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17.9.13

Big Bad Wolves


Big Bad Wolves (Israele, 2013)
di Aharon Keshales, Navot Papushado
con Guy Adler, Lior Ashkenazi, Dvir Benedek

Oggi parliamo di un argomento che mi affascina sempre un sacco: i trailer ingannevoli. Per questo motivo, ovviamente, è necessario dare uno sguardo al trailer di Big Bad Wolves.



Ora, magari il problema è mio, ma dopo aver visto questo trailer qua sopra, tutto mi aspettavo tranne che un film in grado di farmi sghignazzare. Qualche sorriso da humor nero? Certo. Ma pensavo di trovarmi davanti più che altro dramma, emozioni, ansia e un po' di sano torture porn. A riguardare il trailer oggi, in tutta onestà, devo ammettere che a un certo punto c'è scritto "funny" e che certi passaggi, col senno di poi, fanno subodorare la verità. Ma insomma, eh. Ad ogni modo, il punto è che Big Bad Wolves non è esattamente il film che m'aspettavo. Ma, intendiamoci, si tratta di una cosa positiva.

Lo spunto di partenza, pur complesso negli sviluppi, è abbastanza semplice e tutto sommato anche risaputo: c'è in giro un serial killer che si dedica a rapire, seviziare e uccidere bambine, c'è un poliziotto dai metodi spicci che esagera nell'interrogare un sospetto e per questo motivo viene sospeso, c'è il padre di una vittima, disperato, in cerca di vendetta e convinto che il sospetto di cui sopra sia in effetti il colpevole. Le strade dei tre si incrociano nel momento in cui il padre decide di farsi giustizia da solo, catturando il presunto criminale e sottoponendolo allo stesso trattamento riservato alle (presunte) vittime, allo scopo di farsi svelare dove siano i resti della figlia. O anche semplicemente di ottenere vendetta, se proprio questi non dovesse confessare.

Il bello è che il tutto viene raccontato mescolando assieme tre film diversi. Da un lato c'è il thriller con mistero, sulla possibilità che un uomo apparentemente normale, per altro padre di famiglia, possa davvero aver commesso quegli atti turpi su delle innocenti bambine. E la cosa è trattata in maniera magistrale, tenuta sempre sul filo del dubbio fino al paio di rivelazioni finali che davvero lasciano a bocca aperta per il modo in cui sono costruite. Poi c'è il film più truce, quello dedicato all'accanimento sul pover'uomo, che non sfocia in realtà mai negli eccessi visti altrove, ma riesce ad essere molto efficace, anche per il modo in cui di fondo racconta le torture subite dalle bambine senza mostrartele direttamente. Per non parlare del fatto che lo "spettacolo" viene messo in scena mentre al di sopra degli eventi rimane proiettata l'ombra del dubbio su quale sia la verità e, quindi, sulla possibile innocenza del torturato. Infine c'è la commedia, assolutamente dark, che davvero a tratti fa schiantare dal ridere, perché propone personaggi che scivolano spesso nella macchietta da commediola, magari anche mentre si stanno macchiando di atti allucinanti, e si prende perfino il disturbo di buttarci dentro un po' di satira politica.

Ovviamente, la chiave per poter apprezzare Big Bad Wolves sta anche in una questione di sensibilità personale, nel non farsi problemi di fronte a un racconto che mescola in maniera assolutamente organica tutte le componenti di cui sopra. Non è questione di fare il thriller o il film drammatico che ogni tanto spara battutona, o l'horror che scherza e non si prende sul serio: Big Bad Wolves si prende tremendamente sul serio - basta guardare quello splendido prologo, per capirlo - ma allo stesso tempo non lo fa, scherza un sacco mentre sferra pugni nello stomaco, unisce e amalgama tutto, senza alternare. In questo, ha qualcosa che ricorda la sensibilità del cinema dall'estremo oriente e può risultare spiazzante, soprattutto nel momento in cui ti dice chiaro e tondo che, ehi, stai ridendo di cose sulle quali non c'è proprio nulla da ridere. Dove invece non può lasciare dubbi è sull'incredibile cura per l'immagine, che esplode fin dal primo secondo e non molla un attimo fino alla fine. Insomma, consigliatissimo.

L'ho visto al cinema qua a Monaco della Baviera, durante il Fantasy Filmfest, in lingua originale con sottotitoli in inglese. Al momento è uscito solo in patria e si sta facendo il suo bravo giro dei vari festival mondiali, che del resto è il destino già capitato al precedente, chiacchieratissimo, film dei due registi (Rabies), per altro attualmente impegnati con ABCs of Death 2. Insomma, boh?

Italia vs Spagna - 86 a 81 (bello, eh, ma whatever)


Beh, è una vittoria che lascia il tempo che trova perché, sì, alla fine han giocato per vincerla, ma comunque facendo riposare questo e quest'altro, e perché - sbaglierò - non credo faccia molta differenza, a livello di schiaffi potenziali, giocare con la Lituania invece che con la Serbia, però che bello vederli giocare contro gli spagnoli dandoci, lottando, ancora una volta partendo benissimo, venendo sepolti a gomitate e poi tornando fuori. Bello vedere Gentile che torna in vita, Cusin sempre più idolo delle folle che stoppa anche il traffico fuori dal parcheggio, la rimessa sul finale con Datome che va a segnare in totale serenità... ah... son belle cose, dai, e in generale è bello vederli vincere una partita come questa, pensando a certe robe tristi che combinava in passato questa nazionale.



E insomma, quarti di finale degli europei per la prima volta dal 2003, con tutti i corsi e ricorsi di 'sta fava, conquistati meritatamente, perché se la formula prevede che contino pure le partite della prima fase, oh, non capisco cosa ci sia da criticare chi ha preso a ceffoni in fila Russia, Turchia, Grecia e una Finlandia che comunque qualche numero lo stava facendo. Si passa da terzi, mi sembra un risultato assai notevole per una squadra che non partiva esattamente fra le favorite. Il parallelo col 2003, in questo senso, è abbastanza inquietante, ma chiudiamolo qui che viene l'ansia. Se penso a Italia e Lituania mi vengono in mente quella serata ad Atene a guardare il miracolo dal vivo e perdere completamente la voce mentre agli italiani entrava talmente tutto da tre che se avessi tirato dal mio seggiolino in cima l'avrei messa pure io e quella volta che Basile mannaggia la miseria. Poi, vabbuò, ce ne sono state altre, ma la sostanza è che mi sta già salendo l'ansia. Calma, sangue freddo, dormiamoci su, andrà tutto bene, non ti agitare.



Hahahahah, allucinante, Basile che prende palla sotto canestro e poi - fanculo - corre a tirare da tre mi fa morire ogni volta che la vedo. Agevolo filmato completo, giusto per essere sicuro di portare sfiga fino in fondo, senza il minimo dubbio.



In tutto questo, mi hanno piazzato la partita giovedì alle 21:00, quando sarò al cinema a guardare più o meno la mezz'ora finale di Riddick. Poi a casa di corsa e si recupera in streaming. Diamine!

16.9.13

Europa Report


Europa Report (USA, 2013)
di Sebastián Cordero
con Sharlto Copley, Michael Nyqvist, Christian Camargo

Non ho nulla di particolare contro il filone dei found footage, al di là del fatto che quando la macchina da presa si agita troppo tendo a non capire nulla e sono sempre a rischio mal di testa (ma insomma, quello mi capita pure con Paul Greengrass). Probabilmente la cosa deriva dal fatto che sono stato sufficientemente fortunato (o saggio?) da guardarne relativamente pochi e, soprattutto, beccarne quasi solo che mi siano piaciuti. Insomma, non sono uno di quelli che appena leggono o sentono le due terribili parole in questione scappano urlando e strappandosi i capelli, anzi, sono sempre abbastanza incuriosito. Fatta questa debita premessa, indispensabile nei confronti di chi magari invece del filone ne ha le palle piene e non ne vuole sapere nulla, andiamo a parlare del found footage di oggi.

Europa Report prende spunto dalla scoperta, risalente a un paio d'anni fa, della presenza di acqua su Europa, la luna di Giove, e racconta tramite la tecnica di cui sopra la missione di sei astronauti spediti nello spazio per un lungo viaggio quinquennale da due o tre anni con l'obiettivo di indagare su Europa e scoprire se, come spesso accade, dove c'è acqua c'è vita. Il tutto viene messo in scena come se si trattasse di un documentario, assemblato unendo immagini di repertorio, servizi giornalistici e conferenze stampa precedenti al lancio, interviste a posteriori al team rimasto sulla terra e una selezione di tutto il materiale registrato dalle varie videocamere sparse in giro per l'astronave e sulle tute dell'equipaggio. Dopo circa un anno dalla partenza, infatti, le comunicazioni si sono interrotte e tutto quel che rimane è rappresentato dalle registrazioni in questione, recuperate grazie a... non aggiungiamo altro.

Ora, cosa funziona, di Europa Report? Intanto il fatto che, trattandosi per lo più di riprese da videocamere di servizio, non trema tutto. Ed è già una gran bella cosa. In secondo luogo, la scelta di presentare il tutto come se fosse un documentario permette di "giustificare" in una botta sola qualsiasi genere di trovata registica, di montaggio, di accompagnamento musicale (bellissimo e comunque utilizzato con parsimonia, probabilmente per rispetto delle vittime) e di sceneggiatura, garantendo ampi margini di manovra senza rompere il giocattolo. E la sceneggiatura funziona bene, perché rimescola un po' la scansione temporale degli eventi, giocandosi alla grande i passaggi chiave e riuscendo anche a tenere in dubbio fin quasi alla fine su un paio di aspetti molto ben gestiti.

In più, il cast è davvero azzeccato, con un gruppetto di attori in almeno un paio di casi scelti in maniera anche non banale e che funzionano tutti benissimo, e Cordero sa decisamente quel che fa. Europa Report è innanzitutto un gran bello spettacolo per gli occhi, pieno di immagini azzeccate, evocative, non spreca i momenti più forti e riesce a gestire benissimo i continui cambi di tono, senza esagerare mai in nessuna direzione. Non basta? Aggiungiamoci anche un gran rigore scientifico, con tutta una serie di dettagli e di approfondimenti che immagino si prendano delle libertà, ma raccontano una storia davvero coi piedi per terra (si fa per dire) e credibile fino in fondo. Alla fine, gli si può solo contestare che si tratta di un film in cui non succede praticamente nulla dall'inizio alla fine e che se ti aspettavi di vedere i mostri hai sbagliato sala, ma insomma, lì è una questione di aspettative. Consigliatissimo.

L'ho visto al cinema, qua a Monaco, al Fantasy Filmfest, in lingua originale, che merita perché gli attori sono bravi, ma può mettere in difficoltà chi non ha dimestichezza con gli accenti esotici perché ovviamente han messo assieme l'equipaggio col sudafricano, il russo e via dicendo. Potendo, secondo me certe scene si meritano di essere viste al cinema, solo che IMDB, al momento, non sa che dirmi sulla distribuzione, a parte il fatto che negli USA è uscito direttamente su iTunes e simili per poi farsi un giro ridotto in alcune sale. Insomma, sostanzialmente siamo dalle parti del boh.

15.9.13

Italia vs Croazia - 68 a 76 (A posto così)


Madonna che ansia. Ieri è andato tutto da copione: sveglia, doccia, colazione, fuori a fare la spesa, classiche attività da sabato mattina, ma con l'ansia di sapere che poi alle due e mezza c'era la partita. Dopo pranzo, mi ci sono piazzato davanti e per tutto il primo quarto ero senza parole, con un Italia pazzesca, che giocava con la bava alla bocca e non sbagliava praticamente nulla. Difesa a mille, palla che girava bene, Belinelli efficacissimo e sopra di tredici in un amen. O_O Certo, Gentile s'era dimenticato di scendere in campo e si percepiva la solita fatica dei lunghi nel fare a sportellate, ma insomma, non è che si può sempre stare a fare i pignoli. Poi il secondo quarto, ovviamente coi croati che non mollano, Don Draper che inizia a piazzare la scofanata di triple, Belinelli che sparisce dal campo, gli italiani che comunque tengono duro ma vedono il vantaggio ridursi ad appena quattro punti all'intervallo. E l'ansia sale.

Poi nel terzo quarto tragedia, i croati c'hanno il sangue agli occhi, Belinelli svanisce definitivamente, Gentile si muove a caso con una faccia imbambolata, la squadra si sfilaccia, il gioco sparisce, ci si mette diciamocelo anche un po' di sfiga (non ricordo quando sia accaduto, ma quella schiacciata stoppata con falletto e trasformata in tripla dall'altra parte fa rosicare) e improvvisamente i croati vanno sopra di quindici. E qui, perlomeno, torna in campo l'Italia bella e combattiva di Pianigiani, che ce la mette tutta, sputa sangue, difende, ha magari anche un po' di culo, ma riesce a rimontare fino al punto di giocarsela nei minuti finali e perdere alla fin fine per dettagli. Ché poi la sconfitta comunque rimane meritata, ma almeno c'è stata una reazione.

Ora, in tutto questo, cosa rimane? Intanto Datome che sembra sempre non faccia nulla (tranne mettere ogni tanto dei tiri pazzeschi) e poi guardi alla fine e ha dominato. Poi Cusin e Melli, che mostrano tutti i limiti possibili di non riuscire a metterla dentro sotto pressione, ma fanno tante belle cose e ci mettono voglia ed energia. Poi, se vogliamo, pure il fatto che comunque c'è stata una rimonta e si è finito per giocarsela nei minuti finali in una partita in cui Gentile non s'è proprio visto e Belinelli, pur iniziando bene, è gradualmente uscito dal campo talmente tanto da finire per farlo in maniera letterale, con Pianigiani che l'ha lasciato in panchina nei minuti finali. In linea teorica, se questi due si risvegliano, partite come quella con la Grecia possono sempre capitare, no? No? Boh.

Detto questo, il resto della giornata di ieri ha portato notizie di grande giuoia, dato che le vittorie di Slovenia e Spagna hanno qualificato anche l'Italia per i quarti di finale. E insomma, perlomeno aprire il torneo con cinque vittorie consecutive è servito a qualcosa. A questo punto non so se preferirei una partita vera contro la Spagna, magari anche per provare a centrare il terzo posto (ma non è che fra incontrare Serbia, Francia e Lituania cambi poi molto, onestamente), o un saggio far riposare, soprattutto Datome che sta facendo il maratoneta. Boh, affari di Pianigiani. Sta di fatto che si torna ai quarti di finale degli europei per la prima volta dai miracoli di Svezia 2003. Buttalo.

Per qualificarsi per i mondiali dell'anno prossimo, invece, bisogna arrivare almeno settimi (o sesti se putacaso la Spagna esce ai quarti), giusto?

Lo spam della domenica mattina: baffi ritardatari



Questa settimana ho estratto dal cilindro una recensione che se l'è presa comodissima, ma ci tenevo a scrivere e quindi eccola qua: New Super Luigi U per Outcast. Sempre su Outcast, ovviamente, non è mancato l'appuntamento con Old! dedicato al settembre del 1983 e ho pure enucleato il mio ultimo Sundaycast in contumacia Talarico. Sul fronte IGN, invece, ho finalmente trovato la forza di scrivere di Mad Max, raro caso di gioco open world che mi intriga per ragioni di licenza, ed NBA 2K14, raro unico caso di gioco sportivo che continuo a comprare e giocare tutti gli anni. E basta.

E domani, incredibile ma vero, si dovrebbe registrare l'Outcast Reportage sulla Gamescom 2013.

14.9.13

La cofana di video del sabato mattina


 
E allora, eccoci qui col canonico post di robe a caso del sabato mattina. Cominciamo con  un paio di teaser trailer per la quarta stagione di The Walking Dead, sempre più vicina.






Non si capisce niente, ma il mood è ganzo, no? Proseguiamo con una roba scemissima, Good Will Hunting con Ben Affleck vestito da Batman.



Un pelo troppo lungo, qualche gag è proprio cretina, ma devo dire che in più punti mi sono ammazzato dal ridere. Poi il trailer di American Hustle, che ha in realtà già un mesetto sulle spalle, ma me l'ero perso e quando l'ho visto ho avuto un attimo di smarrimento, specie con quel thumbnail.



Dunque, David O. Russell, Christian Bale, Jennifer Lawrence, Amy Adams, Jeremy Renner, Louis C.K., Michael Peña, Robert De Niro che comunque O. Russell ha già fatto tornare recitare decorosamente e Bradley Cooper che ormai mi sta diventando simpatico. E i Led Zeppelin sul trailer. Sold.




Mr. Nobody, praticamente Sliding Doors con Jared Leto al posto di Gwyneth Paltrow e il futuro al posto del presente. E altra gente attorno. Non riesco a capire se mi interessa. Però magari è carino. Boh. Di seguito, invece, una roba meravigliosa.



"World war III will be everywhere!" Fantastico. Poi, che altro... Peter Weller che parla di Robocop, cicci.




E ancora, il trailer di Homefront, in cui James Franco ritiene che possa essere una buona idea far incazzare a morte Jason Statham...



... e The Dirties, con i ragazzini vittime dei bulletti che decidono di incazzarsi, presented by Kevin Smith. Che messa così pare una commedia piena di battute sul pisello, ma non proprio.



E per oggi chiudiamo qua. Anzi no. Abbiamo anche una fantastica pubblicità che mostra l'unico vero utilizzo di Oculus Rift (sta a questo indirizzo) e un bonus finale, tanto perché guardando il trailer di American Hustle su YouTube m'è spuntato fra i consigliati.




Ieri sera sono andato a vedere The World's End. Sarà stato all'altezza delle mie altissime aspettative?

13.9.13

Northwest

Nordvest (Danimarca, 2013)
di Michael Noer
con Gustav Dyekjær Giese, Oscar Dyekjær Giese, Lene Maria Christensen e altra gente per cui posso anche fare a meno di copincollare il nome da IMDB

Nordvest è un film che chiunque frequenti regolarmente le rassegne cinematografiche dei festival ha visto decine di volte. Io, di sicuro, alle rassegne milanesi dei film di Cannes e Venezia l'ho visto parecchie decine di volte. È quel film lì, un po' dimesso nell'estetica ma girato comunque molto bene, con quella faccia spenta e depressa perché trasmette il realismo, che racconta di vite comuni nella periferia cittadina. Famiglie problematiche, bravi ragazzi che pur mossi da buone intenzioni si fanno trascinare nel mondo del crimine perché non sanno bene che altro fare, amicizie virili consumate su patti di sangue, voltafaccia improvvisi, tragedie sempre pronte ad esplodere per colpa di errori ingenui, criminalità assortita, grandi drammi esistenziali. E soprattutto il finale deprimente. Quello non può mancare.

Ecco, Northwest, Nordvest, Nordovest, Daquellaparte, chiamatelo un po' come vi pare, corrisponde perfettamente alla descrizione e racconta in quella maniera un po' sgranata, desaturata, demistificata, priva insomma dell'emozione facile e stucchevole, uno spicchio di vita familiare, con due fratelli dal padre non pervenuto che vogliono un bene matto a madre e sorellina. Il più grande si dedica con indifferenza a piccole attività criminali, ma sogna di passare a un livello superiore e nel farlo finisce per invischiarsi con gente poco raccomandabile e tirare in mezzo anche il fratellino. Seguono disastri assortiti.

Perché dare una chance a Il lato in alto a sinistra della mappa? Perché in fondo si tratta di scelte stilistiche narrative sempre molto ficcanti ed efficaci e, se non avete mai visto un film del genere, funzionano a maggior ragione. Poi perché tutto il mondo è paese, sì, e alla fin fine le vicende di criminalità danesi non sono poi così diverse da quelle viste in mille altri film di mille altre nazioni, ma è comunque interessante gettare uno sguardo sulla parte più zozza e allo stesso tempo multietnica di un paese in fondo per noi abbastanza lontano. E poi perché i due protagonisti - esordienti e fratelli anche nella vita reale - sono davvero bravi e anche il regista, pur nel non buttare sul piatto una singola idea che sia una, mostra padronanza, talento e potenziale. Un giorno, quando Michael Noer verrà chiamato a dirigere un anonimo thriller americano con Colin Farrell e l'attrice europea del momento, voi potrete dire "Io c'ero".

L'ho visto qua a Monaco della Baviera, che si trova a nordovest di Trieste, in lingua originale e con pratici sottotitoli in inglese. Il film si sta girando un po' tutti i festival del mondo da gennaio ed è stato realmente distribuito solo nelle sale danesi e islandesi. Magari fra un anno lo danno al President.

12.9.13

Europorcoddinci


Niente, io le partite fra Italia e Slovenia non le devo guardare, ogni volta mi sento male dall'ansia, porcoddinciporco. Che poi, quest'anno, fra una cosa e l'altra, praticamente quasi mi dimenticavo che c'erano gli Europei. E la Gamescom di qua, e il Fantasy Filmfest di là, e il trasloco parigino da gestire con i sopralluoghi e le cose da fare di mezzo... uno si distrae un attimo e poi ti salta fuori MCP che nel post su Cinepep mi menziona un paio di soddisfazioni arrivate nella pallacanestro e io "Cacchio, è vero!". Commento per altro mangiato dall'antispam di Blogger... scusa, MCP, te l'ho pubblicato (e già che c'ero ne ho pubblicato anche uno di Conan il Rabarbaro, maledetto antispam). E niente, a quel punto è scattata la ricerchina, mi son trovato il sito ufficiale per guardare le partite senza andare in sbattimento, ho sborsato una decina di euro e via, lunedì, nell'arco di una giornata, mi sono guardato tutto il primo turno in fila, chiudendo con Italia - Svezia in diretta. E mi sono gasato.

Non seguivo la nazionale, lo ammetto, dal primo turno di qualificazione nel 2011, l'anno scorso non ci sono stato dietro e mi sono limitato a leggere i risultati con soddisfazione. Però, in queste cinque partite ho visto un sacco per cui gasarsi ed essere contenti. Nonostante- ammettiamo pure questo - abbia guardato le prime quattro distrattamente, sullo schermo a lato mentre lavoravo. Ci ho visto la continuazione del bel lavoro che Pianigiani ha mostrato di stare facendo fin dall'inizio, una squadra che ha ripreso a giocare assieme, mettendoci la fotta e difendendo in maniera a tratti commovente. Ci ho visto un Belinelli davvero capo del mondo e della nuova gente inserita benissimo. Ci ho visto una squadra con un po' di carattere, che non si ammoscia quando le cose si fanno toste, riesce a gestire le partite e a fare quel che serve nei momenti decisivi. Poi, sì, ci ho visto anche una squadra che alla quinta ha fatto fatica con la Svezia, ma insomma, senza Belinelli, ci sta, e comunque alla fine l'han vinta.

E tutto questo arrivando qui con la squadra comunque fatta a fette dagli infortuni. Ché Gallinari s'è fatto male mesi fa e lo sapevamo, ma poi son scoppiati pure Gigli, Hackett, Bargnani e, insomma, con tutti i lati negativi che possono avere, non so quanto schifo avrebbe fatto portarseli dietro. E invece, così, come se niente fosse, l'Italia chiude il primo turno da unica squadra imbattuta, cinque vittorie su cinque partite, una delle quali davvero commovente contro la Grecia... da quanto non capitava una cosa del genere? La cosa poi risulta particolarmente gradevole al pensiero del secondo turno, in cui comunque, avendo di fronte Slovenia, Spagna e Croazia, una tripletta di schiaffi è ipotesi tutt'altro che improbabile e arrivare col carico del punteggio pieno serviva come il pane. Insomma, che bello che bello che bello e che rinnovato voler bene a tutto quello schifo di gel che si porta in testa Pianigiani, che già avevo apprezzato due anni fa e qui mi convince sempre di più. Oddio, continuo a pensare che un Crosariol da buttar dentro ogni tanto a far da corpaccione lì in mezzo se lo poteva portar dietro, però non seguo il campionato italiano e non so in che condizioni sia. Resta il fatto che a uno che prende le macerie della nazionale italiana e le rimette assieme così, beh, cosa gli vuoi dire? Se putacaso in futuro riuscisse anche a trovare il modo di farci funzionare dentro tutti quelli che se ne sono andati nell'NBA, oh, statua equestre e via.

E intendiamoci, tutto questo rimane anche se stasera ho tirato tutte le madonne possibili, ho sofferto come un cane e ho visto il fantasma del Belinelli che torna improvvisamente a far venire il nervoso e basta (ma diciamo anche che l'hanno pestato come fabbri dall'inizio alla fine, però). E rimarrà anche se davvero nelle prossime due partite dovessero arrivare solo schiaffi e si finisse per uscire con la coda fra le gambe in un girone nel quale comunque, sulla carta, il destino quello sarebbe. Perché in ogni caso si son trovati davanti una Slovenia a cui a un certo punto andava davvero un po' troppo tutto bene, contro la quale non si riusciva proprio a difendere sul pick & roll, e nonostante questo, in casa loro, arrivare di cuore, fotta e anche un po' culo a giocarsela fino alla fine, beh, buttalo. E poi quel Gentile lì, che l'altro giorno il cronista anglofono continuava a chiamare "Son of the Legend", mi sta piacendo un sacco, e Cusin è veramente ormai idolo delle folle. E rimane il fatto che se tirano fuori un'altra partita come quella contro la Grecia, magari mentre gli altri evitano di raccogliere la stellina di Mario prima di scendere in campo, oh, vai a sapere. Dai, bello.

Eviterò qui considerazioni sugli incroci, la differenza canestri e le pucchiacche, perché mi sono messo venti secondi davanti alla classifica e ha iniziato a sanguinarmi il naso. A occhio, direi che per avere la certezza di passare il turno bisognerebbe vincerne una. Il resto è dramma. Sbaglio?

uwantme2killhim?


uwantme2killhim? (GB, 2013)
di Andrew Douglas
con Jamie Blackley, Tony Regbo

C'è questa cosa bizzarra che ho notato andando al cinema qui a Monaco di Baviera: quando il film si apre con una qualsiasi variante della scritta "ispirato una storia vera", la platea scoppia a ridere. Non importa se si tratta di un film drammatico, di una roba hollywoodiana dichiaratamente super romanzata, di un racconto rigoroso o di una storia di fantasmi, le risate arrivano sempre, puntuali come poche altre cose nella vita. E, insomma, capisco il sentimento alla base di questa reazione, però è comunque abbastanza bizzarro. Sarebbe interessante capire se si tratti di un fenomeno strettamente limitato alla sola Monaco, se non addirittura alle sole sale cinematografiche di Monaco che frequento io, ma in effetti ce ne possiamo anche fregare. Comunque, sì, anche in questo caso, anche alla proiezione di uwantme2killhim?, è scattata la risata. Poi, figurati, col pubblico del Fantasy Filmfest, sempre pronto a divertirsi, berciare ed applaudire, poteva non scattare? Ma sto divagando un po' troppo anche per i miei standard, mi sa.

Il problema è che nel parlare di uwantme2killhim? è decisamente meglio divagare, perché raccontare il film non ha molto senso. Se conosci già il fatto di cronaca a cui si ispira, non ti interessa certo rileggerne attraverso le mie parole. Se non lo conosci, beh, a questo punto perché rovinarti il gusto di scoprirlo guardando il film, che per altro gioca anche abbastanza sul fatto di ruotare attorno a un paio di colpi di scena ben piazzati? Anche se, va detto, i colpi di scena sono abbastanza prevedibili e lo sono per quell'assurda abitudine che hanno i fatti di cronaca reali: sono talmente scemi da risultare poco credibili. Insomma, premesso che sto cercando in tutti i modi di non svelare nulla, uwantme2killhim? ha un po' il problema che gli eventi raccontati sono talmente scemi che i colpi di scena si intuiscono almeno mezz'ora prima. E lo dico da persona che del fatto di cronaca non sapeva una beneamata fava. Ma in fondo non è neanche troppo un problema, perché uwantme2killhim? è uno di quei film in cui se anche "capisci" subito, ti diverti comunque a vedere come il regista e gli sceneggiatori tengono in piedi il castello di carte e rimani curioso di scoprire in che modo alla fine si risolveranno le cose. Quindi, insomma, va bene.

Lo spunto di partenza vale comunque la pena di svelarlo, anche perché alla fine può rendere il tutto interessante alla maggior parte delle persone che mi leggono: si parla di giuovincelli brit pop alle prese con il mal di vivere adolescenziale e le difficoltà nel rapportarsi col prossimo. I due protagonisti - le versioni da discount di Robert Sheehan e Cillian Murphy - fanno più o meno amicizia e il più fico dei due si scopre malato di chat e instant messenger assortiti. Proprio tramite l'internet, fa conoscenza con una bella gnocca dalla vita disastrata, che gli chiede di... OK, basta, non svelo altro, parliamo piuttosto del titolo: quanto è ridicolo, uwantme2killhim?, in una scala da 1 a 10? Direi abbastanza. Sembra uno di quei titoli vergognosi che ogni tanto si inventa la distribuzione italiana nel tentativo di rendere ganzo e gggiovane un film, ha proprio quell'aria da babbo di cinquant'anni che prova disperatamente a mettersi sul livello del figlio adolescente e lo fa vergognare. È dolcissimo.

Ma non divaghiamo: vale la pena di recuperarsi questo uwantme2killhim?, che fra sta per arrivare direttamente su DVD in patria e probabilmente in Italia non vedremo (anzi, vedrete) neanche col binocolo? Sì e no. Sì, perché è comunque una produzione di buon livello (Bryan Singer ha messo il nome sul poster), con due attori che non fanno miracoli ma si comportano in maniera dignitosa e alla fine racconta una storia gradevole senza sfociare particolarmente nel "OH MIO DIO CHE SCHIFO INTERNET LA CHAT I PEDOFILI IL SATANA DEL NUOVO MILLENNIO!!!". Poi, certo, Andrew Douglas è il criminale responsabile per il remake di Amityville Horror e ci sarà ben un motivo se son passati sette anni fra i suoi unici due film: non s'inventa nulla di particolare ed è anzi piuttosto banale nella direzione. Ma insomma, non fa neanche particolari danni. Quindi, diciamo che se vi capita, e se non vi infastidisce vedere gente che mentre chatta si mette anche a parlare perché così è più cinematografica, questo uwantme2killhim?, tutto sommato, si merita una chance. Senza impegno. Giusto per trascorrere una tranquilla oretta e mezza ricordandovi che al mondo c'è gente molto più cretina di voi.

Ho visto il film qui a Monaco, al cinema, in lingua originale, che è un bell'inglese tutto brit con le sue vocali arrotate, ma anche abbastanza pulito, perché di fondo i protagoni c'hanno i soldi, non son mica i teppistelli col capuccio della felpa tirato su. Non tratterrei il respiro in attesa di una distribuzione italiana. Ma insomma, non tratterrei il respiro proprio in generale, ché è pericoloso.

Le streghe di Salem


The Lords of Salem (USA, 2012)
di Rob Zombie
con Sheri Moon Zombie

Soprattutto avendo ancora ben chiaro in mente il delirio che era Halloween II, non ho mai avuto particolari dubbi su cosa aspettarmi da Le streghe di salem: la sbroccata definitiva di Rob Zombie su degli argomenti e delle suggestioni estetiche che gli piacciono da impazzire. Del resto la natura stessa del progetto parlava chiaro: il caro Robertino aveva trovato qualcuno disposto a dargli i soldi necessari e carta bianca su come muoversi... sarebbe stato scemo a non sfogarsi nella maniera più assoluta, facendosi gli affari suoi e fregandosene di tutto e di tutti. Soprattutto, poi, considerando che arrivava dal doppio progetto su commissione, nel quale era comunque riuscito a infilare il proprio spirito in una maniera tutta storta, ma in cui dubito fosse riuscito a sentirsi totalmente, comodamente, assolutamente libero di fare quel che voleva fino in fondo.

Quel che forse non mi aspettavo, e che invece ho trovato, è un film tutto sommato a modo suo estremamente equilibrato nel fare - comunque - il cacchio che gli pare. Perché da un lato, sì, è innegabile, The Lords of Salem è sostanzialmente un gran pastrocchio in cui Zombie ha infilato una valanga di roba totalmente allucinata, ma dall'altro è anche un film con un suo ordine rigoroso, che di fondo reinterpreta Rosemary's Baby alla maniera zombiana, raccontando di streghe, possessioni e satanassi vari che si presentano sul pianeta terra in una maniera che sembra quasi dire "oh, qua si raccontano i fatti come stanno per davvero, perché rispettiamo la materia". E il bello è che questo avviene in un film che comunque si apre prendendola per il culo, la materia, con quel metallaro satanista impresentabile ospite alla radio, e si chiude con mezz'ora di sbrocco completo, delirio insensato che butta in faccia allo spettatore le simbologie più sbracate, buzzurre e vergognose che possano venire in mente. Insomma, è un casino, ma un casino con un suo senso.

Ed è soprattutto un casino fatto con quell'amore e quella passione che si vedono a occhio nudo, perché trasudano dalla celluloide. È il film della vita di Rob Zombie, è un insieme di citazioni cinematografiche, musicali e sataniste senza fine, unite dal filo conduttore di uno che comunque dimostra sempre di far cinema con consapevolezza e circondandosi di collaboratori con due palle così. Tant'è che, come al solito, The Lords of Salem è un film girato con una pazzesca cura per l'immagine, un piacere per gli occhi e tutto sommato anche per la mente, a patto di essere in sintonia con la poetica contemporaneamente colta, raffinata, redneck, burina e fuori di contenna che Zombie riesce sempre ad esprimere. Insomma, io l'ho trovato un discreto spacco, affascinante, divertente, ridicolo, inquietante, disgustoso, adorabilmente e teneramente profano. È forse il film più personale di Rob Zombie e già per questo non posso che volergli bene, e in più c'è sempre al centro la sua cara mogliettina Sheri Moon, a cui pure non posso che voler bene (nonostante l'eccessivo dimagrimento) e che oltretutto se la cava in maniera più che dignitosa nel ruolo. Insomma, per me, vittoria.

Ho visto il film qua a Monaco, al cinema, in lingua originale, nel corso del Fantasy Filmfest. In Italia è uscito parecchi mesi fa, ad aprile, mentre qua in Germania non sembra ancora essere prevista distribuzione. In fondo è un po' folle: una roba del genere, tutto sommato, non mi aspetterei mai di vederla distribuita in Italia, così, come se niente fosse, oltretutto priva di censure. Ma, ehi, non si finisce mai di stupirsi!

 
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