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3.9.07

Stardust

Stardust (USA, 1998)
di Neil Gaiman e Charles Vess


Tristan Thorn, diciassettenne garzone nel negozio Monday and Brown's, è da anni perdutamente innamorato della bella Victoria Forester. Un giorno Tristan ha l'occasione di accompagnare Victoria a casa e trova il coraggio di dichiararsi e pregarla per ottenere un bacio. La ragazza pare divertita, ma non sembra intenzionata a concedersi tanto facilmente. Si fa però strappare una promessa, che lei crede poco più di una barzelletta, ma che sarà invece presa tremendamente sul serio: se Tristan riuscirà a portarle la stella che hanno appena visto cadere verso est, lei sarà disposta a dargli qualsiasi cosa lui desideri.

Tristan, ovviamente, si mette subito in viaggio, verso il regno delle fate e dei misteri, inconsapevole del fatto di stare andando incontro alle sue stesse origini e di stare per incontrare una stella che si rivelerà come creatura in carne e ossa, viva, bionda e piuttosto scorbutica. Da tutto questo, dalla presenza di qualche altro personaggio non proprio amichevole e da un paio di inconvenienti che si manifesteranno lungo la strada, nasce una deliziosa fiaba adulta e romantica, scritta da un Neil Gaiman in stato di grazia e illustrata dalle magiche matite di Charles Vess.

Stardust, prima di essere un racconto appassionante, divertente, romanticissimo e toccante, è soprattutto la splendida ed elegante prosa di Gaiman, la sua capacità di dare vita a mondi e personaggi fantastici, meravigliosi, pittoreschi, talmente ben tratteggiati e dipinti da renderli quotidiani, comuni, credibili. Fa veramente impressione volare fra le pagine di Stardust ed essere rapiti dal suo linguaggio (se non avete problemi con l'inglese, fatevi un favore e leggetevelo in originale), dalla vita che riesce a infondere nelle sue parole, dalla bravura nello stampare vivida in testa un'idea, un'immagine, un sentimento, con solo una manciata di frasi.

Gaiman sarebbe talmente bravo da rendere quasi superflue le illustrazioni, se non fosse che Charles Vess è bravo tanto quanto lui e i dipinti che popolano le pagine di Stardust sono pietre preziose di cui il gioiello di Neil Gaiman non può che essere tempestato. Un gioiello, davvero, che vola via velocissimo e lascia dentro un tremendo desiderio di farsi un bel viaggio in quel mondo fatato.

2.9.07

Colpo di scena

Dal solito www.fip.it:

"Carlo Recalcati in mattinata aveva sciolto l’ultimo dubbio sulla formazione: ha assegnato le ultime due maglie disponibili ad Andrea Crosariol e Luigi Datome, convocato solo lo scorso 28 agosto al raduno di Roma, dopo le rinunce per infortunio di Richard Mason Rocca, Danilo Gallinari e Giacomo Galanda. Luca Garri, invece, salito sul pullman azzurra per i tornei in Grecia e in Germania, è tornato a casa"

Caspita, proprio quello che speravo. La ciliegina sulla torta sarebbe vedere in campo Crosariol con del minutaggio pesante, magari da titolare. Ma ci credo poco. Comunque, è finito il tempo delle parole, domani si comincia. Frenesia.

1.9.07

La settimana a fumetti di giopep - 01/09/2007


Antiquariato
Aquaman #32/39 (L.O.) ***/****
E anche per Aquaman sono arrivato a leggere le storie in zona Infinite Crisis, provando per l'ormai ennesima volta una fastidiosa sensazione di "fretta e furia", con trame concluse un po' troppo velocemente ed eventi forse risolti più in fretta di quanto sarebbe stato lecito. John Arcudi, comunque, rende il coinvolgimento di Aquaman nel supercrossover importante e incisivo, ponendo buone basi per ciò che verrà "un anno dopo". Peccato per l'alternanza alle matite, davvero fastidiosa.

Catwoman: When in Rome (L.O.) **
Jeph Loeb, in coppia con Tim Sale, dà sempre il meglio di sé, al punto da far pensare che il secondo influisca non poco sulla scrittura delle sceneggiature del primo. Ciononostante, questo When in Rome è ben lontano dai livelli di un Long Halloween. Poco più di un divertissement, una storiellina ironica e ricca d'azione, che non annoia mai ma, insomma, lascia abbastanza il tempo che trova. A margine, è sempre bello notare con quale superficialità molti autori americani infarciscano le loro opere di dialoghi in italiano scritti completamente a caso. Certo, un conto son due battute buttate lì da un italoamericano a New York, un conto ben diverso sono svariati personaggi italiani, che in una storia ambientata a Roma parlano peggio dell'ultimo degli immigrati clandestini. Bah...

Gen di Hiroshima ****
Gen di Hiroshima racconta l'esperienza di un bambino e della sua famiglia prima, durante e dopo l'esplosione della bomba su Hiroshima. Scritto e disegnato da un autore che quei tragici eventi li ha vissuti in prima persona, ricorda per realismo, cruda violenza ed estremi toni drammatici il film Una tomba per le lucciole. La rappresentazione, anche grafica, degli avvenimenti è molto forte, drammatica, ed efficacissima nel mettere addosso uno sconforto devastante. Allo stesso tempo, però, non manca una luce di speranza, la voglia di credere che in fondo, oltre a tutto lo squallore messo in mostra in quelle pagine, gli esseri umani siano in grado di fare e dare anche altro.

Superman Family - Febbraio/Aprile 2002 (L.O.) ***
Ovviamente il recupero delle storie DC in cui mi sono impegnato di recente doveva prima o poi portarmi anche dalle parti di Superman: si comincia con una manciata di storie poco più che riempitive. Fra le varie, però, c'è anche Adventures of Superman 600, disegnata da Mike Wieringo. Poi dici le coincidenze...

31.8.07

Italia vs Grecia - 52 a 73

Cosa si può dire, dopo una partita del genere? Che considerazioni si possono trarre, da una simile serie di schiaffoni rifilati a un cadavere che di tanto in tanto s'imbizzarrisce per una semplice reazione nervosa? Che gli azzurri sono fatti così, si svegliano solo quando c'è qualcosa in palio (ma tipo l'onore non conta nulla?), magari, oppure che i veterani si stanno risparmiando per quando dovranno giocare tre partite in tre giorni in avvio di Eurobasket. Certo, si può dire. E si può dire anche che alcuni (Garri, Belinelli, Bargnani e probabilmente non solo loro) pagano un po' la preparazione frettolosa per tarda convocazione o a singhiozzo per acciacchi vari. Però, allora, che si fa, non si dice niente, su 'sto spettacolo indecoroso?

Non lo si dice, che in mezzo all'apatia generale, fra un Bargnani spaesato, un Belinelli che spara a caso sulla folla, un Bulleri alla ricerca di un cecchino che faccia smetterlo di soffrire e un Marconato ectoplasmatico si è visto anche qualcosina di buono? Perché se non si possono criticare i cattivi, allora, non è giusto nemmeno sottolineare la voglia, l'impegno e l'efficacia di Gigli, Mancinelli e Di Bella. E non bisognerebbe neppure dire che Basile (toh, un veterano) gioca la sua prima partita decente da un paio di settimane e, anzi, addirittura gioca proprio bene, mettendo ordine, difendendo, tirando con percentuali accettabili.

E che facciamo, non lo diciamo, che si deve davvero sperare che Recalcati voglia "nascondere" Crosariol per poi tirarlo fuori di potenza all'Europeo? Perché sennò non si spiega, davvero non si spiega, il modo in cui lo sta utilizzando. Caspita, questo entra con l'Italia che perde tantissimo a zero e comincia a tirare testate da tutte le parti. In una manciata di minuti conquista rimbalzi, si fa schiantare addosso qualsiasi tentativo avversario di attaccare il ferro, abbozza un minimo di gioco in post (l'unico dei nostri a farlo, ma non solo ieri, per tutto il mese) ruba palloni, serve assist, va a tirare (male, ok) un paio di liberi e segna oltretutto il primo canestro degli azzurri.

E Recalcati che fa? Lo toglie e non lo fa più entrare fino alla fine della partita. Continua a giocare con i lunghetti atipici che non prendono nemmeno un rimbalzo e stazionano dietro la linea da tre, rimette piuttosto dentro il fantasma morto di Marconato. A questo punto comincio a temere che abbia il coraggio di lasciarlo a casa. Beh, scusa Carlo, io di basket magari (ma anzi, sicuramente) non ne capisco quanto te, di certo non ho le tue conoscenze, la tua esperienza, la tua carriera alle spalle. Ma sottovalutare l'impatto che ha Crosariol quasi ogni volta che entra in campo, soprattutto contro squadre potenti sotto canestro come la Grecia, beh, mi sembra delirante.

Ma cazzo, ma sfruttalo, mica dico che debba toccare ogni pallone in attacco, ma con la presenza che ha in difesa, con quella la capacità di far valere il fisico, con l'opportunità che ti offre di variare l'attacco e aprire spazi per gli altri, ma come cazzo fai a lasciarlo ad ammuffire in panca per tenere dentro l'ammuffito (quello per davvero, parrebbe) Marconato o per far giocare Gigli in centro e Mancinelli in ala grande?

Io ti stimo e ti voglio pure un po' bene, perché hai vinto un bronzo europeo e un argento olimpico, e perché quando hai vinto quest'ultimo c'ero pure io, ad Atene. Però, porca puttana, se mi lasci a casa Crosariol io ti odio. Sì sì, non è che non sono d'accordo, mi stai sulle balle, o che. TI ODIO. Perché Crosariol, è ovvio, non è e non sarà mai il giocatore simbolo della nazionale, il più importante, il salvatore della patria. Ma è per molti versi il simbolo del modo in cui stai gestendo la situazione. E quindi voglio proprio vedere cosa ci combini. E, sappilo, ti odio pure se te lo porti per farlo giocare tre minuti a partita. Hai capito? Ecco. Oh, poi magari vinci l'Europeo mentre Crosariol se ne sta a casa a guardare le partite in TV. Ecco, a quel punto non ti odio più, al massimo mi stai un po' sulle palle.

Comunque, fra tre giorni si comincia, e io ti aspetto al varco.
Stai attento.

P.S.
Per favore, qualcuno dica a Lauro che il primo turno dei playoff raggiunto dai Raptors con Bargnani non è il miglior risultato della loro storia, e che nel 2001 sono andati a un tiro sbagliato sulla sirena dal vincere gara 7 del secondo turno contro i Sixers. Oppure fatelo direttamente stare zitto, via, che ci godiamo le partite senza la sua logorroica e insostenibile telecronaca.

30.8.07

La ragazza dello Sputnik

Supûtoniku no Koibito (Giappone, 1999)
di Haruki Murakami


Nella primavera del suo ventiduesimo anno, Sumire si innamorò per la prima volta nella vita. Fu un amore travolgente come un tornado che avanza inarrestabile su una grande pianura. Spazzò via ogni cosa, trascinando in un vortice, lacerando e facendo a pezzi tutto ciò che trovò sulla sua strada, e dietro non si lasciò nulla. Poi, senza aver perso nemmeno un grado della sua forza, attraverò il Pacifico, distrusse senza pietà Angkor Wat e incendiò una foresta indiana con le sue sfortunate tigri. In Persia si trasformò in una tempesta del deserto e seppellì sotto la sabbia un'esotica città-fortezza. Fu un amore straordinario.

In questo modo adorabilmente delirante si apre La ragazza dello Sputnik, secondo libro di Haruki Murakami su cui metto le mani e nuova piacevolissima, intensa e toccante lettura, fra l'altro anche un filo meno logorroica rispetto a Tokyo Blues - Norwegian Wood. Si parla di amori non corrisposti e dell'impossibilità di corrisponderne. Di persone radicalmente trasformate da eventi drammatici della loro vita e dell'inutile tentativo di "salvare" chi si ama.

Un libro malinconico e struggente, che rapisce per la capacità di creare un mondo surreale e sovrapposto a quello di tutti i giorni, per la semplicità verace con cui racconta di viaggi in giro per il mondo e per l'assurda peculiarità dei suoi protagonisti. Murakami oscilla fra la commedia romantica, l'intenso melodramma e addirittura la fantascienza, creando un efficacissimo mix, che fa probabilmente genere a sé.

E il risultato è un fantastico libretto, ricco di spunti interessanti, che racconta di passioni e misteri, di sogni infranti ed emozioni appassite. E in mezzo ci finisce pure un pizzico di thrilling, buttato lì, così, e destinato a sfumare nel nulla amaro e senza soluzione, se non quella fornita all'immaginazione del lettore da alcuni indizi abilmente e abbondantemente sparsi in giro. Ma è poi davvero importante, scoprire dove si nasconde la verità?

29.8.07

Doom

Doom (id Software, 1993/2006)
sviluppato da id Software - John Carmack, John Romero


Riprendere in mano Doom e rigiocarlo tutto, dall'inizio alla fine, in pieno 2007, è un'esperienza istruttiva e affascinante. Non è solo una questione di nostalgia per tempi andati e che non saranno più, non c'è solo la solita indulgenza nei confronti di un classico, in grado di influenzare fin nel DNA, nel bene e nel male, il mondo dei videogiochi venuti dopo di lui. Si tratta proprio del piacere di avere a che fare con una roba ancora oggi tremendamente divertente e appassionante. Un ammasso di pixel capaci per brevi tratti di creare atmosfera tanto quanto le odierne maree di poligoni. Ma soprattutto un drammatico specchio dei tempi, che ricorda, casomai ce ne fosse bisogno, quanto il genere degli sparatutto (o fps, o quel che vi pare) sia cambiato nel giro di un decennio.

Doom è videogioco nel senso più puro e pieno del termine. Non cerca di fare cinema, non si infogna nella narrazione, pensa solo a fornire materiale per giocare, in abbondanza, e a infarcirlo di un'atmosfera sordida, cupa, opprimente, malata e disgustosa, seppur filtrata da una certa dose d'ironia. E in questo, poco da dire, funziona bene ancora oggi, nonostante l'aspetto grafico smorzi inevitabilmente un po' del coinvolgimento. Epperò, pixelloni a parte, si resta comunque di fronte all'ennesimo esempio di quanto un misero bitmap senta sempre meno il peso degli anni rispetto a una figura poligonale.

Le bestiacce di Doom, soprattutto a un primo approccio, quasi non si possono guardare, per il modo impacciato, legnoso, piatto e monodimensionale con cui vanno in giro. Eppure, sarà per l'inconfondibile stile del design, sarà per la colonna sonora studiata ad arte, sarà quel che sarà, ma hanno ancora un carisma e un fascino a dir poco rari. E per di più popolano livelli fatti e pensati con l'unico e solo scopo di offrire una sfida, appassionante e stimolante.

Le mappe di Doom riducono le ambientazioni di qualsiasi fps moderno, anche il più apparentemente "libero", al rango di semplici corridoi, piatti e dritti, strade senza uscita verso una destinazione immutabile. Nel capolavoro (e diciamolo, su!) di id Software l'uscita da un livello bisogna invece sudarsela per davvero, riempiendo di piombo e plasma i nemici, certo, ma anche scrutando ogni metro quadro alla ricerca di bonus, munizioni e interruttori, esplorando gli anfratti per scovare quella maledetta ultima chiave. Ci si diverte a giocare, semplicemente, una cosa che oggi, quantomeno, si fa in maniera molto diversa. Non necessariamente migliore o peggiore, solo diversa.

E, impossibile negarlo, quel divertimento è rimasto immutato ancora oggi. Certo, bisogna trovarlo sepolto sotto una coltre di vecchiume grafico che probabilmente solo la nostalgia può spingere a superare. Sicuramente, si affronta la necessità di superare delle sfide reali, senza essere condotti per mano fra un filmato e l'altro. Ma ne vale la pena, per la piacevolezza dell'esperienza in sé e per l'importanza del "documento storico". Roba da nerd sfigati e vecchi dentro, insomma.

Ah, la versione Live Arcade è convertita molto bene, sebbene in deathmatch online si giochi un po' di merda. Ma d'altra parte, siamo seri, il punto è rigiocarselo da soli, o al massimo in cooperativa, vagando come disperati fra corridoi infestati di mostri e sobbalzando a ogni minimo rumore. Non negatevelo.

28.8.07

Tezuka secondo me

Boku no Tezuka Osamu (Giappone, 1994)
di Takao Yaguchi
Edito da Kodansha Ltd.
Edizione italiana a cura di Kappa Edizioni


Tezuka secondo me è un fantastico esempio di autobiografia "trasversale", che racconta la vita dell'autore Takao Yaguchi (noto in Italia fondamentalmente per aver creato il pescatore Sampei), la sua giovinezza nel Giappone rurale e il suo personale rapporto con l'opera di Osamu Tezuka. Scritta in reazione all'inattesa morte del "dio dei manga", la storia si apre proprio su quel nove febbraio 1989, per poi compiere un balzo indietro di quarant'anni e dare il via alla narrazione vera e propria.

E da qui partono quattrocento splendide, appassionanti e vibranti pagine, che raccontano la crescita e la formazione artistica dell'autore, la vita nel Giappone del dopoguerra, l'avvio della carriera di Osamu Tezuka seguito attraverso un'analisi delle pagine dei suoi fumetti e il devastante, incancellabile, totale impatto che la sua opera ebbe sull'intero mondo del fumetto dagli occhi a mandorla. E quindi, di riflesso, anche sul fumetto occidentale, quando negli anni Novanta esplose la nippomania e tutti, dai più famosi statunitensi all'ultimo dei bonelliani, cominciarono a infarcire di linee ipercinetiche e occhioni dolci i propri lavori.

Tezuka secondo me è un'opera importante e fondamentale, per i tanti livelli di lettura che offre, per l'approccio amichevole e appassionante con cui si racconta, per la quantità di dettagli e informazioni che riesce a proporre senza mai diventare pedante o noioso. Leggo che si tratta di un'edizione quasi unica al mondo, anche perché in patria è ormai fuori catalogo da anni. Beh, un plauso a Kappa Edizioni per lo sforzo compiuto: ne valeva davvero la pena.

26.8.07

La settimana a fumetti di giopep - 26/08/2007

Novità
Tezuka secondo me *****
Questo si merita un post a parte, in arrivo a breve.

Y: The Last Man #9: "Motherland" (L.O.) *****
Giunte ormai al nono volume, le vicende dell'ultimo (o quasi) uomo rimasto sulla Terra continuano a non mostrare evidenti segni di cedimento e rimangono anzi una fra le letture più piacevoli sulla piazza. Si respira forse solo quella tipica aria da "ci siamo quasi", ed è proprio evidente, se penso che quando ho letto il paperback ancora non sapevo di avere fra le mani il penultimo ciclo narrativo (o terzultimo, insomma, del resto mancan dodici numeri). Brian K. Vaughn getta sul tavolo le sue ultime carte e prepara le pedine per il ciclo finale, che si preannuncia esplosivo, vuoi per i tanti misteri da risolvere (ma avremo davvero tutte le risposte?), vuoi perché in ogni caso la curiosità di scoprire dove si voglia andare a parare è ormai quasi insopprimibile.


Antiquariato
Aquaman #13/14 (L.O.) ***
Due episodi di transizione, a fare da raccordo fra Rick Veitch e John Ostrander. Molto, davvero molto riuscito e ben scritto il primo, sulle vicende di una famiglia in pericolo di vita nel bel mezzo di una furiosa tempesta, decisamente meno gustoso il secondo, impacciato riassunto delle puntate precedenti.

Aquaman: American Tidal (L.O.) *****
Impressionante quanto una manciata di episodi scritti da Will Pfeifer riescano a cancellare per intensità, ritmo, potenza dei temi trattati l'intero ciclo di Rick Veitch. American Tidal è una gran bella storia, che inizia col botto e prosegue in un gran crescendo, senza aver bisogno di supercattivi da combattere o di colpi di scena stravolgenti. Racconta semplicemente di bei personaggi messi in una situazione di estrema crisi e di temi importanti trattati con gusto. E si concede anche il lusso di buttare lì un buon punto di partenza per sviluppi futuri. Complimenti a Pfeifer e complimenti a Patrick Gleason, che sembra un po' un clone di Doug Mahnke, ma funziona molto bene.

Aquaman #21/31 (L.O.) ****
Cambiano gli sceneggiatori (da Pfeifer a Ostrander e poi Arcudi), ma non l'eccellente modo in cui i semi gettati da Pfeifer in American Tidal vengono fatti germogliare. San Diego si è ritrovata improvvisamente sepolta sotto tonnellate d'acqua oceanica e gli abitanti stanno affrontando la loro nuova condizione di vita. Con fra le palle Aquaman, una lunga serie di loschi personaggi che vogliono inzupparcisi e l'ovvia degenerazione a cui la natura umana ci costringe sempre (o perlomeno questo sembrano pensare gli sceneggiatori del mondo intero: mai che vada tutto liscio, in un ambiente ristretto popolato da uomini!)

Steampunk #6/12 (L.O.) ***
Con questo secondo atto di una trilogia poi rimasta incompiuta, Steampunk continua a non convincermi fino in fondo. E francamente fatico a cogliere davvero il motivo: i disegni di Chris Bachalo sono come sempre splendidi, la narrazione non ingrana subito, ma quando parte ha un gran bel ritmo, il mondo fantastico c'è ed è ben caratterizzato e i misteri sono intriganti. Forse mancano un po' di carisma i personaggi, o forse non è proprio il mio genere di storia, effettivamente troppo contorta nello stile narrativo. Di certo, sono in buona compagnia.

The Flash: Rogue War (L.O.) ****
Geoff Johns e Howard Porter chiudono la loro gestione col botto, tirando le fila di tutti i discorsi lasciati in sospeso e regalando una storia avvincente, tiratissima, ricca di colpi di scena, affascinante nel modo in cui sviluppa la psiche dei vari personaggi e soprattutto strapiena di cattivissimi che si prendono a ceffoni e vogliono fare il culo a Flash. Spettacolare, tesa, ricca d'azione e divertente per gli sviluppi dei paradossi temporali. Promossa.

The Flash #226/230 (L.O.) **
Una chiusura indecente per una serie gloriosa. Meno male che poi han cambiato idea.

Wonder Woman: The Bronze Doors (L.O.) ***
Ultima saga "indipendente" di Rucka prima del definitivo tuffo nel turbine di crossover legati a Infinite Crisis, The Bronze Doors mi ha lasciato un po' addosso un'impressione di tirato via, di "chiudiamo tutto come si riesce che poi bisogna pensare ad altro". Ma del resto è un po' tutta la gestione Rucka che, pur valida, piacevolissima da leggere, con momenti davvero riusciti, mi sembra non riuscire mai a sbocciare davvero, a sfruttare fino in fondo il grosso potenziale che mostra.

25.8.07

Cominciano a venirmi le parole

Sempre da www.fip.it:

"Piove sul bagnato e non è una frase fatta. Sul salto a due di inizio gara, Angelo Gigli ricade malamente: distorsione alla caviglia sinistra. Partita finita."

Certo, "Due sorrisi a parziale compenso: l’Italia batte il Portogallo e Andrea Bargnani torna a giocare anche se per solo pochi minuti."

Però porca troia.

Senza parole

Estratti da www.fip.it:

"Danilo Gallinari non potrà partecipare al Campionato Europeo in Spagna.
La Tac a cui è stato sottoposto, questo pomeriggio all’ospedale di Bamberg (Germania) ha evidenziato una infrazione ossea alla testa del perone della gamba destra. Per recuperare occorrono venti giorni di stop. Decisamente troppi per partecipare all’Europeo che inizia il prossimo 3 settembre."

"Bamberg (Germania). Italia-Russia è un incubo che sembra non finire mai. Non solo perché l’Italia perde in malo modo con la Russia decisamente superiore tecnicamente e fisicamente, o perché va sotto fin dal primo quarto (6-23 al 10’), ma anche perché la gara è proprio funestata dalla notiziaccia che Danilo Gallinari non parteciperà al Campionato Europeo."

"Prima si è infortunato Mason Rocca, quindi l’energia che poteva essere di sostegno laddove il talento non arriva, poi Danilo e Andrea Bargnani. Domani spero che mi dicano che Andrea può riprendere (i tempi di recuperano parlavano di quattro giorni, ndr), perché comincia ad esserci disorientamento nel gruppo che non può vivere in continua attesa. In ogni caso è vero che i quintetti e gli equilibri vanno ricreati."

"piove sul bagnato: Galanda prende un colpo al mignolo della mano destra mentre Belinelli esce per una distorsione alla caviglia destra: entrambi sono da valutare."

 
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