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5.7.10

Quattro anni dopo, la stessa roba

La cosa che mi sorprende sempre – o forse, a pensarci bene, non mi sorprende mai – di fronte a chi si lancia in un editoriale, scritto o parlato, contro l'introduzione di questa o quella tecnologia nel meravigliuoso mondo del Pallone, è il ragionare per assoluti. Il buttarla sul: “La moviola in campo non risolverebbe tutti i problemi” o “anche il marchingegno tecnologico può commettere errori di rilevazione”. Come se a utilizzare lo strumento tecnologico non fosse comunque un arbitro, che può e deve avere in mano il potere della decisione finale (come del resto accade in tutti gli sport che lo utilizzano). Come se chiunque sano di mente avesse il coraggio di sostenere che con un replay davanti svanisca qualsiasi dubbio. Come se l'unico modo per rendere valido un cambiamento sia identificarlo come soluzione di tutti i mali. Non basta essere convinti che possa aiutare, semplificare, rendere più solido ed efficace il lavoro degli arbitri. No, noi folli visionari inseguiamo la perfezione, il calcio meccanizzato e privo di errori. Del resto – altra tecnica dalla sicura efficacia che i tradizionalisti adorano – quanto è bello aggrapparsi alla retorica del sano calcio di una volta, in cui l'errore umano è parte integrante del sistema e in cui non c'erano le telecamere a farci vedere il gol fantasma della Germania o la mano di Dio. No, aspetta, forse c'erano.

Il punto della moviola in campo, comunque, non è evitare del tutto gli errori, ma dare uno strumento in più per risolvere dubbi, senza la pretesa che sia sempre sufficiente. Non a caso, gli arbitri dei quattro sport americani, di fronte al monitor, cambiano la loro decisione solo se ritengono che le immagini dimostrino nella maniera più chiara e certa possibile che avevano sbagliato. Notate i concetti chiave? “Ritengono”, perché comunque non si leva nulla alla discrezionalità dell'arbitro, dato che è comunque lui ad avere l'ultima parola e a decidere cosa fare. E in più si parla della possibilità di cambiare una decisione che le immagini mostrano come evidentemente sbagliata. Capito? Se le immagini non sono chiare, non danno certezze all'arbitro, viene mantenuta la decisione presa in campo. Quale arbitro, di fronte alla possibilità di farlo, non vorrebbe cancellare un suo clamoroso errore? Direi nessuno, a meno che non se ne voglia mettere in dubbio la buona fede. “Eh, ma vuoi mettere poi le polemiche, con l'opinionista che interpreta diversamente il replay?” E perché, adesso non ci sono? Cosa cambierebbe? Semplice: l'arbitro avrebbe comunque preso la sua decisione valutando degli elementi in più. Oddio, bisogna anche considerare che il calcio è quello sport in cui non si mostrano i replay sullo schermo gigante perché altrimenti poi i tifosi si incazzano, ma questo è un altro discorso.

E ancora, un altro aspetto cui spesso si aggrappano i tradizionalisti è l'impossibilità di applicare a un gioco dal flusso continuo come il calcio la pausa per la consultazione della moviola, senza contare i problemi che creerebbe il dare agli allenatori la possibilità di reclamarne l'utilizzo presso l'arbitro. Qua, però, sfugge un concetto fondamentale: la moviola in campo viene applicata in maniera diversa e con parametri diversi a seconda dello sport. Si adatta alle situazioni. Nel basket NBA, per esempio, non sono gli allenatori a richiederne l'utilizzo (come invece avviene nel football NFL, e comunque tramite un sistema che ne limita l'uso e crea anche un meccanismo di rischio, dato che se sbagli a utilizzarla perdi un time-out). Gli arbitri di basket e hockey – ma anche quelli del football, nei minuti finali e a loro discrezione – si basano su parametri molto specifici, che ne limitano l'utilizzo in determinate situazioni.

Se nell'NHL c'è un un “gol fantasma”, alla prima pausa di gioco viene controllato il replay per decidere cosa fare. E se la pausa si fa attendere, si possono anche annullare quei minuti di gioco successivi, in caso si decida di convalidare il gol. Certo, nel calcio ci sono molte meno pause istituzionali, anche se in tutti quei minuti di proteste che vediamo tanto spesso ci sarebbe eccome, il tempo di guardare un replay, e per applicare un regolamento del genere servirebbe forse l'utilizzo del tempo effettivo. Che, fra l'altro, sarebbe una gran cosa, fosse anche solo perché ci risparmierebbe tutte le insopportabili manfrine dei giocatori che agonizzano cercando di guadagnare minuti preziosi. Ma questo è ancora un altro discorso.

Nell'NBA, qualche anno fa, è accaduto che un po' troppe situazioni di tiro allo scadere del cronometro venissero interpretate nella maniera sbagliata dall'arbitro. Nella stagione successiva è stato introdotto l'uso del replay, solo e unicamente per gestire quelle situazioni. Capito? Si vede un problema, si identifica la soluzione, lo risolve nella stagione successiva. Quattro mesi dopo. Certo, essere tanto pronti e scattanti è semplice in una lega chiusa da una trentina di squadre, molto meno quando bisogna mettere d'accordo federazioni di tutto il mondo, magari con tante leghe minori a cui non si possono imporre regolamentazioni per le quali non hanno a disposizione i mezzi tecnologici ed economici necessari. Però, una qualche lezione, forse, la si può trarre.

O magari si potrebbe anche solo ragionare in termini di sperimentazione “umana”, perché è pur vero quel che dice se non erro Platini: se la pallacanestro ha cinque arbitri, perché il calcio, con un campo tanto più ampio da tenere d'occhio, non può seguire l'esempio? Perché poi l'arbitro – giuro, ho sentito anche questa – si vede ridotta l'autorità? Ma abbiamo a che fare con uomini adulti o con bambini che lottano per la supremazia? Sono persone interessate a svolgere il meglio possibile il loro compito, quindi eventualmente aiutarsi fra di loro, accettare le rispettive competenze e comunicare in caso di dubbi, o micetti interessati a marcare il territorio con una pisciatina? Se l'arbitro può collaborare con il guardalinee, perché non dovrebbe poterlo fare con altri colleghi?

Al netto di tutte le possibili considerazioni sulle difficoltà nel mettere d'accordo l'intero pianeta calcistico, mi lascia allibito che ancora non si sia fatto praticamente nulla in questo senso, se non qualche sperimentazione col doppio arbitro. E mi agghiaccia che chi vuole dare contro a questo genere di cambiamenti debba sempre, per forza, farlo storpiando le argomentazioni altrui (la moviola in campo che dovrebbe risolvere tutti i problemi), sfruttando la facile retorica del bel calcio che non esiste più, buttandola nella caciara con la BATTUTONA finale un po' aggressiva, che però tira anche di gomito e fa l'occhiolino, perché in fondo siamo tutti simpatici e amiconi. Forse, il problema è che mancano le argomentazioni.

Non mi aspetto che questa e-mail venga pubblicata sul Fatto, perché è mostruosamente lunga e perché ci sono argomenti ben più importanti da trattare. Ci mancherebbe. Mi farebbe piacere, però, se arrivasse a Massimo Fini. Così magari potrebbe anche scoprire che pure sulla PlayStation gli arbitri commettono errori. Solo che sono programmati appositamente. Li commettono apposta, insomma. Un po' come certi arbitri veri. Simulazione perfetta.

Questa roba che avete appena letto l'ho inviata il 3 luglio alla redazione de Il fatto quotidiano, in risposta all'editoriale di Massimo Fini pubblicato quello stesso giorno e che ho ritagliato e appiccicato qua sopra come immagine di apertura. Buona parte di queste cose le avevo già scritte in questo post di inizio 2006, dove fra l'altro spiegavo forse un filo meglio e di sicuro più a fondo, con esempi precisi, alcuni aspetti della mia posizione. Il bello è che in oltre quattro anni non è cambiato niente. Ancora si discute delle stesse cose, ancora non si sono visti cambiamenti di alcun tipo, ancora si usano le stesse tristi armi retoriche. Che palle.

7 commenti:

Ottima la "tranche agonistica" di Fini a 10 righe dalla fine!

È che ne ha solo un pezzo. :D

Tranche agonistica winz

E nel frattempo è morto pure Mosca, l'alfiere della moviola in campo. E, se vogliamo, personaggio alla fine più credibile di molti di quelli che ne parlano a sproposito.

E se Mosca era il più credibile, buona camicia a tutti!

Jeez, hai voglia, qui siamo ancora a macchine_prive_ di_cuore, umani_capaci_di_commuoversi...

quasi quasi poteva finire con "e i cartoni giapponesi sono fatti col computer, mica come quelli disney"

Hahahaha, in effetti è allucinante.

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