Spy

Scemenze action

Babadook

Incubi e allegorie

Terminator Genisys

È tornato (purtroppo)

'71

Quando a Belfast si viveva tranquilli

Poltergeist

Potevamo tranquillamente farne a meno

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

20.12.13

Tulpa - Perdizioni mortali


Tulpa - Perdizioni mortali (Italia, 2012)
di Federico Zampaglione
con Claudia Gerini, Michela Cescon, Ivan Franek, Federica Vincenti, Nuot Arquint, Michele Placido

Mi risulta difficile capire se, come, quanto e soprattutto perché Tulpa mi sia piaciuto, dato che non sono un grande conoscitore del modello di riferimento, quel giallo all'italiana che tutti rimpiangono e a cui tutti dicono di volere un gran bene. Per carità, i film di Dario Argento li ho visti e li ho amati, per quanto si possa amare della roba che quando sei piccolo fatichi a guardare perché ti angoscia in una maniera tutta strana, destabilizzante e diversa da quella a cui sei abituato e quando sei grande fatichi a guardare perché è tutta strana e invecchiata. Però la mia conoscenza si ferma colpevolmente lì. Toh, c'è qualche visione, sempre da poppante, di quelle robe bruttarelle ma un po' famose tipo Sotto il vestito niente, cose così, che non so neanche quanto c'entrino. È sufficiente, per apprezzare Tulpa? Immagino di sì, visto che non m'è dispiaciuto, pure lui in una maniera tutta strana.

Di certo, guardandolo, è fin troppo evidente che Zampaglione non stava cercando di fare il film pieno di citazioni, che infila riferimenti da tutte le parti, magari la butta sul ridere e si guarda allo specchio con spocchia. Tulpa è invece uno di quei film che provano davvero ad essere semplicemente e sinceramente ciò che omaggiano. Ed è evidente, mentre lo guardi: l'idea è di realizzare un film di quel genere, come se fosse stato girato in quegli anni. Ovviamente si fa per dire, perché poi lo giri con gli attori di oggi, la consapevolezza di oggi e i mezzi di oggi, infilandoci sicuramente anche tante citazioni che magari io non sono in grado di cogliere, però, per quell'oretta e mezza non mi sono mai innervosito per quell'aria da gomitata nel costato e strizzata d'occhio che in altri film sa diventare davvero fastidiosa. Poi, per carità, magari c'era e non la notavo, but still.

Come operazione in sé, insomma, Tulpa mi sembra molto riuscito, anche se poi magari non è che sia un capolavoro del giallo all'italiana, ma solo uno dei tanti, con la particolarità bizzarria di essere stato realizzato nel 2012. Il problema, casomai, sta nel fatto che aderire con assoluta fedeltà al modello significa proporre una sceneggiatura poveretta e prevedibile anche nei suoi colpi di scena, dei dialoghi e un'atmosfera che vacillano fra la fiction televisiva e il film porno, attori per lo più poco convincenti e un'atmosfera generale spesso in zona ridicolo. Di fatto, Tulpa funziona per davvero a tutto tondo, senza tirare in ballo l'effetto nostalgia, solo quando si butta sulle suggestioni e sull'esplicito: gli omicidi sono forti, sanguinari ed elaborati, le scene di sesso non mancano e la colonna sonora fa decisamente la sua parte. Anche nei suoi momenti migliori, proprio per quel suo gusto così retrò e particolare, è sempre un po' pericolosamente in equilibrio sull'orlo del ridicolo, e immagino alla fine diventi molto una questione di gusto personale e percezione, però, ecco, io l'ho trovato molto gradevole e in qualche modo affascinante.

L'ho visto al Fantasy Filmfest di Monaco ed era in versione inglese, quindi coi vari personaggi che parlottano alternandosi fra le lingue e con diversi attori non inglesi che si arrangiano incespicando. Che poi è una cosa che ha assolutamente senso, visto che i personaggi sono degli italiani che vivono a Londra, eh, però la cosa contribuisce all'atmosfera surreale. Non ho idea di come possa essere doppiato, però forse è un po' un peccato perdersi questo aspetto. O forse no.

19.12.13

Halo 3: ODST


Halo 3: ODST (Microsoft Game Studios, 2009)
sviluppato da Bungie, sezione sfighé

Il primo Halo l'ho amato sotto quasi ogni punto di vista, prendendo in antipatia solo i suoi ripetitivi e francamente noiosetti interni. Era un gioco fantastico, uscito nel posto giusto e al momento giusto. Ho grandi ricordi a lui legati, gli voglio bene, non voglio mai più metterci mano per non rischiare di infettare il posticino che gli ho dedicato nel mio cuore. Con i due successivi episodi della saga, tanto il secondo quanto il terzo, la nostra relazione s'è un po' incrinata ed è scivolata verso un rapporto di amore/odio. L'amore è tutto concentrato sul fatto che si tratta di giochi mortalmente divertenti, che adoro giocare in cooperativa, godendo come un matto a berciare e cazzeggiare mentre li si completa a livello Legendary. Non ne tocco il multiplayer competitivo, un po' perché non è il mio campo, un po' perché li gioco sempre in ritardo, ma sto comunque bene così. L'odio è rivolto, più o meno, a tutto il resto. Non mi piace lo stile grafico, al di là di qualche scorcio saltuario a cui è impossibile dire di no. Non mi piace l'approccio alla narrazione. Non mi piace l'atmosfera che si respira. Non mi piacciono le storie che vengono raccontate. Insomma, dupalle. Probabilmente, visto anche il fatto che sono davvero pochissime le serie per le quali trovo la forza di giocare seguiti su seguiti, se non ci fosse la cooperativa, io e Halo avremmo smesso da tempo di frequentarci. E, intendiamoci, staremmo entrambi benissimo lo stesso, tanto io quanto lui.

E invece, appunto, mi ci diverto, e quindi, con la calma che mi è propria e il ritardo che mi è solito, ogni tanto mi dedico a portare avanti la saga giocandone un episodio in co-op col fido compare Holly. Di recente, seguendo l'ordine puramente cronologico delle uscite, ci siamo giocati Halo 3: ODST, arrivando a completarlo giusto l'altro ieri. E, ancora una volta, mi sono divertito parecchio, nonostante mi sembri di capire che per molti appassionati si tratti di un episodio minore, poco riuscito, del resto figlio di uno sviluppo un po' storto, nato da progetti abortiti. Eppure, forse proprio per questa sua natura da fratello scemo, o magari per la sua voglia di essere "diverso", l'ho trovato particolarmente simpatico e accattivante, per quanto comunque sempre un po' troppo Halo per piacermi fino in fondo.

Da un lato c'è il fatto di controllare dei soldati pezzenti, invece del solito supereroe, cosa che sulle prime spiazza abbastanza, perché ci metti un po' a renderti conto, soprattutto a livello istintivo, che stai giocando a Halo ma non stai giocando a Halo, non fai più quei balzoni e sei molto meno invincibile, è meno semplice saltare sulla capoccia di un carro armato per averne la meglio o affrontare a muso duro giganti alti il doppio di te. Spesso, anzi, conviene muoversi di soppiatto e fuggire dal casino. Dall'altro c'è quest'idea della struttura a hub, con tutta la vicenda ambientata all'interno di un singolo contesto cittadino, nel quale gironzolare in maniera relativamente libera e trovare la propria strada attraverso arene abbastanza articolate, sviluppate in altezza, con cunicoli e interni. Non che sia proprio un gioco open world, ma insomma, è comunque sempre piacevole, almeno per i miei gusti, avere libertà di movimento.

E poi c'è quell'atmosfera tutta particolare delle sezioni cittadine in notturna, dal taglio quasi noir, col loro accompagnamento musicale di grande effetto, in cui gironzoli attivando il visore speciale e destreggiandoti fra le luci dei lampioni. Addirittura, qui, per ampi tratti, mi è sembrato di avere a che fare con un gioco dalla grafica piacevole. Poi, certo, si mettono in mezzo i flashback e tutti quei momenti molto più tradizionali della serie, in cui si dà spettacolo, si fa casino, si butta in mezzo quell'umorismo un po' così e le scene d'intermezzo sono solo un apostrofo all'insegna del latte alle ginocchia fra una sparatoria e l'altra. A tirare su il morale, per fortuna, ci pensa il cast di volti e doppiatori: quando ho sentito la voce di Nathan Fillion, e poi ne ho riconosciuto il volto, mi son messo a saltellare sul divano. Vederlo e sentirlo accompagnato da Adam Baldwin e Alan Tudyk, poi, ti fa per un attimo pensare di avere a che fare con il gioco di Firefly. E così non è, anche perché la scrittura del peggior episodio di quella serie si mangia qualsiasi roba targato Halo che abbia mai visto, ma insomma, son bei momenti.

E quindi? E quindi alla fine Halo 3: ODST m'è piaciuto. M'è piaciuto innanzitutto nella solita maniera in cui mi piacciono gli Halo: divertendomi nelle sue fasi di gioco al punto che chissenefrega se il resto mi fa pietà. E poi mi è piaciuto anche per la voglia di sperimentare e fare qualcosa di un po' diverso, seppur inserito nel solito contesto. Bella, a tratti, l'atmosfera, sfiziose le registrazioni che si trovano in giro, particolari - per un Halo - le musiche, divertente il fatto di dover giocare a un Halo in maniera lievemente diversa da come si gioca normalmente un Halo. Poi, certo, la parte finale è onestamente un po' sgonfia, priva d'inventiva, e lascia addosso una certa sensazione di sticazzi. E sì, in generale il gioco è abbastanza breve, cosa che ricordo fece all'epoca imbestialire in molti quando la raffrontavano al prezzo. Ma, ehi, per me questo è un lato positivo, quindi figuriamoci.

Che poi immagino la versione italiana perdesse il fascino delle voci, anche se comunque la faccia da Fillion si riconosce lo stesso lontano un miglio. In compenso, Tricia Helfer sembra reduce da un frontale violentissimo con un Cylon vecchio stile.

18.12.13

House of Last Things


House of Last Things (USA, 2013)
di Michael Bartlett
con Lindsey Haun, Blake Berris, RJ Mitte

Portland, Oregon. Una coppia di coniugi decide di andare a farsi una vacanzina rilassante in Italia, di quelle rigeneranti, per aggiustare i problemi di famiglia, ritrovare l'amor perduto, volersi tantissimo bene e dimenticare una tragedia non specificata del recente passato. Durante l'assenza, affidano la casa a una giovane bionda, che si stabilisce nella villetta tutta bella volenterosa, ma viene presto raggiunta dal fratello con problemi mentali e dal fidanzato un po' teppista e infame. Le conseguenti rotture di scatole si rivelano in fretta essere il minore dei problemi, dato che la tragedia di cui sopra ha lasciato delle tracce ectoplasmatiche nella casa e la natura della stessa è facilmente intuibile dal vagamente esplicito manifesto del film, che ho agevolato qua sopra.

House of Last Things è uno di quei film che partono senza farti capire sostanzialmente nulla di cosa stia accadendo e pian piano svelano il loro mistero, lavorando di simbolismi, accumulo di tensione e piccoli indizi sparsi in giro. In realtà, basta aver visto qualche film ad argomento simile nella propria vita per capire dove tutto stia andando a parare, ma del resto, come detto, il manifesto parla chiaro ed è evidente che il senso di sorpresa nella scoperta non è il cuore della faccenda. Il punto non è tanto quel che succede, ma come succede, il modo in cui il trio di personaggi coinvolti si trova a scoprire cosa stia accadendo e finisca trascinato nel gorgo soprannaturale di possessioni e stranezze varie, in un film che in realtà gioca molto poco sugli spaventi e molto più sul comunicare il peso e il senso di disperazione derivanti da un terribile avvenimento del proprio passato.

E com'è? Eh, insomma. La struttura con cui si sviluppa il tutto è interessante, seppur non particolarmente originale, e a questo punto si sarà capito, visto quanto sto girando attorno alle cose, spiegarla nel dettaglio sarebbe un peccato, perché si leva la parte più gustosa del film. La messa in scena, la scrittura e la recitazione vagano in quel limbo a metà fra il surreale spinto e il simpatico gruppetto di cani maledetti. C'è del pacchiano, in ballo, c'è un po' di pretenziosità e non tutti i coinvolti sono all'altezza della situazione, ma allo stesso tempo la pochezza del tutto contribuisce all'atmosfera sbalestrata. Per cui diventa anche un po' difficile capire quanto il film ci sia e quanto ci faccia. Una cosa, però, mi sento di dirla: a tre mesi di distanza, è il film del Fantasy Filmfest che m'è rimasto meno impresso. Qualcosa vorrà dire. Credo.

L'ho visto, per l'appunto, al Fantasy Filmfest di Monaco della Baviera a settembre. Se IMDB non mente, il giro che s'è fatto per i vari festival non sembra aver convinto molta gente a distribuirlo.

17.12.13

Odd Thomas


Odd Thomas (USA, 2013)
di Stephen Sommers
con Anton Yelchin, Addison Timlin, Willem Dafoe

Se non ricordo male, una quindicina d'anni fa ho letto per la prima volta un romanzo di Dean Koontz. Si intitolava Intensity, era in un'edizione di quelle piccoline da edicola, sulle stile degli economici a stelle e strisce, che stavano diventando di moda in quel periodo, aveva scritte in copertina le solite robe tipo "A Stephen King è piaciuto un sacco" ed era un thrilleretto. Non ho la minima idea di che cosa raccontasse, ricordo solo una sensazione di "ci sta dentro" e ricordo anche di non aver mai più sentito il bisogno di leggere un romando di Dean Koontz. Non ho quindi mai letto i cinque o sei romanzi della serie di Odd Thomas e, prima di ritrovarmi questo film davanti agli occhi al Fantasy Filmfest, neanche sapevo esistessero. Sapevo in compenso che il film era stato diretto da Stephen Sommers, uno che trovavo molto simpatico quando faceva i film scemotti e un po' B con Deep Rising e un po' meno B ma comunque scemotti con La mummia, ma con il quale ho perso affinità quando, verso metà di La mummia - Il ritorno, gli è partito l'embolo degli effetti speciali al computer e ha poi finito per vomitar fuori Van Helsing. E insomma, pur essendo io una fra le quattro persone al mondo che tutto sommato non hanno odiato il suo G.I. Joe, non è che gli dessi più molto credito. Eppure, per qualche motivo, questo Odd Thomas mi incuriosiva. E mi incuriosiva nonostante non avessi mai visto Addison Timlin che si mostrava mezza ignuda in Californication! Pensa te se l'avessi fatto.

Ciao, sono il labbruccio allinsù di Addison Timlin, voglimi bene.

Comunque, non divaghiamo: Odd Thomas è il nome "funzionale" (un po' come il famoso calciatore Felice Evacuo, o come quelle battutacce da quarta elementare tipo Gustavo La Pizza e Yokopoko Mayoko) del protagonista di una serie di romanzi per ragazzi del Koontz, da cui Sommers ha tratto un film pseudo horror, pseudo thriller, pseudo agiografia del posteriore di Addison Timlin, ma soprattutto innocuetto, con qualche brividino, ma fondamentalmente per ragazzi pure lui. Thomas ha il potere di vedere i morti male che sono rimasti legati al pianeta Terra e che gli chiedono di improvvisarsi Topolino, risolvere i misteri dei loro omicidi e consegnare i responsabili al capo della polizia, una specie di incapace commissario Basettoni interpretato da Willem Dafoe, in un raro caso di ruolo che potrebbe rivelarsi a sorpresa quello del cattivo e invece non lo fa. Inoltre, Oddie vive in una soleggiata cittadina californiana che pare il reboot della Sunnydale di Buffy l'ammazzavampiri, per la quantità di sfighe soprannaturali che vi si verificano, manco fosse posizionata su una hellmouth. Tant'è che Thomas non vede solo i morti, ma anche altre creature bizzarre che portano disgrazia dovunque vadano, più o meno come noi milanesi ci portiamo dietro nebbia e pioggia. In tutto questo, Tommy, che di giorno lavora preparando pancake al diner locale, ha come aiutante, nonché fidanzata, nonché amore della sua vita, nonché una delle poche persone che conoscono la sua reale identità di slayer indagatore dell'incubo quello che vede la gente morta, nonché indossatrice di jeans corti aderenti che ti fanno innamorare al primo sguardo, Addison Timlin.

Sono molto triste, stringimi forte.

E alla fine quel che ne viene fuori è proprio una storiellina in stile Joss Whedon dei bei tempi, con un po' di pacchianerie, qualche demone, mostri assortiti, misteri da svelare, brividi si fa per dire, ma poi di fondo quasi tutta incentrata sulle battutone, l'umorismo assortito e il melodramma dei protagonisti, tutti impegnati in una tenera storia d'amore che c'ha un po' la sfiga addosso perché la presenza di morti viventi tende a far rischiare la vita. Ci sono un po' di colpi di scena e tutto sommato non tutti sono telefonatissimi, in un paio di occasioni il Sommers tira perfino fuori qualche idea e, sì, c'è il solito tripudio di effetti speciali gommosi al computer totalmente privi di fisicità e mosci nell'interazione con gli attori, ma, per qualche motivo, sembra cozzare meno del solito col tono del film. Al di là di questo, Odd Thomas funziona, se funziona, e non è detto che funzioni, ma per me ha abbastanza funzionato, più che altro per i protagonisti. Il Dafoe non fa molto più che incassare l'assegno, e OK, ma il film è popolato da piccoli caratteristi di passaggio che fanno colore e la coppia di protagonisti fa abbondantemente il suo dovere.

Sì, così, stringimi, con la borsa in mano.

Anton Yelchin è proprio un simpaticone, già lo si sapeva, e alla fine il ruolo di quello un po' strano, tutto matto, ma adorabile e buono nell'animo, che non riesce a fare a meno di aiutare la gente anche quando non sarebbero fatti suoi, gli calza a pennello. Poi c'ha il fisicaccio, che fa sempre il suo ed è narrativamente giustificato dal fatto che Tommaso ha deciso di tenersi in allenamento, visto che trascorre tutto il suo tempo libero combattendo criminali e creature bizzarre. Tanto più che, ehi, dovrai ben essere quantomeno di bell'aspetto, se vuoi convincerci che, pur essendo mezzo matto e costantemente alle prese con i morti viventi, c'è Addison Timlin perdutamente innamorata di te. E poi, appunto, c'è Addison Timlin, che è tutta simpatichina, col labbruccio imbronciato e perfetta nel ruolo di quella che deve fare la fidanzatina innamorata ma un po' smartass, col jeans aderente, la camminata tutta sexy e una mezz'ora finale da damigella in pericolo. Apposto.

Stringimi, mangiamo il gelato assieme.

Quel che impedisce a Odd Thomas di essere veramente bello è il tono non completamente azzeccato. Vorrebbe essere simpatico, sbarazzino, ma anche ganzo, pieno di battute autoconsapevoli e con la sua voce narrante che rompe il quarto muro in stile Ferris Bueller. A tratti la cosa funziona, per brevi tratti perfino molto bene, ma ci sono parecchi momenti in cui dà sul serio l'impressione di sforzarsi troppo, ben più del dovuto, e assume quell'aria da bambino con la faccia tutta gonfia e paonazza che spinge, spinge, spinge e poi gli esce la puzzetta. Nonostante questo, però, e mi rendo conto che è anche un po' una faccenda di gusti e sensibilità personale, non sono riuscito a volergli male. Anzi, 'sto Odd Thomas m'è proprio risultato simpatico, gradevole e divertente, senza contare che ha un finale sì abbastanza prevedibile, ma tutto sommato neanche scontatissimo, in questo genere di produzione, con un taglio melodrammatico che mi alza il tasso di simpatia. Insomma, lo consiglio? Non lo so. Però, se in questo post c'avete letto qualcosa che vi intriga, potete dargli una chance.

L'ho visto a settembre, in lingua originale, al Fantasy Filmfest di Monaco della Baviera. Non è che sia esattamente un film dalla grande scrittura, però la voce stramba di Yelchin e quella tutta sexy della Timlin meritano e, in generale, mi sembra proprio il classico film che viene trattato maluccio negli adattamenti. In linea teorica, il film doveva uscire un po' dappertutto quest'anno, compresa l'Italia, ma sono scoppiati dei bubboni dietro le quinte e, tolta l'uscita in DVD in Ungheria, pare tutto rimandato all'anno prossimo. Boh?

16.12.13

Interstello


Dunque, l'altro giorno è uscito il teaser trailer di Interstellar, il prossimo film di Christopher Nolan, per il quale dovremo aspettare novembre 2014, come si nota dalla specie di manifesto che ho messo qua sopra. Solo che mi ero distratto e non l'ho infilato nella mia solita rassegna settimanale di cose a caso. Colgo quindi l'occasione al volo per fare un post veloce da lunedì, dato che sono un po' preso da altre cose, tipo il lavoro, le commissioni, le cose che servono a casa, 'ste robe inutili.



Che dire. Diciamo che è un teaserino a metà fra quelli burla che ti mostrano solo il titolo e quelli in stile Godzilla che ti mostrano poco di più. O, meglio, siamo sicuramente in zona Godzilla, nel senso che il punto è far percepire quello che dovrebbe essere il tono del film, mano nella mano con l'argomento, ma con la differenza che qui praticamente tutto, tranne Matthew McCognafai che va in macchina e parlotta e magari quell'immagine di decollo in chiusura, è roba di repertorio, mentre nel teaser del lucertolone, perlomeno, c'è del girato. E dunque? E dunque non è che dopo averlo visto sappia molto più di quel che sapevo prima. Anzi, si capisce di più sul film andando sulla pagina di IMDB, dove perlomeno c'è un vago riassunto della storia e c'è l'elenco degli attori (per la maggior parte soliti noti nolaniani). Insomma, si parla di spazio e di stelle, si parla di viaggiare. Chissà che cosa s'inventerà questa volta il nostro amico Cristoforo. Chissà se questa volta riuscirà a farmi restare a bocca aperta con le scene che in teoria dovrebbero farmi restare a bocca aperta e poi non ci riescono. La speranza è che non ci siano scene d'azione, visto che non è capace. Rendiamoci conto: Cristoforo è arrivato a farmi sperare che non ci siano scene d'azione. Bah. Comunque, alla fin fine il punto è: "Oh, c'è questo argomento, ne parla Nolan, gasatevi." Il che, per chi ha fiducia e amore totali in Nolanino, dovrebbe essere sufficiente. Per me quasi, perché poi alla fin fine, a pensarci bene, credo che The Prestige sia l'ultimo suo film che m'è piaciuto tutto, dall'inizio alla fine, senza se, senza ma e senza "Epperò quel twist finale a me non m'è piaciuto." A me era piaciuto.



Questo qua sopra era il teaser trailer di Inception. Non che si vedesse molto di più, eh, però c'erano le cose strane, l'acqua che s'inclinava, il corridoio che si cappottava attorno alla gente che si menava, cose del genere. In questo di Interstellar, al massimo, mi si solletica la fantasia per l'accento di Matthew MecCojoni. Che non è poco, eh, io a Matteo ci voglio bene, ma insomma, ultimamente è pieno il cinematografò, di film in cui posso ascoltare il suo accento. Comunque, nonostante tutto, voglio crederci. L'argomento mi sconfinfera e Cristoforo s'è anche un po' levato dalle palle il peso di dover poi tornare di nuovo a riprendere il Cretino Incappucciato. Crediamoci.

Alla fine, probabilmente, avrei scritto di meno se avessi fatto un post su un qualche film che ho visto.

15.12.13

Lo spam della domenica mattina: IGN Rewind Theater


Questa settimana s'è inaugurata l'edizione italiana degli IGN Rewind Theater, in cui si piglia un trailer e ci si chiacchiera sopra a colpi di rallentatore, fermo immagine e altre sciccherie. Per il momento, il lavoro sporco lo fanno gli americani, noi ci limitiamo a parlar loro sopra. E questa settimana ne ho curati due io: quello sul trailer di The Amazing Spider-Man 2 e quello sul teaser trailer di Godzilla. Lato Outcast, ho invece riesumato Videopep per parlare ancora di forum, ho scritto un Librodrome dedicato ai fumetti di Metal Gear Solid e, ovviamente, ieri ho chiacchierato del dicembre 1983 in Old!

Sto cercando di capire se ho voglia di andarmi a vedere al cinema A Touch of Sin anche se, ovviamente, coi sottotitoli in francese mi perderò dei pezzi. È che mi attira troppo...

14.12.13

La robbaccia del sabato mattina: Gojira

 

Dunque, il mio rapporto coi film dei Uaccioschi. Bound non l'ho mai visto per intero dall'inizio alla fine, if you know what I mean. Il primo Matrix l'ho visto solo quella volta in sala Energia all'Arcadia, ne ho rivisto pezzi a caso durante i vari passaggi televisivi, ricordo che mi piaceva. Matrix Reloaded l'ho visto sempre all'Arcadia, l'ho pure rivisto all'Imax a Londra perché quell'estate ero in vacanza là, ne ho sicuramente rivisto dei pezzetti durante i vari passaggi televisivi, resto ancora convinto che mi piaccia. Matrix Revolutions l'ho visto a un'anteprima al Warner Village di Vimercate, quando m'è capitato di beccarne dei pezzetti durante i vari passaggi televisivi sono scappato urlando, m'ha fatto cagare. Speed Racer non l'ho mai visto, ricordo che me ne aveva parlato Babich, o forse ne aveva scritto da qualche parte, e m'aveva convinto che se l'avessi visto mi sarebbe piaciuto. Cloud Atlas l'ho visto al cinema e l'ho apprezzato non poco. E adesso questo.



Jupiter Ascending, con Collo, Mila Kunis e i robot di Zone of the Enders. Sarà pacchiano, sarà esagerato, sarà che il post di Stanlio Kubrick mi ha fatto piangere dal ridere, ma io lo attendo con ansia. Con molta meno ansia attendo invece Batman Vs. Superman, per il quale sembra che ogni settimana debbano annunciare un qualche personaggio nuovo. Adesso pare che Jason Momoa sia in trattative per unirsi al cast. Doomsday? Boh? Rilassiamoci facendo le spaccate di Van Damme.



Questo qua sopra è invece il primo trailer vero e proprio del film live action basato su Kiki - Consegne a domicilio. Onestamente, non mi fa venire molta voglia di andare a vedermelo, nonostante il film di Miyazaki sia uno fra i miei film di Miyazaki preferiti. O forse proprio per quello. Ben altra faccenda è quella qua sotto.



Il Godzilla di Gareth Edwards, che ricordo essere il regista dell'ottimo Monsters solo perché così ci posso mettere un altro link. Io da questo trailer deduco che l'approccio sarà serissimo, che ci sarà il dramma umano, che sarà pieno di gente che muore male, che sarà bellissimo da vedere e che Godzilla rispetterà, come promesso, il design originale. In più, è ufficiale che avrà l'alito atomico e si prenderà a pizze in faccia con altri mostri. Non saprei bene che altro chiedere di più.




Bad Words, film in cui non so bene se avere fiducia o meno, anche se tendenzialmente l'idea dell'esordio alla regia per Jason Bateman mi attira. Comunque, il trailer è solo moderatamente divertente, nulla di che, e soprattutto sembra suggerire che alla fine sarà la solita roba che parte tutta scorretta e poi vira verso la storia di redenzione, formazione, buoni sentimenti, tarallucci e vino. Boh.



E niente, c'è poco da fare, Tommaso mi sta simpatico e fa sempre film a cui, perlomeno sulla carta, mi risulta difficile volere male. Questo si intitola Edge of Tomorrow e pare Source Code, solo con gli esoscheletri al posto del treno (un bonus) Emily Blunt al posto di Michelle Monaghan (pareggio) e Doug Liman al posto di Duncan Jones (un malus). Sono moderatamente gasato. Fra l'altro, ieri, subito dopo che avevo finito di preparare questo post, Stanlio Kubrick ha deciso di farmi piangere ancora. Molto meno gasato sono, invece, per l'annuncio, da parte di Sony, della messa in lavorazione di un film su Venom e uno sui Sinistri Sei. Il che è un po' bizzarro, perché un annuncio del genere, in linea teorica, dovrebbe essere sufficientemente nerd da farmi gasare, ma la verità è che 'sto nuovo ciclo di film sull'Uomo-Ragno, proprio come operazione nel complesso, non mi sta convincendo. Boh. Ah, a margine, è ufficiale che stanno riscrivendo la sceneggiatura di Fast & Furious 7 per girare attorno alla morte di Paul Walker. Non che ci fossero molti dubbi, al riguardo.

L'altro giorno sono andato a vedermi il nuovo Hobbit all'Imax. Riassunto veloce: meglio del primo, molta azione, il drago ficata. Oggi, se riesco, vorrei puntare su Robert Redford nell'oceano.

13.12.13

Aftershock


Aftershock (Cile, 2012)
di Nicolás López
con Eli Roth, Ariel Levy, Nicolás Martínez, Andrea Osvárt, Natasha Yarovenko

Vi siete mai trovati a chiedervi come potrebbe essere un disaster movie cileno ispirato al terremoto realmente verificatosi da quelle parti nel 2010, realizzato a bassissimo budget ma con cura e passioni tali da non far pesare troppo la cosa, popolato da un cast quasi interamente locale tranne un paio di attoracci stranieri nel ruolo dei turisti sfigati e diretto dal regista (cileno) di Que pena tu vida :(, Que pena tu boda :( e Que pena tu familia :(? Io, per dire, non sapevo neanche dell'esistenza di queste commediole con lo smile nel titolo e no, non me l'ero mai chiesto, o comunque non fino a che non ho visto spuntare Aftershock in giro per i siti poco raccomandabili che frequento nell'internet, oltre che nel programma del Fantasy Filmfest di Monaco della Baviera, dove abitavo fino a un paio di mesi fa e dove, per l'appunto, sono andato a vedermi al cinema questo filmetto. E com'è? Vale la pena di recuperarlo nei cestoni dei DVD quando passerete da HMV durante la gita a Londra organizzata spendendo quindici euro di volo low cost e dovendo quindi limitare l'acquisto di souvenir e puttanate varie, perché se vi presentate al gate con un sacchetto di troppo scatta la legge del taglione?

Eh, insomma. La chiave della faccenda sta nel fatto che Eli Roth, in piena carica da produttore illuminato che gira il mondo offrendo le sue vaste ricchezze ai nuovi talenti nascosti, ha deciso di ungere Nicolás López e prestargli anche il proprio talento nelle vesti di attore, interpretando il ruolo autobiografico del turista cretino, impacciato, allupato e un po' fantozziano. Da questa collaborazione nasce un film che per i primi venti minuti, o giù di lì, sembra un remake sudamericano di The Hangover, con riferimenti chiaramente voluti, a cominciare dalla composizione del trio di protagonisti. Poi scoppia il casino e improvvisamente scatta il lato survival della faccenda, che, rispetto a tanti altri film dall'argomento simile, risulta apprezzabile per la sua brutale onestà, oltre che per la buona cura nella messa in scena, davvero in grado di nascondere il budget da mercatino delle pulci, e per il ritmo assolutamente azzeccato con cui si procede.

Di fondo, il punto è che Aftershock va nella direzione opposta rispetto a quel che in genere ci raccontano i film sui disastroni e i terremoti. Da un lato la gente, invece di estrarre un ritrovato spirito di fratellanza e umanità, mette in luce il suo lato peggiore e diventa tutto un tripudio di "ma mollami, ma chitticonosce, fammi passare, levati dalle palle". Dall'altro c'è il sangue. Che sembra una banalità, ma ditemi un po' quante volte capita di guardare un disaster movie e vedere le persone schiacciate, sepolte, squartate, smembrate, arse vive, fatte a pezzi e ribaltate. E alla fine, il divertimento di Aftershock sta tutto lì, nella sua natura, non certo nel fatto di raccontarti le vicende di un gruppo di personaggi insopportabili, insopportabilmente stupidi e alle prese con un'insopportabile sequela di botte di sfiga. È un film piccolino, fatto con passione e pochi soldi, che proprio per questo può permettersi di affrontare in maniera truce argomenti che siamo abituati a vedere messi in scena all'insegna della patinata pulizia. È simpatico, ritmato, non si prende troppo sul serio, sprizza sangue da tutti i pori e, tolto magari un avvio davvero impacciato, scorre via divertendoti in una serata da pizza, birra e rutto libero. Poteva andare peggio, no?

Come detto, l'ho visto al cinema in un contesto da festival, chiaramente in lingua originale. Non che, al momento, ci sia molta scelta sulla lingua in cui guardarselo. Arriverà mai in Italia? Vai a sapere.

12.12.13

Agents of S.H.I.E.L.D. 01X10: "Il ponte"


Agents of S.H.I.E.L.D. 01X10: "The Bridge" (USA, 2013)
creato da Joss Whedon, Jed Whedon, Maurissa Tancharoen
episodio diretto da Holly Dale
con Clark Gregg, Brett Dalton, Chloe Bennet, Iain De Caestecker, Elizabeth Henstridge, Ming-Na Wen, J. August Richards

Ho trascorso i primi dieci minuti buoni della visione di questo episodio di Agents of S.H.I.E.L.D. distratto dal fatto che non riuscivo a capacitarmi di quanto J. August Richards fosse invecchiato. Nell'episodio pilota non mi aveva fatto quest'impressione, ma qui era proprio palese. Sarà che in questo periodo mi sto riguardando la seconda stagione di Angel ma, cacchio, se sono passati, 'sti tredici anni, e se si vedono tutti sulle sue guanciotte cadenti e sul fisico sì tonico, ma magrolino. Mi ha proprio distratto brutalmente, questa cosa, e in effetti mi sta distraendo anche adesso. Dai, andiamo al dunque, parliamo dell'episodio.

Questo The Bridge era atteso come l'episodio in cui le cose avrebbero dovuto iniziare a farsi serie: il ritorno dei personaggi e dei temi avviati nel pilota e ripescati a più ripresi nei successivi, un po' di scazzottate a base di superpoteri e perfino un racconto spalmato su due settimane, nientemeno. Tant'è che mi hanno addirittura messo per la prima volta il "previously" sul download di iTunes. E com'è andata? Eh, insomma. Intendiamoci, è un altro episodio gradevole, moderatamente divertente, abbastanza riuscito, ma non vedo ancora una serie davvero in grado di decollare e prendere il volo. La strada, però, sembra essere quella giusta: è stato nuovamente tirato in mezzo un personaggio con un minimo di potenziale - anche se difficilmente entrerà a far parte del cast fisso - e che alza il tasso di superomismo, si è messo in primo piano quello che dovrebbe, in teoria, essere l'antagonista principale della stagione e si è chiuso l'episodio arrivando a un cliffhanger prevedibile, forse anche un pochino impacciato, ma che tutto sommato un po' di curiosità addosso la lascia.

Il tutto all'interno di una puntata che, pur continuando a girare fastidiosamente in tondo sulle faccende legate a Skye, ha le sue scene azzeccate soprattutto nei confronti fra i personaggi, con le simpatiche punzecchiate Casa Vianello fra Ward e May e il bel rapporto che viene a crearsi fra Coulson e Peterson, tramite il quale, fra l'altro, viene recuperato brevemente un argomento che era stato toccato addirittura in The Avengers. Purtroppo, il lato action della faccenda è stato dignitoso e nulla più, ma insomma, mica si può avere tutto, eh! Ad ogni modo, nel prossimo episodio, a quanto pare, verrà finalmente svelato il mistero sul "magical place" e vedremo in azione una squadra priva di Coulson, in una situazione un po' diversa dal solito. Gli elementi per crescere ci sono e va pure detto che, dopo la mini-pausa invernale, saranno anche un po' finite le scuse e si arriverà al dunque. Siamo un po' al punto in cui, in genere, le serie dall'inizio turbolento, confermate e "allungate" in corsa, prendono il largo. Ne ho viste diverse farlo, in questi ultimi anni, spero sarà così anche per Coulson e i suoi superamici. Vedremo.

E adesso, fino a metà gennaio, basta con 'sti post settimanali. Si respira.

11.12.13

Haunter


Haunter (USA, 2013)
di Vincenzo Natali
con Abigail Breslin

Dunque, fra una cosa e l'altra, ho avuto tre mesi pieni di tempo per pensarci, eppure non so ancora bene come scrivere di Haunter, soprattutto considerando che nel frattempo, se IMDB non mente, il film è uscito solo in qualche pezzetto degli USA e in Polonia (wut?), chissà quando arriverà dalle nostre parti e probabilmente mi leggeranno molte persone che non l'hanno visto. Il problema è che la maggior parte del divertimento nel guardare Haunter sta nell'andarlo a vedere come ho fatto io: senza saperne nulla, se non che il regista è Vincenzo Natali e che si intitola Haunter, quindi, presumibilmente, ci sarà di mezzo una qualche forma di possessione. Così, in linea di massima, ci si diverte. Mi sento addirittura di sconsigliare la visione del trailer, che però piazzo qua sotto per voglia d'indurre in tentazione: non è particolarmente spoileroso, ma insomma, comunque svela cose che per me è stato divertente scoprire guardando il film. Quindi, se quanto scritto fino a qui, per qualche motivo, vi intriga, smettete di leggere, non mi offendo. Se invece ve ne fregate degli spoiler e/o avete già visto il film, proseguite pure. Segue un secondo paragrafo in cui non faccio spoiler ma elargisco qualche dettaglio in più sulla produzione e sulla natura del film.

Alla regia, l'ho detto, c'è Vincenzo Natali, che è un po' l'emblema del regista che bene o male tira sempre fuori film pieni di spunti interessanti, originali in molti aspetti, magari divertenti per la struttura su cui si basano, ma che non riescono a convincermi fino in fondo, anche se poi c'è chi li adora. Ecco, vale anche per Haunter, che fra l'altro ha per protagonista Abigail Breslin, la bambina di Little Miss Sunshine a cui avrei molto volentieri tirato una vangata sui denti e che con Benvenuti a Zombieland s'è poi riscoperta attricetta da film horror. La storia ruota tutta attorno a lei seguendo una struttura che gente migliore di me probabilmente identificherebbe come "a scatole cinesi" e che proprio per questo rende un po' difficile parlarne senza rovinarne la visione. Qualche colpo di scena è prevedibile, qualcun altro un po' meno, in generale il punto sta anche nel fatto che, almeno per un po', il giochetto funziona, perché ti fa adagiare su una rivelazione, ti suggerisce che hai capito tutto e poi prova a coglierti di sorpresa, dando vita a un film che non rallenta mai e fa anzi capitare cose a getto continuo, risultando appassionante nonostante l'atmosfera di reale tensione si sciolga relativamente in fretta. Quando poi la struttura diventa troppo palese, Natali e i suoi fidi sceneggiatori finiscono di scoprire le carte ed esplode il casotto finale, che ha il gran sapore pacchiano da finale catartico stile horror medio anni Ottanta/Novanta, pur non rinunciando  completamente a una certa forma di malinconia di fondo.. Non è, insomma, un film in cui te la fai sotto dall'inizio alla fine. E, di fondo, gran parte del riuscire a godersi o meno Haunter sta anche lì, nel riuscire (o meno) ad apprezzare il modo in cui Natali getta nella fornace ogni pretesa di delicatezza e sbraca, buttandola in caciara. Io, nel complesso, mi sono divertito, anche se ammetto che il tripudio di pacchiano finale mi ha un po' fatto "uscire" dal film. Segue - dopo il trailer - un terzo paragrafo in cui mi concedo qualche spoiler ma, insomma, anche meno di quel che si vede nel trailer.



In pratica, il film inizia, tu sei lì che lo guardi e pensi "Ah, ho capito, è come in quell'altro film là", ma prima ancora di essere riuscito a completare il pensiero, ecco che Natali ti cambia le carte in tavola. E allora subito ti ritrovi a pensare "AAAAAHHHH, hai capito, sta mescolando le cose, è ANCHE come quell'altro film là! T'ho sgamato, hai provato a fregar... " ed ecco che di nuovo si aggiungono elementi e situazioni. A quel punto, ti ritrovi che "Hahahahaha, ma grande, aspetta, quindi adesso succede che... " e lì si entra più o meno nella situazione in cui le carte iniziano ad essere tutte belle scoperte sul tavolo, la Breslin smette sostanzialmente di investigare sulla natura del suo destino e viene chiaramente identificato il problema della situazione, da affrontare nella totalmente sbroccata parte finale di film. A quel punto, il pensiero dominante è "ROTFL, OK" e ti limiti a divertirti con quel che succede davanti ai tuoi occhi. Più o meno. Segue un quarto paragrafo in cui SPOILER.


All'inizio, si vede fin dal trailer, è Ricomincio da capo, con però un mezzo retrogusto da casa infestata. Poi, però, e questo il trailer lo suggerisce ma non lo dice chiaramente, ti rendi conto che siamo anche in The Others. Dopodiché scoppia il bordello e, come il trailer mostra in abbondanza, ci si ritrova con Stephen McHattie che interpreta il diabolico cattivone un po' in stile Freddy Krueger, con la faccia brutta, onnipotente, pressoché inarrestabile, e diventa per l'appunto tutto un pacchianotto - ma divertente, oserei dire appassionante - cercare di fermarne le azioni, fino al catartico scontro finale. Magari io ho vissuto la cosa in maniera più spiazzante del dovuto perché sono arrivato al cinema totalmente vergine, quindi non sapevo cosa attendermi, ma per quanto mi riguarda, la formula un po' alla René Ferretti funziona complessivamente bene, nonostante qualche passo falso, e il film merita. Insomma, whatever.

L'ho visto a settembre al Fantasy Filmfest di Monaco della Baviera. Come dicevo là sopra, al momento, potete recuperarlo in Polonia. O giù di lì.

 
cookieassistant.com