto, ovviamente, SS ha fatto valere la supremazia tecnica e fisica del Milan, schiacciandomi nella mia metà campo, segnando il gol vittoria e sprecando almeno un paio di altre occasioni. Io sono riuscito ad andare in avanti solo un paio di volte in contropiede, tirando peraltro in pieno recupero un'occasione clamorosa in faccia a Dida. Mani nei capelli per Pazzini, fine del torneo.

In finale SS ha avuto la meglio sul Toso in una partita molto equilibrata e vinta di misura, un 1 a 0 che comunque rispecchia abbastanza quanto visto sul campo. Capocannoniere del torneo è stato l'Ibrahimovic del Toso, con cinque reti, mentre miglior assistman è stato Camoranesi, sempre per il toso, con tre passaggi vincenti. Dei miei, migliori marcatori Pazzini e Fiore (due gol a testa) e tanti giocatori con un assist.

In conclusione, posso dire di aver rosicchiato mezza scrivania. Non tanto per l'esito finale del doppio confronto con SS, che di suo ci può stare, ma per la partita d'andata buttata via sprecando tutte quelle facili occasioni e segnando quel ridicolo autogol e per non aver praticamente giocato il ritorno. Sarebbe stato meglio mantenere la calma, rischiare magari anche di subire un gol, ma rimanere in undici e giocarmela fino alla fine. Tanto più che in finale, col Toso, me la sarei perlomeno giocata alla pari. Peccato.

12.3.06

Below


Below (USA, 2002)
di
David Twohy
con
Matthew Davis, Bruce Greenwood, Olivia Williams, Holt McCallany

Sei anni dopo l'esordio cinematografico con l'intrigante The Arrival, due anni dopo la conferma giunta con l'ottimo Pitch Black, David Twohy continua a portare avanti la sua idea di cinema con questo bel thriller di profondità. Un cinema di intrattenimento senza mezzi termini, il suo, realizzato con arte e passione, partendo sempre da soggetti interessanti, curando minuziosamente le sceneggiature e divertendosi a giocare coi generi.

Questa volta Twohy miscela il classico film di sommergibili e le suggestioni di un'altrettanto classica ghost story. Non mancano tutti i momenti tipici dei due generi, ma in più punti si nota la voglia di rielaborare con un taglio originale e innovativo gli stereotipi cui siamo abituati. Significativa, in questo, la splendida e agghiacciante sequenza della bomba che rotola lungo lo scafo del sommergibile.

La storia oscilla continuamente in bilico fra realtà e sovrannaturale, insinuando dubbi nello spettatore e non svelandosi del tutto fino quasi alla fine. Il meccanismo funziona alla perfezione e la suspence è assicurata per tutto il film. In particolare, è impressionante la padronanza registica ostentata da Twohy, che invade gli angusti corridoi del sommergibile con angoscianti piani sequenza, piazza sempre la macchina da presa dove meglio non potrebbe stare e dimostra una comprensione dei meccanismi della suspence quasi imbarazzante.

Convince forse un po' meno, una volta tanto, la sceneggiatura, che, soprattutto negli ultimi minuti, sembra fare un po' fatica a tirare le fila del discorso. Un difetto comunque veniale, in un film, il terzo consecutivo, decisamente riuscito.

Resurrezione



Mi sento di sconsigliarvi vivamente l'influenza che gira in questi giorni. O che gira a Milano, perlomeno.

Martedì sera: un po' di nausea, devo aver digerito male, vabbé, andiamo a dormire.

Mercoledì mattina: ho dormito male, mi son svegliato spesso, mi sento strano, spossato, che cazzo è? Vabbé, proviamo la febbre prima di andare al lavoro, dai, per scrupolo... 37.5... ah, ok... ah, aspetta aspetta... toh, pure una botta di diarrea... vabbé, stiamo a casa. Ora di pranzo: 38.5, durerà tutto il giorno, nonché la notte. Con i classici sintomi, spossatezza, dolori alla schiena, rincoglionimento totale... almeno niente più cacca brutta.

Giovedì mattina: 37.5, la febbre è in netto calo, in compenso la cacca brutta torna alla riscossa. In pratica, per dirla con parole semplici, piscio dal culo per tutto il giorno. Proviamo la mossa Dissenten.

Venerdì: la febbre è nettamente passata, 36.9 e calo continuo per tutta la giornata. In compenso continuo ad espellere litri di materiale liquido dalla parte sbagliata. Con le ovvie conseguenze del caso, dalla estrema debolezza fisica, alla necessità di seguire una dieta modello Ospizio del Sacro Cuore di Betlemme, ai dolori di pancia, al sudore freddo ogni volta che arriva una scorreggia e temi si porti dietro il regalino.

Sabato: la diarrea sembra passata (ma più che altro non esce nulla per tutto il giorno, ultima esperienza registrata verso le due di notte), anche se permane una sensazione di disagio - accompagnata da strani rumori - all'altezza dell'intestino. Si mantiene un profilo alimentare estremamente basso, per evitare pericolose ricadute nel tentativo di fare il grosso. La febbre, comunque, non ha più bussato alla porta.

Domenica: sto bene, credo. Niente più dolori, a parte un pochino la schiena. Lo stomaco sembra a posto, c'è un vago sentore di malessere nelle zone basse, ma magari è più un fatto di "convalescenza". Non cago dalla notte fra venerdì e sabato, però scorreggio molto. Lo prendiamo come un segnale positivo.

In conclusione, ribadisco quanto detto in apertura: mi sento di sconsigliarvi vivamente l'influenza che gira in questi giorni. O che gira a Milano, perlomeno.

5.3.06

Syriana


Syriana (USA, 2005)
di
Stephen Gaghan
con
George Clooney, Matt Damon, Jeffrey Wright, Alexander Siddig, Christopher Plummer, Chris Cooper, Amanda Peet

Ennesima produzione della famigerata cricca cui fa capo il duo Clooney/Soderbergh, Syriana è un film politico e di denuncia, per certi versi simile a The Constant Gardener, visto all'ultimo Festival di Venezia. Rispetto alla pellicola di Meirelles, però, quella di Stephen Gaghan sceglie un approccio meno macchiettistico e patinato, con uno stile visivo e delle scelte di narrazione maggiormente ancorate alla realtà. Non ci sono buoni e cattivi, ma solo una lunga serie di macchie grigie, che si agitano su uno sfondo rosso sangue.

Gaghan porta avanti un racconto estremamente stratificato, con almeno tre storie parallele e tante piccole ulteriori linee narrative che vanno a intrecciarsi. In comune, oltre al tema, c'è la moralità dubbia dei personaggi. Anche i ruoli interpretati da George Clooney e Matt Damon, che sulla carta dovrebbero essere i personaggi positivi cui affezionarsi, finiscono offuscati dalle loro scelte di vita.

Questa neutralità, questo non voler cedere ai classici compromessi del cinema popolare, rende senza dubbio Syriana un film atipico e riuscito nei suoi intenti di denuncia. A perderne, forse, è il potenziale drammatico, enorme per quelli che sono gli eventi e i temi, ma allo stesso tempo estremamente debole per l'impossibilità di trovare un punto d'immedesimazione e per la complessità del racconto.

La narrazione è estremamente lenta, rarefatta e le tante storie si intersecano in maniera frammentaria, rendendo fra l'altro non facile seguirne il filo conduttore. L'ottima sceneggiatura e la regia essenziale svolgono però un lavoro eccellente e alla fine il quadro completo risulta chiaro e di semplice interpretazione. Notevoli anche tutti gli attori, dall'affascinante Amanda Peet all'intenso Matt Damon, dal simpatico dottor Bashir a un Clooney mai così dimesso e per nulla gigione, capace perfino di limitare a una sola apparizione iniziale il suo solito tic "testa basculante inclinata di lato".

In tutto questo, però, manca come detto quasi completamente il coinvolgimento emotivo, il melodramma, il "cinema" vero e proprio. Sorge quindi spontaneo il dubbio: pur con tutti i suoi meriti in ottica divulgativa, è Syriana buon cinema? Sarebbe stato giusto concedere qualcosa sul piano narrativo per ottenere un film magari meno incisivo ma dal maggiore impatto drammatico?

Usenet Amarcord #009


Mensola, 7 ottobre 2005

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il nervoso, quello vero.

ore 19.45 scendo per andare in palestra.

avevo accomodato portafoglio + chiavi della macchina su una sedia in salone (per chi è stato qui a bulciago, quella prima della cucina)
non ci sono.

boh, avrò lasciato tutto in macchina, penso.
scendo, la macchina è chiusa.

porco

risalgo, faccio il giro della casa, sopra e sotto.
niente.

ok, riepilogo mentalmente il contenuto del portafoglio:
- 500 € e spiccioli abbondanti, che dovevo rinnovare l'abbonamento in palestra e piscina (http://www.wetlife.net/ fico)
- un'altra settantina di € in marche da bollo
- patente
- carta d'identità
- codice fiscale
- tesserino dell'ordine
- tesserino associazione ex alpini ricordo del mio vecchio, valore affettivo inestimabile
- un paio di cedolini di raccomandate spedite stamante
- bancomat
- postepay
- tessera magnetica della palestra e piscina di cui sopra

la convinzione è che qualcuno sia salito e senza farsi sgamare mi abbia sottratto il tutto.
già successe nella casa vecchia, rubarono il mio portafoglio e un orologio a mio pa', quindi ci può stare

chiamo mamma, la quale conferma che il portafoglio era sulla sedia.
lei non l'ha toccato.

il fegato.
cioè, alla fine i soldi vabbè ti spiace e ti girano assai, ma son fungibili
ma la sbatta per tutte le carte e le patenti e i tesserini e tutto quanto si può solo definire ingestibile

sto giro non si gestisce
non si può, proprio fuori portata.

e le chiavi della macchina.
qualche figlio di puttana ha le chiavi della mia macchina.
già vaneggio di non andare mai più a dormire, perchè lo stronzo ritornerà a finire il suo lavoro.

ritornerà, si.
e io sarò li ad aspettarlo, con in mano il fucile più grosso della brianza (lo sparanegri di cui si legge in rumble tumble di lansdale), e alle mie spalle una squadra di picchiatori albanesi che conosco per taluni motivi e saprei come contattare alla bisogna (e non sto scherzando)
scendo subito a togliere il telecomando del cancello dalla macchina, e penso veramente di organizzare la vendetta.

la follia mi abbandona per un momento: il tutto manca di logica.
razionalizzo

in zona portafoglio c'erano delle cose di argento di mia mamma.
sul tavolino due banconote da 50, che sono ancora lì.
sulla mensola di fianco alla tele una trentina fra giochi e dvd.
console e cuffie.

non può essere.

nel pomeriggio è passata mia sorella.
col bimbo, di tre anni e rotti.
l'altra bimbetta è stata qui tutto il giorno, lei ha caricato l'altro all'asilo e si è fermata qui a prenderla, è appena andata via.

la chiamo e non risponde

porco

riprovo dopo 10 minuti
risponde
sta facendo il bagno alle creature

- uè nat, scusa, hai per caso toccato il mio portafoglio?
- no, figurati, perchè?
- (perchè il cazzo) perchè non lo trovo

......................

pausa

senza dirmi nulla, ha già capito

"davide, hai preso le chaivi dello zio?"
"si"
"anche il portafoglio"
"si"
"e dove li hai messi"
"li ho messi nella macchinina"

razionalizzo

ora

lo stronzetto ha una macchinetta tipo pedali con il sedile che si alza e rivela un vano oggetti, solo senza pedali, alimentata a spinta.

è qui dai suoi nonni da sempre.

e per sempre, intendo che non un solo fottuto minuto di un fottuto giorno mandato in terra da dio, da quando è nelle sue disponibilità, quella macchinetta non è stata qui.

quella macchinetta è mia, perdio.
è un elemento di arredamento.
non so quante volte ci ho inciampato di notte.

stasera, quel piccolo rottinculo ha voluto portarla a casa.

il bastardo ha messo il portafoglio e le chiavi nel vano, coprendoli con una qualche cazzata delle sue.

non l'ha mai portata a casa sua.

MAI

stasera ha piantato un circo che nemmeno il medrano la notte di capodanno, e alla fine mamma e nonna hanno ceduto.

il sacchetto di merda se l'è portata a casa.

a casa sua, a monza, senza fiatare, il negro.

facendo lo gnorri.

ma lui sapeva di avermi fottuto.

faccia di cazzo.

ho passato tre quarti d'ora a consumarmi il fegato.

se mi prendono i 5 minuti gli faccio causa per danni morali, al nano.
nono, non ai genitori, a lui, cazzo.

gli pignoro un 5° della paghetta.

in collegio, perdio.

anzi, accademia militare, lo stronzo.

ma no, che dico.
giustizia medievale, è opportuna in tali casi

ora scendo e gli faccio sparire un po' della cazzate che ha in giro.

ma perchè solo un po'?

tutto, amico, ti butto via t u t t o.

la soddisfazione maggiore sarà buttari per strada le cose che ti ho regalato io.

la moto di valentino
il cazzo di arepoporto da 26 euro.
la fattoria degli animali. oh, si, quella ti piace vero?

e che mi dici del libro di pinocchio.
del MIO libro di pinocchio.

Il thread originale su google gruppi.

4.3.06

Sinbad - La leggenda dei sette mari


Sinbad - Legend of the Seven Seas (USA, 2003)
di Patrick Gilmore e Tim Johnson
con le voci di Brad Pitt, Catherine Zeta-Jones, Michelle Pfeiffer, Joseph Fiennes


Dopo il pomposo, pretenzioso, impacciato, in sostanza deludente, Il principe d'Egitto, Dreamworks ha corretto il tiro e ha scelto di affrontare il mondo dei film d'animazione tradizionale in maniera leggermente diversa. È così arrivato Eldorado, che riusciva a coniugare umorismo, taglio adulto, avventura e senso di meraviglia in maniera veramente ottima. Sinbad, ultimo, probabilmente in tutti i sensi, esperimento Dreamworks nel settore, è diretta evoluzione di quella scelta.

Miscuglio per certi versi disneyano di svariate mitologie e numerosi personaggi letterari, il Sinbad di Patrick Gilmore e Tim Johnson ha poco a che vedere con quello di Le mille e una notte, ma non per questo va condannato. L'ottima sceneggiatura rende divertente e appassionante una storia fatta di amicizia, amore e senso dell'onore, regala dialoghi frizzanti e assicura l'inevitabile lieto fine. Dal punto di vista tecnico, poi, il film è ovviamente un piacere per gli occhi, anche per un utilizzo non troppo invadente della solita computer grafica e per una regia davvero ispirata. Perfette, infine, le voci scelte per il doppiaggio originale, su cui svetta soprattutto una seducentissima Michelle Pfeiffer.

Sinbad - La leggenda dei sette mari è insomma un ottimo film d'animazione, l'ennesimo esempio di come la bistrattata scuola americana riesca a dire ancora qualcosa, nonostante l'insopportabile propaganda filonipponica portata avanti da schiere di appassionati. Delle quali, peraltro, ho fatto a suo tempo parte pure io.

3.3.06

Two Sisters


Janghwa, Hongryeon (Corea del sud, 2003)
di Ji-Woon Kim
con Su-Jeong Lim, Geun-Yeong Mun, Jung-Ah Yum, Kap-Su Kim

Ji-Woon Kim si è fatto notare, perlomeno dal sottoscritto, all'ultimo Festival di Cannes con A Bittersweet Life, storia di un killer che si innamora della sua preda e, ovviamente, finisce per prenderla in quel posto. Un film che riusciva a coniugare l'estrema cura formale e l'adorabile gusto per il melodramma tipici del cinema di genere coreano con una capacità di sintesi e una compattezza al contrario rare in quella cinematografia. Inevitabile quindi porsi con interesse e curiosità di fronte alla precedente pellicola di Kim, soprattutto perché apparentemente agli antipodi per tematiche e stile.

Two Sisters è allo stesso tempo un horror, un intenso racconto di drammi familiari e un esercizio di stile registico. Il racconto parte dalla fine e mette in scena svariati episodi in maniera schizofrenica, alternando passato, presente e delirio in un mix che solo nel finale, di fronte all'ultima inquadratura, è possibile interpretare nel modo corretto. Il risultato è intrigante e splendidamente realizzato, ma finisce per indebolire quello che invece è il tema portante del racconto. Quasi impossibile affezionarsi ai personaggi, vivere le loro tragedie e commuoversi per una storia che sulla carta è toccante, ma a conti fatti risulta fredda e sfuggevole. Lo spettatore è troppo distratto dalla messa scena e impegnato a interpretare le immagini, per riuscire a farsi coinvolgere davvero. Forse, con una seconda visione, le cose possono andare diversamente.

Estremamente riuscito, invece, il piano di lettura forse meno importante, anche se "scorrettamente" sfruttato in Italia per commercializzare il film sull'onda del recente successo di svariati horror orientali. I fantasmi ci sono e fanno le loro brave apparizioni, seguendo l'iconografia sdoganata in occidente da The Ring e riuscendo ad essere molto efficaci. Poche apparizioni, ma significative, che fanno correre più di un brivido lungo la schiena (soprattutto se stai guardando il film da solo in casa alle due di notte, col gatto che salta all'improvviso sul divano).

1.3.06

The Mask 2


Son of the Mask (USA, 2005)
di
Lawrence Guterman
con
Jamie Kennedy, Alan Cumming, Bob Hoskins

Il primo The Mask era una sciocchezzuola coi suoi bravi meriti. Rappresentò assieme ad Ace Ventura il definitivo lancio mondiale per la stella comica di Jim Carrey (ma forse alcuni non lo considerano un merito) e, non dimentichiamocelo, segnò l'esordio sul grande schermo di Cameron Diaz. Inoltre mostrava effetti speciali ottimamente realizzati e, per l'epoca, anche abbastanza innovativi. Al di là di questo, comunque, era un discreto adattamento in ottica mainstream dello splendido fumetto originale.

Il film era infatti ispirato direttamente all'opera di John Arcudi e Doug Mahnke, che nel 1989 avevano preso in mano un personaggio creato sette anni prima da Mike Richardson e l'avevano rivoltato come un calzino, dando vita a un personaggio fantastico e molto sottovalutato. Rispetto alla versione fumettistica, sicuramente la pellicola di Chuck Russel perdeva la carica di smodata ultraviolenza, ma conservava almeno in parte quello splendido humor nero, la spettacolare idea di fondo e le tante trovate. Questo perlomeno in un primo tempo divertentissimo, cui seguiva poi una svolta più classica, con il classico scontro fra buoni e cattivi e il finalino lieto.

Tutti i lati positivi di The Mask, comunque, svaniscono in questo orrendo seguito, piatto e insignificante sotto qualsiasi punto di vista. Nel film di Lawrence Guterman, molto semplicemente, non c'è nulla. L'unica idea simpatica, il ripetuto omaggiare intere sequenze di classici cartoni animati Warner Bros, è realizzata in maniera piatta e avvilente. Un tonfo indifendibile, un catorcio di film.

 
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