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18.1.13

Young Adult


Young Adult (USA, 2011)
di Jason Reitman
con Charlize Theron, Patton Oswalt, Patrick Wilson

Eviterò qui di iniziare con la solita tirata sul fatto che Jason Reitman mi sta simpatico in quanto figlio di suo padre, nonché in quanto regista che non sta veramente sbagliando un colpo, fra il fulminante esordio di Thank You For Smoking, l'essere riuscito a farmi piacere da matti un film che aveva tutte le carte in regola per farmelo odiare (Juno), quella roba splendida, splendida, splendida che era Tra le nuvole e, infine (per il momento), questo Young Adult. E in effetti non sono riuscito a evitarlo. Jason Reitman è meno celebrato di tanti altri, magari perché non c'ha le invenzioni visive spettacolari che le metti nel trailer e fanno tanta scena, ma eccome se ce le ha, le invenzioni visive, e pure il manico di girare scene splendide con George Clooney davanti a una porta che non sentono il bisogno di urlati in faccia: "Guarda quanto sono splendida!", ed è uno fra i migliori registi sulla piazza. Fra i migliori giovani registi sulla piazza, se vogliamo considerare giovane uno che è nato un mese dopo di me. E Young Adult è un film bellissimo con un'attrice pazzesca nel ruolo della vita, altro che quando l'han truccata da panzona.

Young Adult racconta della stronza del liceo che crescendo è rimasta stronza, senza cambiare sostanzialmente di una virgola. Pur essendo stronza, è umana, e le è rimasta sul gozzo la sua storia interrotta con il più ganzo della scuola. Quando viene a sapere che il più ganzo della scuola ha appena avuto un figlio, decide di tornare nella sua città natale, che le fa schifo, a guardare tutti i suoi (ex) concittadini dall'alto in basso e a cercare di demolire il matrimonio del ganzo per riconquistarlo. Seguono scene di patetica umanità. Il film è raccontato dal suo punto di vista, tramite i suoi occhi, quelli di una persona che sa di essere un'alcolista senza una vita ma non vuole ammetterlo con se stessa, anzi, vive la cosa in maniera normale. E un po' tutto il filo conduttore rimane quello, con uno sguardo che non dipinge un ritratto di disperazione ed evita di scivolare nel macchiettismo, ma riesce allo stesso tempo a farti provare disprezzo per la protagonista e disagio per il disastro in cui sai che sta per andare a cacciarsi. Sei lì che la guardi, persa nella sua presunzione (e nel suo alcolismo) e ti vergogni per lei, allacciandoti la cintura per prepararti all'incidente stradale in arrivo.

A farle da contrappunto ci sono un Patton Oswalt strepitosa spalla comica e Grillo Parlante che le dice in faccia quel che lei non riesce ad ascoltare e un ottimo Patrick Wilson, perfetto nel ruolo del ganzo messo in difficoltà dal buon cuore con cui vuole evitare a quella stronza della sua ex il duro impatto con la realtà. Ma la vera carta vincente del film, oltre agli attori, sta nella scrittura di Diablo Cody, che riesce a sfruttare tutti i punti fermi della commedia sentimentale americana mentre allo stesso tempo li scardina, trattando il trio di personaggi in maniera molto più umana e credibile del solito e, soprattutto, non adeguandosi a quel che vorrebbe la norma. Perché quando tocca al terzo atto, quello in cui bisogna risolvere il momento di crisi e ogni cosa sembra stare incastonandosi dove ci aspetteremmo, ecco che arriva il colpo da maestro e, una volta tanto, la risoluzione è brutale, crudele, impietosa. E qui sta, di fondo, la differenza fra la commediola ottimista che sembrava essere e il cupo dramma che invece è. Bello, davvero.

Me lo sono visto in DVD un mesetto fa, chiaramente in lingua originale che, è sempre la solita storia, ma non mi stancherò mai di ripeterla, merita a maggior ragione quando c'è di mezzo un'interpretazione di questo spessore. Ne scrivo adesso perché così capita.

5 commenti:

Ottimo, davvero: come hai detto tu, coglie appieno il disagio creato a sé stessa e agli altri da una stronza alcolizzata, senza buttarla in commedia, ma neanche in dramma totale. Che poi, cercare di capire se la "giovane adulta" sia stronza perché alcolizzata, alcolizzata perché stronza, o stronza E alcolizzata senza un perché, è giustamente lasciato all'interpretazione personale. O (ahimé) all'esperienza personale, per chi ha già assistito a un film del genere nella realtà. Bella rece, cmq. :)

anche adoro Jason Reitman, ma questo film l'ho trovato piatto e abbastanza noioso, a questo punto dovrò rivederlo perchè forse mi è sfuggito qualcosa...

Marco, mi stai dicendo che tu eri il più ganzo della scuola? :)

Questo commento è stato eliminato dall'autore.

Il più gonzo, da quel punto di vista. :)

No, è che di "young adult" ne conosco una. Non è Charlize Theron, ma recita la parte anche meglio di lei. Tanto bene che le si è incollata addosso, e ormai non riesce a fare più altri ruoli. L'inevitabile terzo atto si avvicina, ma mi piace credere che il copione possa essere ancora cambiato.

Cmq Charlize è un "monster" anche qui. 'Sta ragazza c'ha qualcosa in più, probabilmente il meno che ha avuto da piccola.

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