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5.9.11

[FF11] Stake Land


Stake Land (USA, 2010)
di Jim Mickle
con Connor Paolo, Nick Damici, Kelly McGillis, Danielle Harris, Michael Cerveris

Prendete Zombieland. Sostituite tutta la sua ironia, la sua voglia di divertirsi, i suoi toni simpaticamente sopra le righe con un clamoroso prendersi sul serio in ogni suo elemento. Mettete una specie di Tom Savini tutto convinto e piuttosto ridicolo al posto di Woody Harrelson. Poi un ragazzetto anonimo dalla voce narrante insopportabilmente seriosa, con frasi che nemmeno in Ken il guerriero, al posto di Jesse Eisenberg e del suo adorabile blaterare nerd. Quella sfigata di Danielle Harris al posto di Emma Stone. Kelly McGillis vestita da suora al posto di Bill Murray. Aggiungete un idiota pelato che si spara le pose da super cattivo per movimentare un po' l'azione. E ovviamente - altrimenti non si spiega il titolo - sostituite gli zombi con i vampiri più tristi, ridicoli, brutti e per nulla spaventosi che possano venirvi in mente. Ecco, questo è Stake Land.

Il paragrafetto in inglese sul catalogo del Fantasy Filmfest lo descrive come il film che 30 giorni di buio avrebbe dovuto essere. E, pur con tutti i limiti che 30 giorni di buio aveva, sorge spontaneo un mapeffavore. Sempre in quella descrizione, viene detto che Stake Land potrebbe ricordare Zombieland e The Road. E se del primo ho già detto, per quanto riguarda il secondo, il "vorrei ma non posso" si fa ancora più colossale. Ma in effetti, sì, è vero: Stake Land ha un po' quelle ambizioni lì, quelle del film post apocalittico serio, deprimente, malinconico e che ti mette addosso tristezza. Il problema è che è proprio il film a mettere addosso tristezza. L'unica cosa degna è la bionda che appare negli ultimi cinque minuti. E mi sembra un po' poco.

Fra l'altro a me Zombieland manco ha fatto impazzire.

4.9.11

[FF11] A Horrible Way to Die


A Horrible Way to Die (USA, 2011)
di Adam Wingard
con Amy Seimetz, AJ Bowen, Joe Swanberg

A Horrible Way to Die è una specie di A letto con il nemico, con un'aggiuntina di True Lies, diretto dal fratello scemo di Paul Greengrass. Solo che a descriverlo così gli si fa un disservizio, perché in realtà, se si assume un antiemetico prima della visione, si scopre un gran bel film, si riesce a scorgere una cura visiva di spessore e ci si gode pure una manciata di ottime interpretazioni. Il problema è che Adam Wingard fa di tutto per nascondere le doti del suo film, convinto che sia ganzo agitare la macchina da presa come uno scemo qualsiasi cosa succeda. Stiamo parlando di uno convinto che sia il caso di sostituire le dissolvenze con la tremarella. Sul serio: nei momenti in cui è evidente che avrebbe voluto mettere una dissolvenza, invece di mettere una dissolvenza comincia ad agitare la macchina da presa ancora più forte, fino a che non si capisce più nulla.

Ad ogni modo. Sarah, erede di Julia Roberts, sta cercando di rifarsi una vita. Ex alcolista, è sobria da tre mesi, ha conosciuto un ragazzo molto dolce e di cui potrebbe innamorarsi, si è lasciata alle spalle il passato. Solo che in questo film il passato non è un marito un po' troppo manesco come il caro vecchio Patrick Bergin, ma un serial killer che mette le donne nel bagagliaio, le porta in campagna e le strozza, o magari le sgozza, le getta nella vasca da bagno, le fa a pezzi, le imbusta e poi le butta nel cassonetto. Quando tornava a casa, però, questo squilibrato era un marito modello, un coccolone orsetto del cuore che nascondeva il suo hobby alla moglie. Tant'è che la nostra protagonista non ha finto la morte gettandosi in mare dallo yacht per fuggire da un matrimonio che la esasperava. No, ha sgamato l'attività segreta del marito pedinandolo, magari perché convinta di essere cornuta, e l'ha denunciato alla polizia. Considerando che il film si apre sul maniaco in questione che evade, capite bene che la situazione non è delle più rosee. 

Ora, prendete questo scenario, mescolate tutto quanto detto in avvio (una bella cura per l'immagine, degli ottimi attori e, ahinoi, una regia piuttosto fastidiosa) con un'atmosfera ammorbantissima e con una parte finale piuttosto imprevista e davvero gagliarda. Si ottiene un ottimo film che avrebbe potuto essere grandissimo, e che magari, se piacciono quelle regie un po' pazzarielle e tutte tremolanti, finisce per esserlo.

Wingard, comunque, prende per il culo: gli unici momenti in cui l'inquadratura sta ferma sono quelli in cui i personaggi vanno in macchina. Dai.

[FF11] A Lonely Place to Die


A Lonely Place to Die (UK, 2011)
di Julian Gilbey
con Melissa George, Ed Speleers, Sean Harris

Un gruppo di amici e conoscenti si ritrova nelle Highland scozzesi per farsi una sana dose di scalate. Durante una scampagnata nei boschi, però, scovano una bambina esteuropea imprigionata in un modo che non svelo perché è troppo bello. Ovviamente la liberano e se la portano via. Altrettanto ovviamente, è la classica situazione in cui chi non si fa gli affari suoi finisce nei guai grossi. Ed è così che ha inizio un film tutto brividi, azione, inseguimenti, sparatorie e morti ammazzati che ho trovato di un ridicolo, un noioso e un banale allucinanti. Spulciando fra le external reviews di IMDB, però, leggo in giro quasi solo entusiasmo per questa minchiatona, e mi chiedo allora se non possa essere io ad averla affrontata nella maniera sbagliata.

Il problema principale, per quanto mi riguarda, sta nella regia tutta esaggerata, nell'eccessivo prendersi sul serio - con qualche spunto di impacciata e un po' ridicola autoironia lasciato nelle mani dei cattivi di turno - e in un utilizzo delle musiche delicato come un rinoceronte in calore. Mi è bastato il prologo del film, con quella regia tutta spettacolino e quelle musiche roboanti, a farmi uscire completamente dall'atmosfera giusta, senza che ci fosse modo di tornare dentro. Colpa mia, senza dubbio.

Ma colpa (anche) soprattutto delle musiche, davvero. Qualsiasi cosa succeda, partono gli archi, intensi, colossali, trascinanti. Si rompe una corda a metà scalata e partono gli archi. Qualcuno urla e partono gli archi. Uno si mette a correre e partono gli archi. Aprono una bottiglia d'acqua e partono gli archi. Uno starnutisce e partono gli archi. Si alza un filo di vento e partono gli archi. Sorge il sole e partono gli archi. Melissa George alza un sopracciglio e partono gli archi. Ma che palle.

Molte delle scene di 'sto film mi sarebbero probabilmente piaciute da matti, se ci fosse stata una colonna sonora un po' meno impegnata a farti sentire in un kolossal d'azione. Le altre scene no, non mi sarebbero piaciute comunque, perché sono troppo tirate per le lunghe e troppo pompose nella regia, senza che ci sia mezza idea a renderle interessanti. Insomma, dupalle.

E il vero dramma è che per guardare 'sta roba mi sono perso la diretta dei primi tre periodi di gioco fra Italia e Germania

[FF11] Non avere paura del buio




Don't Be Afraid of the Dark (USA, 2011)
di Troy Nixey
con Bailee Madison, Guy Pearce, Katie Holmes

Tanto quanto qualsiasi film diretto da Guillermo del Toro merita tutte le attenzioni, le buone intenzioni e le belle speranze di questo mondo, è ormai evidente che qualsiasi film prodotto da Guillermo del Toro ha ampie probabilità di rivelarsi una cagata invereconda. È per esempio il caso di questo Don't Be Afraid of the Dark, che sembra talmente un film di Del Toro da sfiorare la parodia: è raccontato dal punto di vista di una bambina, ha le creature fantastiche e affascinanti, balla sereno avanti e indietro fra la fiaba e l'orrore tutto il tempo... gli manca solo il contesto storico latineggiante. Il problema è che si tratta di materiale che può rendere solo se gestito da un regista con le palle e il talento di Del Toro, mentre l'esordiente Troy Nixey ne tira fuori una specie di ridicolo filmetto che sembra la versione stupida di Gremlins. Anzi, di Critters.

La storia. Una bambina talmente brutta e antipatica che potrebbe essere la figlia di Katie Holmes ha i genitori separati ed è un po' isterica. La madre la riempie di psicofarmaci e la spedisce a vivere col padre, Guy Pearce, che sta ristrutturando un'antica magione assieme alla sua nuova sgarzolina. Che guarda caso è Katie Holmes. Purtroppo vuole il destino che nascoste in un cunicolo sotto la cantina della magione vivano delle strane, inquietanti, dispettose, affamate, incazzate nere creaturine realizzate con della computer grafica appena decente. Ovviamente la bambina protagonista si convince che siano i suoi nuovi migliori amici, le libera e scatena il putiferio.

Un putiferio che, purtroppo, non ha né il fascino divertente e un po' lugubre di Gremlins, né quello trash e bruttarello di Critters. È solo una triste tiritera di luoghi comuni dell'horror, accompagnata da effetti speciali di poco conto e creature che son convinte di far paura ma fanno in realtà poco più che ridere. Aggiungiamoci la pessima scelta di abbandonare, a circa due terzi di film, il punto di vista della bimba protagonista per spostarsi altrove, ed ecco che quel poco di sensato che c'era va a farsi benedire. Un fallimento completo, un film di una tristezza infinita, certo non una roba per la quale possa valere la pena di sorbirsi novanta minuti di Katie Holmes. Che, fra l'altro, l'ho scoperto proprio con questo film, ha una voce perfino più insopportabile delle sue smorfiette.

Ho dato al post il titolo in italiano perché mi sono fidato di IMDB, che sostiene sia quello. Sostiene anche che il film nello Stivale uscirà a gennaio 2012, nientemeno. Considerando la ciofeca che è, non sto a farmi lo sbattimento di aspettare gennaio per pubblicare il post. In questa sede, comunque, voglio fare i miei complimenti ai geni che hanno selezionato le foto promozionali (e ai geni supplementari che le hanno inserite nel catalogo del Fantasy Filmfest), considerando che ce n'è una che mostra in maniera chiara il finale del film. Sul serio, c'è una foto che, se la vedi, e io l'avevo vista, (1) già durante il prologo capisci che fine farà uno dei protagonisti, (2) arrivato a metà film capisci che la situazione dipinta in quella foto è il finale del film e (3) qualsiasi possibilità di provare anche solo un minimo di tensione durante la scena finale va ovviamente a farsi benedire. Bella prova.

[FF11] Hesher




Hesher (USA, 2010)
di Spencer Susser
con Joseph Gordon-Levitt, Devin Brochu, Natalie Portman, Rainn Wilson

Realizzato nel 2010, ma distribuito a oggi praticamente solo in Liechtenstein e in Molise, Hesher è la versione maschia e un po' puzzona di quegli insopportabili film con la protagonista "simpatica e un po' pazza, strana ma divertente, adorabile e ammiccante, un po' puttana e un po' zoccola". Tipo Garden State e, soprattutto, Elizabeth-fottuto-town. Tipo quel che viene descritto così bene in questo articolo. Solo che qui, nel ruolo della scheggia impazzita un po' pazzerella ma tanto zuzzurellona che si inserisce a forza nella vita di un personaggio morto dentro e va a infondervi un nuovo senso, invece di Kirsten "Muori" Dunst, c'è Joseph Gordon-Levitt peloso, sporco, che rutta, impreca e fa le scoregge. E, oh, ditemi quel che vi pare, ma io preferisco. Anche perché nel ruolo delle persone da rimettere in piedi ci sono un ragazzetto e un padre che hanno perso la madre e la moglie per un incidente, non uno stronzo viziato che vuole suicidarsi perché Alec Baldwin l'ha licenziato.

E quindi ci si ritrova con un bambino che fatica ad accettare la morte della madre e si fa maltrattare dai bulletti, un padre che fatica ad accettare la morte della moglie e si nasconde negli psicofarmaci, una nonna che prepara da mangiare e fa la simpatica. Ed è una nonna molto più simpatica di Susan Sarandon che fa i monologhi da alcolizzata, intendiamoci. Nella vita di questo simpatico trio si inserisce Hesher, il burbero buzzurro che beve, rutta e dice le parolacce nei momenti sconvenienti, ma in fondo con i suoi racconti stupidi regala fantastiche metafore capaci di far capire a chiunque gli stia intorno quale sia il vero senso della vita. E poi c'è Natalie Portman.

Un po' Sundance un po' no, Hesher è quel classico film che riesce a stare in costante bilico fra l'insopportabile e l'adorabile. Ha quei personaggi così tipicamente americani, probabilmente manco troppo assurdi in un contesto americano, ma che sul serio dalle nostre parti si fa fatica ad accettare. Ha tre o quattro trovate di regia e di sceneggiatura davvero riuscite, gustose, quasi esilaranti, con menzione d'onore per il modo in cui vengono usati i riff dei (credo) Metallica a introdurre le mosse violente di Hesher nella parte iniziale del film. E tutto sommato perfino quasi emoziona, in un paio di momenti, anche se bisogna dire che davvero succedono tutte quante le cose che ti aspetteresti di veder accadere e, soprattutto, quel rallenti nel finale davvero fa schifo e non ce lo dovevano mettere. Roba che da solo quasi rovina tutto il film.

Resta da capire cosa cacchio ci facesse al Fantasy Filmfest. Probabilmente è una di quelle situazioni "Oh, possiamo metterci dentro anche questo, sembra figo e ha un paio di attori famosi, che facciamo?" che si verificavano anche al Dylan Dog Horror Fest.

Fun Fact: Hesher è anche famoso per essere il film in cui Natalie Portman si sforza di essere brutta. Tipo che si veste male, non si pettina e porta gli occhiali con la montatura da sfigata. Boh, a me andrebbe bene comunque.

3.9.11

[FF11] The Innkeepers


The Inkeepers (USA, 2011)
di Ti West
con Sarah Paxton, Pat Healy, Kelly McGillis

The Innkeepers ha una locandina francamente un po' bugiarda, perché tu la guardi e ti viene un po' da aspettarti uno di quei film anni ottanta in stile Joe Dante, con qualche piccolo brivido in famiglia, tante risate e un lieto fine da scaldare il cuore. E in realtà poi almeno in parte ci siamo, ma appunto solo un po'. Perché è vero che si ride nonostante il taglio lugubre, ma di fondo, l'atmosfera di questo film diretto da un regista che con un nome del genere non t'aspetteresti proprio nulla è ben diversa, molto meno goliardica, molto più creepy. E poi c'è la svolta stile Audition.

Il racconto è semplice e ha quattro personaggi in croce: siamo al weekend di chiusura di una pensione storica e i due ragazzi che vi lavorano come custodi devono passarvi il tempo praticamente da soli, con due clienti in croce, fra cui Kelly McGillis vecchia nel ruolo di una che sostiene di essere un po' medium. I due ragazzi sono mezzi appassionati di occulto e sono convinti che nella pensione ci sia un fantasma, quindi passano buona parte del loro tempo a cercare le prove di tale presenza.

Ora, da questa premessa parte un film molto particolare e gradevolissimo, girato con una bella padronanza della suspense, che ti lascia per un bel po' sull'indecisione e sull'incapacità di capire cosa caspita stia succedendo. Si ride di gusto, si ridacchia a denti stretti, ci si inquieta un po' per l'atmosfera e ci si chiede se alla fin fine i fantasmi siano davvero presenti o se sia tutto nella testa di due persone che si divertono a convincersi di vederli. E in realtà, a volerla proprio dire tutta, si potrebbe anche sostenere che, di fatto, fantasmi non ce ne siano neanche nella parte finale, quando scatta il twist. Solo che si entra nel reame delle pippe mentali e degli spoiler, quindi mi limito a dire che a un certo punto il film prende un'accelerata improvvisa che tutto sommato uno non s'aspetta e ne viene fuori un finale di quelli che lasciano il segno.

Insomma, certo non un capolavoro, e il personaggio della McGillis è piuttosto debole (il che non è il massimo, considerando che sostanzialmente ci sono tre personaggi in tutto il film), ma alla fin fine consigliato. Così magari mi dite anche se Sarah Paxton è una bella ragazza, che io mica l'ho capito.

Ho attivato la nuova versione di Blogger, che ha quel taglio minimalista radical-chic che Google sta applicando a tutte le sue robe e che è evidentemente pensato per fare pendant con Google+. Come tutte le robe nuove, sto facendo un po' fatica ad abituarmi alla disposizione dei comandi e degli elementi che ho sempre usato. Va però detto che diverse cose mi sembrano funzionare meglio o addirittura funzionare, cosa che prima non accadeva. Per dire, ora posso modificare la dimensione delle immagini anche in questo template. Bella la locandina del film tutta grossa, no?

Italia vs Lettona - 71 a 62


E arriva la prima vittoria, in una partita tiratissima e faticosa per tre quarti, nella quale però poi la Lettonia è caduta un po' a pezzi nell'ultimo periodo e l'Italia - incredibile ammisci! - è rimasta concentrata più o meno fino in fondo. Una partita dominata da Bargnani, che segna oltre la metà dei punti dei suoi, si sbatte come un ossesso in difesa, sfodera tutte le armi possibili in attacco e piazza la sua miglior prestazione evah in nazionale, nonché la migliore evah di un italiano agli Europei, nonché una delle dieci migliori evah di un italiano in nazionale. E insomma, questa è una buona cosa, anche perché significa che forse (forse) abbiamo uno in grado di tirare fuori i maroni quando davvero serve, di prendere in mano la partita e condurre gli uomini verso la terra promessa.

Ma poi la grinta insospettabile! Faceva le faccette dure e urlava ai compagni! Roba che sembrava il Nowitzki dei playoff 2007, quello che gli avevano detto che doveva essere più leader e allora si era messo a urlare cose a caso contro tutto e tutti, coi compagni che lo guardavano straniti e non capivano che c'avesse da agitarsi tanto. E insomma, dai, meglio così che la faccetta passiva e il gioco dimesso e da compitino. Almeno sappiamo che la presunta prima stella sa comportarsi da tale e non c'è bisogno di affidarsi completamente a Gallinari. Che a me piace da matti, ma mi sembra sia ancora presto per mettergli tutto sulle spalle. Certo, poi ci sarebbe pure il prescelto Belinelli, ma per esprimermi su di lui aspetto che inizi a partecipare agli Europei. Ci restano probabilmente due partite, magari fa in tempo.

Lati negativi della vittoria:
- la Francia ha battuto la Germania, quindi, di fatto, se anche facciamo l'impresa con Tony Parker e poi battiamo Israele, serve gran culo con i risultati altrui per passare il turno;
- ci è servito Bargnani in versione doping per battere una - rispettabilissima, per carità - Lettonia a cui mancavano diversi giocatori di spessore e che era stanca per la terza partita in fila (anche vero che pure noi eravamo alla terza, e in ogni caso si può sempre guardare il bicchiere mezzo pieno e dire che se ingranano pure gli altri due... );
- con tutto l'amore possibile, Bargnani sembra il Nowitzki del 2007 solo per gli urletti, non certo per altro;
- Datome - che, per inciso, nei pochi minuti in campo ha secondo me fatto due o tre cose offensive molto pregevoli e che servirebbero - sta evidentemente in cancrena con Pianigiani, e lo si è ben visto su un rientro in panchina in cui s'è comportato come se non esistesse;
- Mancinelli - che in difesa fa cose eccellenti da tre partite - non ne combina una giusta in attacco;
- Maestranzi è nascosto da qualche parte assieme a Belinelli;
- Gallinari è preoccupante, va veramente troppo a sprazzi e non sembra andargliene bene una.

Ad ogni modo, per quanto questa terza partita sia stata giocata con minore intensità globale e lucidità rispetto ai momenti buoni delle prime due, si è vista, ripeto, più attenzione e costanza, oltre alla capacità di non scoraggiarsi e all'emergere - speriamo non momentaneo - degli zebedei di Bargnani. Ora, se contro la Francia si riuscissero a mettere in campo tutti i lati positivi visti fino a oggi e magari anche un Belinelli almeno un po' efficace, secondo me la partita sarebbe vincibilissima. Certo, si tratta di un bel se, ma, oh, la Francia, per questa Italia, per il livello di crescita a cui questa squadra è arrivata, francamente sulla carta è fuori portata. E per battere una squadra fuori portata servono i bei se.

Bottom line: io un pochino ci credo, anche se sono piuttosto convinto che il massimo a cui si può aspirare sia ormai un'uscita a testa alta con tre vittorie su tre.

Finirà in tragedia.

Fino adesso ho ascoltato telecronache in italiano, inglese, tedesco e spagnolo. Sugli italiani ho perso le parole da anni, anche se la dipartita di Lauro fa comunque piacere. Per quanto riguarda il resto, al di là del fastidio di sentire i tedeschi che tifavano per Dirk, direi che le cose migliori sono il brit che si arrotola sulla pronuncia di Cinciarini (veramente uno spettacolo) e i vari modi in cui un po' tutti pronunciano Pianigiani.

2.9.11

Italia vs Germania - 62 a 76


Ieri sera ero a vedere un cesso di film del Fantasy Filmfest e sono tornato purtroppo a casa in tempo per guardarmi solo l'ultimo quarto della partita. Mi sono così ritrovato davanti a un momento ansia, con il match che procedeva punto a punto e il telecronista che lodava gli sforzi e l'efficienza di Bargnani in difesa su Kaman (!) e in generale della squadra azzurra, ma sottolineava come in attacco l'Italia stesse facendo piuttosto cagare. Quella che ho visto da lì in poi, purtroppo, è stata una perfetta riproduzione di quel che ci si aspetta, giustamente o meno, da questa squadra: si impegnano, si sbattono, fanno cose anche molto belle, recuperano palloni in difesa, fan quel che possono ma poi, quando arrivano i momenti tosti, si sbriciolano.

Ecco che improvvisamente Bargnani non tiene più Kaman e gli lascia far quel che vuole, ecco che non si riesce a trovare un tiro decente che sia uno e ci si riduce a sparacchiare da tre (strategia che ha regalato un argento olimpico alla generazione precedente, per carità, ma che dal 2005 a oggi ha regalato solo tanti bei ceffoni), ecco che anche quando si trova un tiro decente la manina trema ed escono canestri teoricamente facili. Ed ecco anche che appena la partita appare persa gli italiani svaniscono dal campo e non si pensa nemmeno più a lottare per ridurre il passivo, sai mai che si decida sulla differenza canestri il passaggio del turno.

E alla fine si resta con in mano un pugno di mosche, in quella che, fra le tre partite difficili del girone, era quella da vincere assolutamente. Certo, per carità, poi nulla vieta di prendere le sveglie anche da Lettonia e Israele, ma insomma, il punto è che la speranza di passare il turno, alla vigilia, stava proprio nel vincere con queste ultime due e strapparne almeno una fra Serbia, Germania e Francia. E dobbiamo credere che si riuscirà a battere la Francia domenica, con Maestranzi a difendere su Tony Parker e Bargnani a fare gara d'intensità con Noah? Boh, crediamoci. Ma intanto vediamo che succede oggi con la Lettonia, va.

Oh, poi, per carità, è comunque un piacere vedere la squadra che se la gioca punto a punto, che ha trovato una certa identità difensiva, che ha un allenatore in grado di preparare le partite e fare qualcosa in più che dare pacche sulle spalle e che, insomma, sono stati fatti enormi passi avanti rispetto ai tremendi scampoli conclusivi della passata gestione. Ma rimane il fatto che sbriciolandosi in questo modo quando conta difficilmente si va da qualche parte. Rimane il fatto che è già cominciata la tarantella di alcuni giocatori che ostentano malumore per lo scarso gioco di squadra e per l'incapacità di dare il massimo fino all'ultimo minuto. Rimane il fatto che questo Europeo si sta velocemente trasformando in un ennesimo bagno di umiltà. E un po' spiace, perché magari i tre americani sono un filo sopravvalutati, ma rimangono comunque gran bei giocatori e l'impressione che si potrebbe fare qualcosina in più, magari anche se ci fossero compagni più adatti a supportarli, purtroppo o per fortuna rimane.

Poi, grazie alle meraviglie dell'internet, ho visto anche la parte iniziale della partita e, al di là del dispiacere per non aver potuto seguire per intero un match così divertente, oltre ad aver potuto ammirare Nowitzki che è sempre uno spettacolo, ad aver appurato che in effetti Bargnani in difesa si è sbattuto come un ossesso e ad aver notato come le tre stelline passino tutto il tempo a stupirsi perché si fischiano meno falli che nell'NBA, non ho visto molto di più. Anche se francamente l'attacco dell'Italia non mi è parso così disastroso come organizzazione, al di là dei tiri facili sbagliati e del canonico eccesso di triple. Anzi. Forse non ci si ricorda bene di come giocavano nell'ultimo periodo con Recalcati. Certo, poi alla fine rimane negli occhi il modo in cui si sono sfaldati nel finale. Comunque, a quel che dice Pianigiani nell'intervista in fondo a questa pagina qua, al di là della pianginata finale, non è che si possa dare troppo torto.

[FF11] Deadheads


Deadheads (USA, 2011)
di Brett Pierce e Drew T. Pierce
con Michael McKiddy, Ross Kidder, Markus Taylor


Il modello di riferimento per Deadheads è palese ed è La casa. E casomai non fosse palese, giusto per sicurezza, ci pensano i due registi a dirlo chiaro e tondo, piazzando in mezzo al film una scena ambientata in un drive-in dove proiettano il film d'esordio di Sam Raimi. L'idea "produttiva" di fondo è quella, quella di un filmetto fatto fra amici, con pochi soldi, che ci credono ma che hanno anche voglia di divertirsi un sacco. Quell'istante in cui viene inquadrato Bruce Campbell sul grande schermo, fra l'altro, è in realtà fondamentale per un motivo: ti ricorda, casomai te ne fossi dimenticato, che in quel film Ash recitava da far schifo. Giusto per sottolineare che non è certo un problema se anche gli attori di questo Deadheads sono poca cosa.

Certo, poi, dei valori di produzione in campo ci sarebbe anche da discutere, perché è vero che l'immagine da videocamera digitale delle vacanze è una roba povera e che ti fai andare giù solo per lo spirito goliardico di tutta la faccenda, ma è vero anche che i fratelli Raimi han girato tutto in una casetta nei boschi con quattro attori in croce, mentre i fratelli Pierce si permettono un continuo cambio di location, un sacco di personaggi, inseguimenti in macchina e altre sciccherie. Ma a un certo punto chissenefrega, parliamo un attimo del film.

Deadheads è una commedia horror, che racconta di due zombi nati da un siero sperimentale, che li ha sostanzialmente trasformati in quella categoria di cadaveri putridi ambulanti, senza però privarli dell'intelletto. E questi due poveretti si ritrovano comunque nel bel mezzo di un'epidemia zombi e finiscono ovviamente per avere a che fare con gli umani impauriti, incazzati, pesantemente armati, che non fanno alcuna distinzione fra zombi scemo e zombi furbo. Da questa situazione di partenza nasce - occhio - un road movie all'insegna dell'ammmore, che vede uno dei due protagonisti impegnato a raggiungere la sua ragazza in nome del sentimento e della proposta di matrimonio che non è riuscito a farle prima di morire.

Senza rinunciare all'horror, perché di sangue e budella se ne vedono in buona quantità, ma anche senza mai provare a spaventare nessuno, Deadheads procede così per novanta abbondanti e piacevolissimi minuti, all'insegna del trash, del divertimento, delle gag buzzurre (Clerks e in generale il cinema del primo Kevin Smith sembrano essere l'altro riferimento netto), ma anche del sentimento, riuscendo a infilare perfino un paio di scene quasi emozionanti, ma sempre e comunque capaci di sdrammatizzare. Tutto è piuttosto sopra le righe, con personaggi volutamente esagerati, e di fondo gli attori sguazzano più che bene nei ruoli di cartone che si ritrovano costruiti addosso. In più i fratelli Pierce mostrano anche una discreta padronanza del mezzo e fan venire voglia di vederli alle prese con un film di maggior spessore.

Insomma, promosso, ma solo se inquadrato nell'ottica giusta, che alla fin fine è quella di una sala piena di gente pronta a divertirsi e applaudire o, al limite, di un divano ricoperto da birra e pizza.

I tedeschi al cinema se ne entrano in sala con la loro bella bottiglia di vetro portatrice sana di birra. Questo normalmente. In un contesto come quello del Fantasy Filmfest, la percentuale di portatori di birra (+ nachos) in sala si fa pericolosamente alta, l'odore di alcool aumenta piuttosto in fretta e verso metà film si comincia a sentire di continuo il rumore di bottiglie di vetro calciate in giro per sbaglio. È tutto molto bello.

1.9.11

Fantasy Filmfest 2011


Hahahahah, è troppo bello, non faccio a tempo a dispiacermi perché stando a Monaco mi perdo la rassegna di Locarno e Venezia a Milano (quella che seguivo da quindici anni e bla bla bla) ed ecco che mi ritrovo fra le mani il catalogo del Fantasy Filmfest, un evento tutto germanico organizzato da gente particolarmente cazzuta, che si svolge a cavallo fra agosto e settembre in sette città tedesce, fra cui appunto Monaco. Dedicato al cinema del fantastico, con una dose abbondantissima di horror, permette di accedere a un tot di pellicole recenti, attuali o ancora da venire, poco note, poco distribuite o che devono ancora essere distribuite. E pure qualcosa di più famoso, via. Insomma, traslocando a Monaco ho abbandonato il festival coi film curdi fatti di silenzi per ottenere in cambio il festival ganzo pieno di sangue e morti ammazzati. Oh, poi, mi piacerebbe avere entrambe le cose, ma diciamo che non mi posso proprio lamentare.

Il festival, almeno per quanto riguarda il distaccamento di Monaco, si spalma in nove giorni, proponendo qualcosa dalle parti della sessantina di film. I prezzi d'ingresso sono altini (9 euro a film), tanto che la tessera d'abbonamento costa una vera e propria sassata (185 euro) e conviene solo se guardi almeno ventuno film. Cosa che io non farò. Rimane il fatto che la tessera è andata esaurita ben prima che potessi accorgermi di cosa stesse accadendo, il festival è un successo clamoroso che va avanti da venticinque anni e ai tre film che ho visto fino adesso c'era sempre la sala piena. Ma che figata, questa città!

Ovviamente turberò i frequentatori di questo scalcinato blog con le mie opinioni sui vari film. Avevo pensato di fare il solito resoconto cumulativo con tutti i film riassunti assieme al termine della rassegna ma, un po' per gasamento, un po' perché colto da sacro fuoco, può essere che mi metta a dedicare un post a ogni film, mano a mano. Vediamo. In ogni caso, la vita è bella.

I film, mano a mano che li guardo, con link ai post:
A Horrible Way to Die
A Lonely Place to Die
Attack the Block
Cat Run
Cortometraggi
Deadheads
Hesher
I Am You / In Her Skin
Non avere paura del buio (Don't Be Afraid of the Dark)
Perfect Sense
Red State
Snowtown
Stake Land
Super
The Divide
The Innkeepers
The Revenant


I film sono tutti in lingua originale. Quelli in inglese sono senza sottotitoli, perché si vede che i tedeschi sono più ganzi degli italiani. Quelli in francese, curdo, giapponese, sarcazzese hanno i sottotitoli in tedesco. E quindi non li vado a vedere. Ho finalmente trovato un motivo valido per mettermi a studiare il tedesco: i film cino-nippo-coreani al Fantasy Filmfest. Oltre al fatto che prima di ogni film un tizio sale sul palco a presentarlo e butta lì delle domande da nerd con premi in palio. Che poi io ieri la domanda l'avevo capita (chiedeva di dire il titolo di un film di Gregg Araki) e la risposta la sapevo, ma in palio c'era il Blu-Ray di 13 Assassini, che è una figata di film ma ha i sottotitoli solo in tedesco e l'audio in giapponese/tedesco, quindi me ne facevo poco. Però, eh.

 
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