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19.2.09

Good Bye, Lenin!

Good Bye, Lenin! (Germania, 2003)
di Wolfgang Becker
con Daniel Brühl, Katrin Saß, Chulpan Khamatova, Florian Lukas, Maria Simon


Good Bye, Lenin! è un filmetto delizioso, un'adorabile commedia agrodolce, tutta basata su un assurdo estremizzare qualcosa che spesso, nella vita, capita di fare, specie nel relazionarsi ai propri genitori. Raccontare una balla, ricamarci sopra, infiocchettarla per bene, perché convinti che la verità sia tremenda, inconcepibile, insopportabile. Alex vuole bene a sua madre ed è terrorizzato dall'idea che l'impatto con la realtà possa farla ripiombare nel coma da cui è appena uscita. Per questo le nasconde in tutti i modi quanto avvenuto durante la sua "assenza", inscenando una recita tragicomica che maschera la caduta del muro di Berlino sotto una coltre di balle, trucchi e mistificazioni create ad arte.

Nel far questo, Alex finisce per farsi prendere da delirio d'onnipotenza, prova a controllare e manipolare tutto quel che gli gravita attorno e neanche si rende conto di stare riuscendo nel suo intento, ma in una maniera del tutto diversa da quella che si aspettava. Perché il punto non sta nella riuscita dell'illusione, quanto nell'averci provato, nell'aver fatto capire a Christiane quanto suo figlio le vuole bene. Una verità dolcissima e superiore per importanza a qualsiasi altra cosa.

Semplice, divertente, toccante, Good Bye, Lenin! è un gran bel film, che punta tutto sulla semplicità, la tenerezza, la simpatia dei suoi personaggi. E in questo funziona benissimo, anche se magari la voglia di alzarti e tirare un ceffone a 'sta madre innamorata di un'epoca che per fortuna si è chiusa ti viene anche.

18.2.09

God Of War: Chains Of Olympus

God Of War: Chains Of Olympus (SCE, 2008)
sviluppato da Ready At Dawn


God Of War: Chains Of Olympus è un ottimo esempio del fatto che è possibile realizzare edizioni PSP di giochi PS2 senza per questo ridursi a produrre monnezza convertita come capita. Non che ci fosse particolarmente bisogno di dimostrarlo, anche perché in fondo di esempi ormai non ce ne sono nemmeno pochissimi, ma certo quando vedi che il tal gioco "arriva finalmente su PSP" un po' ti scorre il brivido lungo la schiena. E invece, cazzo, Chains Of Olympus è un giocone di quelli oni per davvero, talmente one che, azzardo, m'è piaciuto più di God Of War II.

Certo, l'impatto grafico è inferiore, ma se ci si rapporta allo schermino e al pezzetto d'hardware su cui lo si osserva, beh, rimane una roba fuori scala. E la spettacolarità, il senso epico, il respiro della narrazione non pagano minimamente dazio, anzi. In più c'è il ritorno a quei bei filmati "pittati" che si vedevano nel primo episodio e la cui mancanza nel secondo mi ha dato tanto da soffrire. Si racconta di cosette e cosacce avvenute prima dell'esordio di Kratos su PS2, con tanto di finale che va a ricollegarsi direttamente a quel prologo "suicida", e lo si fa per benino, anche se - come nella maggior parte dei prequel - si respira un po' un senso d'inutilità narrativa.

E ovviamente si gioca, tanto e bene, tutto sommato altrettanto bene. Chiaro, l'assenza di una levetta analogica costringe a un piccolo compromesso, ma intanto in Chains Of Olympus c'è forse la prima arma secondaria degna di questo nome nella storia di God Of War. E hai detto niente. Più in generale, le abilità e i vari poteri sono una goduria, così come rimane sempre piacevolissimo affrontare i combattimenti. Non c'è un briciolo di frustrazione, nulla di paragonabile allo sfrangiamento di palle dell'Ade, e ci sono perfino un paio di piccoli puzzle sfiziosi, anche se la "scala" degli enigmi non prova neanche per un attimo a imitare certe costruzioni enormi viste su PS2.

Se proprio bisogna individuare un limite, del resto, sta nel fatto che si paga un po' la dimensione portatile nella dimensione delle ambientazioni, che non offrono la complessità vista negli altri due episodi. Tutto appare molto lineare e segmentato e in questo - ma solo in questo - il gioco perde sicuramente un po' di fascino rispetto a quanto visto altrove e dà l'impressione di essere il fratello scemo.

Ecco, il God Of War perfetto me lo immagino con il design delle armi di Chains Of Olympus, la forza narrativa del primo episodio, la sboronaggine devastante del secondo e la potenza grafica di PS3. Vediamo che combinano col terzo.

17.2.09

Frost/Nixon

Frost/Nixon (USA, 2008)
di Ron Howard
con Frank Langella, Michael Sheen, Sam Rockwell, Matthew Macfadyen, Oliver Platt, Kevin Bacon


A un certo punto della sua carriera, Steven Spielberg ha cominciato ad alternare evidenti puttanatone a film più sentiti e personali. Mentre ti buttava lì un Amistad, uno Schindler's List, ci infilava in mezzo, girandoli fra l'altro spesso in contemporanea, roba con dinosauri, alieni giganti e donne pelate che prevedono il futuro. Personalmente non me ne sono mai lamentato, visto che comunque anche la peggior cacata di Spielberg mi sembra mantenga sempre una sua bella dignità. Ora mi si vorrebbe far credere che Ron Howard stia facendo lo stesso e che valga la pena di appesantire l'universo con pozze di vomito del livello de Il codice Da Vinci se è il prezzo da pagare per potersi poi gustare una cosa come questo Frost/Nixon. Sarà vero?

Non lo so mica. Se è vero, lo è perché più o meno tutti gli attori in Frost/Nixon sono molto, molto bravi. Non so quanto siano fedeli a ciò che interpretano, e magari Nixon non era così ingolfato nel parlare o Frost non faceva tutte quelle faccette, ma mi son piaciuti proprio tutti, dal primo all'ultimo, dall'Oliver Platt al (sempre ottimo) Sam Rockwell. E insomma, sì, dai, anche solo per gustarsi le interpretazioni, vale ben la pena di vedere 'sto film. In originale, ché vedere doppiato un attore che imita un personaggio storico non ha davvero alcun senso.

Epperò tutto questo sta incastonato in un film abbastanza ordinario. Il solito film che tende a decontestualizzare l'episodio da quel che gli sta attorno, concentrandosi su un paio di persone e rendendole il centro del mondo, evitando di circostanziare gli eventi non da poco che racconta. Il solito film in cui c'è un protagonista apparentemente un po' fesso, che viene preso a ceffoni dal "cattivo", e poi però ha il rigurgito d'orgoglio e senso civico e, insomma, in fondo non è poi così fesso e, grazie a un allenamento con montaggio in stile Rocky, nel combattimento finale va a dominare e vincere.

E insomma, io David Frost non lo conosco, ma da quel che leggo non mi pare sia così fesso. Oh, poi non c'è problema, si sopravvive alla scarsa verosimiglianza, il problema più che altro è che, ripeto, Frost/Nixon è un filmetto ordinario, che ha sicuramente il pregio di rendere estremamente cinematografico del materiale televisivo (e teatrale), ma lo fa anche nella maniera più semplice e banalotta possibile. E mi pare insomma un po' sopravvalutato, soprattutto in America, sull'onda della materia trattata e delle scintillanti prove d'attore. E sì, certe interpretazioni meritano di essere gustate, ma io mi chiedo: ne vale la pena, se poi ci dobbiamo sorbire la probabile valanga di merda che sarà il prossimo film di Ron Howard tratto da Dan Brown con protagonista Tom Hanks? Senza dinosauri?

14.2.09

Ad personam

Su richiesta di Mensola, ho aggiunto un ulteriore cazzetto nella colonna di destra, in cui segnalo gli ultimi cinque miei articoli pubblicati su Nextgame. Lo aggiorno a mano, quindi metà delle volte mi scorderò di farlo, ma meglio che niente. Baci.

13.2.09

Gears Of War 2

Gears of War 2 (Microsoft Game Studios, 2008)
sviluppato da Epic Games - Cliff Bleszinski


"Bigger, better, bla bla bla". L'han detto tutti, lo dico anch'io: Gears Of War 2 è proprio quello, è un gran casino di roba in più, di roba più grossa, di roba. Sangue, proiettili, esplosioni, personaggi, avvenimenti, colpi di scena, morti e dispersi. Non ha la potenza che aveva il primo, perché il primo era, beh, il primo, e aveva quella grafica, quella faccia, quel modo di fare le cose, quel suo non essere certo rivoluzionario, ma di sicuro in grado di colpire. Qui c'è un seguito, c'è tutto quel che ci deve essere in un seguito e ci sono un po' di cose piacevoli che è bello avere.

C'è il fatto di combattere faccia a faccia coi bestioni, quelli che nel primo episodio erano roba intoccabile che si vedeva sullo sfondo o faceva magari da boss. No, qua li prendi a schiaffi, uno per uno, e li fai fuori tutti. C'è il tentativo di dare più corpo alla storia, costruendo qualche momento intenso, provando a infilare un taglio adulto in mezzo a tutto il delirio di battutacce da Schwarzenegger degli anni d'oro. E il tentativo funziona anche abbastanza bene, viaggiando costantemente sull'orlo del ridicolo, ma tutto sommato senza mai crollare rovinosamente nel baratro. Certo, rimane l'impressione che 'sto tuffo nel crudo melodramma alla fine c'entri poco, e che il suo meglio Gears Of War 2 lo dia quando si dedica alle battutacce (che personalmente ho trovato molto più divertenti rispetto a quelle del primo episodio).

Per il resto, che gli vuoi dire? È uno sparatutto, in cui si spara e si distrugge. Fa il suo dovere senza esaltare particolarmente ma divertendo bene o male dall'inizio alla fine. Vero, ha una gestione abbastanza oscena dei compagni di squadra, che o fanno tutto da soli o si fanno massacrare complicando le cose nella maniera più sbagliata possibile. Vero, la storia sembra un po' bucherellata, o comunque ha delle trovate che paiono davvero buttate lì, tanto per gettar carne al fuoco a casaccio in vista del terzo episodio. Però, caspita, ha tanti momenti assolutamente spettacolari e ha una durata appena appena troppo lunga per la mia sempre più bassa soglia di tolleranza, ma non abbastanza lunga da farmi desiderare il god mode.

E ha il solito ottimo multiplayer cooperativo, che sto ovviamente affrontando in Insane assieme al fido Holly. Bello, divertente, impegnativo, approvato. Anche se si continua a non capire perché sia necessario dare la morte istantanea nelle parti in cui ci si separa. Anche se ci sono dei passaggi totalmente frustranti in cui non c'è altra via che fare la cosa giusta al momento giusto. Anche se si bestemmia un po' tanto quando si perde perché un compagno guidato dalla I.A. s'è fatto ammazzare come un cretino. Anche se col livello di difficoltà impostabile "ad personam" crolla il mito dell'intelligenza artificiale che cresce di pari passo con il livello di difficoltà stesso (e io un po' ci credevo, via). Anche se non ci sono gli zombi.

12.2.09

Crackdown

Crackdown (Microsoft Game Studios, 2007)
sviluppato da Realtime Worlds - David Jones, Billy Thomson


Super Mario Bros, in città, col lanciarazzi, in versione nigga free roaming. Questo è Crackdown. Ed è uno spettacolo. Un gioco a propulsione assolutamente diesel, che in partenza non ti fa capire fino in fondo quanto possa essere divertente, un po' per i limiti di crescita del personaggio, un po' per lo stile grafico intrigante ma forse non compiuto fino in fondo. Ma anche un gioco che cresce in maniera esponenziale e clamorosa, che svela col tempo tutta la ricchezza e la libertà delle sue meccaniche.

Appena appena si potenziano due o tre abilità, ci si ritrova a saltare in giro come dei cretini, a sparare missili da tutte le parti, a sollevare automobili e lanciarle per aria, a divertirsi come pazzi. E lì si scopre un gioco estremamente libero, che ti permette di affrontarlo come meglio credi, nell'ordine che preferisci, dedicandoti a questo o a quel compito, impuntandoti sulle minchiatine da trovare o sugli achievement, piuttosto che sulle diciottomila missioncine alternative o, ovviamente, su quelle principali.

Un gioco che lo finisci, perché fai fuori tutti, e poi ti svela il gioco vero, quello che sta sotto, quello fatto di questo ambiente in cui te ne vai in giro come un supereroe, svolazzando e saltellando in preda a un delirio di onnipotenza. Un gioco che quando t'arrampichi in cima a quella torre ti fa davvero stringere il culo per le vertigini come nessun altro. Un gioco in cui bene o male, all'interno dei suoi confini, puoi fare davvero quel che ti pare, divertendoti qualsiasi cosa tu faccia. Insomma, un gioco vero e proprio.

Che ce li ha, i suoi limiti, eh, anche perché le missioncine-ine-ine alla fin fine sono un po' una rottura di palle tutta uguale, perché per metterti a cercare ogni singola minchiata devi averne proprio tanta, di voglia di achievement, perché quel sistema di puntamento delle armi lascia un po' a desiderare e perché, inutile negarlo, sotto sotto c'è un po' di ripetitività. Ma avercene, cazzo, di roba del genere, che se ne frega di accodarsi al trend, che sceglie una sua via ben precisa e la percorre tanto bene, che s'interessa del solo, puro e semplice divertimento. Che convince uno come me, che del free roaming s'è rotto i coglioni più o meno a metà di Grand Theft Auto III.

E adesso, che faccio? Voglio dire, dopo questo e Dead Rising, come faccio a giocare a un'altra roba di quel tipo, che la si voglia chiamare "free roaming", "sandbox", "cazzeggio" o quel che è? Un'altra di quelle produzioni con quella faccia di merda che hanno quelle produzioni? Ma soprattutto, un gioco del genere in cui non ci siano gli zombi e non si possa saltare fra i tetti dei palazzi sparando colpi di bazooka in faccia alla gente?

11.2.09

Bobby

Bobby (USA, 2006)
di Emilio Estevez
con un sacco di gente famosa


Ho sempre fatto un po' fatica ad apprezzare fino in fondo i film straripanti di guest star. Sarà magari un problema mio, ma quando passo buona parte del tempo a dire "ah, ma quello è..." e "quell'altro invece è quello che ha fatto...", poi finisce che il coinvolgimento emotivo, l'immedesimazione, il trasporto, fanno una gran fatica ad arrivare. È una cosa che per esempio mi ha dato abbastanza fastidio nella quarta stagione di Nip/Tuck, e che torna d'attualità in questo Bobby, film comunque interessante e per molti versi assai riuscito.

Bobby è il classico film corale, che mette assieme un centinaio di storie e due o trecento personaggi, li fa ruotare attorno a un evento forte, fortissimo, e costruisce il pathos per questo avvenimento "globale" lavorando proprio sulla normalità della gente comune e sul modo in cui si relazionano a quanto succede. E quanto succede, l'assassinio di Robert Kennedy subito dopo la vittoria in California, è un evento di quelli forti, fortissimi, che raccontato in questo modo non può che colpire il triplo rispetto a quanto farebbe un normale, manierista filmettino biografico.

Certo, lo si deve fare bene. E Estevez non è Altman, non è manco Anderson, ma è comunque uno che ci si mette di buzzo buono e tira fuori un film sentito, emozionante, che quando giunge all'apice ci arriva davvero per benino, giocandosi come deve tutte le sue carte. E per quanto si possa essere razionalmente un po' infastiditi dagli stereotipi, dalle guest star, da certe storielline strappalacrime viste mille volte, beh, a conti fatti, alla fine qualcosa funziona per davvero. Magari non scende la lacrimuccia, ma il petto si fa pesante. Hai detto niente, per uno che veniva da Il giallo del bidone giallo e Rated X.

10.2.09

The Orange Box

The Orange Box (Valve, 2008)
sviluppato da Valve


Io e Half-Life non andiamo d'accordo, c'è poco da fare. Sarà il tempismo, sarà la sfiga, sarà quel che sarà, ma in fondo quello è. Giocare Half-Life 2 è stato, per me, molto simile a giocare Half-Life. Giocarlo in ritardo, perché al momento giusto non avevo un PC in grado di farcela. Giocarlo dopo aver messo le mani su altro che nel frattempo aveva mostrato cose per certi versi molto simili (anche se, oh, Goldeneye è uscito un anno prima di Half-Life e Psi-Ops è quasi contemporaneo a Half-Life 2). Giocarlo con addosso un'aspettativa talmente alta che non puoi non rimanere un po' deluso. Giocarlo trovandolo sì, interessante, divertente, ricco d'atmosfera, in sostanza figo, però... però. Però.

Però sbadigliare un po', quando ogni singolo brano di gioco ti sembra uno spettacolo al primo impatto e ti sembra una menata tirata troppo per le lunghe dopo un po'. Ritrovarti a nuotare nel brodo allungato, che siano i carrelli del primo episodio o l'hovercraft/macchina del secondo. Pensare che scappare disperatamente fra i vicoli della città sia inizialmente molto figo ed emozionante, ma per l'appunto inizialmente, e che dopo un po' che scappi per 'sti vicoli in cui c'è una strada e una sola, beh, ti sei rotto le palle.

Gasarti perché c'è questo bel motore fisico, vedere una roba al di là di una cancellata, mettere delle casse una sopra l'altra, arrampicarti e scoprire che sopra alla cancellata c'è un cazzo di muro invisibile. Nel 2004. Quattro anni dopo Deus Ex. Pensare che portare avanti la storia facendo parlare i personaggi durante il gioco era molto figo nel 1998. Pensare anche che in dieci anni ti sei un po' rotto i coglioni di iniziare giochi stando fermo su veicoli in movimento e di ascoltare dialoghi chiuso in una stanza.

Ecco, sì, questa cosa in particolare: BASTA. Qual è la differenza fra un filmato in cui ti mostrano un dialogo poco interessante e l'essere costretto a stare rinchiuso in una stanza in cui non c'è un cazzo da fare mentre due personaggi parlano fra di loro di cose poco interessanti e tu puoi girargli attorno, menarli (senza che la cosa generi alcun risultato), aspettare, aspettare, aspettare e annoiarti? La differenza sta nel fatto che nel filmato, magari, c'è una regia, una scansione dei tempi, un protagonista che dice qualcosa, un tentativo di rendere le cose interessanti. Senza contare che il filmato puoi saltarlo. Se non vuoi fare i filmati, NON FARE I FILMATI.

Però, cazzo, che bello Half-Life 2. Che bello arrivare alla stazione dei treni e trovare quel mondo assurdo e angosciante. Che bello girare per questa città dalla caratterizzazione micidialmente paranoica e opprimente. Che bella grafica, anche se ha qualche anno, ma ha pure uno stile come poche altre. Che bello salire le scale, fuggire dal raid, correre sui tetti. Che bello sfrecciare sull'acqua (per un po', poi che palle). Che bello arrivare al ponte e correre a ennemila metri d'altezza (e scoprire che da quel punto in poi il gioco acquista un ritmo molto più coinvolgente). Che bello divertirsi a far casino con la Gravity Gun.

E che bello scoprire che i due mezzi seguiti hanno un ritmo più indiavolato e coinvolgente, oltre che una serie di belle idee in grado di renderli qualcosa più che squanfidi data disk. Che bello provare a fare l'achievement "The One Free Bullet", divertirsi un sacco nel tentativo, fallire miseramente quando, preso dalla disperazione, ti metti a sparare come un pazzo contro un insetto gigante. Che bello quello spettacolare combattimento in piazza contro questi enormi bestioni che spaccano tutto. Che bello che in qualche modo, in mezzo al brodo, in mezzo a tanto gioco, ci riesca in fondo ad essere quasi, forse, non ne sono convinto, ma forse sì, una storia con un minimo di crescendo. Insomma, che bello che bello che bello, anche se per qualche motivo non è completamente nelle mie corde e non riesce ad andare nel gruppetto dei miei giochi più belli che belli più belli.

E poi qua dentro c'è pure Team Fortress 2, che è una roba spettacolare e divertentissima, ma su cui non mi esprimo più di tanto perché davvero non è il pane mio. Gli FPS online, a parte qualche caso sporadico (Quake 3, Enemy Territory), non mi hanno mai preso più di un tot. E anche questo oltre al tot non c'è andato, pur divertendomi molto. E poi non ci sono gli zombi. E a che serve, ormai, un gioco del genere senza zombi?

Ah, sì, c'è anche Portal, che è una cosa davvero incredibile, di cui il mondo ha parlato in toni incredibili e che si merita tutte le incredibili parole spese. No, questo non mi ha deluso perché mi aspettavo il secondo avvento. Non ho trovato il secondo avvento, magari, ma ho trovato per davvero un'idea eccellente sviluppata in maniera mirabile. Gran design di livelli e ambientazioni, stile grafico delizioso, umorismo incredibilmente azzeccato... funziona tutto a meraviglia.

Funzionano le cazzatine, funziona la costruzione degli enigmi, funziona il tormento della voce che tenta di rimetterti in riga, funziona il tentativo di raccontare una storia affascinante senza, di fatto, raccontarla. Se proprio proprio devo trovargli un limite, è che finisce troppo presto. Non ho problemi con la brevità di suo, anzi, io son contento se un gioco finisce ben prima di cominciare a sfrangiarmi le palle. Ma in questo caso l'impressione è che alcuni aspetti, alcuni sviluppi possibili dell'utilizzo di quel fantastico fucile, beh, vengano appena sfiorati, accennati e siano di fatto sottosfruttati. Ma insomma, si cerca il pelo nell'uovo, soprattutto considerando che si tratta di un gioiello infilato in una confezione che ne contiene cinque. E che ho pagato trenta euro.

9.2.09

Revolutionary Road

Revolutionary Road (USA, 2008)
di Sam Mendes
con Leonardo Di Caprio, Kate Winslet, Michael Shannon


L'angoscia della normalità, del sentirsi inadeguati a un ambiente che non riteniamo adeguato a noi, del volere altro, di più, del non capire la vita che ci scivola tragicamente addosso, del pagare errori che neanche ci rendiamo conto di aver commesso, del non voler, poter, dover. La fame, insaziabile, insopprimibile di raggiungere un sogno lontano, il cui pensiero per un attimo ti fa tornare la gioia di vivere anche le semplici sciocchezze. Il caso, il destino, il costruirlo con le proprie mani senza rendersene conto, il piangersi addosso e nascondersi nel vittimismo, il panico del tempo che scorre e non perdona, l'ansia del non saper dare un senso alla propria vita. La morte, che improvvisamente comincia a sembrare uno spettro tangibile, che si avvicina attraverso il parabrezza mentre nello specchietto ormai non vedi più l'immortalità dell'adolescenza. La mediocrità, l'incapacità di vedere il bello fra le sue maglie, la predestinazione all'angosciosa autodistruzione. Il male, fatto, puro e finito, nascosto, annidato in tutto il bene che non si riesce a vedere. L'ansia e la putrefazione dello spirito, la pattumiera emozionale, il vortice della merda. "This film is so good it is devastating."

Film sorprendentemente asciutto, pulito, privo di sacchetti di plastica che svolazzano e pozzi di petrolio in fiamme, non si capisce bene se per maturazione del Mendes o per il di lui rispetto nei confronti del mastodontico romanzo di Richard Yates. Mendes che, fra l'altro, dipinge immagini incredibili, racconta scene dalla potenza assurda, anche senza bisogno di strizzare troppo l'occhio. E almeno tre grandi attori. E un signor adattamento cinematografico. E un film che ti cresce dentro, che passa un'oretta a sventolare spore in giro e poi, implacabile, un'altra oretta a far esplodere la mostruosità dell'angoscia, del panico, del malessere. Filmone, nonostante i bambini con l'accento romano e la voglia di ascoltare Di Caprio e Kate Winslet, invece di Francesco Pezzulli e Chiara Colizzi. Anche se Pierfrancesco Favino fa un bel lavoro con un ruolo difficile. Ma cazzo, basta, non mi fregano più, lo prometto.

6.2.09

I miei award dei videogGgiochi del 2008

Già che siamo usciti con gli awardz su Nextgame, faccio qua i miei, così, per spirito corporate. Completamente a caso, come vengono, a volte coi runneruppe, a volte no, a volte con la spiegazione, a volte no. Giusto perché almeno ho qualcosa da pubblicare questa settimana. Sono graditi commenti e insulti. Soprattutto insulti.

Il miglior gioco del 2008 fra i pochi che ho giocato
Left 4 Dead
Mai giocato un FPS online per più di un mese, a parte forse Quake 3 e il primo Enemy Territory. A questo gioco da novembre. In più ci sono gli zombi. Gioco dell'anno.

Il miglior gioco del 2008 che ho giocato nel 2009
Metal Gear Solid 4
Vabbé, siamo a febbraio, non è che abbia avuto molto tempo per giocare altro. Comunque è figo.

Il miglior gioco del 2008 di cui ho giocato solo metà (o poco più) perché dovevo scrivere l'anteprima
Mirror's Edge

Il miglior gioco non del 2008 che ho giocato nel 2008
Super Mario Galaxy

Runneruppe: Bioshock, Crackdown, The Orange Box

Il gioco del 2008 che ho giocato di più online
Left 4 Dead e/o FIFA 09
Ne ho giocati parecchio pure altri, ma questi sono gli unici che gioco ancora. Oddio, ci sarebbe pure NBA 2K9, ma in realtà quello ho iniziato a giocarlo tanto online solo di recente.

Il gioco del 2008 che ho giocato più malvolentieri solo perché mi ero impuntato a fare gli achievement
(Quella merda colossale di) Guitar Hero World Tour
E ancora non ho finito.

Il gioco del 2008 che mi ha fatto sentire più intelligente, soddisfatto, contento di essere appassionato di questa cosa tanto poetica e artistica che sono i videogiochi anche se in fondo col senno di poi si può pure criticare abbestia
Braid
Che comunque è e rimane una roba davvero bella.

Il momento "a bocca aperta" del 2008
La baia di San Francisco in Resistance 2. Un momento di stupore vero in un gioco che per il resto poteva pure non esistere.

La grafica che più mi è piaciuta e non mi interessa se tecnicamente non è 'sta figata del 2008
Mirror's Edge
Su, dai, stile, design, colori, è tutto troppo bello.

Runneruppe: Braid, Metal Gear Solid 4

Il miglior sonoro del 2008
Left 4 Dead
Anche solo per il modo in cui cambia la musica a seconda della situazione, e in maniera diversa per ogni singolo giocatore.

La miglior grafica che però, oh, proprio non riesco a farmi piacere del 2008
Prince Of Persia
Il più brutto cel-shading bello di sempre.

Il mio gioco preferito del 2008 fra quelli che non ho giocato
World Of Goo

Il gioco del 2008 che non ho giocato e ho più voglia di giocare
Mirror's Edge non vale perché ne ho giocato più di metà, quindi direi Prince Of Persia o Dead Space, solo per il gusto di poterne poi parlare male.

Il gioco del 2008 che sono sicuro che se ci giocassi alla fine mi ci divertirei ma ha una faccia che proprio non mi attira per niente
Fallout 3 e Dead Space a parimerito.

Il miglior gioco del 2008 che ho giocato solo perché dovevo recensirlo e altrimenti non l'avrei giocato
Ninja Gaiden Dragon Sword

Runneruppe: Naruto: Ultimate Ninja Storm, Wii Music

Se non mi pagassero per farlo mi incazzerei per averci giocato, ma visto che mi pagano per farlo sono tutto sommato contento di averci giocato (nel 2008)
Alone In The Dark: Inferno

Delusione dell'anno 2008
Guitar Hero World Tour
Merda fumante.

Le risate più grosse di fronte all'idea che in pieno 2008 questa roba sia considerata matura e adulta
The Witcher Enhanced Edition

La miglior cazzata arrivata in ufficio nel 2008
La scatola con dentro la bambola di Alma, i disegnini e i gessetti colorati.

Runneruppe: La scatola di biscotti bruciacchiata di Resistance 2 con dentro le foto d'epoca, il giornale e i documenti, Il kit della scientifica di Unsolved Crimes con tanto di cerata, guanti, pinzette e altro.

La cosa di cui nel 2008 si parla di più coi colleghi quando non si sta parlando male di colleghi non presenti
La noia dei recenti giochi Ubisoft (ne avessi giocato uno, fra l'altro).

Il gioco che più aspetto a inizio 2009
Resident Evil 5, ma solo perché lo giocherò in cooperativa con Holly.

Altre cose che ho giocato nel 2008 e si meritano di essere menzionate (e sicuramente mi dimentico qualcosa, ma se me la dimentico ci sarà un motivo):
Blitz: The League II
Geometry Wars: Retro Evolved 2
God Of War: Chains Of Olympus
Killzone Liberation
LocoRoco 2
LostWinds
Phoenix Wright
, tutti
Riff: Everyday Shooter
Rock Band
Rock Band 2
Sam & Max Season One
Scene It? Campione d'incassi
Stranglehold
The Riddle Of Master Lu

 
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