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18.3.13

Il grande e potente Oz


Oz, the Great and Powerful (USA, 2013)
di Sam Raimi
con James franco, Michelle Williams, Mila Kunis, Rachel Weisz

L'ho già scritto quando di questo film è uscito il trailer, ma non posso fare a meno di ribadirlo: per me, Il mago di Oz è e rimarrà sempre quello dell'adattamento a fumetti di Anna Brandoli e Renato Queirolo. Ho ancora qua il volume rilegato, con la sua costa azzurra, e dopo essere tornato dal cinema me lo sono anche riletto, provando bene o male le stesse sensazioni di allora. Mi piace lo stile buffo e sempliciotto della narrazione, mi fa senso e quasi schifo la strega dell'Ovest e, onestamente, mi mettono addosso una discreta inquietudine anche le due streghe buone. Per non parlare delle teste giganti del mago. E forse, a ripensarci, ad anni di distanza, era soprattutto questa ambiguità di tutte le streghe (voluta dagli autori o solo da me percepita, boh, non saprei) che tanto mi affascinava da piccolo. Non riuscivo a stare lontano da quel libro, nonostante mi facesse cacare sotto, e del resto, probabilmente, lì stava nascendo l'appassionato di smembramenti che avrebbe trascorso gli anni a venire attaccato alle notti horror di Italia 1. Per me, Oz è il paese di quelle tavole e il mago è quel buffo signore lì. E il più grande successo dell'Oz di Sam Raimi, per quanto mi riguarda, è l'Oz di James Franco. Vale a dire un'interpretazione del tutto aderente a come mi immaginavo il mago di Oz nella sua vita passata: un patetico buffone, presuntuoso egoista, misogino, che all'occorrenza sa anche fare la cosa giusta, che tira fuori trucchi e trucchetti quando serve, ma in fondo è un personaggio piccolo piccolo. Il modo in cui è tratteggiato e l'interpretazione di Franco (in cui non ho rivisto, come altri, le mossette di Johnny Depp) sono perfetti. E questa per me è già una vittoria.

Ma ci sono diversi altri lati positivi. Tanto per cominciare, c'è tutta una parte iniziale semplicemente adorabile, che racconta il grigio, spento, morto mondo "reale" di Oscar adagiandosi con amore su un'immaginario visivo d'epoca, a partire dai titoli di testa, e giocando con una splendida visione del 3D, che sembra uscita anch'essa da uno spettacolino da fiera del passato. Qui davvero Raimi ci mette l'amore e la fantasia, anche nel far esplodere l'azione al di fuori degli stretti confini scelti per la finestra sul suo Kansas, e riempie gli occhi con un avvio delizioso. Poi, purtroppo, quando si arriva su Oz, arrivano anche i problemi, fondamentalmente tutti riassumibili in un'estetica stucchevolmente banale e caramellosa. Ma fra l'altro, perché ogni volta che vogliono farci capire quanto sia bello e fantastico questo mondo che ci stanno mostrando, devono inquadrare dei fiori che sbocciano? OK, funziona, ma che palle, potreste anche inventarvi qualcosa di diverso, ogni tanto. Comunque, all'arrivo su Oz, pur efficacissimo nella sua esplosione, con quel cambio di formato e con quella marea di colore che improvvisamente invade la vita di Oscar, il film si incanala un po' sui prevedibili binari del prequel che è anche un po' remake. Ci sono le strizzatine d'occhio, c'è il protagonista che in fondo rivive (o pre-vive) un po' la stessa storia, c'è il cast di supporto che non vale quello originale, ci sono alcune trovate riuscite e altre molto meno.

È una parte centrale che fatica a non impantanarsi un po', ma tutto sommato regge in maniera decorosa grazie al deliziosamente sgradevole James Franco, a qualche bel "colpo" di Raimi, agli ipnotici pantaloni aderenti di Mila Kunis, al modo gradevole in cui sono andati a ricostruire il passato di luoghi e personaggi (i solchi delle lacrime che suggeriscono la vulnerabilità nei confronti dell'acqua!) e al fatto che, di fondo, sembra di stare guardando una versione più colorata e puffettosa di L'armata delle tenebre. A lasciare perplessi, e non è poco, considerando l'importanza dei ruoli, sono due streghe su tre: Rachel Weisz si mangia Michelle Williams e Mila Kunis in un colpo solo, nonostante Michelle sia comunque adatta al ruolo e Mila abbia quegli ipnotici pantaloni aderenti. Peccato. Nel finale, però, Il grande e potente Oz accelera improvvisamente di nuovo, tirando le fila con una conclusione degna di questo nome, divertente, ritmata, spettacolare, anche qui con trovate azzeccate nell'ottica da prequel e con una grandiosa messa in scena degli espedienti utilizzati dal protagonista, che "diventa" il mago di Oz esattamente come mi sono sempre immaginato che avrebbe fatto. In più, Raimi si leva anche lo sfizio di infilarci un momento dei suoi, con quella improvvisa trasformazione della strega dell'Est che sembra uscita direttamente da Drag Me To Hell. E insomma, io dalla sala sono uscito tutto sommato col sorriso. Però, forse, visto il bene che voglio a Raimi, Franco e Oz (e agli ipnotici pantaloni aderenti di Mila Kunis), il mio non è un giudizio equilibrato.

Il film l'ho visto qua a Monaco, in lingua originale. Non ci sono certo interpretazioni mastodontiche, ma ho l'impressione che ci voglia veramente poco a "sbagliare" il doppiaggio di James Franco e trasformarlo un po' troppo in macchietta. Magari sbaglio.

8 commenti:

Uh, ma che figata, non ci avevo proprio pensato alla faccenda delle lacrime e dell'acqua :)

È meno in da face rispetto ai cenni a leone, omino di latta e spaventapasseri ed è una trovata carina, sì. :)

(e agli ipnotici pantaloni aderenti di Mila Kunis)la miseria con tutto il porno che gira su internet....

Sono cose diverse, su.

ma alla fine il fim è robetta? in pratica hai detto che si salva l'intro e la parte finale

L'intro e la parte finale sono proprio belle, secondo me, e tutto sommato valgono la pena. La parte centrale non è brutta, però è abbastanza ordinaria e ha cose bruttarelle. Siamo comunque lontani, per quanto mi riguarda, da quel disastro dell'Alice di Burton.

fare peggio di alice è impossibile, burton comunque si è risollevato con Dark Shadows e Frankenweenie. Ti sono piaciuti?

Purtroppo me li sono persi. Prima o poi...

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